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Intervista all’autore Luca Buggio

LucaBuggio-225x300.jpgLettori, qui di seguito trovate l’ intervista a Luca Buggio, autore di “La città delle streghe”, edito da La corte editore. Vi avevamo già parlato di questo splendido romanzo (trovate la recensione qui) ambientato nella Torino magica di inizi Settecento, ricco di atmosfere oniriche e misteriose. Ora vi portiamo con noi in una chiacchierata con l’autore che ci svela dei retroscena interessanti. Buona lettura!

“La città delle streghe” è ambientato nella Torino dei Savoia dell’inizio del Settecento. Vediamo muoversi la Storia in contemporanea con i protagonisti, una parte di Storia che solitamente non viene citata molto in libri o altro. Come mai la scelta di questi anni in particolare?

Il plot e i protagonisti erano nella mia testa da parecchio tempo, ma non riuscivo a decidere quando e dove collocarli. Nel 2006, durante le celebrazioni del Tricentenario dell’Assedio di Torino, andai a sentire una conferenza per sapere qualcosa di più di un momento della storia della mia città su cui mi sentivo molto ignorante. Ne fui folgorato. Iniziai a frequentare biblioteche e librerie, immergendomi nelle vicende e nella vita della Torino di inizio settecento, e man mano che studiavo prendeva corpo la certezza di aver trovato il tempo e il luogo della mia storia, entrambi straordinari. Si tratta di un’epoca di transito dalla forte religiosità e superstizione del Seicento alla razionalità dell’Illuminismo, e di un posto che sin dalle sue origini si porta dietro la fama di “città magica”.

Nel libro abbiamo la possibilità di seguire parallelamente due protagonisti, Augusto e Laura, i quali però si sfioreranno soltanto senza mai entrare in contatto durante tutta la storia. E’ una scelta insolita ma molto affascinante ed audace, come sei arrivato ad intraprenderla e per quale motivo?

Sin dall’inizio volevo fare in modo che la protagonista della storia fosse proprio “la città delle streghe”, ossia Torino con i suoi misteri, i suoi drammi e i suoi mostri in carne e ossa. In più mi piaceva l’idea di creare un legame istintivo, quasi viscerale tra i due personaggi principali, ma senza darmi l’obiettivo di farli incontrare a tutti i costi. Come spesso mi capita, man mano che scrivo i personaggi “prendono vita” e sembra quasi che siano loro a decidere cosa fare. Laura e Gustìn hanno fatto le loro scelte e la storia si è conclusa senza che si fossero incontrati. Questa scelta mi piaceva e spaventava al tempo stesso. Mi affascinava il pensiero di far affezionare un lettore a entrambi i personaggi in quanto se stessi, di farlo sentire soddisfatto per la conclusione della vicenda ma al tempo stesso desideroso di saperne qualcosa di più, e di immaginare cosa succederebbe tra due persone così diverse se un giorno si dovessero incontrare.

Altro punto forte del romanzo è la stregoneria e tutto il mondo legato alle superstizioni. C’è un motivo in particolare che ti ha spinto ad avvicinarti a questo tema e a sceglierlo come colonna portante del tuo scritto?

Per molti anni ho vissuto ad Avigliana. Da una finestra di casa si vede la Sacra di San Michele, da un’altra il Montecuneo che ancora oggi, in certi giorni d’autunno, sembra avvolto da una cappa impenetrabile di nebbia e mistero. I miei nonni mi raccontavano le storie delle masche che di notte spaventavano le bestie nelle stalle. Quand’ero bambino, per andare a scuola, passavo davanti a una casa malconcia e sempre chiusa che nelle mie fantasie era abitata da una strega. Il tema della magia correlata a una certa dimensione rurale e contadina è parte dei miei ricordi, e mi piace averne cura.

Sappiamo che l’unico personaggio realmente esistito della storia è il Conte Gropello, di cui, scrive, è stato difficile reperire informazioni. Come mai la scelta di questo personaggio così controverso e quale è stata la tua ricerca?

Gropello ha avuto un ruolo importante nella storia di Torino: durante gli anni difficili della guerra di Successione Spagnola, non era solo il ministro delle finanze, ma una specie di factotum che godeva di grande stima da parte del Duca di Savoia. A differenza di tante altre personalità dell’epoca, è caduto nel dimenticatoio, così che non è così facile reperire informazioni su di lui. Ad attirare la mia attenzione è stato scoprire che è plausibile che, tra le altre cose, Gropello si occupasse di spionaggio… anche in prima persona!

Eravamo curiosi di conoscere quali fossero le tue abitudini di scrittore. Segui particolari riti o hai una stanza tutta per te nella quale ti dedichi al tuo lavoro?

Divido il mio “lavoro” in varie fasi. Documentazione e studio, pianificazione e costruzione della trama e dei personaggi, scrittura vera e propria. Le fasi non sono in sequenza, ma procedono più o meno contemporaneamente: scrivere mi aiuta a capire cosa devo approfondire nell’ambientazione, cosa non funziona nel plot, cosa non mi convince dei protagonisti. Studiare mi dà nuove idee di luoghi e scene. Per costruire i miei protagonisti mi avvalgo di quanto imparato praticando un’altra grande passione, il teatro: su ciascun personaggio faccio uno studio come se dovessi portarlo in scena e recitarlo. I manuali studiati e i corsi frequentati come attore mi sono di incomparabile aiuto.
Scrivo la sera, nel weekend o quando sono in vacanza. Non ho un luogo preferito dove scrivere, ma non vado mai in giro senza un block notes su cui appuntarmi le idee. E cerco sempre di avere musica di sottofondo. Quella è un’immensa fonte di ispirazione.

Una piccola curiosità da lettrice. Quali sono i libri della tua vita e quali gli scrittori che hanno segnato maggiormente il tuo cammino da lettore e da scrittore?

L’elenco è lungo. I miei primi amori sono stati i romanzi di Salgari, poi i poemi omerici. Da ragazzo ho scoperto “i miserabili” di Victor Hugo e “il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas: sono i libri che porterei sulla classica isola deserta, e a cui devo dire grazie perché credo abbiano stimolato quelli che poi sono diventati tratti distintivi della mia personalità. Edmond Dantès mi ha insegnato a non arrendermi mai e a portare a termine ciò che inizio, da Jean Valjant ho imparato il valore della compassione, del perdono, del prendermi cura delle persone che soffrono. Altri miei “miti” letterari sono Shakespeare e Pirandello, Herman Hesse, Thomas Mann. Tra i contemporanei senza dubbio Stephen King, ma anche Joe Landsdale e Carlos Zafòn. Il mio editore, facendomi uno dei più bei complimenti che entrambi potessimo immaginare, mi disse che il mio modo di scrivere gli ricordava quello dell’autore dell’Ombra del Vento.

Oltre ai lavori già pubblicati, puoi rivelarci se hai in mente qualche nuova storia o la stai già scrivendo?

Posso solo dire che so bene di avere lasciato i lettori della Città delle Streghe con la bocca un po’ asciutta, sia per quanto riguarda i misteri lasciati irrisolti, che per l’incontro non avvenuto tra Gustìn e Laura. Intendo farmi perdonare.

Prima di chiudere l’intervista, un’ultima domanda che poniamo a tutti gli scrittori che abbiamo il piacere di intervistare. In quanto blog nato da un gruppo di lettura, cosa ne pensa di questa realtà?

Uno scrittore non esiste senza qualcuno che lo legge. Prima che autore sono lettore, e trovo meravigliosa la possibilità di confrontarmi con altri lettori, commentare insieme libri che mi sono piaciuti o non mi sono piaciuti, scoprirne di nuovi. Per molto tempo sono stato iscritto su Anobii prendendomi l’impegno di recensire tutto quello che leggevo. Dalle recensioni di altri sono stato convinto a comprare libri che magari a prima vista non mi ispiravano, o al contrario di evitarne altri che avrei comprato a occhi chiusi. La possibilità di confrontarsi nei gruppi di lettura è ancora più fondamentale come autore: lo scambio con i blog aiuta a farsi conoscere, ma anche a ottenere preziosissimi feedback. Grazie quindi per avermi concesso questa opportunità!

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per LA CORTE EDITORE, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia (link per acquistare il volume).

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4321 – Paul Auster

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Spiegare attraverso una recensione cosa ne penso di un libro è sempre cosa assai complessa; se dovessi limitarmi a fare un bel sunto della lettura appena conclusa temo che sarebbe davvero fatica sprecata (di certo c’è chi scrive meglio di me e anche chi farebbe un’analisi critica più accurata)! Se oltre questo ci mettiamo anche in mezzo Paul Auster, un mostro sacro della letteratura americana contemporanea (nonché uno dei miei autori preferiti), capite benissimo quante difficoltà io abbia riscontrato. Mai come in questo caso ho pensato che questa recensione meritasse particolare attenzione, riletture e soprattutto ricerca sull’autore per rendere giustizia a questo meraviglioso romanzo.

Chiusa questa piccola parentesi, veniamo al libro. Com’è facile intuire, 4321 è fatto di numeri: novecentotrentanove pagine, quattro vicende e oltre trent’anni di storia americana.  Il titolo 4321 esprime al meglio la natura stessa del romanzo, il quale è unico, ma si può scomporre in quattro: una specie di sliding doors delle possibili vite di Archie Ferguson. L’autore architetta un romanzo in cui più storie si ricongiungono in un intreccio unico, ci presenta quattro universi paralleli per il protagonista, in ognuno dei quali Ferguson ha una vita diversa e un diverso percorso di crescita.

4321 è una riflessione sul destino, sulle scelte, sulla molteplicità della vita. Ogni decisione che prendiamo incide sul nostro futuro, ma esiste quindi un destino migliore? Uno preferibile all’altro? Al centro c’è il tema dell’identitàchi siamo? come lo siamo diventati? quanto le nostre scelte influenzano la nostra vita?  Auster ci presenta Ferguson “sempre allo stesso modo” lui infatti, pur cambiando vita, lavoro, conoscenze e percorsi, rimane intimamente lo stesso, il suo personaggio non viene mai snaturato.

In un’intervista Auster ha confessato  che con questo romanzo voleva esprimere “il territorio del crescere, del passare dall’infanzia all’età adulta”. Si parla infatti della crescita del protagonista, delle sue scelte e dalla sua ricerca di se stesso. Troviamo inoltre una serie di bizzarri personaggi, che nelle quattro versioni hanno anche diversi ruoli. Auster è un narratore eccellente capace di dare il suo massimo proprio nella caratterizzazione dei personaggi: ognuno sembra avere un suo tratto distintivo, un suo motivo d’esistere,  come un piccolo tassello che prende parte ad un magnifico lavoro d’insieme.

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Paul Auster inoltre, è assolutamente in grado di fare grande letteratura alla portata di tutti. Il suo stile è scorrevole e risulta leggero anche nell’affrontare temi “caldi” e nonostante  questo non perde di qualità. Personalmente, trovo questa sua capacità di arrivare a tutti un talento incredibile. 4321 risulta quindi un libro serio, ma che si prende molto poco sul serio, capace di far riflettere, ma con leggerezza e chi conosce la sua penna sa bene di cosa parlo.

Ci tengo a precisare che con 4321 si parla oltre che di un grande romanzo nel senso stretto del termine, anche di un vero e proprio grande romanzo americano” perché  le vicende del protagonista si intrecciano con la storia degli Stati Uniti abbracciando un arco di quasi trent’anni.

A questo punto, se vi sembra che manchi solo una bella dose di romanticismo, potete stare tranquilli, c’è anche quella. In tutte e quattro le versioni infatti, la vita di Ferguson, in un modo o nell’altro,  si intreccia con quella di Amy… ma questa è solo una piccola chicca, non voglio svelarvi troppo!

Un romanzo così impegnativo, sia per mole che per contenuto, non poteva nascere se non in quello che Auster stesso, ormai settantenne, definisce “l’inverno della vita”. L’autore non pubblicava dal 2010 ed ha ammesso di aver lavorato a 4321 senza sosta per tre anni.

4321 è un libro dalle grandi promesse, ma che non delude assolutamente le aspettative del lettore. Personalmente mi sento di consigliarlo a tutti perché Ferguson è un ragazzo come tanti e che per questo vive situazioni in cui è facile ritrovarsi.

E cosa c’è di meglio di un libro in cui ritrovarsi?

 

 

SCHEDA LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 939
Prezzo: 25€

 

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Quartieri lontani – Jiro Taniguchi

51P8g6U541L._SX345_BO1,204,203,200_Nakahara Hiroshi è un uomo di mezza età come tanti altri. Una moglie, due figlie che vede poco, una vita che scorre lenta e tutta uguale divisa tra ufficio e notti a bere fuori casa. Un giorno, di rientro dal lavoro, Hiroshi si accorge di aver sbagliato treno e di essere salito in quello diretto verso il suo paese natale. Approfitta di questa distrazione per scendere dal treno e fare un giro tra le strade che lo hanno visto bambino, fino ad arrivare al cimitero, proprio di fronte alla tomba della madre. E’ lì che Hiroshi perde i sensi ed è sempre lì che si risveglia bambino. Tornato indietro nel tempo, all’epoca dei suoi quattordici anni, si ritroverà tra le mani la possibilità di rivivere nuovamente il suo passato con l’esperienza e la consapevolezza di un uomo adulto.

Sarà un figlio maturo, uno studente modello, sarà quello che porterà su di sé lo sguardo della più bella della classe. Ogni cosa sembra promettere una seconda chance di rifare tutto per bene e Hiroshi inizia quasi a dimenticare chi è per godere invece della leggerezza di quegli anni ritrovati. Tutto sembra perfetto, tutto tranne un ricordo che piomba come un macigno nella mente del ragazzo: il padre, proprio alla fine di quell’estate, abbandonerà la famiglia scomparendo per sempre. Ed è a questo punto che Hiroshi decide che forse quel salto temporale serve proprio ad evitare che questo succeda. Sarà compito suo capire cosa è successo e dov’è scomparso il padre.

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I disegni di Jiro Taniguchi sono qualcosa di superlativo. Non lo conoscevo (beata ignoranza) ma ho perso diverso tempo a riguardare le tavole in bianco e nero che compongono questa graphic novel. Mangaka di livello altissimo, cattura il lettore come solo i grandi scrittori sanno fare. Parole e disegni di fondono perfettamente e mi sento infatti di suggerirlo anche a chi, non avvezzo alle graphic novel, teme di non riuscire a seguire la storia se frammentata da disegni. Voglio anche trascrivere qui una frase che lo descrive benissimo e che ho letto su wikipedia quando sono andata a informarmi a fine lettura: La poetica ed il ritmo narrativo posato, tipicamente giapponesi, ed il tratto chiaro e leggero, più vicino alla tradizione europea, fanno d’altronde di Jirō Taniguchi un vero e proprio outsider del panorama fumettistico nipponico, del quale egli stesso ha più volte dichiarato di non sentirsi del tutto parte integrante.

Quartieri Lontani è una storia malinconica, ferma nel tempo. E’ tanta dolcezza quella che ti resta attaccata al cuore a fine lettura. Dolcezza e l’idea di averla sognata, questa storia.

PS: Se vi può interessare esiste il film” Quartieri lontani” di Sam Garbarski.
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SCHEDA LIBRO

Editore: Coconino Press
Pagine: 414
Prezzo: 22€

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Intervista a Giada Sundas

Buongiorno lettori,
oggi vi proponiamo l’intervista fatta a Giada Sundas, una mamma super, autrice di un libro divertentissimo di cui potrete trovare qui la recensione -> Recensione di “Le mamme ribelli non hanno paura” 
Buona lettura ❤
00000000000000216803-280x280Sappiamo tutti che gestire il proprio tempo con un bambino piccolo è complicato. Per citare il tuo libro: spesso tocca fingere una dissenteria per rimanere un po’ da soli e avere dieci minuti di pace. E’ stato difficile per te trovare lo spazio per scrivere questo libro? Come ti sei organizzata? Dobbiamo ringraziare Moreno? 
 
Non è stato facile, ho dovuto incastrare tutti i tasselli come si fa con il Tetris. Considerando anche che l’ho scritto in appena due mesi, la maggior parte della stesura è avvenuta di notte. È stato un periodo durissimo e stressante per me.
 
“I giorni di una mamma” è stato, probabilmente, il tuo post più condiviso. Ti aspettavi che diventasse virale?
 
Assolutamente no. Tra l’altro ricordo bene com’è nato: nel letto, prima di addormentarmi, mi venne in mente e lo scrissi con il cellulare. Siccome era molto tardi, il mattino dopo l’avevo dimenticato. L’ho ritrovato tra le note dopo settimane e pubblicato senza nemmeno rileggerlo. Quando ho riaperto Facebook, dopo qualche ora, per poco non mi è venuto un colpo.
 
Nel libro troviamo anche altri tuoi post famosi. E’ stato difficile inserirli all’interno del libro trovandogli un posto nell’arco narrativo?
 
Non troppo, il libro segue una linea temporale ed è bastato inserirli seguendo l’ordine degli avvenimenti.
 
Qual è il capitolo a cui sei più affezionata?
 
Quello del post parto. Contiene tutti i miei peggiori e migliori sentimenti. È un uragano di sensazioni. Quando lo rileggo mi sembra di tornare indietro nel tempo.
 
Parliamo di Matteo Bussola. Chi ti segue (o chi segue Bussola) conosce il vostro rapporto. Lui è stato tra i primi a pubblicizzare, con orgoglio, l’uscita del tuo libro. Ci vuoi raccontare come vi siete conosciuti? Possiamo definirlo un “papà ribelle”?
 
Matteo, per me, è stato il segnale che la vita mi ha voluto mandare per spingermi a fare grandi progetti. Ci siamo conosciuti ad una sua presentazione e lui, un giorno, davanti a decine di persone ha detto “ricordatevi di qesta ragazza, sarà la promessa dell’anno”. In tutto questo Matteo ha una buona parte di merito, lo ringrazio ogni giorno per l’aiuto che mi ha dato. E sì, è un papà super ribelle.
 
“Ma un altro quando lo fai??” è la domanda che tutte le mamme, con un solo figlio, si sentono porre ogni giorno. Noi ti rigiriamo la domanda ma riferendoci naturalmente al tuo prossimo libro. Alla fine di “Le mamme ribelli non hanno paura” hai inserito un piccolo spoiler su un progetto a cui stai lavorando. Ci puoi anticipare qualcosa?
 
Ho in mente un romanzo storico, come già anticipato, che non nascerà a breve. Ora sto lavorando ad altri progetti per il 2018. Non vi spoilero nulla per adesso.
 
Noi di Leggendo a Bari siamo, prima di tutto, un gruppo di lettura dal vivo. A tutti gli autori poniamo la stessa domanda: cosa ne pensi dei gruppi di lettura? Ne hai mai fatto parte? Da autrice li ritieni una risorsa importante?
Mi piace il concetto di “gruppo di discussione”, ovvero leggere un libro e discuterne insieme ad altri.
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Macerie prime – ZeroCalcare

Macerie prime

Il 14 novembre è uscito in tutte le librerie e fumetterie il nuovo libro di ZeroCalcare Macerie Prime. E il 21 novembre ho avuto la fortuna di assistere alla sua presentazione alla libreria Feltrinelli e di stringergli finalmente la mano! Ma andiamo con ordine.

Macerie Prime è un libro che ti fa riflettere. Tutti gli amici si stanno “sistemando” e cercano un qualche tipo di realizzazione sia professionale che relazionale. Ed in questo scenario il personaggio di Calcare si sente un po’ spaesato, come se tutto fosse cambiato troppo in fretta trasmettendo quella sensazione di ineluttabile.

Ovviamente non posso assolutamente dire di più. Come in tutti i suoi precedenti lavori ZeroCalcare riesce a strapparti un sorriso e, al contempo, a farti riflettere su tutto quello che può essere la tua vita. Su quanto possa essere difficile far incastrare alla perfezione la vita lavorativa con i suoi impegni e il giusto tempo da dedicare agli amici e agli affetti in generale. E su quanto possa essere devastante accorgersi che la tua vita sia cambiata senza che tu ci facessi caso.

Questo libro termina con un cliffhanger degno delle migliori serie televisive. Uscirà infatti un seguito nel maggio 2018 in cui verrà raccontato cosa è successo sei mesi dopo le vicende narrate in questo volume. Inutile dire che lo aspettiamo con ansia.

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ZeroCalcare durante la presentazione alla libreria Feltrinelli

E si è parlato anche di questo nuovo volume nella presentazione che si è tenuta martedì scorso alla libreria Feltrinelli di Bari. Una piacevolissima chiaccherata in cui, tra una battuta e l’altra, si è parlato dei vari protagonisti del libro e di come la loro controparte reale non sia ancora pienamente a conoscenza di essere parte di questo libro. Inoltre si è parlato della difficoltà incontrata nello scrivere questo libro poiché, a differenza degli altri libri in cui gli altri personaggi sono “di contorno” alla storia, stavolta sono loro i veri protagonisti e questo ha richiesto “studi e ricerche” sotto forma di vere e proprie interviste alle persone reali.

 

Ovviamente, accanto alla presentazione, non poteva assolutamente mancare la session di firma copie: iniziata alle 15, interrotta alle 18 e ripresa alle 19 circa. Il nostro Calcare ha incontrato circa 220 persone e sketchato molti più volumi, chiaccherando con noi e facendo anche numerose foto con molti fan. Per la sua grande dedizione ha ricevuto anche una quantità non indifferente di viveri: i suoi adorati plum cake, taralli ed intere ruote di focaccia barese.

Io, dopo bene sei ore di attesa (passate comunque abbastanza piacevolmente chiaccherando con i ragazzi in fila con me), sono riuscita finalmente a stringergli la mano e a dirgli quanto questo libro mi rappresenti appieno vista anche l’età anagrafica che ci accomuna.

 

Gente

Ore 9.00 del 21 novembre 2017: fuori dalla libreria Feltrinelli c’erano già più di 60 persone in attesa del numero per il firma copie

 

Non posso dire sia stata una passeggiata, anzi è stato abbastanza stancante, ma vi assicuro che ne è valsa la pena. Come ha detto un ragazzo in fila con me “è un atto di fede” verso uno dei più bravi fumettisti in circolazione al momento che, accanto alla bravura, ha dalla sua un’indole dolcissima.

Consiglio a tutti la lettura di questo libro e, se non avete mai avuto a che fare con ZeroCalcare, vi consiglio di rimediare immediatamente: sarà amore a prima vista. E, chissà. ci incontreremo alla prossima presentazione!


SCHEDA LIBRO

Editore: Bao Publishing
Pagine: 187
Prezzo: 17€

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Beate noi – Amy Bloom

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Buongiorno, oggi vi parlerò della lettura del mese del nostro gruppo lettura: “Beate noi” di Amy Bloom.

Siamo alla fine degli anni Trenta, Eva è una ragazzina di dodici anni che un giorno viene abbandonata davanti alla porta di casa del padre e della sua defunta moglie. Qui conosce un’altra ragazza, Iris, sua sorella. Iris ha un carattere completamente diverso da Eva, oltre ad essere più grande di qualche anno è estroversa e sogna di diventare un’attrice, mentre Eva è timida, piccola, porta gli occhiali e legge molto. Un giorno le due sorelle lasciano la casa del padre per tentare la fortuna ad Hollywood con pochi spiccioli.

La cosa sembra funzionare, ma non è semplice la vita se ti piacciono le donne e ti innamori di una stella del cinema che vuole salvaguardare la sua reputazione. Questo lo sa bene Iris che si ritrova a dover abbandonare una carriera promettente per andare a lavorare come governante nella casa dei Torelli, famiglia benestante, con il padre Edgar come maggiordomo.

Tra nuovi amori, cuoche italiane, bambini rapiti, spie tedesche ed incidenti Eva dovrà destreggiarsi per sopravvivere con i brandelli di famiglia che le sono rimasti, barcamenandosi tra la povertà, un lavoro da cartomante e lo spettro della guerra lontana.

Interessante l’intreccio costituito dallo scambio dei punti di vista delle due sorelle e dei personaggi secondari, assieme alle lettere spedite e spesso mai giunte a destinazione ad Eva. Bella l’idea della scrittrice di inserire all’inizio di ogni capitolo il titolo di una canzone dell’epoca, ascoltandole ci si può immedesimare meglio nel clima del periodo.

Attraverso una trama che percorre una decina di anni la scrittrice affronta tematiche importanti come il lesbismo, il problema dell’essere tedeschi in America nel periodo della Seconda Guerra Mondiale e le conseguenze che si dovevano affrontare se si veniva accusati di essere spie e soprattutto il rapporto tra sorelle. Con un pizzico di sarcasmo Amy Bloom ci regala una bella storia e uno spaccato di vita del secolo scorso.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 274
Prezzo: 18€

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Ci vediamo un giorno di questi – Federica Bosco

E’ da poco uscito in libreria uno dei libri delle più apprezzate scrittrici italiane contemporanee: Federica Bosco. Tra l’altro è una scrittrice che ho scoperto un po’ per caso ma che adesso seguo con assiduità.

Quindi ho preso immediatamente questo nuovo romanzo targato Garzanti e devo dire che l’ho divorato in pochissimi giorni.

La protagonista del romanzo è Ludovica, per gli amici Ludo, una ragazza che cresce nella convinzione di non essere nulla di speciale, una persona scialba che può brillare solo di luce riflessa. Nel suo caso specifico la luce riflessa è quella di Caterina, Cate, la sua migliore amica dai tempi delle medie.

Loro due sono due persone completamente diverse: Cate è estroversa, perennemente indaffarata, casinista, amante della gente e del contatto che si viene a creare. Ludo, al contrario, è ponderata, riflessiva, amante della solitudine. Ma, nonostante le diversità, le due nutrono un affetto sincero: loro non sono amiche, sono sorelle. E questo legame si intensifica ancora di più quando Cate da’ alla luce Gabriel senza rivelare chi sia il padre.

Così la vita di Ludo si divide tra i genitori con cui non ha mai avuto un rapporto bellissimo, la sua amica, Gabriel e il lavoro in banca. Ed è proprio in banca che incontrerà Paolo e con lui inizierà una storia. Una storia inizialmente molto “tiepida” ed abitudinaria ma che, improvvisamente, si trasformerà quasi in un incubo.

Riuscita a liberarsi di Paolo, però, la vita per Ludo non sembra voler scorrere tranquilla. Per un caso fortuito, infatti, si scoprirà che Cate è malata di leucemia. Inizierà così un lungo calvario per tutti, un lungo periodo di lotta quasi senza fine che porterà la protagonista in Australia in cerca del padre di Gabriel. E qui troverà anche il tanto atteso vero amore.

Ci vediamo un giorno di questi

Nel tran tran della vita quotidiana, tra alti e bassi, problemi più o meno gravi, Federica Bosco ci racconta la storia di una donna che, alla soglia dei quarant’anni, si renderà finalmente conto di quanto la sua vita non sia così scontata ed insipida. Riscoprirà gli affetti, le cose importanti, imparerà a conoscere davvero i suoi genitori guardandoli da un’altra prospettiva. Ed imparerà, soprattutto, che anche le grandi sfide della vita sono facilmente affrontabili se hai intorno a te persone vere che ti amano profondamente.

Lo stile è semplice e lineare, l’intero romanzo scorre con facilità nonostante tocchi degli argomenti piuttosto importanti come la violenza psicologica di cui molte donne sono vittime e la malattia. Se devo trovare una pecca forse è proprio questa: trattare due temi così difficili ed importanti nell’arco di poche pagine non ha consentito di dare il giusto spazio che meritano.

Nonostante questo credo che la Bosco abbia messo a segno un altro punto positivo: un libro scorrevole che, pur dando modo di riflettere, regalerà qualche piacevole ora.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Garzanti
Pagine: 310
Prezzo: 16.90€