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Chiamatemi Elizabeth – Carmela Giustiniani

Un paio di anni fa sono rimasta affascinata in libreria da un libro: Un incantevole aprile. L’autrice era Elizabeth Von Arnim, che non conoscevo, ma che mi ha subito affascinato e spinta a comprare il romanzo (che ho recensito Qui). Dall’estate scorsa poi la Bollati Boringhieri ha cominciato a mettere in offerta per un mese o due alcuni dei romanzi della Von Arnim al prezzo eccezionale di otto euro: in questo modo tra l’anno scorso e quest’anno la mia collezione di suoi romanzi è aumentata (purtroppo ancora non letta)

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Insomma: questa donna mi ha colpito ed entusiasmata. Quest’ultima sensazione è cresciuta quando ho scoperto che la casa editrice Flower-ed aveva pubblicato una biografia dedicata a questa autrice. Come sono corsa a leggere quella dedicata a Jean Webster (di cui qui trovate la recensione), così ho fatto anche con questa e, anche a sto giro, non sono rimasta delusa.

Carmela Giustiniani inizia a parlarci di Elizabeth innanzi tutto descrivendoci come è nato il suo interesse per la scrittrice, un giorno in cui girando, appena neolaureata, in una libreria aveva scovato Il circolo delle ingrate e, sfogliandolo e leggendo l’incipit ne era stata attratta, quasi che le pagine l’avessero chiamata. Qualsiasi amante dei libri penso che abbia provato almeno una volta questa sensazione, abbia sentito il richiamo di una copertina e, in preda ad una forza involontaria, abbia aperto il volume e dopo pochi secondi abbia pensato Questo è per me. 

Cominciamo quindi a conoscere Mary Annette. Sì, perchè quella che nella nostra ignoranza abbiamo sempre pensato chiamarsi Elizabeth, in realtà si chiamava Mary Annette Beauchamp. Elizabeth è la protagonista del suo romanzo d’esordio Il giardino di Elizabeth e ha rappresentato quasi fin da subito il suo alter ego: nel corso degli anni spesso usò questo pseudonimo e dagli amici spesso così veniva soprannominata. Negli altri romanzi, infatti, il suo nome non compare mai, sono sempre pubblicati anonimamente, solo negli anni ’80 del secolo scorso la casa editrice Virago Press, dandoli nuovamente alle stampe, decise di fare una fusione tra il nome finto, Elizabeth e il cognome preso durante il matrimonio con il conte tedesco Von Arnim.

Mary Annette nacque nel 1866 a Sydney, nel luogo che oggi è denominato “Clifton Gardens” (quando si dicono, le coincidenze della vita, visto l’amore di Mary/Elizabeth per i giardini). Figlia di un inglese andato all’avventura in Australia, cugina della scrittrice di racconti Katherine Mansfield, da bambina era insolente, quasi antipatica e con la crescita divenne sempre più propensa all’indipendenza e soprattutto all’uguaglianza con l’altro sesso. Imparò a suonare l’organo, strumento prettamente maschile all’epoca, si appassionò alla letteratura e al giardinaggio. Viaggiò in Europa, anche in Italia e quì conobbe il suo primo marito: il conte tedesco Henning Von Arnim.

Il matrimonio fu piuttosto veloce, Mary Annette si sposò forse senza neanche rendersi conto di quello che stava facendo, poichè ben presto capì di aver ben poco in comune con il marito. Anche se non ricca di felicità la loro unione portò alla luce tre figlie, nate tra il 1891 e il 1894. Due anni dopo la rigida etichetta berlinese la spinse a cercare rifugio lontano da quella gabbia dorata assieme alle figlie, in un possedimento in Pomerania, luogo allora isolato e inaccessibile, in cui nacque Elizabeth e la nostra scrittrice potè costruirsi il suo regno incantato.

Con il primo romanzo, Il giardino di Elizabeth, comincia la prima parte della sua opera, in cui abbiamo protagoniste che cercano la solitudine e la trovano in luoghi quasi magici. Il periodo di idillio finì con lo scoppio della prima guerra mondiale che spinse la nostra protagonista a fuggire in Inghilterra: ormai era separata dal conte Von Arnim e qui conobbe quello che sarebbe diventato il suo secondo marito, Francis Russell, fratello del filosofo Bertrand Russell. Purtroppo rimase di nuovo ingannata: neppure questo matrimonio fu felice. Inoltre una delle due figlie (che nel frattempo erano diventate quattro) rimaste in Germania morì di polmonite, lontana dalla madre (a lei è dedicato La storia di Christine).

Nel 1916 Mary Annette sbarcò anche in America, qui una delle sue figlie si stabilì successivamente. Tre anni dopo morì la madre e si separò definitivamente dal secondo marito. Aveva 53 anni e due matrimoni falliti alle spalle.

Non sto ora a raccontarvi ancora della sua vita, è stata piena, ricca di eventi e di romanzi, ricca anche di amore, seppure i due matrimoni fallirono, ma fu una vita colma, che affascina per il suo percorso e spinge a voler leggere quanto più possibile di questa donna. Donna che ha avuto uno sviluppo letterario che dal contenere elementi autobiografici o che comunque si avvicinassero in qualche modo ad aspetti della sua vita, ad un certo punto si allontana da essa, per analizzare aspetti molteplici, con protagoniste e protagonisti dai caratteri diversi. Scrisse ben ventuno romanzi e morì nel 1941.

Trovo molto interessanti queste biografie, sono molto esaustive senza risultare pesanti. Il seguire un ordine cronologico della vita spiegandone in maniera molto elementare anche gli sviluppi letterari permette al meglio di analizzarne l’opera e a comprenderla maggiormente conoscendo aspetti biografici che magari non si sarebbero colti solamente nella lettura dei romanzi.

Anche questa volta la flower-ed ha fatto centro: ottima biografia, veramente, grazie alla sua scrittrice, Carmela Giustiniani, che è riuscita a far trasparire la sua passione attraverso queste pagine. Insomma…ora mi manca solo il recuperare tutti gli altri romanzi e leggerli leggerli leggerli.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Flower-ed
Pagine: 94
Prezzo: 12,00€
Voto: 9/10 (solo perchè io il 10 non lo do mai :P)

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Gli accoppiati – Jennifer Miller e Jason Feifer

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“Gli accoppiati” è un romanzo scritto a quattro mani che colpisce al primo sguardo per la copertina: bianco, rosa, giallo e nero sono gli unici colori presenti a costruire uno scorcio di un palazzo newyorchese. La seconda cosa che colpisce è la frase presente sulla fascetta dell’editore, con il commento del “The Washington post” Sexy, divertente e provocatorio. A quel punto il lettore onnivoro o la lettrice attratta dall’idea di leggere qualcosa di leggero e divertente aprirà il libro e ne leggerà la quarta di copertina.

La trama è molto originale, almeno così sembra da quella colonna: Lucas e Carmen sono due giornalisti della rivista Empire, lui trapiantato a New York per suo desiderio, lei più grande di lui di una decina d’anni, tiene una rubrica hot, raccontando gli scabrosi incontri sessuali con gli uomini della città. I due si incontreranno una sera per caso in un locale e finiranno a letto assieme. La mattina dopo Lucas lascerà l’appartamento di Carmen senza neanche saperne esattamente l’identità e, poche settimane dopo, leggerà il resoconto sessuale della loro notte, venendo attaccato da stereotipi e commenti sulla sua incapacità a fare sesso.

Da quì Lucas risponderà via lettera anonima, firmata Bravo Ragazzo, su un’altra rivista e avrà inizio il gioco e lavoro di botta e risposta via lettere e articoli sul giornale dopo gli incontri settimanali sessuali organizzati dal loro capo Jay Jay.

Ecco, questa trama lascia immaginare di trovarsi davanti due possibili romanzi: un romanzo leggero, divertente e che faccia ridere, che ricordi un po’ Sex and the city, oppure un romanzo contemporaneo che affronta tematiche sessuali per cercare magari con il sorriso e la finzione letteraria di superare alcuni tabù.

Invece quello che ci si trova davanti è tutt’altro genere: innanzi tutto penso che sia costruito male. Sarebbe stato interessante leggere capitoli con punti di vista di Carmen e Lucas alternati, invece la maggior parte di essi sono tutti dal punto di vista di Lucas, poi per quanto le pagine scorrono non creano riso o divertimento, ma noia.

I personaggi sono insopportabili, non hanno una buona descrizione a tutto tondo e anche le poche volte che c’è qualche riferimento psicologico viene tutto “rovinato” dall’ennesima frecciatina e dall’ennesimo tentativo di creare situazioni imbarazzanti per i due che così si possono punzecchiare. Non sono personaggi forti, non regalano grandi emozioni: Lucas è un ragazzino che non riesce a tirare fuori un po’ di furbizia ma che si comporta da bambino viziato, miracolosamente pur essendo l’ultimo arrivato nel giornale viene invitato a feste  strepitose, gli si chiede di scrivere articoli di grande importanza, quando il ruolo per cui è stato assunto è semplicemente quello di fact checking (ovvero di controllare quello che viene scritto negli articoli). Carmen si atteggia da donna di gran mondo, è innamorata del suo capo con cui ha avuto una relazione, si comporta in maniera infantile con Lucas.

E’ un romanzo un po’ borderline: troppo lungo e noioso per essere un chick lit (ricordiamo che sono più di 400 pagine), troppo confusionario e ricco di elementi piccanti, messi lì per non si sa quale ragione, per essere un romanzo piacevole e di qualche insegnamento.

Non riesco a consigliarlo, probabilmente è da leggere e provare, non sono riuscita a coglierci nulla di bello e positivo oltre alla fluidità e alla velocità di lettura.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Longanesi
Pagine: 445
Prezzo: 19.00€
Voto: 4/10

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Così allegre senza nessun motivo – Rossana Campo

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La protagonista di “Così allegre senza nessun motivo” è Patti, cinquantenne italiana a Parigi. E’ una donna dalle molteplici caratteristiche: è entrata in menopausa, ha passato gli ultimi trenta anni della sua vita in un locale come cameriera ed è lesbica. Ha un gruppo di amiche, italiane e non, emigrate a Parigi, con cui ha creato un gruppo di lettura femminile: uniche regole del club, nessun accademismo nel discutere di libri e soprattutto nessun autore uomo. Infatti i libri che vengono scelti sono tutti di autrici donne.

Nel club abbiamo Alice, Sandra la gallerista, Lily, che un giorno ha scoperto che l’uomo con cui aveva diviso la sua vita e tre figli, aveva una vita parallela con un altra donna e altri figli; Manu, che cerca sempre di alleggerire le situazioni e di aiutare le amiche. Poi c’è Yumiko, di origini orientali. Tutte insieme costruiscono una polifonia di voci, dove quella predominante è quella di Patti.

Infatti capitolo dopo capitolo conosciamo sempre di più Patti: il suo passato di solitudine, quando la madre l’ha abbandonata a 11 anni, la difficoltà a fare amicizia, il legame che si era venuto a creare con Linda, ragazza più grande di un anno e con una situazione complicata in casa. Un giorno Linda era sparita, lasciando un vuoto incolmabile nella vita di Patti: vuoto che quest’ultima ha cercato di riempire anno dopo anno.

Ma sembra che il momento del reincontro sia vicino: infatti un’artista di calchi femminili in mostra nella galleria di Sandra, Lola De Angelis, ricorda tantissimo Linda.

Rossana Campo ha scritto una storia in cui protagoniste non sono tanto le vicende legate a Patty e alle altre donne di questo gruppo, ma l’essere donne in quanto tali. Infatti vengono affrontati con toni leggeri vari temi legati all’essere donna al giorno d’oggi: l’amore, i problemi con gli uomini, i cambiamenti ormonali, la vecchiaia, la maternità.

La cosa interessante che capisce è che come donne siamo educate a cercare l’approvazione degli altri, specie dei maschi. A essere belle e buone, e in cambio, ci dicono, arriverà un uomo che ci apprezzerà e ci salverà.

Una lettura piacevole che scorre veloce pagina dopo pagina, che fa riflettere e analizza questioni importanti che ci riguardano da vicino e per tali ragioni, un romanzo da leggere.

SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Bompiani
Pagine: 192
Prezzo: 17.00€
Voto: 7/10

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Vincent Van Love – Ernesto Anderle

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Le prime cose che vengono in mente quando si pensa a Vincent Van Gogh sono: girasoli, stelle e follia. Di una bellezza sconcertante i suoi fiori e la sua visione del cielo, con le stelle che formano tanti vortici; di gran fama la sua pazzia, che lo spinse a diversi ricoveri e al taglio dell’orecchio.

Non so nulla con certezza. Ma la vista delle stelle mi fa sognare.

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Ma la vita di Van Gogh non è stata solo questo: una gran tristezza e solitudine sembrano pervadere la visione che si ha di questo artista. Ernesto Anderle ha cercato con i colori e con le sue vignette, di far capire la grandezza, oltre che pittorica, umana di Vincent.

 

Ripercorriamo quindi la sua vita, dalla nascita alla morte, passando attraverso citazionei tratte dalle centinaia di lettere scritte al fratello Thèo, quasi suo unico sostenitore, da un punto di vista economico ma, soprattutto, affettivo.

Vincent nacque subito dopo la morte prematura del fratello, suo omonimo, ed avendone ereditato il nome, visse con il fantasma di un’assenza fraterna. Studiò per diventare predicatore, ma si rese conto di come le condizioni della povera gente fossero così gravi da non poter essere risollevate sicuramente grazie ad una predica in chiesa. Per tale ragione si avvicinò sempre di più alla loro esistenza, condividendo con loro beni e cibo. In un momento di estrema povertà, in cui si era lasciato fortemente andare, fu risollevato da suo fratello Thèo, che gli propose di approfondire la sua conoscenza artistica e del disegno, aiutandolo economicamente.

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Così cominciò il lungo percorso di studi di Vincent, studi che lo portarono a conoscere le basi del disegno prima, il potere della luce e del momento con gli impressionisti poi. Ed è in questo percorso che apprendiamo di suoi due amori: uno non corrisposto per la cugina e uno ricambiato da una prostituta, da cui fu lasciato per problemi economici.

Infatti per quanto Vincent dipingesse e dipingesse i suoi quadri rimanevano invenduti e cresceva il debito di riconoscenza e di denaro nei confronti di Thèo, che gli comprava i colori e i materiali per la pittura. Famoso rimane il connubio di pochi mesi con Paul Gauguin, in seguito al quale, dopo una lite furiosa, Vincent si tagliò un orecchio. Cominciarono così i ricoveri e continuò la ricerca di fama, di riconoscenza per il suo talento e di voglia di far conoscere la sua arte. Perchè Vincent nei suoi quadri ha sempre cercato di imprimere le sue emozioni, il suo cuore e la sua passione, ma purtroppo c’è riuscito troppo tardi.

Un giorno, dopo solo trent’anni di vita, Vincent morì, probabilmente suicida, lasciando forse una delle collezioni di quadri più bella dell’arte moderna.

Ernesto Anderle ha voluto mostrare il suo amore per questo artista, usando una tavolozza di colori molto varia, piena di luce e allegria, quasi a suggerire come nell’animo di un uomo tanto tormentato si nascondesse un arcobaleno di emozioni. Emblematiche le frasi scelte per suggerirne l’interiorità e le idee e di una bellezza pura queste vignette e tavole che fan sì che questa graphic novel possa essere considerata un gioiello da conservare sul comodino e da aprire e leggere quando ci si sente soli.

Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente. Voglio che la gente dica delle mie opere: “Sente profondamente, sente con tenerezza.” Vorrei fare un’arte che apporti consolazione agli uomini.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Beccogiallo editore
Pagine: 143
Prezzo: 17.00€
Voto: 10/10

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La Malalegna – Rosa Ventrella

Questa storia comincia in Puglia, nelle terre d’Arneo a Copertino, la voce narrante è quella di Teresa che ormai donna e madre racconta la sua infanzia durante la seconda guerra mondiale. La sua era una famiglia di contadini in una terra molto povera, controllata da un barone egoista e i suoi sgherri. La madre di Teresa, Caterina, è una donna bellissima e questa sua bellezza rappresenta una condanna, perchè le sue curve, il suo attirare gli sguardi maschili provoca nei paesani voci e rimproveri: essere bella è un difetto agli occhi della povera gente. Questo dono è stato ereditato da Angelina, sorella più piccola di Teresa di qualche anno e anche per lei sarà una condanna.

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Perchè la vita è difficile e in tempi di guerra patire la fame è all’ordine del giorno: di fronte alla possibilità di non poter dare da mangiare alle sue bambine, Caterina, mentre il marito è lontano, deve prendere una decisione importante, deve scegliere il meglio per le figlie. E così comincia, una volta alla settimana, a presentarsi alla villa del barone: tutte le volte torna con cibo e denaro che permettono alla piccola famiglia di andare avanti e sopravvivere.

Ma una scelta, anche se necessaria, ha delle conseguenze: la malalegna, la malalingua, si diffonde in paese, così come lo scuorno (che io ho interpretato -da non pugliese- come vergogna) che inizia ad attanagliare l’animo di Caterina per non abbandonarla mai più. Ma il nostro racconto va avanti, perchè anche se la guerra finisce i problemi non si risolvono, ma sembrano aumentare. La vita di questa piccola famiglia sembra non riuscire a risolversi al meglio. La questione dei contadini e delle terre fa da sfondo al crescere di Teresa e Angelina, sorelle così diverse ma allo stesso tempo così unite da restare legate oltre la morte. Angelina cresce, diventa sempre più bella e sogna l’amore che ha letto nei suoi romanzi rosa. Teresa assiste, silenziosa, al tempo che passa e si innamora di un contadino. Quando l’amore sembra essere arrivato per Angelina, qualcosa si spezza e la sua vita viene travolta da una serie di decisioni che le cambieranno l’esistenza.

Teresa ricorda e racconta la sua giovinezza, sua sorella, a lei dedica momenti e pensieri in un presente in cui è tornata assieme ai genitori in quella casa di contadini, dove dormivano tutti in un’unica stanza e dove i segreti di famiglia devono essere svelati e risolti una volta per tutte.

“La malalegna” è un romanzo non semplice, un romanzo che ha come protagoniste tre donne e come narratore una di loro. Sembra che Teresa più che vivere la vita, venga trascinata da essa, come se lei stessa stesse leggendo passivamente un libro in cui quello che emerge è un amore mescolato ad odio per la sorella Angelina, un amore quasi lontano, distante, per la madre Caterina e per il padre. La sensazione che rimane alla fine della lettura è di tristezza, si rimane sconsolati, quasi che pagina dopo pagina un velo di inquietudine si sia abbassato su di noi.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 269
Prezzo: 18€
Voto: 7/10

 

 

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E’ tempo di ricominciare – Carmen Korn

Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlarvi del secondo capitolo della trilogia tutta al femminile di Carmen Korn “E’ tempo di ricominciare”. Qui vi avevo parlato del primo volume. Sarà inevitabile dirvi qualcosa che è accaduto in quel libro per potervi al meglio parlare di questo, per cui se non avete ancora letto “Figlie di una nuova era” forse è meglio che non continuiate la lettura di questa recensione.

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Vediamo dove eravamo rimasti. Henny dopo il matrimonio con Lud, fratello di Lina, morto investito da un’auto, aveva sposato Ernst, insegnante con idee conservatrici affini al nazismo. Dai due matrimoni erano nati due figli, Marike e Klaus. Il secondo matrimonio era naufragato quando, all’annuncio dell’omosessualità del figlio, Ernst se ne era andato di casa, permettendo così ad Henny di sposare l’uomo che la amava ormai da anni: Theo Unger.

Kathe aveva sposato Rudi e con lui si era avvicinata sempre più al comunismo e alla fazione dissidente nei confronti del nazismo. Il regime li aveva separati inevitabilmente, lui scappato in Danimarca e da lì nell’est Europa, finendo in campi di concentramento e di lavoro in Russia; lei denunciata, assieme alla madre, da Ernst per aver accolto un comunista di nascosto in casa. Alla fine del primo volume si erano perse le tracce di entrambi i nostri paladini politici.

Ida dopo il matrimonio con Campmann era riuscita a realizzare il suo sogno d’amore con il cinese commerciante di caffè Tian e da lui aveva avuto una figlia, Florentine, di incredibile bellezza ereditata dalla madre, con i tratti orientali ereditati dal padre. Si erano sistemati nella pensione di Guste, donna gentile e generosa che ha sempre accolto sotto il suo tetto chi ne aveva bisogno.

Infine Lina dopo la scoperta della sua omosessualità, aveva intrecciato una relazione con Louise e dopo aver abbandonato la carriera come insegnante aveva aperto con la compagna la libreria Landmann, in onore del loro amico dottore ebreo, suicida durante il nazismo.

“E’ tempo di ricominciare” riprende quindi le fila del racconto: comincia nel 1949 e i nostri protagonisti, diventati ormai una famiglia allargata, sono in cerca di Kathe e Lud, di cui non si hanno più notizie ormai da tempo. Bisogna ritrovarli, anche perchè c’è una persona importante per Lud, che compare dopo tanto tempo, Alessandro Garuti, ricco signore italiano, suo padre. E la speranza di ritrovarli percorre gli animi di Henny, Theo, Ida, Tian, Lina e Louise.

Dopo un primo periodo di silenzio Kathe tornerà tra le braccia della sua migliore amica Henny; periodo di silenzio perchè Kathe sa chi è il delatore che ha denunciato lei e la madre, ovvero Ernst, il marito di Henny. Per colpa sua la madre è morta poco prima della liberazione in un campo di concentramento e il dubbio che la sua amica ne sia consapevole e sia stata complice di quell’uomo le impedisce di tornare a fidarsi di lei.

Ma il destino per i nostri protagonisti ha in serbo qualcosa di speciale, perchè la coppia che si ama ormai da trent’anni si riunirà, portando quella serenità che mancava da tanto in questo gruppo. Così le cose cambieranno nella vita di queste donne, gli eventi si intrecceranno anche con i nuovi personaggi che entreranno appieno in scena: Klaus e Alex, pianista che era stato esule in Argentina prima della guerra e che ha perso la famiglia con i bombardamenti su Amburgo, Florentine che diventerà una splendida modella a discapito dei progetti del padre, Marike che seguendo le orme della madre diventerà ostetrica, Ruth, coetanea di Florentine, destinata ad entrare nella famiglia di Rudi e Kathe.

Attraversiamo con questa saga familiare la storia dell’Europa e del mondo, dall’inizio della ricostruzione dopo la fine della guerra, alla guerra fredda, dalle prime donne con la patente, alle prime pillole anticoncezionali in commercio, dalla crisi di Cuba e il terrore per una terza guerra mondiale, all’assassinio di Kennedy, dalla lotta studentesca allo sbarco degli americani sulla Luna.

Il lettore divora pagina dopo pagina il romanzo, emozionandosi con i personaggi che ha ormai imparato ad amare, sperando con loro per le loro vite e augurandosi che non accada nulla di male. Carmen Korn affronta tematiche importanti legate alla donna, leggiamo di aborti, di pillole anticoncezionali e della nuova libertà sessuale conseguente ad esse, ma parla anche di omosessualità, del terrore di essere denunciati alle autorità e del sogno di poter passeggiare mano nella mano accanto a chi si ama.

Ho adorato questo romanzo e non vedo l’ora che esca la conclusione della storia, anche se vorrà dire dover salutare Henny, Kathe, Ida, Lina, Lud, Theo, Klaus, Marike, Florentine e tutti gli altri.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Fazi Editore
Pagine: 563
Prezzo: 20.00€
Voto: 10/10

 

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Post Pink – Antologia di fumetto femminista

Ormai sono mesi che, un po’ per il mio lavoro di tesi, un po’ per interesse, mi sono avvicinata al femminismo e alle tematiche legate alla donna. Nulla di strano, quindi, nel fatto che, quando Francesco Artibani ha parlato di questa raccolta di storie al femminile sui social, io sia andata a comprarla subito.

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Quelle che vengono raccontate in nove racconti, sono storie di donne, viaggi all’interno dell’inconscio, dell’identità di alcuni esempi femminili che si possono riscontrare tutti i giorni. Un racconto per una tematica legata all’essere donna. Per esempio nel primo, Sara Menetti in alcune tavole in cui l’unico colore che va ad arricchire il bianco, nero e grigio, è il giallo, racconta l’importanza delle misure: fin da piccole siamo soggette alla misurazione, che sia l’altezza, il taglio di capelli, la circonferenza della vita, del seno, fino ad arrivare ai cm che ci rendono magre o grasse. Una misura ci definisce e ci discrimina in qualche modo. Alice Socal disegna un racconto onirico in cui la protagonista si sveglia di notte perchè ha fame e vuole mangiare dei wurstel, legati quindi alla forma fallica e al desiderio sessuale, probabilmente anche all’insoddisfazione fisica della protagonista. Ma sarebbe da riflettere anche sulla tematica stessa del cibo, che condiziona la vita di ogni donna da quando da piccola viene definita o troppo magra o troppo ciccetta. Ogni donna, chi più chi meno, ha un rapporto conflittuale con il cibo, perchè spinta a seguire determinati stereotipi che la vogliono longilinea, bella, magra e, molto spesso, sempre a dieta.

Margherita Morotti in un racconto semplice e dedicato ai bambini analizza il concetto di istinto e pensiero di donna: alcune bambine creano una fortezza con i classici cuscini e lenzuola e ammettono al loro interno solo coloro che hanno pensiero di donna. Suggerisce e mette in discussione, quindi, l’idea che ci possa davvero essere qualcosa di insito nel femminile che escluda quindi i maschi a prescindere. Ne “L’occhio giudicante” Sara Pavan illustra una storia molto semplice: una donna viene raggiunta dalla segnalazione che ci sono dei gatti che miagolano nel letto di un fiume, di notte. Una volta giunta sul posto, nel tentativo di salvare i cuccioli che sono stati buttati in un sacco della spazzatura, viene aggredita da un contadino alle sue spalle. Nel momento in cui si trova davanti alla poliziotta per la denuncia, i classici luoghi comuni che personalmente mi fanno molto arrabbiare, ma che persistono nella mentalità della maggior parte delle persone, la poliziotta le chiede per quale motivo sia andata da sola, di notte e al buio in campagna. Un po’ come se l’essere donna rendesse automatico il non poter uscire da sola la sera perchè ci sono dei rischi e quindi è un po’ come se “se la fosse andata a cercare”.

Sulla stessa scia è “La bocca” Alice Milani, attraverso un dialogo tra due ragazze che non si conoscono, una racconta di aver subito violenza sessuale da un suo compagno di università. Una sera in cui lui l’aveva chiamato disperato per una cosa successa in famiglia, lei era andata a prenderlo in auto per aiutarlo e consigliarlo, con la conseguenza che il ragazzo ci aveva provato e l’aveva violentata. Nel discorso con l’altra ragazza spiega le motivazioni per cui non ha poi mai voluto dirlo a nessuno: per paura di essere giudicata, perchè sicura che chiunque le avrebbe detto che se l’era cercata andando in macchina con lui, perchè tutti i compagni di corso avrebbero detto che se la intendevano in aula. Poche pagine che fanno riflettere e arrabbiare.

E la raccolta continua con racconti dedicati all’essere sole, alla scelta di non sposarsi per forza se non si è sicure, a tutti i dogmi legati al ciclo mestruale, alla verginità, che sono scritti nella Bibbia, a come in passato quando si riteneva che una donna fosse isterica, questa venisse rinchiusa in manicomio. Ma anche qualcosa di “positivo”: Cristina Portolano illustra l’inno al piacere di Ildegarda di Bingen, vissuta a cavallo tra XI e XII secolo, proclamata santa dalla chiesa, fece discendere l’orgasmo femminile da Dio e per tale ragione ne ribadì l’importanza.

Sono pagine che colpiscono, con i colori, le immagini, direttamente la sensibilità di chi legge, risvegliandone la coscienza su alcune tematiche che persistono e su cui bisognerebbe educare tutti, sia uomini che donne. Perchè abbiamo un problema culturale ed è necessaria una nuova educazione per creare una nuova cultura indirizzata a sdoganare i tabù legati al corpo femminile, così spesso giudicato, messo in mostra e abusato. Arricchisce l’antologia la prefazione di Michela Murgia.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Feltrinelli comics
Pagine: 130 circa (non c’è la numerazione delle pagine)
Prezzo: 16.00€
Voto: 10/10