Voglio le lenticchie il mercoledì – Michele Aprile

ò,àkoòjihuIl protagonista di questo romanzo, proprio come l’autore stesso,  si chiama Michele,  infatti  si ha l’impressione che le due persone coincidano. I due raccontano la propria storia, o per meglio dire, la propria Bari. Le pagine di questo romanzo infatti, sono intrise di baresità, ed io, leccese residente nel capoluogo pugliese, ho accettato questa lettura come una sfida.

Michele racconta le sue tradizioni, descrive i momenti d’infanzia che l’hanno segnato e arriva persino alle citazioni in dialetto (per la traduzione ho dovuto ricorrere alle amiche del posto!).

L’autore ha dato il suo meglio proprio nel caratterizzare in maniera così incisiva la sua città, infatti  tra le pagine del romanzo ho riconosciuto quartieri e atmosfere e mi sono sentita un pochino a casa.

Michele cresce, la storia prosegue e le prime difficoltà vengono a galla perché il futuro si rivela più difficile del previsto.

Con la felicità incosciente e spensierata dei bambini, non perdevamo il nostro tempo macerandoci nella disperazione e confidando in un futuro migliore. Nessuno faceva promesse al destino. Non avevamo niente, e ci bastava. La lotta quotidiana per la sopravvivenza toglieva il respiro per immaginare orizzonti più ampi. L’ imminenza di un futuro di stenti, cedeva di fronte all’immanenza di un presente di povertà. Per quanto possa sembrare incredibile, eravamo davvero felici. Perché, semplicemente, noi facevamo confronti. Solo più tardi, crescendo e alzando lo sguardo oltre il nostro naso, avremmo sentito il bisogno di concepire una visione differente del futuro. Alle giornate piene di mille piccole difficoltà quasi sempre superate, sarebbero sopraggiunte quelle nuove prospettive. E tutto quello di cui eravamo stati costretti a privarci con scanzonata leggerezza, avrebbe improvvisamente avuto la pesantezza insostenibile di un perpetuo crampo allo stomaco.

Eppure, anche quando i conti non tornano ed i soldi sono pochi, i punti saldi nella sua vita lo mantengono in piedi: la famiglia e l’amico Pino, la sua terra, il calcio e soprattutto le lenticchie il mercoledì. Un banale piatto caldo di legumi rappresenta in questa storia la tradizione e il punto fermo che riesce sempre a far tornare il buonumore. Le lenticchie sono molto di più che un frugale pasto, sono la certezza di un piccolo benessere settimanale ritrovato, una tradizione che tiene accesa la speranza di un futuro migliore.

Stavo considerando che i piatti di lenticchie, uno dopo l’altro, avevano finito per edificare il mio intero arco vitale.

La precarietà del lavoro per Michele diventa un serio problema e il giovane, pur pieno di buona volontà, si trova a dover fronteggiare una crisi dopo l’altra. I rifiuti e i licenziamenti sono all’ ordine del giorno, ma uno degli aspetti più difficili da affrontare è proprio riuscire a comunicare il fallimento a chi gli vuole bene:

In fondo avevo un lavoro difficile da svolgere. Dovevo riportare a casa la mia faccia delusa, i miei connotati impastati della solita smorfia che doveva esprimere, contemporaneamente, amarezza per l’ennesimo buco nell’acqua e speranza per la prossima occasione.

Lui però è un ottimista, crede che le possibilità siano dietro l’angolo e nel tempo libero si dedica alla sua più grande passione (seconda forse, solo alle lenticchie): il calcio.

La verità era che mi piaceva da morire rovesciare. Forse perché l’idea di poter ribaltare una situazione difficile, capovolgendola a mio favore all’ultimo momento, mi seduceva notevolmente, senza quell’ attitudine probabilmente, sarei rimasto sempre in panchina. In campo come nella vita.

I momenti bui non durano per sempre e, dopo un’ intera vita di lotte e ricerche d’impiego, proprio quando Michele sta per perdere le speranze, il cerchio sembra chiudersi e il nostro protagonista è vicino alla tanta agognata serenità. Il romanzo si conclude in maniera felice, e con quello che si direbbe un “ritorno alle origini” arriva finalmente il lieto fine !

Trasportato sulle onde della mia precarietà, avevo esplorato in lungo e largo ogni baia, ogni attacco, ogni approdo immaginabile. Ma ero tornato da dove ero partito. Mi sentivo più come Ulisse. […] Io pensavo come a una monumentale metafora dell’umano bisogno del ritorno, Ritorno alla propria casa, alla propria famiglia. Ritorno alla bellezza: quella nascosta dietro la banalità della vita.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Editore: Schena Editore
Pagine: 184
Prezzo: 11,90€

 

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