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“La metà che manca” di Graham Jackson, un thriller a quattro mani

WhatsApp Image 2017-06-10 at 16.09.07Per iniziare questa recensione è assolutamente necessaria una premessa: sto per parlare del libro di un’amica. Ebbene sì! Sarebbe stato inutile e non trasparente nei confronti del lettore parlarne in termini vaghi: “L’autore ha scritto…”, “L’autore ha uno stile…”, “Qui L’autore…”. E a me piace essere chiara. La nostra Barbara del gruppo di lettura (e admin di IRead la Tana del Lettore) ha scritto un libro a quattro mani con la sua amica Elena (ex admin della pagina appena citata). Il lettore adesso potrebbe interrompere la lettura della recensione, caricandosi di pregiudizi e cliché come “è sua amica, ne parlerà sicuramente bene”, “recensione truccata”, “complotto” 😀 ma io vi invito a rimanere con me, perché sì, questo libro mi è piaciuto, e lo dico con totale leggerezza d’animo e con sincerità assoluta, e vi spiego perché.

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Dopo questo preambolo doveroso passiamo quindi a parlare di Graham Jackson . Chi è Graham Jackson? Uno pseudonimo, questo è certo. Barbara ed Elena, e anche questo è certo. Ma perché questa scelta? Barbara ci ha raccontato che Jackson e Graham erano i nomi di due personaggi con i quali giocavano in un gdr online e un bel giorno, mentre cercavano di costruire l’ambientazione e la storia per una nuova giocata è arrivato il lampo di genio: “perché non scrivere un libro?”. Ed ecco come nasce La metà che manca.

Sinossi:
La metà che manca inizia quando ancora non c’è niente a mancare e non ci sono frammenti da rimettere insieme. Il 23 ottobre del 1993 Zoe e Dominic Marshall sono ancora convinti che i casi che risolvono sul campo li immunizzino dal diventare dei bersagli. Ma che succede quando, improvvisamente, si viene travolti dal peggiore degli incubi? Ciò che si annida dentro un crimine innesca un processo che trasforma normalità in mostruosità, mostruosità in normalità. Si può evitare il caos? Si può evitare di annegare nel senso di colpa, cedendo alla disperazione o, peggio, alla follia?

«Anna!? ANNA!» Zoe non gli aveva detto che un nome breve l’avrebbe aiutato a non soffocare nel caso in cui la sua bambina fosse scomparsa. È un nome che nasce con lo scopo di essere gridato nei corridoio di una scuola ormai deserta. Dove sei, Anna?

Zoe e Dominic sono due detective. Impastano le mani quotidianamente in crimini, omicidi, casi infelici, rapimenti. Ma Zoe e Dominic sono anche i genitori di Anna. Nessuna abitudine e nessuna corazza acquistata col tempo può salvarli o rendere il loro dolore diverso da quello di qualsiasi altro genitore. Si apre così il libro, con una sparizione abominevole che li getterà nel caos.
Seguiremo passo passo le indagini dei due e il loro coinvolgimento emotivo. Le sensazioni e le emozioni dei personaggi non lasciano il tempo che trovano e sono minuziose, incisive, reali.

Le scene di riflessione e introspezione si alternano all’azione, all’adrenalina pura. Secondo me è più che giusto che in un thriller come si deve sia dato tutto lo spazio necessario ai personaggi, alle loro sensazioni e ai loro sentimenti perché ciò giustifica e ci aiuta a capirne le azioni e l’evolversi della trama. In ciò, La metà che manca, riesce perfettamente.

Ho adorato tantissimo la descrizione del rapporto tra Zoe e Dominic, che subisce una naturale incrinatura e poi un riavvicinamento doloroso ma coraggioso.
Certe parti raggiungono poi un picco di suspense e di angoscia veramente incredibili! Vi ritroverete a sfogliare freneticamente le pagine per capire come andrà a finire quella scena, quel momento topico (ammetto di aver anche sbirciato la fine di qualche capitolo per l’impossibilità di gestire l’ansia xD).

Concludo con il dire che ciò che si può notare subito, e che il lettore attento potrà apprezzare già dalle prime pagine, è la totale assenza di dissonanza tra la scrittura di entrambe le mani. Il lavoro condotto sul testo è eccezionale, sicuramente pieno di riletture, accortezze e aggiustamenti affinché Graham Jackson risulti Graham Jackson. Non riuscirete mai a capire chi ha scritto cosa e questo non fa che donare linearità e scorrevolezza alla lettura. Il lavoro certosino delle due autrici si rispecchia anche nel testo nudo e crudo. L’uso di font particolari per le firme, le lettere o i documenti per le indagini. Rapporti polizieschi veramente realistici e allegati di vario genere minuziosi e dettagliati. Dietro questo libro c’è veramente tanto lavoro e si vede!
Del finale poi, dico solo che sarà sorprendente e disarmante.

Lo consiglio agli amanti del genere e non.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Graham Jackson

Titolo: La metà che manca

Pagine: 312

Editore: Lettere Animate

Prezzo: 13€ – 1,50€

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L’ estate del cane bambino – Mario Pistacchio e Laura Toffanello

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Divorato voracemente, amato in modo sofferto, “L’estate del cane bambino” si prospetta una delle migliori letture del mio 2017.

In una pesino sconosciuto nel veneziano di nome Brondolo, è estate e sei ragazzini giocano a palla, fumano le loro prime sigarette e cercano di scampare a qualsiasi tipo di lavoro estivo imposto dai propri genitori per stare insieme il più possibile. Il loro luogo d’incontro: la Base, dove si sentono liberi come i grandi.
Sono Vittorio, Michele, Stalino, Menego, Ercole e il suo fratellino Narciso.
Brondolo, all’apparenza un piccolo paesino tranquillo, racchiude una piccola comunità segnata da oscurità, leggende, famiglie ambigue e cose non dette ed è la location perfetta per una storia di sparizioni.
Ad un certo punto della narrazione infatti un bambino scompare e il bambino in questione è proprio Narciso, fratello di Ercole. Al suo posto arriva Houdini, un piccolo cane nero e scodinzolante che abbaia di felicità alla canzone di Claudio Villa che amava Narciso e che sa distinguere i giocatori sulle figurine. Il passo successivo è semplice: Houdini è Narciso, trasformato dal Morto della leggenda paesana.

Dopo la scomparsa, tutta Brondolo si attiva per la ricerca del piccolo Narciso. Vengono immediatamente incolpati i ragazzi e messi in punizione. La gente, il parroco, i genitori sono sicuri del fatto che loro sappiano dove si nasconda Narciso. Tra falsi allarmi, ricerche estenuanti e giorni passati a setacciare il paese e le vicinanze, Narciso non si riesce a trovare. I prossimi sviluppi li lascio al lettore, in modo che possa lasciarsi trasportare da questa storia amara e per nulla banale.

Di speciale questo libro ha molte cose. Innanzitutto la narrazione particolareggiata e segnata da tinte fosche. Poi i personaggi caratterizzati alla perfezione e inseriti magistralmente nel passaggio delicato dall’infanzia all’età adulta e non solo dal punto di vista anagrafico: le vicende che si susseguono e le scoperte sconcertanti fanno sì che Vittorio e i suoi amici, in quell’estate, crescano all’improvviso.

“Non si invecchia mai un po` alla volta. C’è un momento preciso, nella vita, in cui ti accorgi che è successo. È una certezza, e non contano gli anni che hai. Capita quando smetti di andare avanti e ti scopri a guardarti alle spalle. Scruti il tempo che se n’è andato. Lì dietro sono rimasti i tuoi unici amici, i ricordi, l’illusione che niente possa mai finire davvero.”

“L’estate del cane bambino” è un libro malinconico e allo stesso tempo tenero e profondo. Una lettura intensa che ti prende allo stomaco, una scrittura che ho apprezzato tantissimo e che riesce a fare di questo libro sia un romanzo di formazione, sia un romanzo che parla di violenza, di vendetta e di perdono. Una storia sulla difficoltà di diventare adulti che vi lascerà un senso di smarrimento nel quale dovrete ancora riflettere a lungo prima di iniziare la prossima lettura.

Una menzione particolare a nonno Cesilio, personaggio fenomenale che si fa amare senza condizioni e che è un punto di luce all’interno della narrazione.

 

Scheda del libro

Titolo: l’estate del cane bambino
Autori: Mario Pistacchio, Laura Toffanello
Editore: 66th and 2nd
Prezzo: 16,00€
Pagine: 218 p.

 

 

 

 

 

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MISDIRECTION di LUCIA BIAGI – Eris Edizioni

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MISDIRECTION

 

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Cari lettori, sono qui oggi per parlarvi di questa particolarissima graphic novel. Partirò immediatamente con un commento super professionale, assai tecnico e di assoluta rilevanza: ADORO LA BICROMIA DI QUESTO FUMETTO! Perché mentire? È stata la prima cosa che ho notato e che mi ha colpito: questo gioco di colori freddi, verde acqua e viola, in poche sfumature, che rendono le tavole compatte e davvero gradevolissime alla vista. Perché qui non stiamo parlando di un libro, e una graphic novel si porta dietro non solo la responsabilità di una storia ben riuscita, ma anche il dovere di una buona veste grafica che colpisca; e Misdirection di Lucia Biagi rispetta entrambe le condizioni.

Trama da http://www.erisedizioni.org

Misdirection è l’arte di distogliere l’attenzione e rendere possibile un trucco di magia, ingannando i sensi e la mente. Misdirection è Federica d’estate in montagna coi nonni, senza preoccupazioni, che gioca col suo smartphone, registra il suo diario vocale e non ha voglia di pensare al liceo che sceglierà a settembre. E le uscite con Noemi, l’amica più grande che la porta di nascosto in discoteca e la fa sentire speciale quando le confida i suoi segreti.

Ma dopo una nottata passata a ballare, Noemi non le risponde al cellulare. Dovevano incontrarsi, ma l’amica non è dove dovrebbe essere, lì c’è solo il suo smartphone e Federica non ce la fa davvero a non preoccuparsi per lei.

Misdirection è una ragazza che non si trova da nessuna parte, a cui potrebbe essere successo qualcosa, anche se sembra non importi a nessuno. Misdirection è la mancanza di lucidità che si può avere a tredici anni, Misdirection è la storia di una ragazzina che vuole solo sapere che fine ha fatto la sua amica, e quando l’avrà trovata, spera con tutte le sue forze, a quel punto andrà tutto bene.

In un determinato punto della lettura, uno dei personaggi (un amico della nostra protagonista Federica) parla di una tecnica specifica che consisterebbe nel far credere allo spettatore che un determinato elemento sia rilevante e molto importante per poi fargli scoprire che in realtà serviva solamente a confonderlo e a distrarlo dal vero oggetto della narrazione. In questo concetto ritroviamo un po’ il punto focale di questo fumetto: una ragazza scomparsa, due amici alla ricerca della verità. Sembrerebbe quasi uno di quei thriller oscuri che celano una storia di rapimento e violenza, ma alla fine ci ritroviamo d’innanzi ad una storyline che ci accompagna verso un punto preciso: la riflessione e la consapevolezza di determinati argomenti che, a quanto pare, all’autrice stanno molto a cuore: i social network e le sue conseguenze, ma più precisamente la condizione femminile e il labile rapporto tra la libertà di scegliere e ciò che ne consegue all’interno della società per una ragazza.  Questa graphic novel attraversa pregiudizi, meschinità, maschilismo e logica di branco maschile (e non) fino a portarci a riflettere sul diritto delle ragazze di essere libere di spogliarsi da ogni peso che sembra gravare in più su di loro.lucia-biagi-misdirection-04-1000x600

La narrazione procede per tutto il fumetto quasi statica, senza picchi eccessivi e ciò, a mio parere, viene accentuato dalle tavole fredde e rotondeggianti, con un disegno “calmo” ed espressioni placide.shapeimage_12

Misdirection è un’esperienza di lettura atipica, ma che ho apprezzato davvero tanto. Complimenti a Lucia Biagi e ad Eris Edizioni per aver sfornato questo prodotto particolare dalle tematiche delicate ma assai attuali.

 

SCHEDA

Titolo: Misdirection
Autore: Lucia Biagi
Pagine: 208 pagine in bicromia
Prezzo: 17,00€
Editore: Eris Edizioni (collana Kina)

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#GruppoDiLetturaDay: LE NOTTI BLU di CHIARA MARCHELLI candidato al premio strega 2017

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Le notti blu, candidato al Premio Strega 2017

Cosa sono le notti blu? Le notti blu sono le notti in cui non riesci a dormire e tutto si fa denso, quelle notti statiche, immobili, nelle quali sono solo i pensieri a muoversi e a turbinare. Sono ore che non passano e che affollano il buio colpito dalla luce azzurrina di una cucina dove un uomo si ritrova ancora a fare quel latte caldo con il miele. Un rito dal sapore amaro, un rito che era soltanto suo e di suo figlio e che adesso, dolorosamente, Michele continua ad eseguire senza poter mai porgere una seconda tazza.

 

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Chiara Marchelli

Michele e Larissa sono i genitori di Mirko, una coppia normalissima ma sulla quale grava un peso che non dovrebbe poter esistere: il suicidio di un figlio. Si apre subito così il romanzo di Chiara Marchelli, con uno stralcio di vita in una cucina ordinaria, dove dopo cinque anni, il dolore, impastato con la quotidianità, continua ad esistere nella vita di questi genitori.

 

Con una scrittura asciutta che assomiglia ad una fredda lastra di raggi X, l’autrice ci racconta le vicende di questa famiglia mutilata e il dolore tremendo e implacabile che regola ormai le loro vite.

Michele e Larissa però sono rimasti sempre uniti, sempre insieme a supportarsi. Perché il fardello è più facile da portare in due e il dolore condiviso ci fa sentire meno soli e forse, meno disperati. Ma accade poi qualcosa nelle loro vite, una telefonata che stravolgerà la loro giù precaria routine. Caterina, moglie di Mirko, trova un documento che riguarda un riconoscimento di paternità da parte del legale di una donna. Questo ritrovamento scombussola e incrina ogni certezza nella vita dei tre personaggi. Come se non bastasse, nel dolore si insinua anche la scomoda domanda: Conosciamo davvero chi amiamo?
Ed è a questo punto che Michele e Larissa si dividono. Il primo vede in un possibile nipote uno spiraglio di luce che, nonostante tutto, lo riavvicinerebbe a suo figlio. Larissa invece ci vede tradimento, menzogna e non riesce ad accettare che Mirko possa averle mentito.

Chiara Marchelli con il suo stile asettico e pulito, ma non per questo privo di intrinseco sentimento, ci mostra la frattura che si crea nella coppia, tra chi vorrebbe solo sopravvivere e chi invece vorrebbe provare a vedere cosa si cela al di là di una possibilità di salvezza.
Bellissima l’analisi psicologica dei personaggi e commovente il “gioco emotivo” tra Larissa e Michele che si feriscono, si allontanano, ma con un piccolo minuscolo gesto tornano a capire quanto siano essenziali l’uno per l’altra, fino ad allontanarsi di nuovo, pentirsi e tornare a ricordare il loro affetto.

In conclusione, davvero una lettura intensa e stimolante narrata attraverso i pensieri e i flussi di coscienza di chi resta. Personaggi che rimangono nel cuore, raccontati da una penna che sa parlare di dolore.

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Giulio Perrone Editore

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Book Media Events di Isabella Borghese

 

 

 Scheda del libro

Autore: Chiara Marchelli
Titolo: Le notti blu
Casa editrice: Giulio Perrone
Pagine: 236
Prezzo: 15€ – 7,99€

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“Dopo il funerale” di Gaetano Barreca: Bari tra tradizioni, leggende e lotte di potere

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L’AUTORE

Gaetano Barreca  è nato a Reggio Calabria nel 1979 e vive a Londra, dove insegna lingua e cultura italiana. È laureato in Storia dell’Arte e Archeologia presso l’Università di Perugia ed è illustratore, scrittore di poesie, di favole e di romanzi.
Ha pubblicato vari racconti e romanzi tra cui Martini Bias Crime (Boopen, 2010), Inquietudini di Cera (Lulu, 2011) e contribuito a La Vita è una cosa Meravigliosa (Mondadori, 2009).

IL LIBRO

gbÈ sempre piacevole lasciarsi stupire da un libro e ritrovarsi a sorridere tra le pagine. Ancora più bello è quando il romanzo in questione parla della tua città, quella città che hai sempre dato per scontato e che invece riesci poi a riscoprire attraverso l’amore e gli occhi di un autore eccezionale, sincero e vero.

il 23 maggio 2017 noi di Leggendo a Bari abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Gaetano e di presentare il suo libro insieme ad Antonella Paparella, giornalista e vicepresidente dell’associazione Bari Città Aperta. La location: la bellissima Libreria Zaum in via Cardassi.

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Dopo il funerale è ambientato nella nostra città, e tra odori e tradizioni ci racconta la storia di Luigi che è appena tornato da Roma per passare un po’ di tempo in famiglia e rincontrare vecchi amici. C’è un motivo più profondo però che segna il suo ritorno, un motivo che ha a che fare con la delusione, con l’omicidio di Pasolini e con i complotti dellì’Italia degli anni ‘70.
Il romanzo di Gaetano ha un fortissimo potere evocativo: sia che siate di Bari sia che non lo siate, riuscirete a sentire e toccare con mano tutti gli odori e i sapori di una Bari genuina fatta di personaggi sui generis e di una Bari più oscura, segnata dalla rivalità di clan nemici e da lotte di potere.

Magnifico il ventaglio di personaggi, la loro vitalità e la loro ricostruzione certosina. Abbiamo chiesto a Gaetano se si è divertito durante il processo di costruzione delle loro personalità e lui ci ha raccontato vari aneddoti, le interviste, i luoghi visitati e tutto con una passione e una genuinità che abbiamo apprezzato tantissimo.

Oltre ad essere un romanzo interessante da ogni punto di vista, scritto bene, con una storia avvincente, “Dopo il funerale” è anche una miniera di informazioni. Per me, che sono barese, è stato come riscoprire la mia città, o forse scoprirla davvero per la prima volta. Perché, come ho già sostenuto, questo libro non è solo ambientato a Bari, ma parla di Bari. Tra aneddoti, tradizioni e leggende della città vecchia, sono riuscita a scoprire tanto, a meravigliarmi e ad accendere la mia curiosità. La domanda mi è poi sorta spontanea, e abbiamo chiesto all’autore come mai un calabrese avrebbe scelto la nostra città come ambientazione per la sua storia.
Lui ci ha risposto che inizialmente il romanzo non era un romanzo, ma un capitolo del suo vecchio scritto che parlava sempre di Bari. Al momento della lettura da parte di una signora barese per una recensione, Gaetano si è visto porre davanti ad un rifiuto. La signora avrebbe detto “questa non è Bari e io non lo posso recensire”. Da qui poi la sfida, scoprire realmente la città, capirla fino a poterne scrivere. E posso affermare con sicurezza che ciò è avvenuto, perché “Dopo il funerale” sprigiona una forza dirompente, in fatto di contenuti, atmosfere, personaggi e l’autore è riuscito perfettamente nel suo intento.

Il giorno della presentazione, tra letture di brani e domande dal pubblico, abbiamo anche parlato dei due personaggi principali del romanzo: Luigi e Nicola, punti cardine della storia. Luigi è l’uomo degli ideali, crede fermamente nel cambiamento , nel potere della rinascita e nella lotta contro i clan camorristici. Nicola invece, amico d’infanzia di Luigi, ha preso strade differenti e nonostante i due siano rimasti uniti da un legame indissolubile sia dal tempo che dalla distanza, ad un certo punto dovranno scontrarsi e sarà un dialogo pregno di significato, che lascerà il lettore senza fiato e carico emotivamente.

Il confronto con Gaetano Barreca è stato piacevolissimo, siamo riusciti a parlare di tante cose. L’abbiamo visto infervorato per la situazione di Reggio Calabria, innamorato di Bari e dei suoi personaggi affacciati ai balconi, l’abbiamo sentito parlare di Pasolini e risponderci con autenticità e spontaneità ad ogni tipo di domanda.

Io vi consiglio questo romanzo con tutto il cuore perché credo che sia impossibile non apprezzarlo e non innamorarsene.

I RINGRAZIAMENTI

– Ringrazio Marcella Labianca per l’organizzazione dell’evento (compresi taralli, grissini e bontà tipiche baresi),
– Antonella Paparella per la professionalità e per le domande interessantissime.
– Le mie amiche e compagne di Leggendo a Bari per aver partecipato anche con la lettura di brani.
– Grazie davvero poi a Gaetano Barreca perché un giorno mi ha detto: “vivi in una città magnifica, piena di storia e amore” e io ho scoperto che è vero!

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da sinistra: Antonella Paparella, Gaetano Barreca, Patrizia Pisanello, Arcangelo Licinio(proprietario di Zaum), Marcella Labianca

 

INFO UTILI

Autore: Gaetano Barreca
Pagine: 294
Prezzo:  14,98 €

Dove acquistare:

  • gaetanobarreca.com (andate nella sezione “Librerie)
  • Libreria Zaum (Via Cardassi 85/87)
  • Associazione SpaccaBari (spaccabari.it via Re Manfredi 35)
  • Libreria Quintiliano (Via Arcidiacono Giovanni 9)

Per curiosare:
www.diruderiediscrittura.wordpress.com

 

 

p.s. inoltre vi annunciamo che a breve daremo il via ad un giveaway sulla pagina IRead la Tana del Lettore per vincere una copia di “Dopo il funerale” 🙂

 

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La natura dell’amore – John Burnside

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Credits: @gatsby_books (instagram)

Tutte le donne che conobbi in vita mia sono Christina.[…] Erano tutte forme di Christina.

Si dice che l’abito non faccia il monaco e che le copertine non facciano il libro, ma è anche vero che spesso le copertine rappresentano il biglietto da visita della loro storia e questa de “la natura dell’amore” fa promesse meravigliose. Solo da una cosa forse sono stata tradita: la scritta “Romanzo”. Credo che sia una dicitura abbastanza fuorviante in quanto, secondo me, è sbagliato etichettare questo libro e racchiuderlo in questo genere. “La natura dell’amore” è un romanzo-memoir sulla vita dell’autore, delle sue esperienze, delle donne – amanti e non – che ne hanno fatto parte; ma è anche un saggio in quanto i capitoli del libro sono intramezzati da digressioni dove l’autore parla di tutto: filosofia, sociologia, musica, arte. Ogni digressione è inserita ah hoc e trova riscontro nel testo e nella narrazione. Insomma, ogni digressione ha un suo perché.

È complicato parlare di questo libro, proprio perché non è un romanzo d’amore, ma un romanzo sull’amore, che parla di esso senza inscatolarlo in definizioni e cliché convenzionali, senza delinearlo, e producendo così maggiore fascino.

In realtà, devo fare però una confessione, “la natura dell’amore”  non mi ha preso fin da subito e anche alla fine ho avvertito un senso di vuoto – e ora? Cosa mi rimane? –  Solo in seguito, dopo averci riflettuto, ne ho avvertito la potenza. Cosa c’è di meglio di un autore che con uno stile sinuoso, ma essenziale, attraverso una specie di studio e un’indagine sulla natura dell’attrazione, ripercorre coraggiosamente la propria esistenza, mettendo a nudo i suoi pensieri più intimi (e per nulla banali)?
Il libro è pregno infatti della sua personalità, ma a volte lascia intenzionalmente (a mio parere) delle zone d’ombra: un pensiero, un’opinione o una sensazione che non si riescono a capire in pieno, come se capirlo non facesse parte dell’intento dell’autore. Nonostante Burnside si metta a nudo davanti ai suoi lettori, ci sono certe cose “intime”, certi pensieri contorti, nei quali non ci vuole far entrare. Riesce in questo modo a preservare per tutto il libro un certo alone misterioso e affascinante.

Per tutta la vita Burnside, creatura intrappolata dalle convenzioni e dalla società,  è fuggito da tutto ciò che ha desiderato più ardentemente e questo libro tenta di spiegarci il perché. L’autore è un fuggiasco dell’amore e ci regala la sua versione perturbante e la sua tesi saggia e a volte cupa su di esso.
Lo consiglio a chi ha voglia di riflettere e di uscire un po’ fuori dagli schemi.

Il mio rifiuto non era – o non era soltanto – un sintomo di ordinaria paura, una perversione freudiana o l’azione del senso di colpa cattolico, e neppure il vecchio stereotipo madonna – puttana, ma piuttosto una specie di complimento e più precisamente un altissimo complimento. Perché era come riconoscere fin dal principio che le alternative offerte dal mondo esterno, a noi in particolare in quella circostanza, non erano alla nostra altezza, e io non avrei sopportato di contribuire a una discesa negli inferi del convenzionale che avrebbe visto uno di noi due ripetere, dopo qualche bicchiere di troppo, la vecchia definizione di Ambrose Bierce, l’amore è una malattia temporanea curabile con il matrimonio.

 

TITOLO: La natura dell’amore20120303_bkp514
AUTORE: John Burnside
CASA EDITRICE: Fazi Editore
NUMERO DI PAGINE: 300
PREZZO: 17,50€

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“Io non mi chiamo Miriam” – Majgull Axelsson

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TITOLO: IO NON MI CHIAMO MIRIAM

AUTORE: Majgull Axelsson

EDITORE: IPERBOREA

NUMERO DI PAGINE: 576

PREZZO: 19,50 euro

 

Il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, un’elegante donna svedese afferma: “Io non mi chiamo Miriam”, quando per tutta la vita (o quasi) tutti l’hanno chiamata così.

Chi è Miriam, quindi? Miriam è diventata tale sul treno che la portava da Auschwitz a Ravensbrück, dove ha dovuto impossessarsi dei vestiti di una coetanea morta, perché i suoi erano a brandelli, cosa per la quale rischiava l’uccisione. È così che Malika, rom,

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diventa Miriam, ebrea. È così che inizia la spirale di bugie che l’hanno condotta fino ai suoi ottantacinque anni con un enorme peso addosso che non si può raccontare.

“Io non mi chiamo Miriam” è un romanzo forte, che ha il sapore di un racconto doloroso ma necessario.
Questo libro è diverso da tutti gli altri che ho letto sull’olocausto. Ho imparato a guardare i capitoli più dolorosi della storia Europea da un altro punto di vista, quello dei rom nei campi di concentramento, che ignoravo o di cui sapevo veramente poco. Dal punto di vista storico, il libro è di una precisione impressionante e l’autrice ha fatto una marea di ricerche e di viaggi per vedere, ascoltare, recepire e regalarci un “prodotto” perfetto e senza pecche.
All’impatto emotivo quindi, va anche aggiunto quello informativo, che ho apprezzato tantissimo.

“Ti dirò – racconta Miriam a sua nipote Camilla – I tedeschi erano abominevoli con quelli che avevano il triangolo giallo, disgustosamente abominevoli, ma le prigioniere, comprese le kapò erano peggio nei confronti degli “zingari”, e in fondo era soprattutto con gli altri prigionieri che si aveva a che fare. Così continuai a essere Miriam”.

Ma torniamo a Miriam (o Malika), questo splendido personaggio che ha dovuto mentire a tutti, che ha intrapreso il difficile percorso verso la rinnovata fiducia nel prossimo e che combatte ogni giorno contro i fantasmi del suo passato che non può raccontare a nessuno. Nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno si svela e finalmente riesce a raccontare tutto alla nipote. È doloroso a livelli che non riusciamo ad immaginare, perché significa non soltanto ammettere una verità così importante e amara, ma significa anche ricordare e interrogarsi sulla propria identità personale, ma anche etnica: Miriam è ancora una rom? Ha tradito il suo popolo, rinnegandolo? Tantissimi gli interrogativi, enorme la portata emotiva e stupefacente il lato introspettivo. Il tutto descritto e raccontato con grandissima bravura e trasporto.

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Majgull Axelsson

Questo libro arricchisce da ogni punto di vista ed è una lettura che vi consiglio senza alcun dubbio, per riflettere ed entrare in empatia con una donna e la sua vita, che porta il peso di molte altre.

“Non si può parlare di tutto! Devi capirlo. Non se si hanno ottantacinque anni e si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo! In questo caso non si può parlare di tutto.”