Il quinto figlio: il volto dell’onestà

12472531_10206227104460492_5800213286346751969_nNon c’è miglior modo di iniziare che dalle parole della stessa Doris:

” …Io mi sono chiesta: e se nel ventesimo secolo venisse al mondo un elfo, una creatura di un’altra epoca? Nella nostra società apparirebbe “cattivo”, portatore di male: ma in un contesto diverso non susciterebbe pregiudizi. Come reagiremmo se capitasse tra noi uno così? Noi siamo pigri, quando le cose sono un po’ problematiche le nascondiamo sotto il tappeto. Questo libro l’ho scritto due volte. La prima versione era meno cruda, poi mi sono detta: “cara mia, stai barando. Se succedesse davvero, sarebbe molto peggio di così. E allora l’ho riscritto portandolo alle conseguenze estreme.”

Sono state proprie queste parole scritte sulla quarta di copertina a intrigarmi. Credo che rimaneggiare un’opera per offrirne al lettore una versione più cruda sia un grande atto d’onestà. Sa che farlo non sarà piacevole ma ciò non glielo impedisce. È la verità quella che conta perciò la scrittrice, che ha dedicato la sua esistenza alla scrittura, porta alle estreme conseguenze la sua scelta. Pubblicata nel 1988, l’opera svela l’ipocrisia della società britannica e mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’attenta osservazione del mondo da parte della vincitrice del Premio Nobel nel 2007.

Siamo in Inghilterra negli anni 70 e assistiamo all’incontro di Harriet e David.

Harriet e David si conobbero a una festa aziendale a cui nessuno dei due aveva avuto molta voglia di andare, e subito capirono di non aver atteso altro. Antiquati, vecchio stampo, retrogradi, timidi, troppo esigenti..

I due formano una bella coppia e desiderano abitare in una grande casa con un sacco di marmocchi tra i piedi. Gli ingredienti per una famiglia perfetta ci sono tutti, anzi, sembrano esserci tutti. Quando si è giovani ci si crede invincibili, ma spesso si è solo irresponsabili:

Credetemi, tutti vorrebbero vivere come noi.

 Ben, questo il nome del quinto figlio, è diverso. Può la nascita di un figlio trasformarsi in un incubo? Cosa succede nella famiglia così numerosa e all’apparenza invidiabile? Ciò che era saldo, si disgrega. La villa si svuota. I parenti così presenti, forse fin troppo, si scoprono degli opportunisti pronti a muoversi in massa verso un’altra casa ospitale, senza nessun Ben di troppo. L’accusa di aver sfidato la sorte una volta di troppo ricade sui due giovani. La rabbia per non aver avuto un figlio sano pervade David e Ben, il nuovo arrivato, viene guardato con sospetto, allontanato e portato via.

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Doris Lessing ci offre una visione a tutto tondo della maternità. Una madre colpevolizzata per aver messo al mondo una creatura che “non sembrava affatto un bambino”. Una madre disposta a tutto per il proprio figlio, anche a costo di perdere gli altri, poiché ogni scelta comporta sempre una rinuncia. Una madre che dà alla luce un figlio eppure pare non sentirlo suo, non appartenerle. Una madre che verso la fine del romanzo ci appare scoraggiata, a cui fa comodo lasciar correre, far finta di non vedere.

Il libro, dall’alto potenziale in partenza, si rivela poco convincente in alcuni passaggi dal punto di vista strettamente narrativo. Tuttavia è capace di insinuarsi nella mente del lettore e suscitare delle riflessioni come, ad esempio, su chi ricadono le nostre scelte? E soprattutto: chi è il vero mostro?

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3 thoughts on “Il quinto figlio: il volto dell’onestà

    • Non era certo un bel bambino, anzi non sembrava affatto un bambino. Aveva le spalle curve e la schiena ingobbita, come se stesse cercando di acquattarsi. La fronte sfuggiva in una sorta di pendio ininterrotto, dalle sopracciglia alla radice dei capelli. Questi avevano un andamento irregolare; a partire dalla punta centrale che scendeva nel mezzo della fronte, spiovevano in avanti in un fitto ciuffo giallastro, mentre ai lati e sulla nuca erano disposti normalmente. Le mani erano grosse e pesanti, con fasci di muscoli nel palmo. (…) Gli occhi erano di un colore tra il verde e il giallo, opachi come pezzi di steatite.

      che ne pensi? 🙂

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