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Mamme coraggiose per figli ribelli – Giada Sundas

8615938Buongiorno lettori,
oggi vi parlo del libro di un’autrice famosissima tra le mamme (e le zie, e le cugine e tutte le donne che seguono la sua pagina per farsi due risate con i suoi post): Giada Sundas e il suo “Mamme coraggiose per figli ribelli”. Devo essere sincera con voi, avendo amato molto il suo primo libro ero un pochino scettica per questa nuova uscita. Temevo, infatti, che Giada avesse già detto tutto quello che c’era da dire sul tema figli e l’essere genitore. Che le battute fossero finite e che gli argomenti potessero risultare ripetitivi a chi aveva già letto “Le mamme ribelli non hanno paura”.

Con mia grande sorpresa…mi sbagliavo! Intanto, quella presentata, è l’esperienza di Giada nell’essere madre di una bambina (Mya) ormai cresciuta e quindi se, come me, avete acquistato il primo libro con una neonata a tenervi sveglie la notte, potete godere di questo e prepararvi a quello che vi toccherà affrontare con l’arrivo dei “terrible two” e via dicendo. Mya cresce e mamma Giada e papà Moreno la seguono. Continuo a dire che questo è, secondo me, un libro godibilissimo anche per chi non ha figli. Le battute di Giada colpiscono sempre, il suo modo di scrivere ti fa venire voglia di conoscerla e fartela amica (ma non di essere invitata a cena da lei! Se lo fa non cadete nella trappola e suggerite di ordinare una pizza, mi raccomando).

In questo testo, come dicevo, leggiamo le (dis)avventure di una mamma alle prese con una duenne che parla, fa i capricci, dice cose bellissime che solo i bambini possono pensare e facciamo un po’ di autoanalisi per capire che no, una mamma non deve per forza essere una super eroina perfetta. Sbagliare è concesso, non dobbiamo farne una tragedia e…non siamo le uniche a farlo. Troviamo, come sempre, diversi post già scritti da Giada sia nella sua pagina facebook che sulla rivista de “Il Libraio”, per chi ha la memoria corta come me sarà bello rispolverare alcune perle tipo:

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Personalmente, ho fatto un mucchio di foto alle citazioni di Giada mandandole in giro tra amiche e nonne (sì, PERFINO alla suocera ho inviato uno screenshot che la riguardava)

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Insomma, se questo libro ti fa venire voglia di scrivere pure a tua suocera per ridere con lei (e non di lei!) allora vuol dire che Giada ha fatto davvero un ottimo lavoro anche con questo secondo volume.

Unica nota negativa? Il termine “ribelle”, proprio non lo posso leggere più associato a figli e genitori dopo la furba (per me) mossa di marketing delle più note favole della buonanotte.

SCHEDA LIBRO: 

Editore: Garzanti
Pagine: 200
Prezzo: 17.60 euro

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Il Porto Proibito – Teresa Radice e Stefano Turconi

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“Teresa e Stefano nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente.”

Sembra l’incipit di un romanzo, invece si tratta della simpatica biografia di Teresa Radice e Stefano Turconi inserita all’interno de Il Porto Proibito. Questa coppia di autori, duo vincente da anni, ci regala continuamente dei capolavori.
Nonostante vi abbia già parlato di Non Stancarti di Andare , l’ultimo successo del duo Radice-Turconi, oggi facciamo un passo indietro e parliamo del fumetto pubblicato nel 2015.

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Il protagonista è Abel, un giovane naufrago che ricorda solo il suo nome, recuperato al largo del Siam da una nave della marina Inglese durante l’estate del 1807. E’ a bordo dell’Explorer che Abel diventa buon amico del Primo Ufficiale della nave, che ricopre temporaneamente il ruolo di capitano in seguito alla scandalosa fuga del precedente capitano con il bottino dell’equipaggio.
Tornato in Inghilterra, viene accolto alla locanda del paese dalle figlie del capitano fuggiasco, che combattono contro la società per far rivalutare l’ormai infangata reputazione del padre. Abel entra subito in sintonia con le tre ragazze, ma la sua permanenza a Plymouth lo aiuterà a scoprire inquietanti retroscena del suo passato che lo aiuteranno a ritrovare la memoria perduta e a far luce sulla vera natura di alcune figure incontrate sul suo cammino…

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La storia è avvincente e lascia il lettore col fiato sospeso per tutta la sua lettura. Ogni personaggio è caratterizzato al meglio e si fa amare (o odiare!) in modo incondizionato dopo poche scene.

Non sono pochi poi i riferimenti a grandi autori del passato come Coleridge, Wordsworth e Blake, le cui citazioni tempestano il libro e intervallano le conversazioni tra il giovane Abel e la bella Rebecca.

I disegni sono in bianco e nero ma, nelle ultime pagine, c’è una sezione tutta a colori dedicata agli approfondimenti, ai costumi e alle navi studiate per poter realizzare Il Porto Proibito. Tavole meravigliose e dai colori sgargianti!

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In commercio sono poche ormai le classic edition di quest’opera, ma se siete fortunati, potrete trovare ancora le Artist Edition, come quella fotografata in copertina di questo articolo! Il prezzo è leggermente maggiorato ma la copertina simula al tatto un libro antico e dalla carta consunta. Un pezzo da collezione che non può mancare in libreria!


SCHEDA LIBRO

Editore: Bao Publishing
Pagine: 312
Prezzo: 21€ (classica) – 27€ (Artist)

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L’anno in cui imparai a raccontare storie – Lauren Wolk

9788869186806_0_0_0_75Dopo aver terminato questo libro mi sono dovuta prendere alcuni minuti per pensare. Titolo e copertina, devo essere sincera, sono molto fuorvianti. Senza leggere la trama si potrebbe pensare che il libro racconti dell’importanza delle storie, una sorta di “Olga di carta” in cui la fantasia salva dalla realtà. In verità il libro parla di tutt’altro. Racconta della giovane Annabelle (uno dei protagonisti femminili migliori che abbia incontrato fin ora) e di come la sua vita tranquilla venga stravolta quando, a scuola, arriva una nuova studentessa: Betty. Ragazza di città con tanta rabbia e cattiveria dentro, troverà in Annabelle una valvola di sfogo. Ragazzi…non vi dico quanto avrei voluto entrare nel libro e prendere a schiaffi Betty. Davvero. Penso che solo in “Espiazione” io abbia trovato un personaggio tanto detestabile.

La lettura prosegue con un susseguirsi di colpi di scena, bugie, accuse e voglia di arrivare alla fine per capire se quella matassa di cattiverie potrà mai essere dipanata. E’ un romanzo, questo, che ho letto in un solo giorno perchè: DOVEVO SAPERE. Sentivo la necessità fisica di essere rincuorata del fatto che le cose, qualche volta, possono andare per il verso giusto. Che il lupo travestito da pecora possa essere stanato e rivelarsi a tutti per quello che in realtà è.

Da mamma, provo davvero una forte angoscia quando leggo storie che hanno come argomento principale la piaga del bullismo. Rimango turbata pensando a ciò che potrebbe accadere se, ciò che viene raccontato in quelle pagine, dovesse capitare a mia figlia. L’autrice, per fortuna, ha messo la storia in mano a una protagonista che riesce a gestire bene ciò che succede. Fino all’ultimo confidi in Annabelle. E’ un romanzo che dovrebbe essere inserito nelle scuole come titolo da leggere insieme in classe. Insegna molto e per una volta ci troviamo davanti un libro per ragazzi che non addolcisce la pillola: ad ogni azione corrisponde una reazione e l’happy ending nella vita reale non esiste. O almeno, non dev’essere dato per scontato.

Chiudo la recensione con tanta amarezza. E’ un libro bello, ma che fa male. Il mio sentirmi triste mi induce a fare i complimenti all’autrice perchè è riuscita a raccontare, senza banalità, qualcosa di difficile su un tema trattato tante, tante volte. Grazie alla Salani per averlo pubblicato e grazie alla bellissima copertina per avermelo fatto notare.

Wolf Hollow era anche il posto in cui avevo imparato a dire la verità, l’anno prima di compiere dodici anni. A dire la verità su cose da cui era impossibile fuggire. Impossibile e perfino sbagliato. Malgrado la tentazione fosse forte.

SCHEDA LIBRO: 

Editore: Salani
Pagine: 278
Prezzo:
14.90€

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La vita fino a te – Matteo Bussola

9788806236359_0_0_0_75“La vita fino a te” di Matteo Bussola è un libro sull’amore, anzi: sugli amori. Quelli vissuti, quelli sperati, quelli esasperati e quelli durati giusto il tempo di un bacio “che sapeva di vigorsol e di birra” una sera d’estate in Spagna, fino ad arrivare “all’amore che resta”, quello per la sua compagna Paola e per le tre figlie: “la luce dei suoi giorni”.

Chi segue Matteo su facebook ormai ha imparato a conoscere bene il suo stile di scrittura, sapendo che dietro un sorriso e una risata potrebbe nascondersi la trappola di un finale che strappa via una lacrima o un brivido di commozione. Unico nel suo genere, Bussola è la cosa più bella che ci abbia regalato un social network: nasce disegnatore, per una lettera scritta a Fedez diventa un fenomeno virale e poi fenomeno e basta. E’ la parte bella del web, è ciò di cui noi lettori avevamo bisogno per tornare a respirare dolcezza con qualcosa – made in Italy -. Questo suo ultimo libro racconta, con la sua solita spontaneità, stralci di vita, episodi accaduti e pezzi di dialoghi in cui i dettagli fanno la differenza anzi, sono la componente fondamentale: leggi e ti sembra che quelle stesse persone ti stiano comparendo davanti, quasi le vedi, quasi riesci a toccarle. Ti immedesimi nelle situazioni che vive, talvolta comiche altre volte un po’ meno e ti fornisce gli spunti necessari per riflettere su cose sopra cui spesso non ti soffermi.

Bussola ha una grande capacità: monopolizza il lettore, lo coinvolge senza però stancarlo. Riesce a farti piangere e ridere contemporaneamente. Chiami la tua amica per dirle, tra le lacrime e le risate “No, davvero, questo libro DEVI leggerlo per forza” e stai già lì a piazzarle il romanzo dentro il carrello di Amazon.

 Il senso di questo libro è racchiuso tutto nel finale, lo capisci soltanto nelle ultime pagine dopo un percorso fatto di brevi ma significativi paragrafi, e riesce a sorprenderti ancora una volta, anche quando ormai sei pronto a deporlo in libreria e invece lo riapri e ricominci da capo.

“Sono rimasto sentendo che l’amore che resta può fondarsi anche su quello che non torna, ma solo se permetti all’amore che non torna di essere la strada che ti porta verso l’amore che resta.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 202
Prezzo:
17,00€

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Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano

20180516_112618Buongiorno lettori, oggi vi parlo della graphic novel “Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano” che mi ha fatto compagnia durante il mio viaggio di ritorno da Torino. Prima di salire sull’aereo la scena è stata più o meno questa:

“Uh che bella Babi, quando la leggerai?”
“Mhm ora vediamo”
*Un’ora e venti minuti dopo…*
“Ragazzeeee io l’ho già finita *-* “

Intanto voglio iniziare dicendo che la cosa che più ho AMATO di questa lettura è stata…la musica. No, non sono pazza (o almeno, non lo sono più del solito). All’interno delle tre storie che compongono “Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano” è tutto un suonare di jingle pubblicitari e canzoni che negli anni 90 ci hanno fatto perdere la testa. Una trovata davvero geniale che aiuta il lettore a immergersi completamente nell’epoca in cui è ambientato il libro. Voi non avete idea di quanto sia stato difficile non canticchiare durante la lettura con il rischio di far scappare i miei vicini di posto. Stare lì, leggere e concedersi qualche secondo di “Com’è che faceva?” per poi ritrovare il ritmo giusto e farsi una risata ripensando a ciò che facevamo quando in radio girava quel pezzo musicale.

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Altra cosa fantastica sono stati i tantissimi riferimenti a quei magici anni (sono una nostalgica, sì). La smemo, il walkman, le videocassette, i poster con Leonardo di Caprio in regalo con Cioè, Spice Girls su mtv ect. Sfido chiunque sia cresciuto in quel periodo a non emozionarsi di fronte alle “chicche” che le due autrici hanno inserito tra le pagine di questa graphic novel:

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“Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano” è diviso in tre storie. La prima è quella di Giulia, occhialuta ragazzina timida che brama dalla voglia di diventare amica della popolare Federica. Assisteremo al suo salto “sociale”, a ciò a cui in quell’età sei disposto a fare pur di piacere a chi, senza un vero motivo, idolatri. Il finale vi farà sorridere, assicurato!

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Anna

La protagonista del secondo racconto invece è Anna. Conosciamo lei, i suoi amici skater e il tornando che presto stravolgerà la sua vita: Marilena. Quest’ultima è la classica ragazza difficile, quella che non viene mai a scuola, che senti litigare in macchina con il padre a cui si rivolge neanche fosse l’amico stronzo. Con lei farà le sue prime follie e con lei scoprirà se stessa per poi…Ehy, mica vorrete lo spoiler no?

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Clarice

Clarice è l’ultima a chiudere questo ciclo di racconti ed è anche la più cazzuta. L’ho A D O R A T A. Però ragazze, carissime autrici, voi mi avete fatto soffrire da morire quando ha preso in mano quelle dannate forbici. Cioè mi sono sentita male io per lei e ho dovuto spiegare ai miei capelli lunghi che quelle brutte cose non succedono davvero. Scherzi a parte, Clarice è diversa dalle due ragazzine che l’hanno preceduta. Clarice non è una bambina che urla, non cerca di piacere, non vuole essere la prima se non quando è sulla pista a gareggiare. È determinate come poche e rimarrà coerente fino alla fine ponendo la ciliegina sulla torta a questa godibilissima graphic novel.

Che altro dire? Abbiamo tantissime domande da fare alle due autrici. Che dite, proviamo a intervistarle??

SCHEDA LIBRO

AUTORI:  di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero
EDITORE: Eris Edizioni
PAGINE: 176
PREZZO: 17.50 euro

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Olga di carta – Jum fatto di buio – Elisabetta Gnone

«Ma è un libro per bambini?»
«Nono»
«Allora è un libro per adulti?»
«Diciamo che è un libro che si plasma perfettamente addosso a chi lo legge. E’ come i Lego, è adatto a tutti dai 5 ai 99 anni.»

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Olga è una bambina che racconta storie. Non frottole, eh. Storie vere, di cose che sono successe veramente. In paese lo sanno tutti e per questo, quando la vedono fermarsi a chiacchierare con qualcuno tendono le orecchie e ascoltano per controllare che non stia iniziando una nuova storia. In questo caso, state certi cari lettori, intorno alla bambina inizierà a formarsi un capannello di curiosi e tutti, in religioso silenzio, si metteranno a sentire ciò che la piccola ha da dire.

In questo libro viene evidenziato, in maniera delicata e magica, quanto le parole abbiano il potere di aggiustare ciò che si rompe, sia esso visibile in superficie o confinato nel nostro subconscio. Jum, il protagonista assoluto dei racconti di Olga in questo nuovo libro di Elisabetta Gnone, è la meravigliosa metafora scelta dalla bambina per giustificare quella potente e inconsolabile sensazione di vuoto che ci assale quando abbiamo perso qualcosa. Che sia una persona o l’ispirazione, avvertiamo un famigliare buco al centro dello stomaco e ci ritroviamo tristi e sconsolati a versare lacrime che sembrano destinate a non esaurirsi mai. Jum fatto di buio è di quelle lacrime che si nutre ed è grazie a quelle lacrime che cresce.

Olga, racconto dopo racconto, proverà ad aggiustare il cuore degli abitanti di Balicò ma così come le parole hanno il potere di ricostruire la speranza, hanno anche un rischioso rovescio della medaglia: ascoltate da persone facilmente suggestionabili, possono trasformarsi in qualcosa di pericoloso. Ed è così che lì dove si cerca di riportare speranza, capita la tragedia. Non vi nego che ho letto le ultime pagine con il fiato sospeso e un sacco di tristezza.

Questo libro dev’essere letto da tutti perchè ha il potere di far stare bene chi lo legge. Qualità rara oggigiorno nel panorama letterario italiano e non.

«Ho un po’ di mal di testa. Hai un oki?»
«No, però ho il libro di Elisabetta Gnone, vedrai se ti passa se lo leggi»

Scheda del libro

Editore: Salani
Pagine: 215
Prezzo: 14.90 euro

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Intervista a Giada Sundas

Buongiorno lettori,
oggi vi proponiamo l’intervista fatta a Giada Sundas, una mamma super, autrice di un libro divertentissimo di cui potrete trovare qui la recensione -> Recensione di “Le mamme ribelli non hanno paura” 
Buona lettura ❤
00000000000000216803-280x280Sappiamo tutti che gestire il proprio tempo con un bambino piccolo è complicato. Per citare il tuo libro: spesso tocca fingere una dissenteria per rimanere un po’ da soli e avere dieci minuti di pace. E’ stato difficile per te trovare lo spazio per scrivere questo libro? Come ti sei organizzata? Dobbiamo ringraziare Moreno? 
 
Non è stato facile, ho dovuto incastrare tutti i tasselli come si fa con il Tetris. Considerando anche che l’ho scritto in appena due mesi, la maggior parte della stesura è avvenuta di notte. È stato un periodo durissimo e stressante per me.
 
“I giorni di una mamma” è stato, probabilmente, il tuo post più condiviso. Ti aspettavi che diventasse virale?
 
Assolutamente no. Tra l’altro ricordo bene com’è nato: nel letto, prima di addormentarmi, mi venne in mente e lo scrissi con il cellulare. Siccome era molto tardi, il mattino dopo l’avevo dimenticato. L’ho ritrovato tra le note dopo settimane e pubblicato senza nemmeno rileggerlo. Quando ho riaperto Facebook, dopo qualche ora, per poco non mi è venuto un colpo.
 
Nel libro troviamo anche altri tuoi post famosi. E’ stato difficile inserirli all’interno del libro trovandogli un posto nell’arco narrativo?
 
Non troppo, il libro segue una linea temporale ed è bastato inserirli seguendo l’ordine degli avvenimenti.
 
Qual è il capitolo a cui sei più affezionata?
 
Quello del post parto. Contiene tutti i miei peggiori e migliori sentimenti. È un uragano di sensazioni. Quando lo rileggo mi sembra di tornare indietro nel tempo.
 
Parliamo di Matteo Bussola. Chi ti segue (o chi segue Bussola) conosce il vostro rapporto. Lui è stato tra i primi a pubblicizzare, con orgoglio, l’uscita del tuo libro. Ci vuoi raccontare come vi siete conosciuti? Possiamo definirlo un “papà ribelle”?
 
Matteo, per me, è stato il segnale che la vita mi ha voluto mandare per spingermi a fare grandi progetti. Ci siamo conosciuti ad una sua presentazione e lui, un giorno, davanti a decine di persone ha detto “ricordatevi di qesta ragazza, sarà la promessa dell’anno”. In tutto questo Matteo ha una buona parte di merito, lo ringrazio ogni giorno per l’aiuto che mi ha dato. E sì, è un papà super ribelle.
 
“Ma un altro quando lo fai??” è la domanda che tutte le mamme, con un solo figlio, si sentono porre ogni giorno. Noi ti rigiriamo la domanda ma riferendoci naturalmente al tuo prossimo libro. Alla fine di “Le mamme ribelli non hanno paura” hai inserito un piccolo spoiler su un progetto a cui stai lavorando. Ci puoi anticipare qualcosa?
 
Ho in mente un romanzo storico, come già anticipato, che non nascerà a breve. Ora sto lavorando ad altri progetti per il 2018. Non vi spoilero nulla per adesso.
 
Noi di Leggendo a Bari siamo, prima di tutto, un gruppo di lettura dal vivo. A tutti gli autori poniamo la stessa domanda: cosa ne pensi dei gruppi di lettura? Ne hai mai fatto parte? Da autrice li ritieni una risorsa importante?
Mi piace il concetto di “gruppo di discussione”, ovvero leggere un libro e discuterne insieme ad altri.