I 5 libri consigliati dal libraio

Buongiorno lettori,
oggi iniziamo una nuova rubrica che coinvolge direttamente i nostri “spacciatori di sogni”, alias i librai. Ogni mese chiederemo a dei librai di fiducia di dirci CINQUE titoli che si sentono di suggerire ai lettori. Speriamo, in questo modo, di conoscere e farvi scoprire tanti libri interessanti che per un motivo o per un altro sono passati inosservati ai nostri occhi.

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Partiamo con i consigli degli amici di Libriamoci, una graziosa libreria indipendente che si trova a Bitritto. Se andrete a trovarli non potrete fare a meno di innamorarvi della loro vetrina, dello spazio interno con i divanetti e della scelta meravigliosa che i due librai hanno fatto per noi lettori sui loro scaffali. Ah, sapete che c’è anche un giardino dove, con la bella stagione, organizzano tanti eventi? Se volete saperne di più ed essere informati sulle loro iniziative seguiteli su facebook alla pagina “Libreria Libriamoci”. Intanto vi lasciamo con i loro consigli di lettura:

24204945_1962532647097071_1572092621_nLaila Jufresa 
“Umami”

“Romanzo profondo ma dalla scrittura lieve, che racconta con delicatezza, in un meccanismo narrativo temporale a ritroso, le vite dei protagonisti, abitanti di un piccolo comprensorio alla periferia di Città del Messico, con la storia di ognuno che si riflette e si svela in quella degli altri. Una piccola meraviglia. Scritto da Laja Sufresa, edito da Sur”

Trama: Nel romanzo d’esordio di Laia Jufresa si incrociano i destini di una ragazzina che sogna di coltivare mais in cortile, un antropologo vedovo, una giovane pittrice che inventa colori, due musicisti, una mamma hippy e un papà contabile.

Nel corso dell’afosa estate di Città del Messico, mentre Ana è intenta ad allestire il suo orticello, scopriamo le storie dei suoi vicini, tra segreti e non detti che solo poco a poco ci permettono di completare il puzzle della narrazione. Chi era davvero mia moglie? Perché mamma se n’è andata? Com’è possibile che una bambina che sapeva nuotare sia affogata? Queste e molte altre sono le domande alle quali i deliziosi personaggi del romanzo tentano di dare risposta tornando, ognuno a modo suo, a interrogare un passato che è ancora più presente che mai.

24251942_1962533247097011_1489564692_nGeorge Saunders
“Lincoln nel Bardo” 

“Doloroso (a volte straziante) e allo stesso tempo divertente, densissimo delle molte voci e altrettante storie che lo animano, “Lincoln nel Bardo” di George Saunders (Feltrinelli) è un autentico capolavoro, un libro geniale impossibile da dimenticare.”

Trama: Febbraio 1862, la Guerra civile è iniziata da un anno, e il presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, è alle prese con ciò che sta assumendo tutti i contorni di una catastrofe. Nel frattempo Willie, il figlio prediletto di undici anni, si ammala gravemente e muore. Verrà sepolto a Washington, nel cimitero di Georgetown. A partire da questa scheggia di verità storica – i giornali dell’epoca raccontano che Lincoln si recò nella cripta e aprì la bara per abbracciare il figlio morto – Saunders mette in scena un inedito Aldilà romanzesco popolato di anime in stallo. Il Bardo del titolo, un riferimento al “Libro tibetano dei morti”, allude al momento di passaggio in cui la coscienza è sospesa tra la morte e la prossima vita. È questo il limbo in cui si aggirano moltitudini di creature ancora troppo attaccate all’esistenza precedente, come Willie, che non riesce a separarsi dal padre, e il padre, che non riesce a separarsi dal figlio. Accompagnati da tre improbabili guide di ascendenza dantesca, assisteremo allo sconvolgimento prodotto nel mondo di queste anime perse dall’arrivo di Willie Lincoln, che è morto e non lo sa, e di suo padre, il presidente, che è come morto ma deve vivere per il bene del proprio paese. Sentiremo le voci – petulanti, nostalgiche, stizzose, accorate – degli spiriti e il controcanto della storia. Leggeremo nei pensieri di Lincoln e nella mente di suo figlio, uniti da un amore che trascende il dolore e il distacco fisico. Il romanzo si svolge in una sola notte, eppure abbraccia le epoche e arriva fino a noi, spaziando in un territorio dove tutto è possibile, dove la logica convive con l’assurdo, le vicende vere con quelle inventate, dove tragedia e farsa non sono due categorie distinte e separate ma un’unica realtà indifferenziata e contraddittoria, che proprio per questo appare spaventosa e viene negata. Come si può vivere, amare e compiere grandi imprese, sapendo che tutto finisce nel nulla? Probabilmente la risposta non esiste, ma Saunders affronta questo nucleo emotivo con tutta l’onestà e la partecipazione che può metterci uno scrittore alle prese con interrogativi così enormi.

24272956_1962533547096981_2053222459_nElizabeth Strout 
“Tutto è possibile” 

“Bellissimo l’ultimo romanzo di Elizabeth Strout. Attraverso uno stile limpido, una scrittura elegante e una struttura polifonica, le storie dei protagonisti dei vari racconti (i loro sogni, paure, delusioni, riscatti) si sfiorano dando luce ad un vivido affresco della provincia americana. (Giulio Einaudi ed.)”

Trama: Ad Amgash, Illinois, le vetrine dell’unica libreria ospitano l’ultima fatica di una concittadina, Lucy Barton, partita molti anni prima alla volta della sfavillante New York e mai più ritornata. E non vi è abitante del paese che non voglia accaparrarsene una copia. Perché quel libro, un memoir a quanto pare, racconta senza reticenze la storia di miseria e riscatto di una di loro, e insieme racconta la storia di tutti loro, quelli che sono rimasti fra le distese di mais e di soia del minuscolo centro del Midwest, con il suo carico di vergogna e desiderio, di gentilezza e rancore. A Patty Nicely la lettura di quelle memorie regala una dolcezza segreta, come avesse «un pezzo di caramella gialla appiccicata in fondo alla bocca». Patty, da bambina tanto graziosa da meritare, insieme alle sorelle, l’appellativo di «Principessina Nicely», è oggi una vecchia e grassa vedova, ancora tormentata dalla vergogna di un antico scandalo familiare e zimbello dei ragazzini della zona. Eppure lei, dal libro di Lucy Barton, si sente finalmente capita. Livida e aggressiva appare invece la reazione di Vicky, sorella maggiore di Lucy, quando, con il fratello Pete, invecchiato in solitudine senza mai davvero crescere, i tre si ritrovano nella casa di famiglia per la prima volta dopo diciassette anni. Vicky, rimasta al palo delle occasioni mancate, non perdona alla sorella scrittrice di aver tagliato i ponti con un passato insopportabile, di avercela fatta, e le parole che i tre fratelli si scambiano sono coltelli che affondano nella carne viva dei loro ricordi di bambini. Eppure Vicky si è presentata all’incontro con un commovente velo di rossetto sulle labbra, e Pete, nel disperato tentativo di rendere la casa casa, ha comprato un tappeto nuovo. Certo, le cicatrici sono quasi più della carne, per i personaggi di questi racconti; certo, «siamo tutti quanti un casino, e anche se ce la mettiamo tutta, amiamo in modo imperfetto». Ma se ci si può rinnamorare ben oltre i settant’anni su un lungomare italiano, come capita a Mississippi Mary; se si può trovare sollievo dal dolore indicibile dell’esistenza in un momento di assoluta condivisione nella stanza anonima di un bed and breakfast, come capita a Charlie Macauley; se si può scovare un amico, un amico vero, nel retro di un teatrino amatoriale, proprio alla fine di ogni cosa, come capita a Abel Blaine, allora tutto, ma proprio tutto, è possibile.

24252231_1962533877096948_887709201_nLuca Tortolini e Daniela Tieni
“Il catalogo dei giorni” 

“Ci sono giorni felici e giorni tristi, giorni carichi di rabbia e giorni popolati dai rimpianti, giorni dedicati all’attesa e giorni che non si ripeteranno mai più. Chiunque ritroverà istanti della propria vita e si rispecchierà nelle parole, mai banali, di Luca Tortolini e nelle oniriche illustrazioni di Daniela Tieni (Kite edizioni).”

Trama: La nostra vita è fatta di giorni. Decine, centinaia, migliaia di giorni. Ma come sono questi giorni? Felici, tristi, pieni di risentimento, di dubbi, di possibilità mai diventate realtà? Sono giorni trionfanti, o di sconfitte laceranti, giorni colmi d’amore o rabbia, di paura di non essere riusciti, o peggio di non essere noi stessi? Questo libro ce li racconta, in una carrellata veloce di diapositive che scorrono, e vanno via. Perchè sono loro, i giorni, a comporre la nostra vita.

24252120_1962534130430256_629945078_nMichele Cuevas e Erin E. Stead
“Il postino dei messaggi in bottiglia”

“Un albo leggero e dolce come un venticello di primavera, quella brezza delicata così carica di desiderio verso la stagione che verrà. La stessa voglia che anima il postino, protagonista di questa storia, in attesa di provare quella gioia che quotidianamente dona agli altri quando consegna ai legittimi destinatari i messaggi in bottiglia; un’immagine romantica delle lettere che purtroppo non riceviamo più e simbolo di quel piacere nell’attesa quasi dimenticato. Scritto da Michelle Cuevas e illustrato da Erin E. Stead (Babalibri)”

Trama: Determinato e solitario, il postino dei messaggi in bottiglia sa bene che quel che deve portare a destinazione non sono solo messaggi, ma frammenti di vita, ricordi, sogni. Il suo è un lavoro della massima importanza. È suo dovere aprire ogni bottiglia arrivata dall’oceano e assicurarsi che venga consegnata. Quando un giorno arriva dal mare, senza mittente e senza destinatario, un invito a una festa

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