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5 buoni motivi per leggere Stoner

Io ho davvero poca pazienza e sono talmente curiosa che i regali che ricevo per Natale li apro sempre prima del 25 dicembre (Purtroppo ben pochi sono libri!). Inoltre sono una persona estremamente golosa a tal punto che non so resistere a una tavoletta di cioccolato senza mangiarla tutta. Eppure Stoner è rimasto a prender polvere sullo scaffale per un bel po’ di tempo(L’ho perfino consigliato prima di leggerlo!). È davvero una sensazione strana quella di sorprendersi delle proprie scelte. Non avrei mai immaginato che un libro da me tanto desiderato avrebbe atteso di esser letto per anni. Poi, al momento giusto, è stato lui a scegliere me. L’ho portato con me per sbaglio in borsa in una di quelle giornate universitarie interminabili che ti fanno svegliare presto e tornare a casa tardi e mi ha fatto compagnia in treno per quel giorno e per i seguenti. Di quanto ho trovato al suo interno e del perché dovreste leggerlo, vorrei proprio parlarvene.

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Ecco qui (i miei) 5 buoni motivi per leggere Stoner:

Grigio: Grigi non sono solo i capelli di chi ha visto tanta vita e il cielo d’inverno ma grigia delle volte è anche la vita. Grigia, è la vita di Stoner. Le poche volte in cui prende decisioni, il fato lo punisce. Eppure non vi è alcun fallimento quando si rispetta profondamente se stessi e non si tradisce la propria integrità morale. Questo è uno dei messaggi che il caro Williams ci lascia in questo libro incredibilmente potente. Consigliato a chi vuole scoprire le sfumature e la profondità di un uomo apparentemente monocolore.

Incanto: Molti scrittori possono produrre una storia avvincente ma un bravo scrittore sa rendere indimenticabile una storia banale. La bravura non si ostenta, quando c’è si manifesta da sola e quella di John Williams è talmente evidente che non occorre dilungarsi a riguardo. Questo è proprio uno di quei libri che, una volta terminato, ti fa esclamare: “Eccolo, finalmente”.

John Williams

Equilibrio: L’arte di calibrare i giusti ingredienti nella letteratura non va mai sottovalutata e Stoner è un libro che dosa sapientemente delicatezza ed energia. In quest’opera si trovano diverse tematiche: la ricerca di una vocazione, le delusioni e gli scontri, l’amore idealizzato e quello passionale, la cattiveria, l’incomprensione e le occasioni perdute. Cosa ne viene fuori? L’Opera. Non un’opera qualsiasi ma una con la lettera maiuscola. Semplice e complessa. Dolce e allo stesso tempo, amara.

Vita: Stoner è una vita che scorre di fronte agli occhi del lettore. E’ un libro in cui non succede QUASI nulla, si tratta di un’esistenza ordinaria e priva di colpi di scena ma vi si trova tutta la sorprendente banalità della vita. Mentre le pagine scorrono, l’opera di Williams conquista la mente e il cuore del lettore.

Stoner: L’ultima ragione è la più ovvia. Williams ne scolpisce ogni tratto come il più abile degli scultori e realizza un personaggio autentico. E come quando si guarda un’opera d’arte, si osserva un tramonto o si legge una poesia, non si può che contemplare la bellezza e restare senza parole.

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Recensione doppia su Jasper Fforde

Oggi un’eccezionale recensione doppia! Il perché è presto detto: si tratta di due libri della stessa serie che ho letto in maniera continuativa!
Ma partiamo dal primo: ‘Il caso Jane Eyre’ di Jasper Fforde
È un 1985 diverso, in un mondo dove i libri sono il bene più prezioso. E i confini tra realtà e fantasia sono più morbidi del consueto. Mycroft, vecchio inventore, escogita un sistema per entrare di persona in romanzi e poesie. Acheron Hades, criminale diabolico, se ne appropria e rapisce “Jane Eyre” dal manoscritto originale di Charlotte Brontë: a indagare arriva Thursday Next, Detective Letteraria. Reduce dalla guerra di Crimea (che imperversa da centotrent’anni), ha in sospeso un amore. Le indagini la riportano a Swindon, sua città natale; sbarcata da un dirigibile di linea, salta in groppa a una fuoriserie decappottabile dai mille colori. Riuscirà a salvare Jane Eyre e a rimettere in sesto la sua vita?
Questo romanzo è stata una vera scoperta. Letto perché consigliatomi da un’amica mi è piaciuto davvero tanto. Finalmente abbiamo una protagonista con i così detti ‘attributi’, combattiva ed intelligente. Insomma, la tipica donna che combatte per quello in cui crede, che si tratti di lavoro, amore o ideali.
Anche il ‘cattivo’, Hades, non è il solito cliché: ha estro, inoltre è insopportabilmente narcisista e questa sua caratteristica gli fa avere delle uscite molto divertenti.
C’è da dire che, se vi aspettate uno di quei libri in cui in ogni pagina c’è un colpo di scena, questo non fa per voi. Ma se volete una storia leggera, a tratti divertente, che vi possa anche portare una piccola morale, questo libro è quello che cercate! E poi ci sono così tanti riferimenti alla letteratura mondiale che, chi ama leggere, non può non adorarlo!

 

 
Nel secondo libro, Persi in un buon libro, la nostra detective letteraria Thursday Next è diventata famosa per aver sconfitto Acheron Hades e salvato “Jane Eyre” dalla distruzione, migliorandone persino il finale. Anche nella vita privata attraversa un momento di grande felicità. È appena andata a vivere con Landen, aspettano un bambino… Ma l’orizzonte è carico di guai. La sorella di Acheron Hades reclama vendetta, la potente e malefica Goliath Corporation pretende a tutti i costi la liberazione del proprio scagnozzo, Jack Shitt, che Thursday ha imprigionato nella poesia “Il corvo”, di Edgar Allan Poe. Juris Fiction, la grande macchina della giustizia letteraria, l’accusa di “infrazione della finzione narrativa”. La pressione sulla povera Thursday raggiunge il culmine quando la Goliath, con la complicità di una Crono-Guardia corrotta, riesce a “sradicare” dalla realtà suo marito, Landen Parke-Laine, ricostruendo il mondo come se Landen non fosse mai esistito. Le resta una sola via di fuga: rifugiarsi nel magico universo della parola scritta, un universo parallelo con proprie leggi e propri abitanti. Lotterà contro i grammassiti, capaci di divorare metà degli aggettivi di un romanzo, di far sparire in un istante tutta la punteggiatura di un capitolo. Incontrerà personaggi delusi, cancellati prima dell’ultima stesura, condannati a vivere in eterno in un limbo desolato. O gli avventurosi PageRunner, personaggi in fuga dal libro per cui sono stati concepiti.
Devo dire che ho trovato questo secondo volume meno coinvolgente del primo. Diciamo che i colpi di scena sono di più, il lato ‘malvagio’ e corrotto del mondo vengono a galla, però ho trovato le cose un po’ forzate.
Ovviamente c’è sempre la perseveranza e, in alcuni casi, la testardaggine di Thursday a giocare un ruolo positivo in tutto il libro. Oltre che l’incontro con diversi personaggi della narrativa come il Gatto del Cheshire (Alice nel Paese delle Meraviglie), miss Havisham (Grandi Speranze), Marianne Dashwood (Ragione e sentimento) e tanti altri personaggi. Alcuni già di mia conoscenza, altri mi hanno fatto venire voglia di leggere i romanzi di cui fanno parte.
Come dicevo prima, personalmente l’ho trovato un po’ sottotono rispetto al primo però comunque piacevole.
Per chi fosse interessato: i romanzi della serie con protagonista la DLett Thursday Next sono (attualmente) sette di cui quattro tradotti e tre no. E’ stato annunciato anche un’ottavo libro ma, al momento, non si sa la data di uscita. Ecco tutti i titoli:
  • Il caso Jane Eyre
  • Persi in un buon libro
  • Il pozzo delle trame perdute
  • C’è del marcio
  • First among sequels
  • One of our Thursdays is missing
  • The woman who died a lot
  • Dark reading matter (annunciato)
Chissà se qualcuno li ha già letti. E chissà se ho fatto venire voglia a qualcun altro di  leggerli! Io, senz’altro, leggerò anche gli altri romanzi!

SCHEDA DEI LIBRI:

Titolo: Il caso Jane Eyre – Persi in un buon libro
Autore: Jasper Fforde
Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 382 – 412
Prezzo: 15,00€ – 17,00€
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The Siren

the siren.jpgOggi vi parlo di un libro uscito meno di un mese fa, “The Siren” di Kiera Cass, autrice di successo grazie alla saga di “The Selection”. Questo romanzo è in realtà antecedente alla scrittura della serie che l’ha resa famosa. Nei ringraziamenti, Kiera Cass si rivolge ai suoi lettori dicendo:

Questo è il primo romanzo che ho scritto. È quello che mi ha fatto capire che volevo continuare a scrivere. È quello che in origine non è riuscito a percorrere la strada editoriale tradizionale. L’unico motivo per cui adesso è nelle vostre mani è che avete amato così tanto quello che ho creato da dargli una seconda possibilità. È tutto merito vostro.

E noi lettori non possiamo che ringraziare l’autrice per averci regalato questo romanzo dolce, intenso e coinvolgente.

“The Siren” è un romanzo urban-fantasy che narra la storia di Kahlen, una ragazza degli anni ‘30, la cui vita, fino a quel momento perfetta e spensierata, viene sconvolta dal naufragio della nave su cui stava viaggiando con la famiglia. Il suo destino sarà diverso da quello degli altri passeggeri e riuscirà a salvarsi dalla morte grazie a Madre Oceano, che le darà la possibilità di vivere una seconda vita. Tutto questo però ha un prezzo. Kahlen infatti verrà trasformata in una sirena e per 100 anni, insieme ad altre sirene che diventeranno le sue nuove sorelle, dovrà rinunciare ad avere una vita normale e la sua voce sarà mortale per qualsiasi umano la oda. I primi 80 anni della sua nuova esistenza trascorrono senza problemi, fino a quando incontrerà Akinli, un ragazzo dolce e bellissimo, che riuscirà a conquistare la sirena con la sua semplicità e con la sua capacità di riuscire a comprendere a fondo la sua anima nonostante il suo mutismo. Da quel momento, sarà difficile per la giovane sirena ignorare il sentimento che inizia a nascere nel suo cuore e continuare a vivere seguendo le regole di Madre Oceano.

Siren è dunque ambientato in un mondo in cui le sirene non sono solo figure mitologiche ma esistono davvero e girano per le nostre strade. Kiera Cass dona però alle sue sirene un aspetto e una caratterizzazione completamente innovativi rispetto allo stereotipo tradizionale, ritagliando per loro uno spazio ben definito nel panorama del fantasy. Infatti non troviamo ragazze metà donne e metà pesce, con lunghe code dalle squame iridescenti, che vivono nelle profondità degli abissi. Le sirene di “The Siren” sono ragazze dall’aspetto del tutto umano, dal viso meraviglioso e appositamente magnetico per attrarre gli umani. Quando si tuffano nell’oceano il sale crea sul loro corpo un abito meraviglioso, che si dissolve dopo poche ore, una volta fuori dall’acqua. Queste sirene sono inoltre in grado di vivere tranquillamente sulla terra ferma, dove possono condurre una vita quasi normale, frequentando locali, visitando monumenti o biblioteche e andando a fare shopping. L’unica cosa che non possono fare è parlare, in quanto il suono della loro voce è mortale per gli umani, che vengono in questo modo stregati e attratti nelle acque di Oceano, dove troveranno la morte. Per 100 anni queste sirene sono al servizio di Madre Oceano e periodicamente, circa una volta all’anno, dovranno cantare per lei, causando naufragi e morte di svariate persone, per permetterle di nutrirsi.

Non avevamo molte regole, ma quelle poche erano perentorie.Rimanere in silenzio in presenza di altri, finché non era il momento di cantare.E quando quel momento arrivava, farlo senza esitazione.

Siren è un romanzo autoconclusivo. Dopo tanti romanzi fantasy che si dilatano in trilogie, quadrilogie o più, è bello leggere un romanzo che abbia un inizio e una fine in un solo libro. Non ci sono punti morti o ripetitivi nella narrazione, anche se viene meno, a mio parere, una profonda caratterizzazione dei personaggi. In una narrazione più estesa, si avrebbe modo inoltre di conoscere qualche particolare in più sul mondo ideato dall’autrice.

La protagonista è la vera colonna portante di tutto il romanzo ed è impossibile non amarla per la sua capacità di restare umana anche in seguito alle atrocità che è costretta a commettere.  Per tutto il romanzo infatti il lettore prova la stessa angoscia e lo stesso turbamento emotivo che Kahlen soffre a causa della sua nuova vita e del suo essere portatrice di morte. Quello che però manca è una maggiore descrizione e caratterizzazione delle altre sirene che vivono con la protagonista, che appaiono più come comparse che come personaggi con un ruolo importante nella storia.

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Non ho apprezzato molto com’è stata sviluppata la storia d’amore tra Kahlen e Akinli: i due ragazzi si innamorano perdutamente l’uno dell’altra solo dopo un paio di incontri. Questa breve storia d’amore finisce prematuramente, per la decisione di Kahlen di non rivedere più Akinli, per via della sua natura immortale.

Osservai Akinli, il suo sorriso illuminava la folla, un carisma naturale emanato dalla sua persona. Era stata una cosa speciale, bella addirittura, ma non era sopportabile. Alla fine qualcosa avrebbe suscitato i suoi sospetti. Perché non mi ammalavo mai? Perché il mio peso non cambiava? Perché ogni tanto ero costretta a scomparire?

L’estremo struggersi di dolore della protagonista in seguito alla separazione mi è apparso inverosimile, vista la brevità della loro frequentazione. Avrei preferito una storia d’amore più lunga, con il racconto di qualche altro loro incontro, che mi avrebbe permesso di immedesimarmi e tifare maggiormente per il loro amore. Avrei preferito, in sostanza, una storia che mi restasse nel cuore e che mi facesse provare più empatia verso i sentimenti dei protagonisti.

Un elemento innovativo che l’autrice introduce nel mondo delle sue sirene è il ruolo dell’oceano. L’oceano diventa infatti un personaggio a tutti gli effetti, con una personalità ben distinta, caratterizzata da sentimenti profondi ma anche da debolezze. L’oceano diventa infatti Madre Oceano e il rapporto di odio-amore tra lei e Kahlen è molto intenso e ricco di spunti di riflessione. Per la sirena infatti, Oceano è la cosa più vicina ad una famiglia e traspare tutto l’amore che prova per questo essere eterno. Allo stesso tempo però Oceano è la responsabile della sua natura assassina, cosa per la quale soffre continuamente e non riesce ad accettare e perdonare.

Mi aveva detto di vivere, non sapevo come dirLe che il solo essere in vita non era sufficiente per chiamarlo vivere

In conclusione, nonostante alcune piccole critiche, la lettura di questo romanzo è stata di gran lunga piacevole. La scrittrice ha uno stile di scrittura leggero, scorrevole e soprattutto coinvolgente, infatti, leggerò sicuramente altri suoi lavori e sono infatti curiosa di leggere “The Selection”. Non bisogna dimenticare che questo è stato il primo romanzo scritto dall’autrice e sono quasi certa che nelle sue opere successive abbia uno stile più definito e maturo. Posso dare quindi un voto decisamente positivo e consigliarne la lettura a tutti coloro che desiderano rifugiarsi per qualche ora in un mondo nuovo che ha l’odore del mare e il sapore del sale.

Buona lettura!


Scheda del libro:

  • Titolo: The Siren
  • Autore: Kiera Cass
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Pagine: 287
  • Prezzo: 17.90 €
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Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut

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Quando ho incominciato a leggere questo libro mi sono chiesta cosa potessero avere a che fare tra loro la fantascienza e una storia di guerra. Cosa ci potesse essere di più diverso.

Kurt Vonnegut ha trovato il giusto equilibrio, la giusta mescolanza di fantasia e realtà, che riuscisse a spiegare in maniera realistica, ma anche critica, cos’è la guerra, quali sono i suoi orrori, specie perché coloro che la combattono al posto dei “grandi”, altri non sono che “bambini”.

Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini non è un libro da leggere alla leggera: è intenso, carico di humor nero; è di fantascienza, ma descrive anche la realtà con estrema crudezza. È la proiezione che una mente geniale è riuscita a produrre, di un disastro.

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Immagine di Dresda dopo il bombardamento avvenuto durante la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945

Il focus è sul bombardamento di Dresda, avvenuto durante la seconda guerra mondiale, ma le vicende di Billy Pilgrim, il protagonista, vi girano attorno come se volessero sviare il lettore, ma al tempo stesso accompagnarlo verso la più terribile realtà. La narrazione della sua vita è discontinua, frammentaria, l’ordine cronologico va a perdersi di fronte al meraviglioso e orribile “potere” di Billy di poter saltare da un momento all’altro della sua vita senza avere controllo di essa. Un potere alieno, che Billy subisce nella consapevolezza che la morte non sia qualcosa di definitivo, che tutto sia già scritto, destinato e irrimediabile.

Billy guarda la sua vita passargli davanti in maniera passiva, una vita vissuta in funzione di una giovinezza di orrori, di una innocenza rubata da uno dei più terribili avvenimenti possibili.

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Kurt Vonnegut durante il servizio militare, nei primi anni quaranta

Kurt Vonnegut ha vissuto la guerra sulla sua pelle, è scampato alla morte sotto il cielo di Dresda per pura fortuna. Si ripromette di raccontare la sua storia, ma è difficile trovare il modo giusto per rendere ciò che ha vissuto. È così che scrive della sua esperienza della guerra e del bombardamento di Dresda come meglio può, attraverso simboli e proiezioni, tra cui spicca la figura dello scrittore squattrinato Kilgore Trout: le sue opere, la cui trama è esplicata in poche righe, sono vere e proprie critiche al mondo, che mettono in discussione non solo la società umana, ma anche la religione, le ideologie, la guerra.

Le vicende di Billy, ciò che pensa, le sue reazioni alle mostruosità della guerra, le sue convinzioni a cui il lettore resta in dubbio se credere o no: si riassumono tutte alla luce della concezione che ha della vita, vista come effimera, come qualcosa di estremamente fragile.

Billy sembra costruirsi da sé il mezzo per sopravvivere allo scempio materiale ed emotivo che lo circonda, e tramite racconti di rapimenti alieni, viaggi nel tempo e mondi paralleli, lancia un messaggio, crea una metafora attraverso cui esplicare il suo silenzioso urlo di aiuto, attraverso cui fuggire all’orrore di ciò che ha vissuto.

Alla fine, poco importa se le vicende fantascientifiche e strambe che Billy racconta siano accadute realmente o no: cosa c’è di più assurdo della guerra in sé, dove migliaia di persone muoiono per un sì o per un no, dove “bambini” agghindati da soldati si ammazzano tra loro per conto di altri?

“Così va la vita” è ciò che Billy si ripete, che pensa con abitudine quasi ossessiva, per giustificare qualsiasi morte, qualsiasi orrore che lo circonda. Come se le cose, semplicemente gli capitassero: tratto imparato, secondo lui, dagli alieni tralfamadoriani, che sanno bene come terminerà l’universo e lo accettano. Così lui accetta tutto ciò che gli accade, consolandosi con la convinzione che ogni momento esisterà sempre anche dopo che è trascorso, in un altro luogo. Nulla muore mai veramente.

Sembra quasi voler dire che l’unico modo di sopravvivere a un evento così cruento e spietato come il bombardamento di Dresda sia, appunto, accettare che queste cose succedono. Come se la colpa non fosse di nessuno. La capacità e la consapevolezza di poter agire e influenzare la direzione della propria vita è persa, perché farebbe troppo male pensare che ciò che accade è da attribuire anche alle proprie decisioni. Fa troppo male pensare che qualcuno abbia voluto davvero tutto questo.

Si può reagire solo così, all’orrore.

Mattatoio n. 5, un titolo emblematico che tramite il nome di un luogo in cui la morte regna sovrana e l’accostamento di un numero casuale, vuole esplicare ancora una volta quanto la vita non dipenda da noi, quanto il caso non guardi in faccia a nessuno. Che sia il 5 o il 6, sembra poca la differenza. Ma la differenza, in realtà, è quella tra la vita e la morte.

Scheda del libro

Titolo: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
Autore:
 Kurt Vonnegut
Pagine: 196
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 9,00 €

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“Il buio oltre la siepe”, tra infanzia e pregiudizi.

Ed eccomi qui con un altro articolo/recensione, stavolta, devo ammettere, più “sudato” del solito. Meglio togliersi il sassolino dalla scarpa subito e ammettere che…

NO, NON HO LETTO IL LIBRO TUTTO D’UN FIATO. L’HO INTERROTTO 2 VOLTE E HO LETTO ALTRI LIBRI NEL FRATTEMPO.

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Bene, dopo questa premessa, specifico che sto per parlare comunque di un bellissimo libro che però non mi ha preso come speravo!

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Avevo sentito sempre parlare di questo titolo anche perchè, come forse molti di voi sapranno, si tratta di un libro considerato un “must” nelle scuole americane. E’ proprio per questo motivo che lo si sente nominare spesso e volentieri in film, serie tv e cartoni animati provenienti dal Nuovo Continente. Per citarne qualcuno, “Il buio oltre la siepe” è tra le letture intraprese da Rory Gilmore durante “Una mamma per amica” o dal giovane Charlie nel libro (e poi film) “Ragazzo da parete – Noi siamo infinito”.

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Una scena dal film “Noi siamo infinito” con il libro nella versione originale, 2012

*PERICOLO SPOILER*

La storia è narrata dal punto di vista di Jean Louise Finch (per gli amici, Scout), una bimba di sei anni che vive a Maycomb, un paesino fittizio dell’Alabama, insieme al fratello Jem e al padre avvocato Atticus. La trama si svolge in un arco temporale di circa tre anni e descrive al meglio quella che era l’ipotetica vita degli abitanti delle piccole città americane dell’epoca, fatta di azioni di routine e pregiudizi nei confronti dei neri e non solo. La piccola Scout vive diverse avventure insieme al fratello e al loro amico Dill, tutte più o meno con l’intento di far uscire di casa il loro misterioso vicino Arthur “Boo” Radley, che gli abitanti di Maycomb non vedono più da anni, nonostante sappiano che è ancora vivo. La calma della cittadina viene però scalfita da un evento: un uomo di colore viene accusato ingiustamente di violenze sessuali nei confronti di una ragazza bianca. Atticus Finch viene incaricato di difendere l’uomo e, restando il più professionale possibile, cercando di convincere la giuria dell’insensatezza dell’accusa e scovando la verità all’interno del processo, viene accusato a sua volta di essere un “negrofilo”. Il processo termina a sfavore dell’uomo di colore, anche se per la prima volta si intravede un barlume di speranza per il futuro: la sentenza è stata emessa in quasi due ore invece dei soliti pochi minuti. Questo è sintomo di una società che vuole cambiare ma che è ancora radicata nei suoi pregiudizi. Il padre della ragazza “violentata” serba, però, ancora del rancore nei confronti di Atticus e, intenzionato a ucciderli, lungo la via del ritorno da una festa locale, assale Scout e Jem. Lo scontro però finisce inaspettatamente con la morte dell’uomo per mano di Boo Radley, uscito dopo anni dalla sua casa per salvare quelli che considerava forse i suoi unici due amici. Il libro finisce con un finale “misterioso”, in cui Atticus è convinto che l’omicidio sia avvenuto per mano di suo figlio mentre l’ispettore di polizia si rende conto del coinvolgimento di Boo Radley ma cerca di archiviare il caso come un incidente per evitare il caos e lo stress del tribunale all’ormai vecchio Boo…

*FINE PERICOLO SPOILER*

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La trama è molto avvincente, lo ammetto, ma dopo un inizio intrigante, mi sono arenata circa a metà libro. I passi dedicati al misterioso Boo sono interessanti ed ero davvero curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire la vicenda, ma veramente, verso metà libro, forse con la mancanza momentanea proprio di questi passaggi, mi sono bloccata!

I giochi tra Scout, Jem e Dill hanno iniziato ad annoiarmi e la crescita di Jem e il suo passaggio da bambino a ometto mi hanno snervato in parecchi punti.

Dopo questa pausa di riflessione a metà libro però, c’è stato un raggio di sole…

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…è arrivato il caso di violenza che ha scatenato il delirio nel paesino di Maycomb!

Detto così suona davvero male ma sul serio, questa seconda parte l’ho trovata molto più scorrevole di quei capitoli centrali! Inaspettatamente, infatti, ho terminato il libro dopo un paio di giorni da quando l’ho ripreso a leggere.

Penso si tratti comunque di una storia assolutamente da leggere. Molti passaggi mi hanno lasciato lì a riflettere su quanto siano assurdi e radicati i pregiudizi, non solo quelli sui neri, ma anche sui bianchi di ceto basso o comunque inferiore al proprio. Il tutto poi, descritto da una bambina innocente che si ritrova smarrita difronte a tanta cattiveria, lascia ancora più spazio ai pensieri…

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi leggere, non seppi di amare la lettura. Si ama, forse, il proprio respiro?”

-Jean Louise Finch-

Spero di non aver spento il vostro entusiasmo e anzi, vi annuncio che è uscito anche un altro libro intitolato “Và, metti una sentinella!”, che narra le vicende degli stessi personaggi, ma in un’epoca successiva (nonostante il libro sia stato scritto prima de “Il buio oltre la siepe”). Chissà, magari proverò a leggere anche quello 🙂

Arrivederci e alla prossima lettura!

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Scena tratta dal telefilm “Una mamma per amica”