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Una donna può tutto – Ritanna Armeni

Possibile che siano donne? Così brave, abili, precise, spietate? Così incuranti del pericolo? Arrivano la notte all’improvviso, seminano il terrore e poi toccano di nuovo il cielo. Misteriose, sfuggenti, inafferrabili. Sembrano streghe. Nachthxen, streghe della notte. 

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Quello de “Le streghe della notte” è un fatto storico che poche persone, sfortunatamente, conoscono. Ci troviamo in Russia nel 1941 durante la seconda guerra mondiale. Hitler avanza in territorio sovietico macinando conquiste e chilometri che lo portano sempre più vicino al suo folle obiettivo. La Russia trema, ma il suo popolo non ha nessuna intenzione di darsi per vinto. Mentre gli uomini partono per il fronte gli studenti occupano il loro posto nelle fabbriche, cercano di camuffare la città, coprono i tetti, ridisegnano con le barricate le strade, occultano i luoghi più importanti, ridipingono di grigio le cupole d’oro delle chiese. Fanno di tutto per rendere difficile il riconoscimento degli obiettivi più delicati e più facile, invece, per gli abitanti, sfuggire alle mitragliatrici e alle bombe della Luftwaffe. 

Ritanna Armeni ci racconta di quei momenti attraverso gli occhi dell’ultima strega ancora in vita, Irina Rakobolskaja, 96 anni e vice comandante del 588° reggimento. Durante la lettura passiamo dal racconto della giornalista che ci descrive il suo incontro con Irina e poi, quasi a rivivere un flashback di quest’ultima, veniamo catapultati sui biplani che hanno reso celebri queste donne e vediamo con i loro occhi momenti che hanno fatto la storia e creato la meravigliosa leggenda di queste eroiche combattenti.

Veniamo così a sapere che non era previsto che le donne potessero combattere in prima linea. Che fu una delle più importanti aviatrici russe, Marina Raskova a convincere Stalin a dare loro una chance e creare un reggimento di sole donne. Quello che appare incredibile è l’idea che a sfidare il pericolo, mettendo in gioco la propria vita fossero delle volontarie. Il senso d’amore così forte per la patria è qualcosa che, purtroppo, a noi ora è quasi totalmente sconosciuto.

No, non sotto un cielo straniero,
non al riparo di ali straniere,
io ero allora col mio popolo
là dove, per sventura, il mio popolo era.

E’ stata una lettura emozionante da cui sono uscita, a fine libro, arricchita sia da un punto di vista culturale che emotivo. Non dimenticherò mai queste splendide donne e la loro storia e non dimenticherò mai ciò che hanno voluto dimostrare al mondo intero: una donna può tutto.

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PS: mi piace pensare che loro, le streghe, possano essere state anche il motivo per cui, nel 1963, la prima donna ad essere mandata nello spazio fu proprio la cosmonauta Valentina Tereskova. Come in una pista di un aeroporto, hanno spianato la strada al decollo di altre donne dopo di loro.

 

Scheda del libro

Editore: Ponte alle grazie
Pagine: 230
Prezzo: 16.00 euro

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Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut

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Quando ho incominciato a leggere questo libro mi sono chiesta cosa potessero avere a che fare tra loro la fantascienza e una storia di guerra. Cosa ci potesse essere di più diverso.

Kurt Vonnegut ha trovato il giusto equilibrio, la giusta mescolanza di fantasia e realtà, che riuscisse a spiegare in maniera realistica, ma anche critica, cos’è la guerra, quali sono i suoi orrori, specie perché coloro che la combattono al posto dei “grandi”, altri non sono che “bambini”.

Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini non è un libro da leggere alla leggera: è intenso, carico di humor nero; è di fantascienza, ma descrive anche la realtà con estrema crudezza. È la proiezione che una mente geniale è riuscita a produrre, di un disastro.

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Immagine di Dresda dopo il bombardamento avvenuto durante la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945

Il focus è sul bombardamento di Dresda, avvenuto durante la seconda guerra mondiale, ma le vicende di Billy Pilgrim, il protagonista, vi girano attorno come se volessero sviare il lettore, ma al tempo stesso accompagnarlo verso la più terribile realtà. La narrazione della sua vita è discontinua, frammentaria, l’ordine cronologico va a perdersi di fronte al meraviglioso e orribile “potere” di Billy di poter saltare da un momento all’altro della sua vita senza avere controllo di essa. Un potere alieno, che Billy subisce nella consapevolezza che la morte non sia qualcosa di definitivo, che tutto sia già scritto, destinato e irrimediabile.

Billy guarda la sua vita passargli davanti in maniera passiva, una vita vissuta in funzione di una giovinezza di orrori, di una innocenza rubata da uno dei più terribili avvenimenti possibili.

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Kurt Vonnegut durante il servizio militare, nei primi anni quaranta

Kurt Vonnegut ha vissuto la guerra sulla sua pelle, è scampato alla morte sotto il cielo di Dresda per pura fortuna. Si ripromette di raccontare la sua storia, ma è difficile trovare il modo giusto per rendere ciò che ha vissuto. È così che scrive della sua esperienza della guerra e del bombardamento di Dresda come meglio può, attraverso simboli e proiezioni, tra cui spicca la figura dello scrittore squattrinato Kilgore Trout: le sue opere, la cui trama è esplicata in poche righe, sono vere e proprie critiche al mondo, che mettono in discussione non solo la società umana, ma anche la religione, le ideologie, la guerra.

Le vicende di Billy, ciò che pensa, le sue reazioni alle mostruosità della guerra, le sue convinzioni a cui il lettore resta in dubbio se credere o no: si riassumono tutte alla luce della concezione che ha della vita, vista come effimera, come qualcosa di estremamente fragile.

Billy sembra costruirsi da sé il mezzo per sopravvivere allo scempio materiale ed emotivo che lo circonda, e tramite racconti di rapimenti alieni, viaggi nel tempo e mondi paralleli, lancia un messaggio, crea una metafora attraverso cui esplicare il suo silenzioso urlo di aiuto, attraverso cui fuggire all’orrore di ciò che ha vissuto.

Alla fine, poco importa se le vicende fantascientifiche e strambe che Billy racconta siano accadute realmente o no: cosa c’è di più assurdo della guerra in sé, dove migliaia di persone muoiono per un sì o per un no, dove “bambini” agghindati da soldati si ammazzano tra loro per conto di altri?

“Così va la vita” è ciò che Billy si ripete, che pensa con abitudine quasi ossessiva, per giustificare qualsiasi morte, qualsiasi orrore che lo circonda. Come se le cose, semplicemente gli capitassero: tratto imparato, secondo lui, dagli alieni tralfamadoriani, che sanno bene come terminerà l’universo e lo accettano. Così lui accetta tutto ciò che gli accade, consolandosi con la convinzione che ogni momento esisterà sempre anche dopo che è trascorso, in un altro luogo. Nulla muore mai veramente.

Sembra quasi voler dire che l’unico modo di sopravvivere a un evento così cruento e spietato come il bombardamento di Dresda sia, appunto, accettare che queste cose succedono. Come se la colpa non fosse di nessuno. La capacità e la consapevolezza di poter agire e influenzare la direzione della propria vita è persa, perché farebbe troppo male pensare che ciò che accade è da attribuire anche alle proprie decisioni. Fa troppo male pensare che qualcuno abbia voluto davvero tutto questo.

Si può reagire solo così, all’orrore.

Mattatoio n. 5, un titolo emblematico che tramite il nome di un luogo in cui la morte regna sovrana e l’accostamento di un numero casuale, vuole esplicare ancora una volta quanto la vita non dipenda da noi, quanto il caso non guardi in faccia a nessuno. Che sia il 5 o il 6, sembra poca la differenza. Ma la differenza, in realtà, è quella tra la vita e la morte.

Scheda del libro

Titolo: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
Autore:
 Kurt Vonnegut
Pagine: 196
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 9,00 €