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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon

cover.jpgSono sempre stata attratta da questo libro,ogni volta che mi capitava di vederlo sugli scaffali delle librerie. La trama mi incuriosiva parecchio ed effettivamente quella di cui vi parlo oggi si è rivelata essere una lettura piacevolissima! Sto parlando di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Huddon.

Si tratta di un romanzo scritto in prima persona dal protagonista, Christopher Boone, un ragazzo inglese di 15 anni affetto dalla sindrome di Asperger. La vita di Christopher è fortemente influenzata dalla sua patologia che lo porta ad avere rapporti sociali difficoltosi, anche con i membri della sua famiglia. Non ama essere toccato, non è in grado di riconoscere le emozioni e le espressioni del viso delle persone, non ama trovarsi in posti con troppa gente, si rifiuta di mangiare se due cibi diversi sono entrati in contatto e ha sempre bisogno di sapere che ore sono. Al di là di queste problematiche, Christopher è un ragazzo brillante, bravissimo in matematica, fisica e in tutte le discipline scientifiche. Una sera il ragazzo fa uno strano ritrovamento: trova Wellington, il cane di una vicina di casa, morto, infilzato con un forcone. Christopher non riesce ad ignorare l’accaduto e da quel momento metterà in gioco tutte le sue abilità intellettive ed investigative per scoprire chi sia il misterioso assassino. Queste indagini involontariamente porteranno alla luce ben altri segreti riguardanti la sua stessa famiglia, che lo spingeranno a compiere azioni che non avrebbe mai pensato di poter fare prima.

Mi chiamo Christopher John Francis Boone. Conosco a memoria i nomi di tutte le nazioni del mondo e delle loro capitali, e ogni numero primo fino a 7507.

Quando si iniziano a leggere le prime pagine di questo romanzo ci si rende subito conto di avere tra le mani un romanzo diverso dal solito. Il primo elemento che salta subito all’attenzione del lettore, è lo stile narrativo. L’autore è stato straordinariamente capace di riportare con la sua scrittura quelli che sono i pensieri di un ragazzo autistico, facendo venir fuori le problematiche legate a questa condizione ma anche i suoi aspetti più straordinari.

La mia mente funziona come la pellicola di un film. Ecco perché sono bravissimo a ricordare le cose, come le conversazioni che ho trascritto nel libro, cosa indossano le persone o il loro profumo, perché la mia testa possiede una sorta di memoria olfattiva che funziona come una colonna sonora.

Huddon utilizza un’espediente narrativo nella narrazione: quello che il lettore sta leggendo viene presentato come il libro scritto dallo stesso Christopher, una sorta di esercizio terapeutico consigliatogli dalla psicologa della scuola. Il racconto non è lineare, è infatti costellato da una serie di digressioni riguardanti descrizioni di oggetti, persone o avvenimenti che catturano l’attenzione del ragazzo durante la scrittura. Nella narrazione si ritrova quell’attenzione al dettaglio, quella precisione matematica, quasi scientifica nelle descrizioni, che caratterizza proprio il modo di pensare di questi ragazzi. Questa meticolosità è evidenziata anche dai disegni che Christopher riporta nel suo libro, per spiegare al meglio una determinata situazione.

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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è quindi non solo un viaggio alla scoperta dell’assassino di Wellington, ma è un vero e proprio viaggio alla scoperta del funzionamento della mente di Christopher. Le sue osservazioni spesso ingenue e il suo flusso di pensieri fanno sorridere il lettore rendendo la lettura scorrevolissima, ma dall’altro lato portano ad una serie di riflessioni. Mettono in luce quelle che sono le difficoltà che affrontano questi ragazzi nel compiere azioni della vita quotidiana che per tutti gli altri sono scontate e semplicissime. Rivelano anche il dolore delle famiglie che non riescono a relazionarsi con i propri figli e ad avere una vita normale. Christopher ad esempio, per sentirsi al sicuro, ha bisogno di risolvere complessi calcoli matematici a mente: in questo modo sa di avere tutto sotto controllo. Sapere infatti che le cose seguono un ordine e una logica ben precisa è fondamentale per lui, il contrario è invece motivo di terrore e angoscia.

La gente mi confonde. Per due ragioni, fondamentalmente. La prima è che la gente parla molto senza usare le parole. Siobhan dice che se si solleva un sopracciglio, questo può significare molte cose differenti. Può voler dire: <<Voglio fare sesso con te>>, ma può anche essere inteso come: <<Hai appena detto una cosa veramente stupida>>. […] La seconda ragione è che la gente spesso parla usando delle metafore.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è quindi un romanzo che con estrema semplicità è in grado di veicolari messaggi molto profondi e intensi. Leggerlo è un’esperienza che va vissuta e che vi cambierà!


Scheda del libro

Editore: Einaudi
Pagine: 244
Prezzo: 12 euro

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Central Park – Guillaume Musso

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Le emozioni che mi ha trasmesso questo libro mi hanno accompagnata per diversi giorni dopo la fine della lettura e di conseguenza non posso non parlarvene e consigliarvelo vivamente. Il libro in questione è Central Park di Guillaume Musso. 

Si tratta di un thriller ambientato ai giorni nostri a New York. La narrazione inizia con il risveglio della protagonista, Alice Shӓfer, poliziotta francese, su una panchina di Central Park. Insieme a lei, è ammanettato un uomo sconosciuto, che presto scoprirà chiamarsi Gabriel ed essere un pianista jazz. I due non ricordano nulla degli eventi precedenti che li hanno portati ad essere ammanettati su quella panchina. L’ultimo ricordo di Alice è quello di aver trascorso un’allegra serata con delle amiche in diversi locali degli Champs Elysées a Parigi, mentre quello di Gabriel è quello di essersi esibito in un locale di Dublino, in Irlanda. Da quel momento, i due verranno trasportati in una corsa frenetica attraverso New York, cercando di capire, con i pochi indizi a loro disposizione, cosa sia successo e soprattutto chi sia il responsabile di tutta quella situazione.

La scrittura di Musso è una scrittura leggera e fluida che permette una lettura scorrevole del romanzo. Se all’inizio ho trovato la protagonista femminile un pò irritante per il suo carattere troppo duro e scontroso, nel corso della lettura ho avuto modo di conoscerla più a fondo e di ricredirmi.

Era in guerra. Ma dietro la durezza s’indovinava, a intermittenza, l’impronta di una donna diversa, più dolce e tranquilla.

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Musso infatti è abilissimo nel delineare il profilo psicologico dei suoi personaggi: è in grado di costruire per loro delle maschere volute, per poi guidare il lettore in un’indagine più approfondita, rivelandone la vera natura e le vere emozioni. Molto bello è anche assistere all’evoluzione del rapporto tra Alice e Gabriel: Alice nonostante la sua tendenza a non fidarsi di nessuno, finisce per aprirsi un pò con quell’uomo mai visto prima, che con il suo humor e la sua solarità, riesce, almeno in parte, a far breccia nella sua corazza.

“E’sicuro di sapere quello che sta facendo?”
“Di che cosa mai si può essere sicuri nella vita?”

La narrazione è ricca di momenti di alta tensione e di suspance, che tengono il lettore con il fiato sospeso ogni volta che una nuova verità viene svelata. Vi sono inoltre tantissimi colpi di scena che ribaltano tutta la storia e quando il lettore pensa di essere riuscito a capire chi sia il responsabile, ecco che tutto cambia. La rivelazione finale è infatti talmente sconvolgente da poter essere difficilmente prevista anche dal lettore più attento.

Questo è stato il primo libro che ho letto di questo autore e la costruzione di tutta la vicenda mi ha talmente stregata da spingermi a leggere in futuro altre sue opere. Si tratta quindi di un thriller dal finale per nulla scontato e nelle librerie degli amanti del genere, questo libro non può assolutamente mancare!


Scheda del libro

Editore: Mondadori
Pagine: 295
Prezzo: 14,40 euro

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Dreamology – Lucy Keating

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Oggi voglio parlarvi di uno young adult che ho iniziato a leggere con trepidazione e grandi aspettative ma che purtroppo non mi ha del tutto entusiasmata. Il romanzo in questione è Dreamology di Lucy Keating.

I sogni per Alice Rowe rappresentano il momento più bello di tutta la giornata. Sono sogni molto vividi e reali, fatti di nuvole, paesaggi incantati, cascate di cioccolato e visite ai musei più belli del mondo. Quello che però rende ancora più unici questi sogni è la presenza di un ragazzo bellissimo e perfetto, Max, con cui Alice ogni sera, da quando ha memoria, vive le sue avventure oniriche. Max è il vero e proprio stereotipo del ragazzo dei sogni: simpatico, dolce, romantico, galante, divertente e innamoratissimo di Alice. Per la protagonista, i sogni e Max sono delle costanti della sua vita in cui ogni sera trova conforto. Alice vive con il padre e il suo cagnolino, abbandonata piccolissima dalla madre che ha preferito a lei la sua carriera. Alice e il padre si trasferiscono a Boston, nella casa della nonna venuta a mancare da poco. Qui la protagonista inizia a frequentare una nuova scuola e ha difficoltà a capire se non stia ancora sognando, quando si accorge che uno dei suoi compagni di classe è proprio il Max dei sogni, il suo Max in carne ed ossa! Ben presto Alice si renderà conto che il Max reale e il Max dei sogni sono due persone molto diverse, il Max reale infatti si presenta alquanto schivo e scontroso all’inizio e oltretutto è fidanzato da moltissimo tempo con Celeste, una ragazza della loro stessa scuola, molte bella, dolce e simpatica. Lo scontro con la realtà turberà molto Alice che inizierà ad indagare sulla vera natura dei suoi sogni, per capire come sia possibile che i due siano in grado di sognarsi reciprocamente.

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È questo ciò che i sogni hanno fatto alla mia vita. L’ho abbellita con delle luci decorative, così non sarebbe sembrata troppo brutta. I sogni erano il luogo in cui ero sempre certa di poter essere felice… il luogo in cui potevo sempre contare su di lui.

La trama in se è molto interessante e sembra preludere ad un romanzo brillante e accattivante, da leggere tutto d’un fiato. Per quanto il romanzo si sia lasciato leggere con piacere e abbastanza velocemente, ci sono stati alcuni punti della trama che non mi hanno particolarmente convinta e che di conseguenza non mi permettono di promuovere a pieni voti questo libro.

L’autrice ha dato molto spazio alla storia d’amore tra i due protagonisti, concentrandosi poco sul motivo per il quale i due ragazzi fossero in grado di sognarsi, e questo, se costruito bene, poteva diventare a mio avviso un elemento che avrebbe donato maggior forma e particolarità a tutta la storia. Alla fine del romanzo infatti non viene data una spiegazione chiara e convincente a riguardo.

La stessa storia d’amore tra Alice e Max non mi ha particolarmente emozionata e coinvolta, l’ho trovata alquanto banale. Infatti nè mi sono trovata a tifare per i protagonisti nè ho trepidato nei momenti in cui la loro relazione vacillava. In particolare ho trovato alquanto insulso lo stesso Max, il quale non mi è sembrato così perfetto come descritto dalla protagonista. Infatti, poco dopo aver incontrato Alice, Max, quasi dimentico di tutto il vissuto precedente con Celeste, manda all’aria questa lunga relazione per stare con una ragazza che in realtà non aveva mai conosciuto realmente.

Se l’intento era quello di raccontare una storia romantica, in cui i sogni diventano realtà, a mio parere questo intento non è stato raggiunto. Infatti non ho trovato straordinaria la storia d’amore raccontata, ma al contrario l’ho trovata a tratti insignificante e ordinaria.

Nonostante alcune perplessità, è un romanzo ben scritto e che si legge scorrevolmente ed è quindi consigliato per una lettura leggera e senza impegno.


Scheda del libro

Editore: Newton Compton
Pagine: 281
Prezzo: 9,90 euro

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Racconti Molesti – Francesco Cusa

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Racconti Molesti di Francesco Cusa è decisamente un libro particolare. Devo ammettere che sono rimasta titubante e incerta quando l’ho avuto per la prima volta tra le mani, per via della copertina e delle illustrazioni molto forti e inusuali. Quella che a prima vista sembrava essere una raccolta di racconti horror, si è rivelata essere tutt’altro.

Racconti Molesti si compone di 41 racconti di varie dimensioni: si passa da quelli brevissimi di un paio di pagine ad altri decisamente più lunghi. I racconti sono divisi in diversi gruppi a seconda dell’argomento trattato: si parla di esseri sovrannaturali, si tratta il tema dell’amore, si parla di donne o ancora di “luoghi, spazi e zone“.

La maggior parte dei racconti è narrata in prima persona. I protagonisti sono di solito ritratti in svariate scene di vita quotidiana durante le quali il lettore viene invitato ad assistere alle loro azioni e ai loro pensieri che, senza freni e senza regole sociali, si abbattono inclementi sulla realtà. Le osservazioni dei protagonisti sono irriverenti, crude e sembrano emergere dall’io più profondo che non teme le convenzioni e il ben pensare comune. A turbare maggiormente però è ben altro: durante la lettura il lettore è portato ad ipotizzare che in alcune situazione il suo agire non è molto diverso da quello dei protagonisti dei racconti e che le realtà grigie e tediose raccontate non sono poi così inverosimili. Spesso qualche pensiero “molesto” forse è stato fatto anche da lui.

Alcuni racconti sono inoltre accompagnati dalle superbe illustrazioni di Daniele La Placa, che non si limitano a rappresentare solo il racconto, ma ne sono parte integrante e contribuiscono ad aumentare quel senso di disturbo che nasce dalla lettura.

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In conclusione posso dire che questo libro è riuscito a “molestarmi”, a farmi vacillare e a farmi perdere l’equilibrio, facendomi precipitare in mondi diversi o conturbanti, che non sono altro che i mille volti del mondo che tutti i giorni ci circonda. Il mio consiglio è quello di provare a farsi inghiottire da queste pagine ed osare, senza temere di farsi “molestare” dai pensieri e dalle azioni dei personaggi disturbanti di Francesco Cusa.


Scheda del libro

Editore: Eris
Pagine: 209
Prezzo 12,00 euro

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Jane e la disgrazia di Lady Scargrave – Stephanie Barron

downloadJane e la disgrazia di Lady Scargrave è un libro di Stephanie Barron, primo di una serie di romanzi gialli che vedono la famosa scrittrice inglese Jane Austen al centro delle indagini.

Jane è ospite presso una sua cara amica, la bellissima e facoltosa Lady Isobel Scargrave. I festeggiamenti per il recente matrimonio della nobildonna sono presto interrotti dalla tragica morte del marito,  Lord Scargrave. Dell’improvvisa scomparsa dell’uomo, avvenuta in circostanze sospette, viene presto incolpata la stessa Lady Scargrave. Sicura dell’innocenza dell’amica, Jane inizia ad indagare, raccogliere indizi ed elaborare ipotesi che la porteranno a fare luce sulla vicenda.

Il romanzo è costruito su un’espediente letterario ideato dall’autrice. Stephanie Barron nella prefazione, si presenta come una semplice curatrice dell’opera. Racconta di essere venuta in possesso del diario e di alcune lettere della scrittrice inglese indirizzate alla sorella Cassandra, scritti durante il periodo di permanenza presso casa Scargrave. Il libro è infatti scritto sotto forma di diario ed è intervallato dalla corrispondenza epistolare di Jane con la sorella.

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Leggendo questo libro si ha come l’impressione di rincontrare una vecchia amica. L’autrice è stata infatti capace di scrivere un romanzo che sembra essere realmente frutto della penna di Jane Austen. Lo stile narrativo, il pensiero critico con cui la protagonista descrive le vicende e i vari personaggi, sono elementi che hanno sempre caratterizzato non solo le protagoniste femminili dei romanzi della Austen ma anche lei stessa e sono elementi che l’autrice ha saputo abilmente trasporre nel suo romanzo. L’arguzia e l’intelligenza di Jane, a volte un pò eccessivamente esaltati, saranno infatti decisi per la risoluzione del mistero che grava sulla morte di Lord Scargrave.

Jane e la disgrazia di Lady Scargrave è un vero e proprio giallo ambientato nel ‘700; non mancano infatti la suspance, i colpi di scena e perfino ritrovamenti di cadaveri. Ha tutti gli elementi per essere una lettura piacevole e mai noiosa, in compagnia di una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi, che per la prima volta diventa lei stessa protagonista di un libro. Gli amanti della Austen non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di tornare ancora una volta nell’elegante  e frizzante mondo, profumato di tea dei salotti inglesi del ‘700.


Scheda del libro

Titolo: Jane e la disgrazia di Lady Scargrave
Autore: Stephanie Barron
Pagine: 314
Prezzo: 12 euro
Editore: Tea

Altri libri della serie “Le indagini di Jane Austen“:

  • Jane e il mistero del reverendo
  • Jane e il segreto del medaglione
  • Jane e lo spirito del male
  • Jane e l’arcano di Penfolds Hall
  • Jane e il progioniero di Wool House
  • Jane e i fantasmi di Netley
  • Jane e l’eredità di sua signoria

 

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Raccontami di un giorno perfetto – Jennifer Niven

2Oggi voglio parlarvi di un libro intenso e coinvolgente, che mi ha trascinata in un vortice di emozioni lasciandomi con una profonda sensazione di vuoto una volta arrivata all’ultima pagina. Raccontami di un giorno perfetto è un romanzo di Jennifer Niven e narra la storia di due ragazzi interrotti, Violet Markey e Theodore Finch che frequentano il liceo della cittadina di Bartlet, nell’Indiana. Violet, distrutta dalla morte improvvisa della sorella maggiore, si trova sul cornicione del terrazzo della scuola, decisa a lanciarsi nel vuoto. È qui che incontra Finch per la prima volta, il bel ragazzo dagli occhi blu, che tutti gli altri studenti evitano ed etichettano come “Finch lo schizzato”.

<<Posso farti una domanda? Secondo te esiste un giorno perfetto?>>
<<Cosa?>>
<<Un giorno perfetto, dall’inizio alla fine. Un giorno in cui non succede niente di tragico, o di triste o di ordinario. Secondo te esiste?>>
<<Non lo so.>>
<<Te ne è mai capitato uno?>>
<<No.>>
<<Nemmeno a me. Ma lo sto cercando.>>

Finch riesce a convincere Violet che la vita è ancora degna di essere vissuta e a farla scendere dal cornicione. Finch, molto attratto dalla “ragazza dagli occhi grigio-verdi, grandi e magnetici”, decide allora che il suo compito non è ancora terminato: trascina Violet in un viaggio per le strade dell’Indiana alla scoperta dei luoghi più belli e caratteristici, restituendole quel sorriso che aveva perso da tempo. Da semplici compagni di viaggio, presto Violet e FInch diventeranno qualcosa di più. Ma era solo Violet ad aver bisogno di essere salvata?

“Raccontami di un giorno perfetto” non è un libro semplice, tratta di temi molto forti, quali il suicidio in età adolescenziale e dello stigma dovuto alle patologie psichiatriche da cui spesso è difficile liberarsi.

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Finch è un personaggio che può sembrare quasi irritante, dai pensieri e dalle azioni esuberanti, a tratti avventate e folli. Avanti nella lettura, quando si inizia a conoscere il significato dei suoi gesti e il grande dolore dietro le sue parole, Finch riuscirà ad entrare nel cuore del lettore per non andarsene più. Ha alle spalle una famiglia assente, una madre che a malapena si accorge della sua presenza e un padre violento. Una famiglia che non è in grado di cogliere i segnali del suo malessere.

Spalanco gli occhi e mi tiro su a sedere di scatto, boccheggiante, respirando a pieni polmoni. […] Non provo nessun entusiasmo a essere sopravvissuto, ci sono solo un senso di vuoto, i polmoni in debito di ossigeno e i capelli bagnati appiccicati sulla faccia.

Violet è l’unica persona che riesce ad entrare nel mondo di Theodore Finch, che riesce a comprenderlo e ad amarlo ed è l’unica che riesce a fargli togliere tutte le maschere che indossa. Con Violet non ha bisogno di essere “Finch il Nerd”, “Finch degli anni ’80” o  “Finch americano purosangue”, ma riesce ad essere semplicemente Theodore Finch.

Per una volta non desidero essere nessun altro se non Theodore Finch, il ragazzo che la frequenta. Lui sa perfettamente cosa significa essere elegante ed euforico, e un centinaio di altre cose: imperfetto, stupido, in parte stronzo, in parte incasinato, in parte fuori di testa, uno che non vuole causare problemi alla gente che ha intorno, ma, soprattutto a se stesso. Un ragazzo che si sente a proprio agio in questo mondo e nella propria pelle. Ecco il ragazzo che voglio essere. E questo è quello che voglio sia scritto sul mio epitaffio: Il ragazzo che piaceva a Violet Markey.

Jennifer Niven, alternando le voci dei due ragazzi, racconta una storia d’amore dolce, intensa e struggente; regala la speranza che i sentimenti, quelli veri e puri, siano in grado di far superare ogni difficoltà e siano in grado di guarire anche i dolori dell’anima. La conclusione di questo romanzo farà invece capire che a volte questo non è sufficiente, che non bisogna sottovalutare la sofferenza di chi abbiamo accanto e che cogliere i messaggi d’aiuto nascosti, può fare la differenza.

L’autrice è stata in grado di descrivere tutto questo e di trattare temi così delicati con una scrittura brillante, che può essere vicina anche ai lettori più giovani e sensibili a questi argomenti.

La verità è che sono stati tutti giorni perfetti.


Scheda del libro

Titolo: Raccontami di un giorno perfetto
Autore: Jennifer Niven
Pagine: 384
Prezzo: 14,90 euro
Editore: DeA

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Presentazione del libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi

Giovedì 2 Febbraio 2017 il nostro gruppo di lettura ha avuto l’onore di presentare il libro “Una volta l’estate” di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi. La bellezza del libro, la simpatia e  la bravura degli autori hanno reso unica e meravigliosa questa esperienza.

I due autori sono entrambi collaboratori della scuola Omero. Ilaria Palomba ha pubblicato romanzi e racconti che sono stati tradotti anche in tedesco, francese e inglese ed è vincitrice del premio letterario indipendente Carver. Luigi Annibaldi collabora come docente e editor presso la già citata scuola Omero, ha pubblicato racconti su riviste come Linus e conduce corsi di narrativa nella capitale.

Ecco l’intervista fatta da Nicole e Paola agli autori:

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[NICOLE]: La vostra prima esperienza di scrittura a quattro mani, questo breve romanzo che ho amato molto per lo stile così incalzante ed evocativo, per come siete riusciti a far calare il lettore nel racconto delle ansie, del lento logorarsi della vita dei protagonisti attraverso simbolismi precisi e riferimenti all’arte che sono stati una delle cose che ho apprezzato maggiormente, ha una trama davvero molto particolare.
La protagonista della narrazione Maya, è un’artista estremamente originale. Trova nell’arte sollievo e la usa come unico modo per sentirsi libera e serena. L’incontro col marito Edoardo porrà fine a tutto questo, la porterà a dover limitare la sua personalità, ingabbiando la sua vita in un universo di quotidianità e ordinarietà che ben presto le starà stretto. La partenza del marito poi, militare che sarà costretto ad andare in missione in Medio Oriente, e la comparsa di un personaggio destabilizzante, distruggerà definitivamente il suo equilibrio di moglie e futura madre già precario.

Il personaggio in questione è Anya, una misteriosa postina che sembra essere ben altro, incontrerà Maya sempre in posti diversi, in ristoranti giapponesi, in periferia, in ricche dimore di uomini illustri, ogni volta spingendola a vivere le esperienze senza rinunce. Lo psichiatra di Maya cercherà attraverso i suoi ricordi di porre rimedio alla lenta disgregazione della sua mente creando una connessione fra l’infanzia di Maya, il piccolo Arturo che cresce nel suo grembo e il padre morto quando era bambina. La loro estate, quella di Edoardo e Maya sembra essere finita, ma forse c’è ancora una possibilità.

[PAOLA]: Questa per me è stata una lettura intensa di quelle che ti restano addosso per giorni anche dopo aver finito di leggere. La linea temporale è alterata, una serie voci si alterna per raccontare un pezzo della storia. È come se tra le pagine fosse avvenuta una sorta di esplosione, che ha confuso il tempo e le voci. Questa esplosione la stessa è la stessa che è avvenuta nell’anima di Maya, la protagonista. Il lettore insieme allo psichiatra di Maya è chiamato a raccogliere i vari frammenti e a dargli un ordine e un senso.

Il libro inizia così:

Una volta l’estate era una liberazione, non vedevo l’ora di essere là, sulle spiagge del sud, a correre in costume, mostrando quasi nudo il mio non corpo. Ero così diversa dalle donne e ne andavo fiera, non una bambina e neppure una vera donna, un ibrido, una non cresciuta. Mi consolavo dicendo a me stessa brevi frasi propiziatorie. Non vedere i contorni nella materia ma l’esistente, prendi le spiagge di Monet con dodici tonalità di turchese, tra le linee del cielo spariscono i confini. E così io vedevo. L’odore del mare lo trasformavo in carboncino, ne sfumavo i cardini e mi perdevo nel blu e nel porpora, dove non più di carne ero fatta ma di colore vivo.

Questo è un libro scritto a quattro mani e sorge dunque spontanea una curiosità: ognuno di voi ha dato voce ad un singolo personaggio o ogni personaggio parla con la voce di entrambi? Quanto c’è di vostro nei vari personaggi?

[LUIGI]: Inizialmente ognuno si è occupato di un personaggio, e non vi diciamo quali… poi li abbiamo rivisti insieme aggiungendo o tagliando scene e dettagli per dare equilibrio.

[ILARIA]: Sicuramente c’è una parte di noi in ogni personaggio, com’è necessario in ogni romanzo. L’autore pesca dal profondo qualcosa di ignoto dandogli una fisionomia umana. Questo accade sia che si tratti di una storia autobiografica sia nel caso in cui si è apparentemente lontani dal realismo.

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[PAOLA]: Inoltre avete entrambi già scritto e pubblicato altri libri singolarmente, e quindi mi chiedo com’è scrivere un libro a quattro mani? È più difficile o è un’esperienza che fa crescere dal punto di vista artistico?

[LUIGI]: È più difficile perché si hanno ritmi diversi di scrittura ma può essere un’ottima cosa confrontarsi con uno scrittore che per stile e tematiche è diverso da te.

[ILARIA]: In quel caso ciascuno ha da imparare molto dall’altro.

[NICOLE]:

-Edvard Munch, la solitudine, il diniego del mondo dell’arte e l’Angoscia fluida, oscura, di carne. Vincent van Gogh, in quel l’ospedale psichiatrico. E mi sembra di vedere girasoli gialli, curvati e appesantiti dalla stessa angoscia. E mi sembra di vedere i suoi autoritratti così pieni di morte.

-Nei ricordi d’infanzia si spalancavano i colori. Gli Ulivi e i Limoni della vecchia casa di campagna dipingevano con lunghe pennellate i bordi del cielo. Papaveri rossi sulle colline del borgo campestre, contadine con lunghe gonne grigie e ocra, impressioni di vita nei chiarori dell’albore, all’orizzonte grovigli di nuvole, tra il bianco e il porpora, erano dita d’artista. È dalla notte del matrimonio che non ho più preso una matita in mano.

Con la lettura di questi due brani, evinciamo quanto l’arte sia di fondamentale importanza per Maya. Lei è un artista e l’impossibilità di dipingere unito alla vita di rinunce alla quale è costretta dopo il matrimonio la spegneranno, portandola a trovare rifugio molte volte nei ricordi. Contrapporrà il buio, l’ansia e il malessere citando numerose volte Munch e Van Gogh alla memoria di un passato felice evocandolo attraverso la tavolozza di colori tenui alla Monet.
L’arte riveste la stessa importanza che sembra avere per la protagonista nelle vostre vite? E quanto della Maya artista c’è in voi?

[ILARIA]: Credo che l’arte, intesa in senso ampissimo, sia come una vocazione. Quando hai questa vocazione, ma non riesci a trovare i canali per esprimerla, per portarla avanti, è come una potenza che si ritorce contro. L’arte può sia salvare che portarti alla dannazione. Non tutti hanno il coraggio o i mezzi per vivere della propria vocazione. Quando ciò non accade si è come in gabbia e invece di avere qualcosa di più degli altri si ha qualcosa in meno, si è dei diversi.

[LUIGI]: In questo senso, così universale, c’è molto di noi in Maya. C’è tutta la sofferenza di un dono che diventa dannazione.

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[PAOLA]: Il titolo di questo libro è “Una volta l’estate” ed è proprio l’estate ad essere uno dei temi ricorrenti. È il sogno e il ricordo di una vita felice che c’era e che ora non c’è più e alla quale Maya cerca di tornare senza però riuscirci. L’estate appare più volte simboleggiata dalla Grecia. Come mai avete scelto proprio la Grecia per rappresentarla? Ha un significato particolare per voi?

[ILARIA]: Si tratta di un viaggio che i due protagonisti hanno fatto e che anche noi abbiamo fatto in passato e ci ha lasciato l’impressione di un mondo con linee temporali diverse dalle nostre. Forse perché era estate e viaggiavamo in macchina senza sapere dove andare. Quello che accadeva era tutta una grande meraviglia, inaspettata. I colori erano proprio i colori dei quadri impressionisti. E lì abbiamo avuto come la sensazione che esista un modo per stare bene, anche nella povertà, di godersi la vita in comunione con la natura, senza stare nella frenesia delle nostre capitali più competitive dove tutto è veloce e ansiogeno.

[LUIGI]: L’estate e la Grecia rappresentano un po’ il simbolo di una vita diversa che non insegue con i canoni del successo e l’obiettivo di arrivare primi ed essere perfetti.

[NICOLE]: Altro punto cardine del romanzo è il rapporto della protagonista con i genitori. Se da un lato il rapporto con la madre risulta essere ricco di contrasti dati dall’intransigenza della donna che sembra non capirla, dall’altro c’è il ricordo del padre avvolto da un alone di malinconia e tenerezza.
In particolare sentiamo che col padre lei abbia un legame più profondo. A questo proposito, numerose volte viene nominato un regalo del genitore, un braccialetto. In che modo esso incide sulla stabilità psichica ed emotiva di Maya? Avete anche voi un oggetto al quale siete particolarmente legati e la cui perdita potrebbe destabilizzarvi?

[ILARIA]: Il padre è l’eterno assente e in quanto tale, visto che scompare quando Maya ha sette anni, non può che essere idealizzato. Poi è una figura contraddittoria. Lei lo immagina come il bene assoluto, così come vede sé stessa. Ma in realtà c’è sia il bene e il male in ognuno di noi, quando si cerca di ottundere in negativo, riemerge con maschere mostruose.

[LUIGI]: Il braccialetto è una specie di amuleto per Maya e infatti le cose si complicano nel momento in cui non se lo trova più al polso. Sono importanti i simboli con cui si conferisce significato al reale. Se ho deciso che un oggetto è magico e lo perdo sarò portato a ricollegare tutti gli eventi negativi della mia esistenza a partire dalla perdita di quell’oggetto.

[ILARIA]: Una volta avevo una pianta di peperoncino…

[LUIGI]: Una volta avevo un anello…

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[PAOLA]: I personaggi narranti in questo libro hanno delle personalità ben caratterizzate e distinte e ognuno è rappresentato da un registro linguistico ben definito. Si passa dal linguaggio sublime e poetico di Maya a quello pragmatico di Edoardo. È proprio questa differenza, questa incompatibilità del mondo dell’arte rappresentato da Maya e del mondo geometrico e matematico rappresentato invece da Edoardo, a causare la frammentazione di Maya? Queste due visioni del mondo sono troppo diverse per poter coesistere secondo voi? E voi in quale vi rispecchiate maggiormente?

[ILARIA]: Maya rivede in Edoardo le regole che ha cercato di darle sua madre (senza successo) e si convince che arrivata a trent’anni e non avendo realizzato quello che voleva (diventare una grande artista) sia necessario rientrare nei ranghi della società civile e vede in Edoardo questa possibilità, di darsi delle regole. Il guaio è che sono regole esterne a cui è sempre tentata di ribellarsi.

[LUIGI]: Al contrario Edoardo è attratto da Maya perché lei è la meraviglia del mondo che gli manca e che forse lo riporta a quando era bambino. Questi mondi sono destinati a scontrarsi finché l’uno cercherà di cambiare l’altro, cercando di sottometterlo. Certamente ci sono altre possibilità di stare insieme senza che l’uno riduca a sé l’altro. Ed è quello che nel corso della storia è proprio la prova di fuoco attraverso cui passeranno. Siamo stati Maya ed Edoardo fin dall’inizio, portando però alle estreme conseguenze le nostre personalità.

[PAOLA]

Il corpo graffiavo, tutto, con la spugna. Fino a metterci le unghie. E lasciarmi segni. E farmi il sangue sulle braccia. E ai capezzoli. E all’ombelico. Questa pancia. Questa pancia. Un corpo estraneo.

Le differenze tra Maya ed Edoardo come abbiamo detto sono tante, e si rivelano anche nella decisione di avere un bambino. Maya infatti rifiuta fin dall’inizio del suo rapporto con il marito l’idea di una gravidanza e anche quando rimane incinta, continua a sentire come estranea la vita che le cresce dentro. A cosa è dovuto questo forte rifiuto della maternità da parte della protagonista?

[ILARIA]: Ci sono molte interpretazioni. Se seguiamo l’interpretazione psicoanalitica accade spesso, in determinati disturbi di personalità, dove il problema è che non c’è un’unità tra i vari frammenti del sé, che al momento della gravidanza la donna possa sentire come estraneo il corpo che le cresce dentro. Poi c’è la vicenda esistenziale, di cui parlavamo prima, per cui Maya si è sforzata di fare una serie di passi definitivi per poter essere come secondo lei una donna deve essere dopo i trent’anni. E quando questo avviene con una forzatura c’è una parte del sé che continua a ribellarsi e a far valere i bisogni più profondi che la protagonista ha voluto obliare.

[NICOLE]:

Infilo ancora il dito nell’ombelico. Tiro fuori un filo. Da un’estremità indice e pollice tirano fuori, l’altra estremità, è ancora immersa nell’ombelico. Tiro e tiro e tiro, il filo è lungo, fino a quando non sento qualcosa pungermi e infilzarmi l’ombelico da dentro. Urlo. Mi piego in due per guardare meglio cosa stia succedendo al mio ombelico. Vedo una punta metallica venire fuori da lì dentro. Tiro poco poco il filo e vedo che quella cosa metallica è collegata al filo. Più tiro il filo più la punta metallica vuole venire fuori, con l’idea di squarciarmi la pancia. Tiro, tiro forte comunque. Dall’ombelico si apre uno strappo e si libera un amo sanguinante. Avvicino l’amo agli occhi per vederlo meglio. È un amo da pescatore. Che cazzo ci fa un amo da pescatore nel mio ombelico?

Inizialmente ci ritroviamo a pensare che Edoardo desideri un bambino al contrario di Maya, ma questo incubo mi ha portata a riflettere e ha insinuato il dubbio. Cosa rappresenta questa sua idea di essere morso da qualcosa che si trova all’interno della sua pancia? È semplice paura o nasconde altro, un rifiuto del ruolo di padre e marito?

[LUIGI]: In realtà in quel momento Edoardo inizia a comprendere Maya, ne sente la sofferenza (a modo suo) inizia a entrare davvero in empatia con lei. Lo ha sempre saputo ma ha fatto finta di niente. E si sa, questi pensieri prima o poi vengono a galla. L’incubo è un momento determinante nella storia, dove Edoardo inizia il percorso da Ulisse che vuole tornare da Penelope.

[PAOLA]

Sono stata in pineta. Mi sentivo sola. Ho guardato le fronde muoversi. Erano mani. Mani verdastre sulle nuvole. Ho chiuso gli occhi. Ho inspirato il vento. Ho pensato che fossi esattamente dove desiderassi essere. Ho pensato di non agire. Di non tornare. Di restare lì. Tra quelle mani. Nel dominio del vento. Senza decidere. Senza scegliere. Senza rischiare di avere un ruolo. Una responsabilità.
Ho riaperto gli occhi. I colori del cielo erano mutati. Allora mi sono detta: lo vedi, Anya? Se non scegli tu sarà l’esistenza a farlo per te. Il cielo sfumava, si faceva rosso, viola e blu notte, sempre più simile al buio. Alcuni aghi si sono staccati dai pini. Sono volati via. Mi hanno colpita. Le fronde erano scure e non potevo distinguerne i tratti. Come un pugno in faccia, tutto, mi ha colpita. Ho sentito l’inesistenza. Ho scelto di tornare a casa. In questa casa. Ho scelto di esistere: dispiegare la mia volontà contro tutto quanto desiderasse colpirmi. Sono qui, Maya. Esisto. Più di quanto tu riesca a immaginare.

Anya è forse il personaggio più enigmatico della storia. Dalla lettura della prima pagina sembra essere una criminale dal momento che ha rapito il bambino di Maya. Nel corso invece della lettura si scopriranno invece delle verità diverse sul conto di questo personaggio. Cosa potete dirci su Anya?

[ILARIA]: Anya è l’ago della bilancia, rappresenta l’Es dal punto di vista psicanalitico. La pulsione a vivere tutto quello che le passa per la testa per il semplice piacere di farlo e a spese del prossimo. Per lei Maya sta rinunciando a sé stessa con questo bambino. Nessuno, neanche i criminali, agiscono pensando di fare del male. Ciascuno agisce pensando alla sua personale idea di giustizia.

[LUIGI]: Certo, quando questa personale idea di giustizia si scontra radicalmente con il senso comune si compiono atti talvolta orrendi. Sia Maya che Anya vivono uno squilibrio, l’una pensando di non poter realizzare nulla di quel che desidera, l’altra pensando di poter fare tutto.

[NICOLE]: Giungendo alle ultime pagine del romanzo, il quadro della vita dei due protagonisti sembra ancora incompleto, aprendo alla possibilità di un’ultima pennellata. L’inverno fatto di rassegnazione nel quale si trovano i personaggi avrà mai fine? Riuscite a vedere per loro una nuova Estate?

[LUIGI]: L’idea è che a partire dal finale ci siano le basi per una ricomposizione dei frammenti. La tragedia dopo essersi compiuta lascia le tracce per un percorso nuovo, un nuovo punto di partenza.

[ILARIA]: Vivere con gli altri in generale non è una cosa facile così come non è facile vivere con sé stessi, considerando quante alterità ci abitano, bisogna trovare l’equilibrio e la mediazione tra i desideri dell’io e le strutture del mondo.

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