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Fahrenheit 451-Ray Bradbury

 

“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.”

 


Così si apre uno dei romanzi che più mi hanno colpita nell’ultimo anno.

Fahrenheit 451 non è solo il racconto apocalittico di ciò che potrebbe accadere in un futuro governato dal consumismo, dalla tecnologia e soprattutto dall’omologazione bensì un monito, una narrazione che ti fa riflettere e che ti fa venir voglia di leggere tutti i libri a disposizione prima che sia troppo tardi. La storia è quella di Guy Montag, un pompiere che nel mondo al contrario di Bradbury invece che domare le fiamme, appicca incendi nei quali vengono distrutti per sempre libri. Tutti i libri, da Shakespeare a Melville a Whitman come se fossero spazzatura di poco conto. Secoli di ricerca, di analisi della realtà, a volte di critica, di poesia, di rabbia spazzati via per sempre.

“La durata degli studi si fa sempre più breve, la disciplina si allenta, filosofia, storia, filologia abbandonate, lingua e ortografia sempre più neglette, fino ad essere quasi del tutto ignorate. La vita diviene una cosa immediata, diretta, il posto è quello che conta, in ufficio o in fabbrica, il piacere si annida ovunque, dopo le ore lavorative. Perché imparare altra cosa che non sia premere bottoni, girar manopole, abbassar leve, applicare dadi e viti?”

Questa è la società che scopriamo pagina dopo pagina. Assopita, spenta, soggiogata dalla televisione, unico mezzo di comunicazione, talmente soffocante con la sua presenza, da essere in ogni casa, su ogni muro, bombardando di notizie e pubblicità gli abitanti di quello che sembra essere un “1984” portato all’estremo.

Se in Orwell il controllo di tutti è incessante attraverso l’occhio del Grande Fratello, con Bradbury la negazione della conoscenza stessa sarà la punizione definitiva. Montag sembra accettare tutto questo inizialmente, nonostante sia stanco della sua vita fatta di routine, slogan e abnegazione.

La svolta l’avrà con l’incontro di una ragazza, Clarisse, che lo desterà dal sonno di rassegnazione e apatia nel quale pareva piombato, incentivato anche da Mildred, una moglie perfettamente inserita nel sistema di rinunce e ignoranza.

“Questa notte ho pensato a tutto il cherosene di cui mi sono servito da dieci anni a questa parte. E ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c’è un uomo. Un uomo che ha dovuto pensarli. Un uomo a cui è occorso molto tempo per scriverli, per buttar giù tante parole sulla carta. Ed è un pensiero che non avevo mai avuto, prima di questa notte.”

E così Guy deciderà di sfidare il sistema, di salvare i libri dal macero, dalla dimenticanza, dall’oblio.

Guy, un uomo come tanti, un uomo che ha compreso quanto sia importante la conoscenza, proteggere la memoria e la letteratura, si opporrà all’annichilimento delle genti, alla mediocrità alla quale tutti venivano condannati, creando una speranza per il futuro.

Lettura necessaria e sconvolgente, che pone un interrogativo: cosa diverrebbe la società in cui viviamo se si imponesse una dittatura che ci obblighi a non sapere, a non informarci, più semplicemente a non pensare? E noi avremmo il coraggio di Montag o ci comporteremmo come Mildred?

“Nessuno più ascolta. Io non posso parlare alle pareti, perché sono le pareti che urlano verso di me. Non posso parlare con mia moglie, perché sta sentendo quello che dicono le pareti. Io semplicemente ho bisogno di qualcuno che stia a sentire quello che ho da dire. E forse, se mi si desse agio di parlare un po’, potrei anche dire qualcosa di sensato. Ecco perché vorrei che voi m’insegnaste a capire quello che leggo.”

Scheda libro

Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Costo: 12  euro
Pagine: 180

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Consigli in pillole: 10 romanzi di formazione da leggere assolutamente

Buongiorno lettori! Inauguriamo oggi una serie di articoli nei quali vi consiglieremo varie tipologie di romanzi, in particolare quelle riguardanti le categorie della Challenge 2017 (per chi si fosse perso la nostra challenge, trovate tutte le info qui ) .
Oggi parliamo di romanzi di formazione. Ecco i nostri consigli in ordine casuale 🙂

1. Il signore delle mosche – William Golding
downloadUn libro che parla attraverso i simboli, attraverso le metafore. Cosa succede quando un gruppo di ragazzini si ritrovano sperduti su un’isola? Cosa succede quando la società viene meno, quando se ne deve creare una nuova dal nulla? Con una trama semplice e lineare questo romanzo esplora i più intimi meandri della natura umana. Scoprire determinate cose sarà insieme sconcertante e straordinario. Leggere le mille sfaccettature e i mille significati di questa opera sarà un arricchimento.
Un piccolo capolavoro, una storia fatta di simboli sotto la patina del libro di avventura. Per la recensione completa clicca qui.

2. Norwegian wood – Haruki Murakami
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Un libro introspettivo e a tratti “poetico”. La storia ruota intorno a protagonisti davvero interessanti e atipici, che ti catturano completamente nelle loro “sfere emozionali”. In un’ambientazione anni ’60, il romanzo evoca atmosfere sognanti, grazie anche ai continui rimandi musicali e letterari. Amerete il continuo “sottofondo musicale” che accompagna la storia. Un libro davvero emozionante, con descrizioni superbe e con uno strabiliante utilizzo delle immagini.

3. Candido – Voltaire
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Si peccherebbe di superficialità se si giudicasse Candido un personaggio concluso nella sua semplicità, magnanimità e ingenuità nel senso shilleriano del termine. Candido non è avulso dalla realtà circostante, chiuso in una torre eburnea, al riparo dal dolore e della cattiveria del mondo. È alla continua ricerca, non solo della sua amata Cunegonda, ma e soprattutto di se stesso. È il “nuovo Adamo”  che, cacciato dal paradiso terrestre e imbattendosi in molteplici peripezie, sfida la fortuna altalenante e beffarda. Una vicenda tragicomica, tutt’altro che incastonata in un cliché letterario.


4. La collezionista dei libri proibiti – Cinzia Giorgio
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Un romanzo misterioso e dai continui risvolti storici. La protagonista, Olimpia, rappresenta quella continua ricerca e scoperta che solo un’adolescente con dei sogni nel cassetto e una passione da trasformare in mestiere, può affrontare. L’ardua scelta di lasciare la propria città e il proprio amore per cercare il proprio posto nel mondo, questo è quello che segna di più la protagonista e il lettore che cresce insieme a lei durante la lettura.


5. Il  giovane Holden – J. D. Salinger

61c7nyay4l-_sl1488_Holden Caulfield è uno studente, uno studente sedicenne del tutto originale. Vede il mondo a modo suo, è irriverente, a tratti fastidioso e in lui c’è una parte di ognuno di noi. Abbandona la scuola e passa dalla Pennsylvania a Central Park raccontandoci giusto “la roba da matti che mi è capitata sotto Natale”. La ribellione, la continua ricerca del proprio posto nel mondo, la rabbia che lo permea in ogni sua fibra fanno parte di ogni generazione è proprio per questa a quasi settant’anni dalla sua pubblicazione, il giovane Holden ha ancora qualcosa da raccontare, qualcosa in cui farci ritrovare. Assolutamente una lettura che non potrete farvi mancare.

6. Jane Eyre – Charlotte Brontë
jane-eyreA mio parere uno dei classici più belli mai esistiti. Jane Eyre è un connubio perfetto tra conquiste personali, sentimento, tragedia, mistero, crescita. Un classico che non passa e non passerà mai di moda: mai banale, sempre interessante, emozionante, attuale. Non è possibile non rimanerne affascinati e lo consiglio a chiunque, perché è uno di quei romanzi che va portato e custodito per sempre nel proprio bagaglio della vita.

7. Emma – Jane Austen
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Emma è il mio romanzo preferito di Jane Austen. Nonostante combatta strenuamente con Orgoglio e Pregiudizio, rimane quello che mi ha affascinata di più. Con la sua solita ironia e verve arguta, la Austen descrive la storia di un’eroina tutt’altro che perfetta. Ed è proprio questo che rende il romanzo più frizzante, più interessante. Mr Knightley, poi, è un altro personaggio austeniano che rientra sicuramente tra i miei preferiti in assoluto. Lo consiglio veramente a chiunque ami il genere.

8. Storia di una capinera – Giovanni Verga
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Intensità e delicatezza. Questa coppia nominale quasi ossimorica racchiude il senso più profondo del romanzo epistolare “Storia di una capinera”. È la protagonista, la giovane Maria, a raccontare la sua vicenda, attraverso uno scambio epistolare, all’amica e confidente Marianna. L’espediente del medium della lettera è perfettamente congeniale al contenuto intimo e personale che Maria espone. Nell’opera, l’analisi psicologica degli anfratti più reconditi dell’animo di Maria, innamorata del giovane Nino, ma destinata a ritornare in convento, è mitigata e riequilibrata dell’orientamento verista della scrittura verghiana.

9. Il buio oltre la siepe – Harper Lee

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Un “must” nell’educazione delle scuole americane. Lo avrete sicuramente visto e sentito nominare in film e telefilm (es. Una Mamma per Amica, Noi Siamo Infinito, ecc). “Il Buio Oltre la Siepe” affronta il percorso di crescita della piccola Scout Finch all’interno di una società in cui i pregiudizi sono radicati così a fondo da essere parte della quotidianità di tutti i giorni. Capire cosa è giusto o sbagliato a soli sei anni non è semplice ma Harper Lee, con (all’epoca) un solo romanzo, riuscì a rappresentare al meglio la mente di una bambina curiosa e afflitta da mille dubbi riguardo la giustizia. Per la recensione completa clicca qui.

10. Grandi speranze – Charles Dickens

9788854165144_0_0_1553_80Uno dei romanzi vittoriani che preferisco. La storia narrata in prima persona dal protagonista, è quella dell’orfano Pip dalla sua infanzia fino all’età adulta. Una crescita colma di violenza impartita dalla sorella che lo cresce a suon di bastonate, ma protetto dal marito di lei Joe, al quale il ragazzo sarà molto affezionato. L’incontro con un evaso di nome Magwitch e la successiva decisione di una ricca vecchia del posto, Miss Havisham, di prenderlo sotto la sua ala, ribalteranno la sua condizione di povero reietto trasformandolo ben presto in un gentiluomo. In questo romanzo di un ormai adulto Dickens, ritroviamo tutta la sua ironia e i temi a lui cari. Commovente, ironico e profondo, se siete amanti della letteratura inglese non pensateci su e leggetelo! Non ne rimarrete delusi.

Autrici: PatriziaHeathcliff, Iridiel93, NicoleZoi, MariBookLover93

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L’Ombra del Vento-Carlos Ruiz Zafón

Spesso i libri ci vengono consigliati da persone con gusti più o meno affini ai nostri e, consapevoli delle differenti preferenze, ci approcciamo alle prime pagine del romanzo in questione un po’ titubanti, privi di aspettative ma ben predisposti. Se poi, come nel mio caso, il libro viene consigliato da una persona speciale, la voglia di farci piacere la lettura tende ad oscurare i difetti o le carenze della storia. Con l’Ombra del Vento non correte questo rischio. Il primo della tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati, vi stupirà, conquisterà e avvolgerà nell’atmosfera rarefatta e sognante creata dall’abile penna di Zafón evocativa, delicata eppure capace di scuotere nel profondo.

“Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare.”

Il racconto ha inizio nella Barcellona del ’45 con il protagonista Daniel Sempere undicenne che viene messo a conoscenza dal padre libraio di un luogo segreto, magico, sospeso nel tempo, il Cimitero dei Libri Dimenticati nel quale vengono salvati e protetti libri “che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo” che vivono in attesa di essere letti.

“Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che l’hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.”

Aggirandosi in questo labirinto di conoscenza ormai assopita, tra i titoli illeggibili e le pagine ingiallite dal tempo, Daniel scorge un volume rilegato in pelle, con titolo e autore per lui sconosciuti: Julián Carax, L’Ombra del vento.

Solo sfogliando il volume ne viene rapito. Per dirlo con le sue parole “le sue pagine palpitarono come le ali di una farfalla a cui viene restituita la libertà”. Lo divora in una notte, sente la storia sempre più far parte di lui e decide di capirne il motivo.

E così ci rivediamo tutti un po’ in Daniel, sognatore ma determinato a scoprire cosa c’è dietro un semplice libro e dietro l’autore per tutti sconosciuto. Inizia la sua maniacale ricerca della verità.

Chi è Julián? Cosa ne è stato di lui? E perché quella in suo possesso sembra essere l’unica copia in circolazione di un libro tanto meraviglioso?

Ad affiancare Daniel nella sua impresa ci saranno vari personaggi, ma il mio preferito resta Fermín Romero De Torres, mendicante al quale il ragazzo offrirà lavoro nella libreria di famiglia, apparente dongiovanni sempre pronto a fornire spunti di riflessione con le sue frasi ironiche ma sagaci.

“Non cattiva” replicò Fermín. “Idiota. È ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perché hanno altre opinioni, perché parlano un’altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o perché non approva il loro modo di divertirsi. Nel mondo c’è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti.”
Più ci avviciniamo alla verità, più capiamo che quello che lega Daniel a Julián risulta essere più intimo di quello che credevamo. Passato e presente si fondono, gli amori sbagliati, le scelte di vita così simili li rendono quasi i due lati di una stessa medaglia. Ma se Carax non potrà più rimediare a ciò che ha fatto, Daniel potrà evitare di commettere gli stessi errori sfruttando la vita dello scrittore come monito.

La lettura di questo romanzo è stata davvero intensa, gli individui che popolano l’universo di Zafón sono reali, in ognuno di loro possiamo ritrovare qualcosa di noi ed è proprio questo che più mi ha colpita. Più della storia, anche se ben scritta e strutturata, l’autore ci presenta persone con difetti, profondità di pensiero e personalità ben definite. Quando leggi l’ultima pagina senti quasi di aver perso degli amici per quanto riesci a conoscere bene tutti, debolezze comprese. Non posso che consigliarvi di recuperate questo piccolo capolavoro e di permettere ai Sempere di farvi conoscere la loro Barcellona.

Di seguito vi lascio i titoli dell’intera saga così da poterli leggere nel giusto ordine.


Serie Il Cimitero dei Libri Dimenticati:

-L’Ombra del Vento

-Il gioco dell’angelo

-Il prigioniero del cielo

-Il Labirinto degli spiriti

“Le coincidenze sono le cicatrici del destino. Le coincidenze non esistono, Daniel: siamo solo marionette mosse dalla nostra incoscienza.”

Scheda libro

Autore:
Carlos Ruiz Zafón
Editore: Mondadori
Costo: 12,50 euro
Pagine: 439

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‘Vendetta di sangue’ di Andrea Mingardi

Qualche notte insonne ha contribuito affinché potessi terminare velocemente la lettura di questo libro.

Nell’afosa Bologna il commissario Bernardone si trova a fare i conti con degli strani omicidi. Tre cadaveri vengono ritrovati per strada. Il modus operandi è sempre lo stesso: i corpi sono stati dissanguati ma non presentano né tracce di sangue sugli abiti né intorno al luogo del ritrovamento.

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Unico segno è la presenza di due buchi sul collo, all’altezza della carotide.

Bernardone, insieme ai suoi collaboratori, si ritrova a dover gestire anche un’emergenza stampa: per colpa di una fug

a di notizie su ‘Il Resto del Carlino’ si parla degli omicidi riferendosi al killer come al ‘Vampiro del Felsineo’. E’ subito caos: nella città gli abitanti hanno paura e non girano più di sera, auto imponendosi il coprifuoco. Inoltre alcuni delinquenti, appro

fittando della paura seminata, cercano di emulare il vampiro per commettere violenze sessuali e altri abusi.

In un’atmosfera tra realtà e mitologia, con una piccola incursione nei luoghi in cui è nato il mito di Dracula, proseguono le indagini. E così quei delitti apparentemente senza spiegazione trovano la loro risoluzione e il loro colpevole senza tralasciare una buona dose d’incredulità nel lettore.

Mingardi ci offre una narrazione a tratti un po’ ostica ma che tiene incollato il lettore alle pagine per scoprire, insieme agli investigatori, il colpevole e le sue motivazioni.

Durante le indagini ci sono dei momenti in cui si apre un faro sulla vita privata del commissario Bernardone. Queste parti, a mio parere, sono state sfruttate male. Poca roba per cercare di capire la psicologia e il modo di essere del commissario. Avrei preferito che queste parti fossero meglio spiegate e ampliate, così come avrei voluto sapere di più sulla psicologia degli altri appartenenti al team delle indagini.

Inoltre il finale fa perdere un po’ il contatto con la realtà che, a mio parere, è fondamentale per questo tipo di romanzo. Nonostante questo il romanzo è una lettura piacevole che fa passare qualche ora in relax assoluto.


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Centauria
Pagine: 326
Prezzo: 15,00€

(In collaborazione con Thriller Nord)

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Il bacio più breve della storia

Oggi voglio parlarvi di un libricino piccolo piccolo che ho letto durante le vacanze natalizie: “Il bacio più breve della storia” di Mathias Malzieu. Ho voluto dare una seconda possibilità a questo scrittore che avevo avuto modo di conoscere grazie alla nostra prima lettura di gruppo “La meccanica del cuore“, la quale non mi aveva particolarmente entusiasmata (potete leggerne la recensione qui). Purtroppo anche questo nuovo libro mi ha lasciata con una serie di perplessità riguardanti la trama che di certo non hanno aiutato Malzieu a figurare tra i miei autori preferiti.

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“Il bacio più breve della storia” racconta del fugace incontro del protagonista, un inventore, con una misteriosa e sfuggente ragazza, Sobralia, avvenuto durante un concerto a Parigi. Questo breve incontro tra i due esita in un ancor più breve bacio che causerà l’improvvisa scomparsa nel nulla di lei. Il ricordo di quel bacio non dà pace al protagonista, il quale si ingegna in tutti i modi per ritrovare la ragazza invisibile. In questa ricerca è aiutato da un detective in pensione, con una particolare somiglianza ad un orso polare, e dal suo strano pappagallo, in grado di registrare e riprodurre i suoni come fosse un vero e proprio registratore.

La trama sembra preannunciare il racconto di una dolce storia d’amore, impreziosita da qualche elemento  magico e ambientata in un mondo nel quale tutto, anche l’impossibile, può succedere. La lettura ha invece rivelato soltanto un racconto a mio parere mal costruito e pretenzioso, che cerca di essere una fiaba moderna, senza tuttavia riuscirci. Troppi sono infatti gli elementi che non danno consistenza alla storia e le impediscono di restare nel cuore di chi la legge.

Innanzitutto, come già in “La meccanica del cuore”, la travolgente passione che lega i due protagonisti appare irreale. Il loro rapido e fugace bacio e l’ossessione successiva di lui nei confronti della ragazza invisibile, pretendono di essere dei momenti romantici ma di fatto appaiono soltanto esagerati e forzati. Inoltre quello che viene descritto come un immenso e infinito amore del protagonista nei confronti di Sobralia, inconcepibilmente e incoerentemente vacilla non appena fa timidamente ritorno una vecchia fiamma.

Come detto precedentemente, la storia è animata da una serie di elementi magici e fantastici, come lo stravagante pappagallo o i cioccolatini inventati dal protagonista, in grado di ricreare in chi li mangia esattamente il sapore e le sensazioni di quel fugace e misterioso bacio con cui è iniziata la storia. Questi particolari, non essendo approfonditi e introdotti all’interno di un contesto ben costruito, risultano essere inverosimili, grotteschi e inseriti a caso.

Inoltre lo scrittore inserisce nella narrazione delle descrizioni pesantemente erotiche del corpo dell’amata che risultano alquanto fuori luogo rispetto al contesto e al tono del resto della narrazione.

In conclusione, l’idea alla base della storia, per quanto carina, originale e con buone potenzialità per essere davvero una fiaba moderna, non è stata sviluppata nella maniera migliore dall’autore.
Devo quindi ammettere che purtroppo questo libro mi ha lasciata indifferente, non è stato in grado di trasmettermi alcun tipo di emozione e di conseguenza non è riuscito a modificare il mio pensiero nei confronti di Malzieu.


Scheda del libro:

  • Titolo: Il bacio più breve della storia
  • Autore: Mathias malzieu
  • Editore: Feltrinelli
  • Pagine: 121
  • Prezzo: 7.50 €
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La paranza dei bambini – Roberto Saviano

“Il segreto della frittura di paranza è saper scegliere i pesci piccoli: nessuno deve stare in disequilibrio con gli altri. La frittura di paranza è tale quando tutto ciò che ti finisce in bocca puoi masticarlo senza identificarlo. La frittura di paranza è lo scarso dei pesci, solo nell’insieme trova il paranzasuo sapere. […] Tirate in barca le reti, sul fondo rimangono questi minuscoli essere confusi tra la massa dei pesci, sogliole non cresciute, merluzzi che hanno nuotato troppo poco. Il pesce viene venduto e loro restano sul fondo della cassetta, tra i pezzi di ghiaccio sciolti. Da soli non hanno alcun prezzo, alcun valore, raccolti in un cuoppo di carta e messi insieme diventano prelibatezze. Insieme nel fondo del mare, insieme nella rete, insieme impanati, insieme messi nel rovente olio, insieme sotto i denti e nel gusto – uno soltanto, il gusto della paranza.”

È così che Saviano parla della paranza dei bambini, descrivendo come nasce e come fa a sopravvivere in mezzo a “pesci” molti più grandi di loro. Tutti conosciamo la serie che ha reso famosa e più chiara a tutti la situazione sociale che si vive in certe zone di Napoli, e con questo libro, lo stesso autore vuole puntare l’obiettivo su un’altra piaga di quei quartieri: i bambini che vivono ogni giorno tutto questo. Sapevo, iniziando a leggerlo, che sarebbe stata una lettura dura. Si fa fatica a pensare che quei gesti, quelle parole, quelle azioni tremende siano opere di bambini che in una società normale dovrebbero stare al campetto di calcio o a casa di amici a commentare l’ultimo gioco della xbox appena uscito. Qui, in questo libro, i videogiochi vengono usati solo come addestramento per un agguato. Le missioni di Call of Duty sono l’antipasto a un omicidio. La corsa a GTA serve per sperimentare sul virtuale il furto di un camion. Niente, per questi bambini, è solo e soltanto un gioco. O forse no?

E se in maniera molto superficiale siamo portati inizialmente a pensare che, se questi ragazzini sono spinti tra le braccia del crimine, è solo perché l’esempio è venuto dai genitori beh… dobbiamo subito ricrederci. Saviano ci mostra chiaramente l’impotenza dei genitori, la loro totale incapacità nel poter cambiare le cose. Il loro destino è quello di vedere i figli prendere una strada che sanno porterà a qualcosa di terribile e sentirsi impotenti. I sacrifici fatti dai genitori per il bene della famiglia sono visti, dai figli, come qualcosa di inutile. Lavorare dodici ore al giorno per pochi euro fa di te non un padre amorevole, ma un padre debole, senza spina dorsale. Se spacciare, rapinare e uccidere mi fa guadagnare il doppio di quello che prendi tu spaccandoti la schiena, io mi sento in diritto di guardarti dall’alto verso il basso, di disprezzarti. Non “si ‘omm” lavorando così.

“Pensavano ai portafogli smunti dei genitori che faticavano tutto il giorno, che si dannavano con lavori e lavoretti spezzandosi la schiena, e sentivano di aver capito come si sta al mondo più assai di loro. Di essere più saggi, più adulti. Si sentivano più uomini dei loro padri.”

Passi buona parte della lettura a sospirare angosciato e speri sempre che succeda qualcosa che possa far breccia nella testa di chi, in fondo, è ancora piccolo. Ti chiedi dove sia finita la loro sensibilità, quella che dovrebbe fargli sentire forte il desiderio di un abbraccio dalla mamma, della normalità di una giornata a scuola, dei problemi che sono in realtà dei non problemi. Speri che capiscano che quello che sta succedendo è sbagliato. E invece no. Anche gli eventi peggiori non hanno alcun peso sulle loro anime. La crudeltà si radica nel cuore e nel cervello dei protagonisti e non esiste più speranza. Chiudi il libro con la voglia di tornare indietro per non sapere. Ma ormai è tardi. Sei entrato, grazie a Saviano, direttamente nel covo di questi bambini e hai visto. Hai sentito. Puoi solo sperare che un giorno tutto cambi. Che la speranza ci sia, da qualche parte, in quel mare di tenebra in cui affondano, fin da piccoli, questi ragazzi.

«E ti pare che mi metto paura di un bambino come te?»
«Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per sparati in faccia ci metto un secondo.»
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Editore: Feltrinelli
Pagine: 352
Prezzo: 18.50 euro
Anno Pubblicazione: 2016

 

(In collaborazione con Thrillernord )

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“If I should die” di Amy Plum

Anno nuovo, vita nuova! Ma non per chi, ‘malato’ di lettura come me, decide di passare la fine dell’anno a ‘farsi fuori’ un’intera trilogia! Perché è esattamente quello che ho fatto io: ho letto, tutta d’un fiato, la “Saga Ravenant” di Amy Plum.

Nello specifico oggi vi parlerò dell’ultimo volume della saga, If I should die che è uscito recentemente (15 novembre 2016). Ma prima facciamo un veloce riepilogo di quello che succede nei primi due volumi.

In Die for me, primo capitolo della saga, facciamo la conoscenza di Kate, giovane ragazza inglese che, dopo la tragica morte dei suoi genitori in un incidente d’auto, si trasferisce a Parigi dai nonni con la sorella. Qui, grazie ad una serie di strani eventi, conosce Vincent, uno splendido ragazzo che però nasconde un grande segreto sulla sua natura. Perché Vincent e tutti i suoi amici non sono umani ma sono degli immortali conosciuti come revenant. I revenant sono esseri che hanno conseguito l’immortalità a seguito di una morte avvenuta come sacrificio al posto di un’altra persona. Ed è questo il loro destino: sacrificarsi per salvare vite umane. Tra Vincent e Kate nascerà una struggente storia d’amore che però metterà la fragile ragazza umana in serio pericolo a causa della sua vicinanza con i revenant che la renderà il bersaglio preferito dei numa, i secolari nemici dei revenant, nati nella stessa maniera ma con lo scopo di uccidere umani.

Nel secondo libro, Until I die, dopo aver sconfitto il capo dei numa, Lucien, la situazione a Parigi è complessa: i numa sono spariti ma i revenant sono sicuri che stiano tramando qualcosa nell’ombra. Inoltre arrivano nuovi revenant alla Maison e gli equilibri diventano precari. Nel frattempo, però, Vincent e Kate cercano di coltivare la loro storia d’amore lasciando fuori, il più possibile, le problematiche dei revenant e il fatto che Vincent potrebbe essere il Campione ovvero il revenant che possiederà straordinari poteri e che permetterà di sconfiggere i numa in un’atroce guerra. Ed è proprio a causa di questa profezia che i revenant verranno traditi da uno di loro che ucciderà e rapirà Vincent per cercare di carpire il suo potere.

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I primi due volumi della saga

Quindi If I should die si apre con i revenant alla disperata ricerca di Vincent e con l’atroce scoperta che il suo corpo è stato bruciato mentre la sua anima è stata vincolata al revenant traditore. Kate e alcuni revenant iniziano a ricercare un modo in cui poter riportare Vincent in vita ed avverare la profezia del Campione.  Ma la ricerca non si rivelerà facile. Inoltre molte scoperte terranno il lettore con il fiato sospeso: sarà davvero Vincent il Campione predestinato a sconfiggere i numa? E che ne sarà della dolcissima storia d’amore tra lui e Kate? Tra incantesimi, colpi di scena, amori, tradimenti, combattimenti e sotterfugi, il lettore verrà condotto all’epilogo di questa splendida trilogia.

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Ovviamente non posso svelarvi altro, anzi non posso in generale svelarvi molto perché, se non avete mai letto questa trilogia, dovete assolutamente recuperarla. Amy Plum unisce un linguaggio semplice ad una narrazione scorrevole e serrata che ti fa girare le pagine e leggere cosa accadrà in seguito con un senso di trepidazione ed attesa che pochi autori contemporanei sanno dare. I personaggi sono ben delineati sullo sfondo di una Parigi che mescola la sua innata bellezza e storia ad un pizzico di magia il tutto condito dalla giusta dose di romanticismo e azione.

La trilogia può essere benissimo inserita nella categoria degli young adult e so che alcuni di voi non sono propriamente amanti del genere. Ma fidatevi che questa volta non verrete delusi. Assolutamente consigliata!


SCHEDA DEL LIBRO:

Autore: Amy Plum
Pagine: 494
Editore: De Agostini
Prezzo: €14,90