“Il buio oltre la siepe”, tra infanzia e pregiudizi.

Ed eccomi qui con un altro articolo/recensione, stavolta, devo ammettere, più “sudato” del solito. Meglio togliersi il sassolino dalla scarpa subito e ammettere che…

NO, NON HO LETTO IL LIBRO TUTTO D’UN FIATO. L’HO INTERROTTO 2 VOLTE E HO LETTO ALTRI LIBRI NEL FRATTEMPO.

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Bene, dopo questa premessa, specifico che sto per parlare comunque di un bellissimo libro che però non mi ha preso come speravo!

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Avevo sentito sempre parlare di questo titolo anche perchè, come forse molti di voi sapranno, si tratta di un libro considerato un “must” nelle scuole americane. E’ proprio per questo motivo che lo si sente nominare spesso e volentieri in film, serie tv e cartoni animati provenienti dal Nuovo Continente. Per citarne qualcuno, “Il buio oltre la siepe” è tra le letture intraprese da Rory Gilmore durante “Una mamma per amica” o dal giovane Charlie nel libro (e poi film) “Ragazzo da parete – Noi siamo infinito”.

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Una scena dal film “Noi siamo infinito” con il libro nella versione originale, 2012

*PERICOLO SPOILER*

La storia è narrata dal punto di vista di Jean Louise Finch (per gli amici, Scout), una bimba di sei anni che vive a Maycomb, un paesino fittizio dell’Alabama, insieme al fratello Jem e al padre avvocato Atticus. La trama si svolge in un arco temporale di circa tre anni e descrive al meglio quella che era l’ipotetica vita degli abitanti delle piccole città americane dell’epoca, fatta di azioni di routine e pregiudizi nei confronti dei neri e non solo. La piccola Scout vive diverse avventure insieme al fratello e al loro amico Dill, tutte più o meno con l’intento di far uscire di casa il loro misterioso vicino Arthur “Boo” Radley, che gli abitanti di Maycomb non vedono più da anni, nonostante sappiano che è ancora vivo. La calma della cittadina viene però scalfita da un evento: un uomo di colore viene accusato ingiustamente di violenze sessuali nei confronti di una ragazza bianca. Atticus Finch viene incaricato di difendere l’uomo e, restando il più professionale possibile, cercando di convincere la giuria dell’insensatezza dell’accusa e scovando la verità all’interno del processo, viene accusato a sua volta di essere un “negrofilo”. Il processo termina a sfavore dell’uomo di colore, anche se per la prima volta si intravede un barlume di speranza per il futuro: la sentenza è stata emessa in quasi due ore invece dei soliti pochi minuti. Questo è sintomo di una società che vuole cambiare ma che è ancora radicata nei suoi pregiudizi. Il padre della ragazza “violentata” serba, però, ancora del rancore nei confronti di Atticus e, intenzionato a ucciderli, lungo la via del ritorno da una festa locale, assale Scout e Jem. Lo scontro però finisce inaspettatamente con la morte dell’uomo per mano di Boo Radley, uscito dopo anni dalla sua casa per salvare quelli che considerava forse i suoi unici due amici. Il libro finisce con un finale “misterioso”, in cui Atticus è convinto che l’omicidio sia avvenuto per mano di suo figlio mentre l’ispettore di polizia si rende conto del coinvolgimento di Boo Radley ma cerca di archiviare il caso come un incidente per evitare il caos e lo stress del tribunale all’ormai vecchio Boo…

*FINE PERICOLO SPOILER*

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La trama è molto avvincente, lo ammetto, ma dopo un inizio intrigante, mi sono arenata circa a metà libro. I passi dedicati al misterioso Boo sono interessanti ed ero davvero curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire la vicenda, ma veramente, verso metà libro, forse con la mancanza momentanea proprio di questi passaggi, mi sono bloccata!

I giochi tra Scout, Jem e Dill hanno iniziato ad annoiarmi e la crescita di Jem e il suo passaggio da bambino a ometto mi hanno snervato in parecchi punti.

Dopo questa pausa di riflessione a metà libro però, c’è stato un raggio di sole…

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…è arrivato il caso di violenza che ha scatenato il delirio nel paesino di Maycomb!

Detto così suona davvero male ma sul serio, questa seconda parte l’ho trovata molto più scorrevole di quei capitoli centrali! Inaspettatamente, infatti, ho terminato il libro dopo un paio di giorni da quando l’ho ripreso a leggere.

Penso si tratti comunque di una storia assolutamente da leggere. Molti passaggi mi hanno lasciato lì a riflettere su quanto siano assurdi e radicati i pregiudizi, non solo quelli sui neri, ma anche sui bianchi di ceto basso o comunque inferiore al proprio. Il tutto poi, descritto da una bambina innocente che si ritrova smarrita difronte a tanta cattiveria, lascia ancora più spazio ai pensieri…

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi leggere, non seppi di amare la lettura. Si ama, forse, il proprio respiro?”

-Jean Louise Finch-

Spero di non aver spento il vostro entusiasmo e anzi, vi annuncio che è uscito anche un altro libro intitolato “Và, metti una sentinella!”, che narra le vicende degli stessi personaggi, ma in un’epoca successiva (nonostante il libro sia stato scritto prima de “Il buio oltre la siepe”). Chissà, magari proverò a leggere anche quello 🙂

Arrivederci e alla prossima lettura!

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Scena tratta dal telefilm “Una mamma per amica”

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3 thoughts on ““Il buio oltre la siepe”, tra infanzia e pregiudizi.

    • E’ sicuramente un titolo da leggere! 🙂 Eh quante cose si scoprono ahah se fossi andata più a fondo con la ricerca sarebbero sicuramente usciti altri telefilm/film in cui era citato…

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  1. Pingback: Consigli in pillole: 10 romanzi di formazione da leggere assolutamente | Leggendo a Bari

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