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Il quinto figlio: il volto dell’onestà

12472531_10206227104460492_5800213286346751969_nNon c’è miglior modo di iniziare che dalle parole della stessa Doris:

” …Io mi sono chiesta: e se nel ventesimo secolo venisse al mondo un elfo, una creatura di un’altra epoca? Nella nostra società apparirebbe “cattivo”, portatore di male: ma in un contesto diverso non susciterebbe pregiudizi. Come reagiremmo se capitasse tra noi uno così? Noi siamo pigri, quando le cose sono un po’ problematiche le nascondiamo sotto il tappeto. Questo libro l’ho scritto due volte. La prima versione era meno cruda, poi mi sono detta: “cara mia, stai barando. Se succedesse davvero, sarebbe molto peggio di così. E allora l’ho riscritto portandolo alle conseguenze estreme.”

Sono state proprie queste parole scritte sulla quarta di copertina a intrigarmi. Credo che rimaneggiare un’opera per offrirne al lettore una versione più cruda sia un grande atto d’onestà. Sa che farlo non sarà piacevole ma ciò non glielo impedisce. È la verità quella che conta perciò la scrittrice, che ha dedicato la sua esistenza alla scrittura, porta alle estreme conseguenze la sua scelta. Pubblicata nel 1988, l’opera svela l’ipocrisia della società britannica e mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’attenta osservazione del mondo da parte della vincitrice del Premio Nobel nel 2007.

Siamo in Inghilterra negli anni 70 e assistiamo all’incontro di Harriet e David.

Harriet e David si conobbero a una festa aziendale a cui nessuno dei due aveva avuto molta voglia di andare, e subito capirono di non aver atteso altro. Antiquati, vecchio stampo, retrogradi, timidi, troppo esigenti..

I due formano una bella coppia e desiderano abitare in una grande casa con un sacco di marmocchi tra i piedi. Gli ingredienti per una famiglia perfetta ci sono tutti, anzi, sembrano esserci tutti. Quando si è giovani ci si crede invincibili, ma spesso si è solo irresponsabili:

Credetemi, tutti vorrebbero vivere come noi.

 Ben, questo il nome del quinto figlio, è diverso. Può la nascita di un figlio trasformarsi in un incubo? Cosa succede nella famiglia così numerosa e all’apparenza invidiabile? Ciò che era saldo, si disgrega. La villa si svuota. I parenti così presenti, forse fin troppo, si scoprono degli opportunisti pronti a muoversi in massa verso un’altra casa ospitale, senza nessun Ben di troppo. L’accusa di aver sfidato la sorte una volta di troppo ricade sui due giovani. La rabbia per non aver avuto un figlio sano pervade David e Ben, il nuovo arrivato, viene guardato con sospetto, allontanato e portato via.

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Doris Lessing ci offre una visione a tutto tondo della maternità. Una madre colpevolizzata per aver messo al mondo una creatura che “non sembrava affatto un bambino”. Una madre disposta a tutto per il proprio figlio, anche a costo di perdere gli altri, poiché ogni scelta comporta sempre una rinuncia. Una madre che dà alla luce un figlio eppure pare non sentirlo suo, non appartenerle. Una madre che verso la fine del romanzo ci appare scoraggiata, a cui fa comodo lasciar correre, far finta di non vedere.

Il libro, dall’alto potenziale in partenza, si rivela poco convincente in alcuni passaggi dal punto di vista strettamente narrativo. Tuttavia è capace di insinuarsi nella mente del lettore e suscitare delle riflessioni come, ad esempio, su chi ricadono le nostre scelte? E soprattutto: chi è il vero mostro?

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La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, tra pagine e pellicola

Quando ci si trova davanti ad un film tratto da un libro le reazioni dei lettori sono molteplici: c’è chi inorridisce anche solo al pensiero di vedere il proprio libro preferito trasposto sul grande schermo, chi invece non vede l’ora di ammirare in carne ed ossa i personaggi che fino ad allora ci si era solo immaginati, chi parte prevenuto e sa già che il libro è sempre meglio e chi invece, tranne in rari casi, considera libro e film due cose separate e continua ad apprezzare entrambi senza la necessità di dover condannare qualcuno per le proprie preferenze. Io mi reputo parte di quest’ultima categoria ed è per questo che nella maggior parte dei miei articoli troverete paragoni tra libri e i loro rispettivi film. Tanto lo sappiamo, gli unici che tutti condanneremo sono quelli che guardano solo film perchè non vogliono leggere!

Disonore su di voi, disonore sulle vostre famiglie e disonore sulle vostre mucche!

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Per puro caso oggi mi sono imbattuta nel libro “La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret” da cui è tratto il film “Hugo Cabret”, distribuito nelle sale italiane nel lontano 2011. Il film è un must del palinsesto natalizio dei canali tv, quindi vi sarà capitato di imbattervi almeno una volta nella sua pubblicità, il libro invece è parecchio snobbato nonostante si tratti di un’ottima lettura per ragazzi.

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La storia è quella di Hugo, un bambino rimasto orfano, che vive nascosto nella stazione di Parigi. Hugo si occupa del controllo di tutti gli orologi della stazione a insaputa di chi vi lavora e passeggia ogni giorno e, nel tempo libero, aggiusta un automa, ovvero un piccolo uomo robot, che il padre aveva trovato poco prima di morire. Tra un furto di bulloni e l’altro, Hugo conosce il proprietario del chiosco dei giocattoli della stazione e la sua figlioccia Isabelle, che lo accompagnerà in un’avventurosa ricerca alla scoperta di cosa si cela realmente dietro il mistero dell’automa e del suo messaggio nascosto.

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Il libro è una piccola opera d’arte che alterna capitoli narrati e bellissimi disegni che immortalano ciò che non viene descritto a parole dall’autore. La narrazione è scorrevole e i vocaboli sono semplici, proprio perchè si tratta di un libro rivolto soprattutto ai più giovani.

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E’ uno di quei casi in cui posso dirvi che libro e film combaciano alla perfezione. Nulla è stato travisato nel passaggio dalla carta alla pellicola e anzi, ogni singola parola è stata trasposta perfettamente e potrete trovare interi passaggi del libro all’interno dei dialoghi.

A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu.

La dolcezza e la furbizia del protagonista sono presentati al pubblico da (all’epoca molto giovane) Asa Butterfield, che con i suoi occhi azzurri e innocenti ti fa quasi innamorare involontariamente del piccolo Hugo.

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La giovane Isabelle è invece Chloe Grace Moretz, conosciuta con gli anni al pubblico per aver interpretato personaggi come Hit Girl nel film di anti-supereroi “Kick Ass” e per la recente interpretazione di Carrie nell’omonimo film basato sul romanzo di Stephen King.

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Film come “Hugo Cabret” sono un vanto anche per l’Italia! La scenografie degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo gli hanno fatto vincere 1 su 5 Premi Oscar (su 11 Nominations) nel 2012.

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Tra le scenografie in mostra compaiono i grandi orologi usati per il film.

Se siete curiosi di fare un viaggio all’interno del mondo dei primi cortometraggi, degli automi e degli illusionisti, vi consiglio questa magica storia che vi porterà alla scoperta di un mestiere ormai quasi scomparso, quello dell’orologiaio.

Che si tratti del libro o del film, però, questa scelta spetta solo a voi 😛

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“Io prima di te” una storia d’amore

Buongiorno, vorrei parlarvi del libro che ho letto per il gruppo di lettura e che ho divorato in poco più di 24h. E’ “Io prima di te”, di Jojo Moyes.

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Sono partita con tante aspettative, lo avevo già un paio di mesi fa in seguito alla lettura di recensioni positive su questo romanzo e mi aspettavo già tante lacrime.

Protagonisti sono un uomo e una donna, Will e Louisa, lui uomo di successo che in seguito ad un grave incidente rimane bloccato su una sedia a rotelle senza poter muovere 3/4 del suo corpo, lei una donna un pò strana, che si veste in maniera stravagante, con un fidanzato e un lavoro che considera perfetto.

Poi Louisa conosce quest’uomo, Will, con la sua vita, i suoi dolori, le sue gambe che non possono più camminare, il dolore per una vita che non c’è più nei suoi occhi. E lei è così chiacchierona, così speranzosa, con tanta voglia di fare e di cercare di migliorare la sua vita per il meglio.

Fino a qui sono tutte cose che si possono leggere sulla trama in copertina, ma quello che non c’è, che non viene detto è che questa non è solo una storia d’amore. C’è molto di più, c’è sofferenza, c’è vita, c’è voglia di andare avanti nonostante le difficoltà.

ATTENZIONE SPOILER

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Se non volete conoscere oltre la trama saltate questo pezzo e andate oltre alla foto U_U

Fatto? Bene!

Non posso scrivere questo articolo senza esprimere quello che ho sentito durante tutta la lettura..all’apparenza potrebbe sembrare una banale storia d’amore, ma non lo è…

A Will manca troppo la sua vita, è brutto pensare a 35 anni di essere completamente dipendenti da qualcun’altro per ogni minima cosa, per cui in seguito ad un tentato suicidio decide di fare un patto con la sua famiglia. Sei mesi. Sei mesi e dopo quei mesi andrà in una clinica in Svizzera a morire.

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E qui scattano le riflessioni…Ho sempre pensato che una persona avesse il diritto di decidere se vivere e morire, ho continuato a pensarlo per tutta la durata del romanzo…e alla fine non capisci più se sia giusto o sbagliato..capisci quanto debbano essere forti e potenti determinate decisioni, quali siano le conseguenze per chi ti sta attorno. Non capisci più se sia meglio vivere con chi ami una vita non tua o morire perchè vivere così non è vita..

L’autrice è riuscita ad affrontare questo tema che permea le più di 300 pagine, senza farlo pesare, senza angosciare. Il brutto è quando arrivi alla fine e capisci che forse è meglio come è andata.

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FINE SPOILER

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Quello che vorrei che si percepisse dalla mia recensione è che questo non è un libro felice, è molto triste, profondo, necessita di riflessione. Spero vi prenda come ha preso me e auguro a tutti di vivere almeno un pò un amore così!

“Qualche volta, Clark, sei praticamente l’unica ragione per cui desidero alzarmi al mattino.” 

Alla prossima recensione 😀

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Cecità: frammenti di una recensione

Questa non è una vera e propria recensione ma sono solo pensieri sparsi su un libro che ho amato. Un libro che ho divorato per poi centellinare le ultime pagine, consapevole di avere tra le mani qualcosa di speciale. Un libro che unisce forma e contenuto. Un libro che ha qualcosa da dire. Un libro da avere. Un libro da leggere.

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A come Agghiacciante. Saramago immagina che, in un tempo e un luogo non precisati, tutta la popolazione perda la vista. Quanto raccontato potrebbe succedere ovunque e in qualsiasi momento, ecco il messaggio. È cosi che gli umani, umani non lo sono più.

B come Ben oltre la fantasia. Siamo sicuri che il mondo descritto da Saramago sia così lontano dal nostro? Cosa succederebbe se ognuno di noi potesse compiere delle azioni senza esser visto e giudicato? Cosa ne sarebbe della nostra presunta ragionevolezza? Cosa accadrebbe se l’istinto di sopravvivenza prevalesse sul nostro senso etico e morale?

C come Capolavoro. Un premio Nobel non si ottiene mai a caso e la sola lettura di Cecità evidenzia tutte le qualità dello scrittore portoghese.

D come Disprezzo. Uno degli aspetti della cecità che cancella ogni pietà. Non si ha nessuna compassione nemmeno per coloro che condividono la stessa sorte.

E come Egoismo. Privati di ogni condizionamento sociale, i violenti schiacciano i più deboli. Nella sfida per la sopravvivenza ogni uomo è considerato un rivale e non un alleato.

F come Forte. Un libro forte nelle immagini e nelle parole.

G come Genialità. Saramago accende i riflettori su una cecità non solo fisica, ma anche dell’animo.

I come Incalzante. Lo stile di scrittura denso e le pagine fitte travolgono il lettore. La scrittura è quasi frenetica e la punteggiatura è ridotta all’essenziale.

L come Latte. Quella di Saramago è una cecità luminosa come un mare di latte denso e vischioso così intenso che non lascia riposare la mente.

M come Metafora umana. Gli aspetti della società descritta da Saramago sono tremendamente attuali. L’autore osserva la parte più autentica della natura umana e la racconta senza addolcirla. Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

N come Non lascia scampo (la cecità). Il mal bianco colpisce gli uomini come le donne, gli anziani come i giovani e i ricchi come i poveri. Nell’opera, i personaggi non hanno un nome proprio ma sono differenziati solo per alcune caratteristiche fisiche o sociali.

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O come Orrore. In un solo libro tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace.

P come Perdita della vista. E se fosse solo perdendo la vista che i ciechi acquistino la capacità di guardare le cose per quello che realmente sono?

Q come Quasi tutti. Questo punto non posso proprio dirvelo, non voglio togliervi il piacere di leggerlo.

R come Respirare a fatica. Respirano a fatica i personaggi costretti a vivere come bestie, immersi nei propri escrementi. Respira a fatica il lettore immerso in una lettura allo stesso tempo scorrevole e faticosa che non nasconde delle scomode verità.

S come Scatola chiusa (da consigliare a). Consigliatelo, regalatelo ma non prestatelo (noi lettori siamo così gelosi dei nostri libri e poi potrebbe non tornarvi indietro). A chi? Genitori, parenti, amici, colleghi, capo, conoscenti, lo sconosciuto incontrato nel treno. A chiunque.

T come Tutto d’un fiato. L’unico modo per leggere questo romanzo. Ritagliatevi una lunga serata tutta per voi e concedetevi il piacere di leggere uno dei più bei libri scritti nel XX secolo. Vi dimenticherete di andare a letto.

U come Un pugno nello stomaco. Ogni parola è come dovrebbe essere. Destabilizzante.

V come Vittima. L’umanità cade vittima dei propri istinti. Eppure, nell’oscurità dell’animo umano vi è ancora un barlume di speranza che ha il volto di una donna.

Z come Zero. Lo zero che segue il numero uno in un bel 10. Cecità è il mio primo incontro con Saramago, possiamo definirlo un colpo di fulmine. Un amore a prima vista lettura.

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Diario di bordo – Giorno 13/02/16

“E’ previsto che venga anche un ragazzo oggi?”
“No, perchè?”
“Niente, c’è uno che aspetta davanti al bar”

*10 minuti dopo*
“Adesso c’è una ragazza che sembra che stia aspettando qualcuno. Che faccio?”
“Chiedile se è del gruppo di lettura”
“No, mi vergogno 😦 “

*scatto una foto come nei migliori film spy e la invio alle altre*
“E poi è bionda. Abbiamo bionde nel gruppo?”

Alla fine, la bionda, non era dei nostri. Questo comunque è quello che succede se all’appuntamento si aspettano persone nuove! Guardi la foto profilo su fb e la confronti con i passanti neanche fossi un detective con in mano l’identikit di un sospettato pluriomicida. Con grande sollievo nessuno è passato per stalker e Sabrina, Francesca e Lilia si sono unite a noi senza incidenti diplomatici con terzi.

L’incontro di sabato si è svolto al New Rosary Club (che viene chiamato dalla sottoscritta a volte Rosemary, altre Rosmary in base, probabilmente, a quanto oppio ho fumato), locale carino e con tanti posti a sedere dove il personale non sembra averci odiato per la nostra luuuunga permanenza e il casino che abbiamo fatto.

Argomento del giorno: Espiazione. Recensione QUI
E’ nato un bel dibattito dove 8 persone su 11 cercavano di convincermi di quanto fosse bello e meraviglioso questo romanzo. Ci sono riuscite? Ai posteri l’ardua sentenza. Di sicuro il libro di McEwan è stato promosso con un bel 9 di media e la voglia, da parte di molte di noi, di leggere altri suoi titoli. A questo proposito vorrei aprire una piccola parentesi per spiegare a chi non ha mai preso parte a un incontro di un gruppo di lettura come si svolge il dibattito.

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I più timidi, infatti, potrebbero essere terrorizzati da questo momento e lasciarsi scappare l’occasione di venire per timore di essere interrogati sul romanzo in discussione. Ecco, se è così vi dico subito che state SBAGLIANDO. Buttatevi alle spalle ogni preoccupazione e venite a trovarci. La scena che vi si presenterà davanti sarà più o meno questa:

La domanda di apertura, quella che scatena il putiferio è: “Cosa ne pensate del libro?” e qui un coro di voci si alzerà per dire la propria. NON si parla a turno, seguendo qualche ordine strano. Chi ha qualcosa da dire prende la parola spontaneamente, come si fa tra amici quando si commenta l’ultima puntata del Trono di Spade. Quando abbiamo iniziato questi incontri ero preoccupata che ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che tenesse banco, che ponesse domande, che ravvivasse il dibattito, ma ho subito capito che lo spirito di “Leggendo a Bari” è fatto di pura passione per i libri al 100% e per questa ragione le osservazioni saltellano da un punto all’altro del tavolo, tra battute, risate o punti di vista più profondi senza bisogno di seguire un registro.

Chiusa questa parentesi, vi presento il podio con i due finalisti che si sono dovuto contendere il primo posto: “Ogni giorno”  e “Io prima di te” e il vincitore:

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La presenza di nuove ragazze si è fatta sentire anche nelle votazioni: abbiamo dovuto aggiungere un titolo in più da poter votare perché cinque ci andavano troppo stretti con tutti i bei libri a disposizione. Nota positiva per “L’ultimo elfo”che zitto zitto ha guadagnato terreno rischiando quasi di vincere (cinque voti, siori e siore!) con grande gioia delle poco temerarie classiciste del gruppo, di cui vi mostriamo la reazione composta nel vedere che stava quasi per essere scelto come prossima lettura del mese:

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Di una cosa però ci siamo rese conto durante questa mattinata di scelte: a Marika la sua passione per Calvino sta sfuggendo di mano! Ecco due dei suoi tre libri proposti:

Prima proposta: libro di Calvino
Seconda proposta: libro tradotto da Calvino

Sono volate supposizioni sul fatto che ben presto ci presenterà come sue scelte future un libro che “Calvino ha visto una volta in libreria e ne ha apprezzato la copertina” o “Un libro che quasi sicuramente ha toccato Calvino” e “Un libro che sarebbe piaciuto anche a Calvino”. Calvino, Calvino, Calvino. Si è capito che abbiamo un problema? U.U Sabrina ci pensi tu?

L’assenza dell’unico ragazzo del gruppo si è fatta notare e ne abbiamo subito approfittato per far vincere, come abbiamo già detto,“Io prima di te”. Riuscirà Francesco a leggerlo o fuggirà arruolandosi nella Legione Straniera piuttosto di incontrarci ancora?

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Francesco che parte per il fronte pur di non leggere “Io prima di te”

Se volete scoprirlo dovete assolutamente venire all’incontro di Marzo. Assicuriamo foto migliori, tanta scelta di libri da votare, Daniela vestita da elfo grazie all’aiuto delle nostre cosplayers (nb. terapia d’urto per farla appassionare al fantasy), la tesi di Francesca, Marika e Calvino, Patrizia ancora una volta scrutinatrice folle e tanto altro.

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Libri di poesie – Tolkien

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Mentre andavo alla ricerca di un libro di poesie per la Book Challange mi sono chiesta “Possibile che Tolkien abbia pubblicato una raccolta con le letterine di Babbo Natale e non un libro di poesie e sonetti?” e così mi sono subito messa a navigare su internet fino a trovare questi tre mattacchioni ❤ contenta del risultato corro su Amazon a ordinarli e faccio la scoperta che tutti i lettori temono: sono fuoricatalogo. Inizio compulsivamente a cercare su tutti gli altri siti sperando si tratti di una mancanza di Amazon ma devo ricredermi subito. Dei libri, in giro, non c’è nessuna traccia. Per fortuna ebay corre in mio soccorso e riesco a scovarli a un prezzo neanche troppo alto. Con la spedizione vengono a costarmi 15 euro ma…Ehy, sono tre libri! Per giustificare la spesa mi consolo pensando di averli pagati 5 euro l’uno e stringendomi metaforicamente la mano per l’ottimo affare, mi metto in attesa del postino.

*DLIN* *DLON*

Arriva il pacco. Lo vedo strano, piccolo, troppo piccolo per avere al suo interno ben tre libri. Mh. Lo apro. Mhmmm. Penso, in ordine:

  1. Dove sono i miei libri?
  2. Ohmioddio alla posta hanno aperto il pacco e mi hanno fregato tutto
  3. Ecco, lo sapevo, il venditore mi ha tirato un bidone.
  4. Lo odio
  5. Ma…cosa c’è in fondo alla busta?
  6. Ah.
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Sequenza della mia perplessità

La mia espressione è stata questa per qualche secondo prima che scoppiassi a ridere. Per fortuna, da malata Tolkeniana quale sono, non ci sono rimasta (troppo) male nello scoprire che il cofanetto era poco più grande del mio portacipria. Ora chiedo a voi: ma quanto sono carini?? *-* Piccoli, compatti e preziosi (nb 15 euro per quelli che all’apparenza può sembrare l’enciclopedia Treccani di Barbie).

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Passiamo alla descrizione tecnica: sono carini. Ok, non è molto tecnica. Ci riprovo: fanno tenerezza. Mhmm no, va bene, la Bompiani potrebbe leggermi, quindi mi fingerò professionale: si tratta di una raccolta di filastrocche, canti e poesie (poche) che si trovano all’interno de Lo Hobbit e Le avventure di Tom Bombadil. Ogni pagina è accompagna da un disegno realizzato dal Tolkien (ma visto che io ho questo QUI conoscevo già quelle tavole) e infine, la parte migliore in assoluto secondo me, ci sono gli indovinelli di Gollum! Ricordate? Quelli che lui pone a Bilbo ne Lo Hobbit ❤ ❤ ❤ Ecco una delle pagine degli indovinelli

In conclusione, quello che vi dico è che se, come me, vi basta vedere il marchio con le iniziali di Tolkien per andare in brodo di giuggiole vi consiglio di comprarli (ma di pagarli sotto i 15 euro) e considerarlo per quello che è: un piccolo (letteralmente) cofanetto da collezione.

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Vi presento Sir Terry Pratchett

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Passeggiando con Willy, il mio cane, cercavo di riflettere sul motivo per cui questo autore tanto bravo e geniale non avesse, in Italia, il seguito che merita. Sono arrivata alla conclusione che la colpa sia tutta da imputare alla casa editrice e alle ristampe a singhiozzo dei suoi romanzi. La Tea ha in mano i diritti di una PERLA di scrittore eppure, per un motivo che per me rimane ignoto, lo ha trasformato in merce rara per pochissimi fortunati. Quindi o siete stati accorti comprando i suoi romanzi, o siete più bravi di me e li leggete in inglese, oppure dovete sperare di trovarli in vendita usati a buon prezzo.

Su circa 39 romanzi (e parliamo solo di quelli collegati all’ambientazione principale eh) ci troviamo davanti a serie spezzate (a volte tradotte anche male) che possono spingere un lettore che ancora non ha mai letto niente di suo a spaventarsi e a passare, ovviamente, oltre. A questi lettori dico: FERMATEVI SUBITO! Tornate indietro, riprendete in mano quel libro che avete trovato e COMPRATELO! Leggetelo! Divoratelo e riponetelo come se fosse una reliquia. Pratchett nei suoi libri (forse conosceva già la Tea e sapeva cosa ci sarebbe toccato) spiega e rispiega fino alla nausea TUTTO quanto. Cos’è il Mondo Disco, chi è quel personaggio, chi è quell’altro, ect ect, quindi per esempio, se anche non avete letto il romanzo in cui Scuotivento compare per la prima volta, niente panico, Terry vi dirà tutto di lui già dalla prima pagina in cui verrà citato. Seguire le storie, quindi, non è un problema. Passiamo adesso ai 3 buoni motivi cui bisogna leggere i suoi romanzi.

  • L’AMBIENTAZIONE: Questa è la folle immaginazione di Sir Prachett sul mondo da lui creato: “E così la grande A’Tuin, la tartaruga del mondo, si muoveva contro la notte galattica […] trasportando sul proprio carapace i quattro enormi elefanti che portavano sulla groppa l’immenso e luccicante cerchio del Mondo Disco.” Eh già, alle divinità, nel mondo di Prachett, piace essere burlone e quindi ecco cosa viene fuori!

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  • I PERSONAGGI: Sono tutti ben caratterizzati, alcuni non potrai fare a meno di amarli già dalle prime righe. Vi presento i miei preferiti

“Il Bagaglio”: Metà valigia, metà maniaco omicida. E’ una cassa di legno con centinaia di piedini che lo fanno muovere senza problemi per inseguire/divorare i vari nemici che lui e il suo proprietario incontrano lungo la loro strada. Ok, lo ammetto, qualche volta Il Bagaglio ha contribuito all’estinzione di alcune specie ma in sua difesa devo dire che è stato provocato, povera stella.

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“Perchè mai esso acconsentisse ad appartenere a Scuotivento era qualcosa che soltanto il Bagaglio sapeva, e non lo diceva a nessuno, ma probabilmente nessun altro articolo nella intera cronaca degli accessori da viaggio aveva mai avuto una simile fama di mistero e di sinistro pericolo fisico. Aveva parecchie insolite qualità ma al momento ce ne era una soltanto che lo distingueva da qualsiasi altra cassa: stava russando. Il Bagaglio poteva essere magico,. Poteva essere terribile. Ma nel suo animo enigmatico esso era simile a qualsiasi altro bagaglio nell’intero multiverso e preferiva passare i suoi inverni in cima a un guardaroba.”

“Il Bibliotecario”: un incidente magico lo ha trasformato in un orango tango ma lui non sembra preoccuparsene e appare anzi ben contento di non doversi più dare pena delle grandi problematiche dell’esistenza, interessandosi piuttosto al punto in cui salterà fuori la prossima banana. Vive all’interno della Biblioteca (nell’Università della magia) e si prende cura dei suoi libri, assicurandosi che essi non facciano del male a nessuno. Dice sempre e solo “Oook” ma è caratterizzato così bene dall’autore che finisce per essere un “protagonista”.

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“La Morte”: imparerete a riconoscerla perché le sue battute sono scritte sempre in maiuscolo. Quindi anche se non è specificato chi è che parla, appena vedrete QUESTO QUI sarete subito felici. La Morte e il suo modo di interpretare i fatti sono una risata assicurata.

《NON C’E’ ALCUNA SPERANZA PER IL FUTURO》disse Morte.
《E allora, in che cosa consiste il futuro?》
《IN ME.》
《Oltre voi, intendo dire!》
Morte gli gettò uno sguardo sconcertato. 《COME, PREGO?》
[…]
《Volevo dire》riprese amaramente Ipslore《che cosa c’è in questo mondo che rende la vita degna di essere vissuta?》
Morte riflettè a lungo.
《I GATTI》disse alla fine 《I GATTI SONO GRAZIOSI.》

Mi fermo qui perchè ho appena realizzato che TUTTI i personaggi di Prachett meritano di essere citati e l’articolo rischia di diventare troppo lungo ahahah

  • L’UMORISMO: una delle ragioni principali per cui bisogna leggere i suoi libri sono, sicuramente, le risate. Grasse, grasse risate. Ha un modo di fare battute che mi ricorda moltissimo Douglas Adams, l’autore di “La guida galattica per autostoppisti”. Un’ironia a volte contorta ma MAI stupida,  che colpisce subito facendoti esplodere in una gran risata.

Spero di avervi convinto o almeno incuriosito tanto da spingervi a soffermarvi un po’ di più su un suo libro la prossima volta che dovrete scegliere cosa leggere.

PS: se il mio discorso sul leggere i libri senza per forza seguire il filo della saga non vi ha convinto, vi lascio lo schema da seguire per andare in ordine. Click Qui