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MISDIRECTION di LUCIA BIAGI – Eris Edizioni

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MISDIRECTION

 

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Cari lettori, sono qui oggi per parlarvi di questa particolarissima graphic novel. Partirò immediatamente con un commento super professionale, assai tecnico e di assoluta rilevanza: ADORO LA BICROMIA DI QUESTO FUMETTO! Perché mentire? È stata la prima cosa che ho notato e che mi ha colpito: questo gioco di colori freddi, verde acqua e viola, in poche sfumature, che rendono le tavole compatte e davvero gradevolissime alla vista. Perché qui non stiamo parlando di un libro, e una graphic novel si porta dietro non solo la responsabilità di una storia ben riuscita, ma anche il dovere di una buona veste grafica che colpisca; e Misdirection di Lucia Biagi rispetta entrambe le condizioni.

Trama da http://www.erisedizioni.org

Misdirection è l’arte di distogliere l’attenzione e rendere possibile un trucco di magia, ingannando i sensi e la mente. Misdirection è Federica d’estate in montagna coi nonni, senza preoccupazioni, che gioca col suo smartphone, registra il suo diario vocale e non ha voglia di pensare al liceo che sceglierà a settembre. E le uscite con Noemi, l’amica più grande che la porta di nascosto in discoteca e la fa sentire speciale quando le confida i suoi segreti.

Ma dopo una nottata passata a ballare, Noemi non le risponde al cellulare. Dovevano incontrarsi, ma l’amica non è dove dovrebbe essere, lì c’è solo il suo smartphone e Federica non ce la fa davvero a non preoccuparsi per lei.

Misdirection è una ragazza che non si trova da nessuna parte, a cui potrebbe essere successo qualcosa, anche se sembra non importi a nessuno. Misdirection è la mancanza di lucidità che si può avere a tredici anni, Misdirection è la storia di una ragazzina che vuole solo sapere che fine ha fatto la sua amica, e quando l’avrà trovata, spera con tutte le sue forze, a quel punto andrà tutto bene.

In un determinato punto della lettura, uno dei personaggi (un amico della nostra protagonista Federica) parla di una tecnica specifica che consisterebbe nel far credere allo spettatore che un determinato elemento sia rilevante e molto importante per poi fargli scoprire che in realtà serviva solamente a confonderlo e a distrarlo dal vero oggetto della narrazione. In questo concetto ritroviamo un po’ il punto focale di questo fumetto: una ragazza scomparsa, due amici alla ricerca della verità. Sembrerebbe quasi uno di quei thriller oscuri che celano una storia di rapimento e violenza, ma alla fine ci ritroviamo d’innanzi ad una storyline che ci accompagna verso un punto preciso: la riflessione e la consapevolezza di determinati argomenti che, a quanto pare, all’autrice stanno molto a cuore: i social network e le sue conseguenze, ma più precisamente la condizione femminile e il labile rapporto tra la libertà di scegliere e ciò che ne consegue all’interno della società per una ragazza.  Questa graphic novel attraversa pregiudizi, meschinità, maschilismo e logica di branco maschile (e non) fino a portarci a riflettere sul diritto delle ragazze di essere libere di spogliarsi da ogni peso che sembra gravare in più su di loro.lucia-biagi-misdirection-04-1000x600

La narrazione procede per tutto il fumetto quasi statica, senza picchi eccessivi e ciò, a mio parere, viene accentuato dalle tavole fredde e rotondeggianti, con un disegno “calmo” ed espressioni placide.shapeimage_12

Misdirection è un’esperienza di lettura atipica, ma che ho apprezzato davvero tanto. Complimenti a Lucia Biagi e ad Eris Edizioni per aver sfornato questo prodotto particolare dalle tematiche delicate ma assai attuali.

 

SCHEDA

Titolo: Misdirection
Autore: Lucia Biagi
Pagine: 208 pagine in bicromia
Prezzo: 17,00€
Editore: Eris Edizioni (collana Kina)

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#GruppoDiLetturaDay: LE NOTTI BLU di CHIARA MARCHELLI candidato al premio strega 2017

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Le notti blu, candidato al Premio Strega 2017

Cosa sono le notti blu? Le notti blu sono le notti in cui non riesci a dormire e tutto si fa denso, quelle notti statiche, immobili, nelle quali sono solo i pensieri a muoversi e a turbinare. Sono ore che non passano e che affollano il buio colpito dalla luce azzurrina di una cucina dove un uomo si ritrova ancora a fare quel latte caldo con il miele. Un rito dal sapore amaro, un rito che era soltanto suo e di suo figlio e che adesso, dolorosamente, Michele continua ad eseguire senza poter mai porgere una seconda tazza.

 

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Chiara Marchelli

Michele e Larissa sono i genitori di Mirko, una coppia normalissima ma sulla quale grava un peso che non dovrebbe poter esistere: il suicidio di un figlio. Si apre subito così il romanzo di Chiara Marchelli, con uno stralcio di vita in una cucina ordinaria, dove dopo cinque anni, il dolore, impastato con la quotidianità, continua ad esistere nella vita di questi genitori.

 

Con una scrittura asciutta che assomiglia ad una fredda lastra di raggi X, l’autrice ci racconta le vicende di questa famiglia mutilata e il dolore tremendo e implacabile che regola ormai le loro vite.

Michele e Larissa però sono rimasti sempre uniti, sempre insieme a supportarsi. Perché il fardello è più facile da portare in due e il dolore condiviso ci fa sentire meno soli e forse, meno disperati. Ma accade poi qualcosa nelle loro vite, una telefonata che stravolgerà la loro giù precaria routine. Caterina, moglie di Mirko, trova un documento che riguarda un riconoscimento di paternità da parte del legale di una donna. Questo ritrovamento scombussola e incrina ogni certezza nella vita dei tre personaggi. Come se non bastasse, nel dolore si insinua anche la scomoda domanda: Conosciamo davvero chi amiamo?
Ed è a questo punto che Michele e Larissa si dividono. Il primo vede in un possibile nipote uno spiraglio di luce che, nonostante tutto, lo riavvicinerebbe a suo figlio. Larissa invece ci vede tradimento, menzogna e non riesce ad accettare che Mirko possa averle mentito.

Chiara Marchelli con il suo stile asettico e pulito, ma non per questo privo di intrinseco sentimento, ci mostra la frattura che si crea nella coppia, tra chi vorrebbe solo sopravvivere e chi invece vorrebbe provare a vedere cosa si cela al di là di una possibilità di salvezza.
Bellissima l’analisi psicologica dei personaggi e commovente il “gioco emotivo” tra Larissa e Michele che si feriscono, si allontanano, ma con un piccolo minuscolo gesto tornano a capire quanto siano essenziali l’uno per l’altra, fino ad allontanarsi di nuovo, pentirsi e tornare a ricordare il loro affetto.

In conclusione, davvero una lettura intensa e stimolante narrata attraverso i pensieri e i flussi di coscienza di chi resta. Personaggi che rimangono nel cuore, raccontati da una penna che sa parlare di dolore.

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Giulio Perrone Editore

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Book Media Events di Isabella Borghese

 

 

 Scheda del libro

Autore: Chiara Marchelli
Titolo: Le notti blu
Casa editrice: Giulio Perrone
Pagine: 236
Prezzo: 15€ – 7,99€

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“Dopo il funerale” di Gaetano Barreca: Bari tra tradizioni, leggende e lotte di potere

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L’AUTORE

Gaetano Barreca  è nato a Reggio Calabria nel 1979 e vive a Londra, dove insegna lingua e cultura italiana. È laureato in Storia dell’Arte e Archeologia presso l’Università di Perugia ed è illustratore, scrittore di poesie, di favole e di romanzi.
Ha pubblicato vari racconti e romanzi tra cui Martini Bias Crime (Boopen, 2010), Inquietudini di Cera (Lulu, 2011) e contribuito a La Vita è una cosa Meravigliosa (Mondadori, 2009).

IL LIBRO

gbÈ sempre piacevole lasciarsi stupire da un libro e ritrovarsi a sorridere tra le pagine. Ancora più bello è quando il romanzo in questione parla della tua città, quella città che hai sempre dato per scontato e che invece riesci poi a riscoprire attraverso l’amore e gli occhi di un autore eccezionale, sincero e vero.

il 23 maggio 2017 noi di Leggendo a Bari abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Gaetano e di presentare il suo libro insieme ad Antonella Paparella, giornalista e vicepresidente dell’associazione Bari Città Aperta. La location: la bellissima Libreria Zaum in via Cardassi.

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Dopo il funerale è ambientato nella nostra città, e tra odori e tradizioni ci racconta la storia di Luigi che è appena tornato da Roma per passare un po’ di tempo in famiglia e rincontrare vecchi amici. C’è un motivo più profondo però che segna il suo ritorno, un motivo che ha a che fare con la delusione, con l’omicidio di Pasolini e con i complotti dellì’Italia degli anni ‘70.
Il romanzo di Gaetano ha un fortissimo potere evocativo: sia che siate di Bari sia che non lo siate, riuscirete a sentire e toccare con mano tutti gli odori e i sapori di una Bari genuina fatta di personaggi sui generis e di una Bari più oscura, segnata dalla rivalità di clan nemici e da lotte di potere.

Magnifico il ventaglio di personaggi, la loro vitalità e la loro ricostruzione certosina. Abbiamo chiesto a Gaetano se si è divertito durante il processo di costruzione delle loro personalità e lui ci ha raccontato vari aneddoti, le interviste, i luoghi visitati e tutto con una passione e una genuinità che abbiamo apprezzato tantissimo.

Oltre ad essere un romanzo interessante da ogni punto di vista, scritto bene, con una storia avvincente, “Dopo il funerale” è anche una miniera di informazioni. Per me, che sono barese, è stato come riscoprire la mia città, o forse scoprirla davvero per la prima volta. Perché, come ho già sostenuto, questo libro non è solo ambientato a Bari, ma parla di Bari. Tra aneddoti, tradizioni e leggende della città vecchia, sono riuscita a scoprire tanto, a meravigliarmi e ad accendere la mia curiosità. La domanda mi è poi sorta spontanea, e abbiamo chiesto all’autore come mai un calabrese avrebbe scelto la nostra città come ambientazione per la sua storia.
Lui ci ha risposto che inizialmente il romanzo non era un romanzo, ma un capitolo del suo vecchio scritto che parlava sempre di Bari. Al momento della lettura da parte di una signora barese per una recensione, Gaetano si è visto porre davanti ad un rifiuto. La signora avrebbe detto “questa non è Bari e io non lo posso recensire”. Da qui poi la sfida, scoprire realmente la città, capirla fino a poterne scrivere. E posso affermare con sicurezza che ciò è avvenuto, perché “Dopo il funerale” sprigiona una forza dirompente, in fatto di contenuti, atmosfere, personaggi e l’autore è riuscito perfettamente nel suo intento.

Il giorno della presentazione, tra letture di brani e domande dal pubblico, abbiamo anche parlato dei due personaggi principali del romanzo: Luigi e Nicola, punti cardine della storia. Luigi è l’uomo degli ideali, crede fermamente nel cambiamento , nel potere della rinascita e nella lotta contro i clan camorristici. Nicola invece, amico d’infanzia di Luigi, ha preso strade differenti e nonostante i due siano rimasti uniti da un legame indissolubile sia dal tempo che dalla distanza, ad un certo punto dovranno scontrarsi e sarà un dialogo pregno di significato, che lascerà il lettore senza fiato e carico emotivamente.

Il confronto con Gaetano Barreca è stato piacevolissimo, siamo riusciti a parlare di tante cose. L’abbiamo visto infervorato per la situazione di Reggio Calabria, innamorato di Bari e dei suoi personaggi affacciati ai balconi, l’abbiamo sentito parlare di Pasolini e risponderci con autenticità e spontaneità ad ogni tipo di domanda.

Io vi consiglio questo romanzo con tutto il cuore perché credo che sia impossibile non apprezzarlo e non innamorarsene.

I RINGRAZIAMENTI

– Ringrazio Marcella Labianca per l’organizzazione dell’evento (compresi taralli, grissini e bontà tipiche baresi),
– Antonella Paparella per la professionalità e per le domande interessantissime.
– Le mie amiche e compagne di Leggendo a Bari per aver partecipato anche con la lettura di brani.
– Grazie davvero poi a Gaetano Barreca perché un giorno mi ha detto: “vivi in una città magnifica, piena di storia e amore” e io ho scoperto che è vero!

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da sinistra: Antonella Paparella, Gaetano Barreca, Patrizia Pisanello, Arcangelo Licinio(proprietario di Zaum), Marcella Labianca

 

INFO UTILI

Autore: Gaetano Barreca
Pagine: 294
Prezzo:  14,98 €

Dove acquistare:

  • gaetanobarreca.com (andate nella sezione “Librerie)
  • Libreria Zaum (Via Cardassi 85/87)
  • Associazione SpaccaBari (spaccabari.it via Re Manfredi 35)
  • Libreria Quintiliano (Via Arcidiacono Giovanni 9)

Per curiosare:
www.diruderiediscrittura.wordpress.com

 

 

p.s. inoltre vi annunciamo che a breve daremo il via ad un giveaway sulla pagina IRead la Tana del Lettore per vincere una copia di “Dopo il funerale” 🙂

 

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La natura dell’amore – John Burnside

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Credits: @gatsby_books (instagram)

Tutte le donne che conobbi in vita mia sono Christina.[…] Erano tutte forme di Christina.

Si dice che l’abito non faccia il monaco e che le copertine non facciano il libro, ma è anche vero che spesso le copertine rappresentano il biglietto da visita della loro storia e questa de “la natura dell’amore” fa promesse meravigliose. Solo da una cosa forse sono stata tradita: la scritta “Romanzo”. Credo che sia una dicitura abbastanza fuorviante in quanto, secondo me, è sbagliato etichettare questo libro e racchiuderlo in questo genere. “La natura dell’amore” è un romanzo-memoir sulla vita dell’autore, delle sue esperienze, delle donne – amanti e non – che ne hanno fatto parte; ma è anche un saggio in quanto i capitoli del libro sono intramezzati da digressioni dove l’autore parla di tutto: filosofia, sociologia, musica, arte. Ogni digressione è inserita ah hoc e trova riscontro nel testo e nella narrazione. Insomma, ogni digressione ha un suo perché.

È complicato parlare di questo libro, proprio perché non è un romanzo d’amore, ma un romanzo sull’amore, che parla di esso senza inscatolarlo in definizioni e cliché convenzionali, senza delinearlo, e producendo così maggiore fascino.

In realtà, devo fare però una confessione, “la natura dell’amore”  non mi ha preso fin da subito e anche alla fine ho avvertito un senso di vuoto – e ora? Cosa mi rimane? –  Solo in seguito, dopo averci riflettuto, ne ho avvertito la potenza. Cosa c’è di meglio di un autore che con uno stile sinuoso, ma essenziale, attraverso una specie di studio e un’indagine sulla natura dell’attrazione, ripercorre coraggiosamente la propria esistenza, mettendo a nudo i suoi pensieri più intimi (e per nulla banali)?
Il libro è pregno infatti della sua personalità, ma a volte lascia intenzionalmente (a mio parere) delle zone d’ombra: un pensiero, un’opinione o una sensazione che non si riescono a capire in pieno, come se capirlo non facesse parte dell’intento dell’autore. Nonostante Burnside si metta a nudo davanti ai suoi lettori, ci sono certe cose “intime”, certi pensieri contorti, nei quali non ci vuole far entrare. Riesce in questo modo a preservare per tutto il libro un certo alone misterioso e affascinante.

Per tutta la vita Burnside, creatura intrappolata dalle convenzioni e dalla società,  è fuggito da tutto ciò che ha desiderato più ardentemente e questo libro tenta di spiegarci il perché. L’autore è un fuggiasco dell’amore e ci regala la sua versione perturbante e la sua tesi saggia e a volte cupa su di esso.
Lo consiglio a chi ha voglia di riflettere e di uscire un po’ fuori dagli schemi.

Il mio rifiuto non era – o non era soltanto – un sintomo di ordinaria paura, una perversione freudiana o l’azione del senso di colpa cattolico, e neppure il vecchio stereotipo madonna – puttana, ma piuttosto una specie di complimento e più precisamente un altissimo complimento. Perché era come riconoscere fin dal principio che le alternative offerte dal mondo esterno, a noi in particolare in quella circostanza, non erano alla nostra altezza, e io non avrei sopportato di contribuire a una discesa negli inferi del convenzionale che avrebbe visto uno di noi due ripetere, dopo qualche bicchiere di troppo, la vecchia definizione di Ambrose Bierce, l’amore è una malattia temporanea curabile con il matrimonio.

 

TITOLO: La natura dell’amore20120303_bkp514
AUTORE: John Burnside
CASA EDITRICE: Fazi Editore
NUMERO DI PAGINE: 300
PREZZO: 17,50€

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“Io non mi chiamo Miriam” – Majgull Axelsson

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TITOLO: IO NON MI CHIAMO MIRIAM

AUTORE: Majgull Axelsson

EDITORE: IPERBOREA

NUMERO DI PAGINE: 576

PREZZO: 19,50 euro

 

Il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, un’elegante donna svedese afferma: “Io non mi chiamo Miriam”, quando per tutta la vita (o quasi) tutti l’hanno chiamata così.

Chi è Miriam, quindi? Miriam è diventata tale sul treno che la portava da Auschwitz a Ravensbrück, dove ha dovuto impossessarsi dei vestiti di una coetanea morta, perché i suoi erano a brandelli, cosa per la quale rischiava l’uccisione. È così che Malika, rom,

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diventa Miriam, ebrea. È così che inizia la spirale di bugie che l’hanno condotta fino ai suoi ottantacinque anni con un enorme peso addosso che non si può raccontare.

“Io non mi chiamo Miriam” è un romanzo forte, che ha il sapore di un racconto doloroso ma necessario.
Questo libro è diverso da tutti gli altri che ho letto sull’olocausto. Ho imparato a guardare i capitoli più dolorosi della storia Europea da un altro punto di vista, quello dei rom nei campi di concentramento, che ignoravo o di cui sapevo veramente poco. Dal punto di vista storico, il libro è di una precisione impressionante e l’autrice ha fatto una marea di ricerche e di viaggi per vedere, ascoltare, recepire e regalarci un “prodotto” perfetto e senza pecche.
All’impatto emotivo quindi, va anche aggiunto quello informativo, che ho apprezzato tantissimo.

“Ti dirò – racconta Miriam a sua nipote Camilla – I tedeschi erano abominevoli con quelli che avevano il triangolo giallo, disgustosamente abominevoli, ma le prigioniere, comprese le kapò erano peggio nei confronti degli “zingari”, e in fondo era soprattutto con gli altri prigionieri che si aveva a che fare. Così continuai a essere Miriam”.

Ma torniamo a Miriam (o Malika), questo splendido personaggio che ha dovuto mentire a tutti, che ha intrapreso il difficile percorso verso la rinnovata fiducia nel prossimo e che combatte ogni giorno contro i fantasmi del suo passato che non può raccontare a nessuno. Nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno si svela e finalmente riesce a raccontare tutto alla nipote. È doloroso a livelli che non riusciamo ad immaginare, perché significa non soltanto ammettere una verità così importante e amara, ma significa anche ricordare e interrogarsi sulla propria identità personale, ma anche etnica: Miriam è ancora una rom? Ha tradito il suo popolo, rinnegandolo? Tantissimi gli interrogativi, enorme la portata emotiva e stupefacente il lato introspettivo. Il tutto descritto e raccontato con grandissima bravura e trasporto.

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Majgull Axelsson

Questo libro arricchisce da ogni punto di vista ed è una lettura che vi consiglio senza alcun dubbio, per riflettere ed entrare in empatia con una donna e la sua vita, che porta il peso di molte altre.

“Non si può parlare di tutto! Devi capirlo. Non se si hanno ottantacinque anni e si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo! In questo caso non si può parlare di tutto.”

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Lettere d’amore: Vittorio Alfieri e Penelope Pitt

I PERSONAGGI

Vittorio Alfieri
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Grandissimo drammaturgo, poeta, scrittore e attore teatrale, nato nel 1749 e morto nel 1803. Di lui ci rimangono molte opere, tra le quali Saul, L’Antigone, Le RimeVita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da lui.

Penelope Pitt
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Penelope Pitt, moglie del visconte Edward Ligonier. Nata nel 1749, morta nel 1827.

 

 

 

L’incontro
Londra 1771: Un Vittorio Alfieri ventiduenne soggiorna nella capitale inglese, godendone i salotti e la bella società.  E’ qui che incontra Penelope, moglie del visconte Edward Ligonier e colei che gli ruberà il cuore. Inizia così la loro relazione, fatta di incontri fugaci, bigliettini passati di nascosto e sguardi rubati. Si vedono a teatro o a casa sua quando il marito Edward, tenente colonnello dell’esercito inglese, è oberato dagli impegni del suo rango. Anche quando Penelope parte per la campagna, Vittorio, in sella al suo cavallo, va a trovarla quando lui non c’è. Persino una brutta caduta dalla sella non lo ferma. Ma ben presto i due giovani amanti vengono smascherati e il consorte di Penelope sfida Vittorio a duello.

“Io sono sempre stato un pessimo schermidore; mi ci buttai dunque fuori di ogni regola d’arte come un disperato; e a dire il vero io non cercava altro che di farmi ammazzare.” dice Alfieri nella sua autobiografia.

Fortunatamente il duello porterà solo una lieve ferita al braccio ad Alfieri e poco dopo il marito chiederà finalmente il divorzio.
Sembrerebbe l’epilogo felice di una relazione travagliata, ma non finisce qui! Piena di inquietudini, nonostante il divorzio, Penelope confessa a Vittorio di aver avuto una storia con il palafreniere di casa. E’ stato proprio lui infatti, cieco di gelosia, a dire tutto al visconte. Quindi l’aristocratico piemontese, dopo non poche esitazioni, la abbandona. Secondo alcuni questo scandalo pregiudicò irreparabilmente un’eventuale carriera diplomatica di Alfieri, che per ciò avrebbe poi scelto un’altra attività, quella di autore tragico.
Alla fine di giugno, Vittorio lascia l’Inghilterra per l’Olanda, mentre Penelope, per rimediare al disonore (nel frattempo la notizia era diventata di dominio pubblico) si trasferisce in Francia, in un monastero.
I due si rincontrano vent’anni dopo, tra di loro ci sono forse ancora le braci di ciò che è stato e Vittorio, sempre passionale, sempre sentimentale, le scriverà una lettera, scusandosi di averle sconvolto la vita e ricordando con nostalgia sentimenti tenerissimi, ricordi e rimpianti.

 

Vi allego tre lettere che Vittorio scrisse a Penelope. Le prime due durante la loro relazione, l’ultima vent’anni dopo. Spero possiate apprezzarle come ho fatto io 🙂
(Fonte: “Ti scrivo che ti amo : 299 lettere d’amore italiane” a cura di Guido Davico Bonino (UTET) )

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Nero l’ebano – Simukka Salla

9788804661702_0_0_1549_80In questo ultimo e decisivo capitolo della saga di Lumikki Andersson (trovate qui la recensione del primo libro e qui la recensione del secondo) si chiude finalmente il ciclo delle peripezie della nostra eroina e si svelano tutti i segreti, disseminati nei primi due libri, riguardanti la sua storia e il suo passato. Non mi dilungherò troppo sul personaggio di Lumikki perché, come non ho mancato di ripetere varie volte, è un personaggio che mi ha infastidito in svariate occasioni e che ho trovato troppo forzato e volutamente troppo coraggioso e caparbio (ai limiti dell’inverosimile). In questo terzo capitolo però, con mio sommo piacere e stupore, ho provato un’empatia tutta nuova. Che mi sia ormai abituata a lei e sia stato come ritrovare un’amica di cui ormai si conosce ogni difetto e limite?  In ogni caso, veniamo alla trama: Lumikki è finalmente a casa e sembra aver trovato la pace e la serenità. Ha conosciuto un ragazzo, Sampsa, di cui sembra essersi innamorata. Un giorno, dopo le prove dello spettacolo teatrale di cui è protagonista (una rivisitazione di Biancaneve), Lumikki riceve un bigliettino da un ammiratore misterioso. Inizialmente dà poco peso all’accaduto e cestina la lettera. Ma ben presto ne riceve delle altre, via via più inquietanti e minacciose. Lo stalker, perché di questo si parla, sembra conoscere cose del suo passato di cui persino lei è all’oscuro. La nostra protagonista è finalmente, in questo terzo capitolo, più umana. Scopre la vera paura e la vera angoscia e poiché lo stalker gli intima di non parlarne a nessuno, Lumikki saggia anche la vera solitudine, quella che non deriva da una propria peculiarità caratteriale, ma da un’imposizione esterna.
Nonostante alcune scene e alcuni particolari siano inverosimili, e nonostante certe banalità che ho potuto riscontrare, questo terzo libro mi è piaciuto molto di più dei primi due e lo considero un validissimo epilogo. In generale, non dimenticandoci che l’intera trilogia è letteratura per ragazzi, mi sento di promuovere questa saga un po’ ingenua per i lettori più esperti, ma molto godibile.

 

Editore: Mondadori
Pagine: 173
Prezzo: 18.00 euro

 

(In collaborazione con Thrillernord)