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Nel guscio- Ian McEwan

IMG_20180224_114905La difficoltà nel recensire un libro che si è amato e che ha suscitato innumerevoli sensazioni sta proprio nell’incapacità di restituire le stesse sensazioni a chi quel romanzo ancora non l’ha letto. Ridurre a mera recensione un’opera che mi ha così tanto segnata mi sembra un’ingiustizia, perciò il mio primo consiglio è, leggetelo.

Detto ciò, provo comunque a parlarvene. Come avrete capito dal titolo si tratta di “Nel guscio” l’ultimo romanzo di Ian McEwan che io e le altre ragazze di Leggendo a Bari abbiamo scelto come lettura del mese di febbraio.

Il romanzo è una sorta di rivisitazione in chiave moderna dell’Amleto shakespeariano, qui infatti il protagonista assiste alla pianificazione (e poi all’attuazione) dell’omicidio del padre John da parte della madre Trudy e dello zio Claude. L’aspetto più interessante però sta nel fatto che il protagonista è un nascituro, è il feto portato in grembo proprio da Trudy che quindi ha un punto di vista privilegiato sulle vicende, soprattutto in merito alla cospirazione dei due amanti.

La scelta del punto di vista è davvero azzeccata perché la narrazione delle vicende avviene attraverso un’ottica originale e curiosa. Curioso è anche il modo di esprimersi del narratore, che, pur non essendo ancora venuto al mondo, sembra essere a conoscenza di tutte le logiche umane; la sua voce è tutt’altro che ingenua, anzi si esprime con lucidità e in maniera persino sofisticata, è in grado di cogliere dettagli sulla vita e su ciò che lo circonda, ragionando su “la vita dopo la nascita” e cercando di inquadrare i soggetti coinvolti nella cospirazione.

Il feto riesce quindi a fare un’analisi lucidissima di ciò che accade e degli adulti che lo circondano. Tutto questo sembra paradossale infatti è ciò che meno si addice ad un piccolo esserino non ancora venuto al mondo, eppure, è in questa scelta che sta la chiave dell’opera, la sua originalità, il suo rendere omaggio all’Amleto pur differenziandosene.

IMG_20180205_182555_724Il linguaggio è tutt’altro che moderno, è raffinato e onesto e non manca mai una dose di pungente ironia. Nel complesso infatti, pur trattandosi di una tragedia, il romanzo fa sorridere per via della bizzarria delle espressioni e dei ragionamenti del feto, coerenti nella sua, se pur limitata, visione del mondo.

Il feto studia attraverso i pochi mezzi che ha a disposizione il mondo attorno a lui, le persone che lo circondano, si interroga sulle scelte degli altri, sulla sua identità e sul suo potenziale, la visione che ha del mondo è quindi inevitabilmente un po’ narcisistica: si sente determinante nella storia, desideroso di prendere parte agli eventi, quando nella realtà non fa che subire le azioni altrui. Molte sono inoltre le tematiche che riprendono l’opera shakespeariana: la vendetta, l’amore materno, il tradimento, l’identità.

Un legame che ha molto risalto nel romanzo è quello che il nascituro ha con la madre, si tratta di un legame indissolubile, atavico e contraddittorio perché il feto pur amando la madre, sente l’esigenza di vendicare il padre, una vendetta però inattuabile.

Sta per essere egoista, subdola, perfida. Ehi, un momento, ma io la adoro, è la mia dea e di lei non ne posso fare a meno. Mi rimangio tutto! Parlavo sull’onda dell’angoscia.”

Personalmente ho trovato Trudy molto “protagonista”, si tratta infatti di una figura interessante, ben tratteggiata, una donna incoerente e nella sua incoerenza vera, profondamente umana. Riveste molti ruoli: amante, moglie, madre, assassina. McEwan tratteggia il suo personaggio in maniera davvero realistica e questo la rende capace di suscitare empatica, in qualche modo infatti, pur essendo odiosa si rende espressione della natura complessa e contraddittoria dell’essere umano.

Altro personaggio degno di nota è Claude, lo zio cospiratore, per cui il feto non nasconde l’insofferenza. Viene presentato come un uomo insulso, egoista, bramoso di rivalsa, il prototipo perfetto del cattivo, colui che non può non suscitare antipatia. A differenza di Claude, John viene descritto come un uomo dall’animo sensibile, generoso, un po’ ingenuo persino.

Personalmente, ciò che mi sono chiesta è come mai Trudy preferisca Claude a John. Non sono riuscita a cogliere la vera spinta dell’attrazione tra i due amanti, persino nell’odio il legame tra Trudy e John mi è parso più forte di quello tra lei e Claude.  Tra quest’ultimi non ho colto mai durante la lettura nessuna espressione di tenerezza  tantomeno qualcosa che lasciasse intendere una certa intensità di legame, se non nell’adrenalinica decisione di uccidere John e nell’impeto della loro sessualità. La descrizione del feeling tra i due in relazione alla pianificazione dell’omicidio di John è stata sviluppata anche sul piano erotico e tutto ciò ha reso il tutto più macabro.

“Claude è in piedi accanto a lei, le appoggia una mano sulla coscia e Trudy se lo tira addosso. Si scambiano un lungo bacio profondo nel quale si confondono le lingue e i fiati. –Morto stecchito, -le mormora in bocca. Sento la sua erezione premermi contro la schiena. Poi, in un sussurro, aggiunge: – L’abbiamo fatto. Insieme. Siamo straordinari insieme.”

Ho trovato il loro rapporto squallido sotto una marea di punti di vista eppure è stata eccelsa l’analisi dei sentimenti, degli impulsi, di ciò che pur nell’assurdo, ha guidato il loro agire. Di base nel romanzo e un po’ in tutti i personaggi esiste un dualismo di sentimenti. Sentimenti come l’odio e il desiderio vengono associati e presentati come indissolubili, come se l’odio fosse capace di alimentare il desiderio, come accade spesso ad esempio nel legame tra Trudy e Claude.

Come ho già detto all’inizio non sono in grado di esprimere appieno tutto ciò che questa lettura ha suscitato in me, è di certo un romanzo originale e magistrale è la penna di McEwan, si tratta di una storia intensa che scuote gli animi e non lascia indifferente il lettore, nel bene o nel male.

Nel mio caso, assolutamente nel bene, consigliatissimo.

 

SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Einaudi
Pagine: 173
Prezzo: 18,00 euro

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Mezzanotte alla libreria delle grandi idee – Matthew Sullivan

515XRgXbhPL._SX328_BO1,204,203,200_Buongiorno lettori, oggi voglio parlarvi di uno dei nuovi thriller Longanesi, “Mezzanotte alla libreria delle grandi idee” di Matthew Sullivan. Pur non essendo uno dei miei generi preferiti appena ho visto che c’era un legame con i libri e che la protagonista si chiamava come me, Lydia,  non ho potuto fare a meno di prenderlo!

Lydia è una giovane libraia che lavora alle “Grandi idee”, libreria a Denver dove chiunque può trovare rifugio e immergersi nei libri. “Topi di libreria” li definisce chi lavora lì e proprio uno di questi topi, Joey, una notte viene trovato impiccato. Lo shock e lo stupore generale spiazzano Lydia che in una tasca sul corpo di Joey trova una foto che la raffigura assieme ad altri due bambini il giorno del suo decimo compleanno.

Presa dalla paura che il suo passato possa riaffiorare cerca di dimenticare quella foto nascondendola in una scatola. Ma è solo l’inizio dell’avventura di ricerca: Joey ha lasciato in eredità alla sua amica una scatola piena di libri bucherellati da finestre dietro cui forse potrebbe trovarsi la risposta al perchè il giovane ventenne si sia suicidato.

Ma pian piano deve venire anche a galla il segreto di Lydia: siamo sempre a Denver, venti anni prima, la piccola Lydia vive con il suo papà bibliotecario della cittadina. Raj e Carol sono i suoi due cari amici. Una tragica sera le due bambine stanno facendo un pigiama party a casa di Carol, quando all’improvviso entra un’ombra misteriosa, il Martellatore: con un martello colpisce la bambina e i suoi genitori uccidendoli. Lydia si rifugia sotto il lavandino, rimanendo l’unica superstite di quella carneficina.

Fugge assieme al padre in una baita in montagna facendo perdere le proprie tracce, ma dal passato non si può scappare per sempre e ci sono troppi misteri irrisolti che attendono di venire alla luce.

Sullivan ha creato un romanzo che scorre e tiene con il fiato sospeso il lettore, che si trova a seguire una via di pensiero dopo l’altra arrivando a capire la verità solo alla fine. Una struttura binaria con capitoli dedicati al passato e altri ambientati nel presente. Un thriller che consiglio a tutti gli amanti del genere ma anche ai neofiti!

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Longanesi
Pagine: 356
Prezzo: 17,60 euro

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La Fiera della Vanità-William M. Thackeray

“Quando l’imbonitore siede sul palco davanti al sipario e guarda la Fiera, un senso di profonda malinconia lo invade nel contemplare un luogo tanto chiassoso. C’è gente che mangia e che beve, che fa all’amore e che litiga, che ride, che piange, che fuma, truffa, lotta, balla e suona il violino; ci sono prepotenti che lavorano di gomito, bellimbusti che fanno l’occhietto alle donne, poliziotti all’erta, ciarlatani (ancora ciarlatani: la peste li colga!) che urlano davanti ai baracconi, contadini che ammirano a bocca spalancata le ballerine coperte di lustrini e i poveri vecchi saltimbanchi infarinati, mentre tipi dalla mano leggera lavorano destramente nelle tasche. Sì, è la Fiera della Vanità, un luogo non certo edificante, e neppure allegro, benché tanto rumoroso.”

Così viene presentato al lettore il romanzo al quale Thackeray ha lavorato tra il 1844 e 1845, la Fiera della Vanità.

Vanity Fair non è altro che un grandioso affresco della società inglese del primo Ottocento, un mondo fittizio sì, ma che rispecchia perfettamente l’aria di cambiamento che stava vivendo l’Inghilterra di quegli anni. L’autore descrive in maniera precisa, sarcastica, senza risparmiare nulla a nessuno, vizi e virtù di una società malata e nella quale nessuno dei componenti si salva.

La scrittura è elegante, lo stile dell’autore rende la lettura scorrevole nonostante la mole del volume. Come Thackeray stesso affermò più volte, il romanzo è senza eroe, se col termine eroe si intende un modello di saggezza e virtù. I personaggi che vengono perfettamente descritti e che si succedono nella narrazione, non hanno nulla dell’eroe classico; sono uomini, peccatori le cui mire li portano a non farsi scrupoli di alcun genere. Non leggeremo di pentimenti, crescite personali, moralismi… è solo dai proprio desideri e dalla propria soddisfazione che tutti vengono mossi.

Anche se in un romanzo del genere è difficile poter trovare un personaggio al quale affezionarsi, io sono stata affascinata da una delle protagoniste del racconto Becky Sharp: astuta, arrivista, per nulla sentimentale, a tratti cinica ma estremamente magnetica. Uscita da Chiswick Mall, famoso Istituto per ragazze diretto dalla signorina Pinkerton, Becky decide di riscattarsi, di trovare il suo posto nella società e nel mondo, non facendosi intralciare né dalle maldicenze e dai pettegolezzi dei quali è soggetta né dalla sua origine umile. Figlia di un pittore e di una ballerina francese, è animata dalla sua voglia di farcela; la sua perseveranza è una caratteristica che non può lasciare indifferenti, e già per questo, la rende ai miei occhi simpatica. Vive approfittando delle persone fino a quando le sono utili, e poi le allontana, gettandole via nel momento in cui non sono più funzionali ai suoi scopi.

Assolutamente terribile, incapace di provare amore per il figlio, spocchiosa quanto dotata di coraggio e faccia tosta. Totalmente all’opposto l’altra protagonista femminile Amelia Sedley, la giovane compagna di collegio ed unica amica, ingenua, innamorata di George, uomo idealizzato e nella realtà marcio fino al midollo. Inutile quindi ricercare virtù inesistenti, la società descritta è meschina, gli uomini e le donne che la compongono sono infidi, avidi, arrivisti e superficiali. Chissà quanti lettori dell’epoca si saranno rivisti in Sir Pitt, Dobbin o George…

Da leggere come racconto della natura umana, prima che come descrizione di un mondo racchiuso in una determinata epoca. La sua profonda verità lo rende universale.

“Tutti l’avevano trattata male, asseriva quella giovane misantropa, ma indubbiamente coloro i quali vengono trattati male hanno soltanto ciò che si meritano. Il mondo è uno specchio capace di riflettere unicamente l’immagine che riceve: mettetegli il muso, lui risponderà con uno sguardo crucciato; ridete di lui, e sarà per voi un compagno gentile e gioviale; i giovani, quindi, sono liberi di fare la scelta che vogliono. Se il mondo trattava male la signorina Sharp, è certo che lei non si era adoperata in favore di qualcuno.”

Scheda del libro:

Editore: BUR

Pagine: 871

Costo: 13 euro

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Assassinio sull’Orient Express – Agatha Christie

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È uscito, alla fine dello scorso anno, il nuovo adattamento cinematografico del celebre romanzo Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Dopo essere rimasta folgorata dalla visione del film, ho deciso di procedere con la lettura del romanzo. Devo dire che non avevo proprio avuto una buona impressione della tanto acclamata autrice, dopo aver letto Dieci piccoli indiani, che mi era parso troppo macchinoso.

Con Assassinio sull’Orient Express, però, devo dire che mi sono ricreduta, e penso che il merito vada quasi totalmente alla figura carismatica e particolare di Hercule Poirot.

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La narrazione risulta essere, specialmente all’inizio, molto impersonale, in terza persona; è eccezionale notare, però, come si arricchisca di momenti estremamente introspettivi, specie del protagonista, che catturano il lettore. Nonostante ciò, Poirot, come eccezionale personaggio il quale è, si svela soprattutto nei dialoghi e nel parlato, mostrando la propria psicologia e il proprio metodo di indagare ma, soprattutto, di pensare. E si rivela essere, appunto, una mente estremamente interessante.

Successivamente al delitto, fino al quale la narrazione procede lenta e tranquilla, si arriva nel cuore delle vicende, e una cosa che ho trovato molto accattivante è l’espediente utilizzato per far conoscere ai lettori i vari personaggi, tramite, appunto, gli interrogatori condotti da Poirtot. I sospettati coinvolti sono tutti molto diversi e variegati, sia per quanto riguarda il loro lavoro e aspetto, sia per quanto riguarda la loro nazionalità. Nonostante ciò, si nota, comunque, una nota di fondo di razzismo e intolleranza, anche presente in Dieci piccoli indiani: questo potrebbe, appunto, ricondursi al periodo storico in cui la scrittrice narrava, ma viene comunque da chiedersi se non rispecchiasse le proprie idee.

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La narrazione procede veloce e accattivante fino a giungere al finale, dove si ritrovano delle tematiche già presenti in Dieci piccoli indiani, evidentemente cari alla Christie. Stavolta, però, emerge prepotente non solo il concetto di giustizia, ma anche un grande conflitto morale, che Poirot è costretto, in qualche modo, ad affrontare e sbrogliare.

Assassinio sull’Orient Express mi ha meravigliato e tenuto attaccata alle pagine: si è rivelata essere una lettura avvincente e appassionante persino per me, che non sono amante, in particolare, di questo genere.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 215
Prezzo: 13,50 euro

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Il Mago – Lev Grossman

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Cosa succederebbe se nel nostro mondo, spesso grigio e triste, esistesse la magia? E se esistesse una scuola per maghi? No, non parlo di una scuola come quella di Harry Potter. Ma più come un’università, dove spesso non tutto è rose e fiori…

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È ormai da un paio d’anni che va in onda, in America, la serie tv The Magicians, tratta da questo romanzo, che parla di Quentin, un ragazzo molto intelligente e dotato, ma che si trova male nel mondo reale e preferisce sfuggirvi, tramite la lettura di libri fantasy. E che scopre, quando viene invitato alla scuola di magia di Brakebills, che si trova male nel mondo reale perché lui fa parte di un altro mondo, più entusiasmante, ma anche denso di pericoli.

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Il libro, abbastanza diverso dalla serie tv, è molto riflessivo, inizia con una nota grigia che è in linea con lo stato d’animo del protagonista: Quentin è un personaggio atipico, psicologicamente complesso e depresso, che non si vergogna di ammettere a se stesso le sue parti e pensieri più oscuri. L’ammissione alla scuola di Brakebills arriva come un’ancora che lo salva da un baratro, una fuga verso il “senso”.

Quentin, infatti, può risultare essere un protagonista difficile, a causa del suo mal di vivere, del suo bisogno costante di un motivo che dia una svolta e un senso alla sua vita, e la sua tendenza innata a rovinare tutto ciò che possiede a causa del suo senso di insoddisfazione. Nonostante entri in contatto con numerosi e interessanti personaggi, resta sempre lui il centro di tutto.

Questo libro non è il classico fantasy: certo, vi è la magia, vi sono cose ed eventi straordinari. Ma va oltre. Tratta di temi come l’infelicità, l’emarginazione, la competizione, il sentirsi superiori alla massa, ma soli.

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La magia, poi, è caratterizzata come se fosse una scienza misteriosa, cosa che rende il tutto più reale, ma anche più inquietante.

Sicuramente, questo libro è un approfondimento godibile, specie psicologico, e fondamentale per gli amanti della serie tv, ma presenta alcune lacune e risulta lento e confuso in certi punti. Rimane, comunque, un bel libro da leggere, specie per gli amanti dell’introspezione e per chi cerca un fantasy diverso, con un protagonista atipico e più simile alle parti più oscure di noi stessi.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Pagine: 430
Prezzo: 14,00 euro

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Il colore della magia – Terry Pratchett

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Chi abbia mai letto un libro di Terry Pratchett conosce il suo fantasy peculiare, dall’umorismo pungente, e non vede l’ora di tornare, di romanzo in romanzo, nuovamente ad Ankh-Morpork, nel Mondo Disco: un luogo al confine della magia, dove la terra è piatta e posa sul dorso di A’Tuin, un’enorme testuggine che nuota lentamente nel golfo interstellare.

Il colore della magia è il primissimo romanzo che ha dato il via a questa saga senza limiti e confini, dove Terry Pratchett ambientò una serie di personaggi e creature fantastiche, ma, al tempo stesso, buffe e dai tratti peculiari. Che comunque si sposano bene e rispecchiano magnificamente la psicologia di persone che, durante la lettura, ci sembra di vedere in carne e ossa davanti agli occhi e con cui possiamo facilmente immedesimarci.

Il Mondo Disco è un posto dove si possono incontrare personaggi bizzarri: maghi inetti, eroi grossolani, ladri scapestrati e assassini vanitosi, e persino Morte in persona, che certe volte fatica a star dietro alla sua prossima vittima.

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In questo mondo fantastico, il nostro protagonista, Scuotivento, un mago non particolarmente dotato, si trova a fare da guida a un forestiero che sembra sprigionare magia e ricchezze da ogni poro: che fine farebbe, in una terra piena di mascalzoni, questa innocente creatura di un altro mondo? Ma la vera protagonista della storia è pur sempre la magia, che ha quasi forma, volontà e, soprattutto, un colore particolare.

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Tra fughe, missioni impossibili, giochi pericolosi e inganni, i nostri due improbabili protagonisti si ritrovano ad affrontare un’avventura, sotto le mosse di Dei capricciosi, sognando sempre un mondo “diverso”, terribilmente simile al nostro.

Ogni libro di questo autore, purtroppo scomparso ormai da qualche anno, è un viaggio al limite dell’immaginazione, ma è anche una riflessione sulla vita, sulla morte, sull’inettitudine, sul bene e sul male. Sempre una garanzia, che non delude mai.

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SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Salani
Pagine: 206
Prezzo: 13,90 euro 

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Amo dunque sono – Sibilla Aleramo

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Buongiorno e buona giornata degli innamorati a tutti, accoppiati e no 😀 Oggi vorrei parlarvi di un libro che trovo molto adatto a questo giorno “Amo dunque sono” di Sibilla Aleramo.

Il titolo richiama il detto cartesiano “Cogito ergo sum” (Penso dunque sono), che intendeva legare indissolubilmente l’esistenza al pensare. Qui è l’amore che determina l’esistenza. “Amo dunque sono” è una raccolta di quarantatre lettere scritte e mai spedite a Giulio Parise, nascosto sotto lo pseudonimo di Luciano, pubblicata nel 1927.

Le lettere ripercorrono il mese e mezzo di attesa dell’amato (luglio-metà agosto), ritiratosi volontariamente su un’isola per intraprendere un’esperienza di vita solitaria dedicata alla meditazione e alla spiritualità, lontana dalle persone e dalle lettere.

Queste lettere compongono una sorta di diario di Sibilla, raccolgono i ricordi passati assieme e con altri amanti, il racconto delle giornate passate in attesa trepidante di Luciano, i sospiri e le speranze per il futuro incontro. Traspare da questa lettura la personalità di una donna forte, le sue difficoltà soprattutto economiche, il suo voler difendere il proprio amore e il proprio essere sono paragonabili all’attesa di Penelope per Ulisse nell’ “Odissea”.

Nonostante le sofferenze del non sapere nulla di Luciano Sibilla non perde mai le speranze, aspetta e conta i giorni che li separano. L’amore che viene fuori da queste lettere è sia passione che spiritualità, ricerca del contatto empatico ma anche del rapporto carnale.

“Tu lo sai, che c’è, ad attenderti, questa fiamma accesa. Quando con la coscienza riemergi dagli abissi, oscuri od abbaglianti, sai che c’è, a fiore delle acque, e consolatore, sì, l’amore di Sibilla per te… Mentre io non ho pari certezza e devo nutrirmi di sola speranza, di solo desiderio.” 

Sono pagine dense di immagini evocative: lo stile della Aleramo riesce a richiamare in scritti tanto intimi emozioni molto forti

“Quei capelli che si sollevarono in viticci frementi attorno alla fronte reclinata su me supina, mi son rimasti negli occhi come se la Medusa davvero m’avesse fissata.”

Ho percepito da questa lettura un richiamo al cuore costante, una temerarietà che non dovrebbe mai abbandonare l’essere umano perchè nonostante le delusioni e le sofferenze che ognuno può vivere c’è una verità imprescindibile:

“L’amore esiste”. 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Feltrinelli
Pagine: 125
Prezzo:  7,00€