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L’ultima bozza – Michele Scaranello

Lo scorso 26 gennaio ho avuto l’onore e l’onere di presentare assieme a Sara Minervini, nella splendida cornice di Palazzo Tupputi a Bisceglie, il romanzo L’ultima bozza dell’autore Michele Scaranello.

Dico l’onore perché essere coinvolta in un evento così prestigioso, con stampa e televisione, mi ha enormemente onorata. E dico l’onere perché è enormemente difficile dare a questo libro il giusto valore e riuscire a trasmettere tutto quello che questo romanzo riesce a dare in poche domande.

Ma io ora sono qui per parlarvi del libro e non della presentazione in sé. Di quella ve ne parla ampiamente e con maestria la nostra Sara in questo articolo, arricchito anche da un’intervista all’autore.

L’ultima bozza è la storia di Stefano, correttore di bozze, e di suo padre Franco.

Stefano è uno scapolo cinquantenne dedito a due cose: il suo lavoro e sua madre. La sua vita scorre su dei binari che corrono dritti senza mai deviare. E su questi binari trovano posto anche le sue due grandi passioni: la lettura e il jazz.

Non mi sono sposato: il mio aspetto è sempre stato troppo burbero e trasandato per avvicinare le donne. La miopia, il naso aquilino e il mento pronunciato hanno fatto il resto. I miei interessi da sempre si esauriscono nella lettura e nell’ascolto della musica jazz, di quella fantastica melodia che mi riporta al sogno americano accarezzato da ragazzo, quando mamma pensò di emigrare in cerca di miglior fortuna.

Ma il destino è beffardo ed ha, per Stefano, una grossa svolta in atto. E questa svolta si presenta sotto forma di romanzo. Una bozza di un autore esordiente che capita sulla scrivania di Stefano e che lo costringerà a mettersi in gioco e superare paure e limiti. Perché in questo romanzo si racconta la storia di Franco, soldato italiano di stanza sul fronte greco durante la Seconda Guerra Mondiale, che a seguito dell’armistizio venne deportato in vari campi di lavoro nazisti, prima, e russi, poi. E questa storia, questo soldato, ricordano proprio tanto la figura di suo padre disperso subito dopo l’armistizio.

E’ così che Stefano intraprende un viaggio lungo la costa adriatica, da San Benedetto del Tronto a Trieste giungendo infine in Grecia, alla ricerca di un diario disperso e di qualcuno che conservi memoria di suo padre. Ma, soprattutto, alla ricerca della verità.

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La struttura del romanzo è “mista”: vengono alternati capitoli narrati dal punto di vista di Stefano a capitoli scritti sotto forma di diario. Il diario che Franco scrive durante i suoi anni di prigionia e che ripercorre tutta la sua vita.

Con entrambi i punti di vista l’autore ci concede il dono di conoscere ed osservare l’animo umano, l’animo di due persone perse da tempo ma tremendamente simili nei modi e nei sentimenti.

L’orrore della guerra, vivido e pulsante, trova ampio riverbero grazie ad alcuni brani presi integralmente dal diario di Filippo Scavo, soldato barese fatto prigioniero l’otto settembre 1943, tornato in patria dopo la deportazione in sette diversi campi di concentramento.

A Michele Scaranello va riconosciuta la maestria nell’aver creato, intorno a questa testimonianza, la storia di un uomo cresciuto senza un padre che decide di mettersi in gioco e rivedere tutta la sua vita in nome di una verità per troppo tempo taciuta.

E tutto questo viene narrato in maniera fluida, scorrevole, trascinando il lettore in un fiume di sentimenti, in un saliscendi di emozioni che fanno riflettere e, soprattutto, ricordano che non ha senso dimenticare quello che è stato il passato anche se questo ha in sé tanta sofferenza.

Ormai, mi sono convinto di aver scritto queste memorie con l’unico intento di lasciare traccia del mio passaggio in questa vita. Una vita umiliata e calpestata, da altri uomini miserabili. E come uomo mi vergogno molto di quello che ho visto, che ho patito, ma in tutta coscienza, anch’io ho molto da farmi perdonare. Solo adesso capisco la sofferenza che ho dato e darò alle persone che mi hanno voluto bene. Non so se vivrò abbastanza da farmi perdonare da mia madre, da mia moglie, da Sophia e dai miei figli. Se il destino mi priverà della vita prima che possa riabbracciarli, allora queste parole varranno come testimonianza di un ultimo, infinito gesto d’amore nei loro confronti. Come un condannato, vorrei rapire il tempo, imprigionarlo dentro di me, insieme ai ricordi e agli affetti più cari. Vorrei tanto non lasciarlo andare via, prima che lui abbandoni me.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Auto pubblicato
Pagine: 213
Prezzo: 17.00€

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Olga di carta – Jum fatto di buio – Elisabetta Gnone

«Ma è un libro per bambini?»
«Nono»
«Allora è un libro per adulti?»
«Diciamo che è un libro che si plasma perfettamente addosso a chi lo legge. E’ come i Lego, è adatto a tutti dai 5 ai 99 anni.»

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Olga è una bambina che racconta storie. Non frottole, eh. Storie vere, di cose che sono successe veramente. In paese lo sanno tutti e per questo, quando la vedono fermarsi a chiacchierare con qualcuno tendono le orecchie e ascoltano per controllare che non stia iniziando una nuova storia. In questo caso, state certi cari lettori, intorno alla bambina inizierà a formarsi un capannello di curiosi e tutti, in religioso silenzio, si metteranno a sentire ciò che la piccola ha da dire.

In questo libro viene evidenziato, in maniera delicata e magica, quanto le parole abbiano il potere di aggiustare ciò che si rompe, sia esso visibile in superficie o confinato nel nostro subconscio. Jum, il protagonista assoluto dei racconti di Olga in questo nuovo libro di Elisabetta Gnone, è la meravigliosa metafora scelta dalla bambina per giustificare quella potente e inconsolabile sensazione di vuoto che ci assale quando abbiamo perso qualcosa. Che sia una persona o l’ispirazione, avvertiamo un famigliare buco al centro dello stomaco e ci ritroviamo tristi e sconsolati a versare lacrime che sembrano destinate a non esaurirsi mai. Jum fatto di buio è di quelle lacrime che si nutre ed è grazie a quelle lacrime che cresce.

Olga, racconto dopo racconto, proverà ad aggiustare il cuore degli abitanti di Balicò ma così come le parole hanno il potere di ricostruire la speranza, hanno anche un rischioso rovescio della medaglia: ascoltate da persone facilmente suggestionabili, possono trasformarsi in qualcosa di pericoloso. Ed è così che lì dove si cerca di riportare speranza, capita la tragedia. Non vi nego che ho letto le ultime pagine con il fiato sospeso e un sacco di tristezza.

Questo libro dev’essere letto da tutti perchè ha il potere di far stare bene chi lo legge. Qualità rara oggigiorno nel panorama letterario italiano e non.

«Ho un po’ di mal di testa. Hai un oki?»
«No, però ho il libro di Elisabetta Gnone, vedrai se ti passa se lo leggi»

Scheda del libro

Editore: Salani
Pagine: 215
Prezzo: 14.90 euro

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Il Castello delle stelle – Alex Alice

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Visto che nella nostra Book Challenge 2018 abbiamo inserito la categoria “Graphic Novel”, oggi vi parlo proprio una graphic novel francese uscita ad episodi in Francia ed ora ragguppata in un omnibus contenente i volumi I e II.

Il Castello delle stelle (titolo originale: Le Chateau des etoiles) è un’opera del francese Alex Alice.

La storia abbraccia lo stile steampunk e l’astronomia e racconta le vicende della caccia all’Etere durante un 1800 astratto in cui si progettavano già viaggi nello spazio.
Il protagonista indiscusso è il giovane Sèraphin, che spinto dalla ricerca della madre scomparsa, parte alla volta della Baviera insieme al padre per un colloquio alla corte del Re Ludwig II. Qui, nei laboratori del castello di Neuschwanstein, costruiranno una aeronave pronta per partire alla volta dello spazio.

Intrisa quindi di riferimenti storici non indifferenti, la storia ci mostra personaggi realmente esisti come Sissi, cugina del Re Ludwig, e Otto Von Bismarck, il “Cancelliere di Ferro”. E non mancano anche i riferimenti architettonici infatti, come già detto, una buona parte della storia è ambientata al Castello di Neuschwanstein o “La roccaforte del Cigno”, ed è proprio il cigno, simbolo di Re Ludwig II, a dare la forma e l’ispirazione per i dettagli dell’aeronave.

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Il Castello di Neuschwanstein in Baviera.

Quello che rende questa graphic novel un vero gioiello da collezione, sono le sue tavole realizzate ad acquerello. Tra galassie, pianeti e stelle, lo spettatore viaggia nello spazio e nell’Etere con lo sguardo.

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Il Castello di Neuschwanstein in una delle tavole del libro.

 

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Una galassia e il Castello in due pagine del libro.

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Il progetto dell’aeronave.

E sapete cosa c’è di ancora più bello? Uscirà presto un volume 3!

Spero di avervi convinti!
A presto con un’altra recensione!


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Mondadori – Oscar Ink
Pagine: 160
Prezzo: € 24,00

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Le piccole memorie – José Saramago

 

 

27394295_10215025447534363_678468963_n.jpg“Sì, le memorie di quando ero piccolo, semplicemente.”

Questa è la definizione che lo stesso Saramago dà del suo libro Le piccole memorie. Un susseguirsi incessante di ricordi, a volte caotici, colora di tenerezza, dolcezza e ingenuità il bianco della carta. Un flusso di coscienza accarezza la trasposizione del’infanzia dello scrittore Portoghese.  Soltanto uno spazio bianco separa un ricordo dall’altro e scandisce gli avvenimenti che uno dietro l’altro raccontano e si fanno raccontare.

La scoperta del sesso, la meraviglia dell’amore, i segreti di famiglia, i pensieri più nascosti, le delusioni, gli incubi, gli aneddoti più disparati affluiscono nel lago della memoria. Uno degli aneddoti più particolari è quello di un errore (s)fortunato all’anagrafe:

Ho raccontato altrove come e perché mi chiamo Saramago. Che quel Saramago non era un cognome per parte paterna, bensì il soprannome con cui era conosciuta la mia famiglia nel paese. Che quando mio padre andò a dichiarare all’Anagrafe di Golega la nascita del suo secondo figlio capitò che l’impiegato (si chiamava Silvino) fosse ubriaco (indignato, di questo lo avrebbe sempre accusato mio padre) e che, nei fiumi dell’alcol e senza che nessuno si accorgesse dell’onomastica frode, decidesse, a suo rischio e pericolo di aggiungere Saramago al laconico José de Sousa che mio padre voleva che fossi. E, che, in questo modo, infine, grazie a un intervento a tutte le evidenze divino, mi riferisco, è chiaro, a Bacco, dio del vino e di coloro che eccedono nel berlo, non ho avuto bisogno di inventare uno pseudonimo, caso mai ci fosse stato un futuro, per firmare i miei libri.

Gli odori, i colori della sua giovinezza a Lisbona sono prorompenti, forano la pagina e colpiscono immediatamente la vista e l’olfatto del lettore. Basti pensare alla forza delle descrizioni, dettagliate, anzi, dettagliatissime. La conoscenza di un pittore di ceramiche, divenuto suo amico, nonostante la differenza d’età, esemplifica il modo di procedere impressionistico di Saramago in questa raccolta di ricordi.

Bussavo alla porta, mi apriva la moglie, sempre scontrosa e che a mala pena mi prestava attenzione, e passavo nella stanzetta da pranzo dove, in un angolo, illuminato da un lume a olio, c’era il tornio con cui lavorava. Lo sgabello alto sul quale dovevo sedermi era già lì pronto ad aspettarmi. A me piaceva guardarlo mentre dipingeva le terracotte, già invetriate, con una tinta quasi grigia che, dopo la cottura, si sarebbe trasformata nella ben nota tonalità azzurra di questo tipo di ceramica. Mentre i fiori, le volute, gli arabeschi e i cordami apparivano sotto i pennelli, conversavamo.

Interessanti, inoltre, sono i rimandi nel libro ad altre sue opere. La sua consapevolezza di scrittore si intreccia, fino a fondersi, con una fanciullezza trasognata e ormai lontana. La scrittura, qui più che mai, assume una funzione eternatrice. Il ricordo diventa immortale e la pagina immortala come una fotografia le esperienza di vita vissuta. Conseguenza immediata di ciò è la possibilità di fermare il tempo, di sospenderlo in una eterna fanciullezza. Il punto di vista dell’uomo cede più e più volte il passo a quello del bambino.

Il bambino che sono stato non vide il paesaggio come sarebbe tentato di immaginarlo, dalla sua altezza d’uomo, l’adulto che è diventato. Il bambino, nel tempo in cui lo fu, stava semplicemente nel paesaggio, ne faceva parte, non lo interrogava, non diceva né pensava, con queste o con altre parole: “Che bel paesaggio, che magnifico panorama, che stupendo punto di osservazione!”

Si badi bene, il filo rosso del libro non è soltanto la fanciullezza dello scrittore, bensì il consiglio di ritrovare il bambino che è in ognuno di noi.  È questo il messaggio rivolto al lettore, messaggio che è reso noto sin dalla citazione in epigrafe tratta dal Libro dei consigli: “Lasciati portare dal bambino che sei stato”.

Soltanto attraverso l’auscultazione del bambino che in noi si cela riusciremo a capire in toto le parole del libro.

 

 

Scheda del libro

Editore: Feltrinelli
Pagine: 142
Prezzo: 7,50 euro

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“Abissi” – Paolo Cabutto

“Abiss51+dP-xZSXL._SX323_BO1,204,203,200_i” è un libro che ti cattura già alla prima occhiata grazia a una copertina graficamente stupenda a un titolo che, insieme alla trama, promette di tenerti sveglio tutta la notte a controllare le ombre intorno a te. Ma andiamo con ordine e lasciate che vi presenti la trama del libro di Paolo Cabutto:

Un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, macabri incontri in un cinema di periferia, una stazione della metro che sembra sussurrare il nostro nome, una tragedia shakespeariana che diventa realtà, l’ultima giornata di lavoro di un killer professionista. La paura prende il lettore per mano e lo conduce attraverso tredici stanze buie, in cui l’incomprensibile e il sovrannaturale intaccano la sicurezza della nostra quotidianità. Non resta quindi che chiudere gli occhi, trarre un respiro profondo e gettarsi negli abissi.

Scrivere racconti non è mai facile, anche se potrebbe sembrarlo. Hai poco tempo per descrivere la storia e i suoi personaggi e per questo ogni parola deve essere soppesata bene. La costruzione della storia, nel racconto, non permette errori. Il lettore deve essere “accalappiato” a ogni nuovo capitolo perchè non avrà personaggi principali a cui affezionarsi che lo invoglieranno a proseguire la lettura anche se il ritmo narrativo dovesse calare. Per questo, ripeto, lo scrittore di racconti è (secondo me) un lavoraccio.

Paolo Cabutto si è trovato così a scrivere il suo primo romanzo percorrendo questa insidiosa strada e già solo per questo merita tutta la mia stima.

Tornando a parlare del romanzo, posso dire che aver gradito particolarmente il suo tentativo di pensare a storie originali e diverse dai soliti cliché. Lo stile di scrittura è piacevole, veloce e pulito. Non mi sono trovata però ad apprezzare a pieno i racconti perchè, ahimè, c’erano troppi dettagli all’interno delle storie che facevano ben presagire cosa sarebbe successo. Difficilmente è riuscito a stupirmi, spesso già dalla presentazione dei personaggi si capiva chi sarebbe stato a fare una brutta fine e il dettaglio inquietante, individuato immediatamente, non faceva più nessuna paura. Altre volte la narrazione andava troppo veloce, non sempre le scelte dei protagonisti erano chiare, mi lasciava un po’ perplessa come quando, guardando un film horror, la comparsa di turno vuole entrare nel cimitero in piena notte dopo aver sentito il pianto di un bambino. Insomma, tu che leggi/guardi stai lì a scuotere la testa perchè lo sai che quella non sarà mai una buona idea!

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In conclusione credo che Paolo Cabutto sia un buon autore e che, facendo tesoro dell’esperienza di questa pubblicazione, tirerà ben presto fuori uno splendido secondo libro che io non esiterò ad acquistare 😀

Scheda del libro

Editore: Talos Edizioni
Pagine: 185
Prezzo: 10.00 euro

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Memorie di un Cyborg – Alex Zaum

WhatsApp Image 2018-01-05 at 13.49.50Un bel giorno, girando distrattamente su Facebook, una foto cattura la mia attenzione. E’ un post della libreria barese “Zaum” (Ormai Prinz Zaum) e diceva così:
“Qualche giorno fa arriva la mail di un editore sulla posta di Zaum. Dice, tra le altre cose:
“Le scrivo, per indicare una novità editoriale di un autore barese vostro assiduo cliente che avrebbe piacere di vedere alcune copie del suo libro presso la vostra libreria.
L’autore si chiama XXXXXX e scrive sotto lo pseudonimo di Alex Zaum (a quanto sembra lo pseudonimo prende spunto dalla vostra libreria).”
Come dirgli di no?”
E io come potevo dirgli di no? Una bella copertina, un titolo che odorava di fantascienza, una trama che prometteva mondi apocalittici.. la decisione era presa, il libro (il giorno stesso) pure. Qualche mese dopo poi è l’autore stesso a contattarci proponendoci il suo libro. Era destino!

“Memorie di un Cyborg” mi ha tenuto compagnia durante le vacanze natalizie e devo dire che era esattamente la lettura che ci voleva dopo il periodo super stressante della tesi/trasferimento/lavoro.  Un libro perfetto per un’amante della fantascienza e del distopico come me.

Ci troviamo in un futuro apocalittico segnato dalle conseguenze della terza guerra mondiale. L’acqua è infetta, l’aria irrespirabile, la terra bruciata. Le città hanno perso lo splendore di un tempo e ogni cosa è più cupa, diversa. La società che conosciamo è decaduta in favore di una nuova, nella quale dopotutto sussiste ancora la più antica delle differenze: quella tra i potenti e gli sfortunati. Una fetta del mondo è gestito dalle cosiddette corporazioni che fondano il loro potere sul monopolio dell’acqua o sulle invenzioni in bio-meccanica. Il resto del mondo, i sopravviventi vivono come reietti della comunità, come veri e propri zombie sociali.

In questa cornice sconvolgente, il nostro protagonista Sean Parker, un cyborg, e il suo socio Christopher Tuttle vengono ingaggiati dalla Stilla Corporation per indagare su un misterioso furto, avvenuto in maniera del tutto inspiegabile, all’interno dei loro laboratori. Il furto in questione riguarda il Progetto 2037, sul quale aleggia un’ombra misteriosa: cos’è? Perché è tanto importante per la Stilla? Ma soprattutto chi l’ha rubato?

E’ compito del lettore scoprirlo e seguire le avventure dei personaggi, godendosi una lettura adrenalinica, dal ritmo incalzante e contornata da un’ambientazione affascinante. Ho tanto apprezzato anche quei piccoli riferimenti cinematografici (e non solo) disseminati per il testo, che mi hanno fatto capire che l’autore si “poggia” su solide basi anche dal punto di vista letterario (basta leggere all’inizio quali sono gli autori che lo hanno ispirato).
I personaggi, dotati di un’ottima caratterizzazione, pongono il lettore d’avanti a certe questioni etiche che donano punti di forza a questo romanzo di fantascienza. Lo stesso autore nella postfazione dice: “L’elemento di evasione è solo l’aspetto più evidente del genere fantastico. Per molti versi il fantastico è l’essenza del romanzo politico e, nello stesso tempo, di quello psicologico”. E io mi trovo pienamente d’accordo. Il motivo per il quale adoro Orwell, Auxley, Golding e i distopici in generale, è perché dietro il velo dell’intrattenimento e dell’esercizio di fantasia, si nascondono i simboli e le riflessioni. E cosa si potrebbe volere di più da un libro?

Sento di consigliare questo libro sia agli amanti del genere che non. Il racconto è sotto tutti i punti di vista molto interessante e il finale si snoda in maniera impeccabile tra colpi di scena e rivelazioni importanti.
Concludo dicendo che l’autore, Alex Zaum, ha intenzione di scriverne anche un seguito che noi di Leggendo a Bari saremmo felicissime di leggere. 😉

 


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Eden Editori
Pagine: 432
Prezzo: € 15,00

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Follia – Patrick McGrath

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Ho concluso il mio 2017 con la lettura del libro di cui oggi voglio parlarvi: Follia di Patrick McGrath.

Follia è un romanzo che racconta e analizza i sentimenti umani e di come questi possano spesso portare ad azioni fuori da ogni logica. Il romanzo è narrato in prima persona da Peter Cleave, famoso e anziano psichiatra che racconta la travagliata e folle storia d’amore tra Edgar Stark, un suo paziente ricoverato nell’ospedale psichiatrico criminale, e Stella Raphael, la bellissima moglie di un suo collega, Max Raphael. Edgar è stato ricoverato in quanto colpevole dell’omicidio della moglie: vittima di ossessioni e paranoie ricorrenti su inesistenti tradimenti, Edgar dopo aver picchiato e ucciso la donna, ne ha brutalmente oltraggiato il cadavere, staccandone la testa e cavandone gli occhi. A lavorare nell’ospedale psichiatrico nel quale l’omicida è stato ricoverato, è da poco arrivato lo psichiatra Max Raphael, il quale si è trasferito insieme alla moglie Stella e al figlio Charlie in una casa situata all’interno della proprietà dell’ospedale. Annualmente l’ospedale organizza un ballo, al quale partecipano sia i pazienti sia i dipendenti dell’ospedale. E’ proprio in questa occasione che avviene il primo incontro tra Stella ed Edgar, che segnerà irrimediabilmente un cambiamento nella vita della donna. Quando Edgar inizia ad effettuare una serie di lavori manuali nel giardino della residenza dei Raphael, l’interesse e l’attrazione di Stella nei confronti di quell’uomo diventano incontrollabili e la portano ad intraprendere una relazione clandestina ed estrema che avrà delle conseguenze nefaste non solo sulla vita di Stella, ma su tutte le persone che la circondano.

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Per la prima volta Stella sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perché alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura. E fu in quello spirito che fecero l’amore: senza paura, liberamente, mentre i treni rombavano sul viadotto nella notte. E Stella lo fece ridendo, gridando, urlando al magazzino intero tutta la vita che aveva dentro.

 L’intero romanzo è dunque incentrato sulle emozioni e sui pensieri di Stella e sulla inspiegabile follia che la porta ad innamorarsi perdutamente di un criminale come Edgar Stark. Non può infatti che trattarsi di un sentimento folle quello che lega Stella all’uomo: la donna non sembra minimamente spaventata dalle azioni che Edgar ha compiuto in passato e non sembra rendersi conto che l’uomo, profondamente malato, potrebbe compiere nuovamente quegli orrori e farle del male. Incurante di tutto, Stella è comunque fortemente attratta da quest’uomo, bruto ma fortemente passionale che è in grado di farle vivere delle emozioni forti che non ha mai provato in tanti anni di via coniugale. McGrath descrive dunque in maniera molto precisa come la noia e il piattume di un’esistenza senza stimoli come quella di Stella, l’abbiano portata alla ricerca smodata di una passione che potesse dare un senso alla vita stessa e che ne mantenesse accesa la fiamma. Questo porterà la donna ad allontanarsi dal tetto coniugale, abbandonando addirittura il figlio piccolo e a vivere una vita clandestina con Edgar, dopo che questi sarà riuscito ad evadere dall’ospedale psichiatrico.

Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.

L’autore nel suo romanzo fornisce una descrizione psicologica indiretta anche degli altri protagonisti. Max è infatti descritto come un uomo completamente incentrato sul suo lavoro e sulla sua carriera, che sembra aver dimenticato che la moglie è una persona e non solo un bell’oggetto da mostrare ai propri colleghi. Max infatti non sembra fare attenzione a quelli che possono essere i desideri della moglie e non riesce infatti a rendersi conto del progressivo allontanamento della moglie e dell’inizio della sua relazione con quell’uomo pericoloso fino a quando non sarà troppo tardi. Lo psichiatra è infatti colpevole, se non quanto ma almeno in parte, degli eventi tragici che si verificheranno nella parte conclusiva della storia. Lo stesso Peter Cleave non sfugge all’analisi psicologica di McGrath e rimane un personaggio alquanto oscuro per tutto il romanzo a causa dei suoi sentimenti ambigui verso Stella ed Edgar.

McGrath non fornisce dei giudizi sui personaggi, ma ne descrive i pensieri e le azioni in maniera del tutto imparziale e dettagliata, lasciando al lettore il compito di interpretare e giudicare. La narrazione procede in maniera veloce, ad un ritmo incalzante che spinge il lettore ad andare avanti nella storia per capire fino a che punto la follia (o l’amore, che spesso sono concetti che si sovrappongano) possa portare l’uomo ad azioni estreme. Una lettura intensa, che fornisce molti spunti di riflessione e quindi fortemente consigliata.


Scheda del libro

Editore: Adelphi
Pagine: 302
Prezzo: 12 euro