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Scherzetto – Domenico Starnone

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La storia che Starnone ci presenta col suo Scherzetto è molto semplice, ma è una storia che tocca il cuore del lettore; l’autore infatti dimostra una spiccata sensibilità nel tratteggiare le personalità dei due protagonisti e nel descriverne le relazioni.

Tutto comincia quando i genitori di Mario lasciano Napoli per una conferenza di lavoro e il figlio di appena cinque anni è affidato alle cure di Nonno Daniele, famoso illustratore di libri per bambini (che pare però i bambini li conosca poco). Daniele è alquanto indisposto nei confronti della situazione e del nipote, soprattutto perché viene catapultato da Milano a Napoli, in una città che gli ricorda la sua infanzia e porta a galla una serie di eventi non troppo felici.

Vengono messe a confronto (e spesso portate allo scontro) due generazioni diverse, che interagiscono mal volentieri durante una forzata, ma necessaria convivenza. Viene presentato un uomo anziano che fatica molto a calarsi nel ruolo di nonno e nonostante il bambino sia capace ed autonomo e cerchi in tutti i modi di farsi benvolere, Daniele non sente nessuna affinità col nipote; è solo un uomo stanco che fatica a star dietro ad un bambino allegro e un po’ petulante. Tra i due si instaura quindi un legame stentato, fatto di rivalità e giochi non proprio divertenti, due maschi che si fronteggiano per giorni dentro quattro mura, dando vita ad un racconto tristemente divertente. Inizialmente ci sono una serie di conflitti mascherati da scherzetti reciproci che mostrano la difficoltà d’approccio tra i due, poi però pian piano s’instaura una tacita alleanza, nonno e nipote si ritrovano uniti da una passione comune: il disegno.

Starnone inoltre ci parla della relazione tra i genitori di Mario, una coppia ormai in crisi, e nel farlo dimostra ancora una volta un’umanità fuori dal comune, soprattutto quando parla di Mario e di come lui percepisce i cambiamenti e i drammi del suo piccolo mondo, che siano i conflitti dei genitori o l’ostilità del nonno.

Durante la narrazione assistiamo a dei veri e propri tuffi nel passato di Daniele, che ritrovandosi nella casa della sua infanzia comincia a riflettere sulla sua vita e a fare dei bilanci. Motivo di preoccupazione per lui è soprattutto il lavoro, la sua innata abilità nel disegno che in passato era stata lodata, ora sembra non impressionare più, le sue illustrazioni non piacciono neppure a Mario.

Con straordinaria eleganza l’autore nostrano mette in scena i nostri difetti e le nostre cattiverie attraverso lo scontro tra un nonno vanitoso e un bimbo saputello, semplicemente alla ricerca dell’affetto che i genitori sembrano non dargli più. Scherzetto è un romanzo profondo, stratificato, che attraverso un racconto semplice, quasi banale, offre profondi spunti di riflessione sulle relazioni, l’arte, il talento e i limiti dello stesso.

– Bravo, – mormorai e mi venne in mente che viviamo per tutta la vita come se il nostro continuo misurare e misurarci rimandasse ad una verità inconfutabile; poi in vecchiaia ci rendiamo conto che si tratta solo di convenzioni, tutte sostituibili in ogni momento con altre convenzioni, e l’essenziale è affidarsi a quelle che ci sembrano di volta in volta più rassicuranti.

Le parole finali di Daniele rendono questo romanzo una sorta di confessione-riflessione che trasmette il senso di precarietà della vita e la difficoltà nel rimanere fedeli a sé stessi. Scherzetto è un romanzo molto dolce ed estremamente sottile, di uno dei migliori autori italiani della letteratura contemporanea. Chapeau.

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 176
Prezzo: 11.00€

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Ragazze elettriche – Naomi Alderman

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Non leggo molti young adult, ma quando ho sentito parlare di The Power (in italiano Ragazze elettriche), romanzo che ha vinto il Baileys Women’s Prize nel 2017, la mia curiosità è schizzata alle stelle.

Con questo romanzo l’autrice ci presenta una finta ricostruzione storica romanzata, scritta da un giornalista che, in una società dominata dalle donne, prova ad immaginarsi un passato in cui esse non avevano alcun potere. La vicenda vera e propria inizia però quando le ragazze di tutto il mondo scoprono di avere questo fantomatico potere per lungo tempo rimasto sepolto, cioè quello di controllare l’energia e generare scariche elettriche sfruttando una sorte di massa a livello della clavicola.  Questa capacità, che rappresenta dapprima unicamente un metodo di difesa, diventa poi uno strumento di vendetta e un modo per dimostrare la propria supremazia sugli uomini: avviene una sorta di ribaltamento tra “sesso debole” e “sesso forte”.

Non si parla quindi di un mondo utopistico che segue i principi di giustizia ed uguaglianza, ma porta piuttosto a chiedersi se il potere alle donne significherebbe davvero avere gli stessi abusi e soprusi di quello maschile; e la risposta della Alderman è stata la più onesta possibile: probabilmente sì (d’altronde sarebbe stato sbagliato descrivere i governi femminili come più materni, empatici e giusti, dando sempre per scontato che queste caratteristiche siano innate nelle donne).

In questa storia però la possibilità di governare l’elettricità non è che un espediente narrativo atto ad una riflessione più profonda, ovvero quella sul potere. Il tema centrale è infatti il potere, fisico in primis, che si tramuta poi in politico, religioso, ideologico. Questo tema è stato trattato più e più volte anche nei romanzi di formazione, la Alderman però ci sorprende, proponendoci uno scenario diverso dal solito, che porta anche a riflessioni diverse dal solito. Soprattutto, in questo nuovo mondo in cui le donne provano a rivoltarsi dopo anni di soprusi, il messaggio che ci presenta l’autrice è che il male non è mai risarcitorio: il potere di compierlo, con tutto ciò che comporta, spesso miete vittime proprio nei confronti di chi lo esercita.

Per quanto riguarda la struttura del romanzo, esso è diviso in capitoli, ciascuno dei quali è raccontato dal punto di vista di una delle protagoniste e il narratore è sempre onnisciente: presenta infatti non solo i pensieri del protagonista, ma anche dei personaggi secondari. Questo aspetto semplifica molto la narrazione, rende la lettura molto scorrevole e adatta a tutti, ma ha una piccola pecca: non permette di empatizzare molto con i personaggi. Personalmente poi mi sarebbe piaciuto uno studio più approfondito sulle dinamiche del potere e su come questo  modifichi i rapporti e le classi sociali, mentre l’autrice si addentra poco nella psicologia e lascia molto più spazio all’azione.

Queste piccole critiche però vanno contestualizzate: se si considera il target di riferimento, ovvero gli adolescenti, tutto ciò che ho detto può essere perdonato. Per rimanere al passo con i tempi anche la letteratura deve aggiornarsi e comprendo benissimo come un romanzo del genere possa essere maggiormente apprezzato rispetto ad uno ricco di approfondimento psicologico, magari con una riflessione politica e sociale sul potere. Un romanzo per adolescenti sulla metafisica del potere, per riuscire nel suo intento, per poter essere incisivo ed apprezzato non poteva essere che strutturato in questo modo: narrazione ricca, avvincente, dalla scrittura scorrevole e magari non troppo riflessivo. Sono d’accordo con la giuria del Baileys Women’s Prize quando definisce Ragazze elettriche un classico del futuro, un romanzo di formazione 2.0 quindi, un Signore delle mosche dei giorni nostri.

Concludendo, la domanda che il lettore si pone quindi a fine lettura è quella che potete ben immaginare: Perché le persone abusano del potere? E la risposta è quella forse più banale, ma anche la più veritiera: semplicemente perché possono.

Non conta la consapevolezza che non dovrebbe, che non lo farebbe mai. Ciò che importa è che potrebbe farlo, se volesse. Il potere di fare del male è uno stato di benessere.

 

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Nottetempo
Pagine: 446
Prezzo: 20.00€

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Piccoli crimini coniugali – Eric-Emmanuel Schmitt

9200000033288882Gilles Sobiri è uno scrittore di gialli ma non sa di esserlo. Non ricorda il suo passato né dove sia casa sua. Quando però Lisa, una donna che sostiene di essere sua moglie si presenta nell’ospedale dove è ricoverato, capisce di aver perduto la memoria.

L’incidente che ha causato a Gilles l’amnesia è avvolto nel mistero e l’uomo si affida completamente alla donna per recuperare le informazioni perdute. Tutto sembra procedere linearmente fino a quando l’uomo non riacquista alcuni ricordi e inizia a sospettare che la moglie gli stia mentendo.

La tabula rasa di Gilles viene infatti vista da Lisa come una seconda chance: ha finalmente la possibilità di ricostruire la loro vita di coppia da capo, inventando un Gilles diverso, una relazione più stabile, omettendo i piccoli grandi problemi della loro relazione. La farsa però non dura a lungo, infatti presto alcune incoerenze nei racconti ed indizi sparsi per casa portano la verità a galla.

Il titolo Piccoli crimini coniugali viene da un giallo scritto proprio da Gilles, il meno riuscito, il più stroncato dalla critica, eppure il più amato da Gilles stesso. Si tratta di una visione estremamente cinica della vita di coppia, una storia in cui il legame d’amore viene presentato come una vera e propria lotta per il potere.

La cosa più ragionevole è amare finché è gradevole. Si chiama razionalismo amoroso: amarsi finché durano le nostre illusioni; appena crollano, lasciarsi. E appena abbiamo a che fare con persone reali, non più con immagini della fantasia, separarsi.

La coppia giovane è una coppia che cerca di sbarazzarsi degli altri. La coppia vecchia è una coppia dove ognuno cerca di sopprimere il partner. Quando vedete un uomo e una donna davanti al sindaco o al prete, chiedetevi chi dei due sarà l’assassino.

Alla fine l’amnesia sembra però portare solo benefici alla coppia, i due amanti infatti riescono a rinsaldare la loro unione grazie alla riscoperta di tutte quelle piccole cose che li avevano uniti.  Gilles e Lisa riescono magicamente a trovare un antidoto alla disfatta della loro relazione rievocando, battuta per battuta, il loro primo incontro.

GILLES: Dopo quindici anni c’era rimasta solo la menzogna per arrivare alla verità.

Piccoli crimini coniugali è un intenso dialogo tra due amanti, fatto di risposte piccate, menzogne, scoperte e riscoperte, procede spedito e la storia si rivela piena di colpi di scena, fino ad una verità inattesa. Si tratta di una commedia nera straordinaria, piena di suspense ed estremamente divertente, ma che al contempo regala una riflessione importante sulla madre di tutte le guerre: quella di coppia.

LISA: Tu non ti scoraggi mai?
GILLES: Altroché.
LISA: E allora?
GILLES: Ti guardo e mi chiedo se malgrado i miei dubbi, i miei sospetti, le mie inquietudini e la mia stanchezza ho davvero voglia di perderti. E la risposta mi viene sempre. Sempre la stessa. E insieme a lei mi viene il coraggio. Amare è irrazionale, è una fantasia che non appartiene alla nostra epoca, non si giustifica, non è pratico, la sua unica giustificazione è che c’è.

 

Ci tenevo infine a comunicarvi che Michele Placido e Anna Bonaiuto hanno debuttato il 5 di Gennaio a Faenza portando in scena proprio Piccoli crimini coniugali; il testo è stato ovviamente riadattato e la regia è di Placido stesso. Io personalmente ho scoperto l’opera di Eric-Emmanuel Schmitt proprio grazie ad una sua rappresentazione teatrale e devo ammettere che questo romanzo un po’ ibrido si sposa perfettamente alla versione su palco. Vi consiglio quindi, se ne avrete occasione, di godervi quest’opera a teatro, ne varrà davvero la pena.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: E/O
Pagine: 160
Prezzo: 12.00€

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Quello che rimane – Paula Fox

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L’evento scatenante che da il via a questa storia è molto semplice: un gatto randagio morde una donna della borghesia newyorkese e questo morso sembra infettare tutto il mondo attorno a lei: marito, amici, conoscenti.

La trama è appunto molto semplice, un episodio apparentemente insignificante mette in moto una serie di eventi a catena che porteranno ad una vera e propria crisi di coppia. Mancanze e sentimenti tenuti silenti, improvvisamente mettono in crisi la vita della protagonista che arriva persino a provare odio verso il marito senza una motivazione apparente. La donna in realtà è soffocata dalla routine e pare vivere in quello che si potrebbe definire uno stato di quieta disperazione.

“Desperate characters” è infatti il titolo originale del libro forse perché, nonostante la storia si svolga in pochi giorni, s’intuisce come la vita dei personaggi sia destinata a non subire grandi mutamenti nel tempo; tutto continuerà a rimanere nello spazio disperato del perbenismo borghese. Il romanzo vuole sicuramente trasmettere il senso di malessere dei protagonisti, che pur vivendo una bella vita, fatta di agi e priva di reali preoccupazioni, non è esente dall’insoddisfazione. La loro è un’infelicità che si manifesta con l’ansia di essere perfetti, con la tendenza ad allontanare i diversi, col porre un’attenzione maniacale al modo in cui si appare e con l’angoscia costante di perdere tutto ciò che si ha.

La scrittura della Fox è abbastanza lineare, ma a tratti mi è sembrata faticosa da seguire, soprattutto i dialoghi li ho trovati poco riusciti, decisamente poco realistici. L’autrice è molto brava nelle descrizioni degli ambienti e delle situazioni, anche le più banali, queste infatti sono così ben narrate che permettono al lettore di riconoscere quanto siano simili alla vita di ciascuno di noi.

La stessa empatia purtroppo non si prova nei confronti dei personaggi, in primis Sophie, la protagonista, risulta irritante, una vera e propria inetta che agisce senza convinzione e persino quando tradisce lo fa senza passione. Si sente quindi la mancanza di pathos, di azione, di sentimenti intensi… ma se fosse proprio questa la chiave del romanzo? Se l’obiettivo della Fox fosse proprio quello di immergerci in una realtà statica, noiosa e priva di emozioni? Quello che traspare alla fine è una classe sociale immobile e una moglie-bambola anestetizzata al mondo, che lascia spazio all’unico vero forte sentimento provato alla lettura: la pena.

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Viene quindi spontanea la domanda: dopo la lettura, cos’è quello che rimane? Dopo l’ultima pagina e soprattutto dopo il finale non proprio finale, rimane un grande senso di smarrimento, una forte irritazione nei confronti della protagonista, del marito e della loro vita così vuota. La prefazione di Franzen che mi ha spinata a leggerlo, mi ha tratta in inganno alimentando moltissimo le mie aspettative sul romanzo, che non si è rivelato all’altezza.

Tirando le somme, trovo che il libro sia scritto bene, ma in quanto a contenuti vuoto, non solo di trama (che di per sé vuol dire poco), ma proprio di narrazione, di sentimenti, a partire dalla protagonista scialba. A tratti l’ho trovato noioso, ed è questo che mi ha irritato di più: se un romanzo non ha una trama molto avventurosa, ci si aspetta almeno che sia scavata a fondo la psicologia dei personaggi e che questi siano interessanti, se così non è trovo sia un insuccesso.

Non so se rileggerei questo romanzo, forse non sono stata io ad apprezzarlo fino in fondo, magari in futuro una rilettura potrebbe meritarla… per me al momento senza lodi né infamia.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 206
Prezzo: 16.50€

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Exit-West – Mohsin Hamid

Exit West è una storia d’amore. Exit west è una storia di un paese in piena rivolta civile. Exit west è una storia di migranti e di porte magiche. Exit west è una storia, ma al contempo è tante storie.

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Nadia e Saeed, i protagonisti del romanzo, sono due ragazzi che a causa della guerra si trovano costretti ad abbandonare la propria patria per cercare fortuna altrove. I due innamorati scoprono poi l’esistenza di porte che compaiono casualmente e permettono il passaggio in altri paesi, come in un teletrasporto. Chi attraversa queste porte non ne conosce la destinazione, può solo sperare di raggiungere una nazione in un cui le condizioni socio-economiche sono migliori. Per fuggire dalla guerra Nadia e Saeed si avventurano in questi varchi spaziali, pur sapendo di dover rinunciare a tutto; ci sono inoltre degli agenti che controllano l’utilizzo delle porte tramite pagamento perché non si tratta di passaggi legalizzati e i due giovani perciò diventano dei migranti clandestini.

L’espediente fantastico delle porte scelto da Hamid è un chiaro riferimento agli schermi dei nostri smartphone, che in qualche modo ci permettono di raggiungere qualsiasi posto del mondo. La porta inoltre diventa una metafora del passaggio da un mondo divenuto ostile e pericoloso verso un luogo che offre una possibilità di vita dignitosa. Questo passaggio però non è privo di difficoltà, anzi, porta ad una vera e propria lotta per l’integrazione. I due protagonisti vivono quello che ogni migrante vive: perdita, amarezza, speranze infrante contro la realtà in cui si trovano immersi. Viene meno la loro identità, il loro amore, la passione che prima li univa si tramuta in affetto profondo, poi in indifferenza.

La storia di Nadia e Saeed diviene quindi emblema della figura del migrante e pone l’accento su questioni legate alla migrazione che spesso non si affrontano, come il senso di solitudine a cui va incontro chi abbandona il proprio paese e la propria cultura, con la speranza di mettere radici tra religioni e tradizioni diverse, mantenendo intatti i propri usi e costumi. L’aspetto interessante di questo romanzo sta proprio nell’indagare la condizione del migrante senza però scrivere di denuncia sociale né parlare di violenza; la storia non cade mai nel banale, è assolutamente priva di cliché. Il libro è sintetico, ma incisivo. Lo stile è asciutto, i paragrafi sono brevi, la lettura procede spedita senza però dar la sensazione che la trama si stia affrettando.  Sono solo 152 pagine, ma si trova tantissimo materiale narrativo: non si parla solo di Nadia e Saeed, nella vicenda sono incastrate tante altre mini storie e macchiette.

Pur essendoci, di sfondo, riflessioni sociologiche e politiche, queste rimangono appunto di sfondo, il romanzo è molto leggero e scorrevole e regala un sacco di spunti di riflessione sulla società odierna e in particolare sulla tematica dei flussi migratori. E’ molto letterario e  permette una lettura a più livelli, ha più chiavi di lettura. Inoltre, nonostante la tematica e le difficoltà che i due protagonisti affrontano,  la storia non ha un sottotono drammatico, anzi, l’autore sembra voler trasmettere un messaggio di speranza per il futuro; anche l’inserimento dell’elemento fantastico alleggerisce il tema trattato, dando quel tocco di leggerezza che in una lettura come questa non guasta.

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Si tratta quindi di un romanzo molto “attuale” che riesce a far riflettere su tematiche che stiamo vivendo giorno per giorno, forse molto più di quanto non farebbe, ad esempio, un saggio. Un grande applauso va quindi ad Hamid che è stato in grado di affrontare un tema scottante senza mai cadere nel patetismo, anzi, è riuscito a farlo con delicatezza e sensibilità, regalandoci una storia fantastica, ma incredibilmente vera.

[…] tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 152
Prezzo: 17.50€

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Nel guscio- Ian McEwan

IMG_20180224_114905La difficoltà nel recensire un libro che si è amato e che ha suscitato innumerevoli sensazioni sta proprio nell’incapacità di restituire le stesse sensazioni a chi quel romanzo ancora non l’ha letto. Ridurre a mera recensione un’opera che mi ha così tanto segnata mi sembra un’ingiustizia, perciò il mio primo consiglio è, leggetelo.

Detto ciò, provo comunque a parlarvene. Come avrete capito dal titolo si tratta di “Nel guscio” l’ultimo romanzo di Ian McEwan che io e le altre ragazze di Leggendo a Bari abbiamo scelto come lettura del mese di febbraio.

Il romanzo è una sorta di rivisitazione in chiave moderna dell’Amleto shakespeariano, qui infatti il protagonista assiste alla pianificazione (e poi all’attuazione) dell’omicidio del padre John da parte della madre Trudy e dello zio Claude. L’aspetto più interessante però sta nel fatto che il protagonista è un nascituro, è il feto portato in grembo proprio da Trudy che quindi ha un punto di vista privilegiato sulle vicende, soprattutto in merito alla cospirazione dei due amanti.

La scelta del punto di vista è davvero azzeccata perché la narrazione delle vicende avviene attraverso un’ottica originale e curiosa. Curioso è anche il modo di esprimersi del narratore, che, pur non essendo ancora venuto al mondo, sembra essere a conoscenza di tutte le logiche umane; la sua voce è tutt’altro che ingenua, anzi si esprime con lucidità e in maniera persino sofisticata, è in grado di cogliere dettagli sulla vita e su ciò che lo circonda, ragionando su “la vita dopo la nascita” e cercando di inquadrare i soggetti coinvolti nella cospirazione.

Il feto riesce quindi a fare un’analisi lucidissima di ciò che accade e degli adulti che lo circondano. Tutto questo sembra paradossale infatti è ciò che meno si addice ad un piccolo esserino non ancora venuto al mondo, eppure, è in questa scelta che sta la chiave dell’opera, la sua originalità, il suo rendere omaggio all’Amleto pur differenziandosene.

IMG_20180205_182555_724Il linguaggio è tutt’altro che moderno, è raffinato e onesto e non manca mai una dose di pungente ironia. Nel complesso infatti, pur trattandosi di una tragedia, il romanzo fa sorridere per via della bizzarria delle espressioni e dei ragionamenti del feto, coerenti nella sua, se pur limitata, visione del mondo.

Il feto studia attraverso i pochi mezzi che ha a disposizione il mondo attorno a lui, le persone che lo circondano, si interroga sulle scelte degli altri, sulla sua identità e sul suo potenziale, la visione che ha del mondo è quindi inevitabilmente un po’ narcisistica: si sente determinante nella storia, desideroso di prendere parte agli eventi, quando nella realtà non fa che subire le azioni altrui. Molte sono inoltre le tematiche che riprendono l’opera shakespeariana: la vendetta, l’amore materno, il tradimento, l’identità.

Un legame che ha molto risalto nel romanzo è quello che il nascituro ha con la madre, si tratta di un legame indissolubile, atavico e contraddittorio perché il feto pur amando la madre, sente l’esigenza di vendicare il padre, una vendetta però inattuabile.

Sta per essere egoista, subdola, perfida. Ehi, un momento, ma io la adoro, è la mia dea e di lei non ne posso fare a meno. Mi rimangio tutto! Parlavo sull’onda dell’angoscia.”

Personalmente ho trovato Trudy molto “protagonista”, si tratta infatti di una figura interessante, ben tratteggiata, una donna incoerente e nella sua incoerenza vera, profondamente umana. Riveste molti ruoli: amante, moglie, madre, assassina. McEwan tratteggia il suo personaggio in maniera davvero realistica e questo la rende capace di suscitare empatica, in qualche modo infatti, pur essendo odiosa si rende espressione della natura complessa e contraddittoria dell’essere umano.

Altro personaggio degno di nota è Claude, lo zio cospiratore, per cui il feto non nasconde l’insofferenza. Viene presentato come un uomo insulso, egoista, bramoso di rivalsa, il prototipo perfetto del cattivo, colui che non può non suscitare antipatia. A differenza di Claude, John viene descritto come un uomo dall’animo sensibile, generoso, un po’ ingenuo persino.

Personalmente, ciò che mi sono chiesta è come mai Trudy preferisca Claude a John. Non sono riuscita a cogliere la vera spinta dell’attrazione tra i due amanti, persino nell’odio il legame tra Trudy e John mi è parso più forte di quello tra lei e Claude.  Tra quest’ultimi non ho colto mai durante la lettura nessuna espressione di tenerezza  tantomeno qualcosa che lasciasse intendere una certa intensità di legame, se non nell’adrenalinica decisione di uccidere John e nell’impeto della loro sessualità. La descrizione del feeling tra i due in relazione alla pianificazione dell’omicidio di John è stata sviluppata anche sul piano erotico e tutto ciò ha reso il tutto più macabro.

“Claude è in piedi accanto a lei, le appoggia una mano sulla coscia e Trudy se lo tira addosso. Si scambiano un lungo bacio profondo nel quale si confondono le lingue e i fiati. –Morto stecchito, -le mormora in bocca. Sento la sua erezione premermi contro la schiena. Poi, in un sussurro, aggiunge: – L’abbiamo fatto. Insieme. Siamo straordinari insieme.”

Ho trovato il loro rapporto squallido sotto una marea di punti di vista eppure è stata eccelsa l’analisi dei sentimenti, degli impulsi, di ciò che pur nell’assurdo, ha guidato il loro agire. Di base nel romanzo e un po’ in tutti i personaggi esiste un dualismo di sentimenti. Sentimenti come l’odio e il desiderio vengono associati e presentati come indissolubili, come se l’odio fosse capace di alimentare il desiderio, come accade spesso ad esempio nel legame tra Trudy e Claude.

Come ho già detto all’inizio non sono in grado di esprimere appieno tutto ciò che questa lettura ha suscitato in me, è di certo un romanzo originale e magistrale è la penna di McEwan, si tratta di una storia intensa che scuote gli animi e non lascia indifferente il lettore, nel bene o nel male.

Nel mio caso, assolutamente nel bene, consigliatissimo.

 

SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Einaudi
Pagine: 173
Prezzo: 18,00 euro

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La ballata di Adam Henry – Ian McEwan

download (2)Fiona è una donna forte, realizzata, un giudice apprezzato da tutti per la professionalità e per la capacità di affrontare con coerenza anche i casi più delicati. La sua vita prende però una piega inaspettata quando suo marito Jack le rivela provocatoriamente di essere sul punto di tradirla. Fiona si sente ferita, si chiude in se stessa e rifiuta il dialogo tuffandosi completamente nel lavoro, unico ambito da cui sembra trarre soddisfazione.

Però anche sul piano lavorativo le cose si complicano quando la donna si occupa del caso di Adam Henry. Il giovane Adam sta per morire perché, in quanto testimone di Geova, rifiuta le trasfusioni che lo potrebbero salvare. Fiona deve quindi decidere se imporre o meno le trasfusioni al minore e per farlo si reca in ospedale e sentire la sua versione. L’incontro è significativo per entrambi e determina una serie di reazioni a catena che cambieranno per sempre la loro vita.

La donna cerca di mantenersi il più possibile neutrale nella scelta, ma avverte una profonda pressione etica perché si rende conto del peso che la sua decisione ha e delle serie conseguenze che questa comporta, soprattutto perché, se Adam dovesse accettare la trasfusione, si scontrerebbe con uno dei capisaldi della propria religione.

Chi conosce McEwan sa benissimo che al centro di ogni suo romanzo c’è sempre un qualche dilemma etico che fa da nucleo alla storia e ne “la ballata di Adam Henry” il dilemma etico è più forte che mai. L’autore si addentra nelle inquietudini dell’essere umano, scava profondamente nella psiche portando a galla questioni morali che coinvolgono in prima persona il lettore. Ovviamente non esiste una soluzione giusta ed una sbagliata, una decisione che metterà tutto a posto, ma esiste una scelta personale dalla quale non ci si può chiamare fuori e per la quale si rinuncia sempre a qualcosa. Si rischia e sbagliando si affronta l’esistenza. La ballata di Adam Henry è un romanzo che fa vacillare le certezze dei lettori in quanto tali e in quanto esseri umani, ponendoli davanti ad una serie di domande: Si può venire a patti con la propria coscienza? Che peso dare alla vita? E alla religione?

McEwan affronta la psicologia umana in maniera estremamente dettagliata, entra nell’intimo della protagonista, ci svelta i suoi conflitti, le sue debolezze, le sue domande. Questo romanzo è un romanzo sulle difficili scelte che compiamo ogni giorno, sui rapporti che abbiamo con chi ci circonda, sui limiti dell’amore e della compassione.

Lo stile è estremo, personalmente lo trovo sensazionale. La scrittura potrebbe risultare un tantino lenta, ma si sposa bene al tipo di narrazione, a tratti anch’essa lenta, quasi immobile, come a rappresentare la protagonista stessa, impantanata in una situazione da cui non riesce ad uscire. I romanzi di McEwan non sono solo lettura, sono emozione su carta e dalla carta, sulla pelle (ma forse io sono un po’ di parte nel giudizio!). E’ un tipo di scrittura che può piacere o meno, ma non può non suscitare fortissime emozioni nel lettore.

La ballata di Adam Henry non è certo ai livelli di Espiazione, ma rimane un’ottima lettura, coerente e molto intensa.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Einaudi
Pagine: 160
Prezzo: 10,20 euro