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Il risveglio – Kate Chopin

Il risveglio è un racconto lungo di Kate Chopin, nata nel 1850 e morta nel 1904, considerata una delle progenitrici del romanzo femminista del XX secolo.

Protagonista del racconto è Edna Pontellier, giovane ventottenne americana, sposata con Leonce Pontellier, ricco uomo d’affari. La coppia ha due figli e sta passando l’estate a Grand Isle, un isolotto nello stato del Louisiana. Edna è un animo puro e sincero, non è abituata ai sotterfugi dell’alta società, agli scandali arrossisce con molto pudore. Per tale ragione è diversa dal resto della compagnia: da Madame Lebrun e dai suoi figli Victor e Robert, da Madame Ratignolle, che con Monsieur Ratignolle ha due figli e sta aspettando il terzo. Non conosce il mondo delle relazioni extraconiugali e di ciò che conviene o non ad una donna sposata.

Qualcosa però cambia all’improvviso: Edna quasi risvegliandosi da un lungo sonno, nota Robert e la sua bellezza, il suo charme, vede l’acqua cristallina del mare, impara a nuotare e si spinge un po’ di più oltre i suoi limiti. La sua amicizia con Robert nel corso dell’estate diventa sempre più forte: Edna, che aveva imparato ad amare il marito, viene scossa dalla passione dei sensi che Robert le scatena. Robert un giorno parte per il Messico, ben presto le vacanze finiscono e si avvicina sempre più il momento del ritorno a casa a New Orleans.

Qui comincia l’autunno e Edna comincia a risvegliarsi sempre di più: capisce di essere una donna e di avere diritto ad essere felice, di non dover dipendere nelle scelte dal marito. Inizia a dipingere, ad uscire da sola quando vuole, senza per forza accampare delle motivazioni e delle visite. Leonce la vede sempre più strana e si rivolge al dottore per chiedere consiglio: quest’ultimo, capendo sotto sotto che probabilmente nella vita e nel cuore di Edna ora c’è un altro uomo, suggerisce al marito insoddisfatto di lasciarla fare, prima o poi le passerà.

Le ribellioni di Edna diventano sempre più forti: durante le lunghe assenze del marito il suo salotto viene frequentato da Arobin, uomo bellissimo e allo stesso tempo con la fama di dongiovanni. Il desiderio di indipendenza spinge Edna a decidere addirittura di affittare una villetta poco distante, con solo quattro stanze, in cui possa portare tutte le sue cose e sentirsi davvero a casa. Tutto sembra procedere bene, almeno fino a che non torna Robert dal Messico.

Edna Pontellier è un personaggio molto pacato e che difficilmente si riesce a dimenticare: il suo risveglio avviene lentamente, riusciamo a entrare nella sua mente e a cogliere il suo dissidio, i suoi dubbi, ciò che si nasconde dietro al sorriso. Kate Chopin ci presenta una donna che scopre di essere tale e che scopre soprattutto di essere un essere umano col diritto di essere felice e di scegliere per la propria vita, senza sacrificarsi per gli altri. Rimane il contesto storico e sociale di un America di fine Ottocento in cui la libertà delle donne veniva ben poco contemplata: non è detto che il risveglio spirituale e morale di Edna si traduca poi in un destino felice. D’altronde è una moglie, suo marito è molto ricco, è madre di due bambini e soprattutto la società opprimente parla.

Ad arricchire l’edizione RBA che possiedo sono presenti altri racconti molto brevi, scenette e sketches con protagoniste donne che affrontano baci rubati, sigarette misteriose, uomini sconosciuti che le sorprendono e fanno scattare in loro qualcosa. Kate Chopin scrisse tantissimi racconti nella sua breve vita, purtroppo a noi italiani ne sono giunti molto pochi.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Rba
Pagine: 218
Prezzo: 9,90€
Voto: 8/10

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Daddy – Emma Cline

Daddy di Emma Cline è il terzo libro pubblicato in Italia da Einaudi Editore e lo si può trovare in libreria dallo scorso 9 febbraio.

Della Cline avevo letto e amato Le ragazze il suo romanzo d’esordio e per questo ero molto incuriosita da questo nuovo libro.

Si tratta di una raccolta di dieci racconti, ognuno dei quali descrive uno spaccato di vita di alcuni personaggi.

Si passa così dalla famiglia apparentemente perfetta che si riunisce sotto lo stesso tetto per festeggiare il Natale alla commessa, anche lei apparentemente felice, che si ritrova a vendere la propria biancheria su internet per tirare su qualche soldo extra e un po’ di pathos.

Abbiamo poi lo spaccato di una ragazzina, una baby sitter, che si deduce abbia provocato qualche scandalo e che si rende conto che le piace essere al centro dell’attenzione oppure un padre, ex regista famoso, che tenta di essere contento per la carriera intrapresa dal figlio ma non fa che rimpiangere la sua vita passata.

Questi sono solo alcuni dei personaggi che popolano questa raccolta.

Personaggi incompiuti, infelici e problematici. Una serie di vicende in cui l’apparenza è completamente diversa da quella che è la realtà ed entrambe risultano comunque di una tristezza infinita.

Ammetto di avere da sempre un problema con i racconti: mi ritrovo sempre insoddisfatta, con quella sensazione di mancanza che non appaga la mia curiosità di lettrice.

Con questa raccolta la mia insoddisfazione ha raggiunto livelli altissimi: questi racconti non hanno un inizio e, ancora peggio, mancano di fine.

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Emma Cline ha iniziato a raccontare le vicende di questi personaggi di punto in bianco e non ha ritenuto opportuno, o degno, dargli un finale. Come quando, camminando per strada, ti capita di assistere ad una scena ma poi continui per la tua strada: non sai chi siano quelle persone, non capisci bene cosa stia succedendo in quel momento e non sai come andrà a finire la storia.

Questo per me è stato un forte handicap soprattutto a fronte di una scrittura inconfondibile e ben delineata. Perché lo stile della Cline ti rapisce, rende la lettura un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, un linguaggio diretto e senza inutili fronzoli che attira il lettore e lo invoglia alla lettura.

Ma qui, proprio sul più bello, proprio nel momento in cui quella magia a cui l’autrice ci ha abituati stava per compiersi, ecco la fine della storia: una fine non fine, un colpo di rasoio dato a recidere un filo nel mezzo.

Quello che rimane, alla fine del libro, è una serie di personaggi negativi, egoisti e infelici. Un campionario di umanità che lascia poco spazio alla speranza e alla fiducia nel futuro e nelle nuove generazioni.

Daddy di Emma Cline è un libro di cui salvo solo il modo in cui è scritto. Per il resto è stata una lettura che poco mi ha lasciato se non un grande senso di fastidio.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 231
Prezzo: 17.50€
Voto: 6/10

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Basta un caffè per essere felici – Toshikazu Kawaguchi

Uscito a gennaio per Garzanti editore, Basta un caffè per essere felici è il seguito del romanzo best seller del 2020 Finchè il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi. L’autore nel primo capitolo ci aveva presentato il caffè Funiculì Funiculà, dove è possibile viaggiare nel tempo. Le regole sono tante: innanzi tutto per viaggiare nel tempo, che si voglia andare nel passato o nel futuro, bisogna sedersi su una sedia occupata tutto il giorno da una donna in bianco, un fantasma. Il fantasma si alza solo una volta durante il giorno, mai allo stesso orario, per andare in bagno e la finestra temporale per il viaggio è possibile solo in quel momento. Una volta seduti ci si deve ricordare che nel passato o futuro non si può cambiare il presente, non ci si può alzare dalla sedia, pena il salto immediato nel presente, e si deve bere il caffè finchè è caldo: se si dovesse raffreddare si morirebbe e si diventerebbe fantasmi.

Regole tanto ferree che sembra anche impossibile che qualcuno decida di viaggiare in ogni caso, anche perchè si può viaggiare solo una volta. Eppure già dal primo capitolo qualcuno aveva tentato: dalla donna che voleva tornare nel passato per dire al fidanzato che lo avrebbe aspettato mentre era lontano per lavoro, alla moglie tornata indietro per parlare con il marito malato di alzheimer; dalla ragazza che decide di tornare indietro per poter parlare con la sorella, fino alla moglie del proprietario del caffè, Kei, che nel futuro voleva avere conferma della vita della sua piccola Miki e incontrarla almeno una volta prima di morire di parto.

In questo secondo capitolo reincontriamo Nagare, padre di Miki che ormai ha sei anni, Kazu, la cameriera e addetta a versare il caffè per il viaggio nel tempo. Conosciamo Kyoko, la cui madre ormai da tempo ama il caffè servito in questo locale, che da quando l’anziana sta in ospedale per un tumore maligno, ogni giorno viene col figlio Yosuke a prendergliene uno da asporto. In quattro macrocapitoli assistiamo a quattro viaggi. Il primo è Gotaro: ai tempi della scuola aveva un grande amico in Shuichi, che in un periodo di difficoltà lo ha aiutato a rialzarsi; da quel momento Gotaro ha un debito di riconoscenza nei suoi confronti, soprattutto perchè poco tempo dopo Shuichi e la moglie avevano perso la vita in un incidente d’auto e Gotaro aveva adottato la loro figlioletta crescendola come se fosse sua figlia e senza dirle la verità. Poi abbiamo pochi mesi dopo il viaggio di Kiyoshi, fratello di Kyoko, che da ragazzo voleva diventare maestro vasaio ed era partito per Kyoto lasciando la madre e la sorella. Non sapeva della malattia della madre e la notizia della sua morte lo ha destabilizzato, in un periodo in cui non se la passava neanche bene economicamente. Kiyoshi è arrivato al caffè per rivedere sua madre e regalarle un sorriso dopo tanto tempo, prima della sua morte.

Nei due capitoli successivi assistiamo al tentativo di un viaggio dal passato al futuro, di un ragazzo che vuole reincontrare la sua fidanzata di allora e assicurarsi che sia felice e che non stia ancora patendo per la sua perdita, mentre nell’ultimo un investigatore torna indietro di trent’anni, per consegnare un regalo di compleanno alla moglie che avrebbe perso la vita quella notte stessa in una rapina.

Ritroviamo la dolcezza dei sentimenti a cui già eravamo stati abituati dal primo romanzo, alcuni nodi dei personaggi principali vengono al pettine, scopriamo qualcosa di più su Kazu, la ragazza taciturna che non sorride mai e che sembra sempre infelice: scopriamo chi si nasconde dietro al fantasma della donna in bianco e conosciamo qualcosa di più del potere di versare il caffè che fa viaggiare nel tempo, capacità che si eredita di donna in donna nella famiglia.

Basta un caffè per essere felici è un romanzo che con la sua dolcezza mantiene la bellezza del primo romanzo, non delude il lettore, ma continua a trascinarlo all’interno di questo locale, tra i tre orologi appesi alla parete e il caffè che effonde il suo aroma nell’aria. Non vedo l’ora che anche i capitoli successivi, dovrebbe essere quattro in totale, vengano pubblicati.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Garzanti
Pagine:  172
Prezzo: 16€
Voto: 10/10

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Caterina – Susan Hastings

Caterina – Una principessa tra amore e potere di Susan Hastings è arrivato in libreria il 2 febbraio grazie alla casa editrice Edizioni Piemme.

Questo romanzo ci racconta la vita della principessa Sofia prima che diventasse la zarina Caterina II di Russia.

Sofia nasce in un piccolo principato periferico dell’impero prussiano, Zerbst, figlia di un nobile di basso lignaggio, Cristiano Augusto di Anhalt – Zerbst, e della principessa Giovanna Elisabetta di Holstein – Gottorp.

Pur essendo la primogenita, Sofia è mal sopportata dalla madre che non perde occasione di ricordarle quanto sia brutta ed insignificante. E mentre la principessa, sin da piccola, dimostra spiccata intelligenza e voglia di imparare, la madre passa il tempo a sminuirla e maltrattarla ricordandole che il suo compito è solo quello di trovare un buon marito.

Si può quindi ben immaginare la gioia che pervade la principessa Giovanna nel momento in cui la zarina di Russia, Elisabetta I, decide di convocare proprio la giovane Sofia per farla diventare la promessa sposa del futuro zar Pietro III.

Inizia così per Sofia un lungo viaggio che la conduce in Russia. Qui dovrà studiare e lavorare sodo per diventare una vera russa e conquistarsi la fiducia del popolo e della corte. Ben presto cambierà non solo abitudini e credo ma anche nome: la giovane principessa Sofia lascia il posto alla granduchessa Caterina.

Ma la vita accanto a Pietro si rivela difficile: lui, prussiano fin dentro le ossa, odia la Russia e tutta la corte non facendone nessun mistero. Si attacca così ai giochi da bambino, ai soldatini di piombo, fin quando non scopre l’alcool e si lascia andare a questo vizio che aumenta la sua cattiveria e il suo essere rozzo.

Così Caterina si ritroverà a cercare l’amore e la felicità nelle braccia di numerosi uomini oltre che a dover lottare per quel potere che, ormai, le spetta di diritto.

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Susan Hastings ci porta nella corte imperiale del Settecento raccontandoci, in maniera magistrale, la prima parte della storia di una delle donne più potenti di sempre.

In questo primo romanzo (a cui darà seguito L’imperatrice illuminata di prossima pubblicazione) il lettore conosce la principessa Sofia: una bambina maltrattata e poco considerata che, nonostante tutto, cresce intelligente e vivace.

Con uno stile essenziale e pulito la Hastings unisce storia e vita privata, non lesinando sui particolari, regalando al lettore un ritratto di una donna e di come abbia conquistato il suo potere.

Grande impatto il lato psicologico dei vari protagonisti che porteranno il lettore ad empatizzare con alcuni e quasi ad odiarne altri.

Caterina di Susan Hastings è un romanzo storico ben scritto, coinvolgente e che riporta sul piano umano Caterina la Grande.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Piemme
Pagine: 496
Prezzo: 15.90€
Voto: 9/10

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Quel che affidiamo al vento – Laura Imai Messina

Quel che affidiamo al vento di Laura Imai Messina è un romanzo di una dolcezza estrema: protagonisti sono personaggi spezzati dalla morte. Abbiamo Yui, trent’anni, che l’11 marzo 2011 nel terremoto che ha colpito il Tohoku, con conseguente tsunami, ha perso la madre e la figlia piccolissima. Da quel giorno vive la sua vita tra il lavoro alla radio e una tristezza immensa, le scatole piene di oggetti del suo passato, ben chiuse nella sua casa. Qualcosa sembra cambiare quando scopre l’esistenza del Telefono del vento, una cabina telefonica a Bell Gardia, in un giardino pieno di fiori e piante, custodite dal custode Suzuki-san.

Il telefono della cabina è scollegato, ma chiunque abbia perso qualcuno può prendere la cornetta, comporre un numero e parlare con i propri cari affidando le sue parole al vento. Qui Yui conosce Takeshi, medico chirurgo, che anni prima ha perso la moglie per un tumore e da allora la figlioletta Hana non ha più pronunciato alcun suono. Takeshi racconta alla moglie la sua vita, la crescita della piccola, il suo rapporto con la madre Naoko.

Ieri sera leggevo a mio nipote la storia di Peter Pan, il ragazzino volante che perde la sua ombra e la bambina che gliela ricuce sotto la suole, ecco, credo che siamo così anche noi che andiamo su quella collina: cerchiamo di riavere indietro la nostra ombra.

A Bell Gardia Yui conosce anche tanti altri: dal ragazzo la cui madre è morta durante lo tsunami e il cui padre è finito in uno stato catatonico; a quello che parla arrabbiato al figlio morto facendo un gioco pericoloso. Pur non entrando mai nella cabina, rimanendone sempre fuori, Yui inizia ad affezionarsi a quel luogo, a quello che percepisce in esso, a credere che esista un mondo che collega i vivi e i morti. Ma soprattutto Yui conosce sempre di più Takeshi e se ne innamora, conosce Hana e rivede sua figlia, la vede più grande e si pone tante domande. E’ possibile rifarsi una vita quando la tua è stata portata via dalla forza del vento e dell’acqua? Si può tornare ad amare il mare e a rimanerne attratti ancora dopo una tragedia simile? E quando la natura torna a scatenarsi con un uragano, è possibile salvaguardare un luogo e proteggerlo a costo della propria sopravvivenza?

In Quel che affidiamo al vento non è possibile non entrare in empatia con i personaggi, non affezionarsi a loro e alle loro storie, alle parole che affidano al vento e che forse arrivano al di la dei confini del mondo. Laura Imai Messina ci parla così dello tsunami che nel 2011 portò via quasi sedicimila persone, frantumando l’anima ai superstiti. Ci parla di una donna e della sua forza per ricominciare. Interessanti la playlist presente nel libro e tutte le pagine inserite a inframmezzare la storia, per portare l’attenzione del lettore anche su particolari che potrebbero sembrare insignificanti e invece non lo sono.

Yui comprese che l’infelicità aveva sopra le ditate della gioia. Che dentro di noi teniamo premute le impronte delle persone che ci hanno insegnato ad amare, a essere ugualmente felici e infelici. Quelle pochissime persone che ci spiegano come distinguere i sentimenti, e come individuare le zone ibride che ci fanno anche soffrire, ma che ci rendono diversi. Speciali e diversi.

Il telefono del vento esiste davvero, fuori dalla città costiera di Otsuchi, ed è stato costruito da Itaru Sasaki, un anno prima dello tsunami. Lo aveva costruito nel suo giardino perchè voleva continuare a parlare con lui. Nel 2011 Sasaki decise di permettere a chiunque ne sentisse il bisogno di utilizzarlo: alla fine si può continuare a comunicare amore anche dopo la morte.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Piemme
Pagine: 248
Prezzo: 17,50€
Voto: 10/10

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Cambiare l’acqua ai fiori – Valérie Perrin

Cambiare l’acqua ai fiori è il titolo più venduto in Italia nel 2020 e ha consacrato la sua autrice, Valérie Perrin, nell’olimpo dei best sellers. Questa è la storia di una donna, Violette e del suo cammino nel mondo. Violette ha diciassette anni quando conosce Philippe Toussaints nel bar dove lavora. Violette è un’orfana cresciuta in diverse case famiglia, ha mentito sulla sua età per lavorare e viene subito attratta dai riccioli di Philippe, dalla sua bellezza di uomo più grande di dieci anni. Iniziano una relazione fatta per lo più di sesso e vanno a vivere assieme. Ad un certo punto arriva pure una figlia: Leonine.

Violette conduce la sua esistenza con il timore che Philippe possa abbandonarla prima e che i suoceri possano portarle via la bambina poi; per questo si arrende a lavorare solo lei tra i due, a servire in tutto e per tutto Philippe. Così i due lavorano prima nella stazione di un piccolo borgo, dove devono controllare i passaggi a livello, poi in un cimitero. In quest’ultimo posto incontriamo la Violette del 2017, una donna di quasi cinquant’anni, che ormai vive da sola; Philippe se ne è andato da quasi vent’anni e il cimitero è il suo regno.

Qui si occupa di cambiare i fiori, coltivare l’orto dove crescono fagiolini e pomodori, pulire le tombe, tenere tutto in ordine, offrire conforto e una bevanda nella sua casa agli avventori di quei corridoi del lutto. Violette ha imparato pian piano a nutrire e curare la vita attorno a sè, dal fiore in giardino, al cane che da tempo dorme sulla tomba del suo padrone. Nella cittadina ha trovato il suo equilibrio: con un armadio di colori accesi che nasconde sotto i cappotti scuri.

A Branchon-en-Chalon la aiutano i becchini, tre uomini tuttofare: da quello che da quando si è innamorato di Elvis Presley si fa chiamare come lui e cita le sue canzioni, a quello che nella sua imbranataggine rischia di cadere nei fossi costantemente; ci sono i membri dell’agenzia funebre, i fratelli Lucchini e il parroco che si occupa di officiare le funzioni. In questo mondo ovattato, fatto di tranquillità, compare Julien Seul. Julien è un commissario di polizia, la madre è appena morta e ha lasciato tra le sue ultime volontà quella di essere cremata e sepolta accanto alla tomba di un abitante del posto, morto ormai da qualche anno: Gabriel Prudent.

Partendo da qui, attraverso chiacchierate davanti a una tazza di un buon alcolico, un diario appartenuto alla donna, Violette conosce la storia di un amore impossibile. I capitoli si intrecciano con la storia della sua vita, del suo passato, gli anni trascorsi accanto a Philippe e Leonine, il racconto di una tragedia che avrebbe cambiato per sempre il destino di entrambi. Non mancano capitoli anche scritti dal punto di vista di Philippe stesso: in questo modo il lettore riesce a farsi un’idea a tutto tondo dei personaggi entrati in contatto con Violette, dei motivi di alcune scelte, della fragilità e della forza dell’essere umano davanti a determinate situazioni.

Cambiare l’acqua ai fiori è un romanzo che viaggia su più binari: da un lato un racconto d’amore, anzi, racconto di vari amori, di diverse relazioni, di quel sentimento che entra prepotentemente nelle nostre vite quando meno ce lo aspettiamo, l’amore romantico che ci fa compiere scelte assurde. Poi abbiamo l’amore famigliare, l’amore per un figlio, la cui scomparsa può trascinarci sempre più nel baratro della disperazione e ci uccide. Non manca una vena mistery in questo romanzo: le fila di diversi intrighi vengono tirate e messe in ordine solo alla fine del libro e la soluzione di essi può lasciare forse un po’ di amaro in bocca. La serenità, la forza di Violette si aggrappano al cuore del lettore, che alla fine di queste quasi cinquecento pagine ha imparato ad amare questa donna, con i suoi mille difetti e il suo coraggio di andare comunque avanti. Il cambiare l’acqua ai fiori diventa un rito salvifico, capace di lenire le ferite più profonde e di regalare un sorriso a chi è rimasto.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Edizioni e/o
Pagine: 473
Prezzo: 18.00€
Voto: 9/10

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Gli ultimi fuochi – Francis Scott Fitzgerald

Gli ultimi fuochi è un romanzo lasciato incompleto e uscito postumo, del grande scrittore americano Francis Scott Fitzgerald. Un narratore onnisciente racconta la vita di Monroe Stahr, un produttore hollywoodiano rappresentante di un mondo cinematografico sempre più alla deriva da un punto di vista morale. La sua vita viene anche vista dagli occhi di Cecilia Brady, diciannovenne figlia del collega di Stahr, abituata fin da bambina al lusso, alle stelle del cinema e al mondo di celluloide. Su un aereo incontra per la prima volta Stahr, che da una condizione sociale bassa si è innalzato e ormai ha raggiunto il successo.

Nel corso della narrazione assistiamo ai suoi rapporti con il resto della troupe, dai produttori agli sceneggiatori: assistiamo a vere e proprie discussioni, sull’importanza anche di realizzare pellicole di cui non si può sapere la resa reale, ma che devono raccontare alcune storie, perchè così deve essere. Una sera c’è un terremoto, si rompono alcune tubature e gli studi vengono allagati: proprio quella sera Stahr salva due ragazze dall’annegamento, Edna, una prostituta e Kathleen Moore, ragazza misteriosa, più giovane di lui di dieci anni, ritratto spiaccicato di Minna Davis, la moglie morta di Stahr. Tra i due scatta qualcosa che sembra come una scintilla che si consuma subito, poichè la ragazza sta per sposare un Americano che l’ha aiutata in un periodo di grande difficoltà.

In tutto questo abbiamo Cecilia che da un lato si è invaghita di Stahr e vorrebbe sposarlo e quest’ultimo che sa di avere ormai ancora pochi mesi di vita a causa di una malattia. Purtroppo il racconto si interrompe al sesto capitolo, lasciando il lettore interdetto. Edmund Wilson, colui che si occupò della pubblicazione dell’opera dopo la morte di Fitzgerald, raccolse tutti i suoi appunti, cercando di dipanare l’intreccio, come si sarebbe dovuto sviluppare da quel momento in poi. A causa dell’incompiutezza dell’opera è difficile riuscire a costruire un quadro della storia, che risulta piuttosto confusionaria, soprattutto nei punti in cui racconta Cecilia, che sembra essere la burattinaia pronta a muovere le redini della situazione e delle persone a lei vicine. Cecilia ha un padre che va a letto con le segretarie, non parla con lui per mesi e da lui ha avuto solo i soldi per andare al college: sembra che da lui non possa aspettarsi l’affetto paterno.

La figura di Stahr Monroe sarebbe potuta diventare molto di più e già così abbozza un’idea del cinema: grazie a lui vediamo come doveva essere il dietro le quinte hollywoodiano, ciò che accadeva dietro ai riflettori: le liti, gli sperperi di denaro, i tagli necessari, tutto in nome di un’idea da realizzare al meglio. Fitzgerald voleva mostrarci il mondo dorato che lo aveva disilluso dopo l’esperienza come sceneggiatore cinematografico negli anni Trenta.

Gli ultimi fuochi per cui, seppur rimane da un punto di vista della trama abbastanza acerbo, riesce a trasmettere quelli che erano gli aspetti più nascosti della settima arte e a dare almeno un’idea di quella che era la scrittura del suo autore, Francis Scott Fitzgerald, forse il miglior rappresentante dell’età del Jazz.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Theoria edizioni
Pagine: 160
Prezzo: 14.00€
Voto: 6/10

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La fortuna di Finch – Mazo de la Roche

La fortuna di Finch di Mazo de la Roche è il terzo volume della saga di Jalna pubblicata in Italia per Fazi Editore ed è in libreria dal 28 gennaio.

Vi avevo già parlato in precedenza dei primi due volumi, JalnaIl gioco della vita, ed ero impaziente di continuare la lettura di questa saga.

Nel secondo volume il lettore assiste alla dipartita della capostipite Adeline che, giocando un brutto scherzo ai figli e ai nipoti più grandi, decide di lasciare il suo patrimonio al giovane Finch. Ed è alla vigilia della maggior età di Finch che si apre questo romanzo.

Il giovane Finch sta per compiere ventuno anni e così potrà entrare in possesso del patrimonio lasciatogli dalla nonna. Questo evento procura una certa ansia al giovane Whiteoak che ricorda benissimo le reazioni che i suoi parenti hanno avuto alla lettura del testamento.

Ma, proprio per distendere gli animi, Renny decide di organizzare una festa per il compleanno di Finch. Il giovane, per ripagare la gentilezza del fratello e nel tentativo di far dimenticare il torto che gli altri hanno subito, decide di iniziare a fare piccoli regali ai propri familiari.

Il più grande regalo è quello offerto agli zii Nicholas ed Ernest: un viaggio in Inghilterra, tutto spesato, lì dove i Whiteoak hanno avuto origine e dove ancora vi abita la sorella Augusta.

Già dalla traversata e dalla permanenza a Londra il giovane Finch inizia ad assaporare un senso di libertà mai provata prima. Ma il vero cambio in lui arriverà con la sua permanenza nel Devon: qui incontrerà la cugina Sarah da cui si sentirà incredibilmente attratto e grazie alla quale inizierà a provare le prime gelosie e i primi spasmi amorosi.

Ma non sarà solo Finch a cambiare in questo viaggio: al suo ritorno a Jalna comprenderà che anche lì le cose sono profondamente cambiate durante la sua assenza e ciò lo lascerà esterefatto.

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Mazo de la Roche ci riporta in Canada, nella tenuta dei Whiteoak, e poi ci accompagna nel viaggio verso l’Inghilterra. Un viaggio che, oltre che fisico, sarà spirituale e molto psicologico.

Non sarà solo il giovane Finch a trarne insegnamento ma anche gli anziani zii si ritroveranno a fare i conti con il loro passato e il loro presente, in prospettiva di un futuro troppo vicino.

Al terzo volume continuiamo a scoprire i caratteri dei vari componenti della famiglia, le dinamiche che cambiano con il tempo e con l’avvicendarsi di nuove conoscenze. Un ampio specchio di mondo che si riflette in questo particolare nucleo familiare.

Lo stile di Mazo de la Roche ormai è conosciuto e apprezzato: una scrittura fluida, elegante ma senza arzigogoli. Punto forte, come sempre, la caratterizzazione dei personaggi che dona quel qualcosa in più alla narrazione che coinvolge ancora di più il lettore.

La fortuna di Finch di Mazo de la Roche conferma la bellezza di questa saga e la bravura di questa autrice finora così poco conosciuta. A noi lettori non resta che aspettare il seguito.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 508
Prezzo: 18.00€
Voto: 8.5/10

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Assedio e tempesta – Leigh Bardugo

Assedio e tempesta di Leigh Bardugo è stato pubblicato il 19 gennaio scorso da Mondadori.

Secondo volume della trilogia Grishaverse è stato preceduto da Tenebre e Ossa (che trovate recensito qui ) e la sua conclusione, dal titolo inglese Ruin and rising, dovrebbe arrivare in Italia a fine marzo sempre per Mondadori.

Tenebre e Ossa si era concluso con Alina e Mal che scappavano dall’Oscuro e dal regno di Ravka per salvarsi.

Ed è da qui che riprende Assedio e tempesta: Alina e Mal sono a bordo di una neve nel Mare Vero per raggiungere le coste di Novyi Zem, lì dove nessuno conosce l’identità della potente Evocaluce, per rifarsi una vita.

Ma nessun posto è sicuro quando si tratta dell’Oscuro: ben presto, proprio quando i due giovani si erano convinti di essere in salvo, vengono trovati e catturati dall’Oscuro e dai suoi uomini.

In realtà il viaggio di ritorno prevede una piccola deviazione e sarà durante questo viaggio che Alina troverà un improbabile alleato che potrebbe aiutarla a salvare Ravka dall’Oscuro e dal suo nuovo, orribile, potere.

Insieme a lei anche l’inseparabile Mal che cercherà di combattere per il bene di un paese in balia di un re debole e dei tiranni che lo stanno affossando.

Sarà difficile per Alina rimettere in sesto le rovine lasciate dall’Oscuro, conquistare la fiducia di chi è rimasto, trasformarsi in quello che lei non è mai stata: una donna sicura di sé e del suo potere.

Ed infine dovrà prendere una drastica decisione: scegliere tra l’amore che per lei è sempre stato un porto sicuro o esercitare il suo potere e salvare così Ravka?

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Leigh Bardugo continua il racconto di quella che è la vita di Alina, una vita destinata a qualcosa di grande. La scrittura è quella che abbiamo imparato a conoscere ed amare: fluida e molto d’impatto.

Ritorniamo a Ravka e, accanto all’ambientazione già conosciuta con i suoi richiami alla Russia, entriamo nel vivo degli intrighi politici e di corte. La corsa al trono, la costruzione di alleanze ed anche la preparazione bellica sono al centro di questo capitolo centrale.

Di grande rilievo anche la parte psicologica, soprattutto quella che riguarda Alina: il suo sentirsi inadeguata, la lotta interna tra quello che era e quello che sta diventando, il suo sentirsi disorientata a causa del potere che sente crescere in lei ma soprattutto la paura di diventare come l’Oscuro.

Ammetto che, rispetto al primo, l’ho apprezzato un po’ meno: c’è meno azione ed è incentrata soprattutto nelle ultime trenta pagine. Nonostante sia stata una narrazione con un livello leggermente meno serrato è comunque un romanzo che si lascia leggere velocemente.

Assedio e tempesta è un secondo capitolo perfetto che prepara il lettore a quello che, si spera, sarà il gran finale.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 292
Prezzo: 18.90€
Voto: 7.5/10

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Andromeda Heights – Banana Yoshimoto

Andromeda Heights, canzone dei Prefab Sprout, dà il titolo al primo capitolo della tetralogia Il regno di Banana Yoshimoto. ConosciamoYoshie Shizukuishi, una ragazza che all’inizio del romanzo ha appena accompagnato all’aeroporto Kaede, suo primo amico e datore di lavoro, che sta partendo per il consueto viaggio annuale in Italia.

Da qui comincia a raccontarci come è arrivata a quel giorno: conosciamo la nonna di Shizukuishi, che l’ha cresciuta fin da bambina. Le due vivevano insieme sulla montagna, preparando miscele di te speciali e famosi, ricchi di proprietà guaritrici. Accanto alla nonna Shizukuishi ha intessuto un legame speciale con la terra e la natura, con le diverse specie di cactus coltivate. Tutto cambia quando un giorno la nonna decide di partire per Malta: ha conosciuto su internet un vecchietto di lì, si scambiano ormai da tempo diverse email e le piacerebbe cominciare una nuova avventura con lui. Poi la montagna ha perso molta della sua magia a causa dell’intervento dell’uomo, non è più come prima.

Shizukuishi si ritrova così all’improvviso da sola e senza amici: aiutata da una coppia proprietaria di una locanda vicino all’appartamento in città che ha affittato, conosce Kaede, uomo quasi completamente cieco e dotato di capacità sensoriali particolari. Shizukuishi inizia a fare l’assistente di Kaede e lo aiuta nella stesura di un libro, sotto la supervisione di Kataoka, amico e amante di Kaede stesso.

Shizukuishi è una ragazza solitaria, legata alla natura e a ciò che essa può dare; Kaede vede il futuro delle persone grazie ad un loro oggetto e vede il vero io anche di Shizukuishi. Kataoka è un uomo buono ma geloso della nuova amica di Kaede. Poi c’è Shin’Ichiro, la relazione più vicina all’amore di Shizukuishi, legato anche lui ai cactus, separato dalla moglie ormai da tempo, accetta di dormire con la ragazza in un albergo, instaurando con lei un rapporto semplice, abitudinario e senza passione.

Arricchiscono la narrazione riflessioni sulla vita, perle di leggerezza che rendono la lettura dei libri di Banana Yoshimoto adatti ai momenti di stallo ed estremamente rilassanti pur essendo pregni di tematiche spesso tristi e legate alla perdita.

Dove ci sono gli uomini c’è il male, ma c’è sempre anche il bene. É sbagliato sprecare energie per odiare. Non devi stancarti di cercare le parti migliori. Abbandonati alla corrente e sii umile. E fa’ tesoro di ciò che la montagna ti ha insegnato, adoperati per aiutare gli altri. Il rancore intaccherebbe ogni cellula del tuo corpo, Shizukuishi, senza eccezioni.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Feltrinelli
Pagine: 97
Prezzo: 7,50€
Voto: 8/10