Sull’amore – Paolo Crepet

Quando ho trovato in libreria questo libro mi ha subito incuriosita perché scrivere un saggio intitolato sull’amore è certo una grande sfida.

D’amore ne hanno parlato proprio tutti, nei modi più disparati e affrontando tutte le sfaccettature di questo complesso sentimento… perché leggere quindi un saggio sull’amore? E’ quello che mi sono chiesta anche io e la risposta che mi ha convinto di più è stata quella dell’autore stesso nelle prime pagine:

E se l’amore semplicemente non rappresentasse l’argomento più difficile da discutere ma anche il più urgente?

Proprio questo è il punto cruciale, l’urgenza: c’è urgenza di parlare d’amore, perché se è vero che se ne parla, è anche vero che spesso lo si fa male.

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In questo saggio ovviamente non vengono affrontati tutti i volti dell’amore, ma solo alcuni: l’innamoramento, la passione, l’abbandono.

Tutto inizia quando qualcuno ci fa battere il cuore per la prima volta: questo sentimento ci coglie impreparati e ci sconvolge. Perché l’amore è sentimento estremo, non tepore ma febbre alta. Produce sempre una rivoluzioneEppure in qualche modo si può (e si deve) educare all’amore! Questo compito spetta in parte ai genitori, i quali spesso se ne tirano fuori volentieri. Parlare d’amore con i propri figli non è affatto facile, vuol dire saper rispettare i sentimenti dell’altro, sapersi mettere da parte, non interrogare il figlio per avere un resoconto, ma chiedere cosa prova e se si sente rispettato; Sono domande diverse che aprono la strada a risposte diverse e a un rapporto diverso.

Innamorarsi è importante: “Se un ragazzo o una ragazza a trent’anni ammettessero di non essere mai stati innamorati, significa che non sono mai cresciuti. La passione mette sotto carica la vita, la fa tendere come un arco, la fa esplodere. Senza di essa non si può affermare di conoscersi, né di essere maturati.” Eppure, oggi come oggi sembra un lusso trovare il tempo da dedicare ai propri sentimenti. L’agiatezza ha illuso di poter scalare le vette dei desideri senza sudore: anche l’innamoramento deve diventare facile, persino programmabile. Così viene sempre più snaturato. […]Probabilmente oggi pochi sono disposti a complicarsi la vita. La componente emotiva viene soffocata, alienata, limitata solo perché si ha paura che conduca verso la tempesta, l’esplosione dei sentimenti, l’urto delle passioni. […]Ci si ostina a capire, mentre si dovrebbe iniziare a sentire. L’innamoramento mette in discussione tutto, dalle convinzioni personali da sempre considerate definitive, ai principi, fondamenta delle nostre sicurezze. Potrebbe sembrare una rovina, ma non lo è. Se non avvenisse, non si sarebbe mai costretti a fare i conti con se stessi. Vacillare costringe a rivedere le sicurezze, cercare un nuovo baricentro.

Ad un certo punto però l’innamoramento finisce, a volte si conclude, altre volte si trasforma in amore vero e proprio. Crepet definisce questo come un cambiamento di stato in cui qualcosa si perde, qualcosa si guadagna. Si comincia a conoscersi reciprocamente davvero e con meno ansia. Tuttavia molti fanno fatica a fidarsi, si fermano prima perché hanno paura della profondità dei sentimenti perché l’amore profondo e maturo è considerato sinonimo d’invecchiamento.

Quando invece l’innamoramento finisce di crescere, esso non riesce a compiere il passaggio verso l’amore, perde smalto e si spegne. A volte, purtroppo, si ferma a metà nel senso che non evolve, ma nemmeno si chiude. […]soltanto per la paura di dover ricominciare da soli, per l’angoscia di tornare a casa e trovare le luci spente. C’è chi si accontenta anche solo di una lampadina accesa, pure se di acceso nel rapporto non è rimasto altro.

In queste situazioni, l’unica via di fuga passa per la dignità. E una parola che raramente viene associata all’amore. Viene scoperta, tardi, troppo tardi. In realtà, quando l’amore perde la dignità, non è più amore. La dignità è sapere che si ha il diritto di negarsi, e credo sia importante soprattutto nell’età adulta. In amore si possono perdere i limiti ma non quelli della dignità: rappresentano il muro oltre il quale non si deve andare, mai. Invece, per debolezza o viltà, viene superata e mai con gioia, mai ottenendo reciprocità, sempre perdendo e a volte perdendo tutto.

E arriviamo quindi alla conclusione, la fine di un amore. Gli amori vanno rispettati perché sono dei grandi sentimenti e quando finiscono bisogna avere la consapevolezza e la tenerezza di chiuderli in una cornice. Tenerli in vita a tutti i costi li rende meno dignitosi. Il bello è che l’amore non finisce, se davvero è esistito. Ogni uomo insegna a una donna e ogni donna insegna a un uomo qualcosa. Non si può giudicare l’amore, occorre ascoltarlo per ciò che vivrà nella memoria. Contribuisce all’educazione sentimentale di ognuno. Cancellare, scordare, rimuovere, rappresentano tentativi arroganti. Si diventerebbe desolatamente più poveri, più ignoranti riguardo alla percezione di sé. Anche l’amore che finisce sembra trasformarsi in una morte, invece è solo un sipario che cala tra un atto e l’altro della vita.

Senza avere la pretesa di insegnare come si fa ad amare, Crepet spiega perché è tanto importante parlarne, in un’epoca in cui si fa educazione alla sessualità e non educazione ai sentimenti. Questo saggio non è un banale libro di “auto aiuto” in cui vengono stilate le 10 regole d’oro in amore, anche perché regole non ce ne sono! L’autore scrive con dolcezza, mantenendo però sempre i piedi per terra, è disarmante nella sua semplicità e ciò rende le pagine molto scorrevoli.

Pur riconoscendo la natura selvaggia di questo sentimento, ne parla con lucidità: innamorarsi è scuola di forza e coraggio, non il preambolo della fragilità: questo dovrebbero insegnare gli adulti.

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Consiglio questa lettura ai romantici, ma anche ai più cinici, perché l’amore non è calcolo, ma al contrario la necessità di buttare il proprio cuore al di là dell’ostacolo.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO:

EDITORE: Einaudi
PAGINE: 232
PREZZO: 10,20 euro

 

 

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