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Follia – Patrick McGrath

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Ho concluso il mio 2017 con la lettura del libro di cui oggi voglio parlarvi: Follia di Patrick McGrath.

Follia è un romanzo che racconta e analizza i sentimenti umani e di come questi possano spesso portare ad azioni fuori da ogni logica. Il romanzo è narrato in prima persona da Peter Cleave, famoso e anziano psichiatra che racconta la travagliata e folle storia d’amore tra Edgar Stark, un suo paziente ricoverato nell’ospedale psichiatrico criminale, e Stella Raphael, la bellissima moglie di un suo collega, Max Raphael. Edgar è stato ricoverato in quanto colpevole dell’omicidio della moglie: vittima di ossessioni e paranoie ricorrenti su inesistenti tradimenti, Edgar dopo aver picchiato e ucciso la donna, ne ha brutalmente oltraggiato il cadavere, staccandone la testa e cavandone gli occhi. A lavorare nell’ospedale psichiatrico nel quale l’omicida è stato ricoverato, è da poco arrivato lo psichiatra Max Raphael, il quale si è trasferito insieme alla moglie Stella e al figlio Charlie in una casa situata all’interno della proprietà dell’ospedale. Annualmente l’ospedale organizza un ballo, al quale partecipano sia i pazienti sia i dipendenti dell’ospedale. E’ proprio in questa occasione che avviene il primo incontro tra Stella ed Edgar, che segnerà irrimediabilmente un cambiamento nella vita della donna. Quando Edgar inizia ad effettuare una serie di lavori manuali nel giardino della residenza dei Raphael, l’interesse e l’attrazione di Stella nei confronti di quell’uomo diventano incontrollabili e la portano ad intraprendere una relazione clandestina ed estrema che avrà delle conseguenze nefaste non solo sulla vita di Stella, ma su tutte le persone che la circondano.

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Per la prima volta Stella sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perché alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura. E fu in quello spirito che fecero l’amore: senza paura, liberamente, mentre i treni rombavano sul viadotto nella notte. E Stella lo fece ridendo, gridando, urlando al magazzino intero tutta la vita che aveva dentro.

 L’intero romanzo è dunque incentrato sulle emozioni e sui pensieri di Stella e sulla inspiegabile follia che la porta ad innamorarsi perdutamente di un criminale come Edgar Stark. Non può infatti che trattarsi di un sentimento folle quello che lega Stella all’uomo: la donna non sembra minimamente spaventata dalle azioni che Edgar ha compiuto in passato e non sembra rendersi conto che l’uomo, profondamente malato, potrebbe compiere nuovamente quegli orrori e farle del male. Incurante di tutto, Stella è comunque fortemente attratta da quest’uomo, bruto ma fortemente passionale che è in grado di farle vivere delle emozioni forti che non ha mai provato in tanti anni di via coniugale. McGrath descrive dunque in maniera molto precisa come la noia e il piattume di un’esistenza senza stimoli come quella di Stella, l’abbiano portata alla ricerca smodata di una passione che potesse dare un senso alla vita stessa e che ne mantenesse accesa la fiamma. Questo porterà la donna ad allontanarsi dal tetto coniugale, abbandonando addirittura il figlio piccolo e a vivere una vita clandestina con Edgar, dopo che questi sarà riuscito ad evadere dall’ospedale psichiatrico.

Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.

L’autore nel suo romanzo fornisce una descrizione psicologica indiretta anche degli altri protagonisti. Max è infatti descritto come un uomo completamente incentrato sul suo lavoro e sulla sua carriera, che sembra aver dimenticato che la moglie è una persona e non solo un bell’oggetto da mostrare ai propri colleghi. Max infatti non sembra fare attenzione a quelli che possono essere i desideri della moglie e non riesce infatti a rendersi conto del progressivo allontanamento della moglie e dell’inizio della sua relazione con quell’uomo pericoloso fino a quando non sarà troppo tardi. Lo psichiatra è infatti colpevole, se non quanto ma almeno in parte, degli eventi tragici che si verificheranno nella parte conclusiva della storia. Lo stesso Peter Cleave non sfugge all’analisi psicologica di McGrath e rimane un personaggio alquanto oscuro per tutto il romanzo a causa dei suoi sentimenti ambigui verso Stella ed Edgar.

McGrath non fornisce dei giudizi sui personaggi, ma ne descrive i pensieri e le azioni in maniera del tutto imparziale e dettagliata, lasciando al lettore il compito di interpretare e giudicare. La narrazione procede in maniera veloce, ad un ritmo incalzante che spinge il lettore ad andare avanti nella storia per capire fino a che punto la follia (o l’amore, che spesso sono concetti che si sovrappongano) possa portare l’uomo ad azioni estreme. Una lettura intensa, che fornisce molti spunti di riflessione e quindi fortemente consigliata.


Scheda del libro

Editore: Adelphi
Pagine: 302
Prezzo: 12 euro

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Van Helsing – Gianmario Mattei

[…] Infine, a questi due casi estremi, si accompagna una terza stirpe di uomini, di numero esiguo, a cui è stato concesso il dono di operare sia il bene attraverso il male, che il male attraverso il bene. Le loro sorti non sono gestite dal Fato, bensì direttamente dalla Divina Potestate, la quale si serve di questi suoi eletti agenti per perseverare in Terra l’equilibrio tra le forze antiche e antitetiche che lo animano. E alcuni di questi adempiono il loro compito con una tale perfezione, da far sì che l’onnisciente occhio di Dio si posi sulla loro primogenitura e sulle generazioni che da essa seguiranno.

Siamo nel dicembre del 1438, esattamente il 23 dicembre 1438, quando Boudjiewin Van Helsing fa ritorno in patria ad Amsterdam a seguito di diversi anni passati in giro per il mondo, ma soprattutto in Italia, per studiare e specializzarsi nelle arti mediche. Il rientro è stato richiesto esplicitamente dal padre poiché a breve ci sarà il fidanzamento della giovane Sonja Van Helsing con un importante principe.

Ma, già nel momento in cui Boudjiewin mette piede sul suolo olandese, iniziano a succedere cose strane. Infatti, da un deposito del porto, sopraggiungono delle urla strazianti e Boudjiewin, accorrendo insieme alla folla dei curiosi e alle guardie, si ritrova davanti un macabro spettacolo: un uomo, un marinaio italiano, sta quasi per morire dissanguato ad opera di un mostro di cui si vedono solo degli occhi gialli.

Facendo prevalere allo stupore e alla paura l’uomo di scienza, Boudjiewin soccorre il marinaio ma rimane ancora più sconvolto quando l’uomo chiede di essere ucciso invece che salvato. Portato dal suo vecchio maestro Salomon per curarlo sarà invece la morte che incontrerà il marinaio poiché egli è stato infettato da un malvagio virus che sta per trasformalo in un essere abominevole: un vampiro.

Questo evento segna l’inizio di una serie di vicende a cui il giovane non riesce inizialmente a dare un senso, passando da un atteggiamento di incredulità ad un altro di quasi rassegnazione al suo destino.

Il Fato desiderava altro per me, ne divenni conscio in quegli istanti benedetti da Dioniso: un futuro fatto di solitudine nutrita da malafede e da pericoli continui.

L’essere venuto a conoscenza dell’esistenza dei vampiri stravolgerà la vita di Boudjiewin e, dopo un tragico evento che coinvolgerà tutta la sua famiglia, intraprenderà un lungo viaggio con alcuni compagni con lo scopo di liberare il mondo della piaga dei vampiri.

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Gianmario Mattei, già scrittore di un’altra saga fantasy, si immerge nel mito dei vampiri e nella leggenda della famiglia da cui ogni cacciatore di vampiri discende: i Van Helsing. Mescolando sapientemente il mito, la componente fantasy ed eventi storicamente accertati, ci regala un romanzo avvincente e ben scritto.

La narrazione è fluida e scorrevole, i salti temporali gestiti al meglio anche grazie all’espediente del racconto tramite diario. Punto di merito alla giovane casa editrice che ha puntato su un cavallo che, almeno alla partenza, sembra essere di quelli vincenti. Attenderò con ansia la pubblicazione del seguito poiché questo era solo un piccolo, ma avvincente, assaggio.

Se non mi fossi sottoposto a tali forzature, sarebbe restata estranea ed incomprensibile alla mia mente la volontà del Fato, del Destino, di Dio o di qualsiasi altro nome si voglia dare a tale potenza che decise di rendermi attore della serie di intricate azioni che avvennero tra la realtà del mondo visibile e quello celato agli uomini. Ovvero, che noi Van Helsing e la nostra futura genia, dovremo ergerci a difesa dei nostri simili dai mali che dimorano nelle tenebre di questo mondo, ovunque questi si manifesteranno.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Edizioni 2000Diciassette
Pagine: 237
Prezzo: €16.00

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Che la festa cominci – Niccolò Ammaniti

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Che la festa cominci è un romanzo che può essere facilmente letto come una grottesca ed esasperata rappresentazione del degrado della società italiana e dei suoi malcostumi.

I protagonisti della storia sono lo scrittore Fabrizio Ciba e Saverio (detto Mantos) leader delle “belve di Abaddon”, setta ormai in crisi.  I due sono il centro della narrazione e di certo anche il punto forte del romanzo: due uomini diversi tra loro, con diverse vite, ma afflitti dallo stesso male: quella spasmodica voglia di emergere, affermarsi a tutti i costi, persino compiere un gesto clamoroso che permetta loro un’uscita di scena in grande stile. Fabrizio e Saverio sono due protagonisti capricciosi, che cambiano idea nel giro di poche pagine, e in questo molto veritieri.

A fare da teatro alle vicende abbiamo una sfarzosa festa a Villa Ada, organizzata dal corrotto imprenditore Sasà Chiatti per intrattenere i suoi ricchi e famosi ospiti, che si trasforma in una sorta di zoo safari dai risvolti tragicomici (più tragici che comici!).

Il romanzo è nel pieno stile Ammaniti: esagerato, satirico, caustico; la narrazione rappresenta al meglio il narcisismo di oggi: i personaggi sono ipocriti e desiderano emergere ad ogni costo. L’abile penna dell’autore ha tratteggiato soggetti molto realistici, paradossalmente proprio perché così privi di umanità.

Che la festa cominci è un romanzo pungente, soprattutto quando mette in mostra le mancanze dei suoi personaggi, la vacuità della loro vita, il paradosso elevato a normalità. Ammaniti è un maestro in questo, eccellente nel caratterizzare i personaggi, nell’architettare una trama originale, ma a differenza di altri suoi lavori (come ad esempio Ti prendo e ti porto via) qui la trama si perde un po’ sul finale.

 

Il romanzo è diviso in tre parti, la prima sicuramente più leggera e divertente in cui vengono soprattutto presentati i protagonisti, le altre due parti invece sono più narrative e il ritmo diventa più incalzante, però l’intreccio pian piano sfuma, diventa alquanto irreale, sembra quasi l’autore sia alla ricerca spasmodica di originalità. Nel complesso la parte finale risulta forzata e il romanzo ne perde, ho persino faticato nella lettura di alcune scene, mi riusciva difficoltoso immaginarne l’ambientazione, le vicende risultavano un po’ confuse.

Intreccio un po’ ingarbugliato a parte, credo l’irrealismo  sia stata  una scelta voluta, del resto l’esagerazione delle vicende è in linea con la storia in sé e con il concetto di fondo che Ammaniti voleva passare al lettore. Ovviamente con questi giudizi si entra nell’ambito del gusto personale, quindi questo aspetto può piacere o meno al lettore; una cosa però è certa: surreale è la parola che rappresenta meglio questo romanzo.

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Ho letto questa storia come fosse una rappresentazione del paradosso contemporaneo, una metafora della nostra vita odierna, e in questo il romanzo è molto critico e molto attuale. Ritengo personalmente sia importante leggerlo cercando di coglierne le sfumature e i parallelismi con l’epoca che stiamo vivendo e con le sue contraddizioni, altrimenti si rischia di non apprezzarne appieno il contenuto. 

Questo romanzo lo consiglio soprattutto a chi ha già amato Ammaniti, per chi invece lo legge come prima volta, un’avvertenza: è dissacrante, non adatto ai buonisti, per apprezzarlo probabilmente dovrebbero piacervi le storie scomode, che fanno riflettere, disturbanti, a tratti capaci di farvi accapponare la pelle. Se cercate quindi un autore che sia capace di coniugare uno stile scorrevole ad una trama originale non potete che puntare su Ammaniti, e se cercate una storia bizzarra, originale e ricca di spunti di riflessione, non potete non leggere che la festa cominci.

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Il velo dipinto di W. Somerset Maugham

La storia narrata ne Il velo dipinto di W. Somerset Maugham è una delle più classiche che si possano raccontare e per questo non è sicuramente l’elemento che più colpisce il lettore: una moglie intesse una relazione extraconiugale con un affascinante uomo, anch’egli sposato. Il tutto sembra procedere per il verso giusto fino a quando lei non ha la sensazione che la tresca sia stata scoperta dal marito. Il suo sesto senso pare avere ragione, il marito ha capito del tradimento subito e organizza la più spietata delle vendette: far comprendere alla moglie, tramite l’espediente della richiesta del divorzio da avanzare al suo amante, che egli, del cui amore lei è totalmente certa, sia in realtà un ipocrita egoista pieno di sé, decisamente poco intenzionato a lasciare la sua vita matrimoniale sicura e per certi versi priva di problemi, per l’ingenua donna per la quale professava amore eterno.

Con questa premessa sarà facile comprendere quanto l’elemento che rende il romanzo estremamente interessante e per nulla noiosa, quello che mi ha tenuta incollata alle pagine, sia non la storia in se quanto l’analisi psicologica dei personaggi che Maugham, con uno stile preciso ed estremamente curato, riesce ad attuare.

Il racconto si svolge ad Hong Kong e vede come protagonista la giovane Kitty, donna inglese che segue il marito batteriologo, sposato più per accontentare la madre preoccupata per il suo destino e per il futuro da zitella che pareva sempre più prossimo, che per amore. Ed il mancato sentimento la porterà a commettere adulterio nei confronti del marito Walter; il dolore, il dubbio, la colpa saranno i perni della narrazione. Ma se da un lato Kitty è la classica donna medio borghese, come la descrive il marito “ sciocca e frivola e una testa vuota. Le tue aspirazioni e i tuoi ideali erano banali e volgari” dall’altro è una donna che cerca di andare avanti e superare il terribile errore commesso. La scelta, dopo l’aver smascherato l’amante Charlie, di seguire il marito in una missione suicida scelta da lui a Men-tan-fu, zona nella quale imperversava il colera, una sorta di punizione finale per il tradimento subito, rivela una grande intenzione di redenzione.

In questo luogo Walter, come il lettore potrà ben aspettarsi, si ammalerà fino a lasciarvi la vita. Kitty non lo abbandonerà un attimo, lo accudirà e se ne scoprirà quasi innamorata, un amore frutto della conoscenza reciproca, un amore che sarebbe potuto accrescersi sempre più solo con il tempo dalla loro. Ed è da questo episodio che la donna riuscirà a riprendersi la propria vita; conscia di una gravidanza frutto (forse) del tradimento, Kitty, così messa alla prova dalla vita, dagli eventi e dalla sua superficialità, uscirà più forte di prima.

La sua sarà una evoluzione, una crescita in positivo, un avvicinamento alla spiritualità e all’affetto della sua famiglia di origine, frutto anche della vita che cresce dentro di lei.

Un romanzo banale nella storia forse, ma decisamente profondo per le emozioni che mette in luce e che per questo può rivelarsi una lettura adatta ai lettori più sensibili quanto anche ai più esigenti.

“Per questa volta lascia che parli con franchezza, papà. Sono stata sciocca, cattiva, odiosa. Sono stata terribilmente punita. Sono bene decisa a salvare mia figlia da tutto questo. Voglio che sia impavida e schietta. Voglio che sia una persona, indipendente dagli altri perché padrona di sé, e voglio che prenda la vita da persona libera e ne faccia un uso migliore di quello che ho fatto io.”

Scheda libro:

Editore: Adelphi
Pagine: 234
Costo: 11 euro

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Il libro dei viaggi nel tempo di Roma – Claudio Colaiacomo

20180108_142237Oggi vogliamo parlarvi di un bellissimo libro pubblicato dalla Newton & Compton. Un’edizione curatissima nei minimi dettagli, con una copertina accattivante in simil pelle e una grafica steampunk per il titolo, “Il libro dei viaggi nel tempo di Roma” di Claudio Colaiacomo si colloca, nella mia personalissima classica, come il libro più bello letto nel 2017. L’idea, molto interessante, di raccontare gli eventi più importanti che si sono svolti a Roma nel corso dei secoli, è resa davvero bene dall’autore che ci accompagna direttamente sul luogo in cui si è scritta la storia: l’esecuzione di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, l’assassinio di Giulio Cesare, l’alluvione più devastante del Tevere, sono solo alcuni esempi di ciò che andremo a leggere.

I capitoli si aprono con la destinazione e, scritta in corsivo, una breve descrizione su quella che sarà la “missione” di quel particolare viaggio temporale.

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A seguire ci troviamo ad osservare l’evento raccontato direttamente dalla voce dell’autore. Lui ci spiega cosa ci circonda, ma ci lascia la possibilità di figurare in prima persona i dettagli intorno a noi, i rumori, le voci in lontananza. Non si può fare a meno di immergersi completamente nella storia così come, durante una sessione di gioco di ruolo, non si può evitare di far battere il cuore all’impazzata quando chi guida la storia ci avvisa di un imminente pericolo. E’ tutto studiato e reso benissimo per fare in modo che l’esperienza di lettura si trasformi in una stupefacente esperienza di viaggio.

All’interno del libro, ad impreziosire ulteriormente i racconti, troviamo diverse illustrazioni in bianco e nero che accompagnano la lettura. Il baldacchino del Bernini, una riproduzione litografica del ratto delle sabine, una ricostruzione della Domus Aurea e tanto altro, tutto al servizio del lettore che potrà prendersi il suo tempo per godere dei dettagli appena descritti osservando i disegni che li accompagnano.

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Questo è uno di quei libri che arricchiscono chi li legge. Tanti sono gli aneddoti interessanti che ti porteranno a dire sorpreso “Ma dai, non lo sapevo!” e tante le storie che avrai voglia, durante una serata con amici, di condividere. Per questo motivo voglio ringraziare la Newton&Compton e Claudio Colaiacomo per il bellissimo viaggio nel tempo. Ora potrò girare per Roma e osservarla sotto una luce diversa.

SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Newton&Compton
Pagine: 376
Prezzo: € 10,00

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Jane Austen – Manuela Santoni

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Si è concluso da poco l’anno del bicentenario per la morte di Jane Austen, grande scrittrice e modello per molti. La graphic novel di Manuela Santoni ci illustra una breve storia della sua vita, concentrandosi su alcuni momenti e caratteristiche della nostra amata zia Jane.

Siamo nel 1817, Jane Austen è malata e si appresta a scrivere alla sorella Cassandra una lettera ricordando la loro giovinezza: la capacità artistica di Cassandra e le difficoltà nel piano e cucito di Jane; una madre e un padre che per molti versi ricordano il signore e la signora Bennett di “Orgoglio e pregiudizio”; la passione per la lettura e la scrittura che nascono e crescono in lei.

“Sorella mia, tu lo avevi capito già da tempo. La notte io violavo sempre lo studio di nostro padre per leggere di nascosto… In essi finalmente trovato la libertà e non una costrizione. Quello era il mio momento preferito della giornata. Potevo essere in ogni luogo…in ogni tempo.”

Tra balli e scritti Jane incontra presso dei vicini Tom Lefroy, per il quale dopo un momento di avversione inizia a provare un sentimento. Jane a proposito di questo giovane ha chiesto alla sorella di distruggere le lettere in cui parlava del loro amore, così Cassandra ha fatto, ciò ha permesso alla fantasia di chi l’ha letta e amata di ricamare su di loro.

Non sappiamo quanto fosse forte il loro sentimento, ma sappiamo che Jane Austen non si sposò mai, controvertendo i canoni e in certo senso le regole del periodo che prevedevano che ogni donna si sposasse a avesse dei figli.

Manuela Santoni ci offre una graphic novel che con linee dolci in bianco e nero offre uno spaccato sulla vita della nostra eroina. Al fondo un interessantissimo articolo di Mara Barbuni, direttrice di “Due pollici d’avorio” rivista della Jane Austen Society of Italy”. Consigliata a tutti gli amanti della scrittrice! Vi consiglio inoltre la visione del film “Becoming Jane” con protagonista Anne Hathaway: offre una chiave di lettura sicuramente più romanzata ma molto passionale su questa storia d’amore.

 

SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: BeccoGiallo
Pagine: 107
Prezzo: € 17,00

 

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Presentazione/Recensione Mancanza – Ilaria Palomba

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Buongiorno lettori, questo articolo è scritto a quattro mani da me e, per l’occasione, da Sara Minervini, membro del nostro gruppo di lettura.

Abbiamo avuto il piacere di leggere e presentare il 27 dicembre Ilaria Palomba (già conosciuta precedentemente per il romanzo “Una volta l’estate” di cui Qui trovate l’allegato alla presentazione) con la sua silloge di poesie “Mancanza” edito da Augh! e uscito ad ottobre 2017.

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E’ una piccola raccolta di circa settanta poesie, più o meno frammentarie, che raccolgono diverse tematiche e offrono spunti di riflessione. La presentazione tenutasi pochi giorni fa presso la mostra “Women in art” curata da Miguel Gomez presso la Chiesa di Santa Teresa dei Maschi nel quartiere antico di Bari, ci ha permesso di approfondire alcuni temi e di cogliere al meglio alcuni significati.

Io e Sara abbiamo costruito quella che si potrebbe definire un’intervista, soffermandoci su alcuni punti che hanno destato in noi maggiore curiosità. Ilaria è sempre stata legata alla poesia, ci ha raccontato del lavoro di selezione fatto grazie all’aiuto di Antonio Veneziani, al suo scegliere e capire come in mezzo a tante righe i versi veramente importanti si potessero spesso contare sulle dita di una mano. Abbiamo notato i modelli riscontrabili nelle sue poesie, quali Pavese, Emily Dickinson, Pasolini, Dino Campana, Giuseppe Ungaretti, ecc.

 La memoria dei grandi poeti vive in noi, ci scorre nel sangue, tutto ciò che si scrive sboccia da ciò che è stato scritto e resta nella memoria collettiva.

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Nelle poesie di Ilaria sono presenti i quattro elementi naturali: acqua, aria, fuoco e terra. A quest’ultima la nostra autrice sente più difficoltà a legarsi, come per la filosofia, l’essere umano in generale e l’artista in particolare, faticano a rimanere con i piedi attaccati al suolo, la fantasia e immaginazione si espandono verso l’alto e verso il metafisico. Ma non manca anche l’immagine universale dell’uomo che, come un granello di sabbia, rappresenta solo una piccola parte di tutto l’universo, quasi quindi un voler rimarcare la situazione esistenziale umana.

Così come non è assente l’amore in questi versi, amore che è carne, è passione, è disordine ma anche armonia; è un insieme di opposti e la scelta di scriverli in prima battuta su carta e penna riesce in qualche modo a sublimare questo mondo interiore, un flusso che, come si diceva all’inizio, trova infine la sua direzione esatta nelle parole che confluiscono sulla pagina. Non meno importanti sono l’amore materno, anch’esso carnale in qualche modo, e la spiritualità, la ricerca di una divinità continua.

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Sono versi, quelli di Ilaria Palomba, carichi di una tensione emotiva che subito si trasmette al lettore: è stato molto suggestivo, infatti, vedere come il pubblico – alla fine della presentazione – si fosse già specchiato in essi e li avesse fatti suoi: solo sfogliando il libro aveva già stabilito un contatto diretto con le parole e le recitava, trovando, di volta in volta, un verso o un’intera poesia che li aveva immediatamente colpiti e appassionati, a dimostrazione che la parola poetica è un riflesso al quale il lettore non può proprio sfuggire. 

Concludiamo con il titolo: Mancanza. Breve, conciso e preciso:

 La mancanza è la condizione necessaria della poiesis artistica, è la base del filosofare, dell’amare e del creare. Quindi finché siamo mancanza possiamo creare qualcosa per colmarla, forse quando l’avremo colmata saremo Dio, la morte, un germoglio.

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 SCHEDA LIBRO:

Editore: Augh!
Pagine: 81
Prezzo: € 9,90