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A Parigi con Colette – Angelo Molica Franco

Perrone-Colette MC.jpgParigi. Da sempre la città dell’arte, degli artisti, la culla della cultura e della pittura. Dalla metà dell’Ottocento sino al Novecento è stata il ritrovo dei più Grandi, dagli americani Hemingway, Fitzgerald, Stein, agli italiani Modigliani, De Chirico, da tutto il mondo Parigi ha attratto come una calamita le menti più grandi di questi due secoli, diventando il loro ventre di produzione.

Ha cullato le grandi menti di scrittori, pittori, scultori, cinematografi, fotografi, poeti per dare loro vita e forma, tra le sue stradine e i suoi Cafè.

E in questo libro, tratto dalla collana Passaggi di dogana della Giulio Perrone Editore, Angelo Molica Franco, ci parla di lei, dei suoi più suggestivi ritrovi, dal Moulin Rouge, al cimitero di Pere-Lachaise, attraverso gli occhi della grande Colette.

Sidonie-Gabrielle Colette fu per Parigi un grande dono. Una donna dalla mille sfaccettature, molto più avanti degli anni in cui visse, sempre moderna, innovativa, intelligente e spigliata, ammaliò uomini e donne, fu sempre anticonformista e sfidò le restrizioni e le convinzioni dell’epoca.

E Franco attraverso la vita e gli scandali di questa poliedrica artista, segue la mappa parigina, scandendo le tappe più significative e mostrandoci la storia dell’una e dell’altra, riuscendo così ad appassionarci sia all’architettura che alla vita di questa scrittrice.

Dal suo arrivo a Parigi dalla Borgogna nel 1893 grazie al matrimonio con Henri Willars sino ai magnificenti funerali di Stato accordati per la prima volta ad una donna nel 1954, ripercorriamo la sua storia ma anche la Storia, quella di una città dalla grande forza che è riuscita a sopravvivere e a reinventarsi nonostante le calamità e le guerre.

Dal Salotto di Madame Arman, dove subito la nostra Colette si fa notare per la sua bellezza seducente e la sua lingua tagliente, dal Moulin Rouge, dove reciterà con la sua amante Missy, fino al Trocadero, al Cafè de Flore, al Salon Gouncort, avremo modo di ripercorrere la sua interessante vita, piena di colpi di scena. Svelarvela sarebbe come svelarvi tutta la magia di questo piccolo grande libro. Colette è un personaggio che va assaporato e scoperto pagina dopo pagina, dove con la sua forza e irriverenza vi farà sempre più venir voglia di saperne di più su di lei e leggere i suoi romanzi.

Sullo sfondo la bellissima e immortale Parigi, col suo fascino imperituro che da sempre ha ammaliato il mondo e ha attratto a sé le figure più significative di ogni Secolo (Nathalie Clifford Barney, Gertrude Stein, Marcel Proust, Maurice Ravel e molti altri).

Una lettura densa, affascinante e molto dettagliata su queste due grandi storie, che assolutamente consiglio se, come me, siete amanti del fascino parigino e dei suoi grandi artisti.

Parigi era la meta di tutti i sognatori, perché sebbene la Francia abbia metodi scientifici, macchinari ed elettricità, non ha la presunzione di credere che queste cose abbiano a che fare con le vere faccende della vita. E’ dunque per questo, e altri motivi, che Parigi fu il posto ideale per tutti coloro che avrebbero creato la letteratura e l’arte del XX secolo.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Giulio Perrone
Pagine: 116
Prezzo: 4,99 euro in epub / 12,00 cartaceo

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Gli angeli dei libri di Daraya – Delphine Minoui

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“Vorrei scrivere un libro sulla biblioteca di Daraya […] Un giorno, alla fine del 2013, i suoi amici gli chiedono aiuto. Tra le rovine di una casa sbriciolata, hanno trovato dei libri che vogliono assolutamente recuperare. “Libri?” ripete lui stupito. Nel cuore della guerra, quell’idea gli sembra assurda. Che senso ha salvare libri quando non si riescono a salvare vite?”

Io faccio parte di quella categoria di lettori che solo in rarissimi casi legge la trama preferendo piuttosto scoprire il libro durante la lettura e lasciarsi guidare all’acquisto dal titolo o dalla copertina. In questo caso il murales dello street artist siriano Abu Malek al-Shami e il titolo hanno fatto immediatamente l’occhiolino in mia direzione convincendomi a tornare indietro e recuperare il libro dallo scaffale della libreria.

“Gli angeli dei libri di Daraya” è un libro che racconta, tramite la penna dell’autrice e giornalista Delphine Minoui, la storia di alcuni ragazzi siriani e del loro fantastico progetto di realizzare una biblioteca durante l’assedio della cittadina di Daraya durato ben quattro anni.

Quattro anni di bombe. Quattro anni di terrore. Quattro anni in cui questi ragazzi giravano tra le macerie in cerca di libri da portare in salvo e stipare nella loro biblioteca sotterranea. Al sicuro dalle bombe. Fuori dalla portata dell’oppressione.

“Mi parla di bombardamenti incessanti. Di pance vuote. Di minestre di foglie con cui ingannare la fame. E di quelle letture sfrenate per nutrirsi la mente. Davanti alle bombe, la biblioteca è la loro fortezza nascosta. I libri, le loro armi d’istruzione di massa.”

Un autore che stimo molto una volta disse che i libri servono anche a raccontare la verità là dove facciamo finta di non vedere. Potremo nasconderci, credere a ciò che i giornali raccontano, fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia ma lì, sopra la mensola di una libreria, ci sarà sempre questo testo a raccontare il terrore di quegli anni e ciò che è accaduto. La verità dei reietti. Dei senza voce.

“Chiudere gli occhi significa condannare al silenzio. Assad ha voluto mettere Daraya tra parentesi, chiuderla tra le virgolette. Io vorrei eliminare le une e aprire le altre.”

Senza romanzare niente, l’autrice ripercorre i primi contatti con i ragazzi della resistenza di Daraya e a mano a mano che la storia prosegue impariamo a conoscere loro e le loro peculiarità. Ahmad sarà il primo a comparire sul monitor del computer per parlare, tramite Skype, di ciò che sta accadendo. Da lì verranno fuori nuovi nomi, altre storie. Leggere questo libro al sicuro, nella propria casa, in un paese in cui il massimo della preoccupazione è tutta concentrata a ciò che succede nel reality di turno trasmesso in tv, è davvero strano. Pensare che ci siano persone che in quello stesso momento vivono in uno scantinato cercando di sfuggire a delle bombe che, senza motivo apparente, piovono sulle loro case, ti fa sentire – sbagliata -. Pensare che nel 2018 ci sia ancora chi è costretto a subire mentre che i paesi più potenti, quelli che avrebbero i mezzi per intervenire, rimangono invece a guardare fa male. Sapere che l’Onu è solo una sigla senza nessun valore o potere effettivo ti fa riconsiderare tutta la tua esistenza.

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Questo è un libro che insegna molto. Che apre gli occhi.

“In quella sacca di libertà che si sono creati, la lettura è il loro nuovo sostegno. Leggono per sondare il passato occultato. Per imparare, Per evitare di impazzire. Per evadere. I libri come sfogo. Una melodia di parole contro il diktat delle bombe.”

Barili bomba, gas sarin, razzi, cannonate, napalm. Assad non si è risparmiato contro questa città fino ad ottenere la resa totale e incondizionata. Ma noi lettori arriveremo alla fine del libro sapendo che il popolo della Siria sta provando a rialzare la testa e vedremo, seppur ancora lontana, una luce di speranza per il futuro di quella terra.

“Un libro dev’essere la scure che spacca il mare gelato dentro di noi”

Scheda del libro

Editore: La nave di Teseo
Pagine: 172
Prezzo: 17.00 euro

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La signora della morte di Terry Goodkind

goodDi streghe ce ne sono tante, e nella mia vita da amante del genere fantasy ho letto di streghe di ogni tipo. Ma mai avevo incontrato, tra le pagine di un libro, una strega così forte, bella e temibile come Nicci, la protagonista di La signora della morte di Terry Goodkind, primo libro di una trilogia tutta dedicata a questa figura femminile che non deve mai chiedere per farsi rispettare.
Il romanzo è il primo di una trilogia, sì, ma il mondo in cui è ambientata questa storia fantasy vecchio stile è comune a quello di una lunghissima saga scritta dallo scrittore, e che sicuramente i lettori più fedeli del genere conosceranno, visto che ne è stata tratta anche una, seppur breve, serie tv: sto parlando della saga La spada della verità.
Nonostante, appunto, questo libro sia l’inizio di una nuova avventura, il mondo magico in cui le vicende si srotolano è lo stesso, ricco di un passato intricato che è possibile esplorare con gli altri volumi.
La storia è molto “classica”, e Nicci, una strega potente, bellissima e spietata, ma, ormai, volta al bene, si ritroverà a intraprendere un viaggio con due accompagnatori particolari. Durante il proseguimento di questo viaggio, non mancheranno di incappare in vari ostacoli e difficoltà magiche da risolvere: perché il mondo ha da poco mutato le sue leggi, la magia è cambiata e le profezie sono scomparse. Nonostante ciò, proprio una profezia indica Nicci e Nathan, uno dei suoi accompagnatori, ex profeta e mago che ha perso il controllo della sua magia, come il fulcro di un cambiamento più netto e, addirittura, della salvezza del mondo.
Lo stile dello scrittore è carico di descrizioni, ricco di spessore, e a tratti può risultare lento, come i grandi e vecchi fantasy più classici, ma non per questo la lettura non procede con facilità e, anzi, risulta molto piacevole. I dettagli più macabri e sconveniente non vengono tralasciati, e spesso viene utilizzato un linguaggio secco che non lascia spazio all’immaginazione. Le tematiche trattate sono, tra le più importanti, la subordinazione tra più forte e più debole, ma anche tra uomo e donna: Nicci stessa si è ritrovata e si ritrova tuttora a dover fare i conti con le discriminazioni verso il genere femminile e la violenza. Inoltre, importante è la tematica della magia come potere ma anche come fardello e responsabilità.
Un’altra caratteristica molto apprezzabile della scrittura di Terry Goodkind è che spesso mostra il punto di vista di più personaggi, e non solo dei protagonisti; abbiamo scorci di pensieri, riusciamo a comprendere e a venire a conoscenza delle intenzioni persino dei nemici di Nicci e della sua compagnia, degli esseri più immondi e dei mascalzoni più vili. Nonostante siano, spesso, personaggi secondari che portano solo grane, è bella l’intenzione dell’autore di portare il lettore nella mente anche degli avversari minori, e non solo di quelli importanti, come se, appunto, il pensiero di tutti i pezzi della scacchiera della storia sia importante.
La strega della morte è un libro colosso, perché porta su di sé il peso di continuare le vicende in un mondo già ben costruito, che vive da sé nelle prime saghe dello scrittore ma che, nonostante ciò, ha ancora tanto da dare, tanto da raccontare.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 572
Prezzo: 14.90€

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Memorie di una ragazza perbene – Simone de Beauvoir

Buongiorno lettori, vorrei dedicare questa recensione al primo tempo dell’autobiografia di una grandissima donna e scrittrice: Simone de Beauvoir.29134382_2624596690922108_965533842_n

Simone de Beauvoir nasce il 9 gennaio 1908 a Parigi da una famiglia borghese: il padre attore mancato e avvocato, la madre rigida e fervente cattolica. L’infanzia di Simone scorre felice, tutto quello che fa viene elogiato e tutte le attenzioni sono rivolte a lei; la nascita della sorella Poupette quando lei ha due anni non mette in discussione il suo primato, anzi, Poupette viene sempre messa in paragone con la sorella maggiore. Ma il rapporto tra sorelle non sembra risentirne nè l’affetto reciproco.

L’individualismo e la soggettività di Simone emergono fin da subito: ben presto la nostra protagonista arriva a porsi domande importanti sulle relazioni umani, sul rapporto con Dio, sulle tacite regole borghesi di cui molto spesso non capisce il senso. Con l’adolescenza e in seguito la maggiore età le convenzioni della sua classe sociale iniziano ad esserle strette, si incrementano i dissapori con i genitori, da cui si sente sempre più lontana: da quel padre che idolatrava da piccola e che le aveva dato una profonda educazione intellettuale, da quella madre che aveva sempre sentito un po’ troppo rigida.

Dai rapporti con i parenti, alle amicizie più importanti e singolari, prima con la coetanea Zazà, poi con le colleghe di università alla Sorbona e con diversi amici, all’ammirazione spesso frammista all’amore prima per il cugino Jacques e poi per il professor Garrin, fino ad arrivare alla conoscenza con Sartre, emerge la personalità di una donna che non ha mai sentito il peso del suo essere donna in un mondo ancora ostile nei confronti del suo sesso, ha sempre sentito di avere un cuore e dei sentimenti tipici femminili ma una mente maschile.

Sentiva di essere Unica e per tale ragione ha affrontato momenti molto duri e difficili, soprattutto nella fase liceale e poi universitaria, in cui dopo aver sentito sempre più lontani da sè gli ideali borghesi, non riuscendo a riconoscersi in nessun altro valore, succube poi di retaggi del cattolicesimo rimasti nella sua morale che le impedivano di capire appieno alcuni usi sempre considerati disdicevoli e scandalosi, ha passato periodi di depressione.

Ma nulla l’ha mai fermata: c’erano sempre i libri e lo studio a darle un rifugio sicuro, sempre, anche quando il suo mondo sembrava volerla buttare fuori. Sapeva di voler scrivere, sapeva anche di non valere meno degli altri studenti e intellettuali uomini: nessuno poteva arrestare il percorso di crescita e della sua maturità.

Una personalità che ho imparato a rispettare molto è stata Simone de Beauvoir, una donna che dovrebbe essere d’insegnamento per molte e che già solo nella descrizione dei suoi primi ventun’anni ha dato tanto. Pur essendo lo stile forse un po’ lento in alcune parti, è riuscita a caratterizzare al meglio la società di inizio Novecento, una classe sociale di cui ben presto non si è sentita più parte, riesce ad incantare, non riesce a farti staccare dalle pagine che scivolano via una dopo l’altra per arrivare alla fine e lasciare la voglia di leggere qualsiasi altra cosa lei abbia scritto e arricchirsi il più possibile. Fatevi un regalo e leggetela.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 368
Prezzo: 13.00€

 

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Una vita da libraio – Shaun Bythell

Una vita da libraio

Galeotta fu la copertina e chi la disegnò. Esattamente. Perché questo libro ha attirato subito la mia attenzione per la sua bellissima copertina. E poi per il titolo: Una vita da libraio. Perché da brava lettrice compulsiva e amante dei libri e della carta stampata ho sempre desiderato vivere una vita da libraia.

Non potendo soddisfare (almeno al momento) questo sogno nel cassetto, mi accontento di bere a grandi sorsi questi libri che narrano storie di librerie e librai e libri di ogni epoca.

Ma questo non è un libro come gli altri. Vado a spiegarmi: se vi aspettate una storia inventata ambientata in una libreria con protagonista un libraio non è questo il caso. Una vita da libraio è una sorta di diario di bordo tenuto da Shaun Bythell e che riguarda la sua libreria dell’usato a Wigtown, in Scozia (la cittadina è conosciuta come “La città del libro” visto la massiccia presenza di librerie sul territorio).

Bythell ha tenuto questo diario con un’assiduità da far invidia per quasi un anno, raccontando sprazzi della sua vita privata ma soprattutto raccontando la sua vita in rapporto al Book Shop: i collaboratori, la gente di Wigtown, i clienti, la ricerca e la selezione dei testi nelle case di chi vuole sbarazzarsi dei propri libri e i vari eventi che si tengono nella sua cittadina tra cui il Wigtown Book Festival in particolare.

Emerge, durante la lettura, un amore incondizionato per i libri condito da un velo di cinismo e d’introversione verso i clienti. Perché, come in tutte le attività commerciali, anche in una libreria si trova gente che entra per perdere tempo o per far credere di amare alla follia la lettura ed i libri senza poi dimostrarlo.

Ma oltre alla clientela fisica che frequenta il Book Shop si parla anche della clientela online e della difficoltà ad andare avanti a causa di Amazon e dei prezzi competitivi che vengono applicati e che possono creare diversi problemi alle piccole librerie indipendenti.

Insomma, c’è tanto in questo libro. C’è l’amore per una passione che diventa lavoro, c’è l’amarezza per chi cerca di mettere il bastone tra le ruote a tutti i costi, ci sono le persone che compongono una comunità abituata a darsi una mano.

Con una prosa semplice ed asciutta, esattamente come potrebbe essere un diario qualsiasi, Shaun Bythell ci racconta il microcosmo della sua libreria e come il mondo esterno interagisca con esso. Con una buona dose di pungente ironia (che in alcuni punti sfocia in una fastidiosa supponenza) e con una visione pulita e realista del mondo conosceremo Anna, Nicky, Laurie e gli altri bizzarri personaggi che ruotano intorno al Book Shop.

Cosa state aspettando? Correte in libreria e non lasciatevi scappare questa meraviglia!


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 376
Prezzo: 19.00€

 

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L’uomo che cadde sulla terra – Walter Tevis

«Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo». E allora cosa è l’individuo gentile e fragile che si fa passare per cittadino britannico, nascondendosi dietro il nome altisonante di Thomas Jerome Newton, che accumula in breve tempo una vera e propria fortuna grazie a invenzioni geniali e inaudite, che vive in solitudine quasi completa dedicandosi a un compito misterioso e immane? (minimumfax.com)

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Avete presente quando avete voglia di un libro che vi faccia venire i brividi per quanto vi piace, per ciò che racconta, per come lo racconta, per quello che riesce a trasmettere? Ne leggete uno e ok, è bellissimo, vi ha strappato sorrisi e lacrime ma non vi ha dato quel senso di pienezza, di soddisfazione completa che cercavate. Ma va bene così. Per un lettore è così raro trovare quel libro, riscoprire e riassaporare certe emozioni provate tempo fa con una lettura che gli è rimasta nel cuore e per la quale ha continuato a cercare negli anni qualcosa alla sua altezza.
Senza dubbi, senza vergogna, senza remore, vi confesso di aver trovato qualcosa di molto simile ne L’uomo che cadde sulla terra di Walter Tevis.  Comprato per caso, questo libro meraviglioso è entrato in casa mia, a Roma, tra i pochi libri che ho qui. L’ho scelto per caso, perché tra 4-5 libri disponibili mi ispirava lui. Ed è stata una lettura poetica, struggente, emozionante.

Jerome Newton è un extraterrestre, messosi in viaggio dal suo pianeta, Anthea, verso la Terra. Si è preparato per anni, ha studiato gli essere umani per un tempo assai lungo prima di intraprendere il suo viaggio. Lo scopo della sua immensa traversata, che scoprirete durante la lettura, lo porterà a compiere varie azioni indispensabili, tra le quali quella di diventare ricchissimo. Newton è un personaggio solitario, perennemente pensieroso e in crisi. Durante la lettura attraversa una fase di evoluzione spettacolarmente romantica.  L’immedesimazione conNewton è così facile e immediata che sorprenderà il lettore. Non è affatto scontato, infatti, provare una tale empatia per un personaggio, soprattutto se pensiamo al fatto che è un alieno. È proprio questo infatti uno dei punti di forza di questo romanzo.
La dicotomia uomo-alieno diviene sempre meno marcata, meno importante. Si trasforma quasi in una simmetria poetica. L’alieno è anche uomo e l’uomo è anche, imprescindibilmente, alieno.  In un percorso tutto sentimentale, emozionale e carico di simboli, amerete e soffrirete con questo personaggio, pregno di poesia, malinconia, solitudine.  L’uomo che cadde sulla terra è una lettura amara e intelligente, e riesce a valicare i canonici confini del libro di fantascienza. Se non ci si ferma ad un’osservazione superficiale, se si riesce a strappare l’involucro degli elementi fantascientifici – pianeti, navicelle, comunicazioni aliene – si riesce a scoprire un romanzo quasi psicologico ed esistenziale. I personaggi, i loro pensieri, i loro passi e le loro decisioni, riusciranno a toccarvi nel profondo, e trovo che questa sia una capacità eccezionale, che ho trovato veramente in pochissimi libri. Tanti mi hanno emozionata, pochi hanno svegliato in me sentimenti del genere.

Fissò a lungo la propria immagine e poi si mise a piangere. Non singhiozzava, ma le lacrime gli uscivano dagli occhi, lacrime del tutto uguali a quelle degli uomini, e scivolavano giù dalle guance sottili. Piangeva di disperazione.
Poi parlò forte, in inglese. «E tu chi sei?» disse a se stesso. «E di che paese sei?»
Vedeva il suo corpo riflesso dallo specchio, ma non sapeva riconoscerlo come cosa sua. Gli era estraneo.

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David Bowie nel film omonimo

Senza distinzioni per genere letterario, consiglio questo gioiello di lettura a chiunque abbia voglia di emozionarsi con sentimenti che innalzano il lettore sopra tutto ciò che è quotidiano e immediatamente raggiungibile, e a chiunque abbia voglia di intraprendere un percorso disseminato di poesia e dolce malinconia.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Minimum Fax
Pagine: 231
Prezzo: 13,00 euro 

 

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Nove racconti di J.D. Salinger

Ho conosciuto e letto Salinger ai tempi del liceo e, come molti, sono partita dal suo libro celeberrimo Il giovane Holden. Già dalle prime pagine del romanzo, non si può che amare la voce scanzonata e strafottente di Holden, un giovane anticonformista divenuto simbolo di una volontà comune agli adolescenti di ogni epoca, quella di libertà, indipendenza e autodeterminazione.

Non potevo immaginare che, solo svariati anni dopo, avrei ripreso in mano un libro di Salinger. Mi chiedo ancora perché io abbia fatto passare tanto tempo…

I Nove racconti editi Einaudi e pubblicati per la prima volta in Italia nel 1953 con traduzione di Fruttero, la stessa che ho letto io avendo trovato questa perla in una libreria dell’usato, vi faranno innamorare di un autore conosciuto troppo spesso solo per il suo capolavoro.

Per me è un grande peccato. I racconti, ancora considerati lettura di nicchia e che non riescono a prendere piede fra i lettori italiani, hanno una poesia e una profondità che ergono Salinger a maestro indiscusso del genere.

– Tu devi solo tenere gli occhi bene aperti per il caso che passi qualche pescebanana. Questo è un giorno ideale per i pescibanana.

– Non ne vedo neanche uno.

– E’ comprensibile. Hanno delle abitudini molto singolari. Molto, ma molto singolari.

Continuò ad avanzare spingendo il materassino. L’acqua non gli arrivava al petto. – E’ una vita molto tragica, la loro, poveretti, – disse. – Lo sai cosa fanno, Sybil?

Sybil scosse il capo.

– Vedi, nuotano dentro una grotta dove c’è un mucchio di banane. Sembrano dei pesci qualunque, quando vanno dentro. Ma una volta che sono entrati, si comportano come dei maialini. Ti dico, so da fonte sicura di certi pescibanana che, dopo essersi infilati in una grotta bananifera, sono arrivati a mangiare la bellezza di settantotto banane -. Avvicinò di mezzo metro all’orizzonte il materassino e la sua passeggera. – Naturalmente, dopo una scorpacciata simile sono così grassi che non possono più venir fuori dalla grotta. Non passano dalla porta.

– Non troppo lontano, – disse Sybil. – E poi, cosa fanno?

– Cosa fanno chi?

– I pescibanana.

– Oh, vuoi dire dopo che hanno mangiato tante banane che non possono più uscire dalla grotta bananifera?

– Sì, – disse Sybil.

– Ecco, mi rincresce molto di dovertelo dire, Sybil. Muoiono.

L’ abilità di un grande scrittore di racconti sta nel sintetizzare vite intere in poche pagine, descrivendo ma non troppo, lasciando gli attori delle vicende costantemente avvolti da un alone di mistero che li rende immortali e mai completamente noti. C’è sempre quella parte di noi che si chiede “cosa è successo dopo?”. Ed è in questo che Salinger si distingue dagli altri: apre finestre su mondi misteriosi e su vite delle quali sappiamo poco e sapremo ancora meno alla fine della lettura, ma il lettore è ormai troppo coinvolto per non restare ammaliato dalla prosa incalzante e raffinata dell’autore tanto quanto dalla singolarità dei personaggi creati dalla sua penna.

Sono i personaggi il perno dei racconti; essi vengono abilmente caratterizzati da dialoghi precisi, brillanti e immediati. Le battute donano ritmo alla narrazione, così come le pause sigaretta o alcol usate come espediente per rallentare il ritmo delle storie. I veri protagonisti sono i bambini, alcuni troppi maturi per la loro età come Esmé o Teddy, altri si nascondono dialogando con amici immaginari, altri diventano compagni di gioco di un soldato… ognuno ha una personalità ben definita. Non sono semplici invenzioni letterarie, sono reali, complessi e con personalità a tutto tondo.

<<Padri e maestri, io mi chiedo “Che cos’è l’inferno?” Io affermo che è il tormento di non essere capaci d’amore>>.

Le tematiche sono di gran lunga più semplici. La descrizione della quotidianità la fa da padrone quanto quella della società americana degli anni ‘40-‘50, delle sue paranoie e della sua superficialità ( vedi lo zio Wiggily nel Connecticut).

A questo si affianca un sottofondo: il silenzio assordante della guerra che trova spazio in maniera incisiva come nel primo racconto Un giorno ideale per i pescibanana o in Per Esmé: con amore e squallore.

Questi assieme a Teddy, sono stati quelli che ho letto e apprezzato maggiormente.

Se volete approcciarvi per la prima volta all’autore, visti i riferimenti anche a personaggi che ritroveremo in altri libri, come ad esempio i membri della famiglia Glass, magari partite da Holden, ma una volta letto quello, non dimenticate che ha scritto altro, tornate i libreria e fate vostra questa raccolta… e magari date una possibilità ai racconti in generale, perché potreste imbattervi in gioiellino del genere.

Voglio dire che non sono capaci di volerci bene così come siamo. Non sono capaci di volerci bene se non possono sempre cambiarci un poco. Amano le ragioni per le quali ci amano quasi quanto ci amano, e quasi sempre di più. È una cosa che non va bene.

Scheda libro:

Editore: Einaudi

Pagine: 226

Costo: 12 euro