L’anno che a Roma fu due volte Natale – Roberto Venturini

L’anno che a Roma fu due volte Natale di Roberto Venturini è un libro pubblicato da SEM Libri il 4 febbraio 2021.

Candidato al Premio Strega è stato il romanzo con cui abbiamo deciso di riaprire, ancora una volta, la nostra rubrica sui libri candidati all’ambito premio che portiamo avanti da qualche anno: #leggendoStrega.

Ci troviamo al Villaggio Tognazzi a Torvaianica. Qui, in un villino a due piani, abitano Alfreda e suo figlio Marco. La donna, ormai anziana e vittima di demenza senile, ha reso il villino un tugurio invivibile, pieno di cianfrusaglie, sporco e preda di insetti di ogni genere.

Marco, che vive al piano di sopra, è un uomo insicuro, senza nessuno scopo della vita se non quello di prendersi cura della madre. Madre che però si rivela essere una donna testarda e determinata a voler vivere in quella maniera.

Preoccupato per una possibile ispezione da parte dell’Ufficio Igiene che provocherebbe un’immediata confisca dell’immobile, Marco decide che è arrivato il momento di ripulire il villino. Naturalmente c’è da scontrarsi con il muro di Alfreda. Muro che si scalfisce solo davanti ad una promessa: Marco deve prelevare la salma di Raimondo Vianello dal cimitero del Verano e la deve portare a Lambrate dove riposa Sandra Mondaini.

Il perché di questa richiesta? La donna, nei suoi deliri notturni, è convinta di vedere il fantasma di Sandra Mondaini (che lei ha conosciuto ai tempi d’oro del villaggio Tognazzi) che piangendo le chiede una mano per ricongiungersi con il marito.

È un argomento delicato per Alfreda avendo lei perso il marito in mare e non sapendo nemmeno dove piangere il suo corpo. Quindi deve assolutamente aiutare la sua “amica”. E non potendo agire lei stessa decide di incaricare il figlio.

Marco, assieme a Carlo e a Er Donna, decide di assecondare la madre. Cosa mai potrà andare storto?

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Roberto Venturini racconta, con uno stile ironico e a tratti graffiante, la storia di una donna che vive nel ricordo della felicità passata. E quanto questo atteggiamento possa influire anche su chi ci sta intorno.

In realtà quello che dalla trama sembra essere il perno principale dell’intera vicenda non è altro che uno spunto, una “scusa”, attraverso cui l’autore ci rende partecipi di esistenze disastrate ma che ardono di voglia di vivere.

Villaggio Tognazzi, una volta jet set dell’estate vip italiana (e non solo), diventa un luogo dove esistenze al limite si ritrovano e si supportano. Ed è così che il villaggio stesso diventa metafora, metro di comparazione tra bellezza e degrado, tra ciò che fu e ciò che rimane.

Il risvolto psicologico di questo romanzo è molto forte e ben netto: accanto al sorriso che inevitabilmente scappa per alcune scene, il lettore si ritrova catapultato in momenti di profonda tristezza e nostalgia. Tristezza che a volte nemmeno i personaggi avvertono, non quanto la nostalgia per un passato che non può più tornare.

Ma è proprio questa nostalgia per il passato, questo sguardo perennemente puntato all’indietro, che permette ad alcuni di andare avanti con la propria vita: perché il presente può essere brutto e disastroso, il futuro può far paura ma il passato sarà sempre una sorta di coperta di Linus che riuscirà ad addolcire tutto.

L’anno che a Roma fu due volte Natale di Roberto Venturini è un romanzo che ho faticato a capire. Inizialmente mi aveva delusa, aspettandomi dalla trama tutt’altro. Ma, lasciando sedimentare la lettura per qualche giorno, sono riuscita a cogliere sfumature che a caldo avevo quasi ignorato. Sarà questo il suo punto forte?


SCHEDA DEL LIBRO

Editore: SEM Libri
Pagine: 192
Prezzo: 17.00€
Voto: 7.5/10
 

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