La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, tra pagine e pellicola

Quando ci si trova davanti ad un film tratto da un libro le reazioni dei lettori sono molteplici: c’è chi inorridisce anche solo al pensiero di vedere il proprio libro preferito trasposto sul grande schermo, chi invece non vede l’ora di ammirare in carne ed ossa i personaggi che fino ad allora ci si era solo immaginati, chi parte prevenuto e sa già che il libro è sempre meglio e chi invece, tranne in rari casi, considera libro e film due cose separate e continua ad apprezzare entrambi senza la necessità di dover condannare qualcuno per le proprie preferenze. Io mi reputo parte di quest’ultima categoria ed è per questo che nella maggior parte dei miei articoli troverete paragoni tra libri e i loro rispettivi film. Tanto lo sappiamo, gli unici che tutti condanneremo sono quelli che guardano solo film perchè non vogliono leggere!

Disonore su di voi, disonore sulle vostre famiglie e disonore sulle vostre mucche!

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Per puro caso oggi mi sono imbattuta nel libro “La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret” da cui è tratto il film “Hugo Cabret”, distribuito nelle sale italiane nel lontano 2011. Il film è un must del palinsesto natalizio dei canali tv, quindi vi sarà capitato di imbattervi almeno una volta nella sua pubblicità, il libro invece è parecchio snobbato nonostante si tratti di un’ottima lettura per ragazzi.

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La storia è quella di Hugo, un bambino rimasto orfano, che vive nascosto nella stazione di Parigi. Hugo si occupa del controllo di tutti gli orologi della stazione a insaputa di chi vi lavora e passeggia ogni giorno e, nel tempo libero, aggiusta un automa, ovvero un piccolo uomo robot, che il padre aveva trovato poco prima di morire. Tra un furto di bulloni e l’altro, Hugo conosce il proprietario del chiosco dei giocattoli della stazione e la sua figlioccia Isabelle, che lo accompagnerà in un’avventurosa ricerca alla scoperta di cosa si cela realmente dietro il mistero dell’automa e del suo messaggio nascosto.

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Il libro è una piccola opera d’arte che alterna capitoli narrati e bellissimi disegni che immortalano ciò che non viene descritto a parole dall’autore. La narrazione è scorrevole e i vocaboli sono semplici, proprio perchè si tratta di un libro rivolto soprattutto ai più giovani.

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E’ uno di quei casi in cui posso dirvi che libro e film combaciano alla perfezione. Nulla è stato travisato nel passaggio dalla carta alla pellicola e anzi, ogni singola parola è stata trasposta perfettamente e potrete trovare interi passaggi del libro all’interno dei dialoghi.

A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu.

La dolcezza e la furbizia del protagonista sono presentati al pubblico da (all’epoca molto giovane) Asa Butterfield, che con i suoi occhi azzurri e innocenti ti fa quasi innamorare involontariamente del piccolo Hugo.

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La giovane Isabelle è invece Chloe Grace Moretz, conosciuta con gli anni al pubblico per aver interpretato personaggi come Hit Girl nel film di anti-supereroi “Kick Ass” e per la recente interpretazione di Carrie nell’omonimo film basato sul romanzo di Stephen King.

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Film come “Hugo Cabret” sono un vanto anche per l’Italia! La scenografie degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo gli hanno fatto vincere 1 su 5 Premi Oscar (su 11 Nominations) nel 2012.

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Tra le scenografie in mostra compaiono i grandi orologi usati per il film.

Se siete curiosi di fare un viaggio all’interno del mondo dei primi cortometraggi, degli automi e degli illusionisti, vi consiglio questa magica storia che vi porterà alla scoperta di un mestiere ormai quasi scomparso, quello dell’orologiaio.

Che si tratti del libro o del film, però, questa scelta spetta solo a voi 😛

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