3

The Gift – Rebecca Daniels

the-gift-vKINDLEC’è un mondo inesplorato nella nostra mente. Un mondo fatto di paure e angosce, dove nascondiamo ciò che non vogliamo affrontare, ciò che non vogliamo ammettere a noi stessi. Ed è in quel mondo che Katie Corfield agisce. Pian piano porta con sé i dormienti verso la luce, verso la realtà. Perché questo è il suo dono, il suo compito.

The Gift parla di Katie, una ragazza di venticinque anni che in seguito ad un incidente ha acquistato la capacità di entrare nella mente di chi è in coma per riportarlo in vita. E non è sola, con lei c’è il suo amico Matt, la sua ancora di salvezza che le impedisce di perdersi nei ricordi di chi deve essere riportato indietro.

Ma se Matt non ci fosse? Se Katie fosse sola ad affrontare i pensieri degli altri ed i suoi?

Perché non si tratta soltanto di scontrarsi con le paure degli altri, ma anche di combattere le proprie, di capire fino a quanto la mente umana possa spingersi, cosa si possa realmente fare per aggirarla.

The Gift non è un semplice thriller ma anche un modo per analizzare cosa spesso ci sia dietro un nostro comportamento, un nostro atteggiamento, cosa ci blocchi, cosa ci porti a raggirare l’ostacolo e a fermarci.

Katie dovrà affrontare una dura prova in una situazione diversa dal solito. Riuscirà a salvare Daniel, il figlio di un importante boss di Boston?

Un libro assolutamente consigliato, in cui vi perderete. La Daniels ci accompagna fin da subito con uno stile avvincente, pulito e incalzante, delineando alla perfezione personaggi ben differenti fra loro. Soffermandosi anche su temi importanti come il rapporto padre-figlio, la violenza, la rabbia, la famiglia. Quanto si è disposti a rischiare per chi si ama e quanto invece lo si fa per se stessi? Un romanzo che vi farà riflettere senza mai annoiarvi.

 

received_1142312469206626


Scheda del libro

TITOLO: The Gift (Katie Corfield – Libro I)
AUTORE: Rebecca Daniels
GENERE: Thriller Sovrannaturale
PAGINE: 240
PREZZO: 3,99 ebook 12,90 cartaceo
DATA DI USCITA: 19 giugno 2017

LINK DI ACQUISTO ebook: https://goo.gl/kLDCiG

cartaceo: https://goo.gl/iua2VQ

SINOSSI

Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.

L’AUTRICE
Rebecca Daniels nasce e vive a Boston, dove lavora in un’azienda farmaceutica. The Gift è il suo primo romanzo.

0

Salone Internazionale del libro Torino – 2017


Buongiorno a tutti, siamo qui in questo articolo di gruppo per parlarvi della nostra esperienza al SalTo di quest’anno! Io (Lydia) sono andata venerdì 19 maggio 2017. E’ stata una bella esperienza, vissuta anche l’anno scorso. I padiglioni erano ricchi di stand tra i più disparati, dalle case editrici minori, a quelle grandi, dagli stand dedicati alle regioni e alle forze armate a quelli di tema vario. Ho iniziato il mio giro notando subito uno stand a tema Potteriano che vendeva magliette di Harry Potter, delle case, dei doni della morte, dello stemma di Hogwarts, ma purtroppo la mia indecisione ha fatto sì che dalla mattina ho acquistato la maglietta di Corvonero solo nel pomeriggio (mannaggia al non saper scegliere :P). Dal punto di vista degli acquisti di libri, dal momento che chi mi conosce sa che compro libri praticamente tutti i mesi, ho optato per acquistare solo titoli che mi colpissero tanto, infatti ho preso dallo stand di Libraccio (siano santificati i libri usati) “Jane e la disgrazia di Lady Scargrave”  di Stephanie Barron e dallo stand Neri Pozza “Ritratti di artista” di Susan Vreeland, approfittando dello sconto del 20% sui libri della collana Beat. Pochi acquisti quindi, ma, come si suol dire, pochi ma buoni!Ho avuto modo di vedere tanti libri e di respirare l’aria che piace a me. Nel tardo pomeriggio poi ho avuto modo di farmi fare l’autografo alla copia nuova (comprata apposta per l’occasione) di “Oceano mare” da Alessandro Baricco, dopo l’evento in cui dialogava con Jan Brokken alle 17.30. Ho concluso la mia giornata con grande soddisfazione, con una shopper e un quadernino di Appunti magici regalati e con la voglia di prenotare già i voli per il prossimo anno! Unica pecca di questo Salone?I prezzi esorbitanti del cibo!!! 5,50€ per un Hot Dog e 3,50€ per una coca cola..mi ci potevo comprare un altro libro!:P  Ah..e non dimentichiamoci della simpatia della Littizzetto che ci ha concesso un selfie! -favole94

Per me invece (Ilaria) questo è stato il primo Salone. Non riesco realmente a spiegare la sensazione di emozione che ho provato entrando in fiera. Già fuori dalla metropolitana, mi sono sentita battere forte il cuore, poi in fila per convertire l’accredito, ho realizzato che ero lì, con il pass stampa, vicino al mio mondo. Perché per chi ama i libri, la carta, le copertine, la lettura, ciò che c’è dietro, il Salone è il Paradiso. Un Paradiso unico. Ho potuto trascorrere lì ben 3 giorni, venerdì, sabato e parte della domenica, e ho passato gran parte del tempo a gironzolare tra i vari stand. Conoscere autori, dialogare con chi lavora, scoprire le novità, è stato per me il massimo. Ho avuto il piacere di poter conoscere Chiara Marchelli, finalista al Premio Strega con le Notti Blu, una persona bellissima e disponibile, la cui presentazione è stata interessante e mi ha incoraggiata a voler lavorare in questo piccolo grande mondo. Ma non solo, ho potuto ricevere uno splendido disegno da Mirka Andolfo, autrice di Contro Natura, conoscere Emily Witt, autrice di Future Sex, edito da Minimum Fax.
I miei acquisiti sono stati molti e ho dovuto cercare di contenere le mie finanze. Ho scoperto, tra l’altro, anche piccole case editrici con delle piccole chicche, come la Eris edizioni, che ha pubblicato Challenger di Guillem Lopez (ovviamente acquistato!) e Racconti edizioni, con un catalogo troppo interessante da cui ho scelto Famiglie Ombra di Mia Alvar. Assolutamente da menzionare, Liberaria (casa editrice barese) per la calorosa accoglienza, la gentilezza e i titoli magnifici in catalogo.
Questo Salone è stato travolgente, il tempo è volato velocemente e purtroppo non ho potuto dedicarmi a molti eventi; ho preferito assaporare la scoperta della prima volta, di girare tra i vari espositori, di godermi l’eccitazione trasmessa dal momento. Sicuramente un’esperienza da rivivere che consiglio anche voi, se come me, amate anche solo annusare la carta stampata! – ilariamoruso

18675007_10212975412208287_713135915_o.jpg18518054_1918671391703979_1426789397141694182_o

Per me (Nicole) quello di quest’anno è stato il primo salone al quale io abbia partecipato, perciò potete ben capire che mi sono spesso sentita sopraffatta da tutta quell’abbondanza di libri!

Sono arrivata a Torino giovedì sera e ho iniziato a godere del SalTo dal venerdì mattina. La sensazione meravigliosa e a tratti destabilizzante del sentirsi parte di un mondo che fino a poco tempo prima sembrava così distante, ha reso questa esperienza indimenticabile e ovviamente oggi, a solo una settimana di distanza, mi ritrovo a sperare che quest’anno passi velocemente solo per poterla rivivere.

Ho avuto modo di vagare con sguardo sognante per i vari padiglioni, bramando ogni titolo sul quale posavo gli occhi ed esaltandomi come una bambina alla vista delle nuove edizioni di una delle mie case editrici preferite, la Minimum Fax.

Sembrerà scontato, ma la parte più emozionante è stata il poter parlare con i responsabili degli stand che, per la Neri Pozza in particolare e per la Minimum, si sono rivelati gentili, preparati e disposti a consigliare proprio come farebbe il libraio di fiducia sotto casa, mossi solo dalla passione per i libri e per il loro lavoro. Gli acquisti sono stati tanti, come vedrete, perché ho deciso di partire e di farmi del male, per tornare poi senza rimpianti.

Uno fra gli incontri più belli: quello con Chiara Marchelli autrice de Le Notti Blu, libro che io e Ilaria presenteremo a giugno e candidato al Premio Strega; disponibile, genuina e appassionata nel parlare del suo romanzo.

E poi la fila per Zerocalcare, che mi ha portato via tutte le energie rimaste ma è valsa una dedica, Simona Binni alla Tunué col suo Silverwood Lake, Guillem López con Challenger alla Eris, Emily Witt alla Minimum, Saviano e Mauro Corona visti di sfuggita, Anna Giurickovic Dato autrice de La figlia femmina alla Fazi, la Littizzetto che ci ha concesso una foto di gruppo, lo stand dedicato a Harry Potter… ma soprattutto i libri, meravigliosi nella loro imponenza.

Non posso che consigliare a tutti voi di prenotare già i biglietti per il prossimo anno! Spero che le nostre impressioni vi siano piaciute e servite a farvi respirare l’aria del Lingotto almeno un po’. Per quelli di voi che ci sono stati, siamo curiose: condividete con noi le vostre impressioni!

Nicole

I miei acquisti-Nicole

3

Giulio Perrone, intervista all’autore

Noi di Leggendo a Bari abbiamo avuto la possibilità di incontrare, al “Caffè d’arte Dolceamaro” di Bari, lo scrittore ed editore Giulio Perrone che ha presentato il suo nuovo libro Consigli pratici per uccidere mia suocera edito da Rizzoli.  Un evento davvero interessante, una chiacchierata con l’autore, moderata da Maria Grazia Rongo, in cui abbiamo potuto conoscere meglio il suo lavoro, il suo scritto, il percorso che lo ha portato a questo.
In questo romanzo Perrone narra le vicende di Leo, dipendente di una casa editrice diretta da un personaggio alquanto singolare, Enea, che assilla i suoi collaboratori affinché trovino, al suo posto, l’espediente giusto per far si che la suocera muoia alla fine del libro che sta scrivendo.

Leo non ha concluso nulla nella sua vita, un po’ come suo padre, Dustin, un personaggio macchietta, arricchito dalle sue stravaganti storie. In bilico tra la sua ex moglie, ora amante, e la sua compagna. E ancora una volta non sa scegliere.

Con questo romanzo, Perrone si focalizza su un genere diverso rispetto a quello del suo primo lavoro, L’esatto contrario, ma rimane ben saldo sull’usare un personaggio maschile perché è il punto di vista di un uomo quello che gli interessava far uscire fino in fondo.  Uomini che però qui sembrano essere meno forti a decidere della loro vita rispetto alle donne, ovvero Annalisa e Marta.

Un incontro con Perrone per conoscere un romanzo sui rapporti amorosi, lavorativi, tra padre e figlio, sulla scelta e sulla risoluzione della vita. Riuscirà Leo, un artista della fuga, a smettere di correre?

20170504_190913

Maria Grazia Rongo e Giulio Perrone durante l’incontro del 4 maggio al “Caffé d’arte Dolceamaro” a Bari

A fine presentazione, inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchere con l’autore dando vita ad una piccola intervista che qui vi riportiamo.

L’ambiente editoriale può essere ostico così come si legge nel suo libro? Personaggi come Enea esistono realmente in questo mondo che noi lettori tendiamo a mitizzare?

Diciamo che Enea Ranieri Malosi è un editore piuttosto sui generis e per fortuna non direi che esistano degli editori esattamente uguali a lui. Mi sono divertito a raccogliere nel suo personaggio un po’ tutte le follie, le fissazioni e i tic degli editori che conosco, me compreso. Detto questo l’ambiente in cui ormai mi muovo e lavoro da più di dieci anni è sicuramente complesso e ricco di sfaccettature anche ostiche a volte. Penso tuttavia che continui ad essere, quello che faccio, il lavoro più bello e sicuramente appassionante del mondo.

Dustin è una figura paterna un po’ particolare ma molto attuale, com’è avvenuta la creazione di questo personaggio? Perché ha deciso di inserire questo personaggio controverso nella già problematica vita del protagonista?

Il rapporto padre-figlio è qualcosa che mi interessa e per certi versi ossessiona da sempre. Non in quanto abbia avuto un padre come Dustin per fortuna ma perché credo che si tratti di uno degli snodi fondamentali della vita di una persona e soprattutto di un uomo. Il protagonista soffre di una profonda crisi e precarietà emotiva che viene alimentata da tanti fattori, compreso questo padre, prima del tutto assente, e poi così incredibilmente presente nella sua vita ma non nel ruolo che gli spetterebbe. Penso che un ragazzo non ancora diventato uomo come Leo non potesse non avere un padre tipo Dustin.

E’ stato difficile immergersi nel focus di Leo e provare a trasmettere le emozioni e i sentimenti di questo personaggio, comprese le difficoltà sia lavorative che sentimentali? Si ritiene soddisfatto del lavoro fatto o ha qualche “rimpianto”, magari di qualcosa che ha preferito omettere al momento ma di cui poi si è pentito?

Devo dire che nonostante la mia vita sia un po’ distante da quella di Leo, non ho fatto fatica ad immedesimarmi come del resto mi hanno confessato molti lettori uomini. Questo perché al di là delle contingenze di vita, le sue preoccupazioni, i suoi cedimenti, la sua fragilità fa parte forse di molti di noi in modo diverso. Viviamo un periodo in cui sicuramente i quarantenni non brillano per fermezza e decisione. Stiamo attraversando un periodo di transizione all’interno di una società che continua a cambiare e ci rende sempre meno sicuri di tutto quello che ci circonda.

Durante la presentazione si è accennato al suo precedente lavoro, “L’esatto contrario” che, a differenza di questo nuovo lavoro, è un giallo a tutti gli effetti. Ha già spiegato come il protagonista, Riccardo, abbia esaurito tutto quello che aveva da dire e che, per questo, non ha sentito la necessità di creare un altro romanzo. Nella sua decisione può aver influito la “paura” di essere poi etichettato come autore di genere e di non riuscire più ad uscirne? E quanto è stato difficile passare da un registro all’altro in fase di scrittura del nuovo libro?

Devo dire che non mi sono posto il problema del genere o del rimanere etichettato perché credo (anche da editore) che sia necessario andare oltre questi ragionamenti e pensare solo agli scrittori e ai libri. Detto questo sicuramente la storia di Leo non poteva in alcun modo presupporre una trama noir. Si trattava di una storia molto diversa anche se ravvedo molti punti di continuità tra i due libri nello stile e nel tono della narrazione. Anche se questo, nel bene e nel male, lo sento molto più mio come autore.

Andando un po’ più sulla sfera personale, lei passa da essere il direttore della Giulio Perrone Editore ad essere semplicemente Giulio Perrone, autore per Rizzoli. E’ difficile il passaggio tra le due condizioni? E, soprattutto, le due attività sono facilmente conciliabili?

Secondo me sono due rette parallele o almeno io le vedo così. La scrittura è uno spazio che mi piace tenere molto distante dalla mia attività di editore che è il vero lavoro, quello che faccio quotidianamente e che continua ad appassionarmi. Sono due ruoli molto distanti per responsabilità e impegno ma anche per quello che possono darti in termini di emozione. La cosa che li accomuna credo sia la dedizione e l’amore verso le storie. Da raccontare o da pubblicare.

Scommettiamo che tutti i lettori si stanno ponendo la stessa domanda: come ha preso sua suocera il titolo del libro?

Inizialmente con un po’ di disappunto, ma poi si è divertita a leggerlo prima di tutto perché parliamo di un libro profondamente ironico e poi perché i consigli che Leo dà sono davvero di difficile attuazione…

Tornando al suo ruolo di editore, sappiamo che avete fortemente voluto e presentato al Premio Strega il libro di Chiara Marchelli “Le notti blu”. A tal proposito è stato indetto, per il 15 giugno 2017, il Gruppo Lettura Day che vedrà coinvolti numerosi GdL in tutta Italia, tra cui il nostro di Leggendo a Bari. Lei cosa pensa dei gruppi lettura? Li considera una realtà in grado di rilanciare la lettura in Italia?

Sono una straordinaria risorsa perché alimentano la passione dei lettori forti. Anche noi come casa editrice da settembre ne abbiamo creato uno presso la nostra sede che ospita ogni mese autori di altre realtà editoriale. Un’esperienza davvero straordinaria. Quello che spero è che piano piano si possano attrarre anche lettori meno forti magari con grandi iniziative come il Gruppo Lettura Day che tendono ad unire realtà operanti in luoghi diversi. Credo infatti che un coordinamento dei circoli di lettura possa essere assolutamente vincente.

Come chiusura di questa intervista le chiediamo: è più divertente essere Giulio Perrone lo scrittore o Giulio Perrone l’editore?

Credo sia più divertente fare lo scrittore perché si sente meno responsabilità. Ti devi preoccupare solo di te stesso, mentre da editore hai il grande onere, che è anche un onore, di difendere, supportare, far crescere i tuoi autori. Come per il libro di Chiara Marchelli che speriamo si faccia strada il più possibile al premio Strega.

Ringraziamo ancora Giulio Perrone per l’interessante incontro e per la sua immensa disponibilità.

Autrici: dolcedany84ilariamorusoNicoleZoi

 

0

Due piccole grandi fiabe

17948451_10212622923636293_422120262_o.jpg

Vanessa Navicelli è l’autrice di due bellissime fiabe che ho avuto l’onore di poter leggere, “Un sottomarino in paese” e “Mina e il Guardalacrime”. La prima, tra l’altro libro di esordio di Vanessa, narra la storia di un capitano di un sottomarino che abituato da sempre a far la guerra, si ritrova spaesato quando la guerra stessa è finita e così decide di dichiararla ad un piccolo paesino ed ai suoi abitanti. La seconda invece, si apre con un’iniziativa davvero interessante, ogni fiaba che la Navicelli scriverà sarà accompagnata da un bonbon disegnato il quale, una volta aperto a fine fiaba, conterrà informazioni chiave per comprendere la morale. Una tecnica che sicuramente sarà in grado di affascinare i più piccoli. Qui a parlare è Mina, una piccola lacrima, affranta dalla posizione che ricopre, vorrebbe essere, infatti, una goccia di una pozzanghera o di rugiada, per non portare dispiacere e sofferenza.

La Navicelli è un’abile scrittrice. In entrambi i casi riesce a sottolineare concetti importanti della vita e ad inscatolarli in qualche espediente che sia comprensibile e arrivi diretto ai bambini. La potenza della storia di Mina, per esempio, è così fondamentale da renderla una fiaba che anche un adulto dovrebbe leggere.

La forza del pianto e del suo significato non andrebbe mai trascurata, così come l’amicizia e l’amore sono componenti importanti del nostro io da non dover essere sottovalutati. E la scrittrice in queste due libri riesce a rendere, con un linguaggio chiaro e semplice, quanto questi concetti siano fondamentali e necessari nei più piccoli. Attraverso le sue parole sono stata trasportata a leggere sempre di più della storia di Mina o del Capitano e ad immedesimarmi nei due personaggi, anche se sono adulta. Perché noi siamo i primi a dover ricordare l’importanza degli affetti, dell’amore e quanto i momenti bui ci rendano, in realtà, solo più forti e ci insegnino tanto.

8-pesca-SCANSIONE.jpg

Inoltre ho trovato davvero molto belli i disegni che hanno accompagnato le due trame. Un modo anche per affascinare ancor di più i bambini e far sorridere noi grandi.  Magia, poesia e tenerezza, come scrive Vanessa,  sono caratteristiche delle sue storie e della sua prosa cristallina.

Insomma si tratta di due fiabe che consiglio sia a voi adulti che ai più piccini. In grado di trasportare il lettore e di insegnare molto. Perché non è mai tardi per lasciare anche una piccola traccia in ognuno di noi.

Scheda libri: 

Titoli: Un Sottomarino in paeseMina e il Guardalacrime

Autore: Vanessa Navicelli

Pagine: circa 40

Illustrazioni di:  Deborah Henking e Sabrina Borron

0

Teneri violenti – Ivan Carozzi

violenti1“Teneri violenti” di Ivan Carozzi è un libro che in un primo momento appare ostico, nello stile, nella trama, nel modo che il narratore ha di rapportarsi con il lettore. È necessario continuare la lettura per cominciare ad inoltrarsi in un mondo talmente descritto lucidamente da far paura. Siamo davanti alla Milano dei giorni nostri, la Milano fatta di star che nascono e tramontano, della televisione e di trentenni alla disperata ricerca di un lavoro che possa pagare l’affitto del piccolo monolocale in centro. Il mondo dello star system, dei vip, degli autori di programmi e dei redattori. Ivan Carozzi con minuziosa indagine, mostra dettagliatamente da cima a fondo l’ambientazione milanese, i suoi diversi aspetti, portando alla luce i suoi dettagli, le famose vie, i monumenti, le strade, la gente.

“Teneri violenti” è la storia di un trentenne assunto come redattore per un quiz televisivo. Il suo compito è ricercare notizie succulente risalenti agli anni 70 sino al 1985. Un lavoro alienante fatto di archivi su computer, pdf da riempire, avvenimenti da indagare per dare la linfa a un programma che vuole risplendere sui soliti palinsesti. “Teneri violenti” è la storia della precarietà. Della precarietà del lavoro, della vita, della ricerca. Della precarietà delle relazioni, dei rapporti umani. Il protagonista vive all’interno di un mondo fatto di sorrisi, caffè e incontri con i colleghi, battute squallide e corsa allo sharing più alto: il dietro le quinte della televisione.

Deciso a rincorrere ogni autunno lavori diversi per lasciarsi sprofondare nel silenzio e nella solitudine del suo appartamento durante i mesi estivi, ottiene la possibilità di scavare nel passato di un’Italia dai mille volti. Ne vien fuori un ritratto fatto di storie vere, uniche, legate agli anni di piombo, al precariato e al lavoro, cronache di suicidi e omicidi amorosi, la ricerca della madre da parte del piccolo Simone. Storie che contrastano con lo sguardo moderno su cui il protagonista si posa ogni giorno nella sua routine. Da una parte Milano e la modernità, fatta di messaggini su Whatsapp, di mail, di aperitivi al bar e confessioni tra sconosciuti, dall’altra il volto del passato, delle emozioni intrappolate su fogli di carta che catturano “Ivan” in un vortice. Da sfondo l’incontro con Silvia, una stylist che avrà un ruolo importante, tutto da scoprire all’interno della vicenda.

Ciò che però non convince sono i tempi della narrazione, troppo concentrata sugli eventi passati e poco calibrata con quello che è il filone portante della storia, la vicenda del protagonista. Lo stesso finale appare scabro, incerto, che lascia qualcosa di non detto palpabile fra le parole, proprio su quella storia del passato che risulta più importante, la storia di Simone. Ivan Carozzi con abilità stilistica e narrativa pone a confronto lo scenario dell’apparire del Duemila con i conflitti della Storia dell’Italia, soprattutto della storia di un popolo, sconosciuta e complessa.

Autore: Ivan Carozzi
Editore: Einaudi
Pagine: 160
Genere: Narrativa
Anno Pubblicazione: 2016

(in collaborazione con Thrillernord)