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Notte a Caracas – Karina Sainz Borgo

Notte a Caracas di Karina Sainz Borgo edito da Einaudi Editore è stata una lettura rivelatrice e angosciante.

Rivelatrice perché mi ha aperto un mondo, quello delle rivolte in Venezuela; angosciante per le atmosfere descritte e vissute dalla protagonista.

Il libro si apre con Adelaida Falcòn che si ritrova ad affrontare il lutto per la perdita della madre. Sono sempre state loro due, madre e figlia con lo stesso nome e cognome che hanno diviso tutta la vita insieme.

Cercare di curare la madre non è stato semplice: i Figli della Rivoluzione hanno monopolizzato il mercato, ai cittadini mancano i beni di prima necessità, la moneta nazionale non ha più valore, per ottenere qualcosa dal mercato nero occorre avere molti soldi in valuta straniera (comunque considerata illegale dal Governo).

Ancora alle prese con l’elaborazione del lutto, Adelaida si vede sequestrare la casa da un manipolo di donne vestite di rosso, una specie di commando che agisce a volto scoperto e che riversa tutta la violenza e la crudeltà di cui è capace sui più deboli.

Inizialmente la nostra protagonista è intenzionata a riprendersi la sua casa con dentro la sua vita e i suoi ricordi (oltre agli ultimi averi della madre) ma, dopo essere stata malmenata, decide di rifugiarsi dalla sua vicina.

Anche questa decisione nasconderà una macabra sorpresa: Adelaide, introdottasi in casa, troverà il corpo di Aurora Peralta privo di vita. Cosa fare a questo punto? Adelaida non sa dove andare, non ha nessuno che possa aiutarla. Può un evento del genere essere il propulsore per una inventarsi una nuova vita e cercare di rinascere?

Notte a Caracas

La giornalista Karina Sainz Borgo, al suo romanzo d’esordio, porta alla luce quella che è la situazione venezuelana. Un Paese che negli anni Cinquanta è stato meta dell’immigrazione europea, un Paese in cui varie nazionalità sono riuscite ad amalgamarsi e a convivere pacificamente.

Ero nata e cresciuta in un paese che aveva accolto uomini e donne di un’altra terra. Sarti, panettieri, muratori, idraulici, commessi, commercianti. Spagnoli, portoghesi, italiani e qualche tedesco che erano andati a cercare alla fine del mondo un posto in cui reinventare il ghiaccio.

Un Paese che, dopo un periodo di boom economico, si ritrova in piena rivolta, preda di delinquenti, con la violenza che la fa da padrona e con i diritti basilari negati a chi non poteva permetterseli.

Questa situazione ci viene raccontata dal punto di vista di Adelaida, una donna di trent’anni che ricorda quando nella sua città si stava meglio. E ci racconta anche questa parte di storia, attraverso dei flash back, in una sorta di contrapposizione tra passato e futuro.

La scrittura è asciutta, diretta. Il libro è pervaso dall’angoscia che viene provocata dalla situazione invivibile. Ma, a sprazzi, si impone prepotentemente una voglia di riscatto e di rinascita anche se questo potrebbe significare abbandonare il proprio paese natale.

Notte a Caracas è un romanzo forte, feroce. Un romanzo in cui la protagonista deve fuggire da tutto, anche da se stessa, per ritrovare finalmente un po’ di pace.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi Editore
Pagine: 203
Prezzo: 17.00€
Voto: 8.5/10

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Favola di New York – Victor Lavalle

Uscito per Fazi Editore lo scorso 6 giugno, Favola di New York di Victor Lavalle è il tipico libro che ti attrae per la copertina coloratissima (seppur con colori bui).

Premetto che non potrò dire molto della trama senza rischiare di incorrere in qualche grosso spoiler e questo, unito all’originalità della storia, renderà questa recensione alquanto complicata.

Lillian, giovane immigrata di origini ugandesi, incontra e si innamora del giovane Brian. Insieme, dopo il matrimonio, hanno un figlio a cui danno nome Apollo. Ad un certo punto Brian sparisce nel nulla lasciando ad Apollo solo una scatola con alcuni oggetti tra cui un libro di favole.

Apollo cresce così con la madre, un perfetto figlio di New York. Sin da piccolo prova un amore sviscerato per i libri, soprattutto per quelli rari, e sarà proprio questa passione a farlo diventare un commerciante di libri.

Ed è grazie alla sua professione che incontra Emma, una giovane e bellissima bibliotecaria. Dopo diversi mesi di corteggiamento, finalmente Emma accetta l’invito di Apollo e da qui inizia una storia d’amore che si coronerà con il matrimonio e la nascita del piccolo Brian.

Ma, purtroppo, non sarà l’happy ending che tutti si potrebbero aspettare. Infatti, la nascita del piccolo Brian, andrà ad incrinare il rapporto di coppia: Apollo inizierà a risentire dell’abbandono paterno e quindi farà di tutto per essere per Brian quello che a lui è mancato. Emma, dopo un iniziale momento di felicità, inizia ad avere atteggiamenti strani che la allontaneranno sia dal marito che dal figlio.

Inoltre inizieranno ad accadere cose strane: foto inviate da personaggi anonimi sul telefono di Emma e che spariranno dopo poco, un gruppo di donne che compariranno all’improvviso e sembreranno plagiare Emma fino a farle commettere un gesto orribile.

Ma davvero il gesto compiuto da Emma è quello che sembra? Cosa si nasconde dietro? Spetterà ad Apollo intraprendere un’avventura per scoprire la verità e per riportare un po’ di normalità nella sua vita.

Favola di New York

Victor Lavalle ha partorito un romanzo che, a mio parere, è parecchio strano. Non è assolutamente possibile incasellarlo in un genere poiché è un miscuglio di vari generi: si va dalla narrativa al fantasy, passando per il mistery con un pizzico di horror.

La scrittura è fluida, accattivante e garantisce una lettura scorrevole e continuativa. Nonostante la stranezza delle vicende raccontate, il lettore non può fare a meno di rimanere incollato alle pagine per sapere come va a finire questa “favola”.

Favola di New York di Victor Lavalle è una storia che ci insegna che i veri mostri non si celano solo nelle oscurità di caverne e anfratti ma che, molte volte, vivono dentro di noi e si manifestano nelle maniera più impensabili. E ci insegna che il e vissero felici e contenti è quasi un’utopia tranquillamente rimpiazzabile con la gioia dei momenti quotidiani.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 510
Prezzo: 20.00€
Voto: 7/10

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Il prigioniero del cielo – Carlos Ruiz Zafón

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Il prigioniero del cielo, terzo volume della tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati, cerca di dare delle risposte alle domande che i libri precedenti avevano lasciato nella mente del lettore, di comporre un puzzle di indizi disseminati ovunque, ciò nonostante, mai, la scrittura di Carlos Ruiz Zafón si presenti rasserenata e risolutrice.
Sempre nell’animo del lettore rimane un’amara inquietudine, una richiesta di senso, una percezione di vuoto incolmabile.
Nel dicembre dell’anno 1957 a Barcellona Daniel Sempere – protagonista indiscusso de “L’ombra del vento – si occupa della libreria di famiglia assieme al padre e all’ormai amico fidato Fermín.
Un giorno entra in libreria uno strano individuo, evidentemente segnato nel corpo dagli orrori della guerra, che compra una preziosa edizione de “Il Conte di Montecristo”, pagandola quasi il triplo del valore originale, e, dopo aver apposto una dedica alquanto inquietante, chiede a Daniel di consegnarla immediatamente a Firmín.

A Firmín Romero de Torres che è tornato
dal mondo dei morti e possiede la chiave del futuro.
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Come un vero e proprio sigillo infernale questa dedica spalanca la porta di un passato oscuro e lascia che antichi fantasmi facciano visita a un presente apparentemente tranquillo e a Daniel che, per scoprire molteplici verità nascoste, dovrà addentrarsi in un labirinto costellato di maledizioni e di torbidi sospetti.
Firmín, protagonista secondario dei volumi precedenti, diverrà il punto focale di questo romanzo, il punto di congiunzione, facendo venire a galla gli aspetti più oscuri e inaspettati del suo vissuto che si profila come una ferita infetta ancora pulsante.
Firmín, novello Mattia Pascal, era stato quasi costretto a cambiare identità, a diventare un fantasma, un individuo che in realtà “non esiste”:

Durante la guerra civile e grazie ai sinistri uffici dell’ispettore Fumero, che a quei tempi, prima di passare dalla parte dei fascisti, faceva da macellaio al soldo dei comunisti, il mio amico era finito in galera, dove stava per perdere la ragione e la vita. Quando era riuscito a tornare in libertà, vivo per puro miracolo, aveva deciso di adottare un’altra identità e di cancellare il proprio passato. Moribondo, aveva preso in prestito un nome visto su un vecchio manifesto che annunciava una corrida nell’Arena Monumental. Così era nato Firmín Romero de Torres, un uomo che inventava la propria storia giorno dopo giorno.

La narrazione, sull’onda del flashback, si muove, attraverso due registri temporali, tra passato e presente, tra le vicende del 1939 raccontate da Firmín e quelle del 1957 raccontate da Daniel; il gioco prospettico e polifonico che ne deriva è senza dubbio ben riuscito.
È proprio questo andirivieni temporale a conferire al romanzo di Zafón un tratto realistico che non riesce a controbilanciare perfettamente il tratto poetico della penna dello scrittore, ma anche a far luce sui tratti più oscuri e incomprensibile di un’intricata vicenda

 

 


 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 352
Prezzo: 12,00 €
Voto: 7/10

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Canta, spirito, canta – Jesmyn Ward

Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward edito da NN Editore è uno dei romanzi che è tornato con me a casa dal Salone Internazionale del libro di Torino.

Secondo libro della Trilogia di Bois Sauvage, ed uscito il 2 maggio scorso, questo libro è stato un vero e proprio viaggio spirituale attraverso gli spiriti (scusate il gioco di parole).

Romanzo corale, in Canta, spirito, canta viene raccontata la storia di una famiglia, quella di Jojo, con molti problemi e qualche dono.

Leonie, la madre di Jojo, è una presenza incostante nella vita dei figli. Donna di colore sposata con un uomo bianco, odiata dai suoceri, uno spirito materno pressoché assente ed un marito in galera, abusa di droga ed ha comportamenti che oscillano tra l’infantile e l’egoistico.

Pop e Mam, invece, sono i nonni di Jojo e sono per lui un punto fermo. Esattamente come lo è lui per la sorellina Kayla.

Quando Michael, il padre di Jojo, uscirà di galera, Leonie deciderà di intraprendere il viaggio verso la prigione con entrambi i suoi figli ed un’amica.

Questo viaggio sarà il fulcro del romanzo, sarà il racconto che ci farà addentrare in quella che è la psicologia di tutti i personaggi, regalando loro quasi consapevolezza di sé e del mondo che li circonda.

Canta, spirito, canta

Fedele alle antiche credenze, questo romanzo non tralascia la componente mistica delle vite: Mam ha una connessione con la terra e con gli spiriti che sembra aver tramandato al giovane Jojo. E sarà proprio durante il viaggio verso la prigione che Jojo, lontano dalla presenza rassicurante dei nonni, scoprirà che non tutti gli spiriti raggiungono la pace ma che, alcuni di loro, rimangono a vagare sulla terra.

E alcuni di questi spiriti sono fortemente legati alla sua famiglia e solo riunendola si potrà raggiungere una pace non solo terrena ma soprattutto spirituale.

Jesmyn Ward, in questo romanzo, traccia alla perfezione la condizione degli uomini di colore nel Mississippi. Inoltre riesce a trasmettere al lettore il legame che unisce gli esseri viventi alla terra ed agli spiriti attraverso le loro credenze.

Una scrittura diretta ed essenziale, a volte anche violenta, viene usata per tratteggiare le vite di questi protagonisti regalandoci un romanzo corale che scava nelle profondità dell’animo ma che non regala la pace, anzi. Alla fine della lettura il lettore si troverà sospeso in una bolla di angoscia che sarà difficile da abbandonare.

Come dicevo all’inizio Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward è il secondo libro di una trilogia ma può essere benissimo letto da solo trattandosi di un romanzo a sé stante e autoconclusivo.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: NN Editore
Pagine: 269
Prezzo: 18.00€
Voto: 8/10

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Ottanta rose mezz’ora – Cristiano Cavina

12as1Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustrati: voglio dire, siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi? Una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena, che riceve fra un turno di lavoro e l’altro in un monolocale che sa di umido e dell’odore morente di un falso gelsomino? Io sì. Che Dio mi maledica, io sì. Ed è stata la storia più pura e innocente di tutta la mia fasulla vita di merda.

Così esordisce Cristiano Cavina con il suo ultimo romanzo dal titolo che è tutto un programma: Ottanta rose mezz’ora.
Leggendo l’incipit il mio primo pensiero è andato a Buzzati e al suo un amore, ma no, qui Cavina ci parla di una storia completamente diversa, dove Chantal (o Sammi, come la soprannominerà lui) una prostituta non lo è ancora.

Diego scrive, o meglio, non scrive più da un pezzo ma continua a fare la vita dello scrittore mediamente famoso, campa di ospitate, interviste e corsi di scrittura. Chantal insegna danza senza molto successo a bambine grassottelle e cerca di tirare avanti con quei pochi soldi che racimola. I due si conoscono per caso, lui nota subito il sedere di lei, le sue fossette, i suoi capelli neri (ma soprattutto il sedere in effetti) e ci prova sfoderando la sua simpatia, ma Chantal ha un uomo in moto che la passa a prendere e quindi non c’è verso: uomo col chiodo batte scrittore squattrinato, almeno per il momento. Diego continua ad incontrarla per via di un corso di scrittura che tiene nello stesso edificio dove lei insegna danza e pian piano, complice anche una crisi con l’uomo in moto, Diego diventa il suo nuovo ragazzo. La relazione tra i due è soprattutto di natura carnale, la passione è talmente tanta che li porta a fare l’amore in vicoli bui della città contro saracinesche abbassate.
La situazione economica non è delle migliori per entrambi e di pari passo alla crescita della loro relazione, crescono anche i problemi legati al denaro, Diego non fa che viaggiare e Sammi trova un secondo lavoro, ma è durante una serata assieme che la donna ha un’idea: farsi pagare per le proprie prestazioni sessuali. E’ un gioco a tempo il loro, per risollevarsi, solo per ripagare i debiti, si dicono. Il corpo di Sammi avrà quindi un prezzo: 80 rose mezz’ora, 150 un’ora.
Diego le rimane accanto tutto il tempo, spia lei e gli altri uomini durante gli incontri ma la notte ritornano a stringersi assieme nel loro letto. Tutto sembra avere un equilibrio, ma quella che pareva una scelta fatta a cuor leggero avrà delle ripercussioni inaspettate e importanti nella vita di entrambi.

Ottanta rose mezz’ora è una storia d’amore, un amore fiabesco e scabroso al contempo, due aspetti che rendono la relazione un disarmonico equilibrio, incredibilmente normale. La storia è un crescendo, si entra subito nella vita dei due protagonisti e si rimane ammaliati dal loro, se pur perverso, legame. Il ritmo della narrazione è vorticoso, ti rapisce sin dalle prime righe e ti lascia incredulo a fine lettura, proprio per l’assurda piega che prende la storia. I personaggi hanno vite discutibili, è vero, ma le vicende, e soprattutto il modo in cui queste vengono narrate, ti portano a pensare che le loro siano state scelte obbligate. Nessun giudizio morale quindi per Sammi e Diego.
La vera protagonista della storia è la donna in copertina, Sammi, ragazza giovane e bellissima, preda e carnefice, da una parte proprietaria indiscussa della propria vita che non si piega mai al volere altrui, dall’altra vittima delle esigenze economiche che la porteranno a mettere in vendita il proprio corpo.
Sammi sembra in grado di separare la propria carne dalla propria anima, ma rimane una persona, una donna, e a lungo andare, quando entra in gioco un’altra vita, il peso della propria diventa insostenibile.

Ottanta rose mezz’ora è una storia turbolenta ma per certi versi comunissima che racconta di un amore incomprensibile agli occhi dei più, tenace ma fragile, che si spezza, come succede nella vita vera, quando non ha più la possibilità di evolvere.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore:  Marcos Y Marcos
Pagine:  206
Prezzo: 17,00€
Voto: 8,5/10

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La Malalegna – Rosa Ventrella

Questa storia comincia in Puglia, nelle terre d’Arneo a Copertino, la voce narrante è quella di Teresa che ormai donna e madre racconta la sua infanzia durante la seconda guerra mondiale. La sua era una famiglia di contadini in una terra molto povera, controllata da un barone egoista e i suoi sgherri. La madre di Teresa, Caterina, è una donna bellissima e questa sua bellezza rappresenta una condanna, perchè le sue curve, il suo attirare gli sguardi maschili provoca nei paesani voci e rimproveri: essere bella è un difetto agli occhi della povera gente. Questo dono è stato ereditato da Angelina, sorella più piccola di Teresa di qualche anno e anche per lei sarà una condanna.

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Perchè la vita è difficile e in tempi di guerra patire la fame è all’ordine del giorno: di fronte alla possibilità di non poter dare da mangiare alle sue bambine, Caterina, mentre il marito è lontano, deve prendere una decisione importante, deve scegliere il meglio per le figlie. E così comincia, una volta alla settimana, a presentarsi alla villa del barone: tutte le volte torna con cibo e denaro che permettono alla piccola famiglia di andare avanti e sopravvivere.

Ma una scelta, anche se necessaria, ha delle conseguenze: la malalegna, la malalingua, si diffonde in paese, così come lo scuorno (che io ho interpretato -da non pugliese- come vergogna) che inizia ad attanagliare l’animo di Caterina per non abbandonarla mai più. Ma il nostro racconto va avanti, perchè anche se la guerra finisce i problemi non si risolvono, ma sembrano aumentare. La vita di questa piccola famiglia sembra non riuscire a risolversi al meglio. La questione dei contadini e delle terre fa da sfondo al crescere di Teresa e Angelina, sorelle così diverse ma allo stesso tempo così unite da restare legate oltre la morte. Angelina cresce, diventa sempre più bella e sogna l’amore che ha letto nei suoi romanzi rosa. Teresa assiste, silenziosa, al tempo che passa e si innamora di un contadino. Quando l’amore sembra essere arrivato per Angelina, qualcosa si spezza e la sua vita viene travolta da una serie di decisioni che le cambieranno l’esistenza.

Teresa ricorda e racconta la sua giovinezza, sua sorella, a lei dedica momenti e pensieri in un presente in cui è tornata assieme ai genitori in quella casa di contadini, dove dormivano tutti in un’unica stanza e dove i segreti di famiglia devono essere svelati e risolti una volta per tutte.

“La malalegna” è un romanzo non semplice, un romanzo che ha come protagoniste tre donne e come narratore una di loro. Sembra che Teresa più che vivere la vita, venga trascinata da essa, come se lei stessa stesse leggendo passivamente un libro in cui quello che emerge è un amore mescolato ad odio per la sorella Angelina, un amore quasi lontano, distante, per la madre Caterina e per il padre. La sensazione che rimane alla fine della lettura è di tristezza, si rimane sconsolati, quasi che pagina dopo pagina un velo di inquietudine si sia abbassato su di noi.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 269
Prezzo: 18€
Voto: 7/10

 

 

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Carne viva – Merritt Tierce

Ci sono alcuni libri che, da sola, non leggeresti proprio mai. In questo il gruppo di lettura mi ha davvero aiutato molto: ho ampliato il mio raggio di lettura, provato alcuni generi che mi “preoccupavano” e conosciuto tantissimi nuovi autori. Carne viva di Merritt Tierce edito da SUR è uno di quei libri che, da sola, non avrei mai guardato ma che ho scoperto grazie alla mia amica Ilaria.

E sempre grazie ad Ilaria che l’ha proposto è diventato la nostra lettura del mese.

Carne viva è la storia di Marie, una giovane ragazza che lavora in un ristorante. Ha una figlia che vive con il suo ex marito e che vede poco. Dopo il fallimento del suo matrimonio ha cambiato diversi lavori ed ha abitato in posti squallidi. Ma il vero problema di Marie non è questo.

Perché se sul lavoro tutto procede bene e lei è una delle migliori, la sua vita privata è costantemente sull’orlo del precipizio. Il suo costante bisogno d’amore si trasforma in atteggiamenti autolesionisti, corrosivi e umilianti.

Infatti Marie passa velocemente da un uomo all’altro mandando all’aria qualsiasi relazione a lungo termine le possa appartenere. E con questi uomini non solo si concede sessualmente (anche a più di uno contemporaneamente) ma si lascia andare all’uso di droghe più o meno forti ed infine, quando sente di aver deluso per un qualsiasi motivo, uno qualsiasi di questi uomini, si procura dei tagli (a volta si incide proprio i nomi o le iniziali di questi uomini).

Carne viva

La Tierce ci racconta la storia di vita e di dolore di una giovane donna abbandonata a se stessa e quasi incapace di reagire.

Il titolo del romanzo, Carne viva, crea un bizzarro collegamento tra quello che è il lavoro di Marie (i pezzi di carne macellata che illustra agli avventori del ristorante) e quello che si autoinfligge. Ma non solo, di carne viva sono fatti anche gli strappi interni che squarciano l’anima della protagonista e che non trovano sollievo.

Un romanzo psicologicamente pesante, accompagnato da una scrittura dura e cruda, una storia che non lascia nulla all’immaginazione e che, più di una volta, ho dovuto interrompere per qualche minuto prima di proseguirne la lettura.

Carne viva è un romanzo per stomaci forti, forse non apprezzabile da chiunque, ma sicuramente una lettura che lascia il segno.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Big Sur
Pagine: 220
Prezzo: 16.50€
Voto: 8/10