0

Il gioco di Gerald

Cari lettori, questo è il periodo dell’anno che amo di più! Adoro l’aria frizzantina, i colori caldi dell’autunno e le tisane fumanti da bere in compagnia di un buon libro. Adoro i paesaggi variopinti di cui si dipingono le città, con le foglie che cadono lentamente al suolo e dipingono con i loro colori i prati e gli angoli urbani. Adoro la sensazione di poter indossare un maglioncino la sera per uscire a passeggio fra i vicoli dei paesi densi degli odori dei camini accesi e delle prelibatezze casalinghe che si cucinano in questo periodo. Adoro tante altre cose, ma qui mi fermo, per non annoiarvi.

Per un amante dell’ horror come me questo periodo è speciale anche per la ricorrenza di una delle festività che attendo con più trepidazione, quella di Halloween. Aspettando la notte del 31, adoro leggere libri a tema, decorare la casa con qualsiasi cosa abbia la forma di un pipistrello o di una strega e cucinare cibi dolci e salati a base di zucca.

xdecorazioni-halloween-fai-da-te-9.jpg.pagespeed.ic.mUm9-Wiiuy.jpg

Quale libro è dunque più adatto da leggere nel mese di ottobre se non uno scritto dal re dell’horror, Stephen King? La mia scelta per queste serate autunnali è stata “Il gioco di Gerald”. Questo thriller-horror è sicuramente un romanzo in grado di creare tensione e di lasciare il lettore con il fiato sospeso, anche se non è di certo il migliore di quelli targati King.

Il romanzo racconta dell’esperienza più terribile mai vissuta da Jessie Mahout, giovane donna sulla quarantina, sposata con l’avvocato di successo Gerald Burlingame, che si apprestano a trascorrere un piccante weekend nella loro casa sul lago in una cittadina del Maine. Nell’intimità della propria abitazione, decidono di dedicarsi ad un gioco erotico che avrà però delle conseguenze impreviste. Infatti, Jessie, ammanettata  alla testiera del letto per assecondare le fantasie del marito, si sente improvvisamente in imbarazzo ed umiliata. Quando la sua richiesta di interrompere il gioco e di essere liberata viene ignorata, la donna allontana il marito con un calcio, causando un improvviso infarto al cuore già malato e sofferente dell’uomo che muore da li a pochi minuti ai piedi del letto. Da questo momento inizieranno per Jessie delle ore di puro terrore in cui cercherà di liberarsi in tutti i modi possibili dalle manette. La situazione, che è già tragica, viene complicata dall’intrusione nella casa di un cane randagio, attirato dall’odore di sangue proveniente da Gerald, e di una strana presenza che Jessie soprannominerà “Il cowboy spaziale”: la donna non riesce più a distinguere se quello che vede è reale o è frutto di un’allucinazione dovuta allo stress fisico ed emotivo a cui è sottoposta.

20161029_140039bis.jpg

Solo un grande autore come Stephen King è in grado di costruire un romanzo basato su una storia in cui accade ben poco a causa dell’immobilità fisica della protagonista: la lettura provoca ugualmente ansia, attesa, suspense e lascia il lettore con il naso incollato al libro. Mi era già capitato di riscontrare questa incredibile abilità di King in un altro suo capolavoro, “La bambina che amava Tom Gordon”, romanzo incentrato sulla vicenda di una bambina che durante una gita con la famiglia, si perde nel bosco. Anche in questo caso la vicenda è alquanto lineare, si segue infatti la protagonista durante la sua lunga “passeggiata” nel tentativo di ritrovare la via di casa e durante il percorso non avverrà nulla di eccezionale o particolarmente pericoloso. Nonostante tutto, l’ansia e l’angoscia provate dalla bambina che all’improvviso si ritrova a passare notti e giorni da sola, all’interno di una foresta, sono descritte in maniera talmente intensa da costringermi a chiudere il libro per qualche secondo per poter riprendere fiato, far diminuire il ritmo del mio battito cardiaco e riprendere la lettura.

In “Il gioco di Gerald” King manifesta la sua incredibile maestria nel descrivere in maniera terribilmente vivida e realistica il dolore fisico provato dalla protagonista, descrivendo con precisione quasi “chirurgica” quello che succede ad un corpo quando è costretto a lungo ad immobilità in una posizione non fisiologica e quando è privato da troppo tempo di acqua e cibo.

Un elemento che è possibile riscontrare in “Il gioco di Gerald”, comune a tutte le opere di questo autore, è l’approfondimento psicologico dei personaggi. Nei romanzi di Stephen King nulla viene lasciato al caso e nessun personaggio è una semplice comparsa, neanche lo spaventoso cane randagio che pasteggerà con il corpo del defunto Gerald; lo scrittore dedica ad ognuno un ampio spazio con il risultato finale di creare dei personaggi che il lettore difficilmente può dimenticare e che diventano autonomi e indipendenti dalla  penna dello scrittore.

Attraverso un dialogo costante tra Jessie e varie “voci” che affollano la sua mente, il lettore viene accompagnato nella conoscenza del passato fortemente doloroso della protagonista, caratterizzato da un rapporto particolare con il padre (su cui Freud avrebbe sicuramente molto da dire), nel quale però si nasconde la chiave che permetterà a Jessie di liberarsi dalle manette fisiche e mentali che la imprigionano. Questa forte caratterizzazione dei personaggi rallenta in qualche punto la narrazione che si mantiene però fluida e piacevole. Questo romanzo è più un thriller che un horror puro in quanto gli elementi macabri seppur presenti, non occupano la maggior parte della narrazione, permettendo quindi anche a chi non è un grande amante del genere, di leggere con piacere e coinvolgimento questo romanzo. Come detto precedentemente, questo romanzo non occupa le prime posizioni della classifica dei libri che ho amato del maestro dell’horror, ma ne consiglio fortemente la lettura se si ha desiderio di un po’ di brivido. Insomma, leggere un libro di Stephen King, non delude mai!

Vi lascio con la ricetta di un dolce a base di zucca, consumatissimo in questo periodo autunnale in America, la Pumpkinpie! Vi propongo questa versione con il cioccolato, spero vi piaccia e vi auguro di trascorrere un felice e spaventoso Halloween!

halloween-nei-parchi-divertimento


Scheda del libro

  • Titolo: Il gioco di Gerald
  • Autore: Stephen King
  • Editore: Sperling Paperback
  • Pagine: 368
  • Prezzo: 8.41 €

Pumpkinpie al cioccolato 

Ingredienti:

  • 250 gr di pasta brisée
  • 120 g di cioccolato fondente
  • 240 ml di panna fresca
  • 150 g di zucca già lessata
  • 150 g di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • qualche goccia di essenza di vaniglia
  • Mezzo cucchiaino di maizena
  • Un pizzico di sale

PicMonkey Collage1.jpg(1) Cucinare la zucca a vapore dopo averla tagliata a tocchetti per 15 minuti e lasciarla raffreddare. (2) Riporre la pasta brisée nello stampo, bucherellarla e rivestire con un foglio di carta forno e ricoprire con legumi secchi. Cuocere per 10 minuti, togliere la carta forno con i legumi secchi e riprendere la cottura per altri 5 minuti. Al termine della cottura lasciar raffreddare. (3) Montare la panna e (4) sciogliere a bagnomaria 30 ml di panna e il cioccolato e versare sulla base. Lasciar riposare per 10 minuti in frigorifero.

(5) Unire in un mixer la zucca, l’uovo, lo zucchero di canna, la maizena, l’essenza di vaniglia e il sale. Frullare fino a quando non si ottiene una crema morbida ed omogenea. Aggiungere la panna alla crema di zucca (facendo attenzione a lasciarvene una quantità necessaria per decorare la torta) mescolando dal basso verso l’alto. (6) Aggiungere la crema ottenuta alla base e cuocere in forno statico preriscaldato a 180° per 20 minuti. Estrarre dal forno e lasciare raffreddare. Decorare a piacere la torta con la panna montata.

PicMonkey Collage3.jpg

Ed ecco la vostra pumpkinpie al cioccolato! Effettivamente è venuta un pò diversa da quello che mi aspettavo, ma vi assicuro che è molto buona!

PicMonkey Collage5.jpg

Per fare questa torta ho usato la classica zucca tonda di Halloween, però mi sono accorta che è molto acquosa. Questo ha aumentato i tempi di cottura facendo assumere alla pumpkinpie questo aspetto caramellato. Vi consiglio quindi di usare una zucca lunga che ha un minor contenuto d’acqua.

Buon appetito!

Fonte: blog.giallozafferano.it/mastercheffa

Annunci
2

Kafka e la bambola viaggiatrice di Jordi Sierra i Fabra

20161004_125146

Oggi vi parlo di un libro dolce e tenero come un cupcake. Un libro che compri e leggi in un solo giorno e che ti lascia con un sorriso in viso e la voglia di raccontare questa incredibile vicenda a qualcuno. Il protagonista di questa storia (che poi tanto inventata non è) è Frank Kafka, uno scrittore complesso che tutti noi associamo a opere “tormentate”, profonde. In questo libro si racconta di un episodio che non tutti conoscono, realmente avvenuto ma romanzato dall’autore Jordi Sierra i Fabra che prova immaginarsi come, questa storia, possa essere nata e proseguita.

20161006_175802

Frank Kafka (nel libro il nome viene ripetuto sempre, completo, come a voler ricordare al lettore di chi stiamo parlando, della serie “E’ stato Frank Kafka eh, mica Topolino”) sta passeggiando nel parco di Steglitz quando si imbatte nel pianto disperato di una bambina. Non riesce proprio a escludere quel suono dalla sua testa o a fare finta di niente. Magari si è persa? Qualcuno le ha fatto del male? No, niente del genere. Ha smarrito la sua bambola, Brigida. E’ inconsolabile. Dal niente, nella mente di Kafka, si forma subito un’idea, una soluzione pratica per placare il dolore della piccola: la bambola non si è smarrita, è semplicemente partita per un lungo viaggio.

“E lei come fa a saperlo?”
“Beh…io sono il postino delle bambole. Ho una lettera per te da parte di Brigida ma te la porterò domani perchè oggi ho finito il mio turno di lavoro”

Immaginate la scena? Il ritorno a casa dello stesso autore di “La metamorfosi” che si deve mettere alla scrivania e inventare una lettera fingendosi una bambola? La scena è esilarante, ma Frank vuole fare le cose per bene e così, giorno dopo giorno, assistiamo agli incontri nel parco e alla lettura di queste belle e preziose lettere che serviranno a Elsi per imparare che il distacco non è una cosa poi così negativa, che separarsi a volte serve per crescere, che viaggiare è bello magico. Kafka non lascia niente al caso, vuole placare il cuore della piccola e quel compito di responsabilità che si è preso nei suoi confronti lo spinge a recarsi ogni giorno a quegli strani appuntamento, con una nuova missiva e una nuova storia.

20161006_181428

Durante la lettura ho fatto mille foto a varie citazioni per condividerle con le mie amiche, ero davvero – innamorata – di questa versione di Kafka, delle parole che venivano dette e del motivo per cui si era imbarcato in quella strana e bella avventura. Questo è un libro che consiglio, il romanzo perfetto per affrontare un periodo “no” con la lettura. Una favola dolce da leggere ai propri figli o semplicemente a se stessi.

Alla fine del libro troviamo le parole di Jordi Sierra i Fabra che ci racconta come, queste lettere, siano state cercate in lungo e in largo ma mai trovate. Immaginate che meraviglia potrebbe essere se un giorno saltassero fuori? Magari una bambina, frugando in un vecchio baule impolverato, si ritroverà in un mano questa magica e unica corrispondenza tra Brigida, la bambola, ed Elsi, la sua padroncina. ♥

Scheda libro:

Editore: Salani
Prezzo: 8.50 euro
Numero di pagine: 120

0

Così immobile tra le mie braccia

pf_1477082316

7 maggio 1994. Viene ritrovato il corpo di Susan Dempsey, assassinata in un parco di Los Angeles a pochi passi dalla casa di Frank Parker, regista con cui aveva un appuntamento per un provino. Il cadavere viene ritrovato senza una scarpa per cui il caso viene rinominato, dai mass media, il Cinderella Murder.

Vent’anni dopo il delitto risulta ancora irrisolto. E così Laurie Moran decide che il caso debba essere trattato nel programma di cui lei è produttrice: Under Suspicion. Inizia così a mettersi in contatto con la madre della ragazza, Rosemary, e poi via via con tutte le altre persone coinvolte nel caso: le due compagne di stanza di Susan, Nicole e Madison, l’ormai famoso regista Frank Parker e il suo fidanzato dell’epoca Keith.

Il principale sospettato rimane il regista che però insiste nella sua versione: Susan non si è mai presentata al provino quella sera. E lui, stanco di aspettare, avrebbe poi contattato l’amica Madison che avrebbe preso parte al provino al posto di Susan. Alibi confermato dalla stessa Madison.

Anche Keith e Nicole hanno degli alibi di ferro. Ma allora, cos’è successo quella sera? Chi ha voluto fare del male alla brillante Susan?

Laurie, con il suo staff, intraprende le indagini intervistando tutti i principali personaggi di questa brutta storia più altre due persone che conoscevano molto bene Susan: il suo compagno di laboratorio Dwight Cook e il suo professore Richard Hathaway.

Ma, durante le indagini, avvengono strane coincidenze: prima viene uccisa la vicina di casa di Rosemary, poi viene aggredito e ridotto in coma uno dei collaboratori di Laurie ed infine viene assassinato anche Dwight Cook. Ormai è certo: qualcuno sta cercando di ostacolare le indagini e la risoluzione del piano. Ma chi? E c’entra davvero solo con la morte di Susan? O c’è qualcos’altro sotto?

Con la sua magistrale scrittura, la Clark, insieme all’abile aiuto della Burke, ci accompagna nelle indagini che riguardano Susan chiudendo ogni capitolo con il giusto grado di suspance. Capitoli brevi e dalla scrittura semplice e lineare che ci presentano ogni personaggio e la vicenda non tralasciando nulla al caso. La loro psicologia è espressa in maniera magistrale e riesci a capire perfettamente come sono fatti. Ma, nonostante questa chiarezza dei personaggi, fino agli ultimi capitoli il lettore continua a dubitare di tutti.

Mi sono trovata a cambiare idea sul probabile assassino un sacco di volte durante la lettura, fino all’epilogo a dir poco stupendo e inatteso.  Un libro assolutamente consigliato che, a mio parere, non fa che confermare la Clark come una delle migliori scrittrici di thriller dell’ultimo periodo.


SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Mary Higgins Clark e Alafair Burke
Editore:
 Sperling & Kupfer
Pagine:
 327
Prezzo: 
19.90€

In collaborazione con Thriller Nord

5

Pastorale Americana-Philip Roth

Quando ti trovi a dover parlare di un libro che ti ha colpita, stordita, rapita e lasciata senza parole, non sai bene da dove cominciare. Partire raccontando la trama sembra troppo scontato, esprimere senza filtri le proprie impressioni sembra eccessivo e inadeguato, e allora fissi il foglio bianco come in trance sperando che le parole vengano fuori da sole, coerenti e precise pronte ad esprimere al meglio ciò che si è provato durante la lettura.
Pastorale Americana è questo. Premio Pulitzer nel ’97, opera mastodontica, divisa in tre parti, il Paradiso Ricordato, la Caduta e il Paradiso Perduto che richiama nell’analisi della caduta di un uomo, di un sogno, di un’idea il Paradiso di miltoniana memoria; opera cruda e amara come lo è la vita in ogni sua sfaccettatura.

La storia raccontata dall’ormai noto alter ego di Roth, lo scrittore Zuckerman, è quella di Seymour Levov, “lo Svedese”, ebreo emblema del sogno americano, atleta promettente poi uomo d’affari realizzato, a capo dell’azienda di guanti di famiglia, sembra avere tutto dalla vita.

“Ma lo spirito o l’ironia, per un ragazzo come lo Svedese, sono solo intoppi al suo passo spedito: l’ironia è una consolazione della quale non hai proprio bisogno quando tutti ti considerano un dio. C’era tutto un lato della sua personalità che lo Svedese nascondeva, o questa cosa era ancora un embrione o, più verosimilmente, mancava. Il suo distacco, la sua apparente passività come oggetto di desiderio di tutto questo amore asessuato, lo facevano apparire, se non divino, di molte spanne al di sopra della primordiale umanità di quasi tutti gli altri frequentatori della scuola.”

Con il matrimonio poi fra lui e Dawn, Miss New Jersey, donna bellissima, cattolica e grande lavoratrice, e la successiva nascita della figlia Merry, l’apice della realizzazione personale sembra raggiunto. Eppure la perfezione e la felicità sono utopie, miraggi non destinati a concretizzarsi e presto anche i Levov lo capiranno nel peggiore dei modi.

La famiglia si sfalderà con estrema rapidità e il punto di rottura sarà lo scoppio della guerra in Vietnam. Le immagini del conflitto avranno un effetto devastante sulla mente della giovane Meredith, ragazzina adolescente, balbuziente, intelligente, che nonostante l’affetto della famiglia che cerca in tutti i modi di aiutarla e sostenerla, svilupperà un atteggiamento estremamente conflittuale nei confronti dei genitori.

Contraria alla guerra, considera le idee democratiche e anti fasciste della sua famiglia non sufficienti e decide di portare letteralmente la guerra in casa.

Andare a New York e organizzarsi con altri studenti per manifestare la sua insofferenza, le sembra il giusto modo di esprimere le sue idee anti capitaliste.

“Oh, lo so che non ti senti responsabile della guerra: p-per questo devo andare a New York. P-p-pepperchè là la gente si sente responsabile. Si sente responsabile quando l’America fa sa-saltare in aria i villaggi vietnamiti. Si sente responsabile quando l’America fa a pezzi i b-bambini p-p-pipipiccoli. Tu no, invece, e la mamma nemmeno. Non te ne importa abbastanza da lasciarti turbare un solo giorno della tua esistenza. A te non importa abbastanza per farti p-passare un’altra notte in qualche posto. Tu non stai sveglio la notte a p-pensarci su. In un modo o nell’altro, papà, te ne importa po-po-poco.”

Ma è nella sua Old Rimock che avverrà il peggio, l’atto che segnerà la disgregazione dell’aura di perfezione che avvolge lo Svedese e la sua borghese famiglia, l’atto terroristico all’ufficio postale concepito e messo in pratica da Merry come gesto estremo contro la guerra, i pregiudizi razziali, l’imperialismo, e il “sistema America” in generale.
Questa bomba esploderà con forza incontenibile, verrà distrutto Seymour in toto, portandolo alla piena disperazione. Non saprà darsi pace, cercherà sempre e solo di trovare una spiegazione al gesto della figlia: come può una ragazzina dal futuro brillantemente programmato, agire così? Rovinare tutto per un ideale malato, distorto?

“La verità era quella che aveva sempre saputo: anche senza l’aiuto di un tentatore, tutto ciò che di rabbioso Merry aveva dentro era venuto a galla. Era un essere senza paura, che non si lasciava intimidire, questa bambina che per la sua maestra aveva scritto non, come gli altri scolari, che la vita era un bel dono, una grande occasione, un nobile tentativo e una grazia di Dio, ma che era solo un breve periodo di tempo in cui eri vivo. Sì, la responsabilità era tutta sua. Doveva essere così. Il suo antagonismo non aveva esitato davanti all’omicidio. Altrimenti la conseguenza non sarebbe stata questa pazzesca tranquillità.”

In questo dramma familiare, per quanto portato all’esasperazione, esagerato, stirato, ci si può riconoscere tutti.

Il dramma della presa di coscienza che l’idilliaca vita perfetta, fatta dal duro lavoro, dalla costituzione di una famiglia felice e compatta, si incrina al minimo problema, al più piccolo e apparentemente lontano elemento di fastidio, rompendo il quadro dipinto in anni di fatica con la facilità con cui si rompe un bicchiere di cristallo.

Le continue domande, le turbe interiori di Levov troveranno una riposta nelle parole del fratello medico Jerry, che a mio avviso, esprimono al meglio il significato del romanzo: come il sogno di realizzazione, di autodeterminazione e la conseguente soddisfazione siano solo un velo di menzogne; attirano e convincono fino a quando la superficialità che le nutre non inizia a corrodere a fondo, nell’anima, nella coscienza, finché dell’essere umano che ne era permeato non resta che un cumulo di macerie.

“Volevi Miss America? Beh, l’hai avuta, altroché: è tua figlia! Volevi essere un vero campione americano, un vero marine americano, un vero magnate americano con una bella pupattola cristiana appesa al braccio? Volevi appartenere come tutti gli altri agli Stati Uniti d’America? Beh, ora gli appartieni, ragazzone, grazie a tua figlia. Ce l’hai in culo, adesso, la realtà di questo paese. Con l’aiuto di tua figlia sei nella merda fin dove è possibile sprofondarci, vera merda, fantastica merda Americana. L’America pazza furiosa! In preda a furore omicida! (…) Se tu fossi un padre che ama sua figlia non l’avresti mai lasciata in quella stanza! Non l’avresti mai persa di vista!”

L’America di Roth è questo, all’apparenza dorata ma profondamente marcia.
Se amate i libri che non vi fanno andare a dormire leggeri, ma che vi lasciano un peso sullo stomaco, quei libri che non vedi l’ora di leggere ma che allo stesso tempo non vuoi finire perché senti che fanno già troppo parte di te, Pastorale fa per voi.

“Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.”

Sperando che prima o poi questo fenomenale autore vinca il Nobel, vi lascio al trailer del film che uscirà a breve nelle sale.

https://youtu.be/SAAqiO_Z9Vs

Scheda libro

Casa editrice: Einaudi
Numero pagine: 458
Prezzo: 14 euro

0

L’estate più piovosa di Milano – Pierluigi Spagnolo

La più piovosa dell’ultimo secolo. I giornali e le tv avevano etichettato così quella insolita estate del 2014. Al netto del sensazionalismo, asciugando la naturale enfasi dei mass media, tra gli ombrelli sgocciolanti e le giacche fradice, dalle pozzanghere in cui annegavano le traversine dei binari del tram, affiorava comunque un’inoppugnabile verità: nel mese di luglio a Milano aveva piovuto quasi tutte le mattine, quasi tutte le notti.

Inizia così L’estate più piovosa di Milano di Pierluigi Spagnolo.

001

Ed è sullo sfondo di questa Milano piovosa, cosmopolita e attiva che vengono raccontate le storie di quattro personaggi.

Massimo De Palo, ragazzo pugliese trasferitosi a Milano per avere un futuro, si ritrova in cerca di un lavoro dopo aver perso il suo impiego come agente commerciale presso un’importante azienda a causa di un provvedimento sportivo. Perché Massimo, oltre ad essere un agente commerciale, è anche un tifoso ultras. E, in quella domenica di marzo, si ritrova fuori dallo stadio San Siro a partecipare ad una contestazione verbale contro la sua squadra. Ed è a seguito di questa contestazione che, individuato dalla Digos nel gruppo di cinquanta tifosi coinvolti, riceve un Daspo (provvedimento secondo cui viene vietato l’accesso allo stadio ai tifosi sia per le partite in casa che fuori casa) e perde il lavoro.

Roberto Galimberti, uomo quarantenne e poliziotto, durante le sue indagini si concede delle pause alquanto discutibili per un poliziotto. Infatti lui è ossessionato dal sesso a pagamento. Alla continua ricerca di prostitute ‘di lusso’, di quelle che ricevono solo in casa, per soddisfare i suoi impulsi e per dare una scossa alla sua vita che scivola nell’oblio grazie anche ad un matrimonio che non lo soddisfa più.

Domenico Ciccolella è un senza tetto. Ma lo è diventato adesso. Era un guardiano notturno che, dopo anni passati a lavorare e risparmiare, si ritrova invischiato nella rete del gioco d’azzardo. Video poker, scommesse, gratta e vinci, tavoli da gioco. La febbre del gioco l’ha consumato, facendogli consumare tutti i suoi risparmi e riducendolo solo e costretto a dormire per strada. Combattendo contro la fame, il freddo e i teppisti che, per noia, cercano divertimento nel maltrattamento dei senza tetto.

Ed infine c’è Marina, giovane e bellissima ragazza russa che si trova a Milano per prostituirsi. Entrata nella scuderia di un’organizzazione russa che opera in tutto il mondo, si ritrova a viaggiare per il suo lavoro e a conoscere vari uomini con i loro problemi e vizi. Nata e cresciuta in un paesino, mente ai suoi genitori che la credono una stagista. Tira un sospiro di sollievo solo durante la sua ‘vacanza’ mensile: i giorni di ciclo. Ed in quei giorni gira Milano come una turista, immaginando di essere una semplice ragazza in vacanza.

Le vicende di questi quattro personaggi s’intersecano tra loro sullo sfondo di una Milano all’apparenza scintillante di lusso e sfarzo ma che nasconde, nel suo profondo, il marcio e la delinquenza più infima.

I personaggi sono ben caratterizzati. L’autore ci accompagna, riga dopo riga, alla scoperta della psiche dei personaggi e, più in generale, alla psiche del mondo. Veniamo a conoscenza di paure, di vizi e di pregi nascosti dietro le maschere che ognuno indossa ogni giorno. Vengono raccontate le passioni ed i sogni di diverse generazioni, messe a dura prova da quello che è il mondo. Da quello che è il mondo di oggi: cattivo e pieno di compromessi.

Una narrazione scorrevole che ci apre le porte di diversi mondi, di diversi modi di pensare e che induce a riflettere.

Non si tratta del classico romanzo. Ma sicuramente di qualcosa di più. Pur essendo nomi e personaggi fittizi, la storia narrata è ispirata a vicende realmente accadute durante l’estate del 2014, l’estate che vedeva la preparazione dell’Expo 2015 e che portava cambiamenti e stravolgimenti nella vite delle persone.

14724158_10207831370877284_1275636829_o

Non mi resta che ringraziare l’autore, Pierluigi Spagnolo, mio concittadino, per aver scelto il nostro gruppo di lettura e aver dato a me la possibilità di leggere questa piccola perla di arte contemporanea.



SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Pierluigi Spagnolo
Editore: MZ Lab
Pagine: 155
Prezzo: 14.00€

0

‘Angeli in fiamme’ – Bear Grylls

Eccomi qui oggi per parlarvi del secondo libro di Bear Grylls, che continua le avventure di Will Jaeger iniziate con Il volo fantasma.

Avevamo lasciato il nostro protagonista di ritorno dalla spedizione in Amazzonia, preoccupato per il rapimento di Laeticia Santos, uno dei componenti del suo team, e ancora ignaro del destino riservato a sua moglie e suo figlio, anch’essi rapiti circa tre anni prima.

Il libro, quindi, riparte da qui. Jaeger, insieme a due membri del suo team, parte per un’isola nell’arcipelago cubano per liberare Laeticia. Una volta liberata, rientrano in Inghilterra e si mettono subito al lavoro per ostacolare il piano malvagio che una mente diabolica ha in serbo: ripristinare il Reich.

Per raggiungere questo obiettivo il nostro protagonista dovrà affrontare parecchie peripezie in giro per il mondo: dalla Germania all’Africa, passando per il Kenya, alla ricerca disperata dei suoi cari e del modo per debellare il ritorno del Reich.

Riuscirà nel suo intento? Per scoprirlo credo che vi toccherà leggere il libro.

004

Anche qui, come nel precedente, lo stile di Grylls è scorrevole e lineare. Le pagine scorrono senza intoppi per una narrazione che, anche qui, ti tiene con il fiato sospeso ed in perenne ansia: cosa succederà ancora? L’unica pecca che potrei rilevare sono i passaggi in cui vengono descritti in maniera molto analitica e specifica gli armamenti militari. Per quanto questo sia segno di zelo da parte dell’autore, personalmente le ho trovate un po’ pesanti e troppo tecniche, creando un ‘calo’ nella narrazione.

Il finale è un po’ incerto, non sono riuscita a capire se si tratti di un cliffhanger o se termini così. Personalmente apprezzerei un terzo ed ultimo libro in cui magari si dissipino tutti i dubbi e si concludano tutte le vicende narrate in entrambi i libri. Sarebbe una bella conclusione!

(In collaborazione con Thriller Nord)


Scheda del libro:

Autore: Bear Grylls
Pagine: 443
Editore: Mondadori
Prezzo: 20,00€

2

Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut

14591573_10206858076082140_8798945794628515037_n

Quando ho incominciato a leggere questo libro mi sono chiesta cosa potessero avere a che fare tra loro la fantascienza e una storia di guerra. Cosa ci potesse essere di più diverso.

Kurt Vonnegut ha trovato il giusto equilibrio, la giusta mescolanza di fantasia e realtà, che riuscisse a spiegare in maniera realistica, ma anche critica, cos’è la guerra, quali sono i suoi orrori, specie perché coloro che la combattono al posto dei “grandi”, altri non sono che “bambini”.

Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini non è un libro da leggere alla leggera: è intenso, carico di humor nero; è di fantascienza, ma descrive anche la realtà con estrema crudezza. È la proiezione che una mente geniale è riuscita a produrre, di un disastro.

2de09078-b1f6-11e4-a2dc-440023ab8359

Immagine di Dresda dopo il bombardamento avvenuto durante la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945

Il focus è sul bombardamento di Dresda, avvenuto durante la seconda guerra mondiale, ma le vicende di Billy Pilgrim, il protagonista, vi girano attorno come se volessero sviare il lettore, ma al tempo stesso accompagnarlo verso la più terribile realtà. La narrazione della sua vita è discontinua, frammentaria, l’ordine cronologico va a perdersi di fronte al meraviglioso e orribile “potere” di Billy di poter saltare da un momento all’altro della sua vita senza avere controllo di essa. Un potere alieno, che Billy subisce nella consapevolezza che la morte non sia qualcosa di definitivo, che tutto sia già scritto, destinato e irrimediabile.

Billy guarda la sua vita passargli davanti in maniera passiva, una vita vissuta in funzione di una giovinezza di orrori, di una innocenza rubata da uno dei più terribili avvenimenti possibili.

kurt-vonnegut-us-army-portrait

Kurt Vonnegut durante il servizio militare, nei primi anni quaranta

Kurt Vonnegut ha vissuto la guerra sulla sua pelle, è scampato alla morte sotto il cielo di Dresda per pura fortuna. Si ripromette di raccontare la sua storia, ma è difficile trovare il modo giusto per rendere ciò che ha vissuto. È così che scrive della sua esperienza della guerra e del bombardamento di Dresda come meglio può, attraverso simboli e proiezioni, tra cui spicca la figura dello scrittore squattrinato Kilgore Trout: le sue opere, la cui trama è esplicata in poche righe, sono vere e proprie critiche al mondo, che mettono in discussione non solo la società umana, ma anche la religione, le ideologie, la guerra.

Le vicende di Billy, ciò che pensa, le sue reazioni alle mostruosità della guerra, le sue convinzioni a cui il lettore resta in dubbio se credere o no: si riassumono tutte alla luce della concezione che ha della vita, vista come effimera, come qualcosa di estremamente fragile.

Billy sembra costruirsi da sé il mezzo per sopravvivere allo scempio materiale ed emotivo che lo circonda, e tramite racconti di rapimenti alieni, viaggi nel tempo e mondi paralleli, lancia un messaggio, crea una metafora attraverso cui esplicare il suo silenzioso urlo di aiuto, attraverso cui fuggire all’orrore di ciò che ha vissuto.

Alla fine, poco importa se le vicende fantascientifiche e strambe che Billy racconta siano accadute realmente o no: cosa c’è di più assurdo della guerra in sé, dove migliaia di persone muoiono per un sì o per un no, dove “bambini” agghindati da soldati si ammazzano tra loro per conto di altri?

“Così va la vita” è ciò che Billy si ripete, che pensa con abitudine quasi ossessiva, per giustificare qualsiasi morte, qualsiasi orrore che lo circonda. Come se le cose, semplicemente gli capitassero: tratto imparato, secondo lui, dagli alieni tralfamadoriani, che sanno bene come terminerà l’universo e lo accettano. Così lui accetta tutto ciò che gli accade, consolandosi con la convinzione che ogni momento esisterà sempre anche dopo che è trascorso, in un altro luogo. Nulla muore mai veramente.

Sembra quasi voler dire che l’unico modo di sopravvivere a un evento così cruento e spietato come il bombardamento di Dresda sia, appunto, accettare che queste cose succedono. Come se la colpa non fosse di nessuno. La capacità e la consapevolezza di poter agire e influenzare la direzione della propria vita è persa, perché farebbe troppo male pensare che ciò che accade è da attribuire anche alle proprie decisioni. Fa troppo male pensare che qualcuno abbia voluto davvero tutto questo.

Si può reagire solo così, all’orrore.

Mattatoio n. 5, un titolo emblematico che tramite il nome di un luogo in cui la morte regna sovrana e l’accostamento di un numero casuale, vuole esplicare ancora una volta quanto la vita non dipenda da noi, quanto il caso non guardi in faccia a nessuno. Che sia il 5 o il 6, sembra poca la differenza. Ma la differenza, in realtà, è quella tra la vita e la morte.

Scheda del libro

Titolo: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
Autore:
 Kurt Vonnegut
Pagine: 196
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 9,00 €