0

La notte di Elie Wiesel: Dov’è il buon Dio?

12565617_10206019472109813_4695853459738984486_n

 Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi privò, per tutta l’eternità, del desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima e trasformarono i miei sogni in polvere.

A volte si legge per emozionarsi ed altre per riflettere ma è per libri capaci di suscitare dentro di me entrambe le reazioni che mi piace leggere. Dopo aver letto molto sulla Shoah ogni lettore potrebbe pensare che più nulla gli è sconosciuto. Ma Wiesel non si affida solo alle emozioni, la sua analisi è lucida e impietosa. Si legge questo libro e si avrebbe voglia di comprendere e di avere delle risposte. E poi si cerca il silenzio perché tutto questo dolore affatica e fa male all’anima.

Nella sua breve testimonianza sulla deportazione e la vita nei lager, Wiesel affronta un aspetto spesso poco approfondito: il rapporto con Dio e lo smarrimento della fede. “Ero io l’accusatore e Dio l’accusato” afferma Wiesel,mettendo in discussione molti concetti come fede, dignità, rispetto e vita. Dio diventa l’imputato colpevole di aver lasciato morire il suo popolo. Un Dio che resta immobile di fronte alle atroci sofferenze della sua gente e una volontà divina che pare incomprensibile.

Ma perché, ma perché benedirlo? Tutte le mie fibre si rivoltavano. Per aver fatto bruciare migliaia di bambini nelle fosse? Per aver fatto funzionare sei crematori giorno e notte, anche di sabato e nei giorni di festa? per aver creato nella sua grande potenza Auschwitz, Birkenau, Buna e tante altre fabbriche di morte? 

A cosa può affidarsi un uomo quando si rende conto di essere “solo al mondo, terribilmente solo, senza Dio” ? Cosa fa in modo che egli si aggrappi alla vita?  È l’istinto di sopravvivenza a prevalere: uomini contro uomini, figli contro gli stessi padri per un tozzo di pane. Wiesel ci trascina con sé in un susseguirsi di immagini dolorose e raccapriccianti: assistiamo ai suoi pensieri più meschini quando comprende che avere una persona cara nel lager vuol dire soffrire di più o alla sua vergogna quando spera di potersi sbarazzare del proprio genitore che viene percepito come un “peso morto”. E poi rancore e senso di colpa perché la debolezza di suo padre minaccia anche la sua vita. Infine, rassegnazione quando assiste impotente al lento spegnersi di suo padre.

elie-wiesel1

Scrivere per un sopravvissuto vuol dire farlo con una pienezza di emozioni a noi sconosciute. Descrivere ciò che non si può descrivere in 100 pagine, ecco dove arriva la scrittura di Wiesel. Eppure fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno chi fosse Elie Wiesel. Posso dire che un grande uomo conosce le debolezze umane ma solo un grande scrittore sa trasformare il proprio dolore e il dolore di un popolo in letteratura. 

 

Annunci
1

Un thè con Jane Eyre

L’idea di questa rubrica è quella di associare ai libri che leggiamo un cibo a loro ispirato. Ho terminato da poco la lettura di “Jane Eyre” di C. Bronte la cui bellissima recensione è stata scritta dalla nostra Babybooks e potete leggerla qui5913073_344142

La lettura di questo libro mi ha piacevolmente sorpresa. Mi era capitato precedentemente di vederne il film e di solito non amo leggere un libro dopo averne vista la versione cinematografica perchè viene meno l’effetto sorpresa, si sa già come andrà a finire e si hanno già opinioni e pregiudizi sui personaggi.

Sono invece rimasta assolutamente ammaliata dalla scrittura della Bronte, elegante e raffinata, in perfetto stile “British” ma allo stesso tempo moderna. Pagina dopo pagina sono stata partecipe delle emozioni di una Jane che non conoscevo e sono stata accompagnata in un tour guidato delle campagne inglesi e dei modi di vivere della borghesia del 1800. Assoluto protagonista dei pomeriggi inglesi è sicuramente il thè, accompagnato da torte o biscotti di vario genere. Mi sono fatta quindi ispirare proprio dal thè per la prima ricetta di questa rubrica, buona lettura!

BISCOTTI BUSTINA DA THE’

DSC00669bis

Ingredienti per 25 bustine

  • Farina tipo 00, 250 gr
  • Zucchero a velo, 125 gr
  • Uova medie, 2 tuorli
  • Burro, 125 g
  • Sale 2 g
  • Cioccolato fondente, 200 gr
  • Vaniglina, 1 bustina

PicMonkey Collage

(1) Aggiungere in un mixer il burro tagliato a pezzi e la farina (2) e frullare fino a quando si otterrà un composto sabbioso (3). (4) Trasferire l’impasto di pasta frolla così ottenuto in una coppa e aggiungere lo zucchero a velo setacciato, i tuorli, il sale e la vaniglina e impastare fino a creare una “palla” che andrà coperta con una pellicola e riposta in frigo per 30 minuti.

PicMonkey Collagemmm

(5) Stendere la pasta frolla in modo che abbia uno spessore di circa 7 mm e ritagliare dei rettangoli di circa 5 cm x 9 cm. (6) Con un coltellino smussare gli angoli in modo tale da ottenere la tipica forma delle bustine da thè e con uno stuzzicadenti praticare un foro nella parte superiore. Infornare i biscotti per 15-20 minuti in forno statico a 180°C. (7) Nel frattempo, sciogliere a bagno maria il cioccolato fondente. (8) Una volta che i biscotti saranno pronti, lasciarli raffreddare e poi intingerli nel cioccolato fuso. Lasciare i biscotti su un foglio di carta forno fino a quando il cioccolato non si sarà solidificato.

I vostri biscotti bustina da thè sono pronti! Spero che questa ricetta semplice semplice vi sia piaciuta e chiedo perdono per le forme un pò irregolari dei miei biscotti, ho ancora tanto da imparare, spero che a voi vengano meglio 😀

Buona merenda e buona lettura!

Sources: GialloZafferano.it


Scheda del libro

  • Titolo: Jane Eyre
  • Autore: C. Bronte
  • Editore: Newton Compton
  • Pagine: 320
  • Prezzo: 3.90 €
0

Una morte dolcissima: la trasparenza dei sentimenti

12573723_10205989886690196_5825941397232973275_n

Il tema di questo libricino è l’agonia dell’anziana madre della scrittrice e il suo lento spegnersi. Simone de Beauvoir racconta il dolore fisico della malata, ne osserva il corpo che si assottiglia e indebolisce mostrando i segni del male inguaribile che la sta consumando. Un libro intimo in cui la scrittrice non nasconde il rapporto conflittuale tra le due dovuto a uno scontro generazionale insanabile e sancisce che “i genitori non comprendono i figli, ma la cosa è reciproca”. Non sfugge all’occhio critico della scrittrice francese l’ingranaggio ospedaliero nel quale il paziente rimane intrappolato: medici, infermieri, diagnosi e decisioni a tal punto da affermare

“Il malato è diventato di loro proprietà (…)”

Alla debolezza fisica si contrappongono il coraggio e la pazienza dell’anziana donna che vorrebbe vivere e non sa che deve morire. In ospedale Françoise ritrova le sue due figlie e riscopre le sensazioni piacevoli delle cose più semplici come il freddo del metallo e il profumo dell’acqua di Colonia. Ad un certo punto della vita, i ruoli si invertono e sono i figli a dover proteggere i genitori e a prendersene cura.

Per me, mia madre era esistita sempre e non avevo mai pensato che l’avrei veduta scomparire un giorno, un giorno assai prossimo.

Chi si aspetta una storia dolce e strappalacrime si sbaglia poiché la prosa della de Beauvoir rimane distaccata e lucida. È evidente la voglia della scrittrice  di ritrarre sua madre così come appare, il più fedelmente possibile.  Imperdibili le riflessioni delle ultime pagine.

1440372824696.jpg

Più che la commemorazione di un defunto, le parole di Simone de Beauvoir assumono la forma di un incoraggiamento a vivere. Fa venir voglia di assaporare ogni istante della vita per coglierne “l’infinito valore”.

0

Frammenti di un discorso amoroso: sopravvalutato o sorprendente?

barthes_frammentiRoland Barthes ha il coraggio di parlare dell’innamoramento, un tema su cui tutti credono di poter scrivere. Il suo libro, dal titolo davvero accattivante, è un elenco di frammenti ordinati alfabeticamente che hanno come tema i principali aspetti legati al rapporto amoroso. Di ogni frammento, Barthes fornisce una definizione e delle citazioni di origine diversa (stralci del Werther, letture occasionali e conversazioni private dell’autore) e per farlo gli attinge a un patrimonio culturale davvero ampio (da Oriente a Occidente). Barthes fa accomodare l’innamorato e ne esamina ogni sintomo, ogni segnale, ogni questione d’amore. Scrivere sul discorso amoroso, parlato da milioni di individui eppure così privato e riservato senza banalizzarlo, non deve esser stato facile.

Lo reputo un testo talmente ricco di contenuti da dover esser preso a piccole dosi. Io ne consiglierei, come per i medicinali, l’assunzione al bisogno. Bisognerebbe scriverlo sulla copertina: da assimilare lentamente. Inoltre, la sua lettura non può essere imposta. Credo sia stato questo il nostro errore come gruppo di lettura: averlo scelto come lettura mensile imponeva di leggerlo in poco tempo. Secondo me, molte delle ragazze non lo hanno apprezzato,a tal punto da interrompere la lettura, anche per questo. In un certo senso, il suo essere così innovativo e fuori dagli schemi può non piacere. Illuminante o inattuale, a quasi quarant’anni dalla sua pubblicazione, Frammenti ancora divide i lettori.

MTE5NDg0MDU0NTgzNjA4ODQ3

Personalmente, Barthes mi ha fatto venir voglia di rileggere il Werther. Mi sono sentita inadeguata di fronte a un libro così pieno di riferimenti letterari: è un’opera talmente complessa e originale da far chinare il capo al lettore. L’ ho apprezzato, ma so di non averlo fatto fino in fondo. Spero un giorno di impararlo a leggere.

L’errore più grande che si possa fare? Leggerlo velocemente e cercare al suo interno soluzioni e chiarimenti. Il difetto principale di questo libro? Quello di non essere per tutti.

 

Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne delle centinaia; ma di queste centinaia, io ne amo uno solo.

 

.

0

Diario di bordo – Giorno 12/01/16

1452802655552

Sciarpa, cappello e un biglietto ancora da timbrare in mano. Aspetto l’autobus cercando di riportare alla mente tutti i dettagli del libro che andremo ad analizzare insieme al resto del gruppo. Mi appunto alcune impressioni, diverse sensazioni provate durante la lettura e un paio di domande da fare anche alle altre ragazze. Ok, oblitero il biglietto e mi sento pronta a questo nuovo e tanto atteso incontro. Oggi, nell’aria, c’è un dettaglio tutto nuovo che rende la mattinata più frizzante e vivace. Cosa? Sara, Mariarita e Francesco. Tre nuovi membri si uniranno a noi in questa riunione!

“Sono arrivati!?”
“Si!”
“Come ti sembrano?”
“Mi piaccionooooo”

I nostri tre compagni di avventura, capitano nell’unico giorno in cui vige solo una regola: IL CAOS. Arriviamo a scaglioni, in ritardo per la prima volta da quando abbiamo iniziato questi incontri (diciamolo u.u è solo Daniela che si fa attendere di solito!) ma tutti siamo accomunati da un’unica cosa; la borsa carica di libri per lo Swap Party.

Sorrisi, risate, il tavolo che si riempie pian piano di libri per lo scambio e una cameriera che, poverina, cerca di capirci qualcosa provando a prendere i nostri ordini. Francesco, serio nel suo ruolo di unico ragazzo in mezzo a mille femmine su di giri, opta per un caffè mentre noi altre ci buttiamo su succhi e cappuccini e, dopo una breve discussione su quanto siano state caloriche queste vacanze di Natale, riteniamo giusto aggiungere pure i biscotti al burro che tanto la prova costume è ancora lontana.

1452802712105

Intanto, sul tavolo, la nostra torre svetta con nostro sommo piacere. Il mago di Oz viene presto riempiti di bigliettini/richieste, alleanze vengono strette per assicurarsi di ricevere offerte così da poter tentare di portare a casa qualche nuovo romanzo e Sara, con una nonchalance degna di un monarca inglese, poggia sul tavolo il suo mattone da 1220 pagine e che poi cerca di propinare a noi. A lei và però il premio onestà (insieme a Francesco, dai) nell’ammettere che quel romanzo, forse, era una ciofeca. Ahahahah

Inutile dire che in tutto questo periodo di scambi, offerte e corruzione il livello di inquinamento acustico all’interno del locale è salito alle stelle. Qui di seguito una breve istantanea di com’era la situazione al tavolo.

anigif_optimized-32336-1432783905-13

Per fortuna poi è arrivata Jane Eyre a calmare le acque.
…Più o meno. E’ stata una mattinata ricca che ci ha lasciato con un altro bellisismo ricordo e…diverse domande tipo:

Perdoniamo Daniela che ha abbassato la media del voto finale della nostra Jane? Facciamo passare inosservato il fatto che Patrizia abbia letto sia il libro che il musical (?!?!) del Fantasma dell’opera? Francesco sarà rimasto turbato dai commenti rivolti a James McAvoy e Fassbender da Francesca, Mariarita e la sottoscritta? Lydia riuscirà a superare la delusione di non aver vinto il Mago di Oz o ha già in mente di organizzare una spedizione punitiva a casa di Daniela? Sara smetterà di lanciarmi monetine dentro la mia borsa per colpa dei biscotti? E io riuscirò mai a leggere Il maestro e Margherita anche se è scritto piccolopiccolo?

Per tutte queste risposte, bisognerà attendere il prossimo incontro!

Non mancate 😀

0

Ognuno di noi ha bisogno di sogni per vivere

Oceano-mare

Immagine presa dal web

Questo è il primo articolo che scrivo, vorrei parlarvi del mio libro preferito, che mi ha fatto innamorare di uno scrittore. Sto parlando di “Oceano mare” di Alessandro Baricco. Ho dovuto leggere questo romanzo per scuola e non me ne sono mai pentita. La prima impressione leggendo le primissime pagine è stata di totale smarrimento, frasi a botta e risposta..poi è stato amore.

Baricco ha uno stile lirico, poetico, tende a spezzare le frasi, ha creato dei personaggi che non sono solo di carta, ma hanno un’anima. Oceano mare è la storia di questi personaggi. E’ un naufragio, morte, amore, dolore, viaggio. Tutti temi che si intrecciano all’interno delle pagine, tutti in un unico luogo, la locanda Almayer (che Baricco prende in prestito dallo scrittore Joseph Conrad). Qui arrivano un professore che studia i limiti del mondo e cerca il limite dell’oceano, una ragazzina ipersensibile che nel mare cerca una cura, una donna che cerca la purificazione dall’adulterio, un uomo nei cui occhi si legge il mondo, un pittore che dipinge quadri tutti bianchi, tentando di dipingere il mare con la sua stessa acqua.

oceano mare

Poi leggi questo pezzo: 

“Ha 38 anni Bartleboom, lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare le cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi se non a lei?
Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle in grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle: “ti aspettavo!”
Lei aprirà la scatola e lentamente quando vorrà leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu, si prenderà gli anni, i giorni gli istanti, che quell’uomo prima ancora di conoscerla le aveva regalato.
O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo: “tu sei matto!”… e per sempre lo amerà!”

E lì scatta qualcosa..come si può non provare simpatia per un uomo così?

Vai avanti nella lettura, c’è un naufragio che non ha lasciato dietro di sè solo morte e disperazione, ma anime ferite, che cercano in qualche modo di guarire e meditano vendetta. Tutto ha una fine poi, non ti lascia con i punti interrogativi, ma solo con un senso estremo di pace, la voglia di andare tu stesso in quella locanda, la voglia di camminare in riva al mare sapendo che le tue orme poi verranno cancellate, la voglia di vivere un amore così…

“Venivano dai più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capi a piedi l’universo, e invece neanche si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano, questo è meraviglioso. Questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall, perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, lo erano quei due, lontano più di chiunque altro.”

Penso di non essere riuscita neanche lontanamente a trasmettervi quello che ho provato con questo romanzo, ma spero vivamente di avervi messo la pulce nell’orecchio e di avervi fatto venire voglia di immergervi in questo libro 🙂 (La frase del titolo è sempre tratta dal romanzo)

A presto,

favole94

0

La signora delle camelie: impossibile restare indifferenti!

la-signora-delle-camelie-dumas

Attenzione: probabili spoiler

La signora delle camelie racconta la storia d’amore tra la più corteggiata cortigiana dell’epoca, la famosissima Margherita Gautier e Armando Duval.
Ma le trame a volte sono noiose e in certi casi, come questo, raccontarle è inutile. Ciò che vi farà innamorare di questo libro è ben altro. Ciò che sprigiona è sorprendente.

La prima cosa riguarda l’autore di questo libro: Alexandre Dumas.
Nel settembre del 1844 Alexandre Dumas conosce la bellissima  Marie Duplessis con la quale intrattiene una relazione fino all’agosto del 1845. Trascorrono insieme anche un periodo in campagna, vicino Parigi. La relazione si conclude e Marie si risposa con esito fallimentare. Tornata a Parigi si butta a capofitto, ancora una volta, in una vita sfrenata, ornata di disordini ed eccessi. La tisi, purtroppo, la porterà via nel 1847.

marie-duplessis

Ritratto di Marie Duplessis

Ed è solo un anno dopo che La signora delle camelie viene pubblicato. Marie diventa Margherita e Alexandre diventa Armando. Tutti i ricordi dei momenti felici, disastrosi, travagliati, dolci, vengono trasposti con estrema bravura e sentimento profondo sulle pagine di questo libro che diventerà il capolavoro di Dumas.
Quali i reali fatti accaduti, quali gli espedienti e le aggiunte letterarie, non ci è dato sapere. Ma ciò che ci viene narrato sprigiona una tale profondità di sentimenti che non ci occorre conoscere tutte le verità sui fatti della coppia Marie/Alexandre, ne abbiamo una inconfutabile e assoluta: Alexandre ha amato teneramente e con passione, e senza ombra di dubbio, con dolore.

Impossibile per il lettore restare  indifferente.

Dumas scrive con uno stile poetico e ricco di dettagli. La lettura è fluida e incalzante. Staccare gli occhi dalla pagina risulta difficile, le uniche pause concesse sono quelle per pensare, prendere un respiro prima di buttarsi nuovamente a capofitto in un calderone di emozioni e… quelle per asciugarsi naso e occhi!

I pregi di questo romanzo sono davvero molti, e sommergono completamente, se ce ne sono, tutti i difetti che un lettore attento e puntiglioso potrebbe dire di aver trovato.
La signora delle camelie non è soltanto il racconto di un amore travagliato. Quello che vi ho trovato con immenso piacere è la scoperta della capacità di amare in un personaggio descritto inizialmente come estraneo all’amore.

“Quelli che avevano amato Margherita non si contavano più, e quelli che lei aveva amato non si contavano ancora.”

Una dolcezza senza fine in un personaggio superbo, che riesce (perché “riuscire” è il termine esatto), in una società che la costruisce come mantenuta e donna viziosa, ad innamorarsi e a cambiare.
Margherita Gautier è due gradini sopra a qualsiasi personaggio della storia, Armando compreso, che risulta a volte essere fin troppo incosciente e capriccioso.

Davvero affascinante è anche il costante rapporto tra morale e sentimento. Margherita è sulla via della redenzione, fa progetti con Armando, e insieme sono pronti a condannare qualsiasi ipocrisia sociale per costruire una vita diversa, insieme.

“Il cielo gioisce più per il pentimento di un peccatore che per cento giusti che non hanno mai peccato.” 

Ma è proprio quella morale tanto combattuta che alla fine riesce a separarli. E’ infatti per salvare l’onore della sorella che Margherita sceglie di allontanarsi da Armando.

L’amore cede quindi il posto all’onore e all’ipocrisia?
Ovviamente no.
La morale alla fine non può essere estirpata e vince sui due innamorati, ma non sui loro sentimenti. Fino all’ultima pagina, anche se sarà triste, anche se sarà amaro, ciò che Armando prova, che è ciò che Marguerite prova, non muore.

Cos’è quindi la signora delle camelie?
Un capolavoro imperdibile e un classico intramontabile. Un carico d’emozioni, una lezione di vita.

“L’ultima volta che era venuta, sedeva là, allo stesso posto, ma da allora s’era preso un altro amante, e altri baci dai miei avevano premuto le sue labbra. Eppure alle sue labbra anelavano le mie, e sentivo d’amarla ancora ugualmente e forse di più di quanto l’avessi mai amata.”

Garbo_and_Taylor_in_Camille - film diretto da J. Gordon Edwards (1917)

Greta Garbo e Robert Taylor in “Camille” film diretto da J. Gordon Edwards (1917)