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Curarsi tramite i libri: Le parole degli altri di Michaël Uras

18033864_10208386927342466_4887936051061127644_nCi vuole molta disponibilità a mettersi in gioco per poter iniziare un percorso di psicoterapia; al tempo stesso, e da un certo punto di vista, ci vuole altrettanta voglia di mettersi in discussione quando si legge, specie se si leggono classici o libri impegnati. Nel romanzo “Le parole degli altri” di  Michaël Uras si uniscono queste due componenti: il protagonista, infatti, mette insieme la sua passione per la lettura e per i libri e la voglia di aiutare gli altri per inventarsi un nuovo lavoro. Quello del biblioterapeuta.

Se consideriamo la parola biblioterapeuta comprendiamo che dovrebbe trattarsi di una figura che cura gli altri tramite i libri: ed è proprio quello che Alex cerca di fare, ovvero aiutare i suoi pazienti, persone in crisi e in difficoltà con se stesse, tramite letture particolari, perfette per il paziente e per il periodo vitale che sta vivendo.

L’autore, infatti, mette il lettore davanti alle cartelle “cliniche” che Alex, il nostro protagonista atipico e particolare, compila per ciascun suo paziente, nel tentativo di trovare la lettura perfetta per lui: una lettura in cui ritrovarsi, con protagonisti in cui immedesimarsi. Propone un percorso di autoconsapevolezza fatto di carta e inchiostro.

Il romanzo è carico di citazioni dei libri più disparati e di perle di saggezza sulla vita che solo un letterato potrebbe sfornare. Il tutto, avviene mentre Alex segue i suoi pazienti, nel continuo tentativo di condurli a risolvere i propri problemi. E nel continuo tentativo di risolvere anche i suoi.

Il romanzo procede con un andamento atipico, molto lento: il suo proseguimento è simile a quello di una biografia o di un monologo molto filosofico, mentre le vicende si susseguono in maniera placida. Il protagonista stesso, infatti, sembra vivere in un momento di stasi della sua vita, in cui non gli è ben chiaro cosa debba fare.

Nonostante ciò la lettura è stata piacevole, anche considerando l’ambiguità del lavoro del protagonista: bisognerebbe considerare che, per svolgere un lavoro simile, ci vorrebbero ben due lauree complete di specializzazione in lettere (per approfondire la conoscenza di tutte le tipologie di romanzi utili nelle diverse occasioni e per i diversi pazienti), ma, soprattutto, in psicologia e psicoterapia. Queste due, infatti, nel romanzo non vengono considerate, ed è chiaro che il protagonista non possiede conoscenze in tal senso, se non una spiccata sensibilità alla sofferenza altrui.

Forse è proprio per questo che il romanzo mi è sembrato un po’ irrealistico: il sogno di un amante della letteratura, con il grande desiderio di utilizzarla per aiutare il prossimo. Ma, insomma, non c’è bisogno del lavoro di un biblioterapeuta per cercare una cura nei libri per la propria anima.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Michaël Uras
Editore: Casa Editrice Nord
Pagine: 280
Prezzo: 16,90€

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Consigli in pillole: 10 romanzi con un uomo in copertina da leggere assolutamente

Buongiorno lettori! Eccoci qui con il quinto appuntamento con la serie di articoli-consiglio riguardanti le categorie della Challenge 2017. Oggi parliamo di romanzi con un uomo sulla copertina. Ecco i nostri consigli in ordine casuale 🙂

P.s.
– per chi si fosse perso la nostra challenge, trovate tutte le info qui;
– per chi invece si fosse perso i precedenti “Consigli in pillole”:
Primo articolo: romanzi di formazione
Secondo articolo: romanzi epistolari
Terzo articolo: romanzo con titolo in lingua straniera
Quarto articolo: romanzi basati su storie vere

1. Madame Bovary – Gustave Flaubert

17910857_10212587533031550_1175288160_nIncriminato per oltraggio alla morale e poi assolto, questo romanzo è un tipico esempio di letteratura realista. Madame Bovary c’est moi, sono io, era solito confessare l’autore, alludendo ad un io collettivo da cui nessuno può ragionevolmente tirarsi fuori. Madame Bovary è la storia di una ragazza di campagna, Emma Roualt, impregnata di desideri di lusso e romanticherie, provenienti dai romanzi letti, che sposa un modesto, noioso e tranquillo medico, Charles Bovary. La vita che Emma si ritrova tra le mani non è quella che avrebbe voluto avere e quella che si aspetteva, perciò cercherà in tutti i modi di sfuggire dalla quotidianità e dalla piattezza delle giornate trascorse in un piccolo paesino con suo marito. Emma si macchierà di adulterio, affascianata da chi ama la vita e le cose più belle come le ama lei. Un personaggio che sottolinea il senso di inadeguatezza dell’uomo, la macchia della noia e dell’esistenza senza uno scopo. Madame Bovary è un classico senza tempo, assolutamente da leggere almeno una volta nella vita.

2. Il ladro di nebbia – Lavinia Petti

17838742_10208269149358090_1397747294_oSe avete amato L’ombra del vento di Ruiz Carlos Zafón, e non disprezzate un pizzico in più di fantasia, questo libro fa di certo per voi. Trasuda lo stesso amore per la lettura e per le storie che si ritrova nella celebre opera dell’autore spagnolo, aggiungendo riferimenti a opere letterarie di Pirandello, Carroll e J.M. Barrie, il tutto speziato da atmosfere oniriche che Freud avrebbe sicuramente apprezzato. Il romanzo parla di Antonio Maria Fonte, cinquant’anni, eccentrico scrittore di best seller: un protagonista che si ritroverà coinvolto in un viaggio alla ricerca di se stesso, dei suoi ricordi, che lo porterà a incontrare tanti personaggi colorati e particolari e ad attraversare Tirnaìl, il Regno delle Cose Perse. Si tratta di un libro di quelli che leggi tutto d’un fiato, e che ti fa sentire un’altra persona non appena richiudi le sue pagine.
Ognuno ha una Tirnaìl da visitare e delle cose, o persone, che ha perso e che vorrebbe ritrovare.

3. Tenera è la notte – Francis Scott Fitzgerald

tenera-e-la-notte_7560_x1000Dick, giovane neuropsichiatra, s’innamora e si sposa con Nicole, una sua ex paziente. Dopo essersi sposati si trasferiscono in Costa Azzurra dove, grazie al patrimonio di Nicole, conducono una vita agiata ma frivola. Ed è proprio questa frivolezza che condurrà Dick alla deriva mentre Nicole riuscirà, come una fenice, a risorgere dalle ceneri di questo amore in declino. Romanzo molto psicologico ma che, grazie alla meravigliosa scrittura di Fitzgerald, si fa leggere in maniera scorrevole. Uno dei più bei romanzi della letteratura americana moderna.

4. Educazione siberiana – Nicolai Lilin

62ad5b7a4bb5e136f92afe6e3ab127d4Opera prima di questo scrittore russo e anche, si può dire, autobiografica. Lilin racconta la sua crescita, da bambino ad adolescente e poi adulto, nella comunità siberiana della Transnistria. Una comunità fatta di “criminali onesti” dediti allo spaccio, ai furti e alle rapine ai danni dello stato e dove l’omicidio è legittimato solo da una “giusta” causa. Dove lo stupro, lo strozzinaggio e l’omosessualità sono assolutamente vietati. Queste le regole degli Urka. Questo il luogo in cui si formerà il protagonista di questa storia. Pagine dure che lasciano il segno ma che “volano via” grazie ad una narrazione fluida e scorrevole.

 

5. Uno, nessuno e centomila – Pirandello

6694055_1234353“Più amaro di tutti, profondamente umoristico” così Luigi Pirandello definisce il romanzo “Uno, nessuno, centomila”.
Partendo da un piccolo dettaglio del proprio volto, apparentemente privo di importanza, il protagonista, Vitangelo Moscarda comprende l’impossibilità di una sovrapposizione tra l’immagine che lui ha di se stesso e quella che hanno gli altri.
Ancora più amaro del Fu Mattia Pascal, questo romanzo vede il protagonista identificarsi con la natura, col fluire incessante della vita,rigettando tutto ciò che è forma, gabbia, maschera.
Prima maschera inconsapevole, poi maschera consapevole ed infine maschera nuda liquefatta.
Un romanzo che non porta a una conclusione canonica. Pirandello evita ancora una volta un finale plausibile e forse mette sotto i nostri occhi una conclusione “inconcludentemente vitale”.

6. La rancura – Romano Luperini

71l5zb1wp3l  Romanzo denso in tutti i sensi, dalle motivazioni che hanno spinto Luperini a scriverlo(la malattia) agli argomenti trattati. La “rancura” è il conflitto inevitabile tra padre e figlio, un conflitto che si fa anche generazionale. Tre protagonisti (padre, figlio, figlio del figlio), tre uomini, tre generazioni, tre ideali politici differenti, tre personalità diverse, irrompono sulla pagina scritta quasi a voler uscire da questa per diventare di carne e ossa.
Sotteso dal complesso edipico, il romanzo è diviso in tre parti ben differenziate l’una dall’altra.
Nella prima parte il figlio parla del padre per riconciliarsi a quest’ultimo dopo la sua morte, nella seconda parte scrive di sé, nella terza parte è il figlio del figlio a scrivere.
L’inconciliabile contrasto che sembrerebbe quasi un dato di fatto, una situazione di stallo, è paradossalmente superato proprio dalla pagina scritta. È la pagina scritta che tiene insieme e che si fa portatrice di significato ed evocatrice di molteplici ricordi.

7. La grammatica di Dio – Stefano Benni

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Il mio primo Benni che mi ha fatto innamorare della sagacia di questo scrittore irriverente. “La grammatica di Dio” è una raccolta di racconti stravaganti e a volte anche amari e crudi. Una raccolta che offre un affresco particolare e a tratti inquietante dell’umanità, delle sue paure e delle sue gioie. Troviamo personaggi sui generis come uomini d’affari , frati, vecchiette invidiose e cani troppo fedeli. Consiglio questa lettura a chiunque si voglia dedicare a qualcosa di non troppo impegnativo ma che voglia ugualmente ricavarne riflessioni: con Benni tutto ciò è possibile, grazie alla sua scrittura unica che riesce ad essere contemporaneamente amara e divertente.

8. Narciso e Boccadoro – Herman Hesse

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Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si snoda la storia dell’amicizia tra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo e della storia, e Boccadoro, l’artista geniale e vagabondo, tentato dall’infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. Ripercorrendo una delle epoche storiche che più gli erano congeniali, Hermann Hesse torna a riflettere sul tema, centrale nella sua poetica, del contrasto tra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione(fonte:anobii).
Un libro che esplora i confini dell’’essere umano, i suoi dissidi interiori e l’equilibrio/lotta tra gli opposti. Narciso e Boccadoro sono personaggi che si fanno carico di tutto questo e ne diventano metafora e insegnamento. Come se Herman Hesse volesse guidarci e farci da maestro. Grazie a questa lettura mi sono sentita soddisfatta, soprattutto perché ho avvertito di aver letto qualcosa che “va letto assolutamente nella vita”. Un’ esperienza di lettura commovente e delicata che lascia il segno.

 

9. Shining – Stephen King 

71revdhkbrlSe nelle nostre rubriche consigliamo quasi sempre uno dei libri di King, un motivo c’è. Shining, poi, è stato il primo libro del maestro dell’orrore che io abbia letto. Ci troviamo all’Overlook, un albergo misterioso che ha ospitato numerosi delitti e suicidi, e siamo nella stagione invernale. L’albergo è chiuso e Jack Torrance, scrittore sull’orlo del fallimento, accetta il lavoro di guardiano invernale e ci si trasferisce insieme alla famiglia. Inizia da qui la sequela di eventi “sinistri” e il cambiamento spaventoso di Jack che avviene in un crescendo di tensione e di situazioni ansiogene descritte da King in maniera come sempre magistrale. Non sono assolutamente riuscita a staccarmi da questo libro, soprattutto in determinati punti dove la tensione raggiunge livelli incredibili. Lo consiglio a tutti gli amanti del genere, ma anche a chi vorrebbe approcciarsi a King per la prima volta.

10. I dolori del giovane Werther – Johann Wolfgang von Goethe

coverUno dei primi grandi scritti del Romanticismo, “I dolori del giovane Werther” ci regala uno dei più grandi personaggi della letteratura. Werther è un giovane capace di sublimare il mondo intorno a sè e di regalarci riflessioni e pensieri di infinita bellezza e delicatezza; di descriverci l’estasi della natura e delle passioni più forti e degli amori non corrisposti. Contemporanemante sensuale, affascinante e drammatico, questo è uno di quei libri “da leggere assolutamente prima di morire”, magari in un momento in cui si è pronti ad affrontare una lettura di questa portata. 

 

 

 

 

 


Autrici: dolcedany84ilariamoruso, patriziaHeathcliff, maribooklover93, sabrinaGuaragno

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Il valzer degli alberi e del cielo

Intendo essere onesta con coloro che mi leggeranno, ma soprattutto con me stessa. Questi ricordi felici sono tutto quello che mi resta e non voglio che vadano sprecati

9788893810937Inizia così Il valzer degli alberi e del cielo di Jean-Michel Guenassia. Un diario scritto dal punto di vista di Marguerite Van Gogh, moglie di Vincent.

Le prime pagine di questo diario cominciano con il racconto di quella che è la sua vita prima di incontrare Van Gogh. Figlia di un uomo che lei reputa taccagno, ignorante di arte, che le impedisce di continuare gli studi e che la espone come un trofeo. Marguerite è insoddisfatta della sua vita: ama dipingere ma sa di non essere altro che una discreta copista e sogna di fuggire in America per sfuggire alla sorte che inevitabilmente l’attende e ad un matrimonio imposto con un ragazzo a cui lei vuole bene come se fosse un cugino.

Ma in questa vita apparentemente senza via di fuga entra di prepotenza un pittore. Grazie al signor Pisarro, il padre di Marguerite accetterà di ospitare in casa il trentasettenne Vincent Van Gogh. Un giovane appena dimesso dall’ospedale e che viene presentato come giovane problematico, affetto da attacchi di rabbia, ma con un grande potenziale artistico.

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La notte stellata – olio su tela di Vincent van Gogh databile giugno 1889 ed attualmente esposto al Museum of Modern Art di New York

Quando nel 1890 van Gogh si presenta alla porta del dottor Gachet, Marguerite lo scambia per uno dei braccianti agricoli di suo padre. Successivamente la giovane resterà folgorata da quest’uomo che ben presto rappresenterà per lei un maestro, un genio ed infine un amore.

Guenassia ci dipinge la figura di van Gogh come un uomo sì problematico ma con un grande genio. Assistiamo, attraverso gli occhi di Marguerite, alla nascita dei più grandi capolavori di questo massimo esponente del post-impressionismo e al suo lento declino fino all’inevitabile fine.

Una prosa scorrevole, un romanzo delicato e poetico con scorci della vita politica dell’epoca (grazie a stralci di giornale riportati durante la narrazione). Una giusta mescolanza di forza del racconto e ricerca documentaristica fanno di questo romanzo una vera perla.


SCHEDA DEL LIBRO:

Autore: Jean-Michel Guenassia
Editore: Adriano Salani
Pagine: 356
Prezzo: 16,90€

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Due piccole grandi fiabe

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Vanessa Navicelli è l’autrice di due bellissime fiabe che ho avuto l’onore di poter leggere, “Un sottomarino in paese” e “Mina e il Guardalacrime”. La prima, tra l’altro libro di esordio di Vanessa, narra la storia di un capitano di un sottomarino che abituato da sempre a far la guerra, si ritrova spaesato quando la guerra stessa è finita e così decide di dichiararla ad un piccolo paesino ed ai suoi abitanti. La seconda invece, si apre con un’iniziativa davvero interessante, ogni fiaba che la Navicelli scriverà sarà accompagnata da un bonbon disegnato il quale, una volta aperto a fine fiaba, conterrà informazioni chiave per comprendere la morale. Una tecnica che sicuramente sarà in grado di affascinare i più piccoli. Qui a parlare è Mina, una piccola lacrima, affranta dalla posizione che ricopre, vorrebbe essere, infatti, una goccia di una pozzanghera o di rugiada, per non portare dispiacere e sofferenza.

La Navicelli è un’abile scrittrice. In entrambi i casi riesce a sottolineare concetti importanti della vita e ad inscatolarli in qualche espediente che sia comprensibile e arrivi diretto ai bambini. La potenza della storia di Mina, per esempio, è così fondamentale da renderla una fiaba che anche un adulto dovrebbe leggere.

La forza del pianto e del suo significato non andrebbe mai trascurata, così come l’amicizia e l’amore sono componenti importanti del nostro io da non dover essere sottovalutati. E la scrittrice in queste due libri riesce a rendere, con un linguaggio chiaro e semplice, quanto questi concetti siano fondamentali e necessari nei più piccoli. Attraverso le sue parole sono stata trasportata a leggere sempre di più della storia di Mina o del Capitano e ad immedesimarmi nei due personaggi, anche se sono adulta. Perché noi siamo i primi a dover ricordare l’importanza degli affetti, dell’amore e quanto i momenti bui ci rendano, in realtà, solo più forti e ci insegnino tanto.

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Inoltre ho trovato davvero molto belli i disegni che hanno accompagnato le due trame. Un modo anche per affascinare ancor di più i bambini e far sorridere noi grandi.  Magia, poesia e tenerezza, come scrive Vanessa,  sono caratteristiche delle sue storie e della sua prosa cristallina.

Insomma si tratta di due fiabe che consiglio sia a voi adulti che ai più piccini. In grado di trasportare il lettore e di insegnare molto. Perché non è mai tardi per lasciare anche una piccola traccia in ognuno di noi.

Scheda libri: 

Titoli: Un Sottomarino in paeseMina e il Guardalacrime

Autore: Vanessa Navicelli

Pagine: circa 40

Illustrazioni di:  Deborah Henking e Sabrina Borron

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Un incantevole aprile (Elizabeth Von Arnim)

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“Un incantevole aprile” di Elizabeth Von Arnim è un romanzo fresco e leggero come la brezza primaverile. E’ la storia di quattro donne molto diverse, negli anni ’20 del secolo scorso: Rose Arbuthnot, sposata ma di fatto separata dal marito scrittore di biografie sulle amanti famose dei re, austera e seria sotto il paralume della beneficenza e della religiosità nasconde un animo tormentato dalla solitudine, Lotty Wilkins vuole fuggire dal marito avvocato di cui ha grande timore, Lady Caroline Dester sente la necessità di staccare dalla vita mondana e dalle persone, schiava di una bellezza che nasconde la sua vera personalità, Mrs Fisher invece è una signora anziana, vedova e sola, immersa nell’amore per il passato. Un annuncio di un castello sulla costa ligure, in affitto per il mese di aprile, le farà allontanare da una vita di pressioni e pioggia londinese per rifugiarsi tra i fiori e il mare di San Salvatore. In un’atmosfera primaverile e profumata Elizabeth Von Arnim ci racconta la bellezza e il rinascere dell’amore, quasi per magia, regalandoci un bellissimo romanzo sulle seconde opportunità e sulla possibilità di risvegliarsi dal grigiore della vita per vedere il sole splendente.

Questo romanzo comunica serenità, dalle pagine traspaiono tutti i colori della primavera ligure, facendo sognare ad occhi aperti il lettore. All’interno del racconto ci sono elementi autobiografici, infatti nel 1921 la Arnim, separata da poco dal duca John Francis Stanley Russell, trascorse una vacanza sulla Riviera Ligure e prese in affitto, assieme ad alcuni amici, il castello Brown di Portofino, trovando spunto per il suo lavoro. 

24/04/2009 Portofino Castello Brown

Chiuso il libro viene voglia di partire subito, andare la e inebriarsi di glicine e acacie in fiore. Consigliato a chiunque voglia leggere un po’ di bellezza.

Scheda libro: 

Autore: Elizabeth Von Arnim

Titolo: Un incantevole aprile

Editore: Fazi (esiste una versione anche della casa editrice Bollati Bolighieri)

Pagine: 288

Prezzo: 15€

 

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“Io non mi chiamo Miriam” – Majgull Axelsson

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TITOLO: IO NON MI CHIAMO MIRIAM

AUTORE: Majgull Axelsson

EDITORE: IPERBOREA

NUMERO DI PAGINE: 576

PREZZO: 19,50 euro

 

Il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, un’elegante donna svedese afferma: “Io non mi chiamo Miriam”, quando per tutta la vita (o quasi) tutti l’hanno chiamata così.

Chi è Miriam, quindi? Miriam è diventata tale sul treno che la portava da Auschwitz a Ravensbrück, dove ha dovuto impossessarsi dei vestiti di una coetanea morta, perché i suoi erano a brandelli, cosa per la quale rischiava l’uccisione. È così che Malika, rom,

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Ravensbruck

diventa Miriam, ebrea. È così che inizia la spirale di bugie che l’hanno condotta fino ai suoi ottantacinque anni con un enorme peso addosso che non si può raccontare.

“Io non mi chiamo Miriam” è un romanzo forte, che ha il sapore di un racconto doloroso ma necessario.
Questo libro è diverso da tutti gli altri che ho letto sull’olocausto. Ho imparato a guardare i capitoli più dolorosi della storia Europea da un altro punto di vista, quello dei rom nei campi di concentramento, che ignoravo o di cui sapevo veramente poco. Dal punto di vista storico, il libro è di una precisione impressionante e l’autrice ha fatto una marea di ricerche e di viaggi per vedere, ascoltare, recepire e regalarci un “prodotto” perfetto e senza pecche.
All’impatto emotivo quindi, va anche aggiunto quello informativo, che ho apprezzato tantissimo.

“Ti dirò – racconta Miriam a sua nipote Camilla – I tedeschi erano abominevoli con quelli che avevano il triangolo giallo, disgustosamente abominevoli, ma le prigioniere, comprese le kapò erano peggio nei confronti degli “zingari”, e in fondo era soprattutto con gli altri prigionieri che si aveva a che fare. Così continuai a essere Miriam”.

Ma torniamo a Miriam (o Malika), questo splendido personaggio che ha dovuto mentire a tutti, che ha intrapreso il difficile percorso verso la rinnovata fiducia nel prossimo e che combatte ogni giorno contro i fantasmi del suo passato che non può raccontare a nessuno. Nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno si svela e finalmente riesce a raccontare tutto alla nipote. È doloroso a livelli che non riusciamo ad immaginare, perché significa non soltanto ammettere una verità così importante e amara, ma significa anche ricordare e interrogarsi sulla propria identità personale, ma anche etnica: Miriam è ancora una rom? Ha tradito il suo popolo, rinnegandolo? Tantissimi gli interrogativi, enorme la portata emotiva e stupefacente il lato introspettivo. Il tutto descritto e raccontato con grandissima bravura e trasporto.

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Majgull Axelsson

Questo libro arricchisce da ogni punto di vista ed è una lettura che vi consiglio senza alcun dubbio, per riflettere ed entrare in empatia con una donna e la sua vita, che porta il peso di molte altre.

“Non si può parlare di tutto! Devi capirlo. Non se si hanno ottantacinque anni e si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo! In questo caso non si può parlare di tutto.”

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Lettere d’amore: Vittorio Alfieri e Penelope Pitt

I PERSONAGGI

Vittorio Alfieri
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Grandissimo drammaturgo, poeta, scrittore e attore teatrale, nato nel 1749 e morto nel 1803. Di lui ci rimangono molte opere, tra le quali Saul, L’Antigone, Le RimeVita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da lui.

Penelope Pitt
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Penelope Pitt, moglie del visconte Edward Ligonier. Nata nel 1749, morta nel 1827.

 

 

 

L’incontro
Londra 1771: Un Vittorio Alfieri ventiduenne soggiorna nella capitale inglese, godendone i salotti e la bella società.  E’ qui che incontra Penelope, moglie del visconte Edward Ligonier e colei che gli ruberà il cuore. Inizia così la loro relazione, fatta di incontri fugaci, bigliettini passati di nascosto e sguardi rubati. Si vedono a teatro o a casa sua quando il marito Edward, tenente colonnello dell’esercito inglese, è oberato dagli impegni del suo rango. Anche quando Penelope parte per la campagna, Vittorio, in sella al suo cavallo, va a trovarla quando lui non c’è. Persino una brutta caduta dalla sella non lo ferma. Ma ben presto i due giovani amanti vengono smascherati e il consorte di Penelope sfida Vittorio a duello.

“Io sono sempre stato un pessimo schermidore; mi ci buttai dunque fuori di ogni regola d’arte come un disperato; e a dire il vero io non cercava altro che di farmi ammazzare.” dice Alfieri nella sua autobiografia.

Fortunatamente il duello porterà solo una lieve ferita al braccio ad Alfieri e poco dopo il marito chiederà finalmente il divorzio.
Sembrerebbe l’epilogo felice di una relazione travagliata, ma non finisce qui! Piena di inquietudini, nonostante il divorzio, Penelope confessa a Vittorio di aver avuto una storia con il palafreniere di casa. E’ stato proprio lui infatti, cieco di gelosia, a dire tutto al visconte. Quindi l’aristocratico piemontese, dopo non poche esitazioni, la abbandona. Secondo alcuni questo scandalo pregiudicò irreparabilmente un’eventuale carriera diplomatica di Alfieri, che per ciò avrebbe poi scelto un’altra attività, quella di autore tragico.
Alla fine di giugno, Vittorio lascia l’Inghilterra per l’Olanda, mentre Penelope, per rimediare al disonore (nel frattempo la notizia era diventata di dominio pubblico) si trasferisce in Francia, in un monastero.
I due si rincontrano vent’anni dopo, tra di loro ci sono forse ancora le braci di ciò che è stato e Vittorio, sempre passionale, sempre sentimentale, le scriverà una lettera, scusandosi di averle sconvolto la vita e ricordando con nostalgia sentimenti tenerissimi, ricordi e rimpianti.

 

Vi allego tre lettere che Vittorio scrisse a Penelope. Le prime due durante la loro relazione, l’ultima vent’anni dopo. Spero possiate apprezzarle come ho fatto io 🙂
(Fonte: “Ti scrivo che ti amo : 299 lettere d’amore italiane” a cura di Guido Davico Bonino (UTET) )

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