0

1° edizione del #GruppoDiLetturaDay: 17 gruppi parleranno de Le notti blu di Chiara Marchelli – Madrina: Dacia Maraini

BOOK MEDIA EVENTS

lancia il 15 giugno

la prima giornata nazionale del

#GruppoDiLetturaDay

GDL21x21 (1)

Dacia Maraini madrina e promotrice dell’iniziativa:

17 gruppi di lettura da nord a sud Italia

si incontreranno alle ore 18,00 per discutere de

 

Le notti blu

di Chiara Marchelli

Giulio Perrone editore

in dozzina alla LXXI edizione del Premio Strega

 

ore 12,00 Chiara Marchelli verrà intervistata su twitter di @CasaLettori

 

ore 17,30 l’autrice a Cave

incontrerà i lettori dell’Associazione culturale Caffè Corretto

 

 

Dacia Maraini: “Stanno nascendo tanti gruppi di lettura… segno che, nonostante le tante novità tecnologiche, il libro resiste più e meglio di quanto si pensava. Auguro alla bella iniziativa lunga vita e molta popolarità, come merita”.

 

Il #GruppoDiLetturaDay, giornata nazionale dedicata ai Gruppi di Lettura, progetto di Book Media Events (firmato Isabella Borghese) patrocinato dalle Biblioteche Roma, nasce con l’obiettivo di promuovere la lettura condivisa, di dare visibilità alle attività dei gruppi di lettura, di fare rete tra gli stessi e infine di avvicinare nuovi e curiosi lettori.

Il progetto prevede la partecipazione di 17 Gruppi di Lettura che, da nord a sud Italia, hanno aderito a questa iniziativa. Cosa accadrà dunque il 15 giugno?

In questa prima edizione del #GruppoDiLetturaDay il libro scelto è Le notti blu di Chiara Marchelli (Giulio Perrone editore) in dozzina alla LXXI edizione del Premio Strega.

“Stanno nascendo tanti gruppi di lettura in giro per l’Italia – dichiara Dacia Maraini, promotrice e madrina di questa iniziativa; – segno che, nonostante le tante novità tecnologiche il libro resiste più e meglio di quanto si pensava. Evviva il libro e chi lo legge! Leggere – aggiunge – aiuta a ragionare, a ricordare, a capire. Leggere aiuta a sviluppare l’immaginazione che è il motore più potente della nostra mente. Leggere fa viaggiare nel tempo e nello spazio. Come scrive Hortega y Gasset: In un libro ci si impaesa e quando si esce da un bel racconto, ci si sente spaesati. E aggiungiamo – conclude la Maraini: – Attenzione! Perché la lettura crea dipendenza. Auguro alla bella iniziativa lunga vita e molta popolarità, come merita”.

17 i gruppi di lettura che in questa prima edizione aderiscono al #GruppoDiLetturaDay nella giornata prevista. Gruppi che arrivano da queste regioni: Puglia, Toscana, Abruzzo, Lombardia, Lazio, Piemonte, Campania, Umbria, Emilia Romagna.

Il 15 giugno ciascun gruppo si riunirà nella propria sede per discutere, tra lettori e lettrici, e confrontarsi su questo libro.

I partecipanti, durante l’incontro, produrranno contenuti video e scatteranno fotografie. Il giorno a seguire i contenuti prodotti da ciascun gruppo di lettura (foto, video…) saranno divulgati su twitter, facebook e instagram – della giornata nazionale – con l’obiettivo di fare rete e condividere parte del lavoro svolto durante il #gruppodiletturaday.

Per il #GruppoDiLetturaDay la mattina del 15 giugno Chiara Marchelli sarà ospite nella pagina di twitter di Casa Lettori dove verrà intervistata.

Nel pomeriggio incontrerà le lettrici e i lettori del Circolo Caffè Corretto a Cave.

 

Come avviene la scelta del libro proposto e quali libri propongono? A proporre il libro da condividere ai Gruppi di Lettura è Book Media Events. Tenendo presente il panorama contemporaneo delle pubblicazioni e delle case editrici piccoli, medie e grandi italiane la scelta sarà per romanzi di autori/autrici italiani/e di cui si motiverà la scelta ogni volta alla presentazione della nuova giornata nazionale ai gruppi di lettura da coinvolgere.

Perché, allora, Le notti blu di Chiara Marchelli? Quando è stato scelto questo libro Le notti blu non era ancora in dozzina alla LXXI edizione del Premio Strega, ma era uno dei ventisette candidati.

Una voce interessante quella di Chiara Marchelli, nel panorama contemporaneo: autrice italiana che vive e insegna a New York, ne Le notti blu racconta la storia di una famiglia, ma non solo. Questo è un racconto profondo dell’evoluzione e dei cambiamenti dei rapporti umani davanti a un evento importante, o anche drammatico come la morte – il suicidio – di un figlio adulto. Con grazia, profondità e maestria la Marchelli mette in atto un’operazione ancora più bella: l’autrice racconta il suicidio di un figlio adulto senza appesantire il lettore: riesce a scrivere di questa assenza attraverso la vita, quella di un suo possibile figlio di cui nessuno era a conoscenza, nato da una relazione clandestina, e che influenzerà la vita e la quotidianità di chi è ancora vivo, a lui più o meno vicino. Come i nonni del bimbo. La storia è intrisa della teoria dei giochi. Di fatto la Marchelli dimostra che in una situazione di conflitto emotivo il raggiungimento dell’equilibrio non è possibile.

#GruppoDiLetturaDay è lettura condivisa. Se è vero, come diceva Italo Calvino che La lettura è un atto necessariamente individuale molto più bello dello scrivere il momento della condivisione della lettura diventa un’occasione di incontro molto più bella della riflessione individuale: proprio da questo incontro e da questa condivisione crescono, difatti, di libro in libro, le possibilità di comprensione del testo, arricchendo – e qualche volta mutando – le riflessioni nate dalla lettura individuale.

#GruppoDiLetturaDay è visibilità ai gruppi di lettura che aderiscono. Ogni gruppo di lettura ha modalità e tempi di incontro differenti. Esse permettono la continuità delle attività, e così la divulgazione della lettura condivisa.

#GruppoDiLetturaDay è fare rete. Essere in rete oggi non è solo importante, è quasi indispensabile. Ritrovarsi e dunque condividere piattaforme sui social permette di far conoscere agli altri le proprie attività, di trovare stimoli per quelle future, di creare momenti condivisi.

#GruppoDiLetturaDay è avvicinare nuovi e curiosi lettori a queste attività. L’attività promozionale di questa giornata, i canali social pubblici messi a disposizione anche delle attività che ciascun gruppo svolge individualmente durante l’anno, vogliono essere un canale comune per tutti e aperto per attirare nuove e curiose lettrici e nuovi e curiosi lettori. Pennac dice: “Non ho mai sentito nessuno dire di non avere il tempo di fare l’amore, non avrebbe senso. Per la lettura è la stessa cosa: dire “non ho il tempo di leggere” è una frase insensata. Posso dire che non ne ho bisogno, che non mi piace o che non ne ho voglia, ma dire che non ho tempo è ridicolo. È solo una scusa per coprire la non voglia di leggere, che naturalmente è una non voglia legittima. Nessuno è obbligato ad aver voglia di leggere, ma i non lettori pensano sempre di doversi scusare. Il che è assurdo”. Noi andremo a cercare lettrici e lettori che prima o dopo aver fatto l’amore non avranno scuse da raccontare: solo libri da voler leggere.

 

Gruppi partecipanti alla prima edizione del #GruppoDiLetturaDay:

Leggendo a Bari – Arts Academy Giulianova – Circolo di Lettura Walter Mauro – Biblioteca di Basiglio – SarteanoViva – Gruppo di Lettura Carmagnola – Falling book – Gruppo di Lettura del Laboratorio di scrittura di Enza Alfano – Tracce di lettura – Circolo Laav di Pisa – Una banda di lettori – Yes we radio – Circolo dei Libridinosi – Gruppo di Lettura Nuova Libreria di Vasto – Monteverdelegge – i Bookanieri – Le cicale operose-

 

Hashtag da utilizzare: #GruppoDiLetturaDay #bookmediaevents

Dove saranno postati i contenuti video e fotografici del 15 giugno:

Pagina facebook: Gruppodiletturaday e Book Media Events

Twitter: bookmediaevents

Instagram: una selezione su Isabella Borghese (Book Media Events)

 

A settembre i gruppi saranno ricontattati per organizzare il #GruppoDiLetturaDay2 in occasione della Fiera Più Libri Più Libri, con la proposta del libro da leggere e le modalità di partecipazione.

Per info e materiali editoriali:
Book Media Events – bookmediaevents.wordpress.com Isabella Borghese
info.bookmediaevents@gmail.com

0

Presentazione La bambina e il sognatore-Dacia Maraini

Venerdì 26 maggio ho avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del libro “La bambina e il sognatore” di Dacia Maraini alla Libreria Culture Club di Mola di Bari dove vivo. Dal momento in cui è entrata nella stanza nella quale si sarebbe tenuto l’evento, ho capito che avrei amato ogni sua parola.

Si è posta in maniera sicura, ha espresso senza filtri le sue opinioni e ha saputo conquistare tutto l’uditorio.

Siamo stati immersi nella storia sin da subito grazie alla lettura di un brano che ci ha dato modo di iniziare a fare la conoscenza di Nani Sapienza, il protagonista. Nonostante lei sia sempre ricorsa a protagoniste femminili, in questo suo ultimo romanzo il cardine della storia è un uomo, un maestro di scuola elementare, quel maestro che tutti avremmo voluto avere, spinto dall’amore per la conoscenza e la lettura.

Ma nella sua vita c’è un ombra; Nani ha subito una grave perdita, quella della figlia Martina, che ha distrutto il suo matrimonio, ma che non gli ha fatto perdere entusiasmo per il suo lavoro o positività nel porsi con i suoi allievi. Non si lascerà andare alla disperazione e cercherà in ogni modo di far appassionare i suoi studenti ai libri, leggendoli fiabe e stimolando la loro immaginazione e l’uso del ragionamento. Come la stessa Maraini afferma:

“L’informazione dovrebbe essere ricerca, dubbio, un interrogarsi e discutere sui grandi problemi che ci riguardano. Mentre spesso si cade nel sensazionale e nel patetico. Si cerca di colpire allo stomaco lo spettatore anziché farlo ragionare.”

Ma accanto alla parte razionale trova posto l’irrazionalità della dimensione onirica: un sogno che avrà come protagonista una bambina, Lucia, la stessa che la mattina dopo il maestro vedrà stampata sulle pagine del giornale, perché scomparsa, lo metterà alla prova.
Nani sente che la piccola non è giunta alla sua ora, come invece paiono credere tutti, e perseverando continuerà la ricerca, incontrandosi nel tragitto con se stesso.

Dall’intervista si è evinto quanto i temi dell’abuso e della violenza siano cari alla Maraini che li sviluppa in ogni sua storia.

Alla domanda “Da dove parte per raccontare degli abusi?”, lei ha risposto con una semplicità disarmante.

“Dalla realtà.”

Sì, perché a questo siamo soggetti quotidianamente; notizie di guerre, soprusi, verso tutto e tutti e spesso ci vanno di mezzo anche i bambini.

Per questo l’autrice torna spesso sul tema del sapere e dell’importanza della lettura come stimolo a porsi delle domande.

“La violenza va analizzata senza usare simbolismi. Bisogna comprendere i carnefici a volte vittime a loro volta.La violenza è una ferita sociale che riguarda tutti.”

A questo servono le fiabe nel racconto. In passato venivano usate per far conoscere il male in tutte le sue forme. I bambini in questo modo avrebbero imparato come difendersi essendo preparati. Oggi invece, colpa anche delle varie principesse di turno, la realtà viene edulcorata e resa troppo perfetta, come se il male fosse un concetto inesistente, sospeso, che non ci potrà mai riguardare.

Questo e molto altro mi aspetta fra le pagine di questo romanzo che si prospetta struggente.

Vi lascio con le parole che la Maraini ha pronunciato al Salone del Libro del 2016, che descrivono bene i motivi per i quali questa donna si può solo amare.

“amo i libri e amo moltissimo leggere, classici e libri moderni per cui molte conoscenze che ho del mondo mi vengono attraverso i libri. Quando sono andata per la prima volta a San Pietroburgo che si chiamava Leningrado ora si chiama di nuovo San Pietroburgo, io sono andata a cercare la Neva, sono andata a cercare i luoghi di Dostoevskij perché per me quelli erano i luoghi che avevo già percorso con la mia immaginazione. Chi legge è come se conoscesse altri luoghi attraverso i libri e questo da uno spessore ai luoghi e un calore, un mistero che è dato dal libro che tu hai letto. Il libro crea un qualcosa di forte, un rapporto fra il luogo e tu che leggi. …In ogni posto in cui vado mi porto dietro il mio bagaglio da lettrice. Non è solo un bagaglio, è una sensibilità, è un qualcosa che già conosco, che sta dentro di me e che ritrovo. È un rapporto molto emotivo. …”.

Scheda libro:
Autore: Dacia Maraini

Editore: Rizzoli

Pagine: 411

Prezzo: 20 euro

2

“Dopo il funerale” di Gaetano Barreca: Bari tra tradizioni, leggende e lotte di potere

7t7ofurw

L’AUTORE

Gaetano Barreca  è nato a Reggio Calabria nel 1979 e vive a Londra, dove insegna lingua e cultura italiana. È laureato in Storia dell’Arte e Archeologia presso l’Università di Perugia ed è illustratore, scrittore di poesie, di favole e di romanzi.
Ha pubblicato vari racconti e romanzi tra cui Martini Bias Crime (Boopen, 2010), Inquietudini di Cera (Lulu, 2011) e contribuito a La Vita è una cosa Meravigliosa (Mondadori, 2009).

IL LIBRO

gbÈ sempre piacevole lasciarsi stupire da un libro e ritrovarsi a sorridere tra le pagine. Ancora più bello è quando il romanzo in questione parla della tua città, quella città che hai sempre dato per scontato e che invece riesci poi a riscoprire attraverso l’amore e gli occhi di un autore eccezionale, sincero e vero.

il 23 maggio 2017 noi di Leggendo a Bari abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Gaetano e di presentare il suo libro insieme ad Antonella Paparella, giornalista e vicepresidente dell’associazione Bari Città Aperta. La location: la bellissima Libreria Zaum in via Cardassi.

Screenshot_2017-05-24-01-03-39-1

Dopo il funerale è ambientato nella nostra città, e tra odori e tradizioni ci racconta la storia di Luigi che è appena tornato da Roma per passare un po’ di tempo in famiglia e rincontrare vecchi amici. C’è un motivo più profondo però che segna il suo ritorno, un motivo che ha a che fare con la delusione, con l’omicidio di Pasolini e con i complotti dellì’Italia degli anni ‘70.
Il romanzo di Gaetano ha un fortissimo potere evocativo: sia che siate di Bari sia che non lo siate, riuscirete a sentire e toccare con mano tutti gli odori e i sapori di una Bari genuina fatta di personaggi sui generis e di una Bari più oscura, segnata dalla rivalità di clan nemici e da lotte di potere.

Magnifico il ventaglio di personaggi, la loro vitalità e la loro ricostruzione certosina. Abbiamo chiesto a Gaetano se si è divertito durante il processo di costruzione delle loro personalità e lui ci ha raccontato vari aneddoti, le interviste, i luoghi visitati e tutto con una passione e una genuinità che abbiamo apprezzato tantissimo.

Oltre ad essere un romanzo interessante da ogni punto di vista, scritto bene, con una storia avvincente, “Dopo il funerale” è anche una miniera di informazioni. Per me, che sono barese, è stato come riscoprire la mia città, o forse scoprirla davvero per la prima volta. Perché, come ho già sostenuto, questo libro non è solo ambientato a Bari, ma parla di Bari. Tra aneddoti, tradizioni e leggende della città vecchia, sono riuscita a scoprire tanto, a meravigliarmi e ad accendere la mia curiosità. La domanda mi è poi sorta spontanea, e abbiamo chiesto all’autore come mai un calabrese avrebbe scelto la nostra città come ambientazione per la sua storia.
Lui ci ha risposto che inizialmente il romanzo non era un romanzo, ma un capitolo del suo vecchio scritto che parlava sempre di Bari. Al momento della lettura da parte di una signora barese per una recensione, Gaetano si è visto porre davanti ad un rifiuto. La signora avrebbe detto “questa non è Bari e io non lo posso recensire”. Da qui poi la sfida, scoprire realmente la città, capirla fino a poterne scrivere. E posso affermare con sicurezza che ciò è avvenuto, perché “Dopo il funerale” sprigiona una forza dirompente, in fatto di contenuti, atmosfere, personaggi e l’autore è riuscito perfettamente nel suo intento.

Il giorno della presentazione, tra letture di brani e domande dal pubblico, abbiamo anche parlato dei due personaggi principali del romanzo: Luigi e Nicola, punti cardine della storia. Luigi è l’uomo degli ideali, crede fermamente nel cambiamento , nel potere della rinascita e nella lotta contro i clan camorristici. Nicola invece, amico d’infanzia di Luigi, ha preso strade differenti e nonostante i due siano rimasti uniti da un legame indissolubile sia dal tempo che dalla distanza, ad un certo punto dovranno scontrarsi e sarà un dialogo pregno di significato, che lascerà il lettore senza fiato e carico emotivamente.

Il confronto con Gaetano Barreca è stato piacevolissimo, siamo riusciti a parlare di tante cose. L’abbiamo visto infervorato per la situazione di Reggio Calabria, innamorato di Bari e dei suoi personaggi affacciati ai balconi, l’abbiamo sentito parlare di Pasolini e risponderci con autenticità e spontaneità ad ogni tipo di domanda.

Io vi consiglio questo romanzo con tutto il cuore perché credo che sia impossibile non apprezzarlo e non innamorarsene.

I RINGRAZIAMENTI

– Ringrazio Marcella Labianca per l’organizzazione dell’evento (compresi taralli, grissini e bontà tipiche baresi),
– Antonella Paparella per la professionalità e per le domande interessantissime.
– Le mie amiche e compagne di Leggendo a Bari per aver partecipato anche con la lettura di brani.
– Grazie davvero poi a Gaetano Barreca perché un giorno mi ha detto: “vivi in una città magnifica, piena di storia e amore” e io ho scoperto che è vero!

FB_IMG_1495978678070

da sinistra: Antonella Paparella, Gaetano Barreca, Patrizia Pisanello, Arcangelo Licinio(proprietario di Zaum), Marcella Labianca

 

INFO UTILI

Autore: Gaetano Barreca
Pagine: 294
Prezzo:  14,98 €

Dove acquistare:

  • gaetanobarreca.com (andate nella sezione “Librerie)
  • Libreria Zaum (Via Cardassi 85/87)
  • Associazione SpaccaBari (spaccabari.it via Re Manfredi 35)
  • Libreria Quintiliano (Via Arcidiacono Giovanni 9)

Per curiosare:
www.diruderiediscrittura.wordpress.com

 

 

p.s. inoltre vi annunciamo che a breve daremo il via ad un giveaway sulla pagina IRead la Tana del Lettore per vincere una copia di “Dopo il funerale” 🙂

 

0

Presentazione del libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi

Giovedì 2 Febbraio 2017 il nostro gruppo di lettura ha avuto l’onore di presentare il libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi. La bellezza del libro, la simpatia e  la bravura degli autori hanno reso unica e meravigliosa questa esperienza.

I due autori sono entrambi collaboratori della scuola Omero. Ilaria Palomba ha pubblicato romanzi e racconti che sono stati tradotti anche in tedesco, francese e inglese ed è vincitrice del premio letterario indipendente Carver. Luigi Annibaldi collabora come docente e editor presso la già citata scuola Omero, ha pubblicato racconti su riviste come Linus e conduce corsi di narrativa nella capitale.

Ecco l’intervista fatta da Nicole e Paola agli autori:

16427230_1429019023784505_6147273579532644553_n.jpg

[NICOLE]: La vostra prima esperienza di scrittura a quattro mani, questo breve romanzo che ho amato molto per lo stile così incalzante ed evocativo, per come siete riusciti a far calare il lettore nel racconto delle ansie, del lento logorarsi della vita dei protagonisti attraverso simbolismi precisi e riferimenti all’arte che sono stati una delle cose che ho apprezzato maggiormente, ha una trama davvero molto particolare.
La protagonista della narrazione Maya, è un’artista estremamente originale. Trova nell’arte sollievo e la usa come unico modo per sentirsi libera e serena. L’incontro col marito Edoardo porrà fine a tutto questo, la porterà a dover limitare la sua personalità, ingabbiando la sua vita in un universo di quotidianità e ordinarietà che ben presto le starà stretto. La partenza del marito poi, militare che sarà costretto ad andare in missione in Medio Oriente, e la comparsa di un personaggio destabilizzante, distruggerà definitivamente il suo equilibrio di moglie e futura madre già precario.

Il personaggio in questione è Anya, una misteriosa postina che sembra essere ben altro, incontrerà Maya sempre in posti diversi, in ristoranti giapponesi, in periferia, in ricche dimore di uomini illustri, ogni volta spingendola a vivere le esperienze senza rinunce. Lo psichiatra di Maya cercherà attraverso i suoi ricordi di porre rimedio alla lenta disgregazione della sua mente creando una connessione fra l’infanzia di Maya, il piccolo Arturo che cresce nel suo grembo e il padre morto quando era bambina. La loro estate, quella di Edoardo e Maya sembra essere finita, ma forse c’è ancora una possibilità.

[PAOLA]: Questa per me è stata una lettura intensa di quelle che ti restano addosso per giorni anche dopo aver finito di leggere. La linea temporale è alterata, una serie voci si alterna per raccontare un pezzo della storia. È come se tra le pagine fosse avvenuta una sorta di esplosione, che ha confuso il tempo e le voci. Questa esplosione la stessa è la stessa che è avvenuta nell’anima di Maya, la protagonista. Il lettore insieme allo psichiatra di Maya è chiamato a raccogliere i vari frammenti e a dargli un ordine e un senso.

Il libro inizia così:

Una volta l’estate era una liberazione, non vedevo l’ora di essere là, sulle spiagge del sud, a correre in costume, mostrando quasi nudo il mio non corpo. Ero così diversa dalle donne e ne andavo fiera, non una bambina e neppure una vera donna, un ibrido, una non cresciuta. Mi consolavo dicendo a me stessa brevi frasi propiziatorie. Non vedere i contorni nella materia ma l’esistente, prendi le spiagge di Monet con dodici tonalità di turchese, tra le linee del cielo spariscono i confini. E così io vedevo. L’odore del mare lo trasformavo in carboncino, ne sfumavo i cardini e mi perdevo nel blu e nel porpora, dove non più di carne ero fatta ma di colore vivo.

Questo è un libro scritto a quattro mani e sorge dunque spontanea una curiosità: ognuno di voi ha dato voce ad un singolo personaggio o ogni personaggio parla con la voce di entrambi? Quanto c’è di vostro nei vari personaggi?

[LUIGI]: Inizialmente ognuno si è occupato di un personaggio, e non vi diciamo quali… poi li abbiamo rivisti insieme aggiungendo o tagliando scene e dettagli per dare equilibrio.

[ILARIA]: Sicuramente c’è una parte di noi in ogni personaggio, com’è necessario in ogni romanzo. L’autore pesca dal profondo qualcosa di ignoto dandogli una fisionomia umana. Questo accade sia che si tratti di una storia autobiografica sia nel caso in cui si è apparentemente lontani dal realismo.

16472985_1429017020451372_4880989919893816284_n.jpg

[PAOLA]: Inoltre avete entrambi già scritto e pubblicato altri libri singolarmente, e quindi mi chiedo com’è scrivere un libro a quattro mani? È più difficile o è un’esperienza che fa crescere dal punto di vista artistico?

[LUIGI]: È più difficile perché si hanno ritmi diversi di scrittura ma può essere un’ottima cosa confrontarsi con uno scrittore che per stile e tematiche è diverso da te.

[ILARIA]: In quel caso ciascuno ha da imparare molto dall’altro.

[NICOLE]:

-Edvard Munch, la solitudine, il diniego del mondo dell’arte e l’Angoscia fluida, oscura, di carne. Vincent van Gogh, in quel l’ospedale psichiatrico. E mi sembra di vedere girasoli gialli, curvati e appesantiti dalla stessa angoscia. E mi sembra di vedere i suoi autoritratti così pieni di morte.

-Nei ricordi d’infanzia si spalancavano i colori. Gli Ulivi e i Limoni della vecchia casa di campagna dipingevano con lunghe pennellate i bordi del cielo. Papaveri rossi sulle colline del borgo campestre, contadine con lunghe gonne grigie e ocra, impressioni di vita nei chiarori dell’albore, all’orizzonte grovigli di nuvole, tra il bianco e il porpora, erano dita d’artista. È dalla notte del matrimonio che non ho più preso una matita in mano.

Con la lettura di questi due brani, evinciamo quanto l’arte sia di fondamentale importanza per Maya. Lei è un artista e l’impossibilità di dipingere unito alla vita di rinunce alla quale è costretta dopo il matrimonio la spegneranno, portandola a trovare rifugio molte volte nei ricordi. Contrapporrà il buio, l’ansia e il malessere citando numerose volte Munch e Van Gogh alla memoria di un passato felice evocandolo attraverso la tavolozza di colori tenui alla Monet.
L’arte riveste la stessa importanza che sembra avere per la protagonista nelle vostre vite? E quanto della Maya artista c’è in voi?

[ILARIA]: Credo che l’arte, intesa in senso ampissimo, sia come una vocazione. Quando hai questa vocazione, ma non riesci a trovare i canali per esprimerla, per portarla avanti, è come una potenza che si ritorce contro. L’arte può sia salvare che portarti alla dannazione. Non tutti hanno il coraggio o i mezzi per vivere della propria vocazione. Quando ciò non accade si è come in gabbia e invece di avere qualcosa di più degli altri si ha qualcosa in meno, si è dei diversi.

[LUIGI]: In questo senso, così universale, c’è molto di noi in Maya. C’è tutta la sofferenza di un dono che diventa dannazione.

16473528_1429016050451469_6013244339377887719_n

[PAOLA]: Il titolo di questo libro è “Una volta l’estate” ed è proprio l’estate ad essere uno dei temi ricorrenti. È il sogno e il ricordo di una vita felice che c’era e che ora non c’è più e alla quale Maya cerca di tornare senza però riuscirci. L’estate appare più volte simboleggiata dalla Grecia. Come mai avete scelto proprio la Grecia per rappresentarla? Ha un significato particolare per voi?

[ILARIA]: Si tratta di un viaggio che i due protagonisti hanno fatto e che anche noi abbiamo fatto in passato e ci ha lasciato l’impressione di un mondo con linee temporali diverse dalle nostre. Forse perché era estate e viaggiavamo in macchina senza sapere dove andare. Quello che accadeva era tutta una grande meraviglia, inaspettata. I colori erano proprio i colori dei quadri impressionisti. E lì abbiamo avuto come la sensazione che esista un modo per stare bene, anche nella povertà, di godersi la vita in comunione con la natura, senza stare nella frenesia delle nostre capitali più competitive dove tutto è veloce e ansiogeno.

[LUIGI]: L’estate e la Grecia rappresentano un po’ il simbolo di una vita diversa che non insegue con i canoni del successo e l’obiettivo di arrivare primi ed essere perfetti.

[NICOLE]: Altro punto cardine del romanzo è il rapporto della protagonista con i genitori. Se da un lato il rapporto con la madre risulta essere ricco di contrasti dati dall’intransigenza della donna che sembra non capirla, dall’altro c’è il ricordo del padre avvolto da un alone di malinconia e tenerezza.
In particolare sentiamo che col padre lei abbia un legame più profondo. A questo proposito, numerose volte viene nominato un regalo del genitore, un braccialetto. In che modo esso incide sulla stabilità psichica ed emotiva di Maya? Avete anche voi un oggetto al quale siete particolarmente legati e la cui perdita potrebbe destabilizzarvi?

[ILARIA]: Il padre è l’eterno assente e in quanto tale, visto che scompare quando Maya ha sette anni, non può che essere idealizzato. Poi è una figura contraddittoria. Lei lo immagina come il bene assoluto, così come vede sé stessa. Ma in realtà c’è sia il bene e il male in ognuno di noi, quando si cerca di ottundere in negativo, riemerge con maschere mostruose.

[LUIGI]: Il braccialetto è una specie di amuleto per Maya e infatti le cose si complicano nel momento in cui non se lo trova più al polso. Sono importanti i simboli con cui si conferisce significato al reale. Se ho deciso che un oggetto è magico e lo perdo sarò portato a ricollegare tutti gli eventi negativi della mia esistenza a partire dalla perdita di quell’oggetto.

[ILARIA]: Una volta avevo una pianta di peperoncino…

[LUIGI]: Una volta avevo un anello…

16387998_1429016727118068_7124355033860693118_n

[PAOLA]: I personaggi narranti in questo libro hanno delle personalità ben caratterizzate e distinte e ognuno è rappresentato da un registro linguistico ben definito. Si passa dal linguaggio sublime e poetico di Maya a quello pragmatico di Edoardo. È proprio questa differenza, questa incompatibilità del mondo dell’arte rappresentato da Maya e del mondo geometrico e matematico rappresentato invece da Edoardo, a causare la frammentazione di Maya? Queste due visioni del mondo sono troppo diverse per poter coesistere secondo voi? E voi in quale vi rispecchiate maggiormente?

[ILARIA]: Maya rivede in Edoardo le regole che ha cercato di darle sua madre (senza successo) e si convince che arrivata a trent’anni e non avendo realizzato quello che voleva (diventare una grande artista) sia necessario rientrare nei ranghi della società civile e vede in Edoardo questa possibilità, di darsi delle regole. Il guaio è che sono regole esterne a cui è sempre tentata di ribellarsi.

[LUIGI]: Al contrario Edoardo è attratto da Maya perché lei è la meraviglia del mondo che gli manca e che forse lo riporta a quando era bambino. Questi mondi sono destinati a scontrarsi finché l’uno cercherà di cambiare l’altro, cercando di sottometterlo. Certamente ci sono altre possibilità di stare insieme senza che l’uno riduca a sé l’altro. Ed è quello che nel corso della storia è proprio la prova di fuoco attraverso cui passeranno. Siamo stati Maya ed Edoardo fin dall’inizio, portando però alle estreme conseguenze le nostre personalità.

[PAOLA]

Il corpo graffiavo, tutto, con la spugna. Fino a metterci le unghie. E lasciarmi segni. E farmi il sangue sulle braccia. E ai capezzoli. E all’ombelico. Questa pancia. Questa pancia. Un corpo estraneo.

Le differenze tra Maya ed Edoardo come abbiamo detto sono tante, e si rivelano anche nella decisione di avere un bambino. Maya infatti rifiuta fin dall’inizio del suo rapporto con il marito l’idea di una gravidanza e anche quando rimane incinta, continua a sentire come estranea la vita che le cresce dentro. A cosa è dovuto questo forte rifiuto della maternità da parte della protagonista?

[ILARIA]: Ci sono molte interpretazioni. Se seguiamo l’interpretazione psicoanalitica accade spesso, in determinati disturbi di personalità, dove il problema è che non c’è un’unità tra i vari frammenti del sé, che al momento della gravidanza la donna possa sentire come estraneo il corpo che le cresce dentro. Poi c’è la vicenda esistenziale, di cui parlavamo prima, per cui Maya si è sforzata di fare una serie di passi definitivi per poter essere come secondo lei una donna deve essere dopo i trent’anni. E quando questo avviene con una forzatura c’è una parte del sé che continua a ribellarsi e a far valere i bisogni più profondi che la protagonista ha voluto obliare.

[NICOLE]:

Infilo ancora il dito nell’ombelico. Tiro fuori un filo. Da un’estremità indice e pollice tirano fuori, l’altra estremità, è ancora immersa nell’ombelico. Tiro e tiro e tiro, il filo è lungo, fino a quando non sento qualcosa pungermi e infilzarmi l’ombelico da dentro. Urlo. Mi piego in due per guardare meglio cosa stia succedendo al mio ombelico. Vedo una punta metallica venire fuori da lì dentro. Tiro poco poco il filo e vedo che quella cosa metallica è collegata al filo. Più tiro il filo più la punta metallica vuole venire fuori, con l’idea di squarciarmi la pancia. Tiro, tiro forte comunque. Dall’ombelico si apre uno strappo e si libera un amo sanguinante. Avvicino l’amo agli occhi per vederlo meglio. È un amo da pescatore. Che cazzo ci fa un amo da pescatore nel mio ombelico?

Inizialmente ci ritroviamo a pensare che Edoardo desideri un bambino al contrario di Maya, ma questo incubo mi ha portata a riflettere e ha insinuato il dubbio. Cosa rappresenta questa sua idea di essere morso da qualcosa che si trova all’interno della sua pancia? È semplice paura o nasconde altro, un rifiuto del ruolo di padre e marito?

[LUIGI]: In realtà in quel momento Edoardo inizia a comprendere Maya, ne sente la sofferenza (a modo suo) inizia a entrare davvero in empatia con lei. Lo ha sempre saputo ma ha fatto finta di niente. E si sa, questi pensieri prima o poi vengono a galla. L’incubo è un momento determinante nella storia, dove Edoardo inizia il percorso da Ulisse che vuole tornare da Penelope.

[PAOLA]

Sono stata in pineta. Mi sentivo sola. Ho guardato le fronde muoversi. Erano mani. Mani verdastre sulle nuvole. Ho chiuso gli occhi. Ho inspirato il vento. Ho pensato che fossi esattamente dove desiderassi essere. Ho pensato di non agire. Di non tornare. Di restare lì. Tra quelle mani. Nel dominio del vento. Senza decidere. Senza scegliere. Senza rischiare di avere un ruolo. Una responsabilità.
Ho riaperto gli occhi. I colori del cielo erano mutati. Allora mi sono detta: lo vedi, Anya? Se non scegli tu sarà l’esistenza a farlo per te. Il cielo sfumava, si faceva rosso, viola e blu notte, sempre più simile al buio. Alcuni aghi si sono staccati dai pini. Sono volati via. Mi hanno colpita. Le fronde erano scure e non potevo distinguerne i tratti. Come un pugno in faccia, tutto, mi ha colpita. Ho sentito l’inesistenza. Ho scelto di tornare a casa. In questa casa. Ho scelto di esistere: dispiegare la mia volontà contro tutto quanto desiderasse colpirmi. Sono qui, Maya. Esisto. Più di quanto tu riesca a immaginare.

Anya è forse il personaggio più enigmatico della storia. Dalla lettura della prima pagina sembra essere una criminale dal momento che ha rapito il bambino di Maya. Nel corso invece della lettura si scopriranno invece delle verità diverse sul conto di questo personaggio. Cosa potete dirci su Anya?

[ILARIA]: Anya è l’ago della bilancia, rappresenta l’Es dal punto di vista psicanalitico. La pulsione a vivere tutto quello che le passa per la testa per il semplice piacere di farlo e a spese del prossimo. Per lei Maya sta rinunciando a sé stessa con questo bambino. Nessuno, neanche i criminali, agiscono pensando di fare del male. Ciascuno agisce pensando alla sua personale idea di giustizia.

[LUIGI]: Certo, quando questa personale idea di giustizia si scontra radicalmente con il senso comune si compiono atti talvolta orrendi. Sia Maya che Anya vivono uno squilibrio, l’una pensando di non poter realizzare nulla di quel che desidera, l’altra pensando di poter fare tutto.

[NICOLE]: Giungendo alle ultime pagine del romanzo, il quadro della vita dei due protagonisti sembra ancora incompleto, aprendo alla possibilità di un’ultima pennellata. L’inverno fatto di rassegnazione nel quale si trovano i personaggi avrà mai fine? Riuscite a vedere per loro una nuova Estate?

[LUIGI]: L’idea è che a partire dal finale ci siano le basi per una ricomposizione dei frammenti. La tragedia dopo essersi compiuta lascia le tracce per un percorso nuovo, un nuovo punto di partenza.

[ILARIA]: Vivere con gli altri in generale non è una cosa facile così come non è facile vivere con sé stessi, considerando quante alterità ci abitano, bisogna trovare l’equilibrio e la mediazione tra i desideri dell’io e le strutture del mondo.

16406788_1429019273784480_8840882061415746592_n.jpg