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“Alice Through the Looking Glass”: un viaggio nei sogni

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Alice nel Paese delle Meraviglie ci ha insegnato che c’è sempre un mondo oltre la superficie del reale. Ma la verità è che questo mondo è più nostro di quanto si possa pensare e risiede dentro di noi, nell’inconscio, lo stesso concetto che Freud, fondatore della psicanalisi ha sottolineato più volte come base di ogni nostro desiderio e impulso, spesso implicito.

Nel sequel di Alice From Wonderland di Alessia Coppola, Alice Through the Looking Glass, questi due aspetti, quello fantasioso e immaginario di una favola che parla di un mondo meraviglioso e quello dell’inconscio come sede di un mondo interiore tutto nostro, comprensibile ed esplorabile solo in minima parte, si fondono.

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Ho riempito il libro di dolcissimi stick a tema per segnare le mie parti preferite. Sì, va bene, forse ho esagerato! Ma erano troppo carini!

Dopo aver vissuto le avventure del primo libro e dei suoi spin-off (Freak Love, incentrato su Wade, lo Stregatto e Blue Dream che si focalizza su Algar, il Brucaliffo, e che funge da ponte tra il primo e il secondo romanzo), dalla caratterizzazione steampunk e un po’ gotica, con una protagonista melanconica e in cerca di se stessa, ero davvero curiosa di scoprire come il secondo romanzo di Alessia Coppola avrebbe cercato di accalappiare il lettore. Mi aspettavo che il gruppo di “Matti”, lasciati quasi in sospeso alla fine del primo romanzo, ci sorprendesse in maniera tutta nuova. E così è stato. Solo che stavolta si è andati più a fondo, ancora una volta Alice ha scalfito il mio cuore di lettrice e vi ha piantato all’interno un sentimento di dolcezza e voglia di avventura.

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Alice si ritrova, stavolta, a fronteggiare il più grande e pericoloso nemico che potesse mai immaginare: la propria paura. Ma parliamo di Alice, e non possiamo aspettarci che il suo percorso verso l’età adulta, la sconfitta della paura e la consapevolezza del suo amore per uno dei suoi pretendenti si risolva in una vicenda priva di magia, avventura e passione.

Il lettore viene subito catapultato in un mondo nuovo. No, non parlo di Wonderland, o almeno, non parlo della Wonderland che tutti conosciamo. Parlo del mondo interiore di Alice, attraverso cui si può accedere solo tramite i suoi sogni.

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Ed è qui che realtà e finzione si uniscono, che fantasia e psicologia si stringono la mano: perché è nei meandri della nostra psiche che risiedono i nostri desideri, le nostre debolezze e le nostre paure. E Alice avrà la (s)fortuna di incontrare le incarnazioni, percepite come incredibilmente reali, delle sue componenti psichiche, che assumono tutto d’un tratto il volto di personaggi amici o di persone controverse, con tutt’altro significato.

Nell’inconscio ogni cosa è se stessa e il suo contrario, vi è un rispecchiamento di se stessi e della realtà.

Ho apprezzato tantissimo l’approfondimento psicologico di questo romanzo, effettuato con abbondanza di particolari e significati: la ricerca bibliografica dietro questo scritto è palpabile e ammirevole. L’ombra delle concezioni freudiane si vanno a intrecciare alla fantasia meravigliosa di Alessia Coppola fino ad andare a formare un arabesco di scene e emozioni inimitabile.

La storia è originale, ma al tempo stesso è riverbero di una verità che tutti sentiamo risuonare dentro di noi. Il viaggio di Alice è un viaggio nel suo inconscio, dalle componenti squisitamente psicologiche e simboliche, ma che vengono vissute come reali e hanno il potere di annientarla. Lei dovrà affrontarle da sola, o almeno, così lei pensa.

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I matti hanno avuto nuovi sviluppi e approfondimenti, ma ho apprezzato soprattutto la possibilità di conoscere meglio Elfrida, la Regina Rossa, e il nuovo vigore che ho visto infuso in Edmund, il nostro adorato Cappellaio, che per la prima volta ascoltiamo narrarsi.

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Algar… beh, il nostro Brucaliffo non poteva mancare, ma lo ritroviamo in vesti completamente diverse e anche le sue intenzioni sono tutte da scoprire.

Ma anche la storia di Wade, approfondita con Freak Love, vede nuovi sviluppi, e chissà se anche un altro personaggio tanto amato come lo Stregatto possa raggiungere la felicità?

Il sentimento fantastico che emerge dalle pagine è l’affetto, l’amicizia che lega tutti i Matti tra di loro, più forte persino del sospetto e degli antichi rancori.

Il mondo inconscio che la parte più oscura di Alice ha creato è ben strutturato e assolutamente “realistico”, in quanto incarna la paura e il terrore di un’anima sola e abbandonata, divenuta fredda come il metallo di cui tutto è composto; tranne l’innocenza e la speranza di Alice, relegati in un posto speciale pieno di fiori e colori e protetto dalla proiezione di uno dei personaggi a cui Alice più tiene.

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Ma giungo a un punto straordinario: l’incontro con Sigmund Freud, il mio “maestro spirituale” indiscusso e che ha ispirato il mio indirizzo di studi: non potevo che essere impaziente di conoscerlo attraverso le parole della Coppola. Il suo incontro, anche se breve e lapidario, ha l’impronta del suo vero carattere e del suo cinismo metodologico, ma sono stata contenta che l’autrice abbia voluto dare (anche se solo a livello immaginario), la consapevolezza dell’esistenza di un mondo fantastico a questo personaggio storico che amo molto.

Alice Through the Looking Glass ci lascia ancora con il fiato sospeso in un finale aperto a qualsiasi eventualità (come ci aspettiamo da Alice e dai suoi Matti, d’altronde), nella speranza di un sequel che continui le loro avventure e meraviglie. E spero che il prossimo libro (sì, perché ci deve essere!) sia ancora più bello, in un crescendo di fantasia!

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Un bacio, e alla prossima!

Sabry

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…Sabrina! “Alice from Wonderland”

Per la rubrica “Un caffè con” di questa settimana abbiamo chiesto a Sabrina (QUI il suo bellissimo blog) di raccontarci della sua ultima lettura nel mondo di…no, wait, sembra che Alice non sia più a Wonderland. Curiosi di sapere dove sia finita? Leggete l’articolo per scoprirlo! 😀

Dimenticate la piccola Alice che cade nella tana del coniglio. Scordatevi i personaggi strambi che incontra sul suo cammino e le loro forme particolari. Nel romanzo “Alice from Wonderland” di Alessia Coppola ci ritroviamo davanti ben altro scenario. Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento e una ragazza viene ritrovata tra le strade di Londra, sola e senza ricordi. I suoi capelli biondi nascondono il volto di una giovane donna in cerca di se stessa. Questa ragazza, la nostra Alice, lotterà per ritrovare i suoi ricordi e durante questo viaggio particolare vivrà varie vite diverse e cambierà spesso nome. Per assurdo, Alice si è persa qui, nella realtà, per desiderare di ritrovare se stessa proprio in Wonderland.

“In fondo, siamo un po’ come gli alberi, noi umani: abbiamo bisogno di solide radici scavate nella terra e un cielo verso cui sollevare gli occhi. Io non avevo terra che ricordassi come la mia e non riconoscevo nemmeno quel cielo che mi sovrastava.”

Ma Alice non è la sola a trovarsi nel nostro mondo, a lei estraneo. Un incantesimo ha portato nella realtà anche i suoi compagni di avventura, in modi strani e del tutto nuovi: Rupert, il nostro Bianconiglio; Brent e Rent, Pinco Panco e Panco Pinco; ma, soprattutto, il caro Cappellaio Edmund, e Algar…

Due personaggi molto importanti, che nella vita di Alice, ormai donna, avranno un ruolo molto importante, e divideranno il cuore della giovane ragazza in due.

“«L’amore è folle. L’amore cos’è se non un tuffo nel vuoto senza paracadute? È un atto di fede, una confessione, così come una preghiera o un’opera d’arte. L’amore è un’altalena che oscilla tra sogno e realtà.»”

Tra luce e oscurità, Alice dovrà scegliere a quali sentimenti dare ascolto, a quale parte del suo cuore dar credito, convivendo con la consapevolezza che i suoi ricordi e la sua identità, messi alla prova duramente dagli eventi, non le mostreranno mai un quadro unico di ciò che è e che prova. Al tempo stesso l’obiettivo dei “matti” e di tutti gli altri personaggi dell’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll è quello di tornare a Wonderland, prima di invecchiare come normali umani nel mondo reale.

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La storia è affascinante, tempestata di rimandi steampunk e di citazioni, non solo di Alice nel paese delle meraviglie: durante il viaggio dei nostri personaggi persi nel mondo reale, ci imbattiamo in riferimenti e personalità celebri. Alice e i suoi compari sono inseriti in un mondo veritiero e palpabile, anche se con loro portano la magia di una terra che chiamano casa.

La trama è abbastanza semplice e in qualche modo avvincente, anche se manca qualche approfondimento di alcuni personaggi e si sente la mancanza di un vero nemico. La lotta è contro il tempo e la realtà, più che contro un personaggio. Ho adorato Algar e la caratterizzazione del suo personaggio, e no, non vi dirò a chi corrisponde nel mondo di Alice. Sappiate che è un bel giovane dai capelli scuri, dannato quasi quanto Dorian Grey…

Lo stile di scrittura è scorrevole e molto piacevole e ricrea un’atmosfera particolare di nostalgia, follia, con sfumature steampunk. Mi sarei aspettata un pochino di più da Algar verso il finale, e mi pare che Edmund abbia perso un po’ della sua moltezza nel passaggio da Wonderland al mondo reale e ci abbia guadagnato in sanità mentale, ma ho comunque apprezzato i suoi ragionamenti contorti. Il finale non definitivo e il motivo è semplice: a Maggio uscirà il seguel ❤

Tutto sommato, questo viaggetto tra i folli non è stato affatto male. Qualcuno ha voglia di un po’ di thè?

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