Giulio Perrone, intervista all’autore

Noi di Leggendo a Bari abbiamo avuto la possibilità di incontrare, al “Caffè d’arte Dolceamaro” di Bari, lo scrittore ed editore Giulio Perrone che ha presentato il suo nuovo libro Consigli pratici per uccidere mia suocera edito da Rizzoli.  Un evento davvero interessante, una chiacchierata con l’autore, moderata da Maria Grazia Rongo, in cui abbiamo potuto conoscere meglio il suo lavoro, il suo scritto, il percorso che lo ha portato a questo.
In questo romanzo Perrone narra le vicende di Leo, dipendente di una casa editrice diretta da un personaggio alquanto singolare, Enea, che assilla i suoi collaboratori affinché trovino, al suo posto, l’espediente giusto per far si che la suocera muoia alla fine del libro che sta scrivendo.

Leo non ha concluso nulla nella sua vita, un po’ come suo padre, Dustin, un personaggio macchietta, arricchito dalle sue stravaganti storie. In bilico tra la sua ex moglie, ora amante, e la sua compagna. E ancora una volta non sa scegliere.

Con questo romanzo, Perrone si focalizza su un genere diverso rispetto a quello del suo primo lavoro, L’esatto contrario, ma rimane ben saldo sull’usare un personaggio maschile perché è il punto di vista di un uomo quello che gli interessava far uscire fino in fondo.  Uomini che però qui sembrano essere meno forti a decidere della loro vita rispetto alle donne, ovvero Annalisa e Marta.

Un incontro con Perrone per conoscere un romanzo sui rapporti amorosi, lavorativi, tra padre e figlio, sulla scelta e sulla risoluzione della vita. Riuscirà Leo, un artista della fuga, a smettere di correre?

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Maria Grazia Rongo e Giulio Perrone durante l’incontro del 4 maggio al “Caffé d’arte Dolceamaro” a Bari

A fine presentazione, inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchere con l’autore dando vita ad una piccola intervista che qui vi riportiamo.

L’ambiente editoriale può essere ostico così come si legge nel suo libro? Personaggi come Enea esistono realmente in questo mondo che noi lettori tendiamo a mitizzare?

Diciamo che Enea Ranieri Malosi è un editore piuttosto sui generis e per fortuna non direi che esistano degli editori esattamente uguali a lui. Mi sono divertito a raccogliere nel suo personaggio un po’ tutte le follie, le fissazioni e i tic degli editori che conosco, me compreso. Detto questo l’ambiente in cui ormai mi muovo e lavoro da più di dieci anni è sicuramente complesso e ricco di sfaccettature anche ostiche a volte. Penso tuttavia che continui ad essere, quello che faccio, il lavoro più bello e sicuramente appassionante del mondo.

Dustin è una figura paterna un po’ particolare ma molto attuale, com’è avvenuta la creazione di questo personaggio? Perché ha deciso di inserire questo personaggio controverso nella già problematica vita del protagonista?

Il rapporto padre-figlio è qualcosa che mi interessa e per certi versi ossessiona da sempre. Non in quanto abbia avuto un padre come Dustin per fortuna ma perché credo che si tratti di uno degli snodi fondamentali della vita di una persona e soprattutto di un uomo. Il protagonista soffre di una profonda crisi e precarietà emotiva che viene alimentata da tanti fattori, compreso questo padre, prima del tutto assente, e poi così incredibilmente presente nella sua vita ma non nel ruolo che gli spetterebbe. Penso che un ragazzo non ancora diventato uomo come Leo non potesse non avere un padre tipo Dustin.

E’ stato difficile immergersi nel focus di Leo e provare a trasmettere le emozioni e i sentimenti di questo personaggio, comprese le difficoltà sia lavorative che sentimentali? Si ritiene soddisfatto del lavoro fatto o ha qualche “rimpianto”, magari di qualcosa che ha preferito omettere al momento ma di cui poi si è pentito?

Devo dire che nonostante la mia vita sia un po’ distante da quella di Leo, non ho fatto fatica ad immedesimarmi come del resto mi hanno confessato molti lettori uomini. Questo perché al di là delle contingenze di vita, le sue preoccupazioni, i suoi cedimenti, la sua fragilità fa parte forse di molti di noi in modo diverso. Viviamo un periodo in cui sicuramente i quarantenni non brillano per fermezza e decisione. Stiamo attraversando un periodo di transizione all’interno di una società che continua a cambiare e ci rende sempre meno sicuri di tutto quello che ci circonda.

Durante la presentazione si è accennato al suo precedente lavoro, “L’esatto contrario” che, a differenza di questo nuovo lavoro, è un giallo a tutti gli effetti. Ha già spiegato come il protagonista, Riccardo, abbia esaurito tutto quello che aveva da dire e che, per questo, non ha sentito la necessità di creare un altro romanzo. Nella sua decisione può aver influito la “paura” di essere poi etichettato come autore di genere e di non riuscire più ad uscirne? E quanto è stato difficile passare da un registro all’altro in fase di scrittura del nuovo libro?

Devo dire che non mi sono posto il problema del genere o del rimanere etichettato perché credo (anche da editore) che sia necessario andare oltre questi ragionamenti e pensare solo agli scrittori e ai libri. Detto questo sicuramente la storia di Leo non poteva in alcun modo presupporre una trama noir. Si trattava di una storia molto diversa anche se ravvedo molti punti di continuità tra i due libri nello stile e nel tono della narrazione. Anche se questo, nel bene e nel male, lo sento molto più mio come autore.

Andando un po’ più sulla sfera personale, lei passa da essere il direttore della Giulio Perrone Editore ad essere semplicemente Giulio Perrone, autore per Rizzoli. E’ difficile il passaggio tra le due condizioni? E, soprattutto, le due attività sono facilmente conciliabili?

Secondo me sono due rette parallele o almeno io le vedo così. La scrittura è uno spazio che mi piace tenere molto distante dalla mia attività di editore che è il vero lavoro, quello che faccio quotidianamente e che continua ad appassionarmi. Sono due ruoli molto distanti per responsabilità e impegno ma anche per quello che possono darti in termini di emozione. La cosa che li accomuna credo sia la dedizione e l’amore verso le storie. Da raccontare o da pubblicare.

Scommettiamo che tutti i lettori si stanno ponendo la stessa domanda: come ha preso sua suocera il titolo del libro?

Inizialmente con un po’ di disappunto, ma poi si è divertita a leggerlo prima di tutto perché parliamo di un libro profondamente ironico e poi perché i consigli che Leo dà sono davvero di difficile attuazione…

Tornando al suo ruolo di editore, sappiamo che avete fortemente voluto e presentato al Premio Strega il libro di Chiara Marchelli “Le notti blu”. A tal proposito è stato indetto, per il 15 giugno 2017, il Gruppo Lettura Day che vedrà coinvolti numerosi GdL in tutta Italia, tra cui il nostro di Leggendo a Bari. Lei cosa pensa dei gruppi lettura? Li considera una realtà in grado di rilanciare la lettura in Italia?

Sono una straordinaria risorsa perché alimentano la passione dei lettori forti. Anche noi come casa editrice da settembre ne abbiamo creato uno presso la nostra sede che ospita ogni mese autori di altre realtà editoriale. Un’esperienza davvero straordinaria. Quello che spero è che piano piano si possano attrarre anche lettori meno forti magari con grandi iniziative come il Gruppo Lettura Day che tendono ad unire realtà operanti in luoghi diversi. Credo infatti che un coordinamento dei circoli di lettura possa essere assolutamente vincente.

Come chiusura di questa intervista le chiediamo: è più divertente essere Giulio Perrone lo scrittore o Giulio Perrone l’editore?

Credo sia più divertente fare lo scrittore perché si sente meno responsabilità. Ti devi preoccupare solo di te stesso, mentre da editore hai il grande onere, che è anche un onore, di difendere, supportare, far crescere i tuoi autori. Come per il libro di Chiara Marchelli che speriamo si faccia strada il più possibile al premio Strega.

Ringraziamo ancora Giulio Perrone per l’interessante incontro e per la sua immensa disponibilità.

Autrici: dolcedany84ilariamorusoNicoleZoi

 

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3 thoughts on “Giulio Perrone, intervista all’autore

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