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Castigo di Dio – Marcello Introna

Nella mia vita da lettrice mi sono imbattuta in tanti tipi di romanzi ognuno dei quali mi ha sempre suscitato diversi sentimenti più o meno positivi. Pochi sono stati quei libri che non mi hanno lasciato nulla. Sono del parere che un buon romanzo debba suscitare emozioni forti, sia esse positive o negative. Solo in quel caso mi posso ritenere soddisfatta. E devo dire che questo romanzo mi ha enormemente soddisfatta.

Ammetto che, prima della presentazione alla Libreria Libriamoci di Bitritto, non avevo mai sentito parlare di Marcello Introna e dei suoi romanzi (due, entrambi pubblicati da Mondadori). Casualmente una mia amica mi aveva chiesto, pochi giorni prima, se avessi letto il suo romanzo d’esordio Percoco ed io avevo candidamente ammesso che non sapevo nemmeno di chi stesse parlando.

Sarà stata una congiuntura astrale, una coincidenza, non saprei… sta di fatto che, incuriosita, mi sono recata a questa presentazione e sono rimasta letteralmente folgorata. Tanto da decidere di acquistare immediatamente il romanzo in questione: Castigo di Dio.

Il romanzo si apre nell’estate del 1943 e copre un arco temporale di quasi due anni narrando le vicende umane che girano attorno alla struttura de la Socia, un grande casermone costruito a Bari nel 1897 con lo scopo di offrire alloggi alla popolazione meno abbiente ma che, a lungo andare, era diventato un luogo di perversione e delinquenza.

Al suo interno, distribuiti su quattro piani, vi si trovava di tutto: dalle prostitute agli affari del mercato nero, senza tralasciare la prostituzione minorile, quei pochi uomini che abitavano lì solo perché non avevano altro posto in cui andare e altri traffici illeciti. A capo di tutto questo c’era un uomo che veniva chiamato Amaro.

Amaro era l’ossido che aggredisce il metallo, lo scorpione in attesa sotto la sabbia, la putrescina della carogna di un cane, era la guerra, il razzismo, l’opportunismo, il nazista che cavava denti d’oro ai deportati. Non provava affetto per nessuno e l’idea che nessuno ne provasse per lui lo irritava ancora di più perché lo leggeva come un gesto di mancata sottomissione.
Era cattivo. In un unico termine che meravigliosamente lo sintetizzava, era cattivo ed era nato così.
Un castigo di Dio.

 Nell’arco narrativo facciamo la conoscenza di diversi personaggi che girano attorno alla Socia e al “re” Amaro: Anna, la puttana letterata; i piccoli Francesco e Lorenzo; il prefetto corrotto Nicola Arpino; la famiglia Morisco a cui Amaro rapirà la figlia dodicenne; il commissario Michele De Santis; il giornalista Luca detto il Bardo e tanti altri.

A differenza di tanti altri romanzi in questo si nota la mancanza di un personaggio dai connotati positivi: nessuno dei protagonisti può portare una ventata di ottimismo, di “aria fresca” nell’atmosfera cupa e puzzolente della Socia.

Ognuno di loro è immerso nei suoi dolori, nei propri peccati. Negli abitanti della Socia c’è un’accettazione quasi passiva delle circostanze. E anche quando ci sono dei tentativi di ribellione non portano mai a nessuna svolta. Per quanto riguarda invece la classe politica dell’epoca viene dipinta come un manipolo di corrotti e viziosi, disposti a tutto pur di arricchirsi. Ed anche chi non ha lo stesso modo di pensare sembra quasi che faccia finta di non vedere pur di continuare la propria esistenza.

Castigo di Dio

Marcello Introna racconta tutto questo, amalgamando fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti con altri di pura fantasia. La narrazione è scarna, diretta, capace di trasmettere tutto l’orrore di quegli anni di una città in balia della guerra e che cercava di risollevarsi.

Ammetto che durante l’intera lettura sono stata pervasa da un senso di angoscia profonda. Però, come dicevo all’inizio di questa recensione, per me un buon libro deve suscitare qualcosa. E questo romanzo qui mi ha preso l’anima.

Da amante della storia sono stata affascinata dal racconto di un’epoca che è stata forse una delle più oscure dell’umanità. Inoltre un punto a favore (ovviamente per parere puramente soggettivo) è l’ambientazione: è stato un modo per conoscere meglio il passato della mia città, Bari, ed in particolare del quartiere nel quale sono nata, cresciuta e in cui ancora vivo.

Marcello Introna, durante la presentazione, ha dato prova di essere un uomo con una cultura vastissima e con un’onestà intellettuale non indifferente. E sono state proprio queste qualità che mi hanno spinto ad acquistare e leggere il suo romanzo. Qualità che ho ritrovato all’interno del libro e che me l’hanno fatto apprezzare ancora di più.

Spero di riuscire a recuperare presto anche il suo romanzo d’esordio. Nel frattempo non posso fare altro che consigliarvi la lettura de Castigo di Dio, un romanzo che vi aprirà gli occhi e che vi farà riflettere su quanto oscura e malvagia possa essere la psiche umana.

 

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Un’immagine esterna della Socia, palazzone sito su piazza Luigi di Savoia, costruito nel 1897 e demolito nel 1965

 


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 296
Prezzo: 19.00€

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Presentazione “Il profumo del mosto e dei ricordi” – Bari 12/04/2018

Buongiorno, oggi vorrei parlarvi della presentazione de “Il profumo del mosto e dei ricordi” di Alessia Coppola (di cui Qui trovate la recensione) tenutasi a Bari il 12 aprile 2018 alla libreria Feltrinelli in Via Melo. A presentare il romanzo con Alessia c’era Gaia Florio blogger de “Le parole segrete dei libri”.

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Gaia ha presentato il libro enunciandone i temi, tra cui quello dei legami famigliari: Lavinia infatti dopo aver vissuto una vita sola con la madre e il padre separati, scopre di aver avuto un nonno pugliese, che ha lasciato in eredità alla figlia Bianca la tenuta di famiglia a Santa Cesarea. Lavinia intraprenderà un viaggio in queste terre alla ricerca del suo passato e dei ricordi che le sono stati negati.

Il Salento fa da sfondo a questa storia; era necessario ambientarla in un luogo dove le viti crescessero in un terreno vicino al mare per dare al vino un sapore unico: Alessia ci ha raccontato come non avesse ancora visto questo posto nella sua vita al momento in cui stava scrivendo questa storia; i paesaggi e i colori le sono stati quasi raccontati dal nonno in sogno e con la fantasia e i racconti altrui ha ricreato su carta qualcosa che ha poi ritrovato solo in un secondo momento.

Alessandro è il personaggio simbolo di questa terra, per citare le parole di Alessia “lui è tutto ciò che di buono ha questa terra. (…) Incarna tutti i valori di bellezza di purezza, di innocenza che ha questa terra.” Con lui Lavinia scoprirà questi valori e soprattutto scoprirà l’amore.

Lavinia deve affrontare un percorso di maturazione e di crescita, attraverso vari scossoni per poter arrivare ad una realizzazione e una felicità finale, partendo da una situazione iniziale di snobismo, quasi di antipatia che suscita nel lettore. Il lettore deve scoprire e crescere con la protagonista, deve compiere un’evoluzione lui stesso, proprio questo ha evidenziato Alessia, che condivide con Lavinia i suoi difetti, portandoli all’estremo su carta.

Alessia in precedenza aveva scritto letteratura contemporanea ne “Il filo rosso”, ma soprattutto si era dedicata al fantasy, questo romanzo è stato per lei quasi “una passeggiata tra i filari di un vigneto”, un lavoro che ha evidenziato essere stato meno difficile rispetto alla ricerca per il genere fantastico, in cui c’è maggiore ricerca e maggiore difficoltà nel creare e rendere plausibili cose irreali.

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Gaia ha evidenziato la presenza quasi costante nei romanzi di Alessia della magia: dalla magia più fantastica propriamente nelle opere di genere fantasy, a quella tradizionale. Ne “Il filo rosso” c’è la presenza della magia cinese, qui c’è un richiamo alla magia salentina, alla magia dei tarocchi. E’ una costante perchè deve permettere al lettore di sognare, di evadere da una realtà forse troppo concreta; perchè è un richiamo a qualcosa di oscuro che risiede più o meno in tutti noi.

Quello che Alessia voleva trasmettere ai lettori, riuscendoci appieno posso dire avendo letto io stessa il romanzo, era proprio l’amore per questa terra, forse a volte un po’ troppo bistrattata dagli altri, ma ricca di profumi, sensazioni, incanto, e la forza dei legami che come recita la frase in copertina “non si spezzano mai”.

All’interno del romanzo Alessia ha inserito una sua poesia sulle donne del Sud, un pensiero che nell’espediente letterario viene ritrovato tra le carte del nonno; ve la riporto perchè penso che sia di una forza che ti stringe il cuore, anche non essendo io stessa una donna del Sud:

Gaia ha fatto ad un certo punto una domanda molto particolare: quali sono le differenze tra la Alessia-Scrittrice e la Alessia-Lettrice. Entrambe sono incontentabili, dice Alessia. Come lettrice capita che legga tanto e magari abbandoni e faccia fatica a trovare qualcosa di congeniale alle sue corde e che le rimanga dentro; così come il suo essere scrittrice; sa che si sentirà realizzata appieno una volta che riuscirà a scrivere IL libro che vorrebbe leggere. Inoltre per quel che riguarda il passato, una delle opere che sente ancora affine nonostante sia passato tempo e nonostante nel corso degli anni il suo stile sia cambiato con lei, è la saga di Alice.

Dalle parole di Alessia traspare sempre l’amore per il suo lavoro e la sua passione, sentimento che si intravede sempre tra le sue pagine e che fa in modo che qualsiasi sia la trama, qualsiasi sia il genere della storia che si sta leggendo, si riconosca la sua penna e non si possa fare a meno di affezionarsi a lei e volerle bene.

Attendo speranzosa e impaziente il Salone del libro di Torino, in cui Alessia ci ha anticipato uscirà un suo romanzo in anteprima! Grazie per la lettura!

 

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Piccoli crimini coniugali – Eric-Emmanuel Schmitt

9200000033288882Gilles Sobiri è uno scrittore di gialli ma non sa di esserlo. Non ricorda il suo passato né dove sia casa sua. Quando però Lisa, una donna che sostiene di essere sua moglie si presenta nell’ospedale dove è ricoverato, capisce di aver perduto la memoria.

L’incidente che ha causato a Gilles l’amnesia è avvolto nel mistero e l’uomo si affida completamente alla donna per recuperare le informazioni perdute. Tutto sembra procedere linearmente fino a quando l’uomo non riacquista alcuni ricordi e inizia a sospettare che la moglie gli stia mentendo.

La tabula rasa di Gilles viene infatti vista da Lisa come una seconda chance: ha finalmente la possibilità di ricostruire la loro vita di coppia da capo, inventando un Gilles diverso, una relazione più stabile, omettendo i piccoli grandi problemi della loro relazione. La farsa però non dura a lungo, infatti presto alcune incoerenze nei racconti ed indizi sparsi per casa portano la verità a galla.

Il titolo Piccoli crimini coniugali viene da un giallo scritto proprio da Gilles, il meno riuscito, il più stroncato dalla critica, eppure il più amato da Gilles stesso. Si tratta di una visione estremamente cinica della vita di coppia, una storia in cui il legame d’amore viene presentato come una vera e propria lotta per il potere.

La cosa più ragionevole è amare finché è gradevole. Si chiama razionalismo amoroso: amarsi finché durano le nostre illusioni; appena crollano, lasciarsi. E appena abbiamo a che fare con persone reali, non più con immagini della fantasia, separarsi.

La coppia giovane è una coppia che cerca di sbarazzarsi degli altri. La coppia vecchia è una coppia dove ognuno cerca di sopprimere il partner. Quando vedete un uomo e una donna davanti al sindaco o al prete, chiedetevi chi dei due sarà l’assassino.

Alla fine l’amnesia sembra però portare solo benefici alla coppia, i due amanti infatti riescono a rinsaldare la loro unione grazie alla riscoperta di tutte quelle piccole cose che li avevano uniti.  Gilles e Lisa riescono magicamente a trovare un antidoto alla disfatta della loro relazione rievocando, battuta per battuta, il loro primo incontro.

GILLES: Dopo quindici anni c’era rimasta solo la menzogna per arrivare alla verità.

Piccoli crimini coniugali è un intenso dialogo tra due amanti, fatto di risposte piccate, menzogne, scoperte e riscoperte, procede spedito e la storia si rivela piena di colpi di scena, fino ad una verità inattesa. Si tratta di una commedia nera straordinaria, piena di suspense ed estremamente divertente, ma che al contempo regala una riflessione importante sulla madre di tutte le guerre: quella di coppia.

LISA: Tu non ti scoraggi mai?
GILLES: Altroché.
LISA: E allora?
GILLES: Ti guardo e mi chiedo se malgrado i miei dubbi, i miei sospetti, le mie inquietudini e la mia stanchezza ho davvero voglia di perderti. E la risposta mi viene sempre. Sempre la stessa. E insieme a lei mi viene il coraggio. Amare è irrazionale, è una fantasia che non appartiene alla nostra epoca, non si giustifica, non è pratico, la sua unica giustificazione è che c’è.

 

Ci tenevo infine a comunicarvi che Michele Placido e Anna Bonaiuto hanno debuttato il 5 di Gennaio a Faenza portando in scena proprio Piccoli crimini coniugali; il testo è stato ovviamente riadattato e la regia è di Placido stesso. Io personalmente ho scoperto l’opera di Eric-Emmanuel Schmitt proprio grazie ad una sua rappresentazione teatrale e devo ammettere che questo romanzo un po’ ibrido si sposa perfettamente alla versione su palco. Vi consiglio quindi, se ne avrete occasione, di godervi quest’opera a teatro, ne varrà davvero la pena.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: E/O
Pagine: 160
Prezzo: 12.00€

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Il sole a mezzanotte – Trish Cook

L’intro di questa recensione è stato cancellato e scritto più volte perché, davvero, non so come introdurre il libro di cui vi parlerò. Per cui ho deciso che l’intro giusto è questo qui: ciao, sono Daniela e sono una recidiva dei libri tristissimi e bellissimi.

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Bene, detto questo, urge un’altra precisazione: stavolta, prima di leggere il libro, sono andata al cinema a vedere il film. Per cui in questa recensione vi parlerò anche della pellicola che era nelle sale cinematografiche in questi giorni.

Ma, per il momento, torniamo al libro. Il sole a mezzanotte è la storie di Katie Price, ragazza diciottenne affetta da una rara malattia degenerativa: lo xeroderma pigmentoso comunemente detta XP. A causa di questa malattia Katie non può esporsi ai raggi solari e può uscire solo di sera. Per cui non frequenta la scuola pubblica ma studia da casa con l’aiuto del padre.

Nonostante questo ha una migliore amica, Morgan, ed anche un amore: Charlie Reed, il ragazzo che vede passare davanti alla sua finestra (oscurata) tutti i giorni ormai da undici anni.

La sera del diploma Katie chiederà al padre di poter andare a suonare nella stazione della loro cittadina e qui incontrerà, per la prima volta faccia a faccia, proprio Charlie. Tra momenti di imbarazzo e un piccolo aiuto da parte di Morgan, tra Katie e Charlie nascerà un sentimento che, per la prima volta, la farà sentire “una ragazza e non una malattia”.

Così, nascondendo un segreto enorme come quello della malattia, Katie intreccia una relazione con Charlie che la porterà finalmente a godere delle piccole cose che ogni ragazza della sua età merita e sogna. Ma basterà l’amore a far sparire tutto il resto?

Il libro, scritto da Trish Cook, è ispirato al film quindi siamo di fronte ad uno di quei rari casi in cui non vi sono differenze sostanziali. La narrazione è scorrevole ed anche lo stile è molto semplice. Qualcuno lo definirebbe un semplice libro per ragazzine ma non io. Perché anche in queste storie che sembrano banali, stereotipate e fatte con lo stampino c’è sempre qualcosa da imparare e di cui fare tesoro.

 

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La scena del primo appuntamento tra Katie e Charlie quando, insieme a Morgan, vanno ad una festa di diploma.

 

Il film, un remake di una pellicola giapponese del 2006, è stato diretto da Scott Speer ed è interpretato da Bella Thorne (qualcuno la potrebbe ricordare per i suoi lavori nella “famiglia” Disney) e da Patrick Schwarzenegger (figlio del più famoso Arnold). Le riprese sono state effettuate a partire dal 2015 tra Vancouver e Seattle.

Assolutamente perfetta l’interpretazione di Bella Thorne: è riuscita ad esprimere appieno tutta la vitalità e la voglia di combattere e farcela che contraddistingue una ragazza di diciotto anni. Anche l’interpretazione del giovane Schwarzenegger non lascia indifferenti. Vi svelo un piccolo segreto: al termine del film non c’era una persona in sala che non avesse gli occhi lucidi per la commozione!

Per alcuni versi la storia potrebbe ricordare molto quella più famosa de I passi dell’amore di Nicholas Sparks ma vi assicuro che, nonostante questo, sia il libro che il film meritano una chance. In fin dei conti ogni tanto fa bene versare qualche lacrima sulle pagine del libro che si sta leggendo!

Quindi, cosa aspettate? Correte al cinema ed in libreria e godetevi questa splendida storia d’amore e cogliete l’insegnamento che solo queste storie possono dare.

 

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Una delle scene finali del film, forse la più toccante.

 


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fabbri Editori
Pagine: 205
Prezzo: 18.00€

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La settimana bianca – Emmanuel Carrère

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La settimana bianca”, il mio secondo Carrère, è stata una lettura assai voluta e desiderata. Dopo aver letto “L’Avversario” e dopo esserne rimasta folgorata, ho capito che Carrère è quel tipo di scrittore, così affine ai miei gusti, di cui vorrò leggere tutto ciò che ha partorito. “La settimana bianca” è una lettura atipica che mi piace definire tesa. Tesa perché per tutta la durata della narrazione, il lettore si trova in equilibrio e in tensione continua sul filo di una trama perturbante, dove il turbamento, la paura, l’orrore non vengono banalmente racconti, ma suscitati.

Nicolas, bambino timido e fragile, dovrà tascorrere dieci giorni in montagna con la sua classe. Mentre gli altri bambini arrivano in autobus, Nicolas viene accompagnato dal padre. Già da questo primo episodio si percepisce il distacco emozionale che dividerà Nicolas dai suoi compagni. Nicolas detesta l’idea di dover trascorrere così tanti giorni con loro. E se dovesse di nuovo fare la pipì a letto? Per fortuna però il suo zaino è ben attrezzato con traverse e pigiami puliti. Per sfortuna, invece, il padre dimenticherà il suo zaino in macchina e Nicolas ne rimarrà sprovvisto.
Panico.
Inizia così la scoperta del dramma intimo di Nicolas, che scopriremo essere un bambino chiuso, fragile e bisognoso di protezione. Le sue notti sono spesso abitate da incubi provocati da letture inconsuete per la sua età, che lo attraggono morbosamente e che suscitano in lui pensieri angoscianti e di inquietudine.

La scrittura di Carrère, costernata di frasi brevi, incisive, scarne, è potente ed evocativa. Possiede il dono di far scaturire nel lettore emozioni di tensione, in modo tale che egli possa sentire costantemente l’odore di tragedia che aleggia per tutto il libro. «A mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato», afferma lo stesso Carrère. Nell’insicurezza e nello smarrimento suscitati da questo autore sorprendente, imparerete a conoscere le molteplici fantasie e le paure di Nicolas. Rimarrete in stato di allerta e divorerete le pagine perché sentirete l’assoluta necessità di farlo.

Consiglio questo libro agli amanti del genere noir o a chi, semplicemente, vorrà farsi sorprendere.

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SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Adelphi
Pagine: 139
Prezzo: 16,00 €

 

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I 5 libri consigliati dal libraio

Buongiorno lettori,
oggi vi riproponiamo una rubrica che, la scorsa volta, avete apprezzato molto: i cinque consigli del libraio. Stavolta Leggendo a Bari approda sugli scaffali di un’altra magnifica libreria della nostra città. Libreria 101 è, infatti, una magnifica oasi fatta di legno, libri e una selezione di libri che vi poterà a scoprire tante piccole chicche che vi faranno venire voglia di farvi adottare dal proprietario, Antonio, così da essere giustificati a rimanere tutto il giorno a spulciare sugli scaffali e annotare libri da mettere in wishlist.

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Non mi credete? Allora date un’occhiata ai titoli che Antonio ha scelto per voi e ditemi se non li volete leggere tutti!

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Irmgard Keun – DORIS, LA RAGAZZAMISTO SETA

Una scrittura incalzante, per un romanzo dotato di una ironia intelligente come poche. Quella ironia intelligente che solo le donne sanno avere.

La protagonista Doris è una giovane ragazza. Vive in provincia, nella Germania degli anni trenta attraversata da una crisi economica. Fa la dattilografa finchè non si stanca delle attenzioni moleste del suo capo e lascia il lavoro. Anticonformista di natura, è una “tipa sveglia” che vuole vivere divertendosi e soprattutto da protagonista. Si lancia alla conquista della ruggente Berlino, incurante dei costumi e dell’ ipocrisia dell’epoca. Le piace innamorarsi, e si innamora spesso. Vuole essere una stella del cinema, del teatro o del bel mondo…purchè una stella.

Quando dialoga con gli uomini o racconta di loro, che si tratti dei suoi amanti o corteggiatori, risplende tutto il suo acume e l’ umorismo fulminante. Tutto in questo romanzo, dalle riflessioni sulla vita e sull’amore agli incontri e gli episodi, mette in risalto e sottolinea le contraddizioni di quella società europea.

Imgard Keun è stata tra le più originali scrittrici del Novecento, le sue opere furono proibite dai nazisti e dato lo strepitoso successo del romanzo “Doris, la ragazza misto seta” si arrivò anche ad insinuare che non potesse essere stato scritto da una ragazza, perchè caratterizzato da troppa vivida intelligenza sociale.

“Padre nostro che sei nei cieli, concedimi una buona istruzione, fa’ questo miracolo, al resto ci penso da sola con un pò di rimmel”

 

César Aira – IL PITTORE FULMINATO

César Aira è consideratbtyo tra i massimi scrittori contemporanei del sudamerica.

In questo suo romanzo, uno dei più apprezzati, il pittore fulminato protagonista è Johann Moritz Rugendas, appartenete a una dinastia di pittori. Stando a quanto scrive Aira all’ inzio del romanzo è il migliore tra i <<pochi pittori viaggiatori davvero bravi>> avuti in Occidente.

Un pittore di genere, nello specifico della <<fisiognomica della Natura>>
Rugendas insieme al suo amico e collega più giovane Krause compie un viaggio tra la regione andina e l’ Argentina, per cogliere il volto nascosto della loro arte, ed è questo viaggio, con la natura misteriosa e affascinante, che fa da sfondo alle poche battute che si scambiano i due amici, alle riflessioni e alle speranze di Rugendas. Tutto questo ci viene magnificamente raccontato dalla scrittura di Aira che pare ipnotica. Ancora di più nell’episodio del temporale improvviso e dei fulmini che colpiscono lui e il suo cavallo.

btyRéjean Ducharme – INGHIOTTITA

Pubblicato per la prima volta nel 1966, Inghiottita è stato il romanzo d’ esordio di Rejean Ducharme. Portò l’allora ventiquattrenne e sconosciuto autore dal remoto Quebec direttamente in finale al Goncourt.

Persona estremamente schiva, sinceramente disinteressata alla mondanità, prima e dopo il successo letterario, e che non ha mai rilasciato un intervista. Il romanzo è meravigliosamente potente, ambizioso, sfacciato, duro e “selvaggio”. Protagonista è Bérénice, una bambina. Come l’ autore che l’ ha creata, vive e cerca un isolamento radicale, da cui trae vigore.

La solitudine è il mio palazzo..quando non sono sola mi sento malata, in pericolo.

E’ la sua ribellione al mondo degli adulti, perchè è un mondo ipocrita ma soprattutto fasullo. E ci si scaglia contro con veemenza, nessuno escluso, specie i suoi genitori, madre cattolica e padre ebreo. La ribellione verso la famiglia, gli artifizi dell’ età adulta, le istituzioni, l’ educazione, la religione. Nessuna esitazione neanche verso se stessa:

Ho la faccia ricamata di brufoli. Sono brutta come un posacenere pieno di mozziconi di sigari e sigarette…

La ribellione di Bérénice ha anticipato quella dell’ antagonismo politico che si sarebbe avuto qualche anno dopo, ma soprattutto è una ribellione vera, del singolo individuo, non adulto, contro tutti.

Lev Tolstoj – LA FELICITA’ DOMESTICA
In questo romanzo Lev Tolstoj adotta per la prima volta il punto di vista femminile e “Labty felicità domestica” sembra davvero scritto da una donna.

E’ un romanzo breve dalla scrittura che racchiude tutto il fascino e lo stile di un epoca: l’ Ottocento. Ha per protagonisti Mascia, una giovane e bella ragazza di diciassette anni e Serghièi Mikhailovic un uomo di trentasei anni, dedito al lavoro e ad una vita pacata. Tolstoj divide in due parti il racconto, nella prima ci porta a incontrare l’ amore, la sua nascita e l’innamoramento, nella seconda la complessità dell’ amore, la sua evoluzione e trasformazione in indifferenza e la vita coniugale con le sue difficoltà. Mascia, rimasta orfana a diciassette anni, si ritrova a vivere sola con la sorella minore Sonia e la governante Katia, in una casa di campagna, nella fredda campagna russa. Il dolore per la perdita della madre la porta all’apatia e alla perdita di ambizioni. Ma Serghièi Mikhàilovic, un caro amico di famiglia, specie del padre, arriva a portare un po’ di luce e spensieratezza in quella casa. La sua presenza è da subito benefica, e Mascia, che adesso non è più una bambina, così come la ricordava Serghièi, ritrova la leggerezza della sua età. Mikhailovic, però, non è certo un giovane ragazzo ne il tipo di uomo che può interessare a una diciassettenne quale è Mascia, eppure, forse anche per via di una opinione della madre della ragazza che anni prima aveva espresso come Mikhailovic fosse il tipo di brav’ uomo e compagno ideale per Mascia, incomincia a disegnare nella sua mente Serghièi come l’ uomo affascinante e romantico dei suoi sogni.
Mascia incomincia a interessarsi a Mikhailovic e tra i due inizia un corteggiamento fatto di bisbigli, confessioni a metà, impacciati camuffamenti fino a giungere al matrimonio. Mascia e Serghièi si sposano, lei con quella idea dell’ amore che non vede nella differenza di età un intralcio ai sentimenti, lui più assennato e pragmatico ma comunque desideroso di “illudersi”.

Si entra così nella seconda parte del romanzo in cui Tolstoj ci mostra tutta la complessità dell’ amore, la sua pericolosa trasformazione in indifferenza e la difficoltà della vita coniugale. Infatti il romanzo si concentra sul trascorrere della vita dei due coniugi prima nella casa in campagna, e poi nella città di San Pietroburgo. In città la vita mondana con la sua bellezza, seppur effimera, non lascia indifferente una ragazza giovane e bella come Mascia, che conosce il fascino dell’ alta società, il desiderio di viaggiare e soprattutto i corteggiamenti di altri uomini, mentre quello che cerca Serghièi è vivere la famiglia, la tranquillità di una felicità data dalla dedizione dell’ uno verso l’ altra. Quindi Tolsotj comincia a raccontarci le vicende della loro vita coniugale, gli ostacoli, le incomprensioni e i limiti fino alla rassegnazione dei sentimenti e all’abitudine.  Magnificamente tradotto da Clemente Rebora, tra i maggiori poeti italiani del Novecento.

btyMiguel Bonnefoy – ZUCCHERO NERO
Miguel Bonnefoy (nato a Parigi da madre venezuelana e padre cileno) ha una scrittura meravigliosa, caratterizzata dallo stile del realismo magico, la cui lettura affascina frase dopo frase già dal prologo che è un capolavoro.

C’è un vascello con a bordo un tesoro e un equipaggio di pirati, tra cui il famoso Henry Morgan. Il vascello naufraga tra le mangrovie dei Caraibi e scompare inghiottito dalla foresta.
E proprio lì, dove è scomparso il vascello con tutto il suo tesoro, adesso, a distanza di trecento anni, c’è un villaggio.

Tra gli abitanti del villaggio troviamo la bellissima Serena Otero con i suoi genitori. Una ragazza sognatrice e romantica che aspetta un uomo bello e forte di cui innamorarsi. Al villaggio però, come per un dispetto del destino, giunge Severo Bracamonte, uomo gracile e interessato solo al denaro e a trovare quel tesoro. I due sono distanti nei sogni e in ciò che desiderano, eppure Severo finirà per essere attirato nella rete della giovane Serena.

Le loro vicende si intrecceranno dando una svolta continua al romanzo, ambientato in una natura selvaggia e lussureggiante. Una natura bellissima e importante che porterà Severo, mentre continua a cercare e a non trovare quel tesoro, a dire che non è vero che quella terra è così vuota.

Una fiaba e una storia picaresca che come seconda chiave di lettura ci racconta un Venezuela afflitto da una ricchezza che non sa cogliere.

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Emma, 1876 – Gore Vidal

Nella vita, si sa, non si finisce mai d’imparare. Questa massima si può applicare anche alla vita di un lettore. Perché non si finisce mai d’imparare e di scoprire nuovi libri ed autori.

Quindi oggi vi parlo di una mia piacevole scoperta: Gore Vidal. In particolare del romanzo Emma,1876 uscito da poco nelle librerie sotto il marchio Fazi Editore.

Il libro, come si può evincere dal titolo, si svolge principalmente nell’anno 1876. I protagonisti sono Mr. Charles Schermerhorn Schuyler e sua figlia Emma, la principesse d’Agrigente.

Mr. Schuyler ritorna in America per la prima volta dopo quasi trent’anni. Sua figlia Emma, invece, ci sbarca per la prima volta. Entrambi provengono dalla Francia dove avevano svolto una vita molto agiata alla corte dell’imperatore Napoleone III finché il principe d’Agrigente, marito di Emma, non morì lasciandoli pieni di debiti.

Lui è uno scrittore storico che si diletta come giornalista. Lei, dalla sua, ha un’evidente bellezza ed un’intelligenza non indifferente.

Il ritorno in America avviene in un periodo storico molto particolare: quell’anno, infatti, non solo ricorre il centenario della nascita degli Stati Uniti ma sono in corso le elezioni del presidente. Elezioni molto particolari in quanto il presidente uscente era il repubblicano Grant noto per le sue azioni militari come generale durante la Guerra di Secessione.

In questo quadro si muovono i nostri due protagonisti: Mr. Schuyler si dedicherà al giornalismo politico per guadagnare qualche dollaro nella speranza che, al termine delle elezioni, possa ottenere il posto di ministro plenipotenziario in Francia; mentre Emma cercherà di utilizzare il suo fascino per scalare la società americana e trovare un marito.

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Gore Vidal riesce a raccontare perfettamente la realtà sociale dell’epoca: tra cene e balli sfarzosi si consumavano torbidi intrighi e insospettabili alleanze. Durante la lettura si può infatti percepire appieno il grado di attesa e aspettativa per delle elezioni che furono, sicuramente, tra le più discusse e controverse della storia americana.

Con una narrazione scorrevole e senza fronzoli, mescolando fatti e personaggi realmente vissuti ad altri di pure fantasia, Vidal ci racconta quello che era la società americana: una società dedita ai sotterfugi e agli scandali, con una classe politica altamente corrotta e dedita solo al suo arricchirsi. Una descrizione di una società che, purtroppo, non è tanto diversa da quella odierna.

Questo è il secondo romanzo pubblicato da Fazi Editore che sta raccogliendo e ristampando tutti i romanzi firmati dalla penna di Gore Vidal in una raccolta dal titolo Narratives of Empire (il primo romanzo pubblicato è stato L’età dell’oro nel novembre 2017).

Personalmente posso assolutamente affermare che questo è un altro colpo perfettamente andato a segno per la casa editrice Fazi. Un libro con un’accuratezza storica perfetta e che riesce a tenere alta l’attenzione del lettore. Assolutamente consigliato.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 564
Prezzo: 18.00€