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Le piccole memorie – José Saramago

 

 

27394295_10215025447534363_678468963_n.jpg“Sì, le memorie di quando ero piccolo, semplicemente.”

Questa è la definizione che lo stesso Saramago dà del suo libro Le piccole memorie. Un susseguirsi incessante di ricordi, a volte caotici, colora di tenerezza, dolcezza e ingenuità il bianco della carta. Un flusso di coscienza accarezza la trasposizione del’infanzia dello scrittore Portoghese.  Soltanto uno spazio bianco separa un ricordo dall’altro e scandisce gli avvenimenti che uno dietro l’altro raccontano e si fanno raccontare.

La scoperta del sesso, la meraviglia dell’amore, i segreti di famiglia, i pensieri più nascosti, le delusioni, gli incubi, gli aneddoti più disparati affluiscono nel lago della memoria. Uno degli aneddoti più particolari è quello di un errore (s)fortunato all’anagrafe:

Ho raccontato altrove come e perché mi chiamo Saramago. Che quel Saramago non era un cognome per parte paterna, bensì il soprannome con cui era conosciuta la mia famiglia nel paese. Che quando mio padre andò a dichiarare all’Anagrafe di Golega la nascita del suo secondo figlio capitò che l’impiegato (si chiamava Silvino) fosse ubriaco (indignato, di questo lo avrebbe sempre accusato mio padre) e che, nei fiumi dell’alcol e senza che nessuno si accorgesse dell’onomastica frode, decidesse, a suo rischio e pericolo di aggiungere Saramago al laconico José de Sousa che mio padre voleva che fossi. E, che, in questo modo, infine, grazie a un intervento a tutte le evidenze divino, mi riferisco, è chiaro, a Bacco, dio del vino e di coloro che eccedono nel berlo, non ho avuto bisogno di inventare uno pseudonimo, caso mai ci fosse stato un futuro, per firmare i miei libri.

Gli odori, i colori della sua giovinezza a Lisbona sono prorompenti, forano la pagina e colpiscono immediatamente la vista e l’olfatto del lettore. Basti pensare alla forza delle descrizioni, dettagliate, anzi, dettagliatissime. La conoscenza di un pittore di ceramiche, divenuto suo amico, nonostante la differenza d’età, esemplifica il modo di procedere impressionistico di Saramago in questa raccolta di ricordi.

Bussavo alla porta, mi apriva la moglie, sempre scontrosa e che a mala pena mi prestava attenzione, e passavo nella stanzetta da pranzo dove, in un angolo, illuminato da un lume a olio, c’era il tornio con cui lavorava. Lo sgabello alto sul quale dovevo sedermi era già lì pronto ad aspettarmi. A me piaceva guardarlo mentre dipingeva le terracotte, già invetriate, con una tinta quasi grigia che, dopo la cottura, si sarebbe trasformata nella ben nota tonalità azzurra di questo tipo di ceramica. Mentre i fiori, le volute, gli arabeschi e i cordami apparivano sotto i pennelli, conversavamo.

Interessanti, inoltre, sono i rimandi nel libro ad altre sue opere. La sua consapevolezza di scrittore si intreccia, fino a fondersi, con una fanciullezza trasognata e ormai lontana. La scrittura, qui più che mai, assume una funzione eternatrice. Il ricordo diventa immortale e la pagina immortala come una fotografia le esperienza di vita vissuta. Conseguenza immediata di ciò è la possibilità di fermare il tempo, di sospenderlo in una eterna fanciullezza. Il punto di vista dell’uomo cede più e più volte il passo a quello del bambino.

Il bambino che sono stato non vide il paesaggio come sarebbe tentato di immaginarlo, dalla sua altezza d’uomo, l’adulto che è diventato. Il bambino, nel tempo in cui lo fu, stava semplicemente nel paesaggio, ne faceva parte, non lo interrogava, non diceva né pensava, con queste o con altre parole: “Che bel paesaggio, che magnifico panorama, che stupendo punto di osservazione!”

Si badi bene, il filo rosso del libro non è soltanto la fanciullezza dello scrittore, bensì il consiglio di ritrovare il bambino che è in ognuno di noi.  È questo il messaggio rivolto al lettore, messaggio che è reso noto sin dalla citazione in epigrafe tratta dal Libro dei consigli: “Lasciati portare dal bambino che sei stato”.

Soltanto attraverso l’auscultazione del bambino che in noi si cela riusciremo a capire in toto le parole del libro.

 

 

Scheda del libro

Editore: Feltrinelli
Pagine: 142
Prezzo: 7,50 euro

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Centopelli – Miriam Nicopezz

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Una scrittura delicata, come solo quella di una donna può essere, scandisce le pagine del libro di Miriam Nicopezz, Centopelli. 

Il ricordo si presenta alla protagonista, Elide Centopelli, in modo prepotente.

Quanti giorni aveva messo tra lei e il suo passato! L’ultima volta che si era riflessa in quella vetrina aveva ancora i capelli del suo lucido color castagna e portava tacchi vertiginosi. Scarpe rosse con tacco altissimo, se lo ricordava bene. Allora era giovane, non aveva ancora trent’anni e credeva di poter decidere il suo destino. <ma le cose erano andate diversamente. E quella stessa estate, era il 1990, suo padre era morto. […] D’improvviso, come se i ricordi avessero parlato direttamente alla serratura, la chiave  fece uno scatto e il meccanismo compì un giro completo. Elide distolse lo sguardo dall’immagine della donna grigia che era diventata e spinse la porta.

Elide, infatti, dopo tantissimi anni dalla morte del padre, ritorna nel negozio che era appartenuto proprio a costui, Mario Centopelli. Quello del Centopelli è un negozio assai singolare: se qualcuno entra, non vi esce più. Al suo ritorno, Elide, ritrova un caro amico di suo padre, Gianni. Fu proprio quest’ultimo a soccorrere Mario il giorno dell’aggressione mortale, Mario che aveva fatto nient’altro che la sua missione: far rivivere in eterno il “mentre perfetto” del cliente entrato in negozio.                           Gianni, invece, sarà la prima “missione” di Elide dopo tanto tempo, dopo la sua assenza ventennale. Attraverso il ricordo, la Centopelli ripercorre la sua vita e le varie “missioni” paterne. La madre invece, Mina, era sempre stata contraria a quello che succedeva in negozi: lei infatti non aveva mai voluto farsi imprigionare in una delle magiche sfere di vetro di suo marito. Era proprio questa la modalità utilizzata per far rivivere alla gente in eterno il proprio “mentre perfetto”: imprigionarla con l’aiuto di una formula magica/ preghiera in una sfera di vetro. Mina, invece, pensava:

“Il passato è magico e perfetto perché non può essere cambiato, perché  è visto e rivisto con gli occhi del dopo. Con la consapevolezza del poi. Il futuro invece è un’incognita. Una sfida. E con il tempo ho imparato che è migliore del passato. Perché il futuro, l’attimo che ancora deve schiudersi, l’azione che ancora deve compiersi, sarà sempre capace di stupirci. Sempre.”

Le parole della madre furono il primo colpo mortale inflitto a un futuro pieno di certezze. A questo seguì la vicenda di Michael, un bambino malato di cancro. Mai come in questa situazione Elide fu contraria alla missione del padre. Il distacco da quest’ultimo iniziava a prendere forma.

Elide però si era sottratta e guardando il padre con una maschera d’odio, aveva battuto ancora una volta i pugni digrignando i denti per la rabbia e la disperazione. Poi era scappata via. sbattendo la porta sul suo passato e lasciando suo padre a bocca aperta con le mani livide.

Molti altri saranno i ricordi che riaffioreranno: dal suo amato Pietro alla sua cara Sandra, dal trasferimento a Firenze al lavoro in erboristeria, dalla morte del padre all’amorevole figlia di Pietro, Rosa  Quest’ultima si presenterà a Elide, raccontandole di Pietro, di quanto Pietro la amasse, di quanto quindi l’amore, nonostante il tempo, nonostante il vento contrario fosse rimasto sempre vivo. Questo sollievo però sarà, inevitabilmente, macchiato dall’impossibilità di rivedere Pietro che, ormai, non c’è più.

Perché provava gioia per aver finalmente avuto la certezza che Pietro non l’aveva creduta pazza. Ma anzi aveva continuato ad amarla. Però lui non c’era più. E lei, a differenza di quanto nel profondo si era sempre ripromessa, non avrebbe più potuto andare a cercarlo. Provava a farsi perdonare, Provava a spiegarsi. Non avrebbe più potuto guardare i suoi occhi neri nella speranza di scorgervi ancora un briciolo d’amore per poi, da lì ricominciare. E recuperare il tempo perduto. Parlargli di Sandra, del Dottor Giglio Vittorio. Di Gianni. Sapendo che finalmente lui l’avrebbe capita e le sarebbe sempre stato vicino. Ecco, quello era l’amaro, il nero che andava a sporcare il significato della parola sollievo. Che spingeva quel caldo nel petto ad allargarsi sempre più fino a trovare sfogo nelle lacrime ma che non impediva alle sue labbra d portare gli angoli della bocca verso l’alto per sorridere. Sorridere a Pietro.

Ma non è forse proprio questo il “mentre perfetto” di Elide? L’amore di Pietro e per Pietro, rimasto immutato, anzi, fattosi sempre più forte col tempo è, senza dubbio, il riscatto di Elide. Nel suo sorridere, nel preciso istante in cui gli angoli della sua bocca vanno verso l’altro, si concretizza come non mai il suo “mentre perfetto”. E forse, anche quello di Pietro.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Miriam Nicopezz
Editore: LETTERE ANIMATE
Pagine: 150
Prezzo: € 11,00

 

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10 libri per tutti da regalare a Natale

In occasione del super imminente Natale 2017, noi di Leggendo a Bari vorremmo consigliarvi 10 titoli da regalare ad un amico lettore e non. 10 romanzi che, secondo noi, sarà impossibile non amare!

1. L’Avversario – Emmanuel Carrère

librocarrereQuesto libro mi ha folgorata. L’avversario di Carrère è un libro agghiacciante, una storia vivida che lascia un segno profondo. “Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare.” (ibs.it)
Emmanuel Carrère disegna per noi i tratti enigmatici di questo personaggio che, a sangue freddo, ha deciso di sterminare i suoi cari. L’autore, che ha incontrato egli stesso Jean-Claude Romand, descrive la sua personalità in ogni sfaccettatura con un’abilità disarmante. L’avversaio è una storia sconvolgente, con un protagonista pregno di duplicità e Carrère dipinge per noi l’uomo e l’assassino in una modo che lascia senza fiato. Se volessi fare un regalo eccezionale, beh, regalerei questo libro.   (Patrizia)
Prezzo: 17 €

2. Omero, Iliade – Alessandro Baricco

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Chi mi conosce sa che amo Alessandro Baricco e che adoro i suoi romanzi. Tutti conoscono i poemi omerici e le storie e avventure degli eroi greci e troiani: Achille, Ulisse, Ettore, Paride. Questa è una trascrizione in chiave letteraria dell’Iliade, raccontata dal punto di vista dei singoli personaggi che si alternano nella narrazione. Non ci sono gli dei, ma solo coloro che la guerra l’hanno combattuta e vissuta: abbiamo la voce di Cassandra, di Briseide e di tanti altri. E’ un concertato che rinnova ciò che abbiamo imparato sui banchi di scuola. Consigliato agli amanti dell’epica ma anche per un regalo ad un giovane ragazzo, per smontare la percezione scolastica. (Lydia)
Prezzo: 8,50 €

3. L’amore che mi resta – Michela Marzano

arton146672Daria è una donna che si trova, improvvisamente, a lottare cosa un qualcosa di enorme: il dolore che può provocare la perdita di un figlio. Dolore ancora più grande quando si capisce che si è trattato di suicidio. Perché Giada, figlia adottiva di Daria e Andrea, ha deciso proprio di suicidarsi. Ed è da questa orribile vicenda che si dipana questo romanzo: quasi un diario, un lungo flusso di coscienza che ripercorre un sentiero fatto di buio e di dolore che Daria dovrà necessariamente percorrere per ritornare a vivere.
Un romanzo lacerante ma anche immensamente dolce che lascerà al lettore un retrogusto dolce-amaro e tanto a cui pensare. (Daniela)
Prezzo:17,50 €

4. Che la festa cominci – Niccolò Ammaniti

ammanitiArriva Natale e per tutti coloro che decidono di regalare libri (ottima scelta!) gli interrogativi sono tanti. In linea di massima il mio consiglio è quello di buttarsi su delle letture che abbiano uno stile scorrevole e una trama originale: un mago in questo senso è senza dubbio Ammaniti. Le sue storie sono sempre a metà strada tra il buffo ed il grottesco, alcuni passaggi fanno persino accapponare la pelle, altri ridere come non mai… ce n’è per tutti i gusti! Tra tutti i suoi romanzi mi sento di consigliarvi Che la festa cominci, un romanzo corale, affresco di vizi e virtù della nostra epoca dove una serie di bizzarri personaggi intrecciano casualmente i propri destini per dare vita ad una storia strampalata e divertente. Si parla di una grande festa mondana nel cuore di Roma, una setta satanica dai bizzarri adepti e uno scrittore sulla via del fallimento… insomma, i presupposti per un ottimo libro ci sono tutti! Assolutamente consigliato. (Giulia)
Prezzo: 14 €

5. Le otto montagne- Paolo Cognetti

Questo è il libro dell’anno. La storia narrata è quella dell’amicizia fra due uomini Pietro e Bruno; un rapporto fatto di silenzi, conversazioni incomplete e frasi sospese.
La montagna sarà la grande protagonista del racconto, fornendo lo sfondo perfetto per la descrizione di un ,modo fatto di sacrifici, solitudine e introspezione. Il rapporto padre/figlio poi, sarà un altro tema sviluppato con estrema delicatezza e troverà spazio anche lo scontro fra generazioni e modi di vedere il mondo tanto distanti, quanto complementari. Vincitore dell’ultimo Premio Strega, è il regalo perfetto per animi sensibili e sognatori che apprezzeranno senz’altro lo stile preciso ed evocativo di Cognetti. (Nicole)
Prezzo: 18,50 €

6. Cyrano de Bergarac – Edmond Rostand

oTruW7n6cCry_s4-mChi conosce i miei gusti letterari sa benissimo quanto io ami i classici di ogni epoca e quanto io vada alla ricerca di opere che mettano in moto un processo introspettivo mente-cuore, bandendo in assoluto il banale happy ending. Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand è tutto questo e molto altro.
Sottile è la linea che separa il tragico dal comico in questa piccola grande opera di Edmond Rostand. Se l’elogio del naso vi farà ridere di gusto, le malinconiche riflessioni di Cyrano vi renderanno, battuta dopo battuta, vicini al suo “umano sentire”. L’ironia, mai fine a se stessa, addolcisce l’amarezza dell’amore non ricambiato per la bella cugina Rossana. Quest’ultima, però, confessa a Cyrano di essere follemente innamorata del valoroso e avvenente Cristiano. Ed è proprio questa situazione a mettere in moto l’azione teatrale: Cristiano sarà la “maschera” che pronuncerà in presenza di Rossana le bellissime parole, piene di sentimento, suggerite dall’abile Cyrano. I due uomini sono complementari, sono l’uno la parte mancante dell’altro: la bellezza estetica incontra la bellezza della parola, la forma incontra la poesia.
Amore e amicizia, i due temi attorno ai quali gira tutta l’opera, si intersecano formando un ordito aureo. La verità dell’amore, quello puro, sincero, incondizionato, resistente anche alla guerra, sarà la cifra di Cyrano e dell’opera tutta.
La meraviglia della scrittura di Rostand consiste nella capacità di permettere al lettore – pagina dopo pagina – di far proprie le inquietudini, i sentimenti e le riflessioni dei personaggi, giungendo dal particolare all’universale. La maschera di Cristiano/ Cyrano cade e con questa la pretesa di circoscrivere i personaggi alla pagina scritta: vi è infatti il rispecchiamento totale tra il lettore e il personaggio. (Marika)
Prezzo: 9,50 €

7. Follia per sette clan – Philip K. Dick

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Dalla penna peculiare di Philip K. Dick, famoso scrittore di fantascienza, questo libro rappresenta un connubio tra finzione e amaro realismo. La visione dei disturbi mentali, di stampo più arcaico, non intacca, però, i significati morali che l’autore vuole mandare.  I temi trattati sono quelli dell’inettitudine, del confine tra malattia e normalità, della visione della donna e della passione, evidenziando un dualismo tra amore e promiscuità.
Il romanzo sembra un viaggio onirico nella psiche non solo del protagonista, ma dello scrittore stesso, il tutto condito da un intreccio pieno di enigmi e colpi di scena, umorismo, creature bizzarre e tanta riflessione. Una lettura sempre attuale. (Sabry)
Prezzo: 9,90 €

8. La straniera – Diana Gabaldon

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Il libro che mi sento di consigliarvi da regalare per Natale, è un romanzo che io stessa ho letto (o meglio divorato) in questi giorni natalizi. Si tratta del primo libro della serie “Outlander”, La Straniera, uno dei libri più avvincenti e appassionanti che mi sia capitato di leggere ultimamente. Narra la vicenda fuori dall’ordinario di una ex infermiera militare, Claire Beauchamp, la quale, in visita ad un antico cerchio di pietre in Scozia, dove si trova in vacanza, viene inspiegabilmente trasportata indietro nel tempo, nella Scozia del 1743. Claire si ritroverà ad affrontare un mondo completamente nuovo, abitato da uomini e donne con abitudini lontanissime dalle sue. In questo mondo sconosciuto, incontrerà un giovane guerriero scozzese, Jamie Fraser, al quale si troverà legata da un amore inaspettato e intenso. La guerra di ribellione tra i clan delle Highlands scozzesi contro gli invasori inglesi, fa da sfondo e si intreccia alla storia dei due protagonisti. Dunque, un romanzo storico, impreziosito da una storia d’amore e passione che vi terrà con il naso incollato alle pagine per tutto il periodo natalizio! (Polly)
Prezzo: 12 €

9. Il Cerchio – Dave Eggers

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Se vi piacciono i distopici, o se non vi piacciono (provateci, dai!) io vi consiglio Il Cerchio di Dave Eggers. Il Cerchio è una grandissima società che non ha concorrenza. È potente, innovativa, all’avanguardia. Avere un posto al Cerchio, significa diventare parte di un enorme meccanismo che detiene “il potere” di tutto o quasi. Mae Holland, dopo un lavoro sconclusionato e decisamente poco appagante, riesce ad ottenerlo. Cosa c’è all’interno della società che ha concepito un nuovo modo di gestire le informazioni di tutti e dove la privacy sembra un reato? Come funzionano i suoi ingranaggi? Se volete addentravi all’interno di una lettura interessante e attualissima, questo libro fa al caso vostro. In questo romanzo potrebbe esserci la realtà. Forse un futuro prossimo? Non lo so. Ma gli spunti di riflessione saranno tanti e automatici, naturali. Una lettura appassionante davvero adatta a tutti. Straconsigliato! (Patrizia)
Prezzo: 14,50 €

10. Festa Mobile – Ernest Hemingway

downloadSe vi è capitato di guardare il film di Woody Allen, Midnight in Paris e innamorarvene perdutamente e sognare di poter conoscere tutti i più grandi artisti del primo 900, questo è il libro giusto per voi. Ernest Hemingway con la sua prosa unica, racconta la città più amata dallo scrittore, la Parigi degli anni Venti. Il posto più bello per lavorare, dove era “povero ma felice”. Tra feste, bevute, corse di cavalli, passeggiate per la Rive Gauche, visite alla libreria Shakespeare e Company sarete immersi in un’atmosfera di libertà, vita e fervore. Hemingway si muoverà tra i più grandi intellettuali, da Ford Maddox Ford, a Getrude Stein, a Ezra Pound, James Joyce e Francis Scott Fitgerald. Un inno al passato, un’opera d’addio che celebra la vita parigina come una splendida giornata di festa.
(Ilaria)
Prezzo: 10 €


Autrici: dolcedany84ilariamoruso, patriziaHeathcliff, maribooklover93sabrinaguaragnopollyy91

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Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino

 

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“Se una notte d’inverno un viaggiatore” è uno dei più suggestivi romanzi di Italo Calvino.

Suggestivo è già l’inizio, ambientato, di sera, in una stazione ferroviaria.

“Le stazioni si somigliano tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che tu conosci a memoria, con l’odore di treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti, l’odore speciale delle stazioni dopo che è partito l’ultimo treno. Le luci della stazione e le frasi che stai leggendo sembra abbiano il compito di dissolvere più che di indicare le cose affioranti da un velo di buio e di nebbia. Io sono sbarcato in questa stazione stasera per la prima volta in vita mia e già mi sembra di averci passato una vita, entrando e uscendo da questo bar, passando dall’odore della pensilina all’odore di segatura bagnata dei gabinetti, tutto mescolato in un unico odore che è quello dell’attesa, l’odore delle cabine telefoniche quando non resta che recuperare gettoni perché il numero chiamato non dà segno di vita.”

La stazione e l’uomo che lì attende sono degli ammiccamenti preliminari al lettore.  È come se il tempo fosse sospeso in una stazione, in un momento imprecisato in cui non passa né vita né treni. È l’unico modo, però, per ristabilire un contatto col mondo tutto (che tace)

“Ora sono qui senza sapere più che fare, ultimo viaggiatore in attesa di questa stazione dove non parte né arriva più nessun treno prima di domani mattina. È l’ora in cui la piccola città di provincia si chiude nel suo guscio. Al bar della stazione sono rimaste solo persone del posto che si conoscono tutte fra loro, persone che non hanno niente a che fare con la stazione ma che si spingono fin qui attraverso la piazza buia forse perché non c’è un altro locale qui intorno, o forse per l’attrattiva che le stazioni continuano a esercitare nelle città di provincia, quel tanto di novità che ci si può aspettare delle stazioni, o forse solo il ricordo del tempo in cui la stazione era il suo punto di contatto con il resto del mondo.”

Il fumo, la nebbia, la confusione, la visione sfumata, caratterizzano tutto il processo di scrittura del romanzo, tant’è che il lettore, più e più volte, ha come la strana sensazione di perdersi, di non riuscire in nessun modo a trovare una via d’uscita, sente la terra crollargli sotto i piedi, prova l’angosciosa sensazione di essere in un labirinto. È solo una suggestione, non è la verità. Il lettore è tenuto per mano, sin dai primi versi dal narratore. Quando sta per essere inghiottito dall’oscurità del non senso e della confusione il narratore è pronto a salvarlo. La pagina è inganno e salvezza, mistificazione e rivelazione. Per compiere questo insolito viaggio, attraverso le pagine scritte di un libro dovrà, però, seguire i consigli/ ordini che gli vengono impartiti già dal principio del libro:

“Rilassati. Raccogliti allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.”

Un Lettore, di cui non sappiamo, e forse, non ci è dato sapere il nome, inizia la lettura del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore, ma all’improvviso la lettura si interrompe, ci sono dei guasti nel romanzo, mancano dei fogli. Il lettore quindi è costretto a recarsi in libreria e a comunicare il difetto presente nel libro, ma capisce immediatamente di non essere solo, di non essere il solo ad essere in possesso di un romanzo incompleto: la stessa sorte è toccata alla Lettrice, Ludmilla. Ai due verrà dato dal librario un libro sostitutivo che, però, non avrà nulla in comune col libro precedente. Questo si ripeterà tante altre volte e il Lettore e la Lettrice si troveranno, di volta in volta, inaspettatamente, un romanzo nuovo tra le mani. Le loro aspettative saranno eluse ogni volta, quasi fosse una sorta di maledizione. Ogni romanzo sarà incompleto e diverso dall’altro. Solo alla fine, attraverso un procedimento assai raffinato, i fili del racconto troveranno un ordine, un’armonica composizione. Nella confusione più totale, c’è un elemento costante che costituisce un filo rosso: la storia d’amore tra Ludmilla e il Lettore, sotto il segno della lettura. Ogni pagina è legata alla seguente da questa storia d’amore e di lettura

“(Cominciare. Sei tu che l’hai detto, Lettrice. Ma come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già da prima, la prima riga della prima pagina d’ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori dal libro. Oppure la vera storia è quella che comincia dieci o cento pagine più avanti e tutto ciò che precede è solo un prologo. Le vite degli individui della specie umana formano un intreccio continuo, in cui ogni tentativo d’isolare un pezzo di vissuto che abbia un senso separatamente dal resto – per esempio, l’incontro di due persone che diventerà decisivo per entrambi – deve tener conto che ciascuno dei due porta con sé un tessuto di fatti ambienti altre persone, e che dall’incontro deriveranno a loro volta altre storie che si separeranno dalla loro storia comune.)”

 

Forse però, il vero elemento unificatore è la scrittura stessa, costellata di interrogativi. Molte riflessioni scandiscono il romanzo e vengono proposte al lettore in una rete fitta di interrogativi che, seppur senza risposte esplicite, vengono risolti nella pagina scritta. Unità e molteplicità, sintesi e prolissità, vita e racconto, caratterizzano la scrittura, mai scontata, di Calvino. Sono la scrittura, la capacità di costruire storie, di definire personaggi a imporsi sull’unicità della vita vissuta e a renderla ricca di sfaccettature, esorcizzando la morte.

“Tanto la conclusione a cui portano tutte le storie è che la vita che uno ha vissuto è una e una sola, uniforme e compatta come una coperta infeltrita dove non si possono separare i fili di cui è intessuta.”

La fine della vita stessa è sottesa ad una riflessione ricca di senso: “tutti i libri continuano al di là… […] I libri sono i gradini della soglia…”

E forse, è proprio questo il senso più profondo del romanzo, quello che lo scrittore ci vuole comunicare. È questo che i libri cominciati e mai conclusi vogliono comunicare. È la ricerca di una parola, di un libro “che dà il senso del mondo dopo la fine del mondo, il senso che il mondo è la fine di tutto ciò che c’è al mondo, che la sola cosa che ci sia al mondo è la fine del mondo.”

È, in conclusione, l’immortalità della scrittura.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Italo Calvino
Editore: Mondadori
Pagine: 264
Prezzo: € 11,00

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Sotto il peso delle nuvole – Christian Spinello

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Quasi duecento pagine dense di scrittura e una storia che, con una trama ben strutturata, elabora immagini e concetti ben definiti. Un personaggio particolare quello di Bastiano Dal Sasso che, probabilmente, racchiude nel suo nome un destino già segnato. Bastiano infatti rimanderebbe all’espressione idiomatica “bastian contrario”. Bastiano è tutto e il contrario di tutto e la Grande Guerra, alla quale partecipa, non fa altro che evidenziare gli aspetti più contrastanti dell’animo umano. Ma è il cognome a ridargli una marcata identità: lui infatti è “dal sasso” dell’Altipiano di Asiago che è partito per andare a combattere ed è lì che ritornerà dopo la fine dell’infausta esperienza sul campo di battaglia. La guerra cambierà la vita di tutti gli uomini, compresa quella del protagonista. Dal Sasso abbandonerà i suoi genitori e la sua amata e promessa sposa Imelda per abbracciare la propria canna di ferro.

“In quella torva mattinata senza nuvole né scorci d’azzurro, velata da un lenzuolo grigio e fuligginoso, gli uomini in trincea, poveri diavoli, stavano accovacciati come miserabili alla carità. Ognuno abbracciava la propria canna di ferro col buco. Quella era l’unica amante consentita, nessun’altra.”

La guerra crudele aveva cancellato tutto, tutti i suoni della natura, tutti i rumori del mondo, isolando gli uomini come bestie in gabbia, in trincea.

“Il tempo della cuccagna, in quelle budelle di terra, era insomma un ricordo che gli anni di guerra avevano fatto scivolare lontano. Il profumo della polenta che borbotta nella caldiera sul fuoco del camino, il tambureggiare sinfonico del picchio crodaiolo in primavera, la neve che scende lieve e s’accomoda sui davanzali delle baite, erano immagini sfuocate che precipitavano nell’oblio”.

La guerra, in questo romanzo, va di pari passo con un altro filo conduttore, l’amore per Imelda. Sarà questo a tenere in vita Bastiano che stringerà per tutto il tempo il rosario regalatogli da questa. I due giovani si scambieranno lettere intrise di amore, speranza, progetti, voglia di costruire qualcosa in mezzo allo sfacelo della guerra. La parola umana, spesso sottovalutata, riceverà il giusto peso in un momento privo di umanità.

“Le lettere erano balsamo per le fibre degli uomini in trincea, morfina che attenuava dolori di cuore, nutrimento che smorzava crampi allo stomaco. Le parole scritte, poste una davanti all’altra, creavano ponti, univano ciò che la guerra aveva crudelmente separato. Soprattutto sgombravano la testa dei soldati dalla molesta sensazione di smarrimento. Lo sconforto, senza quelle iniezioni di serenità, s’aggrappava come rantana nel cantone di una casa abbandonata.”

Ma, le lettere non sempre portano gioia, spesso recano notizie infauste come quella della morte dei genitori che fa precipitare Bastiano nella disperazione più spettrale, facendogli assaporare un calice troppo amaro. Finita la guerra, il nostro protagonista tornerà nella sua terra natia, che si presenterà sfregiata, spoglia, morta, rasa al suolo, priva di speranza, povera di uomini, mancante di passato e di memoria, privata di identità. Un grido disperato che si allarga a tutta la terra.

“Vite innocenti, misere, costrette loro malgrado alla polvere e al sudore, erano state occultate. Memorie, storie e culture, cancellate per sempre dalla faccia della terra.”

L’ultimo colpo, inflitto a un uomo già provato dal dolore, dalla rassegnazione, dall’amarezza, sarà la rivelazione fattagli dall’amico fidato e maestro di gioventù Italo Stern: anche Imelda è stata rapita dalla guerra. Questa amara notizia sarà il colpo finale inflitto a Bastiano e tramuterà quest’ultimo in una belva. La modalità della scoperta della morte dell’amata ha in sé elementi del tutto fuori dal comune, quasi delle avvisaglie, dei segnali propri di credenze, superstizioni e tradizioni popolari. Prima l’uomo nero, poi le fattucchiere, ed infine il cuculo, sono chiari segnali di sventura. Solo però le parole di Italo rendono questi presagi, prima incastonati in una realtà quasi onirica, verità. Da qui per Bastiano inizierà una nuova vita verso il Delta. La terra natia e Italo non tarderanno a richiamare Bastiano con rivelazioni che lo porteranno a mettere da parte l’idea di iniziare un nuova vita lontano, diviso dal suo passato.

Un romanzo che reca in sé la sofferenza, le paure, le angosce degli uomini durante il conflitto bellico, un romanzo che racconta, in modo puntuale e preciso, il senso di precarietà e caducità della vita umana. L’uomo è schiacciato dal suo passato, dai suoi sbagli, dai suoi rimpianti e dei suoi rimorsi.

“Ma il sonno non arrivava ancora. A bussare alla porta, invece, erano rimorsi e rimpianti che lo mettevano al chiodo. Il richiamo della montagna era forte e la tristezza lo avvolgeva nella sua fredda coperta. La vita di pianura s’era rivelata diversa da come aveva immaginato all’inizio. Fatiche e pensieri erano rimasti, se non addirittura aumentati. Continuava a usare le mani, a vincare la schiena e a camminare storto. Il cielo non era sgombro. Le nuvole, seppur più alte, non smettevano di fargli sentire il loro peso.”

Senza filtri, Christian Spinello, accompagna il lettore in luoghi e tempi passati, dà lui la possibilità di ascoltare i rumori del mondo, sentire gli odori della terra, toccare con mano la realtà di un tempo che fu e che ci è dato solo attraverso i ricordi dei padri.

Tra richiami ungarettiani visibili nel lessico e nelle immagini belliche evocate e descrizioni verghiane, l’unica pecca che il lettore potrebbe notare in questo romanzo, a mio avviso, è il ritmo troppo lento che accompagna tutte le avventure/ disavventure del Dal Sasso. Ma forse, a ben vedere, è proprio l’argomento principale, quella della guerra e di tutte le sue ricadute, a esigere dalla scrittura questo tipo di ritmo. La lentezza della scrittura è il riflesso del bellum che rallenta le vite degli uomini, le deforma, le porta in un luogo senza tempo, senza spazio, senza terra, senza cielo.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Christian Spinello
Editore: Bibliotheka
Pagine: 184
Prezzo: € 13,00

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“La vita è sogno”, Pedro Calderón de La Barca

la vita è sogno

“Che è la vita? Una follia. Che è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione. E il più grande dei beni è poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e i sogni sono sogni.”

Così termina il secondo atto del capolavoro di Pedro Calderón de La Barca, “La vita è sogno”, una delle opere teatrali più riuscite del Siglo de Oro. L’opera racconta della particolare ascesa al potere di Sigismindo, figlio del re di Polonia, Basilio.
Sigismondo è stato relegato, per volere del padre, in una torre sin dalla sua nascita, in completa solitudine, se si eccettua la presenza del vecchio Clotaldo. Un oracolo aveva predetto che il principe Sigismondo sarebbe diventato re, uccidendo brutalmente il padre e instaurando un potere tirannico.
Basilio però, contravvenendo ai dettami del cielo, decide di far liberare il futuro re, con l’idea che “[…]l’uomo può avere dominio sulle stelle”.
Ci sono due possibilità per Sigismondo: vincere con magnanimità la propria indole o farsi vincere da questa rimanendo irrimediabilmente “bestia”.
Per Sigismondo sarà una sfida non solo con sé stesso e con le pulsioni più recondite e mostruose dell’animo umano, ma anche con il padre che l’ha privato della dignità di uomo e gli ha dato la vita, per poi togliergliela.

“Se non me l’avessi data, non mi lamenterei di te; ma una volta data sì, perché poi me l’hai tolta. Sebbene il dare sia l’azione più nobile e singolare, il dare per poi ritogliere è la maggior bassezza.”

Preludio di una riflessione successiva, quella freudiana, l’opera di Calderón espone, in una modalità in bilico tra l’ingenuità della fiaba e la complessità della costruzione metaforico-simbolica, una riflessione densa di significato e di successive reinterpretazioni: guidato dagli impulsi naturali, l’essere umano si abbandona all’aggressività e alla sensualità fino a rischiare di distruggere e distruggersi.
Argine a questo pericolo è la cultura che regola i rapporti tra gli uomini e li desta dal loro stato ferino.
Un forte pessimismo ma anche una fiducia tutta umana pervadono, come una macchia d’inchiostro che si propaga senza fine, l’intera opera.
Il conflitto natura/cultura, che si traduce tipologicamente nell’opposizione torre/palazzo, viene superato dalla presa di coscienza del protagonista, che, temprato ed educato dell’esperienza, reprimerà le sue pulsioni in omaggio alla sicurezza degli ordinamenti e della cultura.
Non vi è assoluto ottimismo che tenga, come si è già accennato. Calderón delinea, infatti, un personaggio che riecheggia a più riprese i protagonisti della tragedia greca, le loro paure, le loro ansie, i loro comportamenti mai scontati, sempre in bilico, ogni volta inaspettati. Impossibile non scorgere in controluce il tormentato Edipo sofocleo.
Uno solo è il punto fermo in tutta questa gamma di elementi multiformi, magmatici, enigmatici :

“Ma, se sia realtà o sogno una cosa importa: agire bene; se è realtà, perché lo è; se no, per conquistare amici per il momento del risveglio.”

Una morale, che, tutt’altro che improntata all’utile e al contingente, come potrebbe sembrare ad un’occhio poco attento e privo di senso critico, pare librarsi leggera sulle pendici evanescenti dell’animo umano.
Tra l’onirico e il reale, tra l’esperienza immaginifica e l’azione concreta, tra l’irrazionale più irrequieto e il ragionato più ponderato, tra l’orientale e l’occidentale, l’autore è capace di regalare ad ogni rilettura una sfumatura diversa, un valore aggiunto, la scoperta di un significato ancora inesplorato.
Un’opera, che, a dispetto dei luoghi chiusi e ben delineati in cui si svolge, è suscettibile di molteplici interpretazioni e capace di spingere l’occhio e la mente del lettore – oltre che il cuore, beninteso – oltre il consentito e l’immaginabile, trasformando, con l’aiuto del supporto scrittorio, la potenza in atto.

Autore: Pedro Calderón de La Barca
Editore: Einaudi
Pagine: XII-82
Prezzo:€ 9,50

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BLOG TOUR 2° tappa Incipit e Recensione di “Una famiglia bellissima”, Antonella Di Martino

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“Il Frantoio mi piace da morie. È il nostro ristorante. Mamma cucina bene, ma lo chef del locale, come dice papà, è un autentico artista del gusto. Mi piace anche l’ambiente. La sala è spaziosa, ma raccolta. Gli accostamenti di colore ricordano il mio gelato preferito: crema, noce, un assaggio di gianduia. Le poltroncine sono eleganti, ma comode come pantofole di lusso. Qui mi sento libero, lontano da casa e dai brutti pensieri.
Lontano dal segreto.”
(Incipit)

Una famiglia perfetta, una casa perfetta. Questo è lo sfondo del libro di Antonella Di Martino, “Una famiglia bellissima”. Max, Olga e Ottavio, rispettivamente figlio, madre e padre, trascorrono un’esistenza dorata, forgiata dal perbenismo, dalla forma, dalla perfezione quasi ossessiva, dalle emozioni misurate, dal controllo maniacale, ma nascondono un segreto.

“Il segreto è inchiodato ai miei pensieri. Non si muove mai da lì. A volte penso ad altro, ma il maledetto rimane in sottofondo, ostinato come il ronzio di un insetto. La sera, prima di dormire, e il mattino presto è sempre in gran forma: rosicchia dentro la mia testa e mi toglie il sonno.”

Sono prigionieri di una gabbia dorata alla quale se ne affianca un’altra, sotterranea, nascosta, segreta, in cui vive una scimmia dal pelo fulvo e dai penetranti occhi verdi.

“Le scimmie mi piacciono poco. La nostra, che non è una scimmia normale, non mi piace per niente. Mi sembra troppo pelosa, troppo colorata, troppo grossa. Troppa.”

unafamigliabellissimaQuesto equilibrio apparente è destinato all’implosione. L’anziana nonna di Max viene a mancare, ma lascia a “chi vorrà cercare la verità” il suo diario pieno di sconvolgenti rivelazioni. Come un fenomeno carsico la verità lenta ma irreversibile viene a galla cambiando per sempre la vita dei protagonisti e in particolare quella di Max. La nonna nel suo diario parla di una nipote di nome Beatrice, la sorella di Max. Ma allora che relazione c’è tra la presenza della scimmia dal pelo fulvo e la ragazza di nome Beatrice? Quale agghiacciante rivelazione si cela nelle memorie della nonna?

Antonella di Martino apre una finestra sulle brutture di una società, caratterizzata dalla forma e dal perbenismo, whatsapp-image-2016-10-06-at-10-52-55in modo semplice, sottile e puntuale con accenni di fantasia. Racconta di un tarlo che si insinua in una famiglia apparentemente perfetta. Ci parla inoltre delle più ancestrali e recondite paure dell’uomo che lo portano a compiere azioni riprovevoli, a trovare capri espiatori, pur di colmare lo squarcio creato dalla consapevolezza dell’esistenza di anomalie, imperfezioni, diversità. La maschera cade, la forma si disintegra, la famiglia perfetta perisce. In “quest’atomo opaco del male” si incastonano però elementi di rottura, o meglio di superamento della rottura: l’amore, l’amicizia, l’affetto disinteressato e le emozioni più vere. E allora la presa di coscienza si fa totale e non lascia più spazio a nulla.

Scheda del libro

Autore: Antonella Di Martino
Pagine: 173
Editore: Eclissi editrice
Prezzo: 12,00€