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Michela Marzano, intervista all’autrice

Il 15 maggio 2017, alla Feltrinelli di Bari, si è tenuto l’incontro con la professoressa Michela Marzano per la presentazione del suo romanzo L’amore che mi resta edito da Einaudi (trovate la recensione qui).

La presentazione è stata così bella e coinvolgente e la lettura del romanzo mi ha così profondamente colpito che ho chiesto alla professoressa se fosse disponibile a rispondere a qualche domanda e lei, molto gentilmente, ci ha concesso qualche minuto tra i suoi impegni.

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Le protagoniste di questo romanzo sono Daria e Giada. Due donne con due caratteri ben distinti. Quello che si nota, durante la lettura del romanzo, è che Daria sembra, delle due, la più debole. Una donna piena di dubbi e di paure che poi cerca di trasformare in amore e che riversa tutto sulla figlia. Dubbi e paure che si ripresentano, prepotentemente, quando Giada si toglie la vita e che non permettono a Daria di guardare la realtà dei fatti. Crede che questo tipo di debolezza sia proprio della figura materna in generale o appartenga di più alle mamme adottive?

Non so se si possa generalizzare e attribuire a tutte le mamme le fragilità e le debolezze di Daria. Una cosa però è certa, non è il fatto di essere una madre adottiva che rende Daria fragile. La fragilità che si porta dentro è legata piuttosto al rapporto problematico che aveva avuto con sua madre. E poi al desiderio di essere “perfetta” mentre in realtà, nella vita, nessuna madre è perfetta. Come spiega il pedopsichiatra D.W. Winnicott, le madri dovrebbero sempre accontentarsi di essere “sufficientemente buone” senza cercare di colmare i vuoti dei propri figli e “ripararli” attraverso il proprio amore. Come ammetterà la stessa Daria a un certo punto del romanzo: “Il mio errore è stato quello di pensare che il mio amore ti avrebbe salvata, esattamente come il tuo arrivo aveva salvato me. Ma nessuno salva nessuno, nemmeno tu potevi salvarmi, dovevo solo fare la pace dentro di me, come te, anche tu dovevi fare la pace dentro”.

La figura di Giada viene descritta attraverso vari flash back che partono dall’infanzia sino ad arrivare a poche ore prima del suo suicidio. Nonostante la descrizione venga fatta prevalentemente attraverso gli occhi della madre, ci sono dei punti in cui lei viene raccontata da altri personaggi secondari. Attraverso l’insieme delle descrizioni si viene a conoscenza di una giovane donna che, per quanto amputata di una cosa importante come la verità sulla sua nascita, è forte e pronta a combattere per ottenere giustizia. Questa forza poi lascia spazio a una debolezza che porta all’esito fatale che conosciamo. E’ stato difficile scrivere e descrivere questo passaggio mentale?

La vera difficoltà di questo romanzo è stato quella di trovare le parole giuste per raccontare la storia della perdita della figlia da parte di una madre. Per anni mi sono chiesta cosa sarebbe successo a mia madre se, quella notte di ormai vent’anni fa, invece di risvegliarmi dopo molte ore di coma, fossi morta. Era la fine degli anni Novanta e non ce la facevo proprio a riemergere dalle tenebre in cui ero lentamente precipitata. Dimenticando completamente che, se fossi morta suicida come avevo scelto, non avrei distrutto solo me, ma anche mia madre. Mi ci è voluto molto tempo prima di realizzare che, se quella notte me ne fossi andata via, forse nemmeno mamma ce l’avrebbe fatta. La storia di Daria e di Giada, una madre e una figlia appunto, è nata così. Prima di diventare un romanzo non più, e non solo, sulla perdita, ma anche, e forse soprattutto, sull’amore e sulla maternità.

Il romanzo è diviso in cinque parti. Potrebbe, questa divisione, essere una specie di metafora che indichi i cinque passi che, chi rimane, deve affrontare per riconciliarsi con il mondo che li circonda?

Quando muore un figlio – nonostante la vita continui e debba forse continuare non solo per gli altri figli o familiari ma anche e soprattutto per se stessi – si è devastati da un dolore senza senso, senza ragione, senza fine. Si spalanca un vuoto incolmabile. Talvolta non si riesce nemmeno più a capire per quale motivo si dovrebbe continuare a vivere. Come posso andare avanti ora che ho perso tutto? Esiste anche solo una ragione per continuare a svegliarmi la mattina e a coricarmi la sera? Di fronte alla morte di una persona cara non si tratta solo di fare i conti con la realtà, riconoscendo ciò che si è perso, ma anche di accettare la fine della promessa di tutto ciò che si sarebbe potuto o voluto vivere con chi non c’è più. A maggior ragione quando si tratta di un figlio o di una figlia, anche se per tantissimo tempo si gira solo intorno a un vuoto che sembra incolmabile. Lentamente, ci si deve spostare dal “perché è successo” al “come fare per ricominciare a vivere”, come dice uno dei personaggi del mio romanzo. Lentamente, si può provare a mettere tutto in fila, tutti i ricordi e tutte le parole, quello che si è vissuto insieme e quello che la vita può ancora insegnare. Anche se il dolore non finisce mai, è il peso di questo dolore che pian piano cambia.

Come già detto, questo romanzo ha come protagoniste due donne. Attorno a loro ruota tutta la vicenda e ruotano anche diverse figure maschili che, però, rimangono sullo sfondo: Andrea, Giacomo e Paolo. Come mai ha preso questa decisione di non dare troppo rilevanza a questi personaggi?

Quello che volevo raccontare era soprattutto il rapporto tra una madre e sua figlia. Raccontando la storia di Daria e di Giada, provo a dire quanto ciascuno di noi sia fragile, ma anche forte; magari pieno di fratture, ma disposto ogni volta a ricominciare. Anche i personaggi maschili, però, hanno una loro importanza. Andrea, ad esempio, è il primo a capire che uno dei problemi che ha un genitore che perde un figlio è quello di non poter nemmeno essere qualificato: in nessuna lingua esiste un termine per definirlo; non c’è in francese, non c’è in spagnolo, non c’è in inglese, non c’è in tedesco, non c’è in russo. Non c’è nemmeno in cinese. Solo in arabo, forse, c’è una parola: un termine ormai desueto, di cui però resta traccia in un racconto antico. A un certo punto un guerriero, per sfida, dice ai nemici: si faccia avanti chi vuole che stasera la moglie sia vedova, i figli orfani e la madre thakla. Solo che ormai questa parola non si usa più. Come si fa, d’altronde, a nominare l’innominabile? Come trovare una parola per indicare quel caos, quel disordine, quel qualcosa di assurdo e di assolutamente contrario all’ordine naturale delle cose?

Durante la presentazione si è più volte ritornati sul concetto di colpa: chi rimane si sente irrimediabilmente in colpa verso la persona che non c’è più, indipendentemente da come questa persona muoia. Ma il sentirsi in colpa non implica, necessariamente, la presenza di una colpa reale. Crede che questa presa di coscienza possa essere raggiunta anche senza l’aiuto di una persona specializzata? O dipende dai vari casi?

Credo che sia una questione che dipenda dai vari casi. Anche se poi la mia esperienza personale è quella di una persona che ha imparato a ricominciare a vivere proprio grazie a una lunghissima psicanalisi.

Durante la presentazione è stata molto coraggiosa ad ammettere di aver tentato il suicidio anni fa e di aver avuto bisogno di aiuto per riprendersi e, in un certo senso, rinascere. La stesura di questo romanzo cosa ha comportato a livello psicologico in lei?

Non è stato facile. Ma alla fine credo di essere riuscita a scrivere il libro che avrei voluto che mia mamma leggesse se quel giorno del 1997 me ne fossi andata via per sempre.

Lei, finora, ha scritto esclusivamente saggi e un memoir. Questo è il suo primo vero romanzo. Ha trovato difficoltà durante la scrittura?

Certo. Anche semplicemente perché si tratta di diventare i propri personaggi e di allontanarsi il più possibile da stessi. Al tempo stesso, però, ho scoperto una scrittura potentissima e bella capace di nominare le cose in maniera efficace e capace anche, molto più dei saggi, di raccontare la complessità dell’esistenza.

Dalle notizie che possiamo reperire sul web sappiamo che lei è una donna molto impegnata: filosofa, saggista, accademica, scrittrice e politica. Ma è soprattutto una donna. Come riesce ad integrare il tutto? E, di queste attività, quale sente più “sua”?

Non so se sono veramente capace di integrare tutto, anzi, sicuramente non ne sono capace, anche se ci provo. Se dovessi però dire quale attività sento più “mia”, si tratta senz’altro di quella di docente universitaria. È quando sono con i miei studenti che sono felice: felice di trasmettere loro un certo numero di valori e di conoscenze, ma soprattutto felice di imparare da loro tante cose.

Un ultima domanda: purtroppo è risaputo che l’Italia è una delle nazioni in cui si legge di meno. E’ anche vero che, da qualche anno, sta crescendo il fenomeno dei gruppi di lettura. Qual è il suo pensiero in proposito? Crede che i gdl possano essere una realtà in grado di far rinascere l’amore per la lettura nel nostro Paese?

Credo che la lettura sia fondamentale. È attraverso la lettura che si ha accesso a mondi sconosciuti e che si imparano a nominare le sfumature dell’esistenza. Da questo punto di vista, penso che i gruppi di lettura possano essere una grande risorsa per il nostro paese. Tutto parte dai libri e dalla cultura.

Ringrazio la prof.ssa Marzano per il tempo che mi ha concesso e per quello che è riuscita a trasmettermi in pochi minuti.

 

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Presentazione “Wolfheart” Alessia Coppola

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Sabato 10 giugno 2017 io (Lydia), Sabrina, Daniela e Sara abbiamo assistito alla presentazione di “Wolfheart – La ragazza lupo” di Alessia Coppola al BGeek a Bari, diretta da Paolo Pugliese. E’ stata un’ottima occasione per reincontrare la scrittrice dopo la presentazione della serie “Alice from wonderland”  dello scorso anno. La presentazione è durata circa una mezz’oretta, ma ci ha conquistate (tanto è vero che, subito dopo, io e Sabrina siamo corse a comprare una copia del libro in anteprima; ricordiamo, infatti, che il libro sarà disponibile da ottobre 2017). Alessia ha creato delle nuove creature sovrannaturali per questo romanzo, i totemki, che hanno dentro di sé lo spirito di un animale; nel caso di Aylena, il totemki è rappresentato dallo spirito del lupo. A causa di una maledizione, vive durante il giorno come un lupo, durante la notte, invece, sotto la forma di essere umano (mi ha ricordato un po’ Ladyhawke :D). Per liberarsi della maledizione deve compiere un viaggio sia geografico che storico, dal momento che attraversa le epoche e l’Europa. E’ stato bello scoprire come Alessia abbia creato questo personaggio, inserendo le caratteristiche di coraggio che vorrebbe possedere lei. Attraverso un percorso tra streghe, creature fantastiche e cacciatori, Aylena cercherà di liberarsi dalla sua maledizione. 

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E’ stato bello scoprire cosa c’è di lei nei personaggi nati dalla sua creatività, il fatto che nel mondo di Alice le assomigliassero molto il Cappellaio e il Brucaliffo, che Alice avesse di lei il desiderio di trovarsi e la curiosità. In Aylena, invece, c’è il desiderio di riscatto nei confronti della vita, il desiderio di avere coraggio: è una sorta di personaggio specchio che ha influenzato Alessia nelle sue scelte. Infatti, durante la chiacchierata, è venuto fuori che questo è stato il primo romanzo che lei ha scritto all’età di 20 anni, ed era di mole maggiore rispetto alle 320 pp. odierne. 

Un momento commovente è stato quando, dal pubblico, è stata fatta la domanda ad Alessia su come fosse nata la  passione per la scrittura, quando si è resa conto che la carta e l’inchiostro la chiamavano; la risposta è stato un riferimento all’infanzia e al desiderio di suscitare emozioni positive negli altri dopo averle viste negli occhi della madre mentre apriva un libro. Per un attimo mi è scesa una lacrimuccia!

Nel momento finale foto con Alessia e il libro *-*

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Ciao, ragazzi! Proprio come ha già detto Lydia, ho partecipato anch’io alla presentazione di Alessia Coppola (sì, sono Sabrina, quella vestita da dark nella foto!). Che dire? Che aggiungere rispetto a quello che ha già detto Lydia?

Si è trattata di una bellissima esperienza, proprio come l’anno scorso, vissuta insieme ad alcune delle ragazze di Leggendo a Bari e soprattutto, di nuovo con Lydia! Con l’autrice Alessia Coppola si è instaurato un bel rapporto, ed è stato bello ritrovarla e chiacchierare con lei rispetto alla passione della scrittura!

Alessia sa sempre come catturare i suoi lettori con romanzi particolari, personaggi combattuti e, stavolta, Aylena possiede dentro di sé un’oscurità molto profonda, rendendolo un personaggio diverso dagli altri creati dall’autrice. Sono troppo curiosa di leggere le sue avventure! 

 

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La dedicuccia che mi ha lasciato *^*

A parte il racconto di come Alessia abbia scoperto la sua passione per la scrittura, mi ha molto colpito l’aspetto di oscurità della protagonista, il fatto che sia molto forte, almeno all’apparenza. E poi, Alessia ci ha anticipato che forse ci sarà un amore… abbastanza combattuto! Mi aveva già conquistato così!

Chissà, magari l’anno prossimo Alessia tornerà al Bgeek per presentarci il suo sequel!

 

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L’amore che mi resta – Michela Marzano

Esistono vari modi in cui un libro decide di arrivare a noi. Per chi cerca di essere sempre informato sulle nuove uscite e sulle varie presentazioni che avranno luogo nella propria città uno di questi modi è il ricevimento delle newsletter. Ed è proprio grazie ad una di queste mail che, il 15 maggio, mi sono recata alla Feltrinelli della mia città per l’incontro con la professoressa Michela Marzano in cui veniva presentato il romanzo L’amore che mi resta.

Protagonista di questo romanzo è Daria. Una donna ma soprattutto una mamma che sta affrontando uno dei più grandi dolori che la vita può riservare: la perdita di un figlio. Ed in questa spirale di dolore la cosa che più colpisce Daria è che Giada non è morta per un’incidente. Lei ha deciso di suicidarsi.

Comincia così un lungo percorso fatto di buio e di dolore in cui Daria non saprà come districarsi, come affrontare il resto della vita che le resta.

La vita come un privilegio, nonostante vivere sia diventato un peso.

Questa è la frase che più riassume lo stato d’animo di Daria. Stato d’animo che ci viene raccontato sotto forma di una lunga lettera che la protagonista “scrive” a sua figlia. Una figlia adottata, fortemente voluta e fortemente “tenuta” quasi a doppio filo. Una figlia che si scopre avere segreti e ombre, questioni irrisolte che non aveva confessato a nessuno, riconducibili a quella che è quasi diventata un’ossessione: la paura dell’abbandono. Perché la sua madre biologica l’ha abbandonata? C’è qualcosa che non va in lei?

L’abbandono implica sempre qualcosa di negativo; il lasciare no, al contrario. Si lascia ciò che non si è in grado di tenere; si lascia ciò che è talmente prezioso da meritare qualcosa di meglio.

In questo romanzo i sentimenti espressi sono forti, assoluti e quasi tangibili. Il dolore per la perdita, lo stupore per la scoperta di alcuni segreti, l’amore che muove la realtà di ognuno di noi.

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E’ un libro lacerante, di quelli che prima ti strappano il cuore dal petto e poi te lo restituiscono piano piano. Così come, piano piano, Daria riprende a vivere riassegnando il giusto valore a tutto ciò che la circonda.

Ora è tutto diverso, ora entro nei ricordi e ti aspetto.
Entro. E dopo un po’ tu arrivi sorridente, come quando eri piccola e prendevi la sediolina rossa dove ti sedevi quando ti raccontavo le fiabe, e mi ascoltavi spalancando gli occhi, attentissima, ti arrabbiavi persino se dimenticavo un dettaglio o cambiavo qualcosa nella storia.
Entro. E dopo un po’ tu arrivi, e tutto torna come prima, la tua voce, il tuo sorriso e il tuo odore, quello solo tuo, Giada, quello che la mamma assaporava quando ti prendeva in braccio e ti stringeva a sé, e tu dicevi che stringevo troppo, non ce la facevi nemmeno a respirare.
Entro. Tu arrivi. E sento i battiti del tuo cuore, li conto mentalmente, li annoto su un foglietto – tesoro, scotti, cos’è questo febbrone improvviso?
Entro. Tu arrivi. L’amore è senza confini.
E’ per questo che è perfetto.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 235
Prezzo: 17,50€

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Se prima eravamo in due – Fausto Brizzi

se prima eravamo in due“Oggi io, i tuoi e i miei nonni siamo tutti dentro di te, come un imbuto dell’amore che ha travasato anni di parole, desideri e sentimenti in un contenitore speciale ed unico. Tu“.

Dopo il diario di una mamma ribelle è arrivato il momento di parlare anche di un papà, famoso, che racconta della sua esperienza come genitore. Con “Se prima eravamo in due” il regista Fausto Brizzi ci vuole rendere partecipi di questa assurda avventura che è la paternità. Fausto, già famoso con “Ho sposato una vegana”, torna sugli scaffali con un diario destinato alla figlia in cui racconta passo dopo passo (partendo dalla gravidanza) le cose che hanno caratterizzato l’arrivo di Penny e tutti i cambiamenti che sono poi sopraggiunti alla sua nascita.

Iniziamo con un piccolo plauso a Claudia, la moglie dello scrittore. Devo darle atto di essere una donna spiritosa perchè, se fosse stata anche solo un minimo permalosa, probabilmente questo libro sarebbe finito in un falò insieme al marito. Dico questo perchè Claudia purtroppo, per il lettore, è un personaggio difficile da digerire. Più che racconti famigliari a volte sembra di leggere le cronache di un piccolo regime dittatoriale in cui i sudditi, (n.b. il papà) soccombono al volere incontrastato del capo di stato (n.b. la mamma) e quasi sempre finiscono ai lavori forzati (n.b. dieta e seitan a colazione). Sono stati fin troppi i momenti in cui era difficile capire come potesse, il nostro povero protagonista,  accettare così questo ruolo marginale in cui era stato relegato. Della serie: “Io partorisco sotto atroci sofferenze, quindi tu non puoi scegliere neanche il colore dei calzini che la bimba dovrà mettere alla nascita”. Insomma, spesso durante la lettura ho avuto voglia di richiudere il libro proprio perchè Claudia era, lasciatemelo dire, antipatica e insopportabile.

Per fortuna però questo libro non è solo Claudia e il suo ruolo di mamma (vegana e salutista). “Se prima eravamo in due” è ricco di momenti divertenti in cui si ha la fortuna di poter entrare nella testa di un papà a scoprire l’importanza che ha, per lui, quell’esserino che tiene tra le braccia. Troviamo quindi tra le pagine tante scene simpatiche di panico e confusione, altre che già fanno intuire che il feeling tra una bambina e suo padre è unico e inevitabile e poi infiniti attimi di dolcezza che riempiono il cuore di chi legge. Un esempio potrebbe esserlo questa spiegazione sul motivo per cui i nonni sono così pazzamente innamorati dei propri nipoti:

Oggi che sono padre capisco perchè i nonni impazziscono all’arrivo dei nipoti. Un nipote è un bis insperato del tuo artista preferito. E’ un elisir di lunga vita, un secondo giro sulla giostra quando ormai credevi che il luna park avesse chiuso. Un nipotino è l’immortalità.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 120
Prezzo: 13.00€

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Strade di notte – Gajto Gazdanov

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Il tassista è un mestiere le cui storie da raccontare farebbero davvero invidia anche ad un romanziere dei più affermati. Passeggeri misteriosi, passati da scoprire o solo da immaginare partendo da piccoli dettagli colti per caso.

E’ questo quello che fa il protagonista di questo libro, un tassista russo che percorre ogni notte le strade di una Parigi desolata a bordo del suo taxi, scorgendo figure e ombre misteriose sui marciapiedi della capitale.

Si tratta però di una Parigi quasi decaduta, un paesaggio notturno dove si scorgono le figure più variegate: dalle prostitute agli ubriachi, dai mendicanti ai nobili decaduti. E lì dove il lavoro dovrebbe frenarlo, la curiosità porta il nostro tassista a lasciare il suo mezzo per andare ad esplorare di persona quelle strade e quei sobborghi che tanto lo attirano.

Viene narrata così una sequenza di episodi legati sempre a quelle strade di notte e a quei personaggi che assillano la vita notturna dei quartieri più malfamati della città.

E’ un libro breve, che si legge in un paio di sere e che fa riflettere su quello che albergava per le strada di Parigi di sera fino a qualche anno fa e che forse vi è ancora!

Personalmente, avrei preferito più misteri, più intrighi da scoprire, più passati sconvolgenti, invece ci si trova davanti ad una serie di episodi legati tutti alle vite di prostitute della zona. Meno coinvolgente di quello che speravo ma comunque una bella storia a tratti malinconica.

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SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 237
Prezzo: 16,50€

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Time Deal – Leonardo Patrignani

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Chi di noi non vorrebbe vivere per sempre?

Chiunque potrebbe dire di desiderarlo: il sogno dell’eterna giovinezza, del resto, è roba vecchia, trita e ritrita, ma provoca ancora occhi sognanti. Ma se questa possibilità diventasse reale? Ci pensereste due volte?

Questi sono solo alcuni dei quesiti che i personaggi di Time Deal, il nuovo romanzo di Leonardo Patrignani, si pongono.

In un mondo ridotto all’osso dai conflitti nucleari, la vita si è fatta estremamente difficile a causa delle cattive condizioni in cui versa la terra. I soli sopravvissuti vivono ad Aurora, l’unico luogo della terra che sembra essere abitabile. Nonostante ciò, nulla ha impedito alla scienza e alla tecnologia di progredire così tanto da giungere alla formula dell’eterna giovinezza: il Time Deal, un farmaco che è divenuto così importante e diffuso, da rendere la sua casa farmaceutica una potenza tale da permetterle di creare attorno alla sua scoperta quasi un credo religioso, un modo di pensare, un codice di comportamento, una politica.

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Questo nuovo romanzo distopico mette il lettore davanti a numerosi quesiti morali: è giusto voler vivere per sempre, a costo di sottomettersi? È giusto ignorare i problemi reali, per vivere nella giovinezza fittizia?

Sono gli stessi quesiti morali che si pone il protagonista Julian e il suo amico Stan, entrambi immersi in questo mondo e in questa società succube e spezzata, bersaglio facile per chi vuole manipolare gli altri tramite il fascino, la promessa di una bellezza e una vita inesauribili. Ma cosa c’è sotto?

Julian è un protagonista che si fa mille domande, mette in dubbio tutto e soprattutto combatte: combatte per la sua sorellina Sara, combatte per la sua ragazza Aileen, costretta dai genitori a sottomettersi alla società corrente; ma, soprattutto, combatte per la verità e per la libertà. È un protagonista a cui stare a guardare non basta.

Accompagnato dalla scrittura scorrevole dell’autore, il lettore intraprenderà un viaggio verso la verità più scomoda assieme a Julian e alle persone a lui più care, scoprirà che le ingiustizie non mancano nemmeno in un mondo “perfetto”.

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Time Deal è stata una lettura illuminante, carica di significati, approfondita in tutti i suoi aspetti. Induce alla riflessione sulla natura umana, sulla sua facilità di manipolazione e, assieme, su quali potrebbero essere le conseguenze di un progresso scientifico e tecnologico che sembra inarrestabile. Narra di un futuro non poi così lontano, dove uno dei peggiori incubi dell’umanità si è realizzato: ma questo non vuol dire che non bisogna continuare a combattere.

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Time Deal
Autore: Leonardo Patrignani
Pagine: 475
Prezzo: 14,90
Editore: DeA

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MISDIRECTION di LUCIA BIAGI – Eris Edizioni

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Cari lettori, sono qui oggi per parlarvi di questa particolarissima graphic novel. Partirò immediatamente con un commento super professionale, assai tecnico e di assoluta rilevanza: ADORO LA BICROMIA DI QUESTO FUMETTO! Perché mentire? È stata la prima cosa che ho notato e che mi ha colpito: questo gioco di colori freddi, verde acqua e viola, in poche sfumature, che rendono le tavole compatte e davvero gradevolissime alla vista. Perché qui non stiamo parlando di un libro, e una graphic novel si porta dietro non solo la responsabilità di una storia ben riuscita, ma anche il dovere di una buona veste grafica che colpisca; e Misdirection di Lucia Biagi rispetta entrambe le condizioni.

Trama da http://www.erisedizioni.org

Misdirection è l’arte di distogliere l’attenzione e rendere possibile un trucco di magia, ingannando i sensi e la mente. Misdirection è Federica d’estate in montagna coi nonni, senza preoccupazioni, che gioca col suo smartphone, registra il suo diario vocale e non ha voglia di pensare al liceo che sceglierà a settembre. E le uscite con Noemi, l’amica più grande che la porta di nascosto in discoteca e la fa sentire speciale quando le confida i suoi segreti.

Ma dopo una nottata passata a ballare, Noemi non le risponde al cellulare. Dovevano incontrarsi, ma l’amica non è dove dovrebbe essere, lì c’è solo il suo smartphone e Federica non ce la fa davvero a non preoccuparsi per lei.

Misdirection è una ragazza che non si trova da nessuna parte, a cui potrebbe essere successo qualcosa, anche se sembra non importi a nessuno. Misdirection è la mancanza di lucidità che si può avere a tredici anni, Misdirection è la storia di una ragazzina che vuole solo sapere che fine ha fatto la sua amica, e quando l’avrà trovata, spera con tutte le sue forze, a quel punto andrà tutto bene.

In un determinato punto della lettura, uno dei personaggi (un amico della nostra protagonista Federica) parla di una tecnica specifica che consisterebbe nel far credere allo spettatore che un determinato elemento sia rilevante e molto importante per poi fargli scoprire che in realtà serviva solamente a confonderlo e a distrarlo dal vero oggetto della narrazione. In questo concetto ritroviamo un po’ il punto focale di questo fumetto: una ragazza scomparsa, due amici alla ricerca della verità. Sembrerebbe quasi uno di quei thriller oscuri che celano una storia di rapimento e violenza, ma alla fine ci ritroviamo d’innanzi ad una storyline che ci accompagna verso un punto preciso: la riflessione e la consapevolezza di determinati argomenti che, a quanto pare, all’autrice stanno molto a cuore: i social network e le sue conseguenze, ma più precisamente la condizione femminile e il labile rapporto tra la libertà di scegliere e ciò che ne consegue all’interno della società per una ragazza.  Questa graphic novel attraversa pregiudizi, meschinità, maschilismo e logica di branco maschile (e non) fino a portarci a riflettere sul diritto delle ragazze di essere libere di spogliarsi da ogni peso che sembra gravare in più su di loro.lucia-biagi-misdirection-04-1000x600

La narrazione procede per tutto il fumetto quasi statica, senza picchi eccessivi e ciò, a mio parere, viene accentuato dalle tavole fredde e rotondeggianti, con un disegno “calmo” ed espressioni placide.shapeimage_12

Misdirection è un’esperienza di lettura atipica, ma che ho apprezzato davvero tanto. Complimenti a Lucia Biagi e ad Eris Edizioni per aver sfornato questo prodotto particolare dalle tematiche delicate ma assai attuali.

 

SCHEDA

Titolo: Misdirection
Autore: Lucia Biagi
Pagine: 208 pagine in bicromia
Prezzo: 17,00€
Editore: Eris Edizioni (collana Kina)