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Shadowhunters. La catena di ferro – Cassandra Clare

La catena di ferro  di Cassandra Clare è stato pubblicato da Mondadori lo scorso 27 aprile ed è il secondo volume della trilogia Shadowhunters – The Last Hour.

Del primo volume della trilogia, La catena d’oro, ve ne avevo già parlato l’anno scorso.

ATTENZIONE: LA RECENSIONE POTREBBE CONTENERE SPOILER DEL PRIMO VOLUME

Cordelia è ormai ben inserita nel nuovo contesto londinese: fidanzata con James Herondale, pronta a diventare la parabatai della sua amica Lucie, con un gruppo di amici fedele e il ritorno imminente del padre a casa.

Ma se all’esterno sembra tutto perfetto la realtà e ben diversa: il fidanzamento e conseguente matrimonio con James è una farsa, Lucie le nasconde qualcosa e la sente sempre più lontana, anche ognuno gli Allegri Compagni nasconde qualcosa ed infine il padre che Cordelia ritrova non è affatto quello che ricordava.

Oltre a tutto questo ci sono problemi anche con Cortana, la spada che i Carstairs si tramandano da generazioni. Se prima rispondeva in tutto e per tutto a Cordelia adesso non più e ogni volta che la giovane Shadowhunter brandisce la spada si ritrova con i palmi ustionati, come se la spada la rifiutasse.

Eppure Cordelia cerca di dimenticare: il suo matrimonio, seppur finto, sembra procedere bene. James è pieno di premure e in alcuni momenti sembra preso da lei, ricambiando l’amore che segretamente lei prova da anni per lui. Cerca di dirsi che il padre è così incattivito a causa dell’alcool. Che i suoi amici hanno tutto il diritto di avere qualche segreto, seppur questo le causa non poche preoccupazioni.

E se tutti questi problemi personali non bastano basta aggiungerci un serial killer che all’alba aggredisce e uccide Shadowhunters e poi sparisce senza lasciare alcuna traccia. Contravvenendo alle regole dell’Enclave saranno proprio i giovani a mettersi sulle tracce di questo misterioso serial killer.

Saranno proprio queste indagini non autorizzate a far cadere tutto il castello dei sogni di Cordelia: James è ancora innamorato di Grace Blacktorn, Lucie le nasconde qualcosa di veramente tremendo e una battaglia è alle porte. Cosa succederà nella comunità Shadowhunters?

Ma, soprattutto, cosa ne sarà della vita di Cordelia?

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Cassandra Clare ci riporta nella Londra vittoriana e ci rende partecipi di un’avventura in cui i colpi di scena non mancano.

Con questa nuova trilogia la Clare è stata capace di farci affezionare a nuovi protagonisti, di farci appassionare a nuove storie e di sognare con una nuova e combattuta storia d’amore.

Lo stile dell’autrice è accattivante e avvincente, con un lessico semplice ma efficace, I personaggi hanno una caratterizzazione psicologica sempre più profonda e ben delineata. La città che fa da sfondo non è un mero palcoscenico ma è una città che vibra e vive dando ulteriore spinta all’intera storia.

Come sempre la parte romance è tutt’altro che facile: sicuramente i nostri protagonisti riceveranno un lieto fine ma per ora la parola d’ordine è sofferenza. Una storia d’amore che ancora non sa di esserlo, con davanti a se una strada piena di insidie e incomprensioni.

Personalmente non vedo l’ora di poter leggere il terzo volume. Nel frattempo, se la nostalgia si fa forte, posso sempre rileggere i precedenti lavori.

La catena di ferro  di Cassandra Clare è il ponte perfetto per una storia iniziata in “sordina” ma che è destinata ad un grande (e spero giusto) finale.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 615
Prezzo: 22.00€
Voto: 8.5/10

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Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop – Fannie Flagg

Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop è uno dei romanzi più famosi di Fannie Flagg ed è da poco stato riportato in libreria da Rizzoli nella sezione Best BUR.

Comprato all’inizio di quest’anno è stato uno dei romanzi che mi ha tenuto compagnia quest’estate.

Siamo a Birmingham, nell’Alabama, anno 1985 e la signora Evelyn Couch, in visita alla suocera nella casa di riposo “Rose Terrance”, fa la conoscenza di una simpatica ed inusuale vecchietta: Virginia Threadgoode.

Virginia ha ormai superato gli ottant’anni ma è ancora vivace e piena di gioia di vivere. E con quella gioia, mista ad un pizzico di nostalgia, si ritrova a raccontare a Evelyn la sua giovinezza.

Giovinezza passata tra le mura di casa Threadgoode a Whistle Stop, un paesino disperso nell’Alabama, e le avventure che avvenivano.

Come l’apertura del Caffè di Whistle Stop: una tavola calda gestita da Idgie Threadgoode e Ruth, dove tutti erano i benvenuti e nessuno veniva lasciato digiuno. Un luogo accogliente frequentato da tutta la comunità. Anche quando le due proprietarie vennero accusate di omicidio.

Su due piani temporali diversi l’autrice ci racconta la vita della famiglia Threadgoode e del paesino di Whistle Stop. Ma, soprattutto, ci racconta la storia di Idgie e Ruth.

Ruth, dolce e riservata; Idgie, temeraria e intraprendente. Due opposti che si attraggono, due donne che lottarono per stare insieme e la cui relazione venne vista abbastanza di buon occhio e, in un certo qual modo, accettata.

Ma è anche la storia di Evelyn Couch, una donna di mezza età che si ritrova bloccata in una vita che non le piace: un matrimonio senza amore, due figli avuti per dovere coniugale, un marito distratto, una suocera sempre velenosa.

Per Evelyn le uniche vie di fuga sono il cibo e gli incontri con la signora Threadgoode. E sarà proprio la loro improbabile e stramba amicizia che darà una svolta alla vita della signora Couch.

Fannie Flagg ha costruito abilmente una storia di donne raccontata da una donna. Potrebbe sembrare un romanzo corale, potrebbe avere degli accenni di giallo dovuti all’omicidio, ma è principalmente una storia di donne.

Donne che hanno lottato per la loro felicità rendendo normale una cosa che, all’epoca, non lo era affatto. Donne che si rivelano amiche e confidenti. Donne che si aiutano a vicenda per rendere la vita più bella.

Ma anche un romanzo che racconta di una comunità, quella di Whistle Stop, e di tutti i suoi abitanti (di cui vengono seguite le tracce delle loro vite).

Un romanzo in cui spicca forte la tenacia e in cui il lettore può percepire la forza e la fiducia che queste donne hanno avuto in momenti diversi della storia.

Il tutto reso con uno stile semplice, a volte scanzonato, che accompagna dolcemente il lettore verso l’epilogo. Il linguaggio usato è leggero anche nei momenti cupi della storia, il ritmo della narrazione è dolce senza essere soporifero.

Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg è un romanzo che merita di essere letto e che potrebbe aiutare molte donne a trovare la volontà di cambiare le situazioni che non piacciono.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Rizzoli BUR
Pagine: 360
Prezzo: 10.00€
Voto: 8/10

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Atti di sottomissione – Megan Nolan

Atti di sottomissione è il romanzo d’esordio di Megan Nolan, classe 1990, irlandese trapiantata a Londra, pubblicato in Italia lo scorso 30 settembre da NNeditore. La protagonista è Megan stessa, che racconta avvenimenti della sua vita che hanno costruito la sua storia e il suo essere quella che è.

Su due linee temporali, una che comincia ad aprile 2012 e una nel 2019 che inframmezza con brevi paragrafi la linea principale, conosciamo Megan. Ragazza abituata a ricercare qualcosa per riempire il vuoto che la attanaglia dall’adolescenza, dal matrimonio fallito dei suoi genitori, dai commenti della madre sul suo corpo sempre sbagliato, si innamora di un amore totale, tossico, per Ciaran.

Ciaran è più grande di Megan, è di origini danesi, trasferitosi a Dublino per stare vicino ad un padre che lo aveva abbandonato da piccolo, lavora in ambito editoriale, ha avuto una relazione disastrosa a Copenhagen con Freya, con cui si è lasciato per i continui tradimenti di lei. In Megan Ciaran trova un’anima arrendevole, lei lo ama di una passione ossessiva, vive la sua vita in funzione di lui. Quando dopo pochi mesi lui la lascia nelle vacanze di Natale, per Megan è la disperazione, vive in attesa paziente che lui decida di tornare da lei; d’altronde le ha detto che la amava e le ha regalato una spilla d’ambra dichiarandosi.

Alla fine Ciaran torna davvero, dopo pochi mesi in cui aveva ripreso a frequentare Freya. Comincia per Megan una convivenza che pian piano, nel corso dei mesi e degli anni, tira fuori i suoi lati più oscuri e reali. Impariamo a conoscere una Megan che, non vedendo la sua situazione affettiva e psicologica migliorare, finalmente si rende conto del fatto che Ciaran non la ama davvero.

È cosí coraggioso vivere da soli? Forse, per certi versi. Ma è stato coraggioso anche chiedere a qualcuno di vivere con me, anche se era la persona sbagliata, e nel modo sbagliato. Come ho potuto chiedergli di amarmi, un giorno dopo l’altro, quando la risposta continuava a essere no? Quale disperazione mi ha fatto vivere a quel modo?

E mentre pian piano se ne rende conto, Megan si butta sull’alcol, sui rapporti occasionali, fino all’autodistruzione fisica e mentale.

Megan è una donna piena di difetti: fin da ragazzina si sente sola e cerca di richiamare su se stessa lo sguardo di chi le sta accanto. Lo fa non mangiando, vomitando, procurandosi dolore, sperando di riuscire ad essere amata per quella che è: una ragazza con un grande dolore dentro, una grande passione, che non vuole essere guardata con pietà, ma essere riconosciuta e accettata così com’è.

Megan Nolan ha riversato in queste pagine tutta se stessa e lo ha fatto senza schermi. La Megan di cui leggiamo è reale, tangibile; in lei possiamo riconoscere una parte di noi, le insicurezze e magari anche la forza e il coraggio per andare avanti. Merita una riflessione approfondita la sua fame d’amore, la sua insicurezza, il sentirsi uno strumento di piacere in mano agli uomini, la sua ossessione per una persona che non la ama davvero e da cui si fa sfruttare consapevolmente. Atti di sottomissione è un romanzo forte, crudo, senza filtri, che parla ad ogni lettore e gli chiede di pensare: forse a volte bisogna ricominciare da noi stessi, imparare ad amarci un po’ di più. Solo così riusciremo a farci amare di più anche dagli altri e a sentirci sicuri e giusti con noi stessi.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: NNeditore
Pagine: 275
Prezzo: 19.00€
Voto: 9/10 

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Il nostro meglio – Alessio Forgione

Il nostro meglio di Alessio Forgione è stato pubblicato da La Nave di Teseo e si trova in tutte le librerie dal 9 settembre.

Si tratta del terzo romanzo pubblicato da questo giovanissimo scrittore che ho conosciuto e amato con il suo Giovanissimi (candidato al Premio Strega 2020).

Ancora adesso non so esattamente cosa scrivere in questa recensione: è un romanzo che mi ha molto colpita e segnata. E, a distanza di giorni dalla fine della lettura, non riesco ancora a staccarmene.

Amoresano è cresciuto a Bagnoli insieme ai nonni in una famiglia semplice, senza pretese, che ha sempre saputo guardare e godere del cuore delle cose.

Adesso, a vent’anni, vive a Soccavo con i genitori, frequenta l’università, ha degli amici e una ragazza. Ma Bagnoli rimane il suo mondo, il suo piccolo porto sicuro. Un porto custodito da uno dei più indomiti guardiani: sua nonna.

È sempre stato un ragazzo introspettivo, che guarda al mondo con occhi curiosi ma disincantati. Sono poche le persone che hanno accesso al suo mondo. E quando arriva la notizia della malattia terminale della nonna lui si chiude ancora un po’ di più.

Si chiude nel suo dolore ma continua a vivere, un’estate che odora di possibilità che lui percepisce ma non coglie. Si rifugia nel suo strano rapporto con Maria Rosaria, la tabaccaia del quartiere, un rapporto che sta a metà tra l’amicizia e qualcosa di più. Nel suo amico Angelo, un sognatore che scontrandosi con le prime delusioni decide di scappare da Napoli. E poi c’è Anna, che lo porta a vedere il mare e a conoscere le isole.

Ma soprattutto si rifugia nei ricordi: la sua vita da bambino, la nonna sempre energica e a suo modo fuori dalle righe. Una donna dalla mentalità aperta ma con la severità di un’epoca che forse non c’è più. Ed è tutta qui racchiusa la vita di Amoresano: una vita fatta di tanto amore, forse più di quanto lui ne abbia mai dato.

Una vita che adesso sembra chiedergli il conto, che sta trasformando l’amore in una sofferenza assoluta. Una sofferenza che lo attanaglia e che nessuno comprende. Una sofferenza che vorrebbe fermare, così come vorrebbe fermare il tempo. Ma tutto va avanti, contro qualsiasi preghiera e logica.

E allora non rimane che affrontarlo, questo dolore. A muso duro. A spalle dritte. E sperare di guarire, prima o poi.

[…] mi ripeto che per nonna avrò vent’anni per sempre. Che non ci saranno altre forme di me. Non assumerò altre sembianze e quando sarò diventato un uomo, quando mi sarò laureato e avrò un lavoro e una famiglia, quando potrebbe essere orgogliosa di me, per nonna sarò ancora quello che sono oggi e quello che sono stato fino a qui.

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Alessio Forgione ci riporta nella sua Napoli con un’altra storia di forte impatto e di non facile lettura. Un romanzo che ci pone davanti all’ineluttabilità della vita e di come, a volte, possiamo solo passivamente accettare quello che succede.

È un romanzo di crescita, in un certo senso. Una crescita forzata da un grave avvenimento ma che costringe il protagonista, poco più che ventenne, a fare i conti con quella che è stata la sua vita fino a quel momento. Una sorta di bilancio tra sogni, conquiste e fallimenti. 

Lo stile di Forgione non fa sconti: duro, diretto, incisivo, a tratti quasi provocatorio ed estremamente essenziale. Il tutto accompagnato da una narrazione cruda ed angosciante che lascia il lettore in cerca d’aria, boccheggiante dopo una lunga apnea.

Psicologicamente pesante da digerire, dettagliato fino all’esasperazione, il racconto del gioco della vita che continua nonostante tutto e tutti. 

Il meglio di me di Alessio Forgione è un romanzo che “rimane” nella testa ma soprattutto nel cuore del lettore. Lettore che riceverà un pugno allo stomaco ma nessun balsamo per lenire il dolore.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: La Nave di Teseo
Pagine: 258
Prezzo: 17.00€
Voto: 10/10 

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Il cielo di pietra – N.K. Jemisin

Il cielo di pietra di N.K. Jemisin è stato pubblicato il 2 febbraio 2021 sotto il marchio Oscar Mondadori Vault per la collana “Oscar Fantastica”.

Terzo ed ultimo volume della trilogia La terra spezzata, preceduto da La Quinta Stagione e da Il Portale degli Obelischi.

ATTENZIONE: LA RECENSIONE CONTIENE, INEVITABILMENTE, SPOILER DEI PRIMI DUE VOLUMI. SE NON LI AVETE LETTI SCONSIGLIO DI PROSEGUIRE LA LETTURA!

Alla fine del secondo volume avevamo lasciato Essun di nuovo in viaggio, con tutta la com ormai distrutta di Castrima, erede di un nuovo potere lasciatole da Alabaster. Potere che la sta inevitabilmente trasformando in pietra.

Dall’altra parte dell’Immoto, invece, Nassun intraprende un nuovo viaggio con Schaffa alla volta di Corepoint, l’ultima città ai confini dell’Immoto.

Entrambe hanno un compito che si sono prefissate. Peccato però che questo le renda, in qualche modo, quasi rivali.

Essun vuole usare il suo potere per ritrovare finalmente la figlia e riportare la Luna a splendere sull’Immoto così da dare una seconda possibilità all’umanità.

Nassun, d’altro canto, è arrivata alla conclusione che il mondo sia marcio, l’umanità cattiva e senza nessuna possibilità di redenzione. È per questo che il suo obiettivo è quello di distruggere il mondo conosciuto.

Nei loro rispettivi viaggi che le porteranno via via a riunirsi, loro malgrado, entrambe si troveranno ad affrontare sfide di non poco conto soprattutto con il loro essere. Sfide che le cambieranno, cambieranno ancora il loro essere e il loro sguardo sul mondo.

E, quando finalmente si ritroveranno, non tutto andrà come sperato.

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Con questo terzo volume N.K. Jemisin ci porta per mano verso un epilogo che, seppur scontato a tratti, lascia il lettore orfano di una storia bellissima.

In questo libro abbiamo, stilisticamente parlando, ci troviamo un mix perfettamente equilibrato tra tecnica ed emotività. La parte fantascientifica è molto particolare e ben descritta ma si amalgama senza problemi con il fattore emozionale dei singoli personaggi.

Le lotte interne che devastano entrambe le protagoniste sono parte fondamentale della narrazione e regalano quel tocco in più all’intera storia. Confermata la capacità straordinaria dell’autrice di caratterizzazione dei personaggi (sia principali che secondari).

Tre sono le voci narranti: Essun, Nassun e una terza voce che verso la fine del romanzo si rivelerà (seppur un lettore attento capirà molto prima l’identità di questa voce misteriosa).

La narrazione ha un ritmo serrato, incisivo e di facile lettura nonostante alcune parti siano molto tecniche. Indubbiamente c’è stato un ulteriore miglioramento rispetto ai due volumi precedenti.

Il cielo di pietra di N.K. Jemisin è la degna conclusione di una trilogia che ha fatto innamorare milioni di lettori. Anche chi, con la fantascienza, non andava molto d’accordo.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Oscar Mondadori Vault
Pagine: 437
Prezzo: 15.00€
Voto: 9/10

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L’inverno dei leoni – Stefania Auci

L’inverno dei leoni di Stefania Auci è uscito lo scorso 24 maggio per Editrice Nord.

Si tratta del secondo ed ultimo libro che, insieme a I leoni di Sicilia, vanno a formare la dilogia de La saga dei Florio, una saga familiare che si dipana dal 1799 al 1935.

In questo secondo romanzo ci troviamo a leggere delle vicende riguardanti la terza e quarta generazione della famiglia Florio, la famiglia che ce l’ha fatta, quella famiglia di barcaioli che è arrivata alle vette e che ora viene temuta e rispettata.

Ignazio, figlio di Vincenzo, sa che Casa Florio è il suo destino e sa come sacrificare tutto al bene degli affari. E se suo padre era riuscito a prendersi la Sicilia, ora lui punta in grande: vuole arrivare a Roma e poi all’Europa grazie anche a piccoli intrighi politici.

È un impero sfolgorante quello che Ignazio sta costruendo e non importa se, per il bene degli affari, ha dovuto rinunciare al vero grande amore della sua vita. Basta solo chiudere il cuore e guardare avanti.

Molto diverso sarà l’approccio del giovane Ignazziddu che del padre ha solo il nome. Lui questo impero non vuole gestirlo, ha vent’anni e vorrebbe solo giocare e vivere la sua vita senza obblighi. Eppure, quando si ritrova improvvisamente a capo di tutto questo, lui ci prova.

Ci prova a far andare avanti le attività ricevute da suo padre e suo nonno. Ci prova a dar lustro al nome dei Florio con nuovi progetti, nuovi cantieri e nuovi sogni. Ma non ce la fa: gli manca quel qualcosa che ha permesso ai suoi avi di far diventare grande il nome dei Florio.

E così, come avevano vinto tutto in passato, i Florio perdono tutto. Eppure, seppur fugace come l’apparizione di una folgorante cometa, il loro nome continuerà ad essere ricordato. Soprattutto in Sicilia.

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Stefania Auci ci riporta in Sicilia e ci racconta, in una sorta di parabola discendente, l’ultimo secolo della famiglia Florio.

Un secolo che non lesina grandi eventi storici: dall’Unità di Italia alla Prima Guerra Mondiale, l’avvicendarsi di grandi nomi alla guida dell’Italia, il dopoguerra e l’avvento del fascismo.

Come per il primo volume la Auci amalgama perfettamente la realtà storico-politica di quei tempi con fatti di pura invenzione. Il tutto con uno stile diretto, fluido e privo di inutili fronzoli. Il lettore viene a conoscenza di una Sicilia che forse non si sarebbe mai immaginato: una terra ricca di beni e di risorse ma fortemente penalizzata dalla politica e dalla nascita delle prime vere famiglie mafiose.

Ancora una volta ritroviamo, forte e fondamentale, una caratterizzazione psicologica di tutto rispetto che trascina e affascina il lettore facendogli provare le stesse emozioni dei personaggi. 

Ma, pur non essendo così evidente, le vere protagoniste sono le donne (Giovanna e Franca): la parabola discendente dei Florio colpisce soprattutto loro. E sono soprattutto loro a non arrendersi e a ergersi, belle, forti e luminose, come stendardo di una famiglia ormai in declino.

Con L’inverno dei leoni di Stefania Auci si chiude una storia, un’epoca, che ha segnato profondamente la Sicilia e che adesso segnerà, per sempre, ogni singolo lettore che si avvicini alla loro storia.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Editrice Nord
Pagine: 679
Prezzo: 20.00€
Voto: 9/10

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Su un letto di fiori – Banana Yoshimoto

Uscito a inizio settembre Su un letto di fiori è l’ultimo romanzo breve di Banana Yoshimoto, pubblicato in Italia da Feltrinelli editore. Protagonista è Miki, la cui vita particolare è cominciata abbandonata su un letto di alghe wakame vicino alla costa di un villaggio. Trovata dalla signora Ohira è entrata nella sua famiglia, composta da moglie, marito, zio e nonno. Il suo arrivo è stato miracoloso; poco tempo prima infatti era morta la nonna, inoltre i coniugi Ohira non potevano avere figli: trovarla vicino al mare è stato un segno che lei diventasse la figlia che non avrebbero mai potuto avere.

La vita della piccola Miki procede piena di pace e serenità, con accanto un nonno straordinario, amante dei Queen, figlio di una filosofia new age e con doti magiche. Infatti se si richiede qualcosa di particolare al nonno, senza esagerare, per magia sembra che quella cosa poi si materializzi. Inoltre i genitori di Miki hanno un bed & breakfast nella loro casa, costruito dal nonno, un cottage in stile inglese, gemellato con un altro b&b in Inghilterra. Vivono tutti insieme sulla cima della collina e dietro la loro casa c’è una costruzione diroccata abbandonata, appartenuta anni addietro da una donna innamorata del nonno Ohira.

Quando Miki ha ormai trent’anni, un giorno i suoi genitori hanno un incidente stradale: il padre si frattura le costole e la madre finisce in ospedale per un po’ di tempo. Nel mentre ricompare nella vita della famiglia Nomura, di un anno più grande di Miki, suo amico di infanzia e grande stimatore del nonno. Nomura si era trasferito in America, si era sposato ed è rimasto vedovo: ora ha comprato il terreno dietro casa degli Ohira. Iniziano ad avvenire strani fenomeni: sassolini che compaiono all’improvviso sul vialetto, sogni di conigli, incubi legati a caviglie tagliate.

In un’atmosfera magica conosciamo sempre di più Miki, che seguendo la filosofia del nonno morto da qualche tempo, vive in comunione con la natura, in una spiritualità sempre più vicina alla terra, dove cerca di coltivare sempre la felicità e l’amore per la sua famiglia.

La vita dovrebbe somigliare a un sonnellino su un letto di fiori. Il tuo pregio maggiore, Miki, è che conosci il valore della felicità. Vai bene così come sei. Vivi come in estasi, distesa su un letto di fiori. Certo la vita è difficile, dura, piena di sofferenze. Ma si deve vivere come su un letto di fiori, qualsiasi cosa ci dicano gli altri, anche se non dovessero comprendere.

Un romanzo in linea con il solito stile di Banana Yoshimoto, è Su un letto di fiori, che in realtà poco aggiunge alla sua letteratura. Ho preferito di gran lunga altri suoi romanzi, sicuramente molto di più quello uscito l’anno scorso, Il dolce domani. Questo è un piccolo spaccato di vita, molto breve, circa 100 pagine, che può essere visto come un inno alla vita che ci circonda, da accettare e accogliere a braccia aperte, coltivando i rapporti con le persone a noi vicine, condito con quel po’ di sovrannaturale tipico dei suoi libri.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Feltrinelli
Pagine: 115
Prezzo: 14.00€
Voto: 6,5/10

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Storia di due anime – Alex Landragin

Storia di due anime di Alex Landragin è stata la lettura dell’ultimo mese del gruppo di lettura dal vivo. Il volume che ci ritroviamo tra le mani ha una particolarità: è possibile leggerlo in due modi. All’inizio infatti, all’interno della prefazione, la voce narrante di un rilegatore ci spiega le origini di ciò che leggeremo. Incaricato da una ricca baronessa di rilegare tre manoscritti assieme, con l’ordine di non leggerli, questi si ritrova nel mezzo di un intricato mistero al cui centro ci sono proprio quelle pagine. La baronessa infatti viene trovata assassinata e senza più gli occhi: tutto ciò spinge il rilegatore a nascondere il testo, dopo averlo attentamente letto.

A questo punto ci vengono presentati tre testi, tre manoscritti rilegati uno dopo l’altro, che possono essere letti in ordine oppure seguendo una sequenza, denominata sequenza della baronessa, che fa compiere dei salti avanti e indietro nella lettura. La storia comincia alla fine del Settecento, su un’isola nell’Oceano Pacifico, vicino alle Isole Sandwich: Oaeetee. Qui vive un popolo di indigeni che segue i dettami della Legge: abbiamo un grande saggio che governa e tramanda ai discepoli l’arte dello Scambio delle anime. E’ possibile infatti, se si viene preparati, fissando negli occhi una persona, senza distogliere lo sguardo, scambiare la propria anima con l’altra persona. Gli scambi possono essere consapevoli o meno, ma la cosa importante è che l’ordine venga sempre ristabilito e che ogni anima ritorni nel proprio corpo. L’arrivo di una nave francese sull’isola e uno scambio compiuto per gioco da un ragazzo del popolo, Kohahu, scatena tutta una serie di conseguenze.

Kohahu infatti, che non aveva ancora compiuto il suo percorso di formazione con il saggio, scambia la sua anima con quella del medico di bordo, Roblet; ma lo scambio non è perfetto. Infatti l’anima di Roblet nel suo corpo ha un attimo di sbandamento in cui colpisce il suo corpo d’origine, portando come reazione da parte della ciurma francese un colpo di moschetto che uccide il corpo di Kohahu e di conseguenza l’anima di Roblet stesso. Kohahu nel suo nuovo corpo torna sulla nave e parte da Oaeetee, seguito dalla sua amata Alula, che dopo aver visto tutto, compie un gesto estremo: compie uno scambio cieco, inconsapevole al malcapitato, con il mozzo Jourbert e sale sulla nave all’interno di quel corpo maschile.

Cominciano così decenni di peripezie in cui Alula continuerà a cercare Kohahu e si ritroverà invischiata in una spirale di crudeltà, violenza ed egoismo. Lo scambio iniziale di Kohahu ha condannato la sua anima ad un’amnesia continua: dopo ogni scambio infatti dimentica la sua vita, le sue origini, che gli ritornano sotto forma di incubi ogni notte. Gli unici momenti di pace sono quando nel corso delle vite Kohahu viene ritrovato da Alula. La loro diventa una rincorsa, prima nel tentativo di ristabilire l’equilibrio, poi una corsa per ritrovarsi sempre, nonostante le difficoltà. Il loro destino rimane legato all’anima di Jourbert, del mozzo che dopo il primo scambio forzato ne impara l’arte e medita vendetta per decenni.

La trama è avvincente, ogni tessera del puzzle va ad incastrarsi perfettamente: i protagonisti però non ne escono positivamente. I loro sbagli iniziali scatenano squilibri, anime prescelte vengono distrutte, perchè ad ogni scambio il malcapitato ha uno shock psichico che porta molto spesso alla follia e alla malattia: i tre seminano distruzione dietro di loro e sembrano tendere sempre verso una felicità che non arriva mai.

I personaggi si susseguono, all’interno poi di un contesto storico che viene ben definito, tra la fine del Settecento e gli anni ’40 del secolo scorso; vengono toccati anche nomi importanti e la figura di Baudelaire ne esce protagonista. Come filo conduttore infatti è presente per tutto il romanzo: da incarnazione di Kohahu, con amante Jeanne Duval-Alula, da autore di un manoscritto mai pubblicato che racconta la storia degli scambi, a lui viene dedicata una società segreta che dalla fine dell’Ottocento agirà e funzionerà da copertura e la sua tomba sarà il luogo di incontro delle due anime dannate nel 1940.

La modalità di lettura che personalmente ho scelto è stata quella di seguire l’ordine di rilegatura; mi sono trovata quindi in ordine il manoscritto inedito e autobiografico di Baudelaire, il racconto del 1940, che assume anche tinte di giallo, di Walter Benjamin e Madeline Blanc e infine il racconto delle vite di Alula, con la spiegazione di tutto ciò che è avvenuto dal 1790 al 1940, racconti che tirano le fila di tutto. La mia scelta probabilmente ha inficiato le emozioni collegate alla lettura, che non è risultata drammatica; è venuto a mancare l’elemento di suspense che avrebbe reso queste pagine più dense di avventura. Non ho empatizzato con i protagonisti e più volte ho pensato che questo continuo rincorrersi portasse come conseguenza solo morte e sofferenza. In definitiva Storia di due anime è un romanzo sicuramente ben scritto e ben architettato, la cui trama però non mi ha destato sensazioni positive e non mi ha lasciato grandi cose. Sicuramente come romanzo d’esordio merita se non altro una possibilità.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Nord
Pagine: 388
Prezzo: 18.00€
Voto: 6/10

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Spin the Dawn – Elizabeth Lim

Spin the Dawn di Elizabeth Lim è arrivato in Italia lo scorso 30 agosto per la collana Oscar Fantastica di Oscar Vault.

Primo libro della dilogia “Il sangue delle stelle”, il suo seguito, Unravel the Dusk, è già in tutte librerie poiché sono stati lanciati in contemporanea.

Protagonista di questa storia è la giovane Maia Tamarin: unica figlia femmina, con tre fratelli maggiori, lavora come cucitrice nella bottega del padre che un tempo era un famosissimo sarto.

Il suo desiderio è quello di diventare la miglior sarta del Paese ma sa benissimo che questo le è precluso dal suo essere donna. L’unica cosa a cui può aspirare è un buon matrimonio.

Ma il destino ha in serbo altro per Maia: un messaggero reale arriva nella bottega di mastro Tamarin e lo convoca a palazzo per partecipare alla competizione che determinerà chi sarà il nuovo sarto di corte. Essendo suo padre gravemente malato, Maia si traveste da ragazzo e intraprende il viaggio per il Palazzo d’Estate spacciandosi per suo fratello.

Maia sa benissimo che, se venisse scoperta, sarebbe giustiziata. Quello che non sa è che, per diventare sarto di corte, l’aspettano prove difficilissime dove non basterà la sua abilità come sarta.

Soprattutto quando le verrà chiesto di cucire tre abiti magici che abbiano al loro interno la risata del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle.

Accanto a Edan, lo stregone di corte, Maia intraprenderà un viaggio alla ricerca degli oggetti magici, ai confini estremi del regno, che la catapulteranno in situazioni che mai avrebbe immaginato. Ma, soprattutto, troverà qualcosa che mai si sarebbe aspettata di trovare.

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Per gli habitué del fantasy e per gli amanti della Disney ritroveranno, nel mondo creato da Elizabeth Lim, i “sapori” e i profumi di storie come “Mulan” e “Aladdin”.

Terre estremamente profumate e ricche di flora che si tramutano in aridi deserti che nascondono misteriosi templi in cui è facilissimo rischiare la vita; continuando il viaggio si incontrano ghiacciai e, andando ancora avanti, isole sperdute e dimenticate che richiedono un notevole prezzo per uscirne vivi.

Le descrizioni di questo mondo sono molto vivide e il lettore viene completamente catapultato in quei luoghi. Il tutto grazie anche ad uno stile molto semplice, di facile lettura, quasi colloquiale in cui si incastrano benissimo momenti d’azione.

Come per ogni storia che si rispetti è immancabile la storia d’amore ma, a differenza di altre storie, l’ho trovata un po’ fiacca: l’innamoramento è molto veloce, forse anche a causa del viaggio in cui i protagonisti rimangono a stretto contatto, ma la storia non è riuscita a far battere il cuore della me lettrice romantica.

La caratterizzazione dei personaggi è perfetta: la giovane Maia subisce una crescita enorme e matura quell’egoismo tipico delle giovani al primo amore. Ma non solo la protagonista, anche i personaggi secondari sono caratterizzati molto bene senza appesantire la narrazione e lasciando, su alcuni di loro, un piccolo alone di mistero.

Il primo centinaio di pagine, a livello di fatti narrati, è piuttosto piatto però superato questo scoglio il lettore si troverà davanti un romanzo piacevole con un cliffhanger di tutto rispetto.

Spin the Dawn di Elizabeth Lim è il perfetto antefatto per un storia che, secondo me, regalerà il meglio di se nel secondo capitolo. Fortunatamente non dovremmo aspettare molto per leggerlo!


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Oscar Vault Mondadori
Pagine: 394
Prezzo: 20.00€
Voto: 7.5/10

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Quando le montagne cantano – Nguyen Phan Que Mai

Quando le montagne cantano è un romanzo di Nguyen Phan Que Mai pubblicato all’inizio di quest’anno; ci racconta la storia dei Tran lungo il XX secolo in Vietnam, lungo due linee temporali che si alternano tra i capitoli. Conosciamo Dieu Lan, nata nel 1920 e sua nipote Huong nata nel 1960. Seguendo i loro due punti di vista ricostruiamo il racconto della loro famiglia e delle vicende che si sono susseguite in Vietnam.

Dieu Lan figlia di proprietari terrieri comincia a raccontare se stessa a Huong, soprannominata Guava come il frutto: il padre aveva garantito a lei e Cong, il fratello, un’ottima educazione tra gli anni Venti e Trenta del secolo, grazie ad un maestro di Hanoi: avevano imparato le lingue, tra cui quella del popolo invasore del periodo, i francesi. Dieu Lan aveva poi sposato Hùng da cui aveva avuto sei figli.

Nel 1942, quando in Vietnam c’erano anche i giapponesi a combattere contro i francesi, il padre di Dieu Lan era morto assassinato durante un viaggio verso Hanoi per vendere patate ai suoi clienti. I giapponesi avevano fatto un’imboscata e, mentre Dieu Lan e Cong erano riusciti a nascondersi, il padre era stato ucciso, sotto gli occhi di entrambi. A poco più di vent’anni Dieu Lan aveva quindi conosciuto già cos’era la violenza e la crudeltà della guerra.

Nel corso dei successivi tre anni sarebbero morti anche suo marito Hùng, avvelenato, e sua madre durante la carestia del 1945 che colpì il Vietnam del Nord e causò quasi due milioni di vittime. Dieu Lan e il fratello riuscirono a rialzarsi, rimettendo in piedi la loro attività agricola e portando avanti il loro lavoro. Ma nel 1953 cominciò la riforma agraria comunista nel Paese: ci fu chi riuscì a fuggire al Sud, ma i proprietari terrieri che rimasero nei loro villaggi furono accusati di sfruttamento dei loro lavoratori, furono arrestati e tanti morirono per mano dei contadini. La riforma agraria causò la morte di Cong, la fuga di Minh, il figlio maggiore di Dieu Lan e la fuga stessa della donna con i restanti cinque figli.

Questa fuga costrinse Dieu Lan a compiere scelte non sempre facili e soprattutto a prendere decisioni che portarono conseguenze importanti nella vita di ognuno. Quando il focus si sposta su Huong siamo negli anni Settanta del secolo: Huong è un’adolescente che vive con la nonna Dieu Lan: i genitori e tutti gli zii sono lontani, partiti per combattere contro gli americani e contro i vietnamiti del Sud, si trova a fuggire dai bombardamenti della città e, una volta che questi sono finiti, deve ricominciare la sua vita da capo, accanto alla nonna Dieu Lan che con coraggio e spirito di intraprendenza lascia il lavoro di insegnante e si inizia a dedicare al commercio illegale, pur di ricominciare a vivere dignitosamente, in attesa del ritorno dei suoi figli e del ricongiungersi della sua famiglia.

Capitolo dopo capitolo ricostruiamo quindi gli anelli di congiunzione di questa catena e di questa storia famigliare: Dieu Lan è un personaggio estremamente forte, costretto a vivere una guerra dopo l’altra, uno stravolgimento politico dopo l’altro, perdita, morte, ma riesce sempre a rialzarsi grazie all’amore per i suoi figli e al desiderio di riscatto. Huong cresce e vive rimanendo un po’ sullo sfondo di tutto, pensa e agisce da ragazzina prima, da giovane donna poi, ascoltando i racconti di chi le è accanto, in attesa, riportando poi quel racconto da adulta ai posteri, per far sì che le tragedie e le vicissitudini della sua famiglia in particolare e di un popolo in generale, non vengano dimenticate.

Lo stile del racconto rende in alcune parti gli eventi in maniera quasi scolastica, riuscendo a creare un certo distacco emotivo nel lettore, che probabilmente ne uscirebbe distrutto se fosse reso il tutto in maniera più drammatica. I personaggi della famiglia Tran coraggiosamente affrontano tutto quello che la vita gli pone davanti, senza tirarsi indietro, soffrendo in silenzio. Inevitabilmente ci si sente spettatori di una storia che non si conosce o che si conosce poco: occupazione francese, giapponese, statunitense, guerre, bombardamenti, distruzione, carestie, regimi politici quasi dittatoriali, utilizzo di armi chimiche sulla vegetazioni con conseguenze anche sui militari e civili. Dopo la lettura si ha la sensazione di aver appena assistito al racconto di una testimonianza molto importante, che era necessario conoscere. Personalmente ho preferito il racconto del passato, della carestia, della riforma agraria e in generale il vissuto di nonna Dieu Lan, più che il presente raccontato da Huong, che in paragone con la matriarca rimane un po’ sullo sfondo e quasi passiva. Il vero compito di Huong in definitiva sembra essere quello di raccogliere quarant’anni di vita e di raccontarli, per non dimenticare.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Nord
Pagine: 
380
Prezzo: 18,00€
Voto: 8/10