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L’amore, quando tutto è perduto – Isabelle Autissier

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Francia – Louise e Ludovic, giovane coppia parigina, decidono di partire per un viaggio in barca per allontanarsi un po’ dalla monotonia del lavoro in ufficio e dalla vita di città. Sembrerebbe l’inizio di un’avventura, di un viaggio liberatorio e di un ampio respiro a pieni polmoni verso la libertà dalla quotidianità, ma si trasformerà ben presto in altro. Ad un certo punto, i due decidono di fare un’escursione non programmata sull’isola deserta di Stromness, ma qualcosa va storto. La natura si ribella e una tempesta li coglie del tutto impreparati. Louise e Ludovic si rifugiano in una vecchia costruzione e attendono la fine del brutto maltempo. Ciò che li aspetta però oltre il varco è sconvolgente: la loro nave è scomparsa, del tutto inghiottita dai moti del mare insieme a provviste, beni di prima necessità e ovviamente, insieme alla loro unica via di fuga.
Da qui ha inizio una difficile e tormentata convivenza in un mondo estraneo e impervio. Realizzano che nessuno sa che loro sono lì e che quella non è la stagione nella quale le navi scientifiche approdano sull’isola. Capiscono dunque che  dovranno sopravvivere. Iniziano a cibarsi di pinguini e a vivere di rituali. Avere un rituale li fa stare meglio, tiene le loro menti occupate: alzarsi la mattina, fare un po’ di attività fisica, spennare pinguini

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Isabelle Autissier

e cuocerli alla meglio. Addirittura trovano della carta e, riuscendo a costruire una penna, segnano il passare dei giorni con qualche sporadico appunto della giornata. Ma quanto può durare un equilibrio così precario? È naturale che il loro rapporto, messo alla prova e stressato dalla situazione, inizi ad incrinarsi. Una tempesta e un conseguente disagio da affrontare per sopravvivere che si tramutno  in una burrasca altrettanto pericolosa: il loro rapporto messo in discussione. Da ciò ne deriva uno spaventoso senso di solutidine: la società e i comfort sembrano assai lontani e mancano da far male. Ma loro appartengono ancora alla società? Di certo coltivare dei ricordi può diventare un modo per non cedere alla disperazione. La ricerca di un barlume di civiltà ogni tanto da loro la forza di affrontare un altro giorno, ma quanto possono resistere? Quanto è forte la natura e in che momento l’egoismo della propria sopravvivenza rischia di superare l’amore, l’affetto, tutto ciò che c’è stato? Lontani da ogni punto di riferimento sociale, i protagonisti si sgretolano psicologicamente, la società dell’abbondanza li ha privati dei riflessi necessari per sopravvivere e rimanere integri. Come andrà a finire questa vicenda è tutto da scoprire e da gustare, insieme ai numerosissimi spunti di riflessione che ne scaturiscono.
Ero partita con molti pregiudizi su questo libro, e sono contenta di essermi ricreduta. E’ stata una lettura piacevole e appassionante!

Autore: Isabelle Autissier
Editore: Rizzoli
Pagine: 205
Prezzo: 17,00 €

 

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“Unforgiven” – Lauren Kate

Il 12 gennaio scorso è stato pubblicato da Rizzoli un nuovo romanzo facente parte della saga Fallen di Lauren Kate. Il romanzo in questione è Unforgiven.

Questo quinto romanzo segna un po’ l’inizio di una nuova saga avete come protagonista l’angelo caduto Cam che, ispirato dall’amore eterno tre Lucinda e Daniel, decide di cercare l’unica ragazza che lui abbia mai amato durante il corso della sua vita immortale: Lilith.

Quello che Cam ignora è che, a causa di qualcosa accaduto dopo la loro rottura, l’anima di Lilith è stata condannata da Lucifero a vivere in eterno mille inferni che si concludono tutti, inevitabilmente, con la morte della giovane.

Per salvare Lilith, Cam è costretto a stringere un patto con Lucifero: ha quindici giorni a disposizione per riuscire a farla innamorare di nuovo. Al termine di questi quindici giorni, se riuscirà nel suo intento, lui e Lilith saranno liberi. In caso contrario, Cam sarà relegato nell’Inferno come braccio destro di Lucifero.

Inizia così la sfida di Cam. Dovrà scontrarsi con l’odio viscerale ed apparentemente immotivato che Lilith nutre nei suoi confronti e con i sotterfugi ideati da Lucifero per far fallire l’opera dell’angelo caduto. Inoltre, in questo inferno creato su misura per lei, Lilith è una ragazza sola ed emarginata, vittima di bullismo e violenza psicologica, senza sogni né speranze per il futuro.

Ma non sarà né la perdita del suo bell’aspetto fisico né le varie astuzie malvagie del Diavolo a far desistere Cam. Forte dell’amore che prova per Lilith e della speranza che la storia di Luce e Daniel gli hanno trasmesso, farà di tutto per riconquistare la sua amata e la loro libertà. Soprattutto dopo aver scoperto per quale motivo l’anima di Lilith è condannata a subire tutto ciò.

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Ritroviamo, in questo nuovo romanzo, alcuni dei personaggi che abbiamo amato nella precedente saga: Arianne, Roland e Cam che qui è il protagonista. Luce e Daniel vengono spesso nominati e li rincontriamo anche in un flashback riguardante i primi incontri di Cam e Lilith.

Devo ammettere che avere Cam come protagonista aveva fortemente risvegliato in me delle altissime aspettative. Che, ahimè, sono state disattese. Per quanto la narrazione sia fluida e scorrevole come la Kate ci ha sempre abituati, quello che presenta qualche falla è proprio la trama. Nei precedenti libri siamo stati abituati a vedere un Cam carismatico, sagace e tagliente che, nonostante la sua scelta di schierarsi con Lucifero, era capace di gesti gentili e credeva nell’amicizia. In questo romanzo, di tutto questo, troviamo solo la parte “buona” di Cam. Si fa prendere dalla disperazione, ha momenti di dolcezza fin troppo melensi e, nonostante perseveri nella sua missione, si rivela quasi debole. La sua redenzione è fin troppo immediata e repentina.

Inoltre l’idea della lotta per raggiungere il lieto fine in nome dell’amore eterno era stata già così abbondantemente usata nei precedenti volumi che avrei preferito qualcosa di nuovo. Magari che riguardasse sempre la redenzione di Cam, ma in un contesto diverso.

La nota positiva è che il libro si fa leggere: scorre pagina dopo pagina e ti ritrovi alla fine senza quasi rendertene conto. Inoltre i titoli dei vari capitoli rappresentano il conto alla rovescia dei giorni a disposizione dell’angelo e ti mettono una certa ansia addosso. Nel mezzo ci sono capitoli flash back che ci raccontano il primo incontro tra i due protagonisti e cosa è successo a Lilith per ritrovarsi invischiata con Lucifero.

Tutto sommato una lettura piacevole per passare qualche ora in completo relax. Ma, sarò drastica, assolutamente non all’altezza della prima tetralogia. Ed il finale, che sembrerebbe aperto, non depone a suo favore.


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Rizzoli
Pagine: 415
Prezzo: 18,00€

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‘La locanda degli amori diversi’ di Ito Ogawa

In un momento storico e politico delicato come questo, leggere questo romanzo è stato un balsamo per il cuore. Ma andiamo con ordine.

Izumi, trentacinquenne separata con un figlio, è in attesa del treno e vede questa ragazzina sul bordo della banchina. Non riesce a scorgerne il viso ma capisce, dal suo atteggiamento, che c’è qualcosa che non va. La rincontra il giorno dopo e, decidendo che vuole fare qualcosa per quella ragazza, le si avvicina e, prendendola per mano, la dissuade dal compiere il gesto per cui è lì: suicidarsi.

La ragazza si chiama Chiyoko, ha diciannove anni, ed il suo problema è essere lesbica. Facendo outing con i propri genitori era stata umiliata ed offesa così aveva deciso di farla finita. Ma l’incontro con Izumi prima, e con suo figlio Sosuke dopo, segnerà una svolta.

Tra le due nasce prima una bella amicizia. Passano molto tempo insieme, parlando di tutto e scambiandosi vedute sul mondo. Poi, un giorno, Chiyoko si fa avanti: si è innamorata di Izumi. Per Izumi è tutto molto strano: reduce da un matrimonio, è sempre stata sicura di essere eterosessuale. Ma, quando Chiyoko la bacia e l’accarezza dolcemente, si rende conto che, forse, il piacere e le sensazioni che sta provando in quel momento non le aveva mai sentite prima.

Decidono così di fuggire. Una fuga d’amore in piena regola. Una nuova vita che prevede anche un nuovo cognome: Takashima. Arrivano così in un paesino sperduto tra le montagne terrazzate. Un angolo di Giappone che per loro diventa un piccolo paradiso dove poter stare insieme e vivere in pace e che loro ribattezzeranno “Machu Picchu”. Ma anche in questo apparente idillio i problemi non mancano: Chiyoko scopre di essere incinta poiché aveva provato a stare con un ragazzo per rinnegare la sua natura. Dopo un attimo di smarrimento e di rabbia da parte di Izumi, decidono che portare a termine la gravidanza sia l’unica scelta possibile. Nasce così Takara e  la famiglia così sembra completa. Ma, anche in quell’angolo di mondo, il bigottismo non manca e le due donne si troveranno a dover fronteggiare atti di bullismo e chiusure mentali che, a volte, fanno più male rispetto alla violenza fisica.

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Non lasciandosi intimidire decidono di trasformare la loro piccola casa in una locanda. Nasce così “La locanda Arcobaleno” dove tutti sono graditi ospiti: omosessuali, eterosessuali, coppie, gruppi di amici. In un ambiente famigliare e sereno, con cibo di ottima fattura, tutti sono i benvenuti. Ed è così che anche Izumi e Chiyoko saranno finalmente accettate dalla comunità di Machu Picchu.

Con una delicatezza immensa, Ito Ogawa affronta la tematica dell’omosessualità e della sua accettazione. Non solo fermandosi sui punti di vista di Izumi e Chiyoko, ma anche concedendo spazio alle voci di Sosuke e Takara. Infatti il libro è diviso in quattro parti, ognuna delle quali ha una voce narrante diversa. Verremo così a scoprire i pensieri di Sosuke riguardo alle sue due mamme ed anche lo sgomento che pervaderà la piccola Takara quando capirà che il modo in cui è cresciuta, credendo di essere figlia di Izumi e Chiyoko, in realtà è una menzogna. Fino a ritrovare un equilibrio con le sue mamme ed arrivare all’epilogo che lascia un sapore dolce amaro.

La narrazione è fluida e scorrevole. Il linguaggio è semplice. E l’autrice ci porta per mano alla scoperta di piatti tipici ed usanze giapponesi. Insomma, il mio primo approccio con la narrativa orientale non poteva andare meglio! Assolutamente consigliato!


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Neri Pozza
Pagine: 363
Prezzo: 17.00€

(In collaborazione con Thriller Nord)

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Presentazione del libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi

Giovedì 2 Febbraio 2017 il nostro gruppo di lettura ha avuto l’onore di presentare il libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi. La bellezza del libro, la simpatia e  la bravura degli autori hanno reso unica e meravigliosa questa esperienza.

I due autori sono entrambi collaboratori della scuola Omero. Ilaria Palomba ha pubblicato romanzi e racconti che sono stati tradotti anche in tedesco, francese e inglese ed è vincitrice del premio letterario indipendente Carver. Luigi Annibaldi collabora come docente e editor presso la già citata scuola Omero, ha pubblicato racconti su riviste come Linus e conduce corsi di narrativa nella capitale.

Ecco l’intervista fatta da Nicole e Paola agli autori:

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[NICOLE]: La vostra prima esperienza di scrittura a quattro mani, questo breve romanzo che ho amato molto per lo stile così incalzante ed evocativo, per come siete riusciti a far calare il lettore nel racconto delle ansie, del lento logorarsi della vita dei protagonisti attraverso simbolismi precisi e riferimenti all’arte che sono stati una delle cose che ho apprezzato maggiormente, ha una trama davvero molto particolare.
La protagonista della narrazione Maya, è un’artista estremamente originale. Trova nell’arte sollievo e la usa come unico modo per sentirsi libera e serena. L’incontro col marito Edoardo porrà fine a tutto questo, la porterà a dover limitare la sua personalità, ingabbiando la sua vita in un universo di quotidianità e ordinarietà che ben presto le starà stretto. La partenza del marito poi, militare che sarà costretto ad andare in missione in Medio Oriente, e la comparsa di un personaggio destabilizzante, distruggerà definitivamente il suo equilibrio di moglie e futura madre già precario.

Il personaggio in questione è Anya, una misteriosa postina che sembra essere ben altro, incontrerà Maya sempre in posti diversi, in ristoranti giapponesi, in periferia, in ricche dimore di uomini illustri, ogni volta spingendola a vivere le esperienze senza rinunce. Lo psichiatra di Maya cercherà attraverso i suoi ricordi di porre rimedio alla lenta disgregazione della sua mente creando una connessione fra l’infanzia di Maya, il piccolo Arturo che cresce nel suo grembo e il padre morto quando era bambina. La loro estate, quella di Edoardo e Maya sembra essere finita, ma forse c’è ancora una possibilità.

[PAOLA]: Questa per me è stata una lettura intensa di quelle che ti restano addosso per giorni anche dopo aver finito di leggere. La linea temporale è alterata, una serie voci si alterna per raccontare un pezzo della storia. È come se tra le pagine fosse avvenuta una sorta di esplosione, che ha confuso il tempo e le voci. Questa esplosione la stessa è la stessa che è avvenuta nell’anima di Maya, la protagonista. Il lettore insieme allo psichiatra di Maya è chiamato a raccogliere i vari frammenti e a dargli un ordine e un senso.

Il libro inizia così:

Una volta l’estate era una liberazione, non vedevo l’ora di essere là, sulle spiagge del sud, a correre in costume, mostrando quasi nudo il mio non corpo. Ero così diversa dalle donne e ne andavo fiera, non una bambina e neppure una vera donna, un ibrido, una non cresciuta. Mi consolavo dicendo a me stessa brevi frasi propiziatorie. Non vedere i contorni nella materia ma l’esistente, prendi le spiagge di Monet con dodici tonalità di turchese, tra le linee del cielo spariscono i confini. E così io vedevo. L’odore del mare lo trasformavo in carboncino, ne sfumavo i cardini e mi perdevo nel blu e nel porpora, dove non più di carne ero fatta ma di colore vivo.

Questo è un libro scritto a quattro mani e sorge dunque spontanea una curiosità: ognuno di voi ha dato voce ad un singolo personaggio o ogni personaggio parla con la voce di entrambi? Quanto c’è di vostro nei vari personaggi?

[LUIGI]: Inizialmente ognuno si è occupato di un personaggio, e non vi diciamo quali… poi li abbiamo rivisti insieme aggiungendo o tagliando scene e dettagli per dare equilibrio.

[ILARIA]: Sicuramente c’è una parte di noi in ogni personaggio, com’è necessario in ogni romanzo. L’autore pesca dal profondo qualcosa di ignoto dandogli una fisionomia umana. Questo accade sia che si tratti di una storia autobiografica sia nel caso in cui si è apparentemente lontani dal realismo.

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[PAOLA]: Inoltre avete entrambi già scritto e pubblicato altri libri singolarmente, e quindi mi chiedo com’è scrivere un libro a quattro mani? È più difficile o è un’esperienza che fa crescere dal punto di vista artistico?

[LUIGI]: È più difficile perché si hanno ritmi diversi di scrittura ma può essere un’ottima cosa confrontarsi con uno scrittore che per stile e tematiche è diverso da te.

[ILARIA]: In quel caso ciascuno ha da imparare molto dall’altro.

[NICOLE]:

-Edvard Munch, la solitudine, il diniego del mondo dell’arte e l’Angoscia fluida, oscura, di carne. Vincent van Gogh, in quel l’ospedale psichiatrico. E mi sembra di vedere girasoli gialli, curvati e appesantiti dalla stessa angoscia. E mi sembra di vedere i suoi autoritratti così pieni di morte.

-Nei ricordi d’infanzia si spalancavano i colori. Gli Ulivi e i Limoni della vecchia casa di campagna dipingevano con lunghe pennellate i bordi del cielo. Papaveri rossi sulle colline del borgo campestre, contadine con lunghe gonne grigie e ocra, impressioni di vita nei chiarori dell’albore, all’orizzonte grovigli di nuvole, tra il bianco e il porpora, erano dita d’artista. È dalla notte del matrimonio che non ho più preso una matita in mano.

Con la lettura di questi due brani, evinciamo quanto l’arte sia di fondamentale importanza per Maya. Lei è un artista e l’impossibilità di dipingere unito alla vita di rinunce alla quale è costretta dopo il matrimonio la spegneranno, portandola a trovare rifugio molte volte nei ricordi. Contrapporrà il buio, l’ansia e il malessere citando numerose volte Munch e Van Gogh alla memoria di un passato felice evocandolo attraverso la tavolozza di colori tenui alla Monet.
L’arte riveste la stessa importanza che sembra avere per la protagonista nelle vostre vite? E quanto della Maya artista c’è in voi?

[ILARIA]: Credo che l’arte, intesa in senso ampissimo, sia come una vocazione. Quando hai questa vocazione, ma non riesci a trovare i canali per esprimerla, per portarla avanti, è come una potenza che si ritorce contro. L’arte può sia salvare che portarti alla dannazione. Non tutti hanno il coraggio o i mezzi per vivere della propria vocazione. Quando ciò non accade si è come in gabbia e invece di avere qualcosa di più degli altri si ha qualcosa in meno, si è dei diversi.

[LUIGI]: In questo senso, così universale, c’è molto di noi in Maya. C’è tutta la sofferenza di un dono che diventa dannazione.

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[PAOLA]: Il titolo di questo libro è “Una volta l’estate” ed è proprio l’estate ad essere uno dei temi ricorrenti. È il sogno e il ricordo di una vita felice che c’era e che ora non c’è più e alla quale Maya cerca di tornare senza però riuscirci. L’estate appare più volte simboleggiata dalla Grecia. Come mai avete scelto proprio la Grecia per rappresentarla? Ha un significato particolare per voi?

[ILARIA]: Si tratta di un viaggio che i due protagonisti hanno fatto e che anche noi abbiamo fatto in passato e ci ha lasciato l’impressione di un mondo con linee temporali diverse dalle nostre. Forse perché era estate e viaggiavamo in macchina senza sapere dove andare. Quello che accadeva era tutta una grande meraviglia, inaspettata. I colori erano proprio i colori dei quadri impressionisti. E lì abbiamo avuto come la sensazione che esista un modo per stare bene, anche nella povertà, di godersi la vita in comunione con la natura, senza stare nella frenesia delle nostre capitali più competitive dove tutto è veloce e ansiogeno.

[LUIGI]: L’estate e la Grecia rappresentano un po’ il simbolo di una vita diversa che non insegue con i canoni del successo e l’obiettivo di arrivare primi ed essere perfetti.

[NICOLE]: Altro punto cardine del romanzo è il rapporto della protagonista con i genitori. Se da un lato il rapporto con la madre risulta essere ricco di contrasti dati dall’intransigenza della donna che sembra non capirla, dall’altro c’è il ricordo del padre avvolto da un alone di malinconia e tenerezza.
In particolare sentiamo che col padre lei abbia un legame più profondo. A questo proposito, numerose volte viene nominato un regalo del genitore, un braccialetto. In che modo esso incide sulla stabilità psichica ed emotiva di Maya? Avete anche voi un oggetto al quale siete particolarmente legati e la cui perdita potrebbe destabilizzarvi?

[ILARIA]: Il padre è l’eterno assente e in quanto tale, visto che scompare quando Maya ha sette anni, non può che essere idealizzato. Poi è una figura contraddittoria. Lei lo immagina come il bene assoluto, così come vede sé stessa. Ma in realtà c’è sia il bene e il male in ognuno di noi, quando si cerca di ottundere in negativo, riemerge con maschere mostruose.

[LUIGI]: Il braccialetto è una specie di amuleto per Maya e infatti le cose si complicano nel momento in cui non se lo trova più al polso. Sono importanti i simboli con cui si conferisce significato al reale. Se ho deciso che un oggetto è magico e lo perdo sarò portato a ricollegare tutti gli eventi negativi della mia esistenza a partire dalla perdita di quell’oggetto.

[ILARIA]: Una volta avevo una pianta di peperoncino…

[LUIGI]: Una volta avevo un anello…

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[PAOLA]: I personaggi narranti in questo libro hanno delle personalità ben caratterizzate e distinte e ognuno è rappresentato da un registro linguistico ben definito. Si passa dal linguaggio sublime e poetico di Maya a quello pragmatico di Edoardo. È proprio questa differenza, questa incompatibilità del mondo dell’arte rappresentato da Maya e del mondo geometrico e matematico rappresentato invece da Edoardo, a causare la frammentazione di Maya? Queste due visioni del mondo sono troppo diverse per poter coesistere secondo voi? E voi in quale vi rispecchiate maggiormente?

[ILARIA]: Maya rivede in Edoardo le regole che ha cercato di darle sua madre (senza successo) e si convince che arrivata a trent’anni e non avendo realizzato quello che voleva (diventare una grande artista) sia necessario rientrare nei ranghi della società civile e vede in Edoardo questa possibilità, di darsi delle regole. Il guaio è che sono regole esterne a cui è sempre tentata di ribellarsi.

[LUIGI]: Al contrario Edoardo è attratto da Maya perché lei è la meraviglia del mondo che gli manca e che forse lo riporta a quando era bambino. Questi mondi sono destinati a scontrarsi finché l’uno cercherà di cambiare l’altro, cercando di sottometterlo. Certamente ci sono altre possibilità di stare insieme senza che l’uno riduca a sé l’altro. Ed è quello che nel corso della storia è proprio la prova di fuoco attraverso cui passeranno. Siamo stati Maya ed Edoardo fin dall’inizio, portando però alle estreme conseguenze le nostre personalità.

[PAOLA]

Il corpo graffiavo, tutto, con la spugna. Fino a metterci le unghie. E lasciarmi segni. E farmi il sangue sulle braccia. E ai capezzoli. E all’ombelico. Questa pancia. Questa pancia. Un corpo estraneo.

Le differenze tra Maya ed Edoardo come abbiamo detto sono tante, e si rivelano anche nella decisione di avere un bambino. Maya infatti rifiuta fin dall’inizio del suo rapporto con il marito l’idea di una gravidanza e anche quando rimane incinta, continua a sentire come estranea la vita che le cresce dentro. A cosa è dovuto questo forte rifiuto della maternità da parte della protagonista?

[ILARIA]: Ci sono molte interpretazioni. Se seguiamo l’interpretazione psicoanalitica accade spesso, in determinati disturbi di personalità, dove il problema è che non c’è un’unità tra i vari frammenti del sé, che al momento della gravidanza la donna possa sentire come estraneo il corpo che le cresce dentro. Poi c’è la vicenda esistenziale, di cui parlavamo prima, per cui Maya si è sforzata di fare una serie di passi definitivi per poter essere come secondo lei una donna deve essere dopo i trent’anni. E quando questo avviene con una forzatura c’è una parte del sé che continua a ribellarsi e a far valere i bisogni più profondi che la protagonista ha voluto obliare.

[NICOLE]:

Infilo ancora il dito nell’ombelico. Tiro fuori un filo. Da un’estremità indice e pollice tirano fuori, l’altra estremità, è ancora immersa nell’ombelico. Tiro e tiro e tiro, il filo è lungo, fino a quando non sento qualcosa pungermi e infilzarmi l’ombelico da dentro. Urlo. Mi piego in due per guardare meglio cosa stia succedendo al mio ombelico. Vedo una punta metallica venire fuori da lì dentro. Tiro poco poco il filo e vedo che quella cosa metallica è collegata al filo. Più tiro il filo più la punta metallica vuole venire fuori, con l’idea di squarciarmi la pancia. Tiro, tiro forte comunque. Dall’ombelico si apre uno strappo e si libera un amo sanguinante. Avvicino l’amo agli occhi per vederlo meglio. È un amo da pescatore. Che cazzo ci fa un amo da pescatore nel mio ombelico?

Inizialmente ci ritroviamo a pensare che Edoardo desideri un bambino al contrario di Maya, ma questo incubo mi ha portata a riflettere e ha insinuato il dubbio. Cosa rappresenta questa sua idea di essere morso da qualcosa che si trova all’interno della sua pancia? È semplice paura o nasconde altro, un rifiuto del ruolo di padre e marito?

[LUIGI]: In realtà in quel momento Edoardo inizia a comprendere Maya, ne sente la sofferenza (a modo suo) inizia a entrare davvero in empatia con lei. Lo ha sempre saputo ma ha fatto finta di niente. E si sa, questi pensieri prima o poi vengono a galla. L’incubo è un momento determinante nella storia, dove Edoardo inizia il percorso da Ulisse che vuole tornare da Penelope.

[PAOLA]

Sono stata in pineta. Mi sentivo sola. Ho guardato le fronde muoversi. Erano mani. Mani verdastre sulle nuvole. Ho chiuso gli occhi. Ho inspirato il vento. Ho pensato che fossi esattamente dove desiderassi essere. Ho pensato di non agire. Di non tornare. Di restare lì. Tra quelle mani. Nel dominio del vento. Senza decidere. Senza scegliere. Senza rischiare di avere un ruolo. Una responsabilità.
Ho riaperto gli occhi. I colori del cielo erano mutati. Allora mi sono detta: lo vedi, Anya? Se non scegli tu sarà l’esistenza a farlo per te. Il cielo sfumava, si faceva rosso, viola e blu notte, sempre più simile al buio. Alcuni aghi si sono staccati dai pini. Sono volati via. Mi hanno colpita. Le fronde erano scure e non potevo distinguerne i tratti. Come un pugno in faccia, tutto, mi ha colpita. Ho sentito l’inesistenza. Ho scelto di tornare a casa. In questa casa. Ho scelto di esistere: dispiegare la mia volontà contro tutto quanto desiderasse colpirmi. Sono qui, Maya. Esisto. Più di quanto tu riesca a immaginare.

Anya è forse il personaggio più enigmatico della storia. Dalla lettura della prima pagina sembra essere una criminale dal momento che ha rapito il bambino di Maya. Nel corso invece della lettura si scopriranno invece delle verità diverse sul conto di questo personaggio. Cosa potete dirci su Anya?

[ILARIA]: Anya è l’ago della bilancia, rappresenta l’Es dal punto di vista psicanalitico. La pulsione a vivere tutto quello che le passa per la testa per il semplice piacere di farlo e a spese del prossimo. Per lei Maya sta rinunciando a sé stessa con questo bambino. Nessuno, neanche i criminali, agiscono pensando di fare del male. Ciascuno agisce pensando alla sua personale idea di giustizia.

[LUIGI]: Certo, quando questa personale idea di giustizia si scontra radicalmente con il senso comune si compiono atti talvolta orrendi. Sia Maya che Anya vivono uno squilibrio, l’una pensando di non poter realizzare nulla di quel che desidera, l’altra pensando di poter fare tutto.

[NICOLE]: Giungendo alle ultime pagine del romanzo, il quadro della vita dei due protagonisti sembra ancora incompleto, aprendo alla possibilità di un’ultima pennellata. L’inverno fatto di rassegnazione nel quale si trovano i personaggi avrà mai fine? Riuscite a vedere per loro una nuova Estate?

[LUIGI]: L’idea è che a partire dal finale ci siano le basi per una ricomposizione dei frammenti. La tragedia dopo essersi compiuta lascia le tracce per un percorso nuovo, un nuovo punto di partenza.

[ILARIA]: Vivere con gli altri in generale non è una cosa facile così come non è facile vivere con sé stessi, considerando quante alterità ci abitano, bisogna trovare l’equilibrio e la mediazione tra i desideri dell’io e le strutture del mondo.

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Caffè amaro – Simonetta Agnello Hornby

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“Caffè Amaro” di Simonetta Agnello Hornby si può benissimo considerare un romanzo familiare che racconta in particolare le vicende di Maria, della famiglia Marra, di Pietro, della famiglia Sala e di Giosuè, ospite da sempre a casa della famiglia di Maria e figlio di un caro amico di Ignazio Marra, padre di quest’ultima. La Sicilia polverosa ed evocativa fa da ambientazione a questa storia che attraversa varie generazioni.
Lo stile di scrittura risulta accattivante fin dall’inizio e mantiene questo ritmo per tutta la durata del romanzo. Stessa cosa non riesco a dire della trama che, nonostante risulti scorrevole, affascinante e addirittura travolgente agli inizi e in alcuni punti, in altri rallenta e rende faticosa la lettura.
Un altro difetto che ho potuto notare è stata la presenza di troppi nomi e troppi personaggi. Forse questo è un mio limite, ma il risultato è stato che spesso e malvolentieri sono rimasta confusa e ho dovuto scorrere alcune pagine indietro per capire di chi si stesse parlando. A discolpa dell’ autrice però, posso dire che alla fine del romanzo c’è una sezione con i nomi di tutti i personaggi e delle varie relazioni tra loro che però, a mio parere, andava inserita all’inizio e non alla fine (io non me ne sono accorta se non a metà lettura) e in ogni caso rischiava di rovinare alcune vicende del libro per l’ovvia presenza di alcune anticipazioni nell’albero genealogico. A parte questo, sempre parlando di personaggi, non li ho trovati ben caratterizzati e ben delineati. Alcuni comportamenti e modi di fare sono simili e condivisi tra i vari personaggi, rendendoli poco definiti. L’unico personaggio forse che mi è piaciuto in quanto abbastanza approfondito è stato quello di Maria: una donna che nonostante i timori e il cambiamento repentino nella sua vita, riesce a destreggiare e a prendere le redini di varie situazioni.
Un punto va sicuramente a favore dell’abilità descrittiva e alla cornice storica del romanzo. Alcuni l’hanno criticata come troppo noiosa o fuori contesto con la storia d’amore, ma a me è piaciuta e l’ho trovata molto interessante e ben ricostruita, senza dilungamenti eccessivi.
In conclusione questo romanzo mi ha lasciato con qualche punta di amaro in bocca, ma è stata comunque una lettura piacevole che mi sento di consigliare in un periodo in cui avete voglia di leggere un libro con calma, senza fretta.

 

Autore: Simonetta Agnello Hornby
Editore: Feltrinelli
Pagine: 348
Prezzo: 18,00 €

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Consigli in pillole: 10 romanzi epistolari da leggere assolutamente

Buongiorno lettori! Eccoci qui con il secondo appuntamento con la serie di articoli-consiglio riguardanti le categorie della Challenge 2017. Oggi parliamo di romanzi epistolari. Ecco i nostri consigli in ordine casuale 🙂

P.s.
per chi si fosse perso la nostra challenge, trovate tutte le info qui
per chi invece si fosse perso il primo articolo, lo trova qui

1. La signora di Wildfell Hall – Anne Bronte

la-signora-di-wildfell-hall_7875_x1000 Gilbert Markham vive un esistenza ordinaria come giovane proprietario terriero in una cittadina inglese assieme alla madre alla sorella. Ha cominciato ad intraprendere una corrispondenza epistolare con un suo amico di vecchia data a cui ha promesso di raccontare le novità della sua vita. Un giorno vede in chiesa una giovane donna in nero che assieme al figlioletto Arthur ha preso in affitto la tenuta di Wildfell Hall abbandonata da tempo. Stregato dal mistero della bella Helen, Gilbert entrerà in contatto con l’infelice esistenza di una donna determinata e forte, costretta a fuggire dalla violenza e dal male di un uomo… Anne Bronte ci regala un romanzo denso di modernità e dolore, consigliato agli amanti delle sorelle Bronte e a chi ha sempre sottovalutato la sorella minore che qui dimostra grandi capacità di scrittura e si dimostra perfettamente all’altezza delle due sorelle più famose.

2. Noi siamo infinito – Stephen Chbosky

16650482_1988105507904566_1556972459_nCharlie è un adolescente che scrive lettere ad un “amico” anonimo riguardo a quello che gli succede a scuola e nella vita di tutti i giorni. E’ il primo giorno di liceo, Charlie non conosce nessuno, il suo migliore amico si è suicidato e si trova da solo. Qui conoscerà un professore di letteratura inglese e due fratellastri, Sam e Patrick con cui legherà. “Noi siamo infinito” è un romanzo moderno che tratta temi contemporanei come il sesso, la droga, il suicidio, l’omosessualità e la pedofilia: non potrà non rimanervi dentro Charlie.

3. Le relazioni pericolose – Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos

image_bookUltimo romanzo settecentesco di genere libertino, “Le relazioni pericolose” pubblicato nel 1782 ci regala uno spaccato di aristocrazia ormai decadente. I protagonisti sono il visconte di Valmont e Madame de Merteuil, due nobili libertini rappresentati di una figura sociale molto in voca a quel tempo. I due si sfidano nel conquistare una giovane appena entrata in società e destinata a sposare un nobile ex amante della Merteuil e una donna integerrima sposata con un magistrato. I due scambiandosi lettera intesseranno intrighi e piani che colpiranno molte persone e rovineranno molte vite. Bellissimo romanzo epistolare che descrive appieno il clima di un ambiente aristocratico senza più valori. Bellissimo anche il film del 1988.


4. Lettera al padre – Kafka

8fro84ssiju1_s4Lettera al padre è una lunga, tormentata lettera che il giovane Kafka scrive al genitore. Tutto ha inizio da una domanda: Perché hai paura di me? La risposta che segue è lunga e complessa. L’autore analizza minuziosamente il rapporto conflittuale col padre rievocando episodi dell’infanzia per poi arrivare all’età adulta; vengono così alla luce una serie di meccanismi disfunzionali che dominano la relazione tra padre e figlio. Le accuse principali rivolte al genitore sono l’educazione incoerente e troppo rigida e le scarse dimostrazioni d’affetto. Kafka vive un costante senso di inadeguatezza che lo confina all’ombra del padre. Il piccolo Franz cresce nella paura, ma soprattutto prova vergogna per quello che è e per quello che invece, sente di dover essere. Una lettera commovente e piena di verità, uno spaccato della vita di Kafka che non può lasciare indifferenti i lettori.


5. Lady Susan – Jane Austen

978-88-541-5152-9L’autrice non ha bisogno di presentazioni. In questo breve libro ritroviamo tutta l’ironia e la sagace della Austen. La protagonista, Lady Susan è una donna estremamente intelligente, spigliata e spregiudicata che non nutre alcun interesse per i sentimenti degli uomini con cui si diverte a giocare. Vedova da poco, decide di fare visita alla sua famiglia Veron in una cittadina di provincia, con l’intento di sfuggire alle velenose voci su una doppia relazione che la donna sembra avere a Londra.
In questo universo borghese fatto di pettegolezzi da un lato e rigide regole dall’altro, c’è la figura della figlia di Lady Susan, Frederica, tanto odiata dalla madre che farà innamorare di lei l’uomo per il quale la figlia si è invaghita. Insomma, un classico dipinto della vita da salotto di fine ‘700, argutamente dipinto e nel contempo criticato con la grazia che solo la Austen ha.
Se avete bisogno di una lettura divertente, leggera ma valida, cercate rifugio in queste breve romanzo.

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6. P.S. I love you – Cecilia Ahern
516bjyu6rpl-_sx331_bo1204203200_“P.s. I love you” è il romanzo d’esordio della scrittrice Cecilia Ahern. Holly e Gerry sono una coppia giovane e sono felici. Ma un giorno Gerry verrà colpito da una grave malattia e morirà. Troverà però il modo di essere presente nella vita di Holly facendole recapitare ogni mese una lettera diversa. Ed ognuna termina nello stesso modo: “P.S. I love you”. Grazie a queste lettere, cariche d’amore e di speranza, Holly capirà che la morte di Gerry non deve impedirle di vivere, che può proseguire la sua vita portando per sempre il suo grande amore nel cuore. Un libro dolcissimo con un grande insegnamento. Se siete in vena di romanticismo questo è il libro che fa per voi.

7. Ti scrivo che ti amo. 299 lettere d’amore italiane – (a cura di) Guido Davico Bonino

7200081_2082524Una piacevolissima scoperta tra gli scaffali di una libreria: “Ti scrivo che ti amo” è una raccolta delle più belle poesie d’amore italiane. Ritroviamo  personaggi come Michelangelo Buonarroti,  Isabella de’ Medici, Tasso, Alfieri, Foscolo, Manzoni, Pellico, Rossini, Leopardi, D’annunzio, Pirandello, Gramsci e tanti tanti altri. Lo si può leggere con tranquillità, come sto facendo io, con qualche lettera la sera, prima di addormentarsi. Davvero piacevole immergersi nelle parole, nei pensieri intimi e nelle vite di personaggi importanti come questi. Davvero super consigliato!

8. Ultime lettere di Jacopo Ortis – Ugo Foscolo
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Una delle opere più sofferte e viscerali di Foscolo. Le lettere, inviate da Jacopo Ortis all’amico Lorenzo Alderani che le raccoglie e le ordina, sono “ultime”,  prannunciatrici fatali del fatale destino di Ortis, il suicidio. Impetuoso e passionale, politico e sentimentale, il romanzo è squisitamente tragico ed eroe tragico è il protagonista, incapace di compromessi e mediazioni, votato a valori assoluti destinati a essere frustrati, destinati alla distruzine e all’oblio.  Frustrati saranno anche i valori della cultura illuminista, incapace di permeare la storia e di cambiarla. Un’opera che tratteggia l’interiorità del protagonista e dell’Essere Umano, la mette a fuoco, la disgrega fino all’implosione.

9. Scrivimi ancora -Cecelia Ahern

thumb_book-scrivimi-ancora-330x330_q95Simpatico e irriverente, Scrivimi Ancora racchiude una raccolta di lettere che delineano la travagliata storia d’amore tra Rosie e Alex. Attraverso brevi SMS, biglietti d’auguri e lettere, l’autrice riesce a dipingere alla perfezione dei personaggi divertenti che non hanno bisogno di ulteriori descrizioni fisiche o caratteriali. Perfetto per rilassarsi e da leggere in breve tempo, siate pronti a ridere grazie alle lettere della piccola e ingenua Katie, dispensatrice di innocenti consigli e massime.

10. Train man. Romanzo d’amore collettivo  – Nakano Hitori

2436817“Train man” è un romanzo “epistolare” atipico. Non sono le lettere a fare da protagoniste, ma le e-mail (o meglio, i messaggi su un forum). All’inizio ero scettica e sicuramente piena di pregiudizi verso un epistolare così diverso, “non classico”. Eppure è stata una lettura dolce, piacevole e  divertente. Narra la storia di un ragazzo (che si firma appunto “Train man”) che scrive un appello su un sito per ritrovare una ragazza vista una sola volta in metropolitana. Succede poi che la community di questo “forum” risponde in massa e fa di tutto per aiutarlo. A tratti davvero esilarante, tra vari incidenti di percorso, tutti gli utenti si appassionano a questa strana storia d’amore. Lascio a voi il compito di scoprire come va a finire.

Autrici: PatriziaHeathcliff, Iridiel93, NicoleZoi, MariBookLover93yorukoe, 

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La strada del ritorno è sempre più corta – Valentina Farinaccio

 

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I libri migliori arrivano sempre per caso, quando meno te lo aspetti. A me succede spesso, per un curioso gioco del caso, che arrivino sempre alla fine dell’ anno, quando sono a casa dei miei, vicino al camino e leggo con le cuffiette per sovrastare il rumore di bambini, televisione, parenti che vanno e che vengono. “La strada del ritorno è sempre più corta” è forse il libro più bello del mio 2016. Devo ancora tirare le somme, ma ora, a dieci minuti dalla conclusione del romanzo, la mia impressione è questa. Questo libro racchiude quello che cercavo da un po’ nelle mie letture: un’emozione pura, incantata, profonda.

Il romanzo di Valentina Farinaccio racconta le vicende di una famiglia di Campobasso, una famiglia  “disciplinatamente smembrata”. Tre figure femminili come colonne portanti della storia: Vera, Lia, Santa, rispettivamente figlia, moglie, madre di Giordano Lorenzini, morto all’età di trent’anni. Tre donne che devono superare la perdita dell’ uomo che amano, ma che per molti anni non lo fanno, per una scelta, per timore. Donne che scappano per non guardare e non affrontare, finché un giorno Vera decide di riappropriarsi di un passato che nessuno le ha mai raccontato, di un padre che nessuno le ha mai ricordato.
La scrittura è decisa, ricca di particolari. Parole come sensazioni palpabili, descrizioni evocative che ti fanno sentire il sapore e l’odore delle cose. Il linguaggio è spensierato e ironico, ma in alcuni punti l’autrice, pur mantenendone la freschezza, riesce a renderlo drammatico e denso e questo è un pregio non indifferente. Una peculiarità che fa sì che tu possa sentirti vicino alla storia come fosse la storia della tua vita o di persone che conosci bene. In parecchi momenti ho avuto una voglia irrefrenabile di offrire una tazza di caffè a Vera o a Lia anche se Lia il caffè non lo beve, perché è veleno.
Poi non è da tutti raccontare una storia di cui si sa già il finale e riuscire a tenere il lettore incollato alle pagine. Hai sempre la sensazione che ci sia ancora qualcosa di grande che il libro possa raccontarti, ed è così. Questo libro si fa divorare, si fa vivere, respirare, assaporare ed è stato un immenso regalo per il mio 2016.

 

«Che cosa ha fatto Yoko Ono il giorno dopo che hanno ammazzato Lennon?
Ha spalmato la marmellata di more su quattro fette biscottate(due a testa) rendendosi conto d’improvviso che c’era da dimezzare un’intera vita di abitudini? »

 

Autore: Valetina Farinaccio
Editore: Mondadori
Pagine: 216
Prezzo: 18,00€

 

(In collaborazione con Thrillernord )