Gli anni della leggerezza-Elizabeth Jane Howard

“La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini.
Con la semplice descrizione di un risveglio, ha inizio il grande racconto della famiglia Cazalet.”

L’autrice di questa meravigliosa saga famigliare Elizabeth Jane Howard, è stata una donna singolare. Non ha avuto una vita semplice, figlia di un commerciante di legname che abusava di lei e di una ballerina, ha utilizzato la sua esperienza di vita per descrivere un pezzo della borghesia inglese con occhio critico e distaccato, quasi come a voler creare una sottile barriera di condanna fra lei e loro. Ma andiamo con ordine.

La prima parte della storia familiare dei Cazalet inizia nel 1937 quando la famiglia allargata composta dal Generale William e dalla Duchessa Kitty sua moglie, dai loro figli e nuore e dai loro nipoti si appresta a riunirsi per le vacanze estive in campagna. 

L’ uso della narrazione in terza persona poi e del passaggio rapido da un personaggio all’altro, accentuano il bisogno dell’autrice di farci conoscere sempre più cose di questo macro nucleo familiare, così permeato dalla morale vittoriana, ma allo stesso tempo così incline alla trasgressione.

Se vi aspettate un racconto ricco di eventi, non è una lettura che fa per voi. 

Non ci sono colpi di scena, ma lo stile ovattato e delicato della Howard rende la lettura della quotidianità così piacevole che non ci si può annoiare.

Ogni azione, ogni momento della vita dei Cazalet e di quella dei loro domestici viene narrato con minuzia. Persino nella descrizione dei luoghi o dei colori degli abiti, dei tessuti o del mobilio vi è il sapore dei tempi andati, delle giornate organizzate con precisione, scandite dal rito del tè, dalla colazione e dei pasti serviti ad orari precisi.

“Superarono campi di grano punteggiati di papaveri e distese di luppolo quasi maturo, attraversarono boschi di querce e castagni, percorsero stradine sui cui bordi alti crescevano grovigli di fragole di bosco, stellarie e felci, passarono accanto a staccionate ornate di rose canine tardive slavate al sole e dentro paesi di casine imbiancate a calce, coi giardini splendenti di malva rosa e gerani e rose e qualche volta un laghetto in cui nuotavano anatre bianche, e poi chiesette grigie circondate da tombe ricoperte di muschi e licheni, covoni di paglia appena mietuta, fattorie coi loro mucchi di letame fumante e le galline che zampettavano in giro in cerca di cibo.”

Sembra che il tempo viva sospeso in una dimensione di incertezza, “leggero”, in bilico come sull’orlo di un burrone, quasi percepisca esso stesso gli anni cupi della guerra imminente.
Per descrivere i personaggi principali userò le parole di Rachel, una dei figli dei Cazalet.

“Voleva un gran bene ai suoi tre fratelli, in pari misura ma per motivi diversi: a Hugh perché era stato ferito in guerra e non si lamentava mai, a Edward perché era tanto attraente, proprio come il Generale da giovane, e a Rupert perché era un pittore magnifico e perché era stato così male quando era morta Isobel e perché era un padre meraviglioso e un marito affettuoso per Zoë, che era… molto giovane. Sopratutto perché la faceva ridere tanto. Però voleva bene a tutti e tre allo stesso modo, naturalmente, così come non aveva un preferito tra i nipoti, che stavano crescendo tutti così in fretta.”

A dare sostegno al racconto vi sono anche i nipoti, ben otto, (Polly, Simon, William, Louise, Teddy, Lydia, Clary e Neville) che vengono descritti con pennellate precise ponendo l’accento sui loro caratteri, già ben definiti nonostante le giovani età, sui loro desideri, sulle loro aspettative e paure.

Alcune delle loro azioni renderanno la lettura più briosa e leggera.

Importante per le dinamiche del racconto è il rapporto delle varie coppie di sposi,caratterizzato da tradimenti e bugie mascherate da perfezione borghese.

Hugh che è il fratello che più ha subito nella grande guerra, con la moglie Sybil costituisce un perfetto binomio in superficie, ma se si prova a scavare un po’ ci si rende conto che i due poco sanno l’uno dell’altra; Rupert il pittore, dopo il lutto che l’ha colpito si getta a capofitto in una relazione con una donna molto più giovane di lui Zoë, superficiale, piena di sé ma estremamente attraente ed infine Edward che non perde occasione di tradire sua moglie Villy.
In ultimo vi è la servitù della quale conosciamo tutti i nomi, ma anche i pensieri e le loro opinioni sui padroni, fatte in alcuni casi di desiderio in altri di indifferenza.

“Riflettè sul fatto che i tradimenti si avvinghiano alla memoria con tanta più tenacia delle rivelazioni”

Borghesi troppi concentrati su di loro per accorgersi del pericolo incombente, dell’aura di pesantezza che stava giungendo dal continente.
Con la sua prosa musicale, delicata ed elegante la Howard unisce la tradizione alla modernità, i ricordi della sua infanzia problematica alla finzione narrativa, avvolgendo il lettore in un turbine di emozioni contrastanti, di tempi e modi di vivere che sembrano distanti ma che si rivelano invece ancora legati al presente, così strettamente dall’avere ancora molto da insegnarci e raccontarci.
È solo il primo della serie e già bramo la lettura degli altri, per questo non posso che consigliarvelo. 

Permettete alla famiglia Cazalet di far parte della vostra vita come lo si farebbe con nuove amicizie magari guardate di sbieco e con sospetto, ma che potrebbero rivelarsi le migliori della vostra vita.

“La vita era tutta un gioco di pro e contro.(…) Pro e contro, sempre pro e contro.”

Scheda libro

Casa Editrice: Fazi 

Pagine: 604

Prezzo: 18,50

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