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Falso in bilancia – Selvaggia Lucarelli

41WObLyJAWL._SX319_BO1,204,203,200_Buongiorno lettori,
come stanno andando le vostre vacanze? State arrostendo al sole? Oggi vi parlo di un libro che ha tutto il potenziale di essere il romanzo adatto a finire nella vostra borsa per il mare. Leggero, tematica che fa sorridere e stile di scrittura come sempre affascinante: parlo dell’ultimo romanzo di Selvaggia Lucarelli “Falso in bilancia”. Come sempre i titoli della Lucarelli sfruttano un gioco di parole per fare un piccolo spoiler ai lettori (così è stato anche per “Dieci piccoli infami”) e quindi come potrete immaginare qui Selvaggia ci parla di chili di troppo. Vi lascio la trama.

Questa cosa di nascere affamati è una maledizione mica da poco. Io mi immagino il Sommo Creatore del Metabolismo che con sadico, casuale cinismo distribuisce culo e dannazioni metaboliche a tutti noi prima di nascere. “Tu mangerai quel che vuoi senza ingrassare”, “Tu nascerai già chiatto di costituzione e resterai chiatto con tutte le diete del mondo” e infine: “Tu invece nascerai magro ma avrai una fame eterna e se vorrai rimanere magro dovrai resistere giorno dopo giorno, quindi tanti saluti e buona vita!Cosa succede se in gravidanza ingrassi di venti chili e il tuo ginecologo (insieme a una stramaledetta bilancia professionale) si trasforma nel nemico numero uno? E se hai una mamma che ti nutre a verdura e poco più perché a lei il cibo non interessa e che a un certo punto decide di fare lo sciopero della fame per solidarietà con Pannella? Cosa accade se la tua migliore amica ti dà della grassona per errore (suo) o se, a quarant’anni, ti fidanzi con un cuoco che vuole viziarti in ogni momento con succulenti manicaretti? Ecco, succede quello che Selvaggia ci racconta in questo spassosissimo libro, dove si confessa e ci mostra la realtà che (quasi) tutti noi viviamo costantemente: il conflitto con il nostro peso e con l’immagine che rappresenta in questa società che tenta incessantemente di condizionarci. Contando sul fatto che siamo tutti accomunati dallo stesso miraggio: quello che un giorno potremo scegliere un super potere che non sarà l’invisibilità, o passare attraverso i muri o volare. Sceglieremo di mangiare senza ingrassare. Convinti che il nostro sogno prima o poi si avvererà.

Come dicevo, questo è un romanzo che si lascia divorare con estrema facilità, sia perché il lettore ha l’impressione di fare una chiacchierata con l’autrice stessa e quindi, in religioso silenzio, ascolta interessato i suoi tanti aneddoti (anche questo è un romanzo autobiografico), sia perché la Lucarelli ha un modo di scrivere talmente trascinante e vivace che tutto quello che mette su carta viene “bevuto” dal lettore in dieci nano secondi. Ha un modo di costruire le battute che raramente si trova in giro (almeno nel panorama italiano femminile) e in tutti gli anni che la seguo mai mi è capitato di soffermarmi su un suo scritto (anche su Facebook) e pensare “Madò, ma che palle”. Che siano post di racconti dei suoi viaggi (ndr che spero presto vengano pubblicati in una raccolta perché meritano davvero di essere riletti tutti) o post di inchiesta, la Lucarelli riesce a far leggere 3000 battute anche al tipo che nella sua vita ha letto solo la lista degli ingredienti della confezione dei cerali la mattina e che neanche l’ha mai finita tutta.

Tornando al romanzo, Selvaggia ci racconta della sua vita da affamata cronica. Un pozzo senza fondo, la Lucarelli ha vissuto la sua vita ponendosi sempre la stessa domanda “Cosa si mangia oggi?”. Certo, leggere queste cose, dei suoi problemi di peso e della difficoltà ad accettarsi mi ha reso, soprattutto all’inizio del libro, un po’ perplessa. Come chiunque si trovi nella situazione di vivere con dei chili di troppo, guardo con diffidenza chi parla di ciccia e poi, a guardarla bene, è una gran figa. Insomma, non sembra credibile che una come Selvaggia possa comprendere la sensazione di disagio che si prova a lottare dentro un camerino con un paio di jeans troppo stretti. Stavo quindi per gridare all’impostore e terminare la lettura senza darle altre possibilità, ma poi sono andata avanti e ho capito. Ho capito che poteva essere vero. Che siamo tutte pazze, noi donne. Che ci facciamo davvero troppe pippe mentali, che viviamo male il nostro corpo sempre, che useremo sempre il peso come arma per ferire anche se, come donne, sappiamo che il body shaming è la cosa più ignobile che una persona possa subire. Ricordo la pubblicità in cui una ragazza in carne si reca in spiaggia, piazzandosi poco distante da un gruppetto di ragazze perfette e fiera dei suoi chili di troppo si alza per andare a fare il bagno. Quando l’ho vista ho pensato “Seh, fosse così facile”. Non era credibile per me. In questo libro invece c’è un percorso di accettazione che è Selvaggia stessa che ha dovuto affrontare. Ci racconta come ha fatto, ci spiega che la vita è troppo breve per trascorrerla a nasconderci a causa di una forma fisica che non ci fa sentire a nostro agio.

Vi dico solo che lei, la Lucarelli, dopo praticamente un’intera esistenza a dover combattere contro chi le imponeva di etichettare il cibo come il nemico da eliminare, ha trovato la felicità tra le braccia di un giovane splendido cuoco. E ora è felice.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Rizzoli
Pagine: 196
Prezzo: 17.00 euro
Voto: 7/10

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Dieci piccoli infami – Selvaggia Lucarelli

8032867Facciamo un gioco: provate a spendere qualche minuto per ripercorrere con la mente il vostro passato e cercate di individuare tutte quelle persone che, per un motivo o per un altro, hanno segnato in negativo la vostra vita. Riuscite a individuare, tra tutti quei volti, dieci persone che potremmo etichettare come “infami”? Qualcuno che vi abbia fatto un torto o che per un motivo ora banale vi ha causato traumi adolescenziali all’epoca impossibili da lasciarsi alle spalle? Selvaggia Lucarelli ci presenta, in queste duecento pagine, la sua classifica personale di infami raccontandoci alcuni episodi della sua vita, partendo dalla suora dei tempi delle elementari che menava colpi come Tyson, al Signor Amuchina, l’uomo fissato con l’igiene con cui ha convissuto un breve periodo.

Impossibile resistere alla tentazione di andare a cercare su facebook i nomi che vengono citati (tutti reali eh!) e altrettanto impossibile sarà trattenere il sorriso di fronte a questi ricordi. Spesso, durante la lettura, mi sono trovata a pensare con solidarietà “Povera Selvaggia” e a ritenermi soddisfatta che nel mio personale conteggio di infami faccio fatica ad arrivare a cinque. Cinque brutti o antipatici ricordi. Non male, no? Voi ci state provando a contarli? Siete stati fortunati come me nel vostro percorso di vita?

E’ un libro che mi trovo a consigliare soprattutto in questo periodo estivo in cui si ha poca voglia di fare qualsiasi cosa. Sono poche pagine, scritte in maniera fluida e piacevole e soprattutto ti ritrovi, senza volerlo, a fare un po’ di psicoanalisi ragionando su chi ti ha affiancato in questi anni e su quello che potrebbe, in qualche modo, averti segnato o ferito. Piccole cose che con il passare degli anni ti potrebbero aver portato a limare un po’ di più il tuo carattere, rendendo spigolosi angoli che prima erano pacificamente smussati.

Insomma, fatemi sapere cosa ne pensate.

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Rizzoli
Pagine: 226
Prezzo: 17.00€