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Central Park – Guillaume Musso

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Le emozioni che mi ha trasmesso questo libro mi hanno accompagnata per diversi giorni dopo la fine della lettura e di conseguenza non posso non parlarvene e consigliarvelo vivamente. Il libro in questione è Central Park di Guillaume Musso. 

Si tratta di un thriller ambientato ai giorni nostri a New York. La narrazione inizia con il risveglio della protagonista, Alice Shӓfer, poliziotta francese, su una panchina di Central Park. Insieme a lei, è ammanettato un uomo sconosciuto, che presto scoprirà chiamarsi Gabriel ed essere un pianista jazz. I due non ricordano nulla degli eventi precedenti che li hanno portati ad essere ammanettati su quella panchina. L’ultimo ricordo di Alice è quello di aver trascorso un’allegra serata con delle amiche in diversi locali degli Champs Elysées a Parigi, mentre quello di Gabriel è quello di essersi esibito in un locale di Dublino, in Irlanda. Da quel momento, i due verranno trasportati in una corsa frenetica attraverso New York, cercando di capire, con i pochi indizi a loro disposizione, cosa sia successo e soprattutto chi sia il responsabile di tutta quella situazione.

La scrittura di Musso è una scrittura leggera e fluida che permette una lettura scorrevole del romanzo. Se all’inizio ho trovato la protagonista femminile un pò irritante per il suo carattere troppo duro e scontroso, nel corso della lettura ho avuto modo di conoscerla più a fondo e di ricredirmi.

Era in guerra. Ma dietro la durezza s’indovinava, a intermittenza, l’impronta di una donna diversa, più dolce e tranquilla.

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Musso infatti è abilissimo nel delineare il profilo psicologico dei suoi personaggi: è in grado di costruire per loro delle maschere volute, per poi guidare il lettore in un’indagine più approfondita, rivelandone la vera natura e le vere emozioni. Molto bello è anche assistere all’evoluzione del rapporto tra Alice e Gabriel: Alice nonostante la sua tendenza a non fidarsi di nessuno, finisce per aprirsi un pò con quell’uomo mai visto prima, che con il suo humor e la sua solarità, riesce, almeno in parte, a far breccia nella sua corazza.

“E’sicuro di sapere quello che sta facendo?”
“Di che cosa mai si può essere sicuri nella vita?”

La narrazione è ricca di momenti di alta tensione e di suspance, che tengono il lettore con il fiato sospeso ogni volta che una nuova verità viene svelata. Vi sono inoltre tantissimi colpi di scena che ribaltano tutta la storia e quando il lettore pensa di essere riuscito a capire chi sia il responsabile, ecco che tutto cambia. La rivelazione finale è infatti talmente sconvolgente da poter essere difficilmente prevista anche dal lettore più attento.

Questo è stato il primo libro che ho letto di questo autore e la costruzione di tutta la vicenda mi ha talmente stregata da spingermi a leggere in futuro altre sue opere. Si tratta quindi di un thriller dal finale per nulla scontato e nelle librerie degli amanti del genere, questo libro non può assolutamente mancare!


Scheda del libro

Editore: Mondadori
Pagine: 295
Prezzo: 14,40 euro

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“La metà che manca” di Graham Jackson, un thriller a quattro mani

WhatsApp Image 2017-06-10 at 16.09.07Per iniziare questa recensione è assolutamente necessaria una premessa: sto per parlare del libro di un’amica. Ebbene sì! Sarebbe stato inutile e non trasparente nei confronti del lettore parlarne in termini vaghi: “L’autore ha scritto…”, “L’autore ha uno stile…”, “Qui L’autore…”. E a me piace essere chiara. La nostra Barbara del gruppo di lettura (e admin di IRead la Tana del Lettore) ha scritto un libro a quattro mani con la sua amica Elena (ex admin della pagina appena citata). Il lettore adesso potrebbe interrompere la lettura della recensione, caricandosi di pregiudizi e cliché come “è sua amica, ne parlerà sicuramente bene”, “recensione truccata”, “complotto” 😀 ma io vi invito a rimanere con me, perché sì, questo libro mi è piaciuto, e lo dico con totale leggerezza d’animo e con sincerità assoluta, e vi spiego perché.

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Dopo questo preambolo doveroso passiamo quindi a parlare di Graham Jackson . Chi è Graham Jackson? Uno pseudonimo, questo è certo. Barbara ed Elena, e anche questo è certo. Ma perché questa scelta? Barbara ci ha raccontato che Jackson e Graham erano i nomi di due personaggi con i quali giocavano in un gdr online e un bel giorno, mentre cercavano di costruire l’ambientazione e la storia per una nuova giocata è arrivato il lampo di genio: “perché non scrivere un libro?”. Ed ecco come nasce La metà che manca.

Sinossi:
La metà che manca inizia quando ancora non c’è niente a mancare e non ci sono frammenti da rimettere insieme. Il 23 ottobre del 1993 Zoe e Dominic Marshall sono ancora convinti che i casi che risolvono sul campo li immunizzino dal diventare dei bersagli. Ma che succede quando, improvvisamente, si viene travolti dal peggiore degli incubi? Ciò che si annida dentro un crimine innesca un processo che trasforma normalità in mostruosità, mostruosità in normalità. Si può evitare il caos? Si può evitare di annegare nel senso di colpa, cedendo alla disperazione o, peggio, alla follia?

«Anna!? ANNA!» Zoe non gli aveva detto che un nome breve l’avrebbe aiutato a non soffocare nel caso in cui la sua bambina fosse scomparsa. È un nome che nasce con lo scopo di essere gridato nei corridoio di una scuola ormai deserta. Dove sei, Anna?

Zoe e Dominic sono due detective. Impastano le mani quotidianamente in crimini, omicidi, casi infelici, rapimenti. Ma Zoe e Dominic sono anche i genitori di Anna. Nessuna abitudine e nessuna corazza acquistata col tempo può salvarli o rendere il loro dolore diverso da quello di qualsiasi altro genitore. Si apre così il libro, con una sparizione abominevole che li getterà nel caos.
Seguiremo passo passo le indagini dei due e il loro coinvolgimento emotivo. Le sensazioni e le emozioni dei personaggi non lasciano il tempo che trovano e sono minuziose, incisive, reali.

Le scene di riflessione e introspezione si alternano all’azione, all’adrenalina pura. Secondo me è più che giusto che in un thriller come si deve sia dato tutto lo spazio necessario ai personaggi, alle loro sensazioni e ai loro sentimenti perché ciò giustifica e ci aiuta a capirne le azioni e l’evolversi della trama. In ciò, La metà che manca, riesce perfettamente.

Ho adorato tantissimo la descrizione del rapporto tra Zoe e Dominic, che subisce una naturale incrinatura e poi un riavvicinamento doloroso ma coraggioso.
Certe parti raggiungono poi un picco di suspense e di angoscia veramente incredibili! Vi ritroverete a sfogliare freneticamente le pagine per capire come andrà a finire quella scena, quel momento topico (ammetto di aver anche sbirciato la fine di qualche capitolo per l’impossibilità di gestire l’ansia xD).

Concludo con il dire che ciò che si può notare subito, e che il lettore attento potrà apprezzare già dalle prime pagine, è la totale assenza di dissonanza tra la scrittura di entrambe le mani. Il lavoro condotto sul testo è eccezionale, sicuramente pieno di riletture, accortezze e aggiustamenti affinché Graham Jackson risulti Graham Jackson. Non riuscirete mai a capire chi ha scritto cosa e questo non fa che donare linearità e scorrevolezza alla lettura. Il lavoro certosino delle due autrici si rispecchia anche nel testo nudo e crudo. L’uso di font particolari per le firme, le lettere o i documenti per le indagini. Rapporti polizieschi veramente realistici e allegati di vario genere minuziosi e dettagliati. Dietro questo libro c’è veramente tanto lavoro e si vede!
Del finale poi, dico solo che sarà sorprendente e disarmante.

Lo consiglio agli amanti del genere e non.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Graham Jackson

Titolo: La metà che manca

Pagine: 312

Editore: Lettere Animate

Prezzo: 13€ – 1,50€

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‘Vendetta di sangue’ di Andrea Mingardi

Qualche notte insonne ha contribuito affinché potessi terminare velocemente la lettura di questo libro.

Nell’afosa Bologna il commissario Bernardone si trova a fare i conti con degli strani omicidi. Tre cadaveri vengono ritrovati per strada. Il modus operandi è sempre lo stesso: i corpi sono stati dissanguati ma non presentano né tracce di sangue sugli abiti né intorno al luogo del ritrovamento.

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Unico segno è la presenza di due buchi sul collo, all’altezza della carotide.

Bernardone, insieme ai suoi collaboratori, si ritrova a dover gestire anche un’emergenza stampa: per colpa di una fug

a di notizie su ‘Il Resto del Carlino’ si parla degli omicidi riferendosi al killer come al ‘Vampiro del Felsineo’. E’ subito caos: nella città gli abitanti hanno paura e non girano più di sera, auto imponendosi il coprifuoco. Inoltre alcuni delinquenti, appro

fittando della paura seminata, cercano di emulare il vampiro per commettere violenze sessuali e altri abusi.

In un’atmosfera tra realtà e mitologia, con una piccola incursione nei luoghi in cui è nato il mito di Dracula, proseguono le indagini. E così quei delitti apparentemente senza spiegazione trovano la loro risoluzione e il loro colpevole senza tralasciare una buona dose d’incredulità nel lettore.

Mingardi ci offre una narrazione a tratti un po’ ostica ma che tiene incollato il lettore alle pagine per scoprire, insieme agli investigatori, il colpevole e le sue motivazioni.

Durante le indagini ci sono dei momenti in cui si apre un faro sulla vita privata del commissario Bernardone. Queste parti, a mio parere, sono state sfruttate male. Poca roba per cercare di capire la psicologia e il modo di essere del commissario. Avrei preferito che queste parti fossero meglio spiegate e ampliate, così come avrei voluto sapere di più sulla psicologia degli altri appartenenti al team delle indagini.

Inoltre il finale fa perdere un po’ il contatto con la realtà che, a mio parere, è fondamentale per questo tipo di romanzo. Nonostante questo il romanzo è una lettura piacevole che fa passare qualche ora in relax assoluto.


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Centauria
Pagine: 326
Prezzo: 15,00€

(In collaborazione con Thriller Nord)

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Non è tempo di morire – Leonardo Gori

 

Bruno Arcieri, ex colonnello dei Carabinieri e spia in disarmo, vive a Firenze con la sua fidanzata francese Marie e dirige una trattoria con dei ragazzi di una comune.

Sono i giorni successivi alla strage di piazza Fontana a Milano ed è proprio per questa tragedia e per fare un favore ad una sua vecchia amica, che Arcieri si troverà a dover lasciare per qualche giorno Firenze e dirigersi a Milano.

Perché c’è una ragazza, Nicoletta Arnai, che è convinta che suo padre non sia rimasto coinvolto nell’esplosione della bomba di piazza Fontana come dicono gli inquirenti. Perché lei è sicura di aver ricevuto una telefonata dal padre pochi minuti dopo l’attentato e vuole a tutti i costi sapere che fine abbia fatto nonostante la madre e la nonna siano convinte della sua morte.

Anche Arcieri è convinto della morte di Antonio Arnai ma, per convincere anche la ragazza, decide di partire. Ma, oltre alle indagini sulla presunta morte dell’imprenditore, si ritrova a fare i conti anche con un’altra vicenda: quella di Angela, ragazza della comune che lavora in trattoria, accusata di furto e che il maresciallo Guerra, amico di Arcieri, chiede di portare a Milano per proteggerla e nasconderla fino a che non saranno chiari i capi d’accusa. Perché anche qui c’è più di quel che sembra.

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La strage della Banca dell’Agricoltura. Questo è l’interno della banca dopo l’attentato terroristico del 12 dicembre 1969 in cui persero la vita 17 persone

Arriva così a Milano ed inizia ad indagare sull’imprenditore. Parlando con una coppia di amici scopre molte cose che ignorava sia sul passato che sul presente di Arnai. Sembra quindi che Nicoletta avesse ragione: suo padre è ancora vivo. Ma ancora non gli è chiaro il quadro.

Contemporaneamente si ritrova a lottare con Angela, scoprendo che la ragazza è in crisi di astinenza per uso di oppiacei, non riuscendo a comunicare con lei e perdendola anche di vista per una fuga improvvisa.

Ma è tornando a Firenze che finalmente tutti i pezzi del puzzle tornano al loro posto. Ed è negli ultimi capitoli che si scoprirà che fine ha fatto Antonio Arnai e che si concluderà anche la vicenda di Angela.

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Leonardo Gori ci regala una narrazione scorrevole che però pecca di dispersione. Avrei preferito che la storia fosse concentrata sul caso che sembrerebbe essere la colonna portante del libro invece che intrecciarlo con un altro caso che ha ben poco del thriller che ci si aspetterebbe.

Inoltre, durante la narrazione, si fa riferimento a dei documenti ad alto rischio che aprirebbero delle falle nel sistema per quanto riguarda la strage di piazza Fontana. Punto che non è stato approfondito lasciando aperta la possibilità di un altro libro con l’ex colonnello Arcieri.

Nonostante questa piccola pecca il libro è ben scritto e la storia è abbastanza avvincente. Inoltre gli ultimi capitoli ci regalano dei bellissimi colpi di scena che lasceranno il lettore assolutamente esterrefatto.



SCHEDA DEL LIBRO

Pagine: 275
Editore: Tea
Prezzo: 14,00€

(In collaborazione con Thriller Nord)

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Il gioco di Gerald

Cari lettori, questo è il periodo dell’anno che amo di più! Adoro l’aria frizzantina, i colori caldi dell’autunno e le tisane fumanti da bere in compagnia di un buon libro. Adoro i paesaggi variopinti di cui si dipingono le città, con le foglie che cadono lentamente al suolo e dipingono con i loro colori i prati e gli angoli urbani. Adoro la sensazione di poter indossare un maglioncino la sera per uscire a passeggio fra i vicoli dei paesi densi degli odori dei camini accesi e delle prelibatezze casalinghe che si cucinano in questo periodo. Adoro tante altre cose, ma qui mi fermo, per non annoiarvi.

Per un amante dell’ horror come me questo periodo è speciale anche per la ricorrenza di una delle festività che attendo con più trepidazione, quella di Halloween. Aspettando la notte del 31, adoro leggere libri a tema, decorare la casa con qualsiasi cosa abbia la forma di un pipistrello o di una strega e cucinare cibi dolci e salati a base di zucca.

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Quale libro è dunque più adatto da leggere nel mese di ottobre se non uno scritto dal re dell’horror, Stephen King? La mia scelta per queste serate autunnali è stata “Il gioco di Gerald”. Questo thriller-horror è sicuramente un romanzo in grado di creare tensione e di lasciare il lettore con il fiato sospeso, anche se non è di certo il migliore di quelli targati King.

Il romanzo racconta dell’esperienza più terribile mai vissuta da Jessie Mahout, giovane donna sulla quarantina, sposata con l’avvocato di successo Gerald Burlingame, che si apprestano a trascorrere un piccante weekend nella loro casa sul lago in una cittadina del Maine. Nell’intimità della propria abitazione, decidono di dedicarsi ad un gioco erotico che avrà però delle conseguenze impreviste. Infatti, Jessie, ammanettata  alla testiera del letto per assecondare le fantasie del marito, si sente improvvisamente in imbarazzo ed umiliata. Quando la sua richiesta di interrompere il gioco e di essere liberata viene ignorata, la donna allontana il marito con un calcio, causando un improvviso infarto al cuore già malato e sofferente dell’uomo che muore da li a pochi minuti ai piedi del letto. Da questo momento inizieranno per Jessie delle ore di puro terrore in cui cercherà di liberarsi in tutti i modi possibili dalle manette. La situazione, che è già tragica, viene complicata dall’intrusione nella casa di un cane randagio, attirato dall’odore di sangue proveniente da Gerald, e di una strana presenza che Jessie soprannominerà “Il cowboy spaziale”: la donna non riesce più a distinguere se quello che vede è reale o è frutto di un’allucinazione dovuta allo stress fisico ed emotivo a cui è sottoposta.

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Solo un grande autore come Stephen King è in grado di costruire un romanzo basato su una storia in cui accade ben poco a causa dell’immobilità fisica della protagonista: la lettura provoca ugualmente ansia, attesa, suspense e lascia il lettore con il naso incollato al libro. Mi era già capitato di riscontrare questa incredibile abilità di King in un altro suo capolavoro, “La bambina che amava Tom Gordon”, romanzo incentrato sulla vicenda di una bambina che durante una gita con la famiglia, si perde nel bosco. Anche in questo caso la vicenda è alquanto lineare, si segue infatti la protagonista durante la sua lunga “passeggiata” nel tentativo di ritrovare la via di casa e durante il percorso non avverrà nulla di eccezionale o particolarmente pericoloso. Nonostante tutto, l’ansia e l’angoscia provate dalla bambina che all’improvviso si ritrova a passare notti e giorni da sola, all’interno di una foresta, sono descritte in maniera talmente intensa da costringermi a chiudere il libro per qualche secondo per poter riprendere fiato, far diminuire il ritmo del mio battito cardiaco e riprendere la lettura.

In “Il gioco di Gerald” King manifesta la sua incredibile maestria nel descrivere in maniera terribilmente vivida e realistica il dolore fisico provato dalla protagonista, descrivendo con precisione quasi “chirurgica” quello che succede ad un corpo quando è costretto a lungo ad immobilità in una posizione non fisiologica e quando è privato da troppo tempo di acqua e cibo.

Un elemento che è possibile riscontrare in “Il gioco di Gerald”, comune a tutte le opere di questo autore, è l’approfondimento psicologico dei personaggi. Nei romanzi di Stephen King nulla viene lasciato al caso e nessun personaggio è una semplice comparsa, neanche lo spaventoso cane randagio che pasteggerà con il corpo del defunto Gerald; lo scrittore dedica ad ognuno un ampio spazio con il risultato finale di creare dei personaggi che il lettore difficilmente può dimenticare e che diventano autonomi e indipendenti dalla  penna dello scrittore.

Attraverso un dialogo costante tra Jessie e varie “voci” che affollano la sua mente, il lettore viene accompagnato nella conoscenza del passato fortemente doloroso della protagonista, caratterizzato da un rapporto particolare con il padre (su cui Freud avrebbe sicuramente molto da dire), nel quale però si nasconde la chiave che permetterà a Jessie di liberarsi dalle manette fisiche e mentali che la imprigionano. Questa forte caratterizzazione dei personaggi rallenta in qualche punto la narrazione che si mantiene però fluida e piacevole. Questo romanzo è più un thriller che un horror puro in quanto gli elementi macabri seppur presenti, non occupano la maggior parte della narrazione, permettendo quindi anche a chi non è un grande amante del genere, di leggere con piacere e coinvolgimento questo romanzo. Come detto precedentemente, questo romanzo non occupa le prime posizioni della classifica dei libri che ho amato del maestro dell’horror, ma ne consiglio fortemente la lettura se si ha desiderio di un po’ di brivido. Insomma, leggere un libro di Stephen King, non delude mai!

Vi lascio con la ricetta di un dolce a base di zucca, consumatissimo in questo periodo autunnale in America, la Pumpkinpie! Vi propongo questa versione con il cioccolato, spero vi piaccia e vi auguro di trascorrere un felice e spaventoso Halloween!

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Scheda del libro

  • Titolo: Il gioco di Gerald
  • Autore: Stephen King
  • Editore: Sperling Paperback
  • Pagine: 368
  • Prezzo: 8.41 €

Pumpkinpie al cioccolato 

Ingredienti:

  • 250 gr di pasta brisée
  • 120 g di cioccolato fondente
  • 240 ml di panna fresca
  • 150 g di zucca già lessata
  • 150 g di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • qualche goccia di essenza di vaniglia
  • Mezzo cucchiaino di maizena
  • Un pizzico di sale

PicMonkey Collage1.jpg(1) Cucinare la zucca a vapore dopo averla tagliata a tocchetti per 15 minuti e lasciarla raffreddare. (2) Riporre la pasta brisée nello stampo, bucherellarla e rivestire con un foglio di carta forno e ricoprire con legumi secchi. Cuocere per 10 minuti, togliere la carta forno con i legumi secchi e riprendere la cottura per altri 5 minuti. Al termine della cottura lasciar raffreddare. (3) Montare la panna e (4) sciogliere a bagnomaria 30 ml di panna e il cioccolato e versare sulla base. Lasciar riposare per 10 minuti in frigorifero.

(5) Unire in un mixer la zucca, l’uovo, lo zucchero di canna, la maizena, l’essenza di vaniglia e il sale. Frullare fino a quando non si ottiene una crema morbida ed omogenea. Aggiungere la panna alla crema di zucca (facendo attenzione a lasciarvene una quantità necessaria per decorare la torta) mescolando dal basso verso l’alto. (6) Aggiungere la crema ottenuta alla base e cuocere in forno statico preriscaldato a 180° per 20 minuti. Estrarre dal forno e lasciare raffreddare. Decorare a piacere la torta con la panna montata.

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Ed ecco la vostra pumpkinpie al cioccolato! Effettivamente è venuta un pò diversa da quello che mi aspettavo, ma vi assicuro che è molto buona!

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Per fare questa torta ho usato la classica zucca tonda di Halloween, però mi sono accorta che è molto acquosa. Questo ha aumentato i tempi di cottura facendo assumere alla pumpkinpie questo aspetto caramellato. Vi consiglio quindi di usare una zucca lunga che ha un minor contenuto d’acqua.

Buon appetito!

Fonte: blog.giallozafferano.it/mastercheffa

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Così immobile tra le mie braccia

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7 maggio 1994. Viene ritrovato il corpo di Susan Dempsey, assassinata in un parco di Los Angeles a pochi passi dalla casa di Frank Parker, regista con cui aveva un appuntamento per un provino. Il cadavere viene ritrovato senza una scarpa per cui il caso viene rinominato, dai mass media, il Cinderella Murder.

Vent’anni dopo il delitto risulta ancora irrisolto. E così Laurie Moran decide che il caso debba essere trattato nel programma di cui lei è produttrice: Under Suspicion. Inizia così a mettersi in contatto con la madre della ragazza, Rosemary, e poi via via con tutte le altre persone coinvolte nel caso: le due compagne di stanza di Susan, Nicole e Madison, l’ormai famoso regista Frank Parker e il suo fidanzato dell’epoca Keith.

Il principale sospettato rimane il regista che però insiste nella sua versione: Susan non si è mai presentata al provino quella sera. E lui, stanco di aspettare, avrebbe poi contattato l’amica Madison che avrebbe preso parte al provino al posto di Susan. Alibi confermato dalla stessa Madison.

Anche Keith e Nicole hanno degli alibi di ferro. Ma allora, cos’è successo quella sera? Chi ha voluto fare del male alla brillante Susan?

Laurie, con il suo staff, intraprende le indagini intervistando tutti i principali personaggi di questa brutta storia più altre due persone che conoscevano molto bene Susan: il suo compagno di laboratorio Dwight Cook e il suo professore Richard Hathaway.

Ma, durante le indagini, avvengono strane coincidenze: prima viene uccisa la vicina di casa di Rosemary, poi viene aggredito e ridotto in coma uno dei collaboratori di Laurie ed infine viene assassinato anche Dwight Cook. Ormai è certo: qualcuno sta cercando di ostacolare le indagini e la risoluzione del piano. Ma chi? E c’entra davvero solo con la morte di Susan? O c’è qualcos’altro sotto?

Con la sua magistrale scrittura, la Clark, insieme all’abile aiuto della Burke, ci accompagna nelle indagini che riguardano Susan chiudendo ogni capitolo con il giusto grado di suspance. Capitoli brevi e dalla scrittura semplice e lineare che ci presentano ogni personaggio e la vicenda non tralasciando nulla al caso. La loro psicologia è espressa in maniera magistrale e riesci a capire perfettamente come sono fatti. Ma, nonostante questa chiarezza dei personaggi, fino agli ultimi capitoli il lettore continua a dubitare di tutti.

Mi sono trovata a cambiare idea sul probabile assassino un sacco di volte durante la lettura, fino all’epilogo a dir poco stupendo e inatteso.  Un libro assolutamente consigliato che, a mio parere, non fa che confermare la Clark come una delle migliori scrittrici di thriller dell’ultimo periodo.


SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Mary Higgins Clark e Alafair Burke
Editore:
 Sperling & Kupfer
Pagine:
 327
Prezzo: 
19.90€

In collaborazione con Thriller Nord

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‘Angeli in fiamme’ – Bear Grylls

Eccomi qui oggi per parlarvi del secondo libro di Bear Grylls, che continua le avventure di Will Jaeger iniziate con Il volo fantasma.

Avevamo lasciato il nostro protagonista di ritorno dalla spedizione in Amazzonia, preoccupato per il rapimento di Laeticia Santos, uno dei componenti del suo team, e ancora ignaro del destino riservato a sua moglie e suo figlio, anch’essi rapiti circa tre anni prima.

Il libro, quindi, riparte da qui. Jaeger, insieme a due membri del suo team, parte per un’isola nell’arcipelago cubano per liberare Laeticia. Una volta liberata, rientrano in Inghilterra e si mettono subito al lavoro per ostacolare il piano malvagio che una mente diabolica ha in serbo: ripristinare il Reich.

Per raggiungere questo obiettivo il nostro protagonista dovrà affrontare parecchie peripezie in giro per il mondo: dalla Germania all’Africa, passando per il Kenya, alla ricerca disperata dei suoi cari e del modo per debellare il ritorno del Reich.

Riuscirà nel suo intento? Per scoprirlo credo che vi toccherà leggere il libro.

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Anche qui, come nel precedente, lo stile di Grylls è scorrevole e lineare. Le pagine scorrono senza intoppi per una narrazione che, anche qui, ti tiene con il fiato sospeso ed in perenne ansia: cosa succederà ancora? L’unica pecca che potrei rilevare sono i passaggi in cui vengono descritti in maniera molto analitica e specifica gli armamenti militari. Per quanto questo sia segno di zelo da parte dell’autore, personalmente le ho trovate un po’ pesanti e troppo tecniche, creando un ‘calo’ nella narrazione.

Il finale è un po’ incerto, non sono riuscita a capire se si tratti di un cliffhanger o se termini così. Personalmente apprezzerei un terzo ed ultimo libro in cui magari si dissipino tutti i dubbi e si concludano tutte le vicende narrate in entrambi i libri. Sarebbe una bella conclusione!

(In collaborazione con Thriller Nord)


Scheda del libro:

Autore: Bear Grylls
Pagine: 443
Editore: Mondadori
Prezzo: 20,00€