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Castigo di Dio – Marcello Introna

Nella mia vita da lettrice mi sono imbattuta in tanti tipi di romanzi ognuno dei quali mi ha sempre suscitato diversi sentimenti più o meno positivi. Pochi sono stati quei libri che non mi hanno lasciato nulla. Sono del parere che un buon romanzo debba suscitare emozioni forti, sia esse positive o negative. Solo in quel caso mi posso ritenere soddisfatta. E devo dire che questo romanzo mi ha enormemente soddisfatta.

Ammetto che, prima della presentazione alla Libreria Libriamoci di Bitritto, non avevo mai sentito parlare di Marcello Introna e dei suoi romanzi (due, entrambi pubblicati da Mondadori). Casualmente una mia amica mi aveva chiesto, pochi giorni prima, se avessi letto il suo romanzo d’esordio Percoco ed io avevo candidamente ammesso che non sapevo nemmeno di chi stesse parlando.

Sarà stata una congiuntura astrale, una coincidenza, non saprei… sta di fatto che, incuriosita, mi sono recata a questa presentazione e sono rimasta letteralmente folgorata. Tanto da decidere di acquistare immediatamente il romanzo in questione: Castigo di Dio.

Il romanzo si apre nell’estate del 1943 e copre un arco temporale di quasi due anni narrando le vicende umane che girano attorno alla struttura de la Socia, un grande casermone costruito a Bari nel 1897 con lo scopo di offrire alloggi alla popolazione meno abbiente ma che, a lungo andare, era diventato un luogo di perversione e delinquenza.

Al suo interno, distribuiti su quattro piani, vi si trovava di tutto: dalle prostitute agli affari del mercato nero, senza tralasciare la prostituzione minorile, quei pochi uomini che abitavano lì solo perché non avevano altro posto in cui andare e altri traffici illeciti. A capo di tutto questo c’era un uomo che veniva chiamato Amaro.

Amaro era l’ossido che aggredisce il metallo, lo scorpione in attesa sotto la sabbia, la putrescina della carogna di un cane, era la guerra, il razzismo, l’opportunismo, il nazista che cavava denti d’oro ai deportati. Non provava affetto per nessuno e l’idea che nessuno ne provasse per lui lo irritava ancora di più perché lo leggeva come un gesto di mancata sottomissione.
Era cattivo. In un unico termine che meravigliosamente lo sintetizzava, era cattivo ed era nato così.
Un castigo di Dio.

 Nell’arco narrativo facciamo la conoscenza di diversi personaggi che girano attorno alla Socia e al “re” Amaro: Anna, la puttana letterata; i piccoli Francesco e Lorenzo; il prefetto corrotto Nicola Arpino; la famiglia Morisco a cui Amaro rapirà la figlia dodicenne; il commissario Michele De Santis; il giornalista Luca detto il Bardo e tanti altri.

A differenza di tanti altri romanzi in questo si nota la mancanza di un personaggio dai connotati positivi: nessuno dei protagonisti può portare una ventata di ottimismo, di “aria fresca” nell’atmosfera cupa e puzzolente della Socia.

Ognuno di loro è immerso nei suoi dolori, nei propri peccati. Negli abitanti della Socia c’è un’accettazione quasi passiva delle circostanze. E anche quando ci sono dei tentativi di ribellione non portano mai a nessuna svolta. Per quanto riguarda invece la classe politica dell’epoca viene dipinta come un manipolo di corrotti e viziosi, disposti a tutto pur di arricchirsi. Ed anche chi non ha lo stesso modo di pensare sembra quasi che faccia finta di non vedere pur di continuare la propria esistenza.

Castigo di Dio

Marcello Introna racconta tutto questo, amalgamando fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti con altri di pura fantasia. La narrazione è scarna, diretta, capace di trasmettere tutto l’orrore di quegli anni di una città in balia della guerra e che cercava di risollevarsi.

Ammetto che durante l’intera lettura sono stata pervasa da un senso di angoscia profonda. Però, come dicevo all’inizio di questa recensione, per me un buon libro deve suscitare qualcosa. E questo romanzo qui mi ha preso l’anima.

Da amante della storia sono stata affascinata dal racconto di un’epoca che è stata forse una delle più oscure dell’umanità. Inoltre un punto a favore (ovviamente per parere puramente soggettivo) è l’ambientazione: è stato un modo per conoscere meglio il passato della mia città, Bari, ed in particolare del quartiere nel quale sono nata, cresciuta e in cui ancora vivo.

Marcello Introna, durante la presentazione, ha dato prova di essere un uomo con una cultura vastissima e con un’onestà intellettuale non indifferente. E sono state proprio queste qualità che mi hanno spinto ad acquistare e leggere il suo romanzo. Qualità che ho ritrovato all’interno del libro e che me l’hanno fatto apprezzare ancora di più.

Spero di riuscire a recuperare presto anche il suo romanzo d’esordio. Nel frattempo non posso fare altro che consigliarvi la lettura de Castigo di Dio, un romanzo che vi aprirà gli occhi e che vi farà riflettere su quanto oscura e malvagia possa essere la psiche umana.

 

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Un’immagine esterna della Socia, palazzone sito su piazza Luigi di Savoia, costruito nel 1897 e demolito nel 1965

 


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 296
Prezzo: 19.00€

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Sorprendimi! – Sophie Kinsella

Credo di parlare con assoluta certezza se dico che ogni lettore che si rispetti ha il suo personale pantheon all’interno del quale risiedono i propri scrittori preferiti. E, per ognuno di essi, il lettore ha la sua personalissima classifica formata da tutti i romanzi scritti e letti (o divorati?) da quello che è piaciuto di meno al proprio preferito.

Nel mio personale pantheon Sophie Kinsella occupa un posto speciale però non so ancora a che punto della classifica inserire quest’ultimo romanzo.

Sorprendimi! è stato pubblicato il 13 febbraio scorso, a ridosso della tanto attesa festa di san Valentino. Ed onestamente non so fino a che punto c’entri qualche trovata marketing visto il tema trattato.

In questo romanzo facciamo la conoscenza di Sylvie e Dan, due trentaduenni che stanno insieme da dieci anni, di cui sette da marito e moglie, genitori di due splendidi e vivaci gemelline. Agli occhi di tutti sono la coppia perfetta: belli, innamorati e con una routine ben consolidata e funzionante.

Ma anche ai loro occhi Sylvie e Dan si credono perfetti: nella loro coppia tutto funziona alla perfezione. Ognuno completa le frasi dell’altro, sanno esattamente cosa l’altro pensi in quel momento e di cosa abbia bisogno. E tutto questo va avanti a meraviglia fin quando, durante un check-up medico di controllo, il dottore rivela ad entrambi che sono così sani ed hanno dei geni così forti che sicuramente vivranno a lungo. Così a lungo da avere davanti a loro ancora la bellezza di sessantotto anni di matrimonio.

Come sopravvivere a tutti quegli anni insieme senza incorrere nella noia e nelle incomprensioni? Perché quando Sylvie e Dan si sono promessi il loro per sempre non avrebbero mai immaginato che si sarebbe trattato di un lasso di tempo così ampio. Per cui bisogna correre ai rimedi. E cosa c’è di meglio delle sorprese? Secondo Sylvie è questa la giusta via per la “sopravvivenza”: mantenere il rapporto vivo attraverso tante piccole inaspettate sorprese che si faranno a vicenda.

Ma, a volte, le soprese non sono esattamente piacevoli. E Sylvie si ritroverà a dover rimettere in discussione non solo il proprio matrimonio ma tutte le certezze che credeva di possedere e a dover combattere per riprendere in mano la propria vita.

Sorprendimi!

Come dicevo all’inizio della recensione, non so ancora esattamente a che punto della mia personale classifica inserire questo romanzo. Lo stile della Kinsella è riconoscibile, così come la struttura dei suoi romanzi e la narrazione sempre molto fluida e piacevole da leggere.

Però, a mio parere, a questo romanzo manca la verve frizzante e briosa a cui l’autrice ci ha sempre abituato. Gli equivoci sembrano forzati e alquanto banali, alcune scelte narrative le ho trovate pesanti e con una soluzione affrettata. Solo un altro suo romanzo aveva avuto su di me le stesse impressioni e si tratta de La regina della casa pubblicato nel 2005.

Nonostante tutto non mi sento di “bocciare” completamente questo romanzo, rimane comunque una lettura piacevole sia per gli amanti del genere chick-lit sia per chi ha voglia di passare qualche ora rilassante.

Sarebbe stupido, da parte mia, aspettarmi che un autore (o comunque un libro) possa incontrare sempre i miei gusti. E sarebbe ancora più stupido peccare di poca oggettività solo perché si tratta di uno dei miei autori preferiti. Per cui, al momento, confido nel suo prossimo lavoro e mi butto a capofitto in un’altra avventura!


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 310
Prezzo: 20.00€

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Gli amori difficili-Italo Calvino

Gli amori difficili, una raccolta di tredici racconti brevi, tredici storie, tredici “avventure” che si fanno portavoce di un tema ben preciso: l’amore.
Si badi bene però: Calvino non ci parla dell’amore in quanto tale, dell’amore a tuttotondo. Le pagine raccontano dell’amore inteso come “avventura”.            28741605_1368458543258377_1690973030_nUna sfumata fugacità contraddistingue gli amori improvvisi, impossibili, improbabili, platonici o solo partoriti dalla mente. Spesso, l’oggetto del desiderio, è conquistato alla fine di un lungo viaggio fisico o mentale dell’amante.

“M’accorgo che correndo verso Y ciò che più desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me. L’unico pensiero che mi conforta è pure quello che mi tormenta di più: il pensiero che se in questo momento Y sta correndo in direzione di A, anche lei ogni volta che vedrà i fari di un’auto in corsa verso B si domanderà se sono io che corro verso di lei, e desidererà che sia io, e non potrà mai esserne sicura.”

Ognuno dei tredici episodi narrati è sapientemente e volutamente intrecciato con un valore simbolico modellato sulla pelle dei personaggi creando un ordito geometrico assai raffinato e mai scontato.
Di “avventura” in “avventura” si incontra una vasta gamma di personaggi. Solo per fare alcuni esempi: il “poeta” incapace di provare emozioni di fronte alla natura e quindi di descriverla, il “lettore” convinto che la sola vita e la sola realtà siano quelle descritte nei libri e che l’incontro con la vita “fuori dai libri” sia una mera costrizione, un vero e proprio disturbo. È sempre più evidente nel racconto la dicotomia tra vita contemplativa/lettura e vita activa.

“Amedeo riuscì a immergersi tutto nella lettura. Il sole era quello d’un tramonto che tarda, quando il caldo e la luce quasi non scemano ma appena restano dolcemente attutiti. Il romanzo che Amedeo leggeva era a quel punto in cui i più grossi segreti dei personaggi e dell’ambiente sono svelati, e ci si muove in un mondo familiare, e si è raggiunta una specie di parità, di confidenza tra l’autore e il lettore, e si va avanti insieme, e non si smetterebbe mai. […] Ora nel libro ritrovava un’adesione alla realtà molto più piena e concreta, dove tutto aveva un significato, un’importanza, un ritmo. Amedeo si sentiva in una condizione perfetta: la pagina scritta gli apriva la vera vita, profonda e appassionante, e alzando gli occhi ritrovava un casuale ma gradevole accostarsi di colori e sensazioni, un mondo accessorio e decorativo, che non poteva impegnarlo in nulla”

È il personaggio/ la personalità del lettore” ad attirare maggiormente l’attenzione del lettore reale che si accinge a leggere la raccolta calviniana. L’avventura di un “lettore” sembra essere la chiave di volta dell’opera: si coglie, senza dubbio l’impossibilità di trascendere la pagina scritta per approdare al mondo. Questa impossibilità, solo apparentemente disperata, è corrosa e addolcita da una onnipresente ironia.
Alla prima parte, composta da questi tredici racconti brevi, segue una seconda parte composta da due lunghi racconti: “La formica argentina” e “La nuvola di smog”. Questi due racconti aprivano lo spazio a un genere di racconto moderno: “il racconto-dibattito” e davano luogo ad un dialogo con il lettore sui temi del tempo in cui vennero redatti. Si pensi infatti alla Nuvola di smog che tiene in sé le mistificazioni e le alienazioni provocate dal neocapitalismo anticipando i dibattiti degli anni ’60 in Italia e in altri paesi. Questo doppio binario della tipologia narrativa tende a convergere in una aspirazione interna, mai del tutto compiuta.
Interessante è la rivisitazione calviniana della novella ottocentesca che si sostanzia in un disegno geometrico attentamente studiato, in un gioco combinatorio fatto di simmetrie e opposizioni. Il bianco e il nero si mescolano, la luce e l’ombra si sovrappongono.
Consiglio questa lettura soprattutto a chi ha il desiderio di conoscere la scrittura di Calvino e di gustarne l’essenza e a chi pensa che un amore difficile sia soltanto quello osteggiato, non ricambiato, sofferto. La difficoltà del rapporto amoroso va al di là del senso più immediato e approda ad una consapevolezza amara e matura del sentimento.

Editore: Mondadori
Pagine: 312
Prezzo: 14,00 

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Assassinio sull’Orient Express – Agatha Christie

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È uscito, alla fine dello scorso anno, il nuovo adattamento cinematografico del celebre romanzo Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Dopo essere rimasta folgorata dalla visione del film, ho deciso di procedere con la lettura del romanzo. Devo dire che non avevo proprio avuto una buona impressione della tanto acclamata autrice, dopo aver letto Dieci piccoli indiani, che mi era parso troppo macchinoso.

Con Assassinio sull’Orient Express, però, devo dire che mi sono ricreduta, e penso che il merito vada quasi totalmente alla figura carismatica e particolare di Hercule Poirot.

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La narrazione risulta essere, specialmente all’inizio, molto impersonale, in terza persona; è eccezionale notare, però, come si arricchisca di momenti estremamente introspettivi, specie del protagonista, che catturano il lettore. Nonostante ciò, Poirot, come eccezionale personaggio il quale è, si svela soprattutto nei dialoghi e nel parlato, mostrando la propria psicologia e il proprio metodo di indagare ma, soprattutto, di pensare. E si rivela essere, appunto, una mente estremamente interessante.

Successivamente al delitto, fino al quale la narrazione procede lenta e tranquilla, si arriva nel cuore delle vicende, e una cosa che ho trovato molto accattivante è l’espediente utilizzato per far conoscere ai lettori i vari personaggi, tramite, appunto, gli interrogatori condotti da Poirtot. I sospettati coinvolti sono tutti molto diversi e variegati, sia per quanto riguarda il loro lavoro e aspetto, sia per quanto riguarda la loro nazionalità. Nonostante ciò, si nota, comunque, una nota di fondo di razzismo e intolleranza, anche presente in Dieci piccoli indiani: questo potrebbe, appunto, ricondursi al periodo storico in cui la scrittrice narrava, ma viene comunque da chiedersi se non rispecchiasse le proprie idee.

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La narrazione procede veloce e accattivante fino a giungere al finale, dove si ritrovano delle tematiche già presenti in Dieci piccoli indiani, evidentemente cari alla Christie. Stavolta, però, emerge prepotente non solo il concetto di giustizia, ma anche un grande conflitto morale, che Poirot è costretto, in qualche modo, ad affrontare e sbrogliare.

Assassinio sull’Orient Express mi ha meravigliato e tenuto attaccata alle pagine: si è rivelata essere una lettura avvincente e appassionante persino per me, che non sono amante, in particolare, di questo genere.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 215
Prezzo: 13,50 euro

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Il Castello delle stelle – Alex Alice

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Visto che nella nostra Book Challenge 2018 abbiamo inserito la categoria “Graphic Novel”, oggi vi parlo proprio una graphic novel francese uscita ad episodi in Francia ed ora ragguppata in un omnibus contenente i volumi I e II.

Il Castello delle stelle (titolo originale: Le Chateau des etoiles) è un’opera del francese Alex Alice.

La storia abbraccia lo stile steampunk e l’astronomia e racconta le vicende della caccia all’Etere durante un 1800 astratto in cui si progettavano già viaggi nello spazio.
Il protagonista indiscusso è il giovane Sèraphin, che spinto dalla ricerca della madre scomparsa, parte alla volta della Baviera insieme al padre per un colloquio alla corte del Re Ludwig II. Qui, nei laboratori del castello di Neuschwanstein, costruiranno una aeronave pronta per partire alla volta dello spazio.

Intrisa quindi di riferimenti storici non indifferenti, la storia ci mostra personaggi realmente esisti come Sissi, cugina del Re Ludwig, e Otto Von Bismarck, il “Cancelliere di Ferro”. E non mancano anche i riferimenti architettonici infatti, come già detto, una buona parte della storia è ambientata al Castello di Neuschwanstein o “La roccaforte del Cigno”, ed è proprio il cigno, simbolo di Re Ludwig II, a dare la forma e l’ispirazione per i dettagli dell’aeronave.

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Il Castello di Neuschwanstein in Baviera.

Quello che rende questa graphic novel un vero gioiello da collezione, sono le sue tavole realizzate ad acquerello. Tra galassie, pianeti e stelle, lo spettatore viaggia nello spazio e nell’Etere con lo sguardo.

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Il Castello di Neuschwanstein in una delle tavole del libro.

 

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Una galassia e il Castello in due pagine del libro.

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Il progetto dell’aeronave.

E sapete cosa c’è di ancora più bello? Uscirà presto un volume 3!

Spero di avervi convinti!
A presto con un’altra recensione!


SCHEDA DEL LIBRO:

Editore: Mondadori – Oscar Ink
Pagine: 160
Prezzo: € 24,00

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Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino

 

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“Se una notte d’inverno un viaggiatore” è uno dei più suggestivi romanzi di Italo Calvino.

Suggestivo è già l’inizio, ambientato, di sera, in una stazione ferroviaria.

“Le stazioni si somigliano tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che tu conosci a memoria, con l’odore di treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti, l’odore speciale delle stazioni dopo che è partito l’ultimo treno. Le luci della stazione e le frasi che stai leggendo sembra abbiano il compito di dissolvere più che di indicare le cose affioranti da un velo di buio e di nebbia. Io sono sbarcato in questa stazione stasera per la prima volta in vita mia e già mi sembra di averci passato una vita, entrando e uscendo da questo bar, passando dall’odore della pensilina all’odore di segatura bagnata dei gabinetti, tutto mescolato in un unico odore che è quello dell’attesa, l’odore delle cabine telefoniche quando non resta che recuperare gettoni perché il numero chiamato non dà segno di vita.”

La stazione e l’uomo che lì attende sono degli ammiccamenti preliminari al lettore.  È come se il tempo fosse sospeso in una stazione, in un momento imprecisato in cui non passa né vita né treni. È l’unico modo, però, per ristabilire un contatto col mondo tutto (che tace)

“Ora sono qui senza sapere più che fare, ultimo viaggiatore in attesa di questa stazione dove non parte né arriva più nessun treno prima di domani mattina. È l’ora in cui la piccola città di provincia si chiude nel suo guscio. Al bar della stazione sono rimaste solo persone del posto che si conoscono tutte fra loro, persone che non hanno niente a che fare con la stazione ma che si spingono fin qui attraverso la piazza buia forse perché non c’è un altro locale qui intorno, o forse per l’attrattiva che le stazioni continuano a esercitare nelle città di provincia, quel tanto di novità che ci si può aspettare delle stazioni, o forse solo il ricordo del tempo in cui la stazione era il suo punto di contatto con il resto del mondo.”

Il fumo, la nebbia, la confusione, la visione sfumata, caratterizzano tutto il processo di scrittura del romanzo, tant’è che il lettore, più e più volte, ha come la strana sensazione di perdersi, di non riuscire in nessun modo a trovare una via d’uscita, sente la terra crollargli sotto i piedi, prova l’angosciosa sensazione di essere in un labirinto. È solo una suggestione, non è la verità. Il lettore è tenuto per mano, sin dai primi versi dal narratore. Quando sta per essere inghiottito dall’oscurità del non senso e della confusione il narratore è pronto a salvarlo. La pagina è inganno e salvezza, mistificazione e rivelazione. Per compiere questo insolito viaggio, attraverso le pagine scritte di un libro dovrà, però, seguire i consigli/ ordini che gli vengono impartiti già dal principio del libro:

“Rilassati. Raccogliti allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.”

Un Lettore, di cui non sappiamo, e forse, non ci è dato sapere il nome, inizia la lettura del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore, ma all’improvviso la lettura si interrompe, ci sono dei guasti nel romanzo, mancano dei fogli. Il lettore quindi è costretto a recarsi in libreria e a comunicare il difetto presente nel libro, ma capisce immediatamente di non essere solo, di non essere il solo ad essere in possesso di un romanzo incompleto: la stessa sorte è toccata alla Lettrice, Ludmilla. Ai due verrà dato dal librario un libro sostitutivo che, però, non avrà nulla in comune col libro precedente. Questo si ripeterà tante altre volte e il Lettore e la Lettrice si troveranno, di volta in volta, inaspettatamente, un romanzo nuovo tra le mani. Le loro aspettative saranno eluse ogni volta, quasi fosse una sorta di maledizione. Ogni romanzo sarà incompleto e diverso dall’altro. Solo alla fine, attraverso un procedimento assai raffinato, i fili del racconto troveranno un ordine, un’armonica composizione. Nella confusione più totale, c’è un elemento costante che costituisce un filo rosso: la storia d’amore tra Ludmilla e il Lettore, sotto il segno della lettura. Ogni pagina è legata alla seguente da questa storia d’amore e di lettura

“(Cominciare. Sei tu che l’hai detto, Lettrice. Ma come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già da prima, la prima riga della prima pagina d’ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori dal libro. Oppure la vera storia è quella che comincia dieci o cento pagine più avanti e tutto ciò che precede è solo un prologo. Le vite degli individui della specie umana formano un intreccio continuo, in cui ogni tentativo d’isolare un pezzo di vissuto che abbia un senso separatamente dal resto – per esempio, l’incontro di due persone che diventerà decisivo per entrambi – deve tener conto che ciascuno dei due porta con sé un tessuto di fatti ambienti altre persone, e che dall’incontro deriveranno a loro volta altre storie che si separeranno dalla loro storia comune.)”

 

Forse però, il vero elemento unificatore è la scrittura stessa, costellata di interrogativi. Molte riflessioni scandiscono il romanzo e vengono proposte al lettore in una rete fitta di interrogativi che, seppur senza risposte esplicite, vengono risolti nella pagina scritta. Unità e molteplicità, sintesi e prolissità, vita e racconto, caratterizzano la scrittura, mai scontata, di Calvino. Sono la scrittura, la capacità di costruire storie, di definire personaggi a imporsi sull’unicità della vita vissuta e a renderla ricca di sfaccettature, esorcizzando la morte.

“Tanto la conclusione a cui portano tutte le storie è che la vita che uno ha vissuto è una e una sola, uniforme e compatta come una coperta infeltrita dove non si possono separare i fili di cui è intessuta.”

La fine della vita stessa è sottesa ad una riflessione ricca di senso: “tutti i libri continuano al di là… […] I libri sono i gradini della soglia…”

E forse, è proprio questo il senso più profondo del romanzo, quello che lo scrittore ci vuole comunicare. È questo che i libri cominciati e mai conclusi vogliono comunicare. È la ricerca di una parola, di un libro “che dà il senso del mondo dopo la fine del mondo, il senso che il mondo è la fine di tutto ciò che c’è al mondo, che la sola cosa che ci sia al mondo è la fine del mondo.”

È, in conclusione, l’immortalità della scrittura.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Italo Calvino
Editore: Mondadori
Pagine: 264
Prezzo: € 11,00

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Shadowhunters. Signore delle Ombre – Cassandra Clare

Ci sono degli autori di romanzi fantasy che sono in grado di creare un mondo nuovo e fantastico e di riuscire ad adattarlo perfettamente al mondo reale. Tra i tanti credo che la mia preferita in assoluto sia Cassandra Clare con il suo mondo popolato da Shadowhunters, vampiri, licantropi, fate e tanti altri esseri fantastici tutti perfettamente incastrati nel mondo reale.

Dopo le due trilogie principali, The Mortal Instruments e The Infernal Device, e dopo la trilogia Le Origini, la Clare ha iniziato a scrivere questa nuova serie chiamata The Dark Artificies con nuovi protagonisti. Signore delle Ombre è il secondo volume di questa serie ed è stato pubblicato in Italia il 19 settembre scorso.

Nel primo volume, Signora della Mezzanotte, i protagonisti Emma Carstairs e Julian Blacktorn si trovano a dover affrontare, nonostante la loro giovane età, un nuovo nemico inaspettato. Con l’aiuto di tutta la famiglia Blacktorn dell’Istituto di Los Angeles e di altri personaggi che ruotano intorno a loro, riusciranno a risolvere tutto.

Ma, come spesso ci ha insegnato la Clare, quello che sembra risolto in realtà non sempre lo è. Quindi i nostri protagonisti si ritroveranno a dover riprendere a combattere, com’è insito nella loro natura, per la sopravvivenza del mondo e, soprattutto, per la loro.

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Tra viaggi nel Regno delle Fate, in continuo movimento tra la California, l’Inghilterra e la mitica città di Alicante (patria degli Shadowhunters) si dipana questa storia che, oltre al lato avventuroso, ci regala tante piccole storie di vita: dal ritrovato Kit Herondale,  Shadowhunter perduto, all’esclusivo rapporto dei gemelli Ty e Livvy Blacktorn passando per l’anima “spaccata” in due di Mark Blacktorn ed, infine, all’impossibile amore che lega i due protagonisti Emma e Julian.

Cassandra Clare ci regala, come sempre, un libro in cui questi elementi sono ben dosati e perfettamente amalgamati, non dimenticando i vecchi protagonisti che noi lettori abbiamo amato ed apprezzato.

Una narrazione scorrevole ed avvincente in cui rincontrare vecchi amici e conoscerne di nuovi, capace di tenere il lettore col fiato in sospeso, con un attenzione sempre al massimo per capire cosa succederà girando pagina. E che alla fine, quando si arriverà al finale della storia, vi lascerà con un senso di perdita e con la voglia di avere il prossimo volume già in libreria per poter continuare l’avventura.


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Mondadori
Pagine: 649
Prezzo: 19.90€