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Castigo di Dio – Marcello Introna

Nella mia vita da lettrice mi sono imbattuta in tanti tipi di romanzi ognuno dei quali mi ha sempre suscitato diversi sentimenti più o meno positivi. Pochi sono stati quei libri che non mi hanno lasciato nulla. Sono del parere che un buon romanzo debba suscitare emozioni forti, sia esse positive o negative. Solo in quel caso mi posso ritenere soddisfatta. E devo dire che questo romanzo mi ha enormemente soddisfatta.

Ammetto che, prima della presentazione alla Libreria Libriamoci di Bitritto, non avevo mai sentito parlare di Marcello Introna e dei suoi romanzi (due, entrambi pubblicati da Mondadori). Casualmente una mia amica mi aveva chiesto, pochi giorni prima, se avessi letto il suo romanzo d’esordio Percoco ed io avevo candidamente ammesso che non sapevo nemmeno di chi stesse parlando.

Sarà stata una congiuntura astrale, una coincidenza, non saprei… sta di fatto che, incuriosita, mi sono recata a questa presentazione e sono rimasta letteralmente folgorata. Tanto da decidere di acquistare immediatamente il romanzo in questione: Castigo di Dio.

Il romanzo si apre nell’estate del 1943 e copre un arco temporale di quasi due anni narrando le vicende umane che girano attorno alla struttura de la Socia, un grande casermone costruito a Bari nel 1897 con lo scopo di offrire alloggi alla popolazione meno abbiente ma che, a lungo andare, era diventato un luogo di perversione e delinquenza.

Al suo interno, distribuiti su quattro piani, vi si trovava di tutto: dalle prostitute agli affari del mercato nero, senza tralasciare la prostituzione minorile, quei pochi uomini che abitavano lì solo perché non avevano altro posto in cui andare e altri traffici illeciti. A capo di tutto questo c’era un uomo che veniva chiamato Amaro.

Amaro era l’ossido che aggredisce il metallo, lo scorpione in attesa sotto la sabbia, la putrescina della carogna di un cane, era la guerra, il razzismo, l’opportunismo, il nazista che cavava denti d’oro ai deportati. Non provava affetto per nessuno e l’idea che nessuno ne provasse per lui lo irritava ancora di più perché lo leggeva come un gesto di mancata sottomissione.
Era cattivo. In un unico termine che meravigliosamente lo sintetizzava, era cattivo ed era nato così.
Un castigo di Dio.

 Nell’arco narrativo facciamo la conoscenza di diversi personaggi che girano attorno alla Socia e al “re” Amaro: Anna, la puttana letterata; i piccoli Francesco e Lorenzo; il prefetto corrotto Nicola Arpino; la famiglia Morisco a cui Amaro rapirà la figlia dodicenne; il commissario Michele De Santis; il giornalista Luca detto il Bardo e tanti altri.

A differenza di tanti altri romanzi in questo si nota la mancanza di un personaggio dai connotati positivi: nessuno dei protagonisti può portare una ventata di ottimismo, di “aria fresca” nell’atmosfera cupa e puzzolente della Socia.

Ognuno di loro è immerso nei suoi dolori, nei propri peccati. Negli abitanti della Socia c’è un’accettazione quasi passiva delle circostanze. E anche quando ci sono dei tentativi di ribellione non portano mai a nessuna svolta. Per quanto riguarda invece la classe politica dell’epoca viene dipinta come un manipolo di corrotti e viziosi, disposti a tutto pur di arricchirsi. Ed anche chi non ha lo stesso modo di pensare sembra quasi che faccia finta di non vedere pur di continuare la propria esistenza.

Castigo di Dio

Marcello Introna racconta tutto questo, amalgamando fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti con altri di pura fantasia. La narrazione è scarna, diretta, capace di trasmettere tutto l’orrore di quegli anni di una città in balia della guerra e che cercava di risollevarsi.

Ammetto che durante l’intera lettura sono stata pervasa da un senso di angoscia profonda. Però, come dicevo all’inizio di questa recensione, per me un buon libro deve suscitare qualcosa. E questo romanzo qui mi ha preso l’anima.

Da amante della storia sono stata affascinata dal racconto di un’epoca che è stata forse una delle più oscure dell’umanità. Inoltre un punto a favore (ovviamente per parere puramente soggettivo) è l’ambientazione: è stato un modo per conoscere meglio il passato della mia città, Bari, ed in particolare del quartiere nel quale sono nata, cresciuta e in cui ancora vivo.

Marcello Introna, durante la presentazione, ha dato prova di essere un uomo con una cultura vastissima e con un’onestà intellettuale non indifferente. E sono state proprio queste qualità che mi hanno spinto ad acquistare e leggere il suo romanzo. Qualità che ho ritrovato all’interno del libro e che me l’hanno fatto apprezzare ancora di più.

Spero di riuscire a recuperare presto anche il suo romanzo d’esordio. Nel frattempo non posso fare altro che consigliarvi la lettura de Castigo di Dio, un romanzo che vi aprirà gli occhi e che vi farà riflettere su quanto oscura e malvagia possa essere la psiche umana.

 

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Un’immagine esterna della Socia, palazzone sito su piazza Luigi di Savoia, costruito nel 1897 e demolito nel 1965

 


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 296
Prezzo: 19.00€

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I 5 libri consigliati dal libraio

Buongiorno lettori,
oggi vi riproponiamo una rubrica che, la scorsa volta, avete apprezzato molto: i cinque consigli del libraio. Stavolta Leggendo a Bari approda sugli scaffali di un’altra magnifica libreria della nostra città. Libreria 101 è, infatti, una magnifica oasi fatta di legno, libri e una selezione di libri che vi poterà a scoprire tante piccole chicche che vi faranno venire voglia di farvi adottare dal proprietario, Antonio, così da essere giustificati a rimanere tutto il giorno a spulciare sugli scaffali e annotare libri da mettere in wishlist.

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Non mi credete? Allora date un’occhiata ai titoli che Antonio ha scelto per voi e ditemi se non li volete leggere tutti!

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Irmgard Keun – DORIS, LA RAGAZZAMISTO SETA

Una scrittura incalzante, per un romanzo dotato di una ironia intelligente come poche. Quella ironia intelligente che solo le donne sanno avere.

La protagonista Doris è una giovane ragazza. Vive in provincia, nella Germania degli anni trenta attraversata da una crisi economica. Fa la dattilografa finchè non si stanca delle attenzioni moleste del suo capo e lascia il lavoro. Anticonformista di natura, è una “tipa sveglia” che vuole vivere divertendosi e soprattutto da protagonista. Si lancia alla conquista della ruggente Berlino, incurante dei costumi e dell’ ipocrisia dell’epoca. Le piace innamorarsi, e si innamora spesso. Vuole essere una stella del cinema, del teatro o del bel mondo…purchè una stella.

Quando dialoga con gli uomini o racconta di loro, che si tratti dei suoi amanti o corteggiatori, risplende tutto il suo acume e l’ umorismo fulminante. Tutto in questo romanzo, dalle riflessioni sulla vita e sull’amore agli incontri e gli episodi, mette in risalto e sottolinea le contraddizioni di quella società europea.

Imgard Keun è stata tra le più originali scrittrici del Novecento, le sue opere furono proibite dai nazisti e dato lo strepitoso successo del romanzo “Doris, la ragazza misto seta” si arrivò anche ad insinuare che non potesse essere stato scritto da una ragazza, perchè caratterizzato da troppa vivida intelligenza sociale.

“Padre nostro che sei nei cieli, concedimi una buona istruzione, fa’ questo miracolo, al resto ci penso da sola con un pò di rimmel”

 

César Aira – IL PITTORE FULMINATO

César Aira è consideratbtyo tra i massimi scrittori contemporanei del sudamerica.

In questo suo romanzo, uno dei più apprezzati, il pittore fulminato protagonista è Johann Moritz Rugendas, appartenete a una dinastia di pittori. Stando a quanto scrive Aira all’ inzio del romanzo è il migliore tra i <<pochi pittori viaggiatori davvero bravi>> avuti in Occidente.

Un pittore di genere, nello specifico della <<fisiognomica della Natura>>
Rugendas insieme al suo amico e collega più giovane Krause compie un viaggio tra la regione andina e l’ Argentina, per cogliere il volto nascosto della loro arte, ed è questo viaggio, con la natura misteriosa e affascinante, che fa da sfondo alle poche battute che si scambiano i due amici, alle riflessioni e alle speranze di Rugendas. Tutto questo ci viene magnificamente raccontato dalla scrittura di Aira che pare ipnotica. Ancora di più nell’episodio del temporale improvviso e dei fulmini che colpiscono lui e il suo cavallo.

btyRéjean Ducharme – INGHIOTTITA

Pubblicato per la prima volta nel 1966, Inghiottita è stato il romanzo d’ esordio di Rejean Ducharme. Portò l’allora ventiquattrenne e sconosciuto autore dal remoto Quebec direttamente in finale al Goncourt.

Persona estremamente schiva, sinceramente disinteressata alla mondanità, prima e dopo il successo letterario, e che non ha mai rilasciato un intervista. Il romanzo è meravigliosamente potente, ambizioso, sfacciato, duro e “selvaggio”. Protagonista è Bérénice, una bambina. Come l’ autore che l’ ha creata, vive e cerca un isolamento radicale, da cui trae vigore.

La solitudine è il mio palazzo..quando non sono sola mi sento malata, in pericolo.

E’ la sua ribellione al mondo degli adulti, perchè è un mondo ipocrita ma soprattutto fasullo. E ci si scaglia contro con veemenza, nessuno escluso, specie i suoi genitori, madre cattolica e padre ebreo. La ribellione verso la famiglia, gli artifizi dell’ età adulta, le istituzioni, l’ educazione, la religione. Nessuna esitazione neanche verso se stessa:

Ho la faccia ricamata di brufoli. Sono brutta come un posacenere pieno di mozziconi di sigari e sigarette…

La ribellione di Bérénice ha anticipato quella dell’ antagonismo politico che si sarebbe avuto qualche anno dopo, ma soprattutto è una ribellione vera, del singolo individuo, non adulto, contro tutti.

Lev Tolstoj – LA FELICITA’ DOMESTICA
In questo romanzo Lev Tolstoj adotta per la prima volta il punto di vista femminile e “Labty felicità domestica” sembra davvero scritto da una donna.

E’ un romanzo breve dalla scrittura che racchiude tutto il fascino e lo stile di un epoca: l’ Ottocento. Ha per protagonisti Mascia, una giovane e bella ragazza di diciassette anni e Serghièi Mikhailovic un uomo di trentasei anni, dedito al lavoro e ad una vita pacata. Tolstoj divide in due parti il racconto, nella prima ci porta a incontrare l’ amore, la sua nascita e l’innamoramento, nella seconda la complessità dell’ amore, la sua evoluzione e trasformazione in indifferenza e la vita coniugale con le sue difficoltà. Mascia, rimasta orfana a diciassette anni, si ritrova a vivere sola con la sorella minore Sonia e la governante Katia, in una casa di campagna, nella fredda campagna russa. Il dolore per la perdita della madre la porta all’apatia e alla perdita di ambizioni. Ma Serghièi Mikhàilovic, un caro amico di famiglia, specie del padre, arriva a portare un po’ di luce e spensieratezza in quella casa. La sua presenza è da subito benefica, e Mascia, che adesso non è più una bambina, così come la ricordava Serghièi, ritrova la leggerezza della sua età. Mikhailovic, però, non è certo un giovane ragazzo ne il tipo di uomo che può interessare a una diciassettenne quale è Mascia, eppure, forse anche per via di una opinione della madre della ragazza che anni prima aveva espresso come Mikhailovic fosse il tipo di brav’ uomo e compagno ideale per Mascia, incomincia a disegnare nella sua mente Serghièi come l’ uomo affascinante e romantico dei suoi sogni.
Mascia incomincia a interessarsi a Mikhailovic e tra i due inizia un corteggiamento fatto di bisbigli, confessioni a metà, impacciati camuffamenti fino a giungere al matrimonio. Mascia e Serghièi si sposano, lei con quella idea dell’ amore che non vede nella differenza di età un intralcio ai sentimenti, lui più assennato e pragmatico ma comunque desideroso di “illudersi”.

Si entra così nella seconda parte del romanzo in cui Tolstoj ci mostra tutta la complessità dell’ amore, la sua pericolosa trasformazione in indifferenza e la difficoltà della vita coniugale. Infatti il romanzo si concentra sul trascorrere della vita dei due coniugi prima nella casa in campagna, e poi nella città di San Pietroburgo. In città la vita mondana con la sua bellezza, seppur effimera, non lascia indifferente una ragazza giovane e bella come Mascia, che conosce il fascino dell’ alta società, il desiderio di viaggiare e soprattutto i corteggiamenti di altri uomini, mentre quello che cerca Serghièi è vivere la famiglia, la tranquillità di una felicità data dalla dedizione dell’ uno verso l’ altra. Quindi Tolsotj comincia a raccontarci le vicende della loro vita coniugale, gli ostacoli, le incomprensioni e i limiti fino alla rassegnazione dei sentimenti e all’abitudine.  Magnificamente tradotto da Clemente Rebora, tra i maggiori poeti italiani del Novecento.

btyMiguel Bonnefoy – ZUCCHERO NERO
Miguel Bonnefoy (nato a Parigi da madre venezuelana e padre cileno) ha una scrittura meravigliosa, caratterizzata dallo stile del realismo magico, la cui lettura affascina frase dopo frase già dal prologo che è un capolavoro.

C’è un vascello con a bordo un tesoro e un equipaggio di pirati, tra cui il famoso Henry Morgan. Il vascello naufraga tra le mangrovie dei Caraibi e scompare inghiottito dalla foresta.
E proprio lì, dove è scomparso il vascello con tutto il suo tesoro, adesso, a distanza di trecento anni, c’è un villaggio.

Tra gli abitanti del villaggio troviamo la bellissima Serena Otero con i suoi genitori. Una ragazza sognatrice e romantica che aspetta un uomo bello e forte di cui innamorarsi. Al villaggio però, come per un dispetto del destino, giunge Severo Bracamonte, uomo gracile e interessato solo al denaro e a trovare quel tesoro. I due sono distanti nei sogni e in ciò che desiderano, eppure Severo finirà per essere attirato nella rete della giovane Serena.

Le loro vicende si intrecceranno dando una svolta continua al romanzo, ambientato in una natura selvaggia e lussureggiante. Una natura bellissima e importante che porterà Severo, mentre continua a cercare e a non trovare quel tesoro, a dire che non è vero che quella terra è così vuota.

Una fiaba e una storia picaresca che come seconda chiave di lettura ci racconta un Venezuela afflitto da una ricchezza che non sa cogliere.

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Festa del papà: quali libri regalare?

A volte penso che mio padre sia una fisarmonica. Quando lui mi guarda e sorride e respira, sento le note.
(Markus Zusak)

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Quest’anno abbiamo deciso di lanciare il nostro “booksegnale” e chiedere aiuto agli amici della libreria Libriamoci per farci dare qualche consiglio su dei libri da regalare ai papà in previsione della loro festa il 19 marzo. Stefania e Christian si sono dimostrati come sempre di grande aiuto ed ecco alcuni dei titoli che ci hanno segnalato. Sono tutti libri illustrati pieni di colori ed emozioni, sicuramente adatti a papà che hanno bambini con cui poter condividere la lettura,  accoccolati sul divano,  sfogliando insieme queste perle fatte di immagini e parole ❤

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Gaetano e Zolletta – Un posto perfetto
Di Silvia Vecchini e Sualzo
Bao publishing

Gaetano, un papà intraprendente e dalle mille risorse, è disposto a tutto pur di trovare un posto unico e speciale da condividere con il suo piccolo Zolletta. Lo condurrà perfino sulla Luna, prima di scoprire che in fondo, per suo figlio, il posto perfetto non è poi così lontano da raggiungere, anzi è lì, proprio tra le sue braccia. Un fumetto dolce e divertente che con grande naturalezza racconta l’avventura di un papà e del suo bambino alla ricerca di un’esperienza speciale che li unisca ancora di più.

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Di Anthony Browne
Orecchio Acerbo

Non è sempre tutto rose e fiori il rapporto tra padri e figli. In questo meraviglioso albo dell’artista Anthony Browne, Anna ha un papà troppo occupato per badare a lei e questo la getta in uno stato di profonda solitudine. L’unica compagnia sono i gorilla, quelli dei suoi libri, dei suoi disegni. È talmente ossessionata che per il suo compleanno ha chiesto un gorilla vero, ma tutto quello che trova nel cuore della notte ai piedi del suo letto è un gorilla giocattolo. Dopo la delusione iniziale, il gorilla inizia a crescere fino a diventare vero. Così vero (e gentile) che l’accompagnerà a vivere tutte quelle piccole esperienze che avrebbe tanto voluto vivere con suo padre. Al termine di questa notte meravigliosa, Anna troverà ad aspettarla un papà affettuoso e bendisposto. Gorilla è un libro che abbatte i muri della realtà per dare voce all’immaginazione e all’inconscio di una bambina dai desideri inappagati, un libro incantevole in cui i bambini (e forse anche i genitori) si immedesimeranno con grande facilità.

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Chiedimi cosa mi piace
Di Bernard Waber e Suzy Lee
Terre di mezzo

Potrebbe essere una giornata come tante quella raccontata in “Chiedimi cosa mi piace”, in cui un papà e una bambina vanno fare una passeggiata nel parco, ma basta poco perché si trasformi nella giornata ideale. La narrazione è basata interamente su un gioco, un rapido susseguirsi di domande e risposte in cui il papà chiede (dietro comando) e la bambina risponde. Questo dialogo serrato lascia emergere l’energia e la spensierata felicità della bambina che piano piano contagerà il papà. Vengono fuori i gusti, le riflessioni spontanee e la grande intimità tra i due. A incorniciare il tutto i colori caldi e vibranti dell’autunno, le foglie che cadono e le anatre che emigrano.

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La signora dei funerali

image_bookIl libro di cui vi parlo oggi è “La signora dei funerali” di Madeleine Wickham, pseudonimo di Sophie Kinsella, autrice famosissima grazie alla serie di “I love shopping”, della quale leggo per la prima volta un romanzo.

Questa lettura mi ha positivamente sorpresa. “La signora dei funerali” è davvero un libro piacevole, scritto in maniera scorrevole e accattivante, con solo qualche punto discutibile che nel complesso non rovina quello che è un ottimo  romanzo.

Fleur Danexy è una bellissima donna che per guadagnarsi da vivere usa un espediente particolare: è solita imbucarsi a funerali di gente facoltosa, cercando di ammaliare gli inconsolabili vedovi con l’intento finale di rubare qualche migliaio di sterline per poi scomparire nel nulla. È un trucco che spesso le riesce e che decide di ripetere con Richard Favour, facoltoso gentleman inglese. Fleur si imbuca al funerale della defunta moglie dell’uomo e facendo forza sulla sensibilità di Richard, riesce in poco tempo a conquistarlo. Questa volta però accadrà qualcosa di diverso dal solito e il piano di Fleur non andrà a buon fine.

Quelli come te non finiscono mai distrutti. Sono gli altri che restano distrutti. Quelli che hanno la disgrazia di entrare in contatto con voi, quelli che vi accettano nella loro vita, quelli che sono così stupidi da fidarsi di voi. E non ha senso aspettarsi che persone del genere provino dispiacere x come si sono comportati. Devi soltanto farle uscire dalla tua vita il più rapidamente possibile e poi dimenticartene. Non bisogna continuare a tormentarsi

Il libro è scritto in terza persona e si contraddistingue per uno stile brillante e fresco in grado di coinvolgere il lettore. La vicenda si svolge tra Londra e Greyworth, luogo esclusivo di residenza dell’alta borghesia inglese, dove Fleur viene invitata a trascorrere l’estate in compagnia della famiglia di Richard. Qui conoscerà sua cognata Gilian, il dolce e brillante figlio minore, Anthony, l’insicura e fragile figlia maggiore, Philippa, e il suo ambizioso marito, Lambert. È impossibile non notare una lieve nota satirica nella descrizione degli esponenti di questa società, sempre impegnati solo e soltanto in svaghi superficiali come partite di bridges, golf o tea pomeridiani. Per Fleur si preannuncia dunque un’altra difficile sfida perché dovrà  ancora una volta integrarsi in una nuova famiglia senza che nessuno scopra i suoi veri intenti.

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Quella che superificialmente può sembrare solo una semplice commedia romantica nasconde anche qualcosa di più oscuro. La definizione che meglio si addice a questo romanzo è quella di commedia amara. Ogni personaggio sembra infatti avere un lato nascosto e l’autrice dimostra davvero una grande maestria nel delineare e caratterizzare in maniera approfondita tutti i personaggi. Della stessa Emily, la tanto amata e venerata defunta moglie di Richard, si sveleranno nel corso della narrazione aspetti che faranno vacillare l’immagine di madre e moglie perfetta che l’ha accompagnata quando era in vita. Lo stesso finale non si può definire un “happy ending”. Attenzione spoiler – Com’era infatti intuibile, Fleur alla fine decide di non derubare il povero Richard e la vicenda si conclude con il ritorno della donna a Greyworth. Il motivo per cui Fleur decide di tornare tra le braccia di Richard non è molto chiaro. Non si riesce infatti a capire se la donna contraccambi l’amore dell’uomo o sia semplicemente stanca di condurre una vita instabile e sfuggente e abbia quindi deciso di sfruttare la situazione per sistemarsi e vivere una vita tranquilla. Quello voluto dall’autrice è di sicuro un finale non convenzionale che non segue i canoni tipici della commedia romantica, in cui è l’inaspettato e passionale amore verso l’uomo che inizialmente Fleur voleva derubare, a far cambiare lei e il suo stile di vita. Anzi, direi che non c’è una vera e propria storia d’amore in questo romanzo. Sono infatti anche stata portata a pensare che tra Fleur e il viscido Lambert, che ha sposato Philippa solo ed esclusivamente per soldi, personaggio che si fa odiare durante tutto il romanzo, non vi sia poi troppa differenza. -Fine spoiler

Sono ancora indecisa se questo finale mi abbia soddisfatta o meno, ma è di sicuro un finale non banale e che fa riflettere. L’unico elemento negativo che posso attribuire a questo romanzo è proprio il modo in cui è scritto il finale. Tutta la vicenda è infatti risolta così velocemente (nel giro di appena due-tre pagine) che il romanzo sembra quasi interrotto a metà. Manca inoltre una descrizione degli eventi successivi: ad esempio, non si capisce se Richard scoprirà mai il fallito tentativo di Fleur di derubarlo, oppure cosa ne sarà della povera Philippa o degli altri personaggi. Sicuramente avrei preferito che questi aspetti fossero approfonditi per non lasciare il lettore con una sensazione di incompletezza.

In conclusione, la lettura di questo romanzo mi ha portata a scoprire un’autrice che non conoscevo e di cui sicuramente leggerò altri lavori; per cui consiglio caldamente la lettura di questo libro, leggero ma profondo allo stesso tempo.

Buona lettura!


Scheda del libro

  • Titolo: La signora dei funerali
  • Autore: Madeleine Wickham
  • Editore: Mondadori
  • Pagine: 285
  • Prezzo: 9.50 €
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Bar Sport

9788807884627_quartaOggi vi parlo del libro “Bar Sport” di Stefano Benni. Questa per me una recensione molto difficile da scrivere perché su questo libro, considerato un cult della letteratura italiana moderna, non ho un giudizio positivo da esprimere.

Ho conosciuto Benni grazie al gruppo di lettura, quando venne proposto un altro dei suoi libri “La compagnia dei celestini; un romanzo che ho trovato dalla lettura decisamente piacevole e divertente sebbene la trama fosse differente da quello a cui ero abituata, con un andamento decisamente estremo e a tratti addirittura iperbolico. Mi ha sbalordito soprattutto la capacità dello scrittore di creare neologismi e fare accostamenti linguistici davvero inusuali. Questa bella esperienza mi ha spinta quindi a voler conoscere altre sue opere  e ho deciso di leggere forse uno dei suoi più famosi romanzi, Bar Sport, nonché la sua opera prima.

Bar sport è un bar degli anni ’70, al cui bancone si alternano gli stereotipi di una moltitudine di personaggi, come il tecnico, il professore, il playboy e il nonno da bar; o anche la famosissima Luisona, una brioche presente in una teca di vetro che nessuno ha mai mangiato da quando è stata riposta lì dentro. Nello stile dell’umorismo iperbolico tipico di Stefano Benni, vengono descritti questi personaggi creando una metafora delle ossessioni, delle passioni, dei comportamenti, dei pregi e dei difetti tipici degli italiani.

La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo

Contrariamente a quanto mi aspettavo, la lettura è stata molto difficoltosa, lenta e pesante. Infatti per la prima volta non sono riuscita a leggere un libro tutto di seguito, ma l’ho alternato ad altre letture, leggendone ogni tanto qualche capitolo. Il sorriso iniziale che mi suscitava la comicità degli eventi si è infatti spento subito dopo i primi due-tre capitoli e si è trasformato in una smorfia di noia che è durata per il resto della lettura. In questo romanzo ho trovato le situazioni davvero troppo esagerate e forzate, surreali e prive di senso. La lettura è stata in sostanza monotona perché le situazioni e le azioni dei personaggi sono diventate quasi scontate e prevedibili anche nella loro stranezza ed eccentricità.

Uno dei capitoli che meno mi è piaciuto ad esempio è stato “Il grande Pozzi” nel quale si parla dell’impresa sportiva di due ciclisti, Pozzi e Girardoux. In questo capitolo si raggiungono poi livelli di surrealismo davvero al limite.

A quota 3450 metri cominciò a nevicare, e due fulmini colpirono il manubrio di Pozzi, che si fuse. Pozzi proseguì senza mani, ma Girardoux lo staccò subito di sei secondi. A 5800 metri la strada franò, ma il francese senza esitare si arrampicò sul ghiacciaio. A 7000 metri c’erano sei metri di neve, ma Girardoux continuò a salire benché il freddo fosse ormai insopportabile. Pozzi strozzò due lupi e si fece un tre quarti e un colbacco, ma mentre stava per raggiungere il rivale precipitò in un crepaccio pieno di bicchieri di carta e tovagliolini di picnic usati. Girardoux ridendo beffardamente arrivò in cima alla montagna e si buttò giù da ottomila metri con la bicicletta, arrivando leggero come una piuma sulla punta dei piedi

La mia esperienza con i libri di Stefano Benni per ora si conclude qui, perché per i motivi suddetti non credo leggerò qualcos’altro di suo almeno nell’immediato futuro.


Scheda del libro

  • Titolo: Bar Sport
  • Autore: Stefano Benni
  • Editore: Feltrinelli
  • Prezzo: 7.50 €
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Il miniaturista

Eccoci con un’altra recensione! Oggi voglio parlarvi di un libro che mi è piaciuto in modo particolare e che ho appena finito di leggere, “Il miniaturista” di Jessie Burton. Devo ammettere di avere un debole per le copertine e quando ho visto quella di questo libro in libreria, mi sono lasciata catturare e l’ho comprato, quasi senza leggere la trama.

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In questo romanzo, ambientato nel 1686 viene narrata la storia di Petronella (Nella) Oortman, una giovane ragazza proveniente dalla campagna olandese la quale viene data in sposa a un ricco e affascinante mercante di Amsterdam, Jhoannes Brandt. Per Nella si prospetta una vita agiata, costellata da eventi e divertimenti che la grande città rispetto alla campagna può offrirle. Nonostante il suo sia un matrimonio organizzato, la ragazza pensa di poter provare un amore sincero per il marito, dal quale lei si sente attratta. Jhoannes è infatti un uomo affascinante con una mente brillante, conoscitore di popoli e culture lontanissime grazie ai posti che ha visitato durante i suoi viaggi di lavoro. Ma i sogni e le aspettative di Nella saranno ben presto deluse. All’arrivo nella sua nuova lussuosa casa di Amsterdam, Nella trova ad accoglierla la cognata che si comporta come se fosse la padrona di casa e una domestica poco rispettosa. Per di più Jhoannes la evita in tutti modi possibili e la respinge anche quando lei cerca di sedurlo. Jhoannes non ha mai passato una notte con la giovane moglie e lei è sconfortata da quello che le appare un matrimonio incompleto, che non le darà mai la possibilità di crearsi una famiglia e che la destina ad una vita senza amore. L’unica attenzione che Jhoannes le riserva è un regalo di nozze particolare, una casa a stipetto in miniatura, una fedele e preziosa riproduzione della sua nuova casa.

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Nella non sa cosa fare del dono quasi infantile ricevuto, che definisce come “un monumento alla sua impotenza, alla sua maturità interrotta”. Un giorno, spinta dal tedio che caratterizza le sue giornate, decide di contattare un artigiano del luogo, un miniaturista al quale commissiona alcune miniature per la casa a stipetto. Da quel giorno la quotidianità di Nella viene scombussolata dall’oscura presenza del miniaturista, un personaggio con il quale non riesce mai ad avere un contatto diretto, ma che come suggeriscono gli inquietanti dettagli presenti sulle miniature, sembra conoscere a fondo la vita privata di Nella e dei sui familiari e sembra conoscere eventi che ancora non si sono verificati.

Pensavi di essere chiusa in una scatola, si dice nella, ma il miniaturista ti vede, ci vede.

PERICOLO SPOILER!!!

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L’intera vicenda si svolge ad Amsterdam e la capacità narrativa della Burton è in grado di catapultare il lettore tra i canali e le vie della città. Durante la lettura sembra quasi di poter sentire le urla dei mercanti per strade, il fruscio dell’acqua dei canali sotto il peso delle imbarcazioni mercantili e la frenesia che caratterizza l’importante porto commerciale. La Burton inoltre descrive in maniera molto dettagliata quella che era l’organizzazione sociale dell’Amsterdam del 1686. Il libro stesso è uno spaccato, “una miniatura”, della fiorente società mercantile dell’epoca.

Fin dalle prime pagine, il libro ha subito catturato la mia attenzione facendosi leggere in brevissimo tempo e capitolo dopo capitolo, come Nella, sono stata catturata dal fascino del miniaturista tanto da non vedere l’ora di arrivare alla fine per capire chi sia realmente questo personaggio. Il personaggio del miniaturista, che si scoprirà poi essere una donna, viene caratterizzato in maniera davvero intrigante in più di metà libro. Sembra di essere al centro di un thriller ambientato 400 anni fa, dove gli indizi sono da ricercare nei minuscoli e raffinati dettagli delle piccole opere che la miniaturista invia periodicamente a Nella. Mi ha però delusa come alla fine viene svelata l’identità della miniaturista, che viene risolta in poche pagine, lasciandomi con un senso di incompiutezza. La ragazza scopre che la miniaturista è la figlia di un orologiaio della città e viene a sapere anche di non essere stata l’unica ad essere stata oggetto delle sue attenzioni. La donna sembra essere a conoscenza dei segreti e dei tormenti di tutte le donne della città. Nella dopo una serie di tentativi di incontrare la donna di persona, riesce ad entrare furtivamente nella sua abitazione. Qui non trova la donna ma il padre che le rivela il segreto della misteriosa figura. A questo punto mi aspettavo una rivelazione entusiasmante, che spiegasse come la miniaturista sembrasse essere sempre dietro una finestra o dietro una tenda intenta a spiare la protagonista. Magari poteva rivelarsi un personaggio impensabile e insospettabile, uno stesso dei protagonisti. Insomma mi aspettavo qualsiasi tipo di spiegazione tranne quella mistica-fantastica.

Mia figlia guarda al mondo con grande stupore, madame. Ma lo ammetto: è spesso poco interessata alla forma in cui si presenta. Ha sempre detto che c’era qualcosa che non riusciva ad afferrare che lei chiamava appunto ‘il perenne fuggitivo’ […] Diceva che lo faceva perché vedeva dentro le loro anime, vedeva il loro tempo interiore, un tempo che non si curava di ore e minuti. […] Mia figlia credeva fermamente che quello che faceva avesse un senso. Ma ho cercato di avvertirla che il suo dono, la sua capacità di osservazione aveva un limite

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Ecco, alla fine dopo tutti i film mentali che mi ero costruita, le ipotesi, le congetture, la miniaturista si rivela una sensitiva con un “dono speciale” che le permette di leggere l’anima delle persone. Non so se a qualcuno questa conclusione possa piacere ma a me ha fatto letteralmente cadere le braccia. Avrei preferito una spiegazione più realistica e non di questo genere. Inoltre, dopo questa rivelazione, la miniaturista che fino a quel momento aveva avuto un ruolo centrale nella storia, viene dimenticata e passa completamente in secondo piano rispetto al resto della storia.

Questo è stato l’unico elemento del libro che non mi è piaciuto particolarmente ma a parte questo lo consiglio moltissimo e lo promuovo a pieni voti.

La vita di Nella sarà presto sconvolta da un ulteriore avvenimento. Verrà a conoscenza del segreto di Jhoannes che lo porterà presto alla morte. Nel libro viene infatti affrontato un argomento sicuramente molto attuale, quello dell’omosessualità. Il motivo per il quale Jhoannes non riesce ad avere un’intimità con la protagonista è l’attrazione che prova per gli uomini e non per le donne. Viene dunque messa in evidenza la realtà di essere omossessuale nel 1686, le terribili torture alle quali erano sottoposti chi veniva anche solo sospettato di essere colpevole di quello che all’epoca veniva considerato un crimine. Quando la ragazza scopre il segreto di Jhoannes, dopo un primo momento di dolore per il tradimento subito, gli rimane accanto, non lo giudica e cerca in tutti i modi di salvarlo dalla condanna a morte che pende sulla sua testa per il suo segreto ormai pubblico. Tra Jhoannes e Nella si instaura un rapporto particolare che non è amore ma è un sentimento ugualmente forte e potente. Questi ultimi capitoli trafelati, caratterizzati da una corsa contro il tempo in cui Nella cerca di salvare Jhoannes, accompagnano il lettore al più amaro dei finali, portandolo a chiedersi come abbia fatto l’uomo a compiere tali gesti verso i suoi simili in passato e a domandarsi se le cose siano effettivamente cambiate da all’ora.

In conclusione, vi consiglio di leggere questo libro perchè vi emozionerà dalla prima all’ultima pagina!

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Diario di bordo – Giorno 12/03/16

Io: “Ciao! Ti volevo avvisare che all’incontro saremo in 15.
Potresti sistemarci da qualche parte?”
Bar: “Certo!”
*24h dopo*
Io: “Ehm, mi correggo, saremo in 18”
Bar: “Nessun problema :D”
*passano altre 24h*
Io: “Buongiorno, in realtà siamo in 20”
Bar: “Ok…vi lascio il privè”

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Alla fine eravamo in 22! Nonostante la pioggia e nonostante l’influenza (io e Lydia avevamo più fazzoletti in borsa che sangue in corpo) siamo riusciti a essere in tantissimi *-* Vi informo subito di una cosa importante, che sicuramente molti di voi si staranno domandando: Francesco era dei nostri! E vi dirò di più, ha perfino letto il libro. Volete saperla proprio tutta!? Gli ha ADDIRITTURA dato 8.5 come voto. Dite che lo ha fatto perché temeva per la sua vita? Molto probabile.

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Il nostro arrivo al Bar ricordava molto l’invasione degli orchi al fosso di Helm (ndr. per Daniela, Marika e Lydia, è una citazione del Signore degli Anelli u.u Avete visto che gente mi tocca frequentare?!)

A proposito delle condizioni atmosferiche pessime, vorrei citare un’affranta Marica e il suo “Io non li ho portati, pioveva troppo”. No, lei non parlava di ipotetici figli di cui temesse un malanno a causa di quel tempaccio, ma dei suoi…libri! Queste, siori e siore, sono le tipiche fobie che rientrano nella categoria: COSE DA LETTORI! Fissazioni del genere potrete trovarle o in noi o in qualche paziente ricoverato in manicomio ahah

(Mhmmm sarà per questo che Sabrina, la psicologa, si è unita al gruppo? Sta tentando di curarci in incognito?! Ci studia per la sua tesi?!)

I più attenti di voi, inoltre, si saranno accorti che ho nominato Marica, con la C. No, non è un errore di battitura. Abbiamo, ora, un paio di “doppioni”. Ci sono DUE Mari(c/k)e e DUE Patrizie, che giustamente sono pure amiche tra di loro. Poi abbiamo anche DUE Francesche (e un Francesco) e DUE Daniela. Insomma, se decidete di venirci a trovare non avrete molti problemi a ricordare i nomi. Vi basterà impararne quattro e potrete essere sicuri di parlare almeno con metà del gruppo di lettura.

(NB abbiamo anche una Lilia e una Lydia che se si presentano una dopo l’altra, qualche attimo di confusione potrebbero generarlo. Per fortuna Lydia nel suo essere una nazi di vocali, preciserà subito che il suo nome si scrive con la Y. Guai a sbagliare. Riesce ad essere più intimidatoria dell’ISIS quando è costretta a correggerti riguardo al suo nome)

Tornando all’incontro vorrei ricordare ancora una volta che eravamo in ventidue, quindi riuscite a immaginare quanto poteva essere grande la nostra tavolata? Il cameriere, dopo aver visto le nostre espressioni spaesate nel cercare di capire come sistemarci (“Mettiamo il tavolo a L? Lo sistemiamo a U? Cacciamo le signore che stanno sedute là?”) è intervenuto in nostro aiuto, mostrando inoltre una discreta abilità nell’incastro dei tavolo, talento dovuto forse ad anni di allenamenti a Tetris. Alla fine è’ riuscito a creare una tavolata di circa 60mq.

Devo ammettere che abbiamo avuto qualche difficoltà, all’inizio, a capire come fare a parlare tra di noi. Il lato ovest della tavolata ha tentato i segnali di fumo, la parte est ha usato il linguaggio dei segni (che però solo Lilia capiva) mentre noi a sud, sfoderando tonsille da far invidia alla Ricciarelli, cercavamo un approccio con chi avevamo di fronte. Vi dico solo che ad un certo punto pure il tizio che abitava nel palazzo davanti si è affacciato alla finestra per unirsi a noi, perché tanto sentiva tutto visto che ci sgolavamo. Ok, questo è un evento un po’ romanzato u.u ma spero sia servito a capire com’era la situazione.

Tra l’altro, durante tutto questo, c’era Francesca V. che scattava foto a una velocità sconcertate, roba che Fabrizio Corona “je spiccia casa” U.U

Alla fine, per fortuna, abbiamo trovato il nostro volume di voce (tutti tranne Paola, che ha continuato a comunicare tramite ultrasuoni) e siamo finalmente riusciti a parlare del libro. Che dire? Prende un bellissimo 7.9 e viene promosso da (quasi) tutti 😀 vi lascio con  l’articolo di Lydia ❤

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Quando arriviamo al momento di proporre i libri, però, torna a fare capolino un po’ di incertezza: come partire? A rompere gli indugi è Patrizia che senza esitazioni punta il dito su Laura esordendo con un “Tu, inizia tu!”. Potete immaginare il panico della poverina, al suo primo incontro? In anni di scuola e università sono sicura che nessuna insegnante le abbia mai giocato un tiro simile! Per fortuna, difesa da altre 20 persone che sono corse in suo soccorso (e da Francesca D. che si è offerta volontaria) il giro di proposte è partito senza grossi traumi.

Momento curiosità: come saprete, c’è la regola di dover presentare le trame a voce senza doverle leggere dal libro. Bene. Il nostro uccellino spia di cui non faremo il nome (Patrizia!) ci racconta che Marika durante il viaggio in treno per venire agli incontri si isola per ripassare, sottovoce, tutte le trame. ❤ ❤ Immaginate la scena? Chi la vedrà in quel momento è probabile che la scambi per una studentessa diligente in fase di ripasso pre esame, mica lo sanno che quella che sta ripetendo non è filologia romanza, ma la trama di “Mangia, prega, ama”! Tra l’altro, l’uccellino (sempre Patrizia u.u ) ha detto che per l’ultimo incontro la povera Marika si è dovuta alzare prima per cercare di finire il libro e venire preparata. Io la amo, non c’è altro da aggiungere *-*

Comunque devo dire che questa cosa del dover “spiegare” la trama invece di leggerla ha generato l’anarchia e molta rassegnazione:

Patrizia: “Allora ragazzi, cerchiamo di leggerla prima e poi riassumerla a voce ok?”
Tutti: “Oooookkey”
*Patrizia inizia a presentare i suoi libri cercando di dare al prossimo il tempo di leggere e memorizzare la trama. Conclude, passa la parola a Francesco*
Francesco: “Io porto questi due libri che *apre la trama da IBS e legge tutto, anche la bio dell’autore e 15 recensioni su anobii*

Alice-facepalm*MOMENTO FACEPALM*

Ad aggiudicarsi la vittoria, con otto voti, è stato “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie ❤ Tutti felici tranne Sara che lo ha proposto ahahah Per concludere, non so voi ma io sono tornata a casa sfinita ma felicissima. L’entusiasmo dei nuovi, la complicità che a ogni incontro si crea tra di noi (la tetta della monaca servita dal bar) hanno reso questo incontro davvero bello e unico 😀 Avrei tante altre cose da dire (tipo il fatto che abbiamo un sacco di gnoccolone rosse nel gruppo, roba che Sansa Stark sarebbe di troppo!) ma sono quasi arrivata a finire la seconda pagina del documento di testo e questo pezzo rischia di diventare una tesina più che un diario di bordo, quindi mi fermo.

Ci vediamo alla prossima puntata *-* vi aspettiamo numerosi!

PS: Se vi state domando il motivo per cui Daniela L. non viene mai nominata, non pensate che sia perchè si è comportata bene u.u era solo assente!