Abbiamo sempre vissuto nel castello

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Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Ero alla ricerca di qualcosa di forte,di uno di quei libri che ti fanno sussultare dalla paura, che incutono terrore nel girare la pagina. Cercavo un horror pieno di fantasmi, azione e sussulti e… non l’ho trovato. Quindi questo sembrerebbe essere l’incipit di una recensione negativa, ma non lo è. Certo, se cercate tutto ciò che ho scritto nelle prime righe, allora forse non dovreste leggere questo libro, ma io sono qui proprio per incitarvi a farlo in qualunque caso, anche se, come me, cercavate qualcosa di diverso.

Shirley Jackson (e l’ho scoperto praticamente dieci minuti fa) è considerata da Stephen King come la sua “Maestra”. “Non ha mai bisogno di alzare la voce”, sostiene King a proposito di Shirley Jackson. Ed è esattamente così: lo stile lieve, il paesaggio bucolico, la calma che pervade i dialoghi e lo svolgersi degli eventi, nasconde un libro ed una storia sconvolgente e disturbante. Non per caso in Italia questo libro è conosciuto anche con il titolo di “Così dolce, così Innocente”. Questo ossimoro rende questo breve racconto un piccolo gioiello. Il genere non può essere definito e in generale Abbiamo sempre vissuto nel castello non è una lettura di nicchia.

La storia ruota intorno alla famiglia Blackwood che vive placidamente e tranquillamente in una casa al limitare della città. Sono in tre: le due sorelle Mary Katherine e Constance e lo zio invalido Julian. Sembrerebbe uno spaccato di vita assolutamente normale se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia sono morti per avvelenamento anni prima. Questi tre personaggi vivono insieme, quasi reclusi, e a parte Mary Katherine, nessuno si reca al villaggio dove dilaga l’astio e la diffidenza dei paesani. Constance fu accusata dell’omicidio della sua famiglia ed è per questo che, nonostante sia stata assolta, vive rinchiusa in casa a causa della sua conseguente agorafobia. Mary Katherine è la sorella minore, vive in una specie di morbosità per la sorella, ed è il personaggio di cui sentiamo tutti i pensieri.

Sin da subito si riesce a captare che qualcosa non va nei loro comportamenti, nei loro pensieri e discorsi. Eppure, una cosa che ho davvero apprezzato di questo libro è che, nonostante la palese instabilità dei personaggi, ci viene offerto un quadro di vita quotidiana, di routine semplice e tranquilla. Una specie di folle normalità. Una storia fatta di ossimori, di parti che stridono tra loro e che creano un qualcosa dal fascino vagamente perverso. Ad intaccare il loro precario equilibrio arrivo l’elemento estraneo: il cugino Charles. Da qui in poi un crescendo di eventi che portano verso una conclusione atipica e sconcertante.

Un libro che scava nella mente molesta dei protagonisti, che ci mostra una follia perseguita per anni. Non è un horror, non è un thriller. Non so che genere sia, ma l’ho apprezzato ancora di più perché è riuscito a prevalere sulle mie aspettative.

Se avete voglia di leggere un libro strano, un libro sussurrato e diverso dal solito, un racconto apparentemente normale ma altamente disturbante, allora Abbiamo sempre vissuto nel castello fa al caso vostro.

 

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