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Bianca la neve – Simukka Salla

81HPKNDBruL._SL1500_Vi parlo oggi del secondo capitolo della trilogia di Biancaneve di Simukka Salla: “Bianca la neve”, sequel di “Rosso il sangue” (Recensione di Rosso il sangue). In questo secondo libro Lumikki si trova a Praga dopo gli avvenimenti a Tampere.
Ovviamente anche nella totale tranquillità di una vacanza, piomba all’improvviso un bel rompicapo per la nostra protagonista: una sorella o almeno una che si definisce tale.
Ma dietro la figura di questa fantomatica sorella, di nome Lenka, si cela una strana famiglia molto intransigente e molto diffidente. Lumikki capisce subito che Lenka nasconde qualcosa e si convince a scoprirne di più. Nel frattempo incrocia la strada di Jiri, un giornalista che sta indagando su una setta. Il resto è tutto da gustare e da scoprire.

Se nel primo libro avvertivo già i sintomi di una certa “non tolleranza” nei confronti di Lumikki, con questo secondo libro posso affermare senza incertezza che provo una totale (o quasi) avversione verso questo personaggio. Tutti i miei dubbi e gli scetticismi verso Lumikki hanno trovato conferma, nonostante la storia non pecchi di contenuti e vicende ben costruite.

Come nel capitolo precedente, Lumikki è sempre una ragazza simpatica e solare, infatti “preferisce starsene da sola nel suo monolocale ad ascoltare il silenzio” (che gioia).
E, come sempre, Lumikki è lungimirante, super astuta e capace di deduzioni immediate alla Sherlock Holmes.
Inoltre una sua altra qualità, non meno importante, è l’olfatto. In parecchie occasioni, infatti, si è autoproclamata grande intenditrice di odori, tant’è che è riuscita a sentire “l’odore della paura”.. . una specie di segugio, insomma.

Ma oltre a tutto ciò, sono assurdi alcuni suoi ribaltamenti di pensiero in pochissimo tempo. Nel giro di un capitolo, infatti, possiamo notare un cambiamento così repentino da farci dubitare che ciò che abbiamo letto in precedenza sia la verità. Lumikki riesce a passare dall’intenzione di rimanere ben lontana da qualunque situazione pericolosa e da qualsiasi affare non proprio, ad un innaturale senso della giustizia, della famiglia, della bontà. Sente all’improvviso il bisogno di svelare qualsiasi mistero, gli stessi misteri in cui aveva giurato di non immischiarsi mai.
Eppure, la protagonista ha sempre affermato di voler essere “invisibile” (cit. da “Rosso il sangue”), ma questo com’è possibile se si butta a capofitto in ogni problema (neanche sempre suo) di sua spontanea volontà? Qualcosa sembra non quadrare.

Inoltre ha una fortuna sfacciata, inverosimile. Non c’è trepidazione, ansia per un suo fallimento, perché già intuiamo che il fallimento non si verificherà, le verrà tutto servito su un piatto d’argento e uscirà dal problema in cui si trova nel giro di poche righe.

Devo ammettere però che ho trovato la descrizione di Lumikki molto interessante in alcuni (e rari) punti, quelli nei quali si riesce a superare la patina della “genialità” forzata e si parla della protagonista in termini più “personali”, della sua storia, del suo passato, di alcuni suoi pensieri e paure più intime.
Solo in queste parti sono riuscita a provare finalmente empatia per il personaggio.

Nonostante le mie numerose perplessità su Lumikki, posso affermare però che la storia questa volta è più avvincente: non mancano la suspanse, l’azione e un mistero molto intrigante legato alla religione e alla famiglia.

Nonostante rimanga per me un thriller un po’ ingenuo e con alcune lacune, è un libro piacevole e degno di essere letto senza troppe aspettative. In ogni caso, se avete letto il primo capitolo dovete leggere il secondo, che come non ho mancato di affermare, è a livello di trama qualitativamente superiore.

Editore: Mondadori
Pagine: 210
Prezzo: 18.00 euro

(in collaborazione con Thrillernord)

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“Shopping con Jane Austen” di Laurie Viera Rigler

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Buonasera a tutti 😀 oggetto di questa recensione è “Shopping con Jane Austen” primo di una serie composta da due volumi di Laura Viera Rigler. C’è da dire innanzi tutto che il titolo è una fregatura!Non ha nulla a che vedere con la trama, se non come rimando alla passione della protagonista per Jane Austen.

Iniziamo però con la trama!Courtney è una giovane donna del XXI° secolo che, all’improvviso, si sveglia nel corpo di una donna del XIX° secolo, Jane Mansfield. Non sa come ha fatto ad arrivare lì, pensa che sia un sogno e inizia a vivere la vita di questa signorina di buona famiglia, in mezzo a corpetti, servitori, una madre e un padre molto simili ai signori Bennet di “Orgoglio e pregiudizio”, passeggiate nella natura. Non poteva mancare un elemento maschile, Mr Edgeworth, a mandare in tilt la nostra protagonista, che cercherà di barcamenarsi tra situazioni difficili che potrebbero portare allo scandalo e rovinare la vita della vera Jane e di se stessa, se non troverà il modo per ricongiungersi al suo corpo.

Quando ho cominciato la lettura non me lo aspettavo ma è un romanzo davvero simpatico, in alcuni punti non si può fare a meno di ridere di Courtney/Jane, seguendo le sue (dis)avventure romantiche, mentre altre pagine parlando della condizione femminile di quel tempo ci regalano spunti di riflessione.

I sogni ad occhi aperti di un’amante di Jane Austen, quale la Rigler è, trovano realizzazione in un libro: infatti Courtney/Jane vivrà e vedrà le città e le situazioni dei suoi romanzi preferiti, ne sarà l’eroina indiscussa.

Le parole scorrevano una dopo l’altra, chiedendomi di continuo come mi sarei comportata io in quelle situazioni e la fine mi ha solo fatto venire la voglia di leggere il seguito, “In viaggio con Jane Austen” dove l’attenzione è concentrata sull’anima di Jane nel corpo e nella vita moderna di Courtney!

Prima di inserire la scheda tecnica, vi consiglio, sulla stessa lunghezza d’onda di questo romanzo, la miniserie britannica “Lost in Austen” (che in Italia hanno tradotto come “Il romanzo di Amanda”) in 4 puntate!

Scheda libro:

Autore: Laurie Viera Rigler

Editore: Sperling & Kupfer

Costo: 9,50€

Pagine: 325

Alla prossima recensione :*

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Tutti gli uomini di mia madre- Kerry Hudson


Molto spesso ci capita di leggere libri dei quali inizialmente non sappiamo nulla o quasi. Decidiamo di comprarli per impulso, magari perché attratti dalla copertina o dall’opinione positiva di qualche nostro amico. Nel caso del libro della Hudson è andata più o meno così. Non conoscevo l’autrice, non sapevo un granché della trama, ma mi sono lasciata incuriosire e devo dire che ho avuto ragione.

Per comprendere bene quanto l’occhio della Hudson sia in grado di catturare una realtà di sofferenza e miseria conviene fare un passo indietro sulla sua vita.

La giovane scrittrice nasce in Scozia, ad Aberdeen. Cresce rimbalzando fra case popolari, b&b e roulotte e proprio per questo la descrizione dei luoghi e dei personaggi di questo suo primo libro, paiono così reali e tridimensionali.

“Vieni fuori, piccola merda del cazzo che non sei altro!”

 Così inizia il racconto della vita delle Ryan, tre donne unite da un filo sottile di dolore e rassegnazione.

“Mamma mi prese, viscida e molliccia com’ero, e mi posò contro il suo seno, chiedendosi come fosse possibile che un esserino così rosa e fragile potesse essere tanto feroce da lacerare la persona che avrebbe dovuto amarla di più al mondo.”

La nascita della figlia avuta per caso da una ragazza della Scozia peggiore, quella fatta di droga, eccessi, mancanza di lavoro, famiglie distrutte da madri disinteressate e padri incerti e generalmente sempre ubriachi, rende l’approccio con questa realtà di indifferenza, immediato e sconvolgente.
Iris, così si chiama la giovane madre, dopo essere andata a Londra alla ricerca di una nuova vita, lontana dalla madre ossessionata dal bingo e dall’alcol, resta incinta di un americano, uomo sposato e benestante che non ha voluto essere incluso nella crescita della bambina. Tale circostanza costringe Iris a prendere una decisione dolorosa, tornare indietro, da una madre ingrata che non ha nessunissima intenzione di aiutarla.

Dopo liti e insulti, Iris decide di fuggire ancora, con una bambina in fasce, per le strade della piovosa e grigia Aberdeen.

Da questo episodio e dalla incertezza che ne deriva, Iris prenderà sempre e solo scelte sbagliate. Passerà da un uomo all’altro. Da Tony il violento a Doug l’ inadeguato, uomini che la useranno come passatempo, come diversivo. Costringerà la figlia Janie a traslochi continui, eliminando con un colpo di spugna ogni tentativo della ragazzina di integrarsi o fare amicizia, nonostante il suo aspetto sciatto sia già un ostacolo che la costringerà più e più volte a trovare riparo nelle biblioteche ricolme di speranza.

In questa cornice di promiscuità, di familiari dei quali è meglio fare a meno, Janie, figlia troppo matura per la sua età, avrà il compito più difficile, staccarsi dalla scia prodotta dalle donne Ryan; crearsi la propria vita, allontanare eccessi e apatia non sarà facile e nella prima adolescenza, le orme della madre Iris saranno lì, pronte per essere calpestate. Ma come in ogni cosa della vita, l’ importante è comprendere che si sta andando nella direzione sbagliata e cambiare rotta.

“Da un momento all’altro, come se qualcuno fosse entrato di nascosto di notte e me le avesse piazzate sulla lingua, mi ritrovai a conoscere un sacco di parole e a sapere come metterle insieme per ferire, far ridere o essere arrabbiata. Pensavo che la mia intelligenza dovesse essere l’attrazione principale, e invece era solo il cartone animato di Tom e Jerry che precedeva quel film di merda che era la nostra vita quotidiana.”

Consigliare un libro così, forte, vero e spregiudicato non è facile. Molti non ameranno lo stile della Hudson, ma io credo che invece valga la pena approcciarsi a questo mondo per molti di noi, nuovo e distante.
La voce matura e disillusa di Janie ci fa entrare nel suo quotidiano, giudicandolo senza remore e con tono perentorio. Sentiamo quasi la puzza delle strade di periferia, ne avvertiamo lo squallore, il sudiciume e il degrado sempre maggiore.

In più il tono incalzante dell’autrice fa sì che la lettura del romanzo voli e quando giungi alla conclusione della storia, non puoi che sperare che Janie abbia trovato la sua strada, abbia messo una pietra sopra il passato, lontana dalla sua Scozia.

Vi lascio con una delle frasi che più mi ha colpito del libro e che rende bene l’idea della fatica che ha patito Janie nel sopportare la vita che le è stata imposta.

“E così quella prima promessa di silenzio si ruppe in mille pezzi dentro di me come quando giri un caleidoscopio; le avrebbero fatto seguito altri segreti dai bordi taglienti, spinti in un corpo minuscolo per essere custoditi finché non avessero minacciato di venir fuori lacerando le pareti”


Scheda libro

Autore: Kerry Hudson

Editore: Minimum fax

Costo: 17,50 euro

Pagine: 327

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Rosso il sangue – Simukka Salla

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“Rosso il sangue” di Simukka Salla è il primo libro della trilogia di Lumikki Andersson.
Lumikki (Biancaneve) è una ragazza introversa che sta sempre sulle sue. Si definisce invisibile perché riesce a “scomparire”tra la gente, senza farsi notare, il che è esattamente ciò che vuole.
Vive tranquillamente la sua vita scolastica, lontana da casa e da un passato torbido che l’ha fatta diventare la ragazza che è : invisibile, attenta a ciò che la circonda, diversa.
Tutto procede normalmente nella vita di Lumikki quando improvvisamente inciampa in una strana scoperta: delle banconote sporche di sangue in una stanza all’interno della sua scuola.
Da qui una serie di eventi che la addentreranno in qualcosa di sempre più enigmatico e oscuro.

Inizierò parlando di ciò che non mi ha convinto di questo thriller.
Innanzitutto l’ho trovato per certi versi un po’ pretenzioso. La protagonista è ovviamente un’adolescente e alcune massime sulla psiche umana, sulle “maschere” della gente e su molte altre cose, che sono disseminate nel libro fin dal principio, mi sono sembrate leggermente forzate e inconsistenti.
La protagonista viene innalzata fin da subito ad un’esperta di comportamenti umani e questo, a mio avviso, può infastidire il lettore che ancora non conosce e non è entrato “in confidenza” con il personaggio.
Fortunatamente questa sensazione sembra scemare andando avanti con la lettura, proprio perché si familiarizza con Lumikki e con la vicenda narrata.
Un’altra cosa che mi ha lasciato perplessa sono alcuni collegamenti logici di Lumikki fin troppo banali e semplici.
Sempre ricollegandomi al primo punto, questa protagonista sembra così geniale che certe sue conclusioni e intuizioni (sempre giuste) sono fin troppo affrettate. In questo modo perdono la “genialità” che suppongo si volesse far scaturire, donando invece un senso di perplessità al lettore più esperto.
Anche lo stesso fatto che la protagonista affronti una marea di situazioni scomode per svelare un mistero che non le appartiene sembra abbastanza forzato. Tutta la vicenda non ha niente a che fare con la sua vita, ma sono tre suoi coetanei che sono rimasti intrappolati in uno scomodo impiccio (per colpa della loro vita “sfrenata”), coetanei tra l’altro sconosciuti, con i quali non aveva alcun tipo di legame fino all’inizio della storia.
Sembra davvero inverosimile che sia Lumikki e solo lei a compiere azioni di spionaggio, pedinamenti, indagini, mettendosi sempre in pericolo al posto degli altri.
La scusa del solo “coraggio” o della “curiosità” regge a mio parere ben poco.

Fortunatamente però, posso asserire con sicurezza che il libro si riprende all’incirca verso la metà.
La vicenda si delinea e il mistero fa gola al lettore.
Tutto è poi contornato da una bella dose d’azione e da una notevole abilità descrittiva.
Una nota di merito va fatta per quanto riguarda le atmosfere e le ambientazioni molto evocative. La neve, il bianco, il gelo, la sua purezza, sono contrapposte a qualcosa di losco e nero e questo contrasto crea un ossimoro molto suggestivo.
In conclusione, “Rosso il sangue” è un thriller adrenalinico anche se un po’ ingenuo, con una trama ben congegnata. Tutto sommato quindi una lettura piacevole con uno stile scorrevole.

Editore: Mondadori
Pagine: 260
Prezzo: 17.00 euro

(in collaborazione con Thrillernord)