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Il giunco mormorante – Nina Berberova

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Nella vita di ognuno esistono momenti – quando la porta sbattuta all’improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco «no» che sembrava irrevocabile si muta in «forse» – , momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. È stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di «aspettare un poco» prima di spingerci nel baratro.

L’incipit del romanzo “Il giunco mormorante” della scrittrice russa Nina Berberova riassume magistralmente in poche righe tutta la vicenda, una vicenda segnata da addii e ricongiungimenti, da separazioni e ritrovamenti, da oblio e memoria, e lo fa con una delicatezza della penna e con un’eleganza poetica che solo una donna possiede. Il titolo riprende i versi della poesia Est in arundineis modulatio musica rapis del poeta russo Fëdor Tjutčev posta in epigrafe.
La brevitas contraddistingue la modalità di raccontare della scrittrice russa, ma mai sfocia in una scrittura scarna e disadorna, mai nella descrizione frettolosa e poco curata di una vicenda amorosa.
La Berberova, in meno di ottanta pagine, ci parla delle vicende di due amanti tra Parigi, Stoccolma e Venezia. È la protagonista femminile a parlare in prima persona e ad accompagnare il lettore in una vicenda intima e silenziosa che si esprime attraverso i moti dell’animo.
Conosciutisi a Parigi, i due amanti sono costretti a separarsi alle soglie della seconda guerra mondiale. Si ritroveranno, grazie all’intervento del caso, anni dopo a Stoccolma. La descrizione di questo momento è tratteggiata dapprima con una incredibile dolcezza, poi con una vibrante amarezza, infine con un cupo disincanto.

Quando tutti presero posto, e prima che il maître portasse il menu, io non solo vidi Ejnar a due passi da me, ma in modo del tutto naturale incontrai i suoi occhi. Senza staccare da me lo sguardo, cominciò ad alzarsi dalla sedia, lentamente con in mano il tovagliolo e la bocca stirata in un sorriso innaturale e sgradevole che non gli avevo mai visto; poi lasciò cadere il tovagliolo sulla sedia e venne verso di me, e in quel momento capii che era riuscito a dominarsi: il viso leggermente invecchiato esprimeva ciò che lui voleva, si sforzava di esprimere: la piacevole sorpresa di incontrare una vecchia amica. Il suo viso era tornato quello di un tempo.

La protagonista riesce a rivedere il suo amato Ejnar, ma tante cose sono cambiate, tanti equilibri sono stati sconvolti, troppe cose si pongono tra i due, un’altra donna è entrata nella vita del suo amore parigino.
Se Parigi è la città dell’incontro amoroso, della passione, e Stoccolma è la città del “ritrovarsi”, Venezia è la città del disincanto, della presa di coscienza, della caduta di ogni illusione amorosa e non, della riappropriazione del proprio io. È qui che ritorna e cade definitivamente quel “forse” che nell’incipit la Berberova aveva preferito al “no”, quel “forse” che sicuramente l’autrice (e la narratrice onnisciente) aveva scelto non a caso, non per sbaglio, ma per permettere al lettore di percorrere e non di ripercorrere le peripezie dei due amanti.
A Venezia la protagonista denuncia l’amarezza del destino avverso, inizialmente creatore di illusioni, subdolo mentitore, poi pronto a svelare le fitte e nere trame dell’illusione.

È il destino che gentilmente abbassa il predellino della sua antiquata carrozza e mi tende la mano per aiutarmi a salire, ma a pensarci, e a pensarci seriamente, si arriva a uno sciocco calembour: il destino mi tende il piede, mi fa lo sgambetto per atterrarmi, per mettermi al tappeto…

La no man’s land, la gabbia dorata di un amore illusorio, passato, interrotto dalla seconda guerra mondiale, creatrice di un mondo senza tempo, di una vita “che appartiene solo a noi”, è sostituita col tempo dalla realtà, dalla vita vera. L’interiorità dell’animo cede il passo alla prosa del mondo.
La bellezza del romanzo consiste nella continua sovrapposizione di azione e pensiero, di detto e inespresso, di illusione e consapevolezza, di inganno e presa di coscienza, di sentimento e pragmatismo, di sensazioni e necessità e nel sapiente uso dell’arte allusiva. È impossibile non intravedere sullo sfondo “Le notti bianche” di Dostoevskji, “Le affinità elettive” e “I dolori del giovane Werther di Goethe”, “Lolita” di Nabokov.
La Berberova, inoltre, riesce sapientemente a legare indissolubilmente l’anima del lettore ai pensieri dello scrittore, lasciando come unico protagonista l’agire umano mai completamente spiegabile e comprensibile.
Breve ma densa di significato, l’opera della Berberova si presenta al lettore in tutta la sua naturale carica poetica.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Adelphi
Pagine: 79
Prezzo: 10,00 

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Presentazione e recensione di “Superficie” – Diego De Silva

Buongiorno lettori, oggi voglio parlarvi dell’ultimo libro scritto da Diego De Silva: “Superficie” pubblicato da Einaudi. Il libro si presenta come una raccolta di frasi quasi “buttate” a caso l’una accanto all’altra, con lo scopo di suscitare stupore e riso nel lettore che si avvicina alla sua lettura.

Ma Gianni Morandi, perché è sempre così contento?

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Il 5 luglio ho avuto modo di essere presente alla presentazione del libro presso la manifestazione “Il libro possibile” a Polignano a Mare, nella cornice serale della Balconata di Santa Candida, nel centro storico cittadino. De Silva ha dialogato con Tony Di Corcia, scrittore e giornalista pugliese, deliziando e facendo ridere noi spettatori.

L’autore ha raccontato di come abbia cominciato a giocare con il linguaggio e con le frasi fatte tipiche dei talk show in televisione, riguardo alla sinistra e alla destra politiche: “ormai le cose che si dicono, il linguaggio è talmente rimasticato e ovvio, che tutto ciò che noi sentiamo è praticamente scontato”. E questa è la superficie, quel senso esteriore del linguaggio, della lingua parlata, di cui ormai sembra essersi perso il significato e il senso. E’ qualcosa di profondamente drammatico realizzare a che livello siamo arrivati: ormai tutti possono parlare ed esprimersi con luoghi comuni, senza sapere quello che si sta dicendo, senza riflettere sul senso. Non si fa più fatica ad approfondire, ci si rifugia in un conformismo intellettuale, in cui quasi non si ha più un’opinione personale. Ci siamo disabituati a riflettere.

Chi glielo doveva dire, a Raffaello, che i suoi angioletti sarebbero finiti nelle testate dei letti matrimoniali.

Ciò che traspare dalla lettura di questo libro è quasi l’ascolto di una conversazione a cena tra amici, su un pullman, nota il presentatore: botta e risposta, incroci e ritorni sulle frasi precedenti. Siamo assuefatti all’ovvio e alla superficie.

Partendo dall’esperienza diretta, dal contatto con il reale, De Silva ci ha fatto esempi di quello che ha cercato di esprimere all’interno del suo libro, qualcosa che magari a prima vista potrebbe non scorgersi:  “Siamo in un paese per cui tu che devi servire il caffè al banco, devi avere esperienza e devi conoscere benissimo l’inglese. Domanda: se le cose stanno così, sarebbe buono che il ministro dell’interno, o che il vicepresidente del consiglio dei ministri si laureino? Ma io lo considero il minimo sindacale, per poter prendere delle decisioni che riguardano la vita di tutti.” La superficie è questo: se ci vogliamo adeguare a questo non cambierà mai nulla.  Il linguaggio non tradisce, la parola è uno dei pochi strumenti che abbiamo per affrontare il nostro rapporto con la realtà. Se siamo sciatti nel parlare, noi viviamo male.

Ma qual è il compito che l’ecosistema affida alle blatte per giustificare la loro esistenza?

E’ un libro condito anche con una sorta di amarezza, di delusione, di malinconia. De Silva cita uno scrittore tedesco, Franz Werfel “L’unico vero possesso dell’uomo è nelle cose che ha perduto”: l’idea che ciò che è passato è irripetibile e ormai perso per sempre.

La felicità non è un investimento, non produce interessi, è un azzardo: quando perdi è come se tu ti impadronissi di nuovo di questa perdita. Comunque è valsa la pena, questo suo valore è quello che da un senso al tutto.

Facendo dialogare le frasi, con il suo stile divertente, De Silva è riuscito ad evitare l’effetto stucchevole che si sarebbe venuto a creare mettendo in fila le frasi una dopo l’altra. E’ una scrittura fluida, in cui scappa anche l’aforisma, qualcosa che arriva mentre si sta facendo qualcos’altro, una specie di incidente.

Dalla presentazione è uscito fuori che uscirà l’audiolibro in collaborazione con Luciana Littizzetto, si creerà quindi un divertentissimo botta e risposta dialogato che non potrà che far sorridere, soprattutto conoscendo Lucianina. Probabilmente avrà anche uno sviluppo teatrale in maniera più organizzata.

E’ sorta anche una riflessione che ho trovato molto bella: Tony Di Corcia ha fatto notare come i libri di De Silva siano maggiormente apprezzati dal pubblico femminile (e anche la presenza al firmacopie successivo di un 95% di donne contro la presenza di 3/4 uomini ne è chiaramente un esempio). Il nostro scrittore ha risposto facendo notare come da un punto di vista statistico il mercato librario italiano vada avanti grazie al fatto che su 10 persone che comprano libri, 8.5 sono donne. E questo secondo De Silva accade perchè le donne sembrano più predisposte a cercare il senso, ad andare oltre all’utile, soprattutto nei momenti di crisi, rifugiandosi nell’inutile. L’utile è qualcosa che di per sè non ha senso, perchè nasce da un principio di catena: ciò che è utile lo è perchè è utile ad un’altra cosa, che a sua volta rimanda ad un’altra utilità, ecc. E’ necessario che in questa concatenazione l’utile ad un certo punto si arresti, davanti alla Bellezza, il punto ultimo dopo il quale l’utilità non ha più senso. “Cioè se voi siete davanti a Caravaggio, non è che potete dire a cosa serve. E’ Caravaggio. Basta. E’ puro incanto, è bellezza allo stato puro”. L’inutilità dell’arte è ciò che spinge una persona a circondarsene, a fare dell’arte una parte della sua vita, a coltivare una vita intellettuale. E se De Silva piace alle donne, è perchè in ogni donna alberga una “crocerossina” che vorrebbe salvare sempre qualcosa. C’è solidarietà umana maggiore nella loro sensibilità.

La serata della presentazione si è conclusa con un firmacopie che mi ha regalato dei piacevoli momenti con questo scrittore che ho imparato ad amare e che mi ha regalato pagine di emozione intensa. Se vi dovessi consigliare questo libro nello specifico, se vi dovessi dare una ragione specifica per comprarlo, sarebbe per farvi un regalo che vi scavi dentro, per permettervi di capire il senso del mondo in cui stiamo vivendo e che ci sta sfuggendo sempre più di mano. Perchè forse anche in poche parole e in una frase semplice buttata lì a caso, si nasconde un non detto molto più profondo.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 102
Prezzo: 12.00€

 

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Cercando Alaska – John Green

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Cercando Alaska è il secondo libro che leggo di John Green. Di questo autore ho letto qualche tempo fa “Colpa delle stelle”, un libro semplice ma con una storia intensa che ha saputo farmi emozionare. Ho amato molto lo stile di Green e ho iniziato la lettura di questo libro con grandi aspettative.

La storia è narrata in prima persona dal protagonista, Miles Halter, ragazzo di 16 anni un po’ sopra le righe. Miles è un ragazzo molto studioso, non ha amici, ama leggere biografie e cosa molto particolare, è appassionato di “ultime parole”, cioè di frasi celebri pronunciate in punto di morte da personaggi famosi e storici. Per avere maggiori possibilità di entrare in qualche college prestigioso, Miles lascia la sua vecchia scuola e si iscrive nella scuola superiore-convitto di Culver Creek. Qui Miles stringe le sue prime vere amicizie. Il suo primo amico è il “Colonello”, il suo compagno di stanza, un ragazzo molto intelligente ma allo stesso tempo una “testa calda”. Con lui Miles fumerà le sue prime sigarette, avrà la sua prima sbronza e farà le sue prime azioni ribelli nei confronti delle autorità della scuola. Miles stringerà amicizia con altre persone della scuola, ma una in particolare cambierà la vita del ragazzo: Alaska. Alaska è una studentessa della Culver Creek che non passa di certo inosservata: è bellissima e ha degli occhi verdi magnetici che conquistano Miles. Alaska si presenta subito come una ragazza molto complicata, forte e solare in alcuni momenti, e malinconica e misteriosa in altri. Ha un passato di cui non parla mai neanche con Miles e gli amici più vicini. Sarà proprio un gesto di Alaska a stravolgere le vite del protagonista e dei suoi amici che dovranno confrontarsi con le conseguenze di quel gesto.

Lei era tutta alti e bassi, prima fuoco e fiamme e subito dopo fumo e cenere

Per quanto il romanzo sia ben scritto, devo ammettere che ho trovato la trama in se alquanto banale e insignificante. Una volta terminata la lettura, ho avuto come l’impressione che mancasse qualcosa a questa storia che avrebbe potuto renderla davvero una bella storia. Non sono rimasta nè particolarmente emozionata nè coinvolta dalle vicende dei personaggi e ho trovato quello di Alaska alquanto irritante, per i suoi modi e i suoi chiari di luna, forse non proprio adatti ad una ragazzina adolescente.

Cercando Alaska potrebbe essere definito un romanzo di formazione, in quanto vediamo Miles crescere e trasformarsi da ragazzino solitario e dedito agli studi, ad un ragazzo che inizia a vivere la sua vita da adolescente, con il primo gruppo di amici, i primi amori e le prime bravate.

John Green è in grado di dare ai propri personaggi una forte personalità e individualità. Sono personaggi ben caratterizzati che vivono indipendentemente dalle pagine del libro. La capacità di descrivere in questo modo così vivido i personaggi, è sicuramente un talento di questo scrittore, anche se a volte questi personaggi possono non riscuotere in tutti i lettori una grande simpatia.


Scheda del libro

Editore: Rizzoli
Pagine: 394
Prezzo: 13,00 euro

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Stronze si nasce – Felicia Kingsley

36657828_1573493016105860_5416048674738274304_nBuongiorno lettori, oggi voglio parlarvi di un romanzo che è stato una scoperta. “Stronze si nasce” di Felicia Kingsley, edito da Newton Compton editori, si presenta in una veste accesa, copertina disegnata, donna in rosso in primo piano.

Allegra Hill è una giovane donna che dopo anni di impegno e studio è riuscita ad ottenere un lavoro alla Royal & Lloyds, prestigiosa agenzia immobiliare, da cui spera di ottenere il giusto lancio per cominciare a scrivere per l’ “Architectural Digest”, rivista affermata che parla delle case e degli immobili più belli e importanti. Ma il primo giorno di lavoro eccola arrivare come una star, Sparkle Jones, la Stronza per eccellenza, la ragazza che a scuola era la più popolare e che ha rovinato l’adolescenza di Allegra. Sparkle illumina tutti con la sua gentilezza ipocrita, con il suo charme e affascina chiunque la incontri spingendolo a voler entrare nelle sue grazie. E Allegra si ritrova in questa situazione: sono passati anni dal liceo, Sparkle sembra non ricordarsi di averla ripetutamente calpestata per il suo successo, anzi, è molto disponibile e si dimostra amichevole nei suoi confronti. Forse l’ha giudicata male?

Tra pranzi e shopping extralusso, vendite impossibili, miliardari americani e bugie, Allegra dovrà rimboccarsi le maniche per dimostrare il proprio valore e per conquistare l’uomo dei suoi sogni, cercando di essere per una volta la numero uno della situazione.

Allegra Hill è un personaggio che matura nel corso del romanzo: da ragazzina che si abbatte e se la prende con il mondo per le sue sfortune, a donna di successo che riesce a costruirsi una carriera, grazie alle sue competenze e capacità. Ma è anche una donna profondamente umana, ha il classico colpo di fulmine, un amico che le sta accanto e cerca di aiutarla, una migliore amica anticonformista con cui litiga una volta entrata nel nuovo mondo degli affari, ed è una donna che compie degli errori, interpreta male alcuni segnali e si lascia prendere dagli eventi, arrivando comunque a rimediare ai suoi sbagli e a crescere. Si impara molto da questa eroina che, pur provenendo da una famiglia molto ricca, fa beneficenza, compra i propri vestiti ai mercatini dell’usato, adotta sempre cani e gatti dai canili e gattili, animali “rotti”, con qualche malattia o problema, magari vecchi, che nessuno vuole più, perchè vuole far loro vivere gli ultimi anni della propria vita tra affetto e coccole. Allegra potrebbe essere la classica riccona snob, invece decide di essere se stessa, di cavarsela con le proprie forse e la propria intelligenza.

Sparkle Jones invece è una che è stata abituata fin da piccola ad avere quello che vuole, riesce sempre nei suoi intenti, fregandosene di chi colpisce e calpesta, perchè mira all’obiettivo finale di successo, ricchezza, popolarità: che questo sia la chiave della sua felicità non è certo e il lettore potrà imparare a conoscerla nel corso del romanzo e magari potrà anche provare pena per la sua condotta morale.

Non mancano anche i personaggi maschili: Tristan e Duke, migliori amici, simili per certi aspetti, ma con caratteri opposti. Allegra si legherà inevitabilmente ad entrambi e solo alla fine si scopriranno le carte.

Felicia Kingsley ha scritto un romanzo con una trama per niente banale, molto originale, divertente e romantica, si discosta molto dal classico romanzo rosa femminile. Ha una struttura ben articolata, non frettolosa, ma comunque che trascina fino alla fine, pagina dopo pagina. Che dire, ora voglio leggere anche il suo primo romanzo “Matrimonio di convenienza”!

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Newton Compton editori
Pagine: 439
Prezzo: 10€

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Datsuzoku – Ricordi dal Giappone

Girando tra gli editori al Salone del libro di Torino di quest’anno, allo stand della ABEditore mi sono imbattuta in questo libricino: “Datsuzoku – Ricordi dal Giappone”. Leggo manga da circa 13 anni e la cultura giapponese mi ha sempre affascinata. Come indica la nota introduttiva la parola che dà il titolo a questa raccolta di fiabe non ha un termine adatto traducibile in altre lingue. Con una perifrasi, in italiano è stato tradotto come “fuga dalla routine quotidiana” e  un libro è un datsuzoku, un momento di evasione dalla noia della quotidianità. E come non condividere questa opinione?!

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Ma veniamo al piccolo gioiello di cui vi parlo oggi. “Datsuzoku” raccoglie cinque fiabe, curate da Valentina Avallone, facenti parte di un volume più ampio: “Green Willow and other Japanese fairy tales” del 1910. Scopo di questi racconti è illustrare elementi della cultura e mitologia giapponese.

Abbiamo “La ragazza della Luna”, in cui un raccoglitore di bambù trova una piccolissima fanciulla racchiusa in una gemma (per gli amanti dello Studio Ghibli, ricorderà sicuramente il famosissimo film di Isao Takahata “La storia della principessa splendente”); “La lanterna di peonie”, storia d’amore e di vita oltre la morte; “Yuki Onna”, ovvero la donna delle nevi; “La terra di Yomi” in cui abbiamo la cosmogonia e la teogonia del mondo e delle divinità giapponesi, con la nascita della Regina degli inferi e, per finire “La storia di Susanoo, l’impetuoso”, collegata sempre alle origini delle divinità e alla sopravvivenza del mondo.

Questi sono racconti densi di spiritualità, vi si respira la cultura giapponese che siamo abituati a leggere nei manga, per gli appassionati, e che vediamo nei film. E’ un piccolo salto nella tradizione di un popolo molto antico. Valentina Avallone ha regalato un pizzico di Giappone a noi occidentali, arricchendo inoltre questa edizione con varie illustrazioni tratte dal manga di Hokusai. Quest’ultimo è una grandissima raccolta in quindici volumi di schizzi dai vari soggetti, realizzati a cavallo del XVIII-XIX secolo, dal grandissimo artista Katsushika Hokusai. Ogni pagina è corredata da note con la spiegazione dei termini giapponesi utilizzati e il loro significato.

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Conclude l’opera una serie di immagini tratte dal volume da cui le fiabe sono state estrapolate. Abbiamo illustrazioni di Warwick Goble (illustratore di libri per bambini, specializzato in tematiche giapponesi e indiane), Katsukawa Shunsho e Utagawa Hiroshige I (pittori e incisori giapponesi vissuti nel Settecento e Ottocento) ed altri artisti.

Vi consiglio l’acquisto di questo libro perchè vi impegnerà poco tempo per la lettura ma vi donerà un pizzico di Oriente. Inoltre oltre ad essere un piccolo tesoro per le parole raccontate, lo è anche per l’arte raffigurata. Viene proprio voglia di partire e andare in Giappone per sentire il profumo dei ciliegi, l’odore dei monti e andare alla ricerca di spiriti e divinità.

SCHEDA LIBRO

Editore: ABEditore
Pagine: 120
Prezzo: 9,90€

 

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La simmetria dei desideri – Eshkol Nevo

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Quando un romanzo ti segna davvero te ne accorgi in tanti modi. Io ad esempio ho i libri preferiti nelle peggiori condizioni: sgualciti, piegati, macchiati perché mi rapiscono a tal punto da non poter smettere di leggere in nessuna circostanza. Oppure succede che li tengo sul comodino anche a lettura ultimata, perché rimetterli in libreria è un po’come un addio, un addio per cui non mi sento pronta.

Quando ho finito La simmetria dei desideri ho fatto entrambe le cose (oltre che utilizzare questo romanzo come unico argomento di discussione nei giorni a seguire) e sono ancora qui a parlarne. Ero reduce dall’ultimo libro della saga de L’amica geniale di Elena Ferrante, pensavo che mi sarei sentita per sempre orfana e invece, appena qualche giorno dopo, Eshkol Nevo è venuto in mio soccorso. Sono passata così da una conflittuale amicizia al femminile ad una interamente al maschile, quella tra Yuval ed i suoi amici.

La storia si svolge a Tel Aviv nel ’98. Ofir, Yoav (detto Churchill), Amichai e Yuval guardano i mondiali assieme come da molti anni a questa parte, quando Amichai propone agli altri di scrivere su un fogliettino i propri desideri e attendere la prossima finale di coppa del mondo per vedere se si sono realizzati. L’idea è bizzarra e sul momento non entusiasma, alla fine però tutti si lasciano convincere e ognuno mette per iscritto i propri sogni. Tre a testa per l’esattezza, il primo può essere letto a voce alta, gli altri no.

I quattro amici si conoscono sin dal liceo, pur essendo molto diversi hanno un legame profondo e duraturo, basato proprio sul loro compensarsi a vicenda. Yuval, il narratore, è il sognatore del gruppo, schivo e silenzioso, innamorato di Yaara è a lei che dedica i suoi desideri. Churchill è un sedicente avvocato, leader del gruppo da sempre, sogna di realizzare qualcosa di veramente importante, sposare e portare avanti una causa socialmente rilevante. Come spesso Yuval ripete, il creativo del gruppo è Ofir, lui lavora in un’agenzia pubblicitaria “sprecando il suo talento” fino a quando un evento inaspettato non gli cambia la vita. Infine c’è Amichai, sposato con Ilana e padre di due figli, vende polizze mediche ai malati di cuore.

Gli anni che seguono i mondiali del ‘98, sono per i quattro molto movimentati, le loro vite vengono sconvolte da imprevisti, cambi di rotta e scelte più o meno importanti, che incroceranno e sovvertiranno i loro destini fino a compromettere la realizzazione dei desideri (o forse sono proprio quei desideri a non destare più l’interesse di qualche anno prima?). I cambiamenti porteranno gli amici a conoscersi meglio, a mettersi alla prova rischiando tutto: si ritroveranno assieme in ospedale, sul divano di Amichai e di sua moglie Ilana e persino al concerto dei Camaleonti. Ogni protagonista subirà in un modo o nell’altro una mutazione, un evento scatenante lo porterà ad una sorta di crescita, sorprendendo gli amici e non meno i lettori.

In 350 pagine Eshkol Nevo è stato capace di racchiudere un intero mondo, non una, ma ben quattro storie; mi ha fatto affezionare Yuval e al suo amore disperato, quasi inspiegabile per Yaana, la sua lotta contro una vita senza direzione; mi ha presentato Churchill come egoista e irresponsabile, che poi si rivela profondamente umano e fondamentale al quartetto. Ho viaggiato assieme ad Ofir in India, ho compreso le sue idee e il suo bisogno di un cambiamento, infine ho pianto con Amichai, ho sposato la sua causa, ho detestato Ilana per poi ricredermi sul suo conto. Tutto questo in 350 pagine. La simmetria dei desideri è un romanzo toccante, una storia straordinaria sul destino, sui cambiamenti e sull’amicizia soprattutto, quella che va oltre gli errori e le differenze caratteriali, quella che col tempo può mutare senza mai perdersi.

Tu sei il collante. Sei sempre stato il collante. Ad un certo punto del libro ti domandi cos’è successo nei sei mesi in cui hai preso le distanze. Be’, quello che è successo è che quasi non ci siamo incontrati. E quando c’incontravamo, era scialbo. Senz’anima. Ecco la verità: senza di te siamo un’accozzaglia casuale di persone. Insieme a te siamo degli amici. Senza di te la città è tutte le cose cattive che dice Ofir. Insieme a te, è casa.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: BEAT (Prima edizione Neri Pozza Editore)
Pagine: 351
Prezzo: 09.00 €

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Heidi – Francesco Muzzopappa

Nei periodi di magra, Dio lodi gli ebook e la possibilità di leggerli sia sul reader che sul telefono o tablet. Essendo io in questo brutto periodo ma avendo voglia di leggere una nuova uscita non mi è rimasta altra scelta che cedere al fascino del digitale (a cui, a dire la verità, ho ceduto da parecchi anni) e quindi leggere in ebook questo romanzo.

I fattori che mi hanno portato a scegliere questo romanzo piuttosto che un altro sono tanti e tutti diversi: partendo dalla copertina verde brillante su cui campeggia l’immagine di una capra, passando dalla trama e finendo con la casa editrice, Fazi Editore, che per me ormai è sinonimo di garanzia. E poi, diciamoci la verità, sono ormai generazioni che in tv ci ripropongono le avventure della piccola montanara Heidi, quindi il titolo era tutto un programma.

E proprio di programmi tv si occupa la protagonista di questo libro. Chiara è la responsabile casting per un’emittente tv milanese che ha da tempo dimenticato la qualità dei programmi per puntare a dei format sempre più trash. Il declino è dovuto al nuovo direttore di rete, un uomo squallido e pieno di sé che crede di avere sempre ottime idee e che fa del potere il suo credo di vita.

Durante una riunione in cui l’ego del direttore è all’apice, Chiara si trova davanti ad un aut aut: seppure non rientri nelle sue mansioni deve presentare entro la prossima settimana delle idee per dei nuovi format pena il licenziamento.

E, se questo problema non fosse abbastanza, non c’è da preoccuparsi: ecco arrivare la chiamata della casa di cura in cui è ospite il padre di Chiara che le comunica che, a seguito di numerosi comportamenti violenti, lui non è più un gradito ospite e quindi deve abbandonare la struttura.

Chiara si ritroverà quindi a doversi prendere cura del padre, un padre che per tutta la sua vita è stato pressoché assente e con cui condivideva solo la visone del cartone animato Heidi quando lei era bambina. Ed ora che l’uomo soffre di una grave forma di demenza senile è proprio quel cartone ad ancorarlo alla realtà: sua figlia diventa Heidi e tutto quello che lo circonda è montagna, caprette, Peter e la signorina Rottermeier.

Fortunatamente arriverà Thomas a darle una mano, un giovane laureando in medicina che si mantiene agli studi facendo da badante. E sarà grazie a lui che, almeno per un po’, Chiara troverà la pace nell’accudire il padre.

Ma la spada di Damocle messa sulla sua testa dal direttore è ancora lì e non sarà assolutamente facile schivarla.

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In un crescendo di situazioni paradossali, con un susseguirsi di coincidenze e vicende tra il drammatico e la commedia, Francesco Muzzopappa mette insieme un romanzo dalla verve frizzante estremamente indicato per il periodo estivo.

E’ un libro all’apparenza molto leggero e divertente ma che in realtà tratta argomenti importanti: la difficoltà dei rapporti tra genitori e figli quando le parti, inevitabilmente, si ribaltano; i problemi del lavoro e dei colleghi non proprio “simpatici” ed infine, ma non meno importante, lo stress del tran tran quotidiano in una grande metropoli che pare non si fermi mai.

A dare un ulteriore punto a favore del libro è la narrazione: i capitoli brevi e veloci e la scrittura pulita e senza fronzoli garantiscono una lettura celere che però non toglierà nulla al piacere di leggero.

Quindi, visto che siamo ancora freschi di Mondiali, credo di poter affermare che Muzzopappa e la Fazi hanno segnato un altro goal assolutamente vincente. E voi non aspettate oltre e concedetevi questa bellissima lettura.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 237
Prezzo: 15.00€