Le meccanica…della pazienza

libro

Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.

Il libro “La meccanica del cuore” inizia con questa frase che, almeno per me, è sufficiente per farmi credere che forse mi trovo davanti a una lettura piacevole, di quelle che si fanno tutte d’un fiato. Sarà così? Decisamente no. Per citare l’ammiraglio Ackbar di StarWars “ITS A TRAP!”. Partiamo con ordine e lasciate che vi racconti la trama.

Il piccolo Jack nasce nella notte più fredda di Edimburgo e il suo cuore, per questo motivo, si ghiaccia.  Madeleine, la donna che aiuta la madre a partorire, lo salva impiantando un orologio nel suo petto: gli ingranaggi meccanici aiuteranno il cuore ghiacciato a battere. E fin qui il lettore scava ancora un po’ sul cuscino del divano per sistemare la propria nicchia sicura, così da prepararsi ad andare avanti con la storia. La madre del piccolo è una prostituta che, non avendo nessuna intenzione di tenerlo, lo lascia a Madeleine che accetta di prendersene cura. Jack, quindi, cresce in cima alla collina di Edimburgo, nascosto agli occhi della società per la sua bizzarria (ndr. qualcuno ha detto Edward mani di forbice?)fino a quando, all’età di dieci anni, non convince la sua mamma adottiva a portarlo in città. Dopo mille raccomandazioni i due, finalmente, partono in direzione del centro cittadino e lui, come nel più classico dei cliché si innamora perdutamente di un’altra bambina.

Apriamo una parentesi: mio fratello, quando aveva dieci anni, le ragazze le notava solo se c’era da fare un gruppo per giocare a nascondino. Il nostro Jack invece è bello precoce e pur avendo vissuto tutto questo tempo rinchiuso in casa, capisce subito che quello è amMore (una sola “emme” non sarebbe sufficiente per far capire lo stato di sublime perdizione verso cui precipita il ragazzino) e così torna a casa e scalpita perché deve ritrovarla. Il bambino (perché di questo si tratta) ci fa subito notare i primi segni di una mal celata pulsione sessuale: non fa altro, ad esempio, che pensare ai seni di Miss Acacia, l’altra bambina, che vengono descritti simili a delle meringhe di cui vorrebbe abbuffarsi; nel sognarla in versione “micromachine” la vede appollaiata sull’orologio e…

Poi comincia a leccarmi delicatamente la lancetta dei minuti.

A questo punto, nel silenzio della mia stanza, si è alzato un sonoro “Ma fammi il piacere!”. Sarà che io l’amore di questo tipo, che stravolge e rende ossessivi, proprio non riesco a concepirlo se usato per un personaggio bambino. Ad ogni modo, da quel momento succede di tutto. Naturalmente evito di raccontare i dettagli, ma posso dirvi che il libro, pur essendo di sole 160 pagine è una montagna russa per quanto riguarda il suo indice di gradimento. Amerete le prime pagine, poi le odierete, poi tornerete ad apprezzare le venti successive, poi il capitolo dopo sarete quasi tentati di smettere di leggere…insomma, un delirio. In tutto questo vedremo i personaggi rimanere sempre uguali, non maturare o cambiare mai e faremo fatica, per questo, a immaginarli crescere. Quindi Miss Acacia resterà sempre un po’ rimbambita, Jack non perderà mai la sua fissazione morbosa verso il gentil sesso, etc, etc.

Per chi è abituato a leggere Erri De Luca saprà che spesso, questo autore, concede alla sua poesia diversi capitoli ed è forse questo a farci innamorare dei suoi libri. Mathias Malzieu tenta a sua volta la via della poetica con risultati, a parer mio, esilaranti. Sono del parere che, per inserire scene simboliche, sia necessario accompagnare il lettore e non buttarle lì, di punto in bianco, perché il risultato stonerebbe con tutto il resto. Questo è un estratto “poetico” in un momento random del libro:

Dai, vieni mio albero in fiore, stasera spegneremo la luce e sui tuoi boccioli poserò gli occhiali. Con la punta dei rami segnerai la volta celeste e scuoterai il tronco invisibile che sostiene la luna. Nuovi sogni cadranno ai nostri piedi come neve tiepida. Pianterai a terra le tue radici a forma di tacchi a spillo, che faranno saldamente presa. Lascia che mi arrampichi sul tuo cuore di bambù, voglio dormire accanto a te.

E ancora, una perla che io ritengo comica e fuori luogo

Quando arriva con le sue labbra (ndr. agli ingranaggi che lui ha nel petto, non pensate male) mi fa l’effetto della fata turchina di Pinocchio, ma più realistico. Ma non è il naso ad allungarsi.Kowalski-Facepalm-penguins-of-madagascar-22474060-639-480

Concludo con questa frase meritevole del Pulitzer e vi dico che, se non avete voglia di leggere il libro, potete anche scegliere l’opzione animata visto che è stato prodotto un film basato su questa storia. Qualora decidiate di guardarlo, fatemi sapere il vostro parere. Io non mi sento, nonostante tutto, di sconsigliarvelo. Noi divoratori di libri siamo tanto diversi quanto vari, quindi quello che per me è stato un flop per voi, magari, sarà il libro della vita!

PS: Grazie a Patrizia per la foto del libro.

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One thought on “Le meccanica…della pazienza

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