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Il miniaturista

Eccoci con un’altra recensione! Oggi voglio parlarvi di un libro che mi è piaciuto in modo particolare e che ho appena finito di leggere, “Il miniaturista” di Jessie Burton. Devo ammettere di avere un debole per le copertine e quando ho visto quella di questo libro in libreria, mi sono lasciata catturare e l’ho comprato, quasi senza leggere la trama.

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In questo romanzo, ambientato nel 1686 viene narrata la storia di Petronella (Nella) Oortman, una giovane ragazza proveniente dalla campagna olandese la quale viene data in sposa a un ricco e affascinante mercante di Amsterdam, Jhoannes Brandt. Per Nella si prospetta una vita agiata, costellata da eventi e divertimenti che la grande città rispetto alla campagna può offrirle. Nonostante il suo sia un matrimonio organizzato, la ragazza pensa di poter provare un amore sincero per il marito, dal quale lei si sente attratta. Jhoannes è infatti un uomo affascinante con una mente brillante, conoscitore di popoli e culture lontanissime grazie ai posti che ha visitato durante i suoi viaggi di lavoro. Ma i sogni e le aspettative di Nella saranno ben presto deluse. All’arrivo nella sua nuova lussuosa casa di Amsterdam, Nella trova ad accoglierla la cognata che si comporta come se fosse la padrona di casa e una domestica poco rispettosa. Per di più Jhoannes la evita in tutti modi possibili e la respinge anche quando lei cerca di sedurlo. Jhoannes non ha mai passato una notte con la giovane moglie e lei è sconfortata da quello che le appare un matrimonio incompleto, che non le darà mai la possibilità di crearsi una famiglia e che la destina ad una vita senza amore. L’unica attenzione che Jhoannes le riserva è un regalo di nozze particolare, una casa a stipetto in miniatura, una fedele e preziosa riproduzione della sua nuova casa.

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Nella non sa cosa fare del dono quasi infantile ricevuto, che definisce come “un monumento alla sua impotenza, alla sua maturità interrotta”. Un giorno, spinta dal tedio che caratterizza le sue giornate, decide di contattare un artigiano del luogo, un miniaturista al quale commissiona alcune miniature per la casa a stipetto. Da quel giorno la quotidianità di Nella viene scombussolata dall’oscura presenza del miniaturista, un personaggio con il quale non riesce mai ad avere un contatto diretto, ma che come suggeriscono gli inquietanti dettagli presenti sulle miniature, sembra conoscere a fondo la vita privata di Nella e dei sui familiari e sembra conoscere eventi che ancora non si sono verificati.

Pensavi di essere chiusa in una scatola, si dice nella, ma il miniaturista ti vede, ci vede.

PERICOLO SPOILER!!!

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L’intera vicenda si svolge ad Amsterdam e la capacità narrativa della Burton è in grado di catapultare il lettore tra i canali e le vie della città. Durante la lettura sembra quasi di poter sentire le urla dei mercanti per strade, il fruscio dell’acqua dei canali sotto il peso delle imbarcazioni mercantili e la frenesia che caratterizza l’importante porto commerciale. La Burton inoltre descrive in maniera molto dettagliata quella che era l’organizzazione sociale dell’Amsterdam del 1686. Il libro stesso è uno spaccato, “una miniatura”, della fiorente società mercantile dell’epoca.

Fin dalle prime pagine, il libro ha subito catturato la mia attenzione facendosi leggere in brevissimo tempo e capitolo dopo capitolo, come Nella, sono stata catturata dal fascino del miniaturista tanto da non vedere l’ora di arrivare alla fine per capire chi sia realmente questo personaggio. Il personaggio del miniaturista, che si scoprirà poi essere una donna, viene caratterizzato in maniera davvero intrigante in più di metà libro. Sembra di essere al centro di un thriller ambientato 400 anni fa, dove gli indizi sono da ricercare nei minuscoli e raffinati dettagli delle piccole opere che la miniaturista invia periodicamente a Nella. Mi ha però delusa come alla fine viene svelata l’identità della miniaturista, che viene risolta in poche pagine, lasciandomi con un senso di incompiutezza. La ragazza scopre che la miniaturista è la figlia di un orologiaio della città e viene a sapere anche di non essere stata l’unica ad essere stata oggetto delle sue attenzioni. La donna sembra essere a conoscenza dei segreti e dei tormenti di tutte le donne della città. Nella dopo una serie di tentativi di incontrare la donna di persona, riesce ad entrare furtivamente nella sua abitazione. Qui non trova la donna ma il padre che le rivela il segreto della misteriosa figura. A questo punto mi aspettavo una rivelazione entusiasmante, che spiegasse come la miniaturista sembrasse essere sempre dietro una finestra o dietro una tenda intenta a spiare la protagonista. Magari poteva rivelarsi un personaggio impensabile e insospettabile, uno stesso dei protagonisti. Insomma mi aspettavo qualsiasi tipo di spiegazione tranne quella mistica-fantastica.

Mia figlia guarda al mondo con grande stupore, madame. Ma lo ammetto: è spesso poco interessata alla forma in cui si presenta. Ha sempre detto che c’era qualcosa che non riusciva ad afferrare che lei chiamava appunto ‘il perenne fuggitivo’ […] Diceva che lo faceva perché vedeva dentro le loro anime, vedeva il loro tempo interiore, un tempo che non si curava di ore e minuti. […] Mia figlia credeva fermamente che quello che faceva avesse un senso. Ma ho cercato di avvertirla che il suo dono, la sua capacità di osservazione aveva un limite

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Ecco, alla fine dopo tutti i film mentali che mi ero costruita, le ipotesi, le congetture, la miniaturista si rivela una sensitiva con un “dono speciale” che le permette di leggere l’anima delle persone. Non so se a qualcuno questa conclusione possa piacere ma a me ha fatto letteralmente cadere le braccia. Avrei preferito una spiegazione più realistica e non di questo genere. Inoltre, dopo questa rivelazione, la miniaturista che fino a quel momento aveva avuto un ruolo centrale nella storia, viene dimenticata e passa completamente in secondo piano rispetto al resto della storia.

Questo è stato l’unico elemento del libro che non mi è piaciuto particolarmente ma a parte questo lo consiglio moltissimo e lo promuovo a pieni voti.

La vita di Nella sarà presto sconvolta da un ulteriore avvenimento. Verrà a conoscenza del segreto di Jhoannes che lo porterà presto alla morte. Nel libro viene infatti affrontato un argomento sicuramente molto attuale, quello dell’omosessualità. Il motivo per il quale Jhoannes non riesce ad avere un’intimità con la protagonista è l’attrazione che prova per gli uomini e non per le donne. Viene dunque messa in evidenza la realtà di essere omossessuale nel 1686, le terribili torture alle quali erano sottoposti chi veniva anche solo sospettato di essere colpevole di quello che all’epoca veniva considerato un crimine. Quando la ragazza scopre il segreto di Jhoannes, dopo un primo momento di dolore per il tradimento subito, gli rimane accanto, non lo giudica e cerca in tutti i modi di salvarlo dalla condanna a morte che pende sulla sua testa per il suo segreto ormai pubblico. Tra Jhoannes e Nella si instaura un rapporto particolare che non è amore ma è un sentimento ugualmente forte e potente. Questi ultimi capitoli trafelati, caratterizzati da una corsa contro il tempo in cui Nella cerca di salvare Jhoannes, accompagnano il lettore al più amaro dei finali, portandolo a chiedersi come abbia fatto l’uomo a compiere tali gesti verso i suoi simili in passato e a domandarsi se le cose siano effettivamente cambiate da all’ora.

In conclusione, vi consiglio di leggere questo libro perchè vi emozionerà dalla prima all’ultima pagina!

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“Il buio oltre la siepe”, tra infanzia e pregiudizi.

Ed eccomi qui con un altro articolo/recensione, stavolta, devo ammettere, più “sudato” del solito. Meglio togliersi il sassolino dalla scarpa subito e ammettere che…

NO, NON HO LETTO IL LIBRO TUTTO D’UN FIATO. L’HO INTERROTTO 2 VOLTE E HO LETTO ALTRI LIBRI NEL FRATTEMPO.

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Bene, dopo questa premessa, specifico che sto per parlare comunque di un bellissimo libro che però non mi ha preso come speravo!

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Avevo sentito sempre parlare di questo titolo anche perchè, come forse molti di voi sapranno, si tratta di un libro considerato un “must” nelle scuole americane. E’ proprio per questo motivo che lo si sente nominare spesso e volentieri in film, serie tv e cartoni animati provenienti dal Nuovo Continente. Per citarne qualcuno, “Il buio oltre la siepe” è tra le letture intraprese da Rory Gilmore durante “Una mamma per amica” o dal giovane Charlie nel libro (e poi film) “Ragazzo da parete – Noi siamo infinito”.

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Una scena dal film “Noi siamo infinito” con il libro nella versione originale, 2012

*PERICOLO SPOILER*

La storia è narrata dal punto di vista di Jean Louise Finch (per gli amici, Scout), una bimba di sei anni che vive a Maycomb, un paesino fittizio dell’Alabama, insieme al fratello Jem e al padre avvocato Atticus. La trama si svolge in un arco temporale di circa tre anni e descrive al meglio quella che era l’ipotetica vita degli abitanti delle piccole città americane dell’epoca, fatta di azioni di routine e pregiudizi nei confronti dei neri e non solo. La piccola Scout vive diverse avventure insieme al fratello e al loro amico Dill, tutte più o meno con l’intento di far uscire di casa il loro misterioso vicino Arthur “Boo” Radley, che gli abitanti di Maycomb non vedono più da anni, nonostante sappiano che è ancora vivo. La calma della cittadina viene però scalfita da un evento: un uomo di colore viene accusato ingiustamente di violenze sessuali nei confronti di una ragazza bianca. Atticus Finch viene incaricato di difendere l’uomo e, restando il più professionale possibile, cercando di convincere la giuria dell’insensatezza dell’accusa e scovando la verità all’interno del processo, viene accusato a sua volta di essere un “negrofilo”. Il processo termina a sfavore dell’uomo di colore, anche se per la prima volta si intravede un barlume di speranza per il futuro: la sentenza è stata emessa in quasi due ore invece dei soliti pochi minuti. Questo è sintomo di una società che vuole cambiare ma che è ancora radicata nei suoi pregiudizi. Il padre della ragazza “violentata” serba, però, ancora del rancore nei confronti di Atticus e, intenzionato a ucciderli, lungo la via del ritorno da una festa locale, assale Scout e Jem. Lo scontro però finisce inaspettatamente con la morte dell’uomo per mano di Boo Radley, uscito dopo anni dalla sua casa per salvare quelli che considerava forse i suoi unici due amici. Il libro finisce con un finale “misterioso”, in cui Atticus è convinto che l’omicidio sia avvenuto per mano di suo figlio mentre l’ispettore di polizia si rende conto del coinvolgimento di Boo Radley ma cerca di archiviare il caso come un incidente per evitare il caos e lo stress del tribunale all’ormai vecchio Boo…

*FINE PERICOLO SPOILER*

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La trama è molto avvincente, lo ammetto, ma dopo un inizio intrigante, mi sono arenata circa a metà libro. I passi dedicati al misterioso Boo sono interessanti ed ero davvero curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire la vicenda, ma veramente, verso metà libro, forse con la mancanza momentanea proprio di questi passaggi, mi sono bloccata!

I giochi tra Scout, Jem e Dill hanno iniziato ad annoiarmi e la crescita di Jem e il suo passaggio da bambino a ometto mi hanno snervato in parecchi punti.

Dopo questa pausa di riflessione a metà libro però, c’è stato un raggio di sole…

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…è arrivato il caso di violenza che ha scatenato il delirio nel paesino di Maycomb!

Detto così suona davvero male ma sul serio, questa seconda parte l’ho trovata molto più scorrevole di quei capitoli centrali! Inaspettatamente, infatti, ho terminato il libro dopo un paio di giorni da quando l’ho ripreso a leggere.

Penso si tratti comunque di una storia assolutamente da leggere. Molti passaggi mi hanno lasciato lì a riflettere su quanto siano assurdi e radicati i pregiudizi, non solo quelli sui neri, ma anche sui bianchi di ceto basso o comunque inferiore al proprio. Il tutto poi, descritto da una bambina innocente che si ritrova smarrita difronte a tanta cattiveria, lascia ancora più spazio ai pensieri…

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi leggere, non seppi di amare la lettura. Si ama, forse, il proprio respiro?”

-Jean Louise Finch-

Spero di non aver spento il vostro entusiasmo e anzi, vi annuncio che è uscito anche un altro libro intitolato “Và, metti una sentinella!”, che narra le vicende degli stessi personaggi, ma in un’epoca successiva (nonostante il libro sia stato scritto prima de “Il buio oltre la siepe”). Chissà, magari proverò a leggere anche quello 🙂

Arrivederci e alla prossima lettura!

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Scena tratta dal telefilm “Una mamma per amica”

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Cose da salvare in caso di incendio

Riempì le parole con tutto il suo amore, il suo affetto, la sua preoccupazione per Lena e gliele lanciò, confidando che come fanno i piccioni viaggiatori l’avrebbero trovata e sentì, quella sera, che le sue parole l’avrebbero protetta, che se lui avesse pensato a lei, le avesse voluto bene e lo avesse mostrato all’universo, non le sarebbe successo alcun male.

Questa volta mi ha ispirata l’ultimo libro che ho letto Cose da salvare in caso di incendio di Haley Tanner.

Trama: Vaclav ha dieci anni e un sogno: diventare un mago famoso in tutto il mondo. Ma il sogno più grande è fare di Lena, una compagna di scuola molto speciale, la sua incantevole assistente. Nasce così, all’insegna della magia, l’amicizia che cambierà la vita dei due ragazzini. Vaclav vive con i genitori, ebrei russi emigrati nella terra delle grandi opportunità, in un modesto appartamento di Brooklyn dove il borsc ha impregnato del suo odore ogni cosa. Stesse origini ha Lena, che non ha i genitori, abita con una giovane zia sbandata e passa molto tempo da sola. Si esprime soprattutto con le emozioni, perché l’inglese non è la sua lingua madre e spesso non trova le parole giuste. Ma ci pensa Vaclav ogni volta a regalargliele, aiutandola a leggere il mondo quando per lei diventa indecifrabile. Un giorno la madre di Vaclav scopre un segreto sconvolgente sulla piccola Lena. E da quel giorno la bambina sparisce, come per effetto di un numero di magia. Cosa le è successo? Chi si occuperà di lei? Chi la proteggerà? Per sette anni Vaclav, ogni sera, addormentandosi, si porrà queste domande. Finché la sera del diciassettesimo compleanno di Lena riceverà una telefonata che gli rivelerà ogni cosa e cambierà per sempre la sua vita.

Quella che viene raccontata è la storia di un amore dolce, che cresce poco a poco con i protagonisti e sarà in grado di frantumare le barriere del tempo e della distanza. Ma questo libro non è solo il racconto di una storia d’amore. Tra le pagine del libro aleggia lo spettro di un passato non raccontato che ha il volto della clandestinità, della povertà e degli abusi. E’ un libro capace di arrivare fin nel profondo del cuore, da leggere tutto d’un fiato. Assolutamente consigliato.

Le pagine del libro sono costellate da richiami alla cucina tipica russo-ebraica e in particolare hanno attirato la mia curiosità (e il mio palato) i “rugelach”, dolcetti tipici ebraici di cui trovate qui la ricetta. Davvero buonissimi, da provare assolutamente!

RUGELACH

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Ingredienti:

  • Farina 200 g (100 g farina tipo 00 e 100 g farina manitoba)
  • Sale 1 pizzico
  • Uovo 1
  • Formaggio spalmabile 75 g
  • Latte q.b.
  • Zucchero semolato 1 cucchiaio
  • Panna acida 75 g
  • Marmellata di lamponi q.b.
  • Zucchero a velo q.b.
  • Burro 150 g
  • Mandorle tritate q.b.

PicMonkey Collage.jpg(1) Per chi non avesse la panna acida già pronta, è possibile prepararla facilmente a casa. Versare la panna fresca da cucina in una ciotola e aggiungere alcune gocce di succo di limone, privo di semi e polpa, fino a quando la panna non inizierà ad addensarsi. Lasciare riposare in frigo per almeno 30 minuti. (2) In una terrina aggiungere la farina, il sale, il formaggio, lo zucchero, il burro a pezzetti e la panna acida. Mescolare il tutto velocemente fino ad avere un composto omogeneo abbastanza morbido. (3) Una volta preparato l’impasto, farlo riposare in frigo per diverse ore, anche per una notte intera. Più l’impasto sarà freddo, migliore sarà il risultato. (4) Stendere l’impasto fino ad avere uno spessore di pochi  millimetri. Ricavare un disco dal diametro di circa 24 cm. Stendere la marmellata e le mandorle tritate. Ritagliare 8 o 12 spicchi utilizzando un tagliapasta.

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(5) Arrotolare i vari spicchi così ottenuti fino ad ottenere una forma che ricorda quella dei cornetti, riporli poi su una teglia con carta da forno e farli riposare in frigo per almeno 30 minuti. (6) Spennellare i rugelach con una miscela formata da uovo sbattuto, due cucchiai di latte e mezzo cucchiaio di zucchero a velo. (7) Cuocere i rugelach in forno preriscaldato a 180°C per 20-30 minuti fino a quando non saranno ben dorati.

Fonte: ricettamania.it


Scheda del libro

  • Titolo: Cose da salvare in caso di incendio
  • Autore: Haley Tanner
  • Editore: Longanesi
  • Pagine: 336
  • Prezzo: 16.60 €
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L’imperfezione è il nostro paradiso

Forse non tutti sanno che al mondo sono esistite artiste donne che hanno fatto la storia dell’arte accanto ai ben più conosciuti uomini. Questo articolo è dedicato ad una delle più grandi artiste di fine ‘800, l’americana Mary Cassatt, che dipinse accanto agli esponenti dell’Impressionismo francese, intrecciando buoni rapporti con Edgar Degàs e un’altra grande pittrice, Berthe Morisot. 

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“L’imperfezione è il nostro paradiso” narra una parte della vita di Lydia (ovviamente io ho comprato questo libro perchè la protagonista si chiama come me :P), sorella maggiore di Mary, che trascorse la sua vita, purtroppo segnata dalla malattia, aiutando come modella la sorella. Il romanzo è diviso in 5 segmenti, ogni segmento parla di un quadro. Abbiamo: Donna che legge, La tazza di te, Lydia che cuce nel giardino (che è il ritratto rappresentato nella copertina), Lydia alla guida della carrozza e Lydia seduta al telaio del ricamo.

E’ un libro molto bello, particolare nel suo genere, da questo leggiamo i pensieri di Lydia, il suo rapporto con la malattia, la sorella e la famiglia. E’ uno spaccato di vita che restituisce in un linguaggio semplice il ritratto di una donna che grazie all’arte vivrà per sempre.

“Ora capisco che la pittura di May crea una sorta di memoria. Che mi abbiano conosciuta o meno, lei proporrà al mondo un mio ricordo. E vedo anche dell’altro: mi raffigura come una donna che ha realizzato i propri desideri.”, il potere dell’arte non è un po’ come quello della letteratura?

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Diario di bordo – Giorno 12/03/16

Io: “Ciao! Ti volevo avvisare che all’incontro saremo in 15.
Potresti sistemarci da qualche parte?”
Bar: “Certo!”
*24h dopo*
Io: “Ehm, mi correggo, saremo in 18”
Bar: “Nessun problema :D”
*passano altre 24h*
Io: “Buongiorno, in realtà siamo in 20”
Bar: “Ok…vi lascio il privè”

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Alla fine eravamo in 22! Nonostante la pioggia e nonostante l’influenza (io e Lydia avevamo più fazzoletti in borsa che sangue in corpo) siamo riusciti a essere in tantissimi *-* Vi informo subito di una cosa importante, che sicuramente molti di voi si staranno domandando: Francesco era dei nostri! E vi dirò di più, ha perfino letto il libro. Volete saperla proprio tutta!? Gli ha ADDIRITTURA dato 8.5 come voto. Dite che lo ha fatto perché temeva per la sua vita? Molto probabile.

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Il nostro arrivo al Bar ricordava molto l’invasione degli orchi al fosso di Helm (ndr. per Daniela, Marika e Lydia, è una citazione del Signore degli Anelli u.u Avete visto che gente mi tocca frequentare?!)

A proposito delle condizioni atmosferiche pessime, vorrei citare un’affranta Marica e il suo “Io non li ho portati, pioveva troppo”. No, lei non parlava di ipotetici figli di cui temesse un malanno a causa di quel tempaccio, ma dei suoi…libri! Queste, siori e siore, sono le tipiche fobie che rientrano nella categoria: COSE DA LETTORI! Fissazioni del genere potrete trovarle o in noi o in qualche paziente ricoverato in manicomio ahah

(Mhmmm sarà per questo che Sabrina, la psicologa, si è unita al gruppo? Sta tentando di curarci in incognito?! Ci studia per la sua tesi?!)

I più attenti di voi, inoltre, si saranno accorti che ho nominato Marica, con la C. No, non è un errore di battitura. Abbiamo, ora, un paio di “doppioni”. Ci sono DUE Mari(c/k)e e DUE Patrizie, che giustamente sono pure amiche tra di loro. Poi abbiamo anche DUE Francesche (e un Francesco) e DUE Daniela. Insomma, se decidete di venirci a trovare non avrete molti problemi a ricordare i nomi. Vi basterà impararne quattro e potrete essere sicuri di parlare almeno con metà del gruppo di lettura.

(NB abbiamo anche una Lilia e una Lydia che se si presentano una dopo l’altra, qualche attimo di confusione potrebbero generarlo. Per fortuna Lydia nel suo essere una nazi di vocali, preciserà subito che il suo nome si scrive con la Y. Guai a sbagliare. Riesce ad essere più intimidatoria dell’ISIS quando è costretta a correggerti riguardo al suo nome)

Tornando all’incontro vorrei ricordare ancora una volta che eravamo in ventidue, quindi riuscite a immaginare quanto poteva essere grande la nostra tavolata? Il cameriere, dopo aver visto le nostre espressioni spaesate nel cercare di capire come sistemarci (“Mettiamo il tavolo a L? Lo sistemiamo a U? Cacciamo le signore che stanno sedute là?”) è intervenuto in nostro aiuto, mostrando inoltre una discreta abilità nell’incastro dei tavolo, talento dovuto forse ad anni di allenamenti a Tetris. Alla fine è’ riuscito a creare una tavolata di circa 60mq.

Devo ammettere che abbiamo avuto qualche difficoltà, all’inizio, a capire come fare a parlare tra di noi. Il lato ovest della tavolata ha tentato i segnali di fumo, la parte est ha usato il linguaggio dei segni (che però solo Lilia capiva) mentre noi a sud, sfoderando tonsille da far invidia alla Ricciarelli, cercavamo un approccio con chi avevamo di fronte. Vi dico solo che ad un certo punto pure il tizio che abitava nel palazzo davanti si è affacciato alla finestra per unirsi a noi, perché tanto sentiva tutto visto che ci sgolavamo. Ok, questo è un evento un po’ romanzato u.u ma spero sia servito a capire com’era la situazione.

Tra l’altro, durante tutto questo, c’era Francesca V. che scattava foto a una velocità sconcertate, roba che Fabrizio Corona “je spiccia casa” U.U

Alla fine, per fortuna, abbiamo trovato il nostro volume di voce (tutti tranne Paola, che ha continuato a comunicare tramite ultrasuoni) e siamo finalmente riusciti a parlare del libro. Che dire? Prende un bellissimo 7.9 e viene promosso da (quasi) tutti 😀 vi lascio con  l’articolo di Lydia ❤

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Quando arriviamo al momento di proporre i libri, però, torna a fare capolino un po’ di incertezza: come partire? A rompere gli indugi è Patrizia che senza esitazioni punta il dito su Laura esordendo con un “Tu, inizia tu!”. Potete immaginare il panico della poverina, al suo primo incontro? In anni di scuola e università sono sicura che nessuna insegnante le abbia mai giocato un tiro simile! Per fortuna, difesa da altre 20 persone che sono corse in suo soccorso (e da Francesca D. che si è offerta volontaria) il giro di proposte è partito senza grossi traumi.

Momento curiosità: come saprete, c’è la regola di dover presentare le trame a voce senza doverle leggere dal libro. Bene. Il nostro uccellino spia di cui non faremo il nome (Patrizia!) ci racconta che Marika durante il viaggio in treno per venire agli incontri si isola per ripassare, sottovoce, tutte le trame. ❤ ❤ Immaginate la scena? Chi la vedrà in quel momento è probabile che la scambi per una studentessa diligente in fase di ripasso pre esame, mica lo sanno che quella che sta ripetendo non è filologia romanza, ma la trama di “Mangia, prega, ama”! Tra l’altro, l’uccellino (sempre Patrizia u.u ) ha detto che per l’ultimo incontro la povera Marika si è dovuta alzare prima per cercare di finire il libro e venire preparata. Io la amo, non c’è altro da aggiungere *-*

Comunque devo dire che questa cosa del dover “spiegare” la trama invece di leggerla ha generato l’anarchia e molta rassegnazione:

Patrizia: “Allora ragazzi, cerchiamo di leggerla prima e poi riassumerla a voce ok?”
Tutti: “Oooookkey”
*Patrizia inizia a presentare i suoi libri cercando di dare al prossimo il tempo di leggere e memorizzare la trama. Conclude, passa la parola a Francesco*
Francesco: “Io porto questi due libri che *apre la trama da IBS e legge tutto, anche la bio dell’autore e 15 recensioni su anobii*

Alice-facepalm*MOMENTO FACEPALM*

Ad aggiudicarsi la vittoria, con otto voti, è stato “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie ❤ Tutti felici tranne Sara che lo ha proposto ahahah Per concludere, non so voi ma io sono tornata a casa sfinita ma felicissima. L’entusiasmo dei nuovi, la complicità che a ogni incontro si crea tra di noi (la tetta della monaca servita dal bar) hanno reso questo incontro davvero bello e unico 😀 Avrei tante altre cose da dire (tipo il fatto che abbiamo un sacco di gnoccolone rosse nel gruppo, roba che Sansa Stark sarebbe di troppo!) ma sono quasi arrivata a finire la seconda pagina del documento di testo e questo pezzo rischia di diventare una tesina più che un diario di bordo, quindi mi fermo.

Ci vediamo alla prossima puntata *-* vi aspettiamo numerosi!

PS: Se vi state domando il motivo per cui Daniela L. non viene mai nominata, non pensate che sia perchè si è comportata bene u.u era solo assente!

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…Sabrina! “Alice from Wonderland”

Per la rubrica “Un caffè con” di questa settimana abbiamo chiesto a Sabrina (QUI il suo bellissimo blog) di raccontarci della sua ultima lettura nel mondo di…no, wait, sembra che Alice non sia più a Wonderland. Curiosi di sapere dove sia finita? Leggete l’articolo per scoprirlo! 😀

Dimenticate la piccola Alice che cade nella tana del coniglio. Scordatevi i personaggi strambi che incontra sul suo cammino e le loro forme particolari. Nel romanzo “Alice from Wonderland” di Alessia Coppola ci ritroviamo davanti ben altro scenario. Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento e una ragazza viene ritrovata tra le strade di Londra, sola e senza ricordi. I suoi capelli biondi nascondono il volto di una giovane donna in cerca di se stessa. Questa ragazza, la nostra Alice, lotterà per ritrovare i suoi ricordi e durante questo viaggio particolare vivrà varie vite diverse e cambierà spesso nome. Per assurdo, Alice si è persa qui, nella realtà, per desiderare di ritrovare se stessa proprio in Wonderland.

“In fondo, siamo un po’ come gli alberi, noi umani: abbiamo bisogno di solide radici scavate nella terra e un cielo verso cui sollevare gli occhi. Io non avevo terra che ricordassi come la mia e non riconoscevo nemmeno quel cielo che mi sovrastava.”

Ma Alice non è la sola a trovarsi nel nostro mondo, a lei estraneo. Un incantesimo ha portato nella realtà anche i suoi compagni di avventura, in modi strani e del tutto nuovi: Rupert, il nostro Bianconiglio; Brent e Rent, Pinco Panco e Panco Pinco; ma, soprattutto, il caro Cappellaio Edmund, e Algar…

Due personaggi molto importanti, che nella vita di Alice, ormai donna, avranno un ruolo molto importante, e divideranno il cuore della giovane ragazza in due.

“«L’amore è folle. L’amore cos’è se non un tuffo nel vuoto senza paracadute? È un atto di fede, una confessione, così come una preghiera o un’opera d’arte. L’amore è un’altalena che oscilla tra sogno e realtà.»”

Tra luce e oscurità, Alice dovrà scegliere a quali sentimenti dare ascolto, a quale parte del suo cuore dar credito, convivendo con la consapevolezza che i suoi ricordi e la sua identità, messi alla prova duramente dagli eventi, non le mostreranno mai un quadro unico di ciò che è e che prova. Al tempo stesso l’obiettivo dei “matti” e di tutti gli altri personaggi dell’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll è quello di tornare a Wonderland, prima di invecchiare come normali umani nel mondo reale.

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La storia è affascinante, tempestata di rimandi steampunk e di citazioni, non solo di Alice nel paese delle meraviglie: durante il viaggio dei nostri personaggi persi nel mondo reale, ci imbattiamo in riferimenti e personalità celebri. Alice e i suoi compari sono inseriti in un mondo veritiero e palpabile, anche se con loro portano la magia di una terra che chiamano casa.

La trama è abbastanza semplice e in qualche modo avvincente, anche se manca qualche approfondimento di alcuni personaggi e si sente la mancanza di un vero nemico. La lotta è contro il tempo e la realtà, più che contro un personaggio. Ho adorato Algar e la caratterizzazione del suo personaggio, e no, non vi dirò a chi corrisponde nel mondo di Alice. Sappiate che è un bel giovane dai capelli scuri, dannato quasi quanto Dorian Grey…

Lo stile di scrittura è scorrevole e molto piacevole e ricrea un’atmosfera particolare di nostalgia, follia, con sfumature steampunk. Mi sarei aspettata un pochino di più da Algar verso il finale, e mi pare che Edmund abbia perso un po’ della sua moltezza nel passaggio da Wonderland al mondo reale e ci abbia guadagnato in sanità mentale, ma ho comunque apprezzato i suoi ragionamenti contorti. Il finale non definitivo e il motivo è semplice: a Maggio uscirà il seguel ❤

Tutto sommato, questo viaggetto tra i folli non è stato affatto male. Qualcuno ha voglia di un po’ di thè?

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“Il Circo dell’Invisibile”: sicuri di non aver paura?

Premetto che ho sempre avuto una sorta di terrore nei confronti del circo. Per carità, da piccola mi ci portavano e, inspiegabilmente, ho anche foto dove compaio piuttosto sorridente in braccio a figuranti vestiti da Topolino e Minnie al centro del tendone (ma questo credo sia dovuto solo alla mia passione/mania/fissazione per la Disney, notabile già all’epoca); ciò non toglie che a un certo punto della mia vita l’ho completamente abolito dalla lista dei luoghi che volevo visitare (sarà forse il fatto che i clown mi fanno letteralmente accapponare la pelle?).

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Per curiosità ho voluto leggere qualcosa che riguardasse una mia fobia ed eccomi qui, quindi, a parlarvi de “Il Circo dell’Invisibile”.

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Il libro è edito dalla Dunwich Edizioni, è lungo circa 230 pagine (compreso un estratto promozionale di un altro libro edito dalla stessa casa editrice) e lo potete acquistare sotto forma di ebook al prezzo di €2,99.

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La protagonista è Clio, una ragazza di strada che ricorda il suo passato e il modo in cui i suoi genitori l’hanno allontanata dalla loro casa, abbandonandola a sè stessa. La sua vita però cambia del tutto quando arriva in città il famoso “Circo dell’Invisibile”, un circo itinerante che porta con sè misteri e sparizioni. Entrarne a far parte sembra un sogno per Clio ma se così non fosse? Se il magico mondo del circo in realtà celasse un’amara verità?

Il libro è molto scorrevole e scritto in un linguaggio semplice e chiaro, probabilmente perchè indirizzato ad un pubblico molto giovane.
Le descrizioni e la velocità con cui si svolgono alcuni eventi, finale incluso, mi hanno invece lasciato un po’ di amaro in bocca. Il Circo dell’Invisibile è un luogo pieno di illusioni, siamo d’accordo, ma alcuni posti descritti ho faticato davvero tanto a immaginarli oltre al fatto che molti personaggi non riuscivo neanche a figurarli nella mia mente.

Se volete rilassarvi e concedervi una simpatica lettura senza impegno, vi consiglio questo libro. Se siete abituati a libri-mattoni, descrizioni esaustive e a pochi personaggi ma dal carattere deciso… bhe, meglio girare a largo 😛

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